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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


18 dicembre 2011

NILI

I dialoghi sono di fantasia, perché è un romanzo. I pensieri sono di fantasia, perché è un romanzo. Le persone sono vere, i fatti sono veri, i luoghi sono veri, perché è Storia: la storia di Nili, appunto, acronimo di “Netzakh Yisrael Lo Yishaker” “L’Eterno di Israele non deluderà mai” (Samuele 15:29), organizzazione che durante la prima guerra mondiale collaborò attivamente con gli inglesi per sconfiggere i turchi. Anima dell’organizzazione era Sarah Aaronsohn,



che nel 1915, a Istanbul, era stata testimone del genocidio armeno, toccando così con mano la sconfinata, disumana crudeltà dei turchi, e aveva perciò ben chiaro quale sarebbe stata la sorte degli ebrei in caso di una loro vittoria. Storia, questa di Nili, per lo più sconosciuta, e grandemente meritevole invece di essere conosciuta, perciò non sarà mai troppa la nostra riconoscenza nei confronti di Massimo Lomonaco, che ce l’ha messa a disposizione dotandola, per giunta, di una magistrale scrittura. E scrive, Massimo Lomonaco, in chiusura di libro:


Il mio romanzo nasce da autentico amore e rispetto per quei giovani e per la situazione storica nella quale si sono trovati a operare. Spero di essere riuscito a trasmettere una minima scintilla della grande forza che li ha animati e dell’ideale perseguito. Questo è uno dei motivi che mi hanno indotto a superare le mie resistenze nell’usare i loro veri nomi. Ogni volta che scrivevo Aaron, Sarah, Absa o Yoseph mi sembrava così di richiamarli dall’oblio: anche in questo caso la Memoria, specialmente dopo quanto accaduto in questo secolo, è un dovere.

Sì, ci è riuscito magnificamente, ma dato che non avete alcuna ragione per credermi sulla parola, vi invito caldamente a verificarlo.

Massimo Lomonaco, Nili, Mursia



barbara


4 novembre 2011

ARRESTATO IN TURCHIA RAGIP ZARAKOLU, ATTIVISTA PER I DIRITTI UMANI

COMUNICATO STAMPA

ARRESTATO IN TURCHIA RAGIP ZARAKOLU, ATTIVISTA

PER I DIRITTI UMANI

Gariwo chiede il rilascio immediato dell’intellettuale protagonista del dialogo turco-armeno

 

 

Milano, 4 Novembre 2011 - Gariwo, la foresta dei Giusti, chiede l'immediato rilascio dell'intellettuale turco Ragip Zarakolu, arrestato in Turchia assieme a suo figlio Deniz con l'accusa pretestuosa di essere un terrorista del PKK. Con sua moglie Ayse Nur in questi anni è stato uno dei grandi  protagonisti del dialogo turco-armeno ed una delle prime voci in Turchia che ha cercato di aprire una discussione nella società sulle dinamiche del genocidio che ancora oggi viene negato dai dirigenti del paese.

La sua figura rappresenta un esempio morale per quanti si battono contro il negazionismo e operano per il dialogo e la riconciliazione. Il suo arresto è il segno tangibile del fatto che ancora oggi la dirigenza turca voglia colpire tutti quegli intellettuali che si battono per il riconoscimento del genocidio armeno.

Proprio per questo motivo Gariwo si rivolge al governo italiano e a tutte le forze politiche affinché questo arresto non passi sotto silenzio e siano attuati tutti i passi diplomatici per ottenere la sua liberazione dal governo turco.

Gariwo ricorda di avere invitato quest'estate Ragip Zarakolu al Festival dei Diritti di Genova e di avere proposto sua moglie, recentemente scomparsa, come candidata per l’anno 2012 a un riconoscimento morale nel giardino dei Giusti di Milano. 

Gariwo, la foresta dei Giusti (www.gariwo.net) è un’associazione nata a Milano nel 2000 su iniziativa di Gabriele Nissim, ebreo, e Pietro Kuciukian, armeno, con l’intento di ricordare le figure esemplari di resistenza morale ai regimi totalitari nella storia del Novecento, anche attraverso l’istituzione di luoghi della memoria in diverse parti del mondo. Al Monte Stella di Milano nel 2003 è nato il Giardino dei Giusti di tutto il mondo per ricordare quanti si sono opposti ai genocidi e ai crimini contro l’umanità. Gariwo organizza dibattiti, seminari, eventi culturali e convegni con la partecipazione di studiosi di fama internazionale.
 

Valentina De Fazio


Segreteria Comitato Foresta dei Giusti

_____________________________

Comitato Foresta dei Giusti - Gariwo Onlus

via G. Boccaccio, 47

20123 Milano

Tel  (+39) 02 36707648

Fax: (+39) 02 36513811

http://www.gariwo.net  

 






Leggete e diffondete.

barbara


24 aprile 2011

RICORDIAMO IL GENOCIDIO ARMENO

iniziato (quello “grande”) il 24 aprile 1915 

             

I convogli si spostavano a piedi per percorsi interminabili lungo territori accidentati, nel corso dei quali la penuria d'acqua, di cibo e di riparo notturno acuiva le sofferenze dei deportati. Per tutto il cammino le schiere di donne e di bambini erano in balia degli stupri, dei furti, della crudeltà dei briganti, dei predoni oppure degli abitanti dei villaggi, a cui si aggiungevano i loro accompagnatori, esclusivamente musulmani. In ogni città e in ogni villaggio che attraversavano, gli armeni, ammassati davanti alla prefettura, erano esposti ai cittadini islamici, gli unici autorizzati a scegliere degli schiavi tra loro. In alcuni casi, le donne potevano sottrarsi alla morte o alla schiavitù insieme ai loro figli mediante la conversione all'islam, ratificata dal matrimonio immediato con un musulmano. Coloro che sopravvivevano alle torture del tragitto - la fame, la sete, lo sfinimento, gli stupri - giungevano a Dayr al-Zur. Informate in anticipo dell'arrivo dei convogli, le tribù arabe e curde, insieme ai contadini musulmani, li aspettavano per arrecare loro gli ultimi oltraggi. I cadaveri venivano abbandonati nel deserto.
Il genocidio degli armeni fu il normale esito di una politica insita nella struttura politico-religiosa della dhimmitudine. Questo processo di annientamento fisico ai danni di una nazione ribelle aveva già fatto la sua comparsa durante le rivolte dei cristiani slavi e greci, che si salvarono dallo sterminio collettivo solo grazie agli interventi europei, interventi effettuati talora a malincuore. Il genocidio degli armeni fu un jihad. Nessun raya, infatti, vi prese parte. Nonostante la disapprovazione di molti turchi e arabi musulmani, e il loro rifiuto a collaborare al crimine, questi massacri furono perpetrati unicamente dai cittadini islamici, ed essi soli beneficiarono del bottino: i beni delle vittime, le loro abitazioni, i loro campi - assegnati ai muhajirun -, le donne e i bambini, spartiti e ridotti in schiavitù. L’eliminazione dei maschi dai dodici anni in su è conforme alle prescrizioni del jihad e all'età regolamentare per il pagamento della jizya. Le quattro tappe dello sterminio - deportazioni, riduzioni in schiavitù, conversioni forzate ed eccidi - riproducono le condizioni storiche del jihad, applicate a partire dal VII secolo in tutto il dar al-harb. Cronache di provenienze diverse, soprattutto di autori islamici, descrivono minuziosamente l'organizzazione del massacro dei vinti e le deportazioni dei prigionieri, le cui marce forzate al seguito degli eserciti infliggevano loro le stesse sofferenze provate dagli armeni nel XX secolo.
Questa politica non era un episodio isolato. Essa rientrava in una strategia difensiva finalizzata a mantenere sotto la giurisdizione islamica un territorio conquistato con la guerra e ad annientare i nazionalismi dhimmi. Perciò la tragedia armena fu accompagnata dallo sterminio dei cristiani giacobiti e nestoriani della valle dell'Eufrate, nel Nord della Siria. Nel mese di settembre del 1915, a Musa Dagh (Jabal Musa, Presso Antiochia), tra i 4000 e i 5000 armeni, accerchiati dai turchi e dagli arabi, furono imbarcati in extremis su alcune navi francesi. Ma le autorità inglesi e francesi, temendo l'ostilità delle popolazioni islamiche, si rifiutarono di lasciarle sbarcare in Egitto, a Rodi, a Cipro, in Marocco e in Tunisia. Alla fine l'Alto Commissario inglese d'Egitto accettò il loro sbarco provvisorio ad Alessandria.
Il concorso di tutte queste circostanze dimostra che il genocidio degli armeni fu un affaire esclusivamente musulmano, nelle finalità come nell'attuazione, e che nessuna fase di tale piano vide coinvolte le comunità raya. Al contrario, i rapporti pervenuti agli Alleati sugli eccidi erano di provenienza cristiana ed ebraico-ottomana. Sul fronte internazionale, poi, l'Austria e la Germania, alleate della Turchia, non furono esenti da responsabilità. In che misura i racconti di coloro che avevano preso parte a quei massacri influenzarono Hitler? Circa vent'anni più tardi, il 22 agosto 1939, alla vigilia dell’invasione della Polonia, il Führer comunicava ai comandanti in capo dei suoi eserciti riuniti a Obersalzberg:

Perciò, per il momento ho inviato a Est solo le mie unità di teste di Morto [Totenkopfverbände], con l'ordine di uccidere senza alcuna pietà né compassione tutti gli uomini, le donne e i bambini di razza o di lingua polacca. Oggigiorno chi parla ancora dello sterminio degli armeni? (Wer redet heute noch der Vernichtung der Armenier?)

(Bat Ye’or, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp.266-268)



Come già ricordato, recentemente, qui, il genocidio armeno è stato un’azione di jihad, perpetrata da musulmani contro non musulmani per adempiere all’obbligo coranico di islamizzare tutta la terra. Guerra, quella degli islamici contro gli “infedeli”, che continua indefessa e implacabile, e anche oggi ha mietuto le sue vittime – e a provvedere materialmente alla mietitura sono stati coloro che il mondo intero vorrebbe imporre a Israele come affidabili interlocutori di pace.
Sterminio di cristiani, sterminio di ebrei, sterminio di musulmani che vorrebbero pensare con la propria testa e non con quella di un assassino pedofilo vissuto un millennio e mezzo fa. Stermini regolarmente accompagnati da un indifferente silenzio. Ma io non tacerò. Io non mi stancherò di ricordare e denunciare perché, come dice Elie Wiesel, “Il
silenzio non aiuta mai la vittima, il silenzio aiuta sempre l'aggressore” e io, a differenza dei pacifisti di professione, non starò mai dalla parte dell’aggressore. E non smetterò di ricordare che siamo nati in libertà, e nessuno di noi ha il diritto di arrendersi, senza combattere, a chi questa libertà ce la vuole rubare.


barbara


18 settembre 2010

LA BASTARDA DI ISTANBUL

Perché il corpo sa sempre, molto meglio della mente, che cosa è giusto fare. Ed è per questo che, contro tutto e contro tutti, la “bastarda” riesce a venire al mondo, dando così il via a questo coraggioso romanzo. Perché se è vero che, come diceva quel tale, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare, è altrettanto vero che se uno ce l’ha nessuno lo può fermare e come un fiume in piena travolge e spazza via ogni ostacolo sul proprio cammino. Ed è coraggio vero quello della giovane autrice di questo splendido romanzo, che non ha esitato ad affrontare un processo pur di non rinunciare a gridare forte la verità: quella verità - una sola, sempre lei – che la Turchia oggi come ieri non vuole sentire: il genocidio armeno. E strane storie si svolgono e si intrecciano intorno alla “bastarda”, in un girotondo sempre più stretto, sempre più rapido, come nelle danze dei dervisci, che ti attira e alla fine ti risucchia e la vertigine che ti coglie quando, al riapparire della spilla con la melagrana, di colpo ti balena la verità – non meno sconvolgente di quell’altra verità, più recente e più antica, la prima rivelata dall’acqua d’argento nella ciotola d’argento – quella vertigine che ti costringe a posare il libro e ritrarti, e riprendere respiro, per non precipitare nel baratro che, improvviso e fatale, si spalanca ai tuoi piedi. E tra ceci e pistacchi e pinoli e cannella e zucchero e riso e finestre sul Bosforo e dinastie di gatti e cianuro di potassio e un incredibile, inaspettato “Se non ora quando?” che d’improvviso ti balza fuori dalla pagina, precipiti verso l’inevitabile conclusione, in cui tutti i conti finalmente tornano e tutti i debiti vengono saldati... per poi pentirti di avere corso tanto quando ti rendi conto che il libro è inesorabilmente finito, e con esso l’incommensurabile piacere di leggere questo autentico capolavoro.

Elif Shafak, La bastarda di Istanbul, BUR



barbara


2 giugno 2010

IL VALORE DELLA MEMORIA

Ho trovato interessante, bella e utile questa lettera pubblicata ieri su Informazione Corretta, che propongo per un valido spunto di riflessione.

Il villaggio era pieno di cadaveri.
In un cortile c’erano un gruppo di donne (armene) ancora vive.
I soldati (turchi) si divertivano a frustarle.
Poi uno ebbe l’idea di prendere un tamburo e farle danzare.
«Danzate, donne, danzate quando sentite il tamburo».
Urlavano i soldati mentre le fruste schioccavano sulle schiene di quelle poverette, lacerandole.
«Scoprite il seno e danzate. Danzate finché siete vive».
Urlavano i soldati.
Uno di loro è andato a prendere una tanica di cherosene e l’ha versato addosso alle ragazze.
«Danzate urlavano tutti, danzate fino a che siete vive e sentite questo aroma più dolce di ogni profumo.»
Poi hanno appiccato il fuoco. I poveri corpi si sono contorti fino alla morte.
E io, ora, io che sto raccontando questo, come potrò mai, ditemi, levarmi quei poveri corpi dagli occhi?
Racconto di una testimone tedesca, Isola di Hectamar, Turchia, 1915

Siamo venuti a finire il lavoro.
Ex ufficiali delle SS, istruttori dell’esercito Egiziano, 1967 (Guerra dei sei giorni)

Noi vi sgozzeremo tutti, sgozzeremo i feti nelle madri.
Yassir Arafat ( Algeri 1985).

I palestinesi come i tedeschi sotto Hitler sono un popolo genocida e criminale. Ci sono due teorie: la prima è che i tedeschi sono un popolo genocida di successo mentre i palestinesi sono un popolo genocida sfigato e fantozziano. La seconda teoria è che i tedeschi siano un popolo genocida sfigato e fantozziano che per riuscire e eseguire un genocidio parziale si siano massacrati, hanno distrutto la loro nazione, l’hanno fatta seppellire sotto le bombe, si sono fatti 6 milioni di morti tra militari e civili, hanno perso una guerra mondiale, sono stati spaccati in due con la metà orientale occupata, oooops, pardon, fraternamente aiutata dai sovietici, che erano carini e simpatici e i loro amichetti si chiamavano Stasi.
Mentre i palestinesi sono un poplo genocida di grandissimo genio e successo, che con pochissima spesa, una manciata di morti, un miscuglio geniale di protervia e vittimismo ha portato la vigliaccheria del mondo a livelli di antisemitismo ben superiori a quelli dell’epoca hitleriana, la gente (immonda) ama i palestinesi che ufficialmente ballano per strada dopo aver assassinato scientemente dei bambini, si prepara l’olocausto nucleare del popolo israeliano da parte della simpatica nazione chiamata Iran, quella dove Khomeini ha fatto bruciare 80.000 libri, ammazzare un milione e qualcosa di persone.
Che gli è successo ai palestinesi? Gli hanno violentato le madri? E dopo avergiele violentate gliele hanno bruciate con il cherosene? No, quelli che hanno subito questo erano gli armeni, eppure non esiste un terrorismo armeno.
Gli hanno impiccato i bambini dopo averli usati per infettargli la tbc?
No quelli che hanno subito questo erano gli ebrei, eppure gli ebrei non hanno distrutto le metropolitane di Berlino e Roma per saldare i conti.
Che diavolo gli hanno fatto ai mostruosi palestinesi di così terribile da giustificare che questo popolo osceno e crudele balli per strada per festeggiare dei bambini bruciati vivi e insegni ai propri stessi bambini il sogno di morire come terrorista suicida?
Il popolo di Gaza esige il diritto di sterminate gli ebrei.
Nel frattempo gli tirano i missili quassam, poverini, sono poveri e questo giustifica tutto. Se i palestinesi portassero i loro smunti deretani fino a un tavolo della pace e si impegnassero a non fare la guerra, a non lanciare missili quassam il blocco verrebbe tolto immediatamente e questi infernali babbei sarebbero anche riempiti di quattrini, ma no, i palestinesi devono avere il diritto di tirare i missili qassam e non subire embarghi, perchè perdio, per questi crudeli criminali che hanno insanguinato il mondo, incluso il mio paese, e che lo stanno portando alla guerra nucleare, massacrare gli ebrei deve essere un diritto riconosciuto.
Allora questo è il riassunto di quello che è successo: un popolo bravo in genocidi, il migliore, quelli che hanno massacrato gli armeni, non si sono scusati non hanno chiesto perdono, anzi dicono che sono tutte balle sono andati a soccorrere un popolo di aspiranti genoci, fino ad ora non ci sono riusciti.
Erano armati fino ai denti i bravi pacifisti, che è sinonimo di filoterroristi e la marina israeliana li ha fermati limitandosi a venti morti perché gli israeliani sono dei grandi.
Viva Isarele. Che Israele viva, perchè se qualcosa succedesse ancora al popolo di Israele, allora vorrebbe veramente dire che il mondo ha perso la sua decenza.
Ma non succederà. Solo contro un miliardi di musulmani che lo vogliono distruggere, il popolo di Israele continua a vivere.

Hanno cercato di distruggere Israele
:

i filistei: scomparsi
gli assiri: scomparsi
i babilonesi: scomparsi
gli egizi: sconfitti
Impero romano di occidente: scomparso
impero romano d'oriente: scomparso
impero ottomano: scomparso
nazismo: sconfitto
unione sovietica: scomparsa

E se i prossimi della lista si mettessero a fare altro?
Occuparsi del benessere delle loro case? E se i palestinesi e al fatah facessero delle costituzioni che non abbiano l'assassinio di Israele come articolo 1? Delle costituzioni che dedichino qualche articolo, ora non ce ne è nemmeno uno, al benessere dei loro figli? E se il mondo libero facesse il tifo per questo, pretendendo dai palestinesi una cultura di pace?

sdm, sionista

Ecco, ve la lascio così, senza apporre commenti. Aggiungo solo l’invito a leggere le odierne riflessioni di Ugo Volli e a guardare questo straordinario video, segnalato da lui, per vedere come è fatto un eroe vero.
Concludo dicendo che ho appena sentito alla radio che gli “attivisti” italiani sono stati liberati: peccato.


barbara


23 aprile 2008

ADESSO DO I NUMERI

Gli ebrei d’Europa hanno subito un genocidio, gli armeni hanno subito un genocidio, i cambogiani hanno subito un genocidio, i tutsi hanno subito un genocidio, i palestinesi stanno subendo un genocidio.
Gli ebrei d’Europa prima del genocidio erano 12 milioni, dopo il genocidio erano 6 milioni. Gli armeni prima erano tre milioni, dopo uno e mezzo. I cambogiani prima erano quattro milioni e mezzo, dopo erano tre. I tutsi prima erano un milione e mezzo, dopo mezzo milione.
I palestinesi prima del genocidio erano un milione e duecentomila; oggi, dopo sessant’anni di ininterrotto genocidio, sterminio (lo ha detto anche il papa buonanima: “… la terra del Risorto messa a ferro e fuoco … un’occupazione che si fa sterminio …”), pulizia etnica, sono, a quanto pare, un po’ più di dieci milioni: due e mezzo in Cisgiordania, uno e mezzo a Gaza, uno e tre in Israele, e circa cinque milioni di profughi. Interessante, no?

barbara

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Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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