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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


24 aprile 2011

RICORDIAMO IL GENOCIDIO ARMENO

iniziato (quello “grande”) il 24 aprile 1915 

             

I convogli si spostavano a piedi per percorsi interminabili lungo territori accidentati, nel corso dei quali la penuria d'acqua, di cibo e di riparo notturno acuiva le sofferenze dei deportati. Per tutto il cammino le schiere di donne e di bambini erano in balia degli stupri, dei furti, della crudeltà dei briganti, dei predoni oppure degli abitanti dei villaggi, a cui si aggiungevano i loro accompagnatori, esclusivamente musulmani. In ogni città e in ogni villaggio che attraversavano, gli armeni, ammassati davanti alla prefettura, erano esposti ai cittadini islamici, gli unici autorizzati a scegliere degli schiavi tra loro. In alcuni casi, le donne potevano sottrarsi alla morte o alla schiavitù insieme ai loro figli mediante la conversione all'islam, ratificata dal matrimonio immediato con un musulmano. Coloro che sopravvivevano alle torture del tragitto - la fame, la sete, lo sfinimento, gli stupri - giungevano a Dayr al-Zur. Informate in anticipo dell'arrivo dei convogli, le tribù arabe e curde, insieme ai contadini musulmani, li aspettavano per arrecare loro gli ultimi oltraggi. I cadaveri venivano abbandonati nel deserto.
Il genocidio degli armeni fu il normale esito di una politica insita nella struttura politico-religiosa della dhimmitudine. Questo processo di annientamento fisico ai danni di una nazione ribelle aveva già fatto la sua comparsa durante le rivolte dei cristiani slavi e greci, che si salvarono dallo sterminio collettivo solo grazie agli interventi europei, interventi effettuati talora a malincuore. Il genocidio degli armeni fu un jihad. Nessun raya, infatti, vi prese parte. Nonostante la disapprovazione di molti turchi e arabi musulmani, e il loro rifiuto a collaborare al crimine, questi massacri furono perpetrati unicamente dai cittadini islamici, ed essi soli beneficiarono del bottino: i beni delle vittime, le loro abitazioni, i loro campi - assegnati ai muhajirun -, le donne e i bambini, spartiti e ridotti in schiavitù. L’eliminazione dei maschi dai dodici anni in su è conforme alle prescrizioni del jihad e all'età regolamentare per il pagamento della jizya. Le quattro tappe dello sterminio - deportazioni, riduzioni in schiavitù, conversioni forzate ed eccidi - riproducono le condizioni storiche del jihad, applicate a partire dal VII secolo in tutto il dar al-harb. Cronache di provenienze diverse, soprattutto di autori islamici, descrivono minuziosamente l'organizzazione del massacro dei vinti e le deportazioni dei prigionieri, le cui marce forzate al seguito degli eserciti infliggevano loro le stesse sofferenze provate dagli armeni nel XX secolo.
Questa politica non era un episodio isolato. Essa rientrava in una strategia difensiva finalizzata a mantenere sotto la giurisdizione islamica un territorio conquistato con la guerra e ad annientare i nazionalismi dhimmi. Perciò la tragedia armena fu accompagnata dallo sterminio dei cristiani giacobiti e nestoriani della valle dell'Eufrate, nel Nord della Siria. Nel mese di settembre del 1915, a Musa Dagh (Jabal Musa, Presso Antiochia), tra i 4000 e i 5000 armeni, accerchiati dai turchi e dagli arabi, furono imbarcati in extremis su alcune navi francesi. Ma le autorità inglesi e francesi, temendo l'ostilità delle popolazioni islamiche, si rifiutarono di lasciarle sbarcare in Egitto, a Rodi, a Cipro, in Marocco e in Tunisia. Alla fine l'Alto Commissario inglese d'Egitto accettò il loro sbarco provvisorio ad Alessandria.
Il concorso di tutte queste circostanze dimostra che il genocidio degli armeni fu un affaire esclusivamente musulmano, nelle finalità come nell'attuazione, e che nessuna fase di tale piano vide coinvolte le comunità raya. Al contrario, i rapporti pervenuti agli Alleati sugli eccidi erano di provenienza cristiana ed ebraico-ottomana. Sul fronte internazionale, poi, l'Austria e la Germania, alleate della Turchia, non furono esenti da responsabilità. In che misura i racconti di coloro che avevano preso parte a quei massacri influenzarono Hitler? Circa vent'anni più tardi, il 22 agosto 1939, alla vigilia dell’invasione della Polonia, il Führer comunicava ai comandanti in capo dei suoi eserciti riuniti a Obersalzberg:

Perciò, per il momento ho inviato a Est solo le mie unità di teste di Morto [Totenkopfverbände], con l'ordine di uccidere senza alcuna pietà né compassione tutti gli uomini, le donne e i bambini di razza o di lingua polacca. Oggigiorno chi parla ancora dello sterminio degli armeni? (Wer redet heute noch der Vernichtung der Armenier?)

(Bat Ye’or, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp.266-268)



Come già ricordato, recentemente, qui, il genocidio armeno è stato un’azione di jihad, perpetrata da musulmani contro non musulmani per adempiere all’obbligo coranico di islamizzare tutta la terra. Guerra, quella degli islamici contro gli “infedeli”, che continua indefessa e implacabile, e anche oggi ha mietuto le sue vittime – e a provvedere materialmente alla mietitura sono stati coloro che il mondo intero vorrebbe imporre a Israele come affidabili interlocutori di pace.
Sterminio di cristiani, sterminio di ebrei, sterminio di musulmani che vorrebbero pensare con la propria testa e non con quella di un assassino pedofilo vissuto un millennio e mezzo fa. Stermini regolarmente accompagnati da un indifferente silenzio. Ma io non tacerò. Io non mi stancherò di ricordare e denunciare perché, come dice Elie Wiesel, “Il
silenzio non aiuta mai la vittima, il silenzio aiuta sempre l'aggressore” e io, a differenza dei pacifisti di professione, non starò mai dalla parte dell’aggressore. E non smetterò di ricordare che siamo nati in libertà, e nessuno di noi ha il diritto di arrendersi, senza combattere, a chi questa libertà ce la vuole rubare.


barbara


16 marzo 2011

IL MASSACRO NEL DNA

Sebbene distinti – il nazionalismo mirava a liberare un territorio, mentre l’emancipazione lottava per abolire una discriminazione giuridica – questi due movimenti erano tuttavia organicamente collegati. Infatti ogni gruppo dhimmi, a causa della sua dispersione nella umma, partecipava di entrambi. Se i cristiani e gli ebrei rivendicavano uguali diritti sui luoghi in cui la storia li aveva dispersi, tali rivendicazioni si trasformavano tuttavia in movimenti nazionalistici nelle province che erano state culla della loro storia specifica: la Grecia, i Balcani, l’Armenia, la Terra Santa. Ecco perché persecuzioni e massacri colpirono indistintamente i dhimmi ovunque si trovassero, in quanto la umma accomuna in un identico rifiuto sia l’Europa – per giunta colonizzatrice – che patrocinava i movimenti di liberazione e di emancipazione, sia i suoi protetti.
È possibile seguire l’arretramento della umma grazie alla traccia di sangue che lasciò nelle comunità dhimmi. La guerra di Crimea (1853-1856) suscitò rappresaglie contro gli armeni, espropriati a vantaggio dei rifugiati musulmani di etnia circassa. Massacri in Grecia e «orrori bosniaci» nei Balcani accompagnarono le guerre di liberazione greca e balcanica. L’emancipazione provocò lo sterminio di 20.000 cristiani in Siria e in Libano (1860). I pogrom in cui perirono tra il 1895 e il 1896, nell’Armenia turca, dai 100.000 ai 200.000 armeni, si estesero anche ai cristiani di Siria, i cui villaggi vennero incendiati e saccheggiati, mentre gli uomini furono uccisi e le donne rapite. All’inizio del XX secolo il nazionalismo armeno fu schiacciato da un genocidio che, tra il 1915 e il 1917, travolse indistintamente giacobiti, caldei, siriaci, cattolici e protestanti. Nella sola città di Mardin (Mesopotamia) furono massacrati 86.000 giacobiti.
In meno di un secolo, le guerre di liberazione e i movimenti di emancipazione, oppure l’ascesa economica dei raya, provocarono l’estinzione di questi popoli e la loro pressoché totale scomparsa dal dar al-islam. Eccettuato l’Egitto, che in questo periodo cruciale era controllato dall’Inghilterra, la disintegrazione dei popoli indigeni non musulmani della Turchia e del Levante fu il risultato sia dell’abolizione della dhimma che dell’alleanza – tanto temuta e ostinatamente rifiutata in passato – tra i cristiani orientali e un Occidente indubbiamente seduttivo, ma che, sotto la vernice dell’umanitarismo, mascherava i suoi calcoli politici.
(Bat Ye’or, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp. 244-245)

Un millennio e mezzo di storia sono qui a testimoniarlo: nella buona e nella cattiva sorte, nella ricchezza e nella povertà, in guerra e in pace, con o senza motivi, con o senza provocazioni, con o senza pretesti, un’occasione per fare un bel massacro questa gente non se l’è mai lasciata scappare. E, per inciso, ebrei e cristiani nel Nord Africa e in Medio Oriente non erano “in casa d’altri”: erano in casa propria da sempre. Erano gli altri, gli arabi musulmani, ad essere entrati abusivamente in casa loro. E non sono molto sicura che massacri, deportazioni, stupri etnici, conversioni forzate e annientamento di antichissime lingue e culture si possano considerare un modo di “pagare l’affitto”.

     

         

    

  

 



         

  (qui)

barbara


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29 settembre 2010

LA STRADA DI SMIRNE

Qua sì che faccio proprio una recensione coi fiocchi, continuavo a dirmi mentre lo leggevo. Poi ho finito di leggerlo, ho preso penna e quaderno e... niente, non mi veniva niente. Non per il panico da pagina bianca, no: scrivo testi di ogni sorta da quando avevo sette anni, e non ho davvero mai saputo che cosa fosse. No, il motivo era un altro: era l’eccesso. Era l’affollarsi disordinato di troppe sensazioni, troppe emozioni, troppa sofferenza che si accavallavano – che tuttora si accavallano – le une sulle altre, finendo per ostruire l’uscita. E tuttavia non posso rinunciare a scriverne, non posso rinunciare a farvi conoscere questo nuovo capolavoro di Antonia Arslan, che prosegue la storia narrata in La masseria delle allodole: troppo poco, ancora oggi, si sa di questo primo genocidio programmato della storia, troppo silenzio continua, ancora oggi, ad avvolgere lo sterminio sistematico dei cristiani di Turchia allo scopo di renderla islamicamente pura (anche sui greci si è abbattuta, in quegli anni, la scure della pulizia etnica. La sapevate, voi, la strage dei greci? Io no).
Storie di morte e storie di vita, troviamo in questo bellissimo libro, storie di vigliaccheria e storie di coraggio estremo, di abiezione e di redenzione. E di quella volontà di sopravvivere che sa compiere persino dei miracoli. Leggerlo, è un imperativo categorico.

Antonia Arslan, La strada di Smirne, BUR



barbara


6 dicembre 2009

QUANDO SI DICE FAME ...

Perché la fame è fame



c'è poco da fare.

barbara


19 giugno 2009

CRONACA DA VOMITO

Si comincia a pagina 17 del Corriere, dove si narra di tale Georges Omar Ruggiu, condannato a dodici anni per genocidio e crimini contro l’umanità, e già qui uno fa un salto sulla sedia: DODICI ANNI PER GENOCIDIO? Uno che dalla sua radio in Ruanda non solo incitava al genocidio ma indicava con precisione nomi e indirizzi? DODICI ANNI??? Ma ancora non basta, no, perché siccome l’assassino è mezzo italiano, l’Italia ne pretende la custodia, che gli viene concessa, ma a una precisa condizione: niente sconti di pena. Tipo Baraldini, do you remember? Che poi invece è stata accolta all’aeroporto con onori da capo di stato e poi è stata liberata in anticipo venendo vergognosamente meno agli impegni presi. Adesso anche il genocida è stato liberato in anticipo, e lo sapete perché? PER BUONA CONDOTTA!!! Uno con le mani grondanti di sangue si merita un premio perché in carcere, quello scampolettino di tempo che ci è rimasto, ha fatto il bravo bambino. Roba da farci un libro edificante.



Poi si passa a pagina 22 e si legge di quel tale che passando col rosso a novanta e passa all’ora ha centrato in pieno due fidanzati poco più che ventenni e li ha fatti secchi. Pena dimezzata. Niente dolo, semplice omicidio colposo: accolta in pieno la tesi della difesa che “lui non voleva passare col rosso”. Cioè, io arrivo a un semaforo e il semaforo è rosso. Posso scegliere se frenare o non frenare, se fermarmi o passare. Scelgo di non frenare e di passare. SCELGO. Ora, mi si spieghi, per cortesia: se non volevo passare col rosso che cos’è che REALMENTE volevo fare? Raccogliere margherite? Recitare l’avemaria? Tradurre in gaelico la Divina Commedia? Fate una bella cosa, cari signori giudici: andate un po’ a dar via il culo, visto che l’anima è già da quel dì che l’avete data via.



barbara


19 giugno 2009

RICORDIAMO IL PREZIOSO CONTRIBUTO DELL’ISLAM ALLA NOSTRA CIVILTÀ

632 d. C. ..... Morte di Maometto (8 giugno).
632-34 …...... Conquista araba della Mesopotamia e della Palestina.
635 ............. Conquista araba di Damasco.
638 ............. Conquista araba di Gerusalemme.
642 ............. Conquista araba di Alessandria d'Egitto.
647 ............. Conquista araba della Tripolitania.
649 ............. Inizio delle guerre sul mare e conquista di Cipro.
652 ............. Prima spedizione contro la Sicilia.
667 ............. Occupazione araba di Calcedonia (Anatolia).
669 ............. Attacco a Siracusa.
670 ............. Attacco ai berberi e conquista del Maghreb.
674-680 ....... Primo assedio arabo di Costantinopoli.
698 ............. Gli arabi prendono Cartagine ai bizantini.
700 ............. Assalto arabo a Pantelleria.
704 ............. L'emiro Musa proclama la guerra santa nel Mediterraneo occidentale; infesta il Tirreno e assale la Sicilia.
710 ............. Attacco arabo a Cagliari.
711 ............. Sbarco arabo nella Spagna meridionale. Inizia la conquista della penisola iberica.
715-717 ....... Secondo assedio arabo di Costantinopoli.
720 ............. Attacco alle coste della Sicilia.
727-731........ Aggressioni alle coste della Sicilia.
738 ............. Liutprando sconfigge gli arabi ad Arles.
740 ............. Primo sbarco in Sicilia di un esercito saraceno.
753 ............. Ulteriore sbarco in Sicilia.
778 ............. Il giorno 8 settembre, Franchi e Longobardi sconfiggono gli arabi a Sabart, sui Pirenei.
806 ............. I mussulmani occupano Tyana, in Anatolia, e avanzano fino ad Ankara.
Ademaro, conte franco di Genova, combatte i saraceni in Corsica.
812-813 ....... I saraceni attaccano Lampedusa, la Sicilia, Ischia, Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica e Nizza.
819 ............. Nuovo attacco alla Sicilia.
827 ............. Il 14 giugno, sbarco in Sicilia di un esercito, per la conquista dell'isola.
829 ............. I saraceni sbarcano a Civitavecchia.
830 ............. I saraceni invadono la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro.
831 ............. A settembre, Palermo si arrende agli arabi.
838 ............. Attacco saraceno a Marsiglia.
839 ............. Incursioni saracene in Calabria. Sbarco e conquista di Taranto.
840 ............. Scontro navale, davanti a Taranto, tra saraceni e veneziani, che non riescono a fermare l'attacco. Saccheggio di Cherso, del Delta del Po e di Ancona.
841 ............. Gli arabi si spingono nel Quarnaro e distruggono la flotta veneziana all'isola di Sansego.
842 ............. Il 10 agosto Bari viene conquistata. Vengono saccheggiate le coste della Puglia e della Campania.
843 ............. L'emiro di Palermo scaccia i bizantini da Messina.
844 ............... I normanni sbarcano in Spagna e occupano Siviglia.
846 ............. Spedizioni saracene a Ponza e a Capo Miseno.
Il 23 agosto, gli arabi sbarcano alla foce del Tevere, assediano Ostia, saccheggiano nuovamente le basiliche di San Pietro e di San Paolo e l'entroterra fino a Subiaco, assediando poi Roma. Ritiratisi, depredano Terracina, Fondi, e assediano Gaeta.
849 ............. I saraceni saccheggiano Luni e Capo Teulada, in Sardegna.
850 ............. Attacco arabo contro Arles.
852-853 ....... Assalto alle coste calabresi e campane.
856 ............. Incursioni arabe a Isernia, Canosa, Capua e Teano.
859 ............. Gli arabi prendono Enna.
867 ............. Gli arabi saccheggiano il monastero di San Michele sul Gargano.
I saraceni occupano alcune città dalmate e assediano Ragusa. La flotta veneziana, guidata dal doge Orso, li insegue e li sbaraglia davanti a Taranto.
868 ............. Re Ludovico libera Matera, Venosa e parte della Calabria.
869 ............. Bande di saraceni invadono la Camargue.
870 ............. Gli arabi occupano Malta e saccheggiano Ravenna.
879 ............. Gli arabi prendono Taormina.
879 ............. I saraceni saccheggiano Teano, Caserta e la campagna romana.
881 ............. Il Papa scomunica il Vescovo di Napoli per la sua alleanza con i saraceni.
885 ............. I saraceni saccheggiano Montecassino e la Terra di Lavoro.
890 ............. I mori di Spagna attaccano la costa provenzale e stabiliscono una base a Frassineto (La Garde-Freinet).
898 ............. Saccheggio saraceno della Badia di Farfa.
912 ............. Incursione saracena all'Abbazia di Novalesa.
913 ............. Attacco alla Calabria.
914 ............. Gli arabi stabiliscono basi a Trevi e a Sutri.
916 ............. Incursione saracena nella Moriana (Savoia).
922 ............. Incursione e saccheggio di Taranto.
924 ............. Presa di Sant'Agata di Calabria.
925 ............. Incursioni saracene in tutta la Calabria, fino in terra d'Otranto; assedio e massacro di Oria.
929 ............. Saccheggio delle coste calabresi.
930 ............. Paestum viene saccheggiata.
934 ............. Assalto alla costa ligure.
935 ............. Saccheggio di Genova.
936 ............. Fallito attacco saraceno ad Acqui, difesa dal conte Aleramo.
940 ............. Incursione saracena al passo del San Bernardo.
950 ............. L'emiro di Palermo assale Reggio e Gerace e assedia Cassano Jonio.
952 ............. Gli arabi, alleati con Napoli, colonizzano la Calabria.
960 ............. San Bernardo da Mentone vince e insegue i saraceni in Val d'Aosta, fino a Vercelli.
965 ............. Gli arabi prendono Rametta, ultima roccaforte siciliana e in seguito sbarcano in Calabria.
969 ............. Saccheggi saraceni nell'Albesano.
977 ............. I saraceni prendono Reggio, Taranto, Otranto e Oria.
978 ............. I saraceni saccheggiano la Calabria.
981 ............. Ancora saccheggi in Calabria.
986 ............. I saraceni saccheggiano Gerace.
987 ............. I saraceni saccheggiano Cassano Jonio.
988 ............. Gli arabi prendono Cosenza e la terra di Bari.
991 ............. Presa di Taranto.
994 ............. Assedio e presa di Matera.
1002 ............ Incursioni a Benevento e nelle campagne napoletane, assedio di Capua.
1003 ............ Incursioni nell'entroterra di Taranto. Attacco a Lérins, in Provenza.
1009 ............ Il califfo Al-Hakim tenta di distruggere il Santo Sepolcro.
1029 ............ Saccheggio delle coste pugliesi.
1031 ............ Saccheggio di Cassano Jonio.
1047 ............ Incursione saracena a Lérins.
1071 ............ Gli arabi vincono la battaglia di Manazkert e iniziano la conquista dell'Anatolia.
1074 ............ Sbarco di saraceni tunisini a Nicotera, in Calabria.
1080 ............ I saraceni, al servizio dei normanni, saccheggiano Roma.
1086 ............ Gerusalemme cade in mano ai turchi.

1096 ........ Inizio della Prima crociata.
1122 ........ Scorreria saracena a Patti e a Siracusa.
1127 ........ Attacco a Catania e nuovo saccheggio di Siracusa.
1144 ........ L'atabeg di Mossul Zengi, con un colpo di mano, s'impadronisce di Edessa assumendo nel mondo islamico ruolo e fama di "difensore della fede".
1145 ........ Papa Eugenio III bandisce la seconda crociata. A causa dei contrasti interni si rivelerà inutile.
1187 .........Salah-ad-Din riconquista Gerusalemme.
1190 ........ Papa Clemente III organizza la terza crociata. Riccardo Cuor di Leone sconfigge per due volte Salah-ad-Din ma, sempre a causa dei dissensi interni alla coalizione, non poté liberare Gerusalemme. Concluse però una tregua di tre anni, che prevedeva garanzie per i pellegrini (1192).
1195-1204 ... Si susseguono diversi tentativi pressoché inutili di organizzare una quarta crociata. Anche in questo caso mancherà la necessaria coesione e le lotte interne la renderanno pressoché inutile.
1213 ........ Papa Innocenzo III tenta di bandire un'altra crociata che però non avrà luogo.
1217-1221 ... Quinta crociata.

Nel 1219 le cronache riportano la visita di Francesco d'Assisi al campo crociato. Francesco predirà la sconfitta a causa delle faziosità e delle divisioni interne. La Chiesa non riconoscerà la quinta crociata.
1221 ........ Fallisce la conquista de Il Cairo e anche la quinta crociata si risolve con un nulla di fatto.
1229 ........ Federico II accordatosi con il sultano d'Egitto al-Kamil (Trattato di Giaffa) ottiene Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e alcune località costiere fra San Giovanni d'Acri e Giaffa e tra Giaffa e Gerusalemme; e conclude anche una tregua decennale.
1244 ........ I mussulmani riconquistano Gerusalemme.
1245 ........ Papa Innocenzo IV bandisce la settima crociata. Luigi IX, re di Francia, la organizza con le sue sole forze ma non riesce a conquistare Gerusalemme. Ulteriori tentativi si concluderanno nel 1270 con pochi esiti.
Dalla seconda metà del sec. XIV, la progressiva avanzata dei turchi ottomani verso il cuore dell'Europa ridiede una certa attualità alla crociata, intesa però in senso non di guerra santa per la riaffermazione del cristianesimo in Oriente, ma di guerra per la difesa dell'Occidente stesso dall'islamismo sulla via di sempre più ampie conquiste. Le crociate fallirono quanto al loro scopo originario, cioè la liberazione dei Luoghi Santi dai mussulmani.
Restano tuttavia un fenomeno storico di grande rilevanza non solo religiosa, ma politica, economico-sociale, culturale. Politicamente, impegnarono i mussulmani contenendone e ritardandone l'avanzata in Europa, e ciò permise lo sviluppo degli Stati centro-occidentali.

1308 ........ I turchi prendono Efeso e l’isola di Chio.
1326 ........ I turchi conquistano Brussa.
1329 ........ I turchi prendono Nicea (Urchan).
1330 ........ I turchi sconfiggono i bulgari, a Velbuzhd.
1337 ........ I turchi conquistano Nicomedia e si installano sul Mar di Marmara.
1356 ........ I turchi prendono Gallipoli, sul Mar di Marmara.
1371 ........ I turchi sconfiggono i serbi sulla Martz.
1382 ........ I turchi occupano Sofia.
1386 ........ I turchi occupano Nis, in Macedonia.
1423 ........ I turchi prendono il Peloponneso e la Morea.
1425 ........ Abbandono dell’isola di Montecristo a causa delle continue incursioni saracene.
1430 ........ I turchi prendono Tessalonica, la Macedonia, l’Epiro e la città di Giannina.

1453 ........ Maometto II prende Costantinopoli.
1455 ........ I turchi prendono Focea, Tasso e Imbro, nell’Egeo.
1458 ........ Maometto II conquista tutte le terre cristiane in Grecia, tranne le colonie veneziane. Dopo due anni di assedio, cade l’Acropoli di Atene.
1459 ........ La Serbia diventa provincia ottomana.
1460 ........ I turchi occupano tutto il Peloponneso.
1461 ........ Cade anche Trebisonda, ultimo Stato bizantino. I turchi occupano la colonia genovese di Salmastro.
1462 ........ Maometto II occupa la Valacchia. Prende Mitilene ai genovesi.
1465 ........ Costantinopoli diventa la capitale dell'impero ottomano. La cattedrale di Santa Sofia viene trasformata in moschea.
1470 ........ I turchi occupano la veneziana Negroponte.
1471 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, in Istria, nel Monfalconese e nel Triestino.
1472 ........ Scorrerie ottomane in Croazia.
1473 ........ Scorrerie ottomane in Carniola e Carinzia.
1474 ........ Scorrerie ottomane in Croazia e Slavonia.
1475 ........ Incursioni turche in Stiria inferiore e Carniola. I turchi prendono Kaffa e tutta la Crimea ai Genovesi.
1476 ........ Incursioni turche in Carniola, Stiria, e in Istria, fino a Gorizia e Trieste.
1477 ........ Incursione in Friuli.
1478 ........ Scorreria in Carniola, Istria e Dalmazia.
1480-1481 ........ I turchi conquistano Otranto e ne massacrano la popolazione compiendo un'orribile strage.
1482 ........ Incursione ottomana in Istria e Carniola.
1483 ........ Incursione in Carniola. Annessione turca dell’Erzegovina.
1484 ........ Conquista turca dei porti sulla Moldava.
1493 ........ Scorrerie in Istria, Carniola e Carinzia.
1498-1499 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, Istria e Carinzia.
1499 ........ Grande scorreria turca in Friuli, fino ai confini della Marca Trevigiana.
1511 ........ I turchi conquistano la Moldavia.
1516 ........ Saccheggio di Lavinio, sul litorale romano.
1521 ........ Suleiman II prende Belgrado.
1522 ........ I turchi prendono Rodi ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che si trasferiscono a Malta, assumendo il nome di "Cavalieri di Malta".
1526 ........ Suleiman II sconfigge gli ungheresi a Mohàcs.
1528 ........ I turchi assoggettano il Montenegro.
1529 ........ Suleiman II intraprende il primo assedio di Vienna. Occupa la Georgia e l’Armenia.
1531 ........ Khaireddin saccheggia le coste dell’Andalusia.

1543 ........ Suleiman II conquista gran parte dell’Ungheria.
1551 ........ Dragut saccheggia Augusta, in Sicilia.
1554 ........ Dragut saccheggia Vieste.
1555 ........ Dragut assale Paola, in Calabria.
1556 ........ Ivan IV conquista Astrachan.
1558 ........ Dragut saccheggia Sorrento e Massa Lubrense.
1566 ........ Una flotta turca entra in Adriatico e bombarda Ortona e Vasto. I turchi prendono Chio ai genovesi.
1571 ........ Il 6 agosto, i turchi prendono Famagosta, ultimo caposaldo veneziano di Cipro. Il 7 ottobre, la flotta turca, guidata da Selim II, è sconfitta, a Lepanto, da quella cristiana.
1575-1600 ........ I pirati moreschi attaccano sistematicamente le coste della Catalogna, dell’Andalusia, della Linguadoca, della Provenza, della Sicilia e della Sardegna.
1582 ........ Saccheggio di Villanova-Monteleone in Sardegna.
1587 ........ Gli arabi attaccano Porto Vecchio, in Corsica.
1588 ........ Hassan Aghà saccheggia il litorale laziale e Pratica di Mare.
1591 ........ Il Pascià di Bosnia invade la Croazia austriaca.
1618-1672 ........ Gli arabi attaccano sistematicamente le coste siciliane.
1623 ........ Gli arabi saccheggiano Sperlonga.
1636 ........ Gli arabi occupano Solanto.
1647 ........ Gli arabi saccheggiano parte della Costa Azzurra.
1672 ........ I turchi attaccano la Polonia e conquistano la fortezza di Kamenez. Con il Trattato di Bucracz ottengono la Podolia.
1680 ........ I turchi saccheggiano Trani e Lecce.
1683 ........ I turchi assediano Vienna dal 14 luglio. L’imperatore Leopoldo I si allea con Giovanni Sobieski, re di Polonia. Vienna è liberata dall’esercito austro-polacco del duca Carlo Leopoldo V di Lorena, con la battaglia di Kalhenberg, del 12 settembre.
1703 ........ Ahmed III fa guerra a Pietro I e lo sconfigge sul Prut.
1708 ........ Algeri riprende Orano agli spagnoli.
1714 ........ I turchi saccheggiano la zona di Lecce.
1727 ........ I mussulmani saccheggiano San Felice al Circeo.
1741 ........ I Bey di Tunisi cacciano i genovesi dall’isola di Tabarca.
1754 ........ Saccheggio arabo di Montalto di Castro.
1780 ........ I mussulmani saccheggiano Castro, in Puglia.
1799 ........ Dopo la partenza di Napoleone, i turchi riprendono l’Egitto.
1915-1916 ........ Genocidio degli armeni da parte dei turchi.
1920-1922 ........ I turchi respingono il Trattato di Sèvres e cacciano i greci dall’Anatolia.
1923 ........ Con la Pace di Losanna, la Turchia si riprende la costa dell’Anatolia. È una vera pulizia etnica con la deportazione di intere popolazioni.
1928 ........ Hassan al-Banna fonda l’Associazione dei "Fratelli mussulmani".
1944 ........ Fondazione della "Lega degli Stati arabi" (Lega Araba dal 1945).
1948 ........ Proclamazione dello Stato di Israele.
1965 ........ Inizio di forti migrazioni maghrebine e turche nell’Europa occidentale.
1968 ........ Inizio del terrorismo di Al Fatah.
1974 ........ I turchi occupano la parte settentrionale di Cipro. Massacri effettuati dai Palestinesi in Alta Galilea.
1975 ........ Inizio dello sterminio dei cristiani maroniti del Libano.
1979 ........ Rivoluzione islamica dell’Ayatollah Khomeini, in Iran. Per anni rimase esiliato e al sicuro in Francia.
1980 ........ Aumento degli attentati islamici nel mondo. Primi disordini nei quartieri islamici in Europa.
1981 ........ Un terrorista turco attenta alla vita di papa Giovanni Paolo II (13 maggio).
1990 ........ Occupazione siriana del Libano. Il generale Michel Aoun si oppone tenacemente all’inglobamento del Libano nella "grande Siria". La debole politica occidentale lo porterà a cedere.
1991 ........ Inizio delle guerre nel Caucaso. Rivolte in Cecenia.
1991 ........ Inizio degli sbarchi clandestini di massa in Italia.
1992 ........ Formazione di uno stato islamico in Bosnia.
1993 ........ Primo attentato al "World Trade Center" di New York.
1996 ........ Numerosi attentati di Hamas, in Israele. Attentati anti-americani, in Arabia Saudita. I talebani prendono il potere in Afghanistan grazie all'appoggio politico-militare americano.
1998 ........ Rivolta anti-serba nel Kosovo. La Serbia, intervenuta in Kosovo, verrà successivamente attaccata da una coalizione occidentale, soprattutto dietro pressione degli USA. Si delinea più che mai l'assenza di una vera politica europea.
2001 ........ L’undici settembre il "World Trade Center" di New York viene completamente distrutto da una serie di attentati che appaiono sempre più controversi.
2003 ........ Operazione "Enduring Freedom". Guerre in Afghanistan e in Iraq. La dittatura di Saddam Hussein viene abbattuta. Strage contro gli italiani a Nassiriya, in Iraq (12 novembre).
2004 ........ Numerosi attentati in Iraq. Stragi a Madrid (11 marzo) con 190 morti, e a Beslan (3 settembre): oltre 300 le vittime, per lo più bambini, vilmente assassinati in Ossezia del Nord. Strage di Taba, in Egitto (8 ottobre). Numerosi altri attentati in tutto il mondo.

2005 ........ Numerosi Attentati in Iraq. Strage nella metropolitana e negli autobus londinesi (7 luglio): oltre cinquanta morti e centinaia di feriti. L'attentato avviene in contemporanea con l'assemblea del G8 in Scozia.
Il 23 luglio seguono gli attentati di Sharm El-Sheik con oltre 60 morti e decine di feriti. Attentato a Bali (Indonesia) il 1° ottobre (23 morti e 150 feriti). Dal 27 ottobre al 16 novembre: violenze e rivolte delle comunità immigrate nelle periferie di Parigi e di altre città. L'8 novembre il governo impone misure d'emergenza, tra cui il coprifuoco. Due le vittime, circa 4.500 arrestati, oltre 10.000 le auto incendiate, distrutti 200 edifici pubblici.

Il 9 novembre ad Amman (Giordania) tre attentati suicidi in tre alberghi frequentati da turisti provocano 60 morti e oltre 90 feriti. Il 10 novembre Al Qaeda rivendica la paternità degli attentati.

Sperare e credere che questo lungo elenco si fermi è semplicemente da folli, semmai può solo che peggiorare, visto che stanno insistentemente cercando di ottenere il controllo di armi di distruzione di massa da usare nascostamente da noi.
Invece di parlare di razzismo, xenofobia, discriminazione, gli occidentali farebbero bene a pensare alla loro pelle e a quella dei loro familiari e concittadini.

Ma né la storia, né la cronaca, a quanto pare, riescono a insegnare alcunché.

barbara


21 gennaio 2009

NOTIZIE DAL MEDIO ORIENTE: VA IN SCENA “L’OLOCAUSTO PALESTINESE”

Comunicato Honest Reporting Italia 21 gennaio 2009

La cosa da guardare è questa, ma prima di guardarla respirate a fondo, e preparatevi. Fatto? Bene, allora cominciamo. Naturalmente non faremo all'intelligenza dei nostri lettori il torto di ricordare loro tutti gli argomenti che rendono il paragone semplicemente immondo - il fatto che da ghetti e campi di concentramento non si sparavano missili e non arrivavano terroristi ecc. - certi che tutti questi argomenti saranno sicuramente ben presenti a tutti. Vogliamo invece, dato che uno dei mantra dei demonizzatori di Israele è che "i numeri parlano da soli", far parlare, appunto, i numeri. Gli armeni della Turchia hanno subito un genocidio: prima erano tre milioni, dopo breve tempo erano uno e mezzo. Gli ebrei d’Europa hanno subito un genocidio: prima erano 12 milioni, pochi anni dopo erano diventati 6. I cambogiani hanno subito un genocidio: prima erano quattro milioni e mezzo, dopo erano tre. I tutsi hanno subito un genocidio: erano un milione e mezzo e in brevissimo tempo si sono ridotti a mezzo milione. I palestinesi da sessant'anni stanno subendo un genocidio: nel 1947 erano un milione e duecentomila, oggi, dopo sessant’anni di ininterrotto genocidio, sono, a quanto pare, un po’ più di dieci milioni: due e mezzo in Cisgiordania, uno e mezzo a Gaza, uno e tre in Israele, e circa cinque milioni di cosiddetti profughi. Qualcuno, un giorno, ce la dovrà spiegare questa cosa.
E passiamo a fare qualche breve commento alle immagini. Ci risparmieremo di notare che difficilmente capiterà di trovare in circolazione gran messe di foto di bambini israeliani fatti a pezzi, perché gli israeliani, a differenza della controparte, quando i loro bambini vengono fatti a pezzi sono soliti occuparsi di cose un po' più serie che di metterli in posa di fronte agli obiettivi. Osserviamo invece che alcune delle foto non si riferiscono affatto alla recente operazione di Gaza, bensì alla guerra in Libano di due anni e mezzo fa (come mai? Con tutto lo sterminio messo in atto dalle "milizie sioniste", come qualcuno le ha chiamate, che sparano nel mucchio, secondo alcuni, o addirittura mirano selettivamente ai civili, secondo altri, non avevano abbastanza materiale per la messinscena?) Ne osserviamo, tra l'altro, una relativa alla "strage di Qana", una di quelle in cui ad un certo momento sia il fotografo che il cittadino inorridito e indignato e disperato si devono essere un momentino distratti proprio mentre qualcuno dei "morti" cominciava a spazientirsi. Notiamo, sempre dal Libano, una delle foto dei cadaveri anneriti che hanno per lungo tempo tenuto banco come la prova provata dell'uso, da parte di Israele, di armi stranissime e sconosciute e micidiali e - non c'è neanche bisogno di dirlo - assolutamente illegali ... fino a quando un'inchiesta della televisione tedesca ARD ha documentato che non si trattava altro che di fuliggine. Purtroppo non siamo in grado di fornirvene la documentazione in quanto il documentario, a suo tempo presente in youtube, è stato "opportunamente" rimosso. Varie foto, poi, sono - casualmente? - del tutto prive di contesto, e potrebbero rappresentare chiunque in qualunque posto (se queste foto servono per documentare i crimini israeliani, perché non allargare il campo o scegliere un'angolazione migliore che permetta di identificare inequivocabilmente le vittime come palestinesi e i responsabili come appartenenti all'esercito israeliano?), mentre quella del bambino portato via di peso dai soldati, piangente e coi pantaloni bagnati di pipì per il terrore - risalente ai primissimi tempi della seconda intifada - è monca della prima sequenza, in cui si vede il bambino scagliare pietre contro i soldati. E infine due parole, per concludere, sulla foto della testa di bambino o bambina mozzata e posata per terra: davvero si pretende di darci a bere che se qualcuno avesse avuto a disposizione la documentazione di un simile crimine compiuto dai soldati israeliani, questa non avrebbe istantaneamente fatto il giro del mondo su giornali e televisioni e internet scatenando ovunque il finimondo come tante volte per molto meno si è scatenato?
Ma, a parte questi che sono, dopotutto, dettagli, riteniamo che con questa operazione di paragonare quanto sta avvenendo a Gaza e Cisgiordania con la Shoah, si sia veramente superato ogni limite di decenza, di civiltà, di umanità, di rispetto. Riteniamo che un'operazione del genere, spacciata come la solita "legittima critica", sia la più lampante manifestazione di odio antiebraico che si possa concepire. Vi invitiamo pertanto a farvi sentire massicciamente scrivendo a info@notiziedalmediooriente.it.

Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia
vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

Il nostro sito/libreria Israele - Dossier è dedicato alle informazioni dettagliate, dati storici e geografici sul conflitto medio orientale.

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Credo che stavolta non ci sia davvero bisogno di aggiungere commenti.

barbara


1 ottobre 2008

E PARLIAMO DEL SUDAN

Ancora? Sì, ancora – e non sarà mai abbastanza. Questa volta ne parleremo da un’angolazione un po’ diversa dal solito, attraverso questo vecchio articolo ripescato dai meandri dei miei sterminati archivi.

Donna sudanese fonda associazione di amicizia con Israele



“Da quando ho annunciato la fondazione di un’associazione di amicizia fra Israele e Sudan, il mio telefono non ha smesso di squillare per due giorni”. Lo ha raccontato di recente, in un’intervista alla rete televisiva al-Arabiya, Taraji Mustafa, una attivista sudanese per i diritti umani che vive in Canada. “La risposta è stata sorprendete, sia dal Sudan che dal resto del mondo – ha aggiunto Taraji Mustafa – Ho ricevuto chiamate da molti cittadini, da studenti, da avvocati che hanno detto di voler citare in giudizio il governo sudanese per aver stampato sui loro passaporti che i cittadini sudanesi possono recarsi in ogni paese eccetto Israele impedendo in questo modo a un gran numero di cittadini cristiani e musulmani di visitare Gerusalemme”.
Mustafa è stata intervistata dal network arabo al-Arabiya dopo che aveva pubblicamente annunciato d’aver fondato la sua associazione. Nel corso dell’intervista, andata in onda lo scorso primo dicembre (e tradotta in inglese da MEMRI), è stata bruscamente chiamata a difendere la sua originale presa di posizione.
“Avete un mandato ufficiale – le è stato chiesto – o un mandato da parte del popolo che vi autorizzi a creare una associazione di amicizia israelo-sudanese, o si tratta di una vostra iniziativa privata?”
“Non ho bisogno di alcun mandato per dibattere sulle convinzioni personali mie e di una parte del popolo sudanese – ha risposto Mustafa, mostrandosi stupita per la domanda – Perché dovrei avere un mandato per creare un’associazione di amicizia con la parte del popolo israeliano che crede nell’amicizia?”
“Abbiamo potuto incontrare brava gente fra gli israeliani – ha poi detto l’attivista sudanese – e io sono qui per affermare chiaramente che tutte le tradizioni e gli stereotipi che avevo sentito su ebrei e israeliani sono falsi. Oggi vi sono sudanesi in esilio in Israele, dove vengono protetti, e questo mentre veniamo massacrati al Cairo, assassinati in Iraq, espulsi dalla Giordania”.
Circa l’atteggiamento degli arabi, Mustafa ha mosso accuse gravi: “Negli anni trascorsi da quando abbiamo ottenuto la nostra indipendenza e siamo entrati nella Lega Araba, gli arabi non ci hanno mai trattato come arabi. Continuano ad avere verso i sudanesi un atteggiamento basato sugli stereotipi. Gli arabi sono coinvolti in ciò che sta avvenendo in Sudan a favore dei regimi tirannici… e non sto neanche a ricordarvi la scomparsa di migliaia di membri dell’opposizione al Cairo e gli omicidi politici”.
Taraji Mustafa ha criticato anche i palestinesi: “Il popolo palestinesi non dovrebbe dimenticare che noi sudanesi aprimmo loro le porte nei giorni di Sabra e Chatila. I palestinesi non dovrebbero dimenticare che Jaafar Numeiri [dittatore sudanese al potere fra il 1969 e il 1985] prese aperta posizione durante i giorni di Settembre Nero per salvare Yasser Arafat. Purtroppo tutto questo non è tenuto in considerazione dall’opinione pubblica e dal popolo palestinese, che continua a trattare i sudanesi in modo terribile, in modo razzista e persecutorio, e solo perché hanno la pelle nera”.
Taraji Mustafa ha anche accusato i mass-media arabi di alimentare atteggiamenti razzisti verso i sudanesi, sostenendo che nei film egiziani, agli attori di colore tocca sempre la parte di camerieri, autisti e portieri.
Mustafa ha spiegato al sito internet di al-Arabiya che creare l’associazione di amicizia è stata anche una risposta alla noncuranza riservata dagli arabi alla crisi nella regione sudanese del Darfur, e per contrastare “la immotivata ostilità del Sudan verso Israele”. Ha aggiunto che una ventina di intellettuali si sono iscritti all’associazione nei primi giorni dopo la fondazione, lasciando intendere inoltre che alcuni politici sudanesi – che preferiscono restare anonimi – intendono spingere il loro governo verso la normalizzazione dei rapporti con Israele.
Mustafa ha concluso dichiarando che intende recarsi in Israele e valutare la possibilità di aprirvi una sede della sua associazione. (Da: YnetNews, 8.12.06)

Un modo come un altro per non dimenticare il genocidio che sta continuando a consumarsi sotto i nostri occhi indifferenti, sotto gli occhi indifferenti del mondo intero e di quasi tutte le organizzazioni che dovrebbero, istituzionalmente, attivarsi per fermarlo; e per apprendere qualche dettaglio che magari ci mancava.



barbara


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31 agosto 2008

E RIPARLIAMO DEL DARFUR

Questa è l’ultima newsletter arrivatami, e desidero condividerla con voi: non importa se ci siano notizie inedite, l’importante è che non dimentichiamo mai la tragedia che si sta consumando nell’indifferenza generale.

Cari amici,
a vederla nel suo complesso, la nostra è una società stanca, persa nei rimorsi della coscienza, assuefatta al consumo sterile della mondanità, orfana di ideologie e tradizioni. In questo non si risparmiano i due organi di riferimento degli ultimi 50 anni: le Nazioni Unite e l'Unione Europea. Nella rincorsa del miraggio di un mercato comune e senza dogane, per la cui tutela si è rinunciato alla costruzione di un comune denominatore politico e identitario, la svendita del sogno di una Europa unita politicamente e democraticamente, si palesa, proprio con il dramma del Darfur, insieme all'inutile sopravvivenza delle Nazioni Unite. Con i veti di Cina e Russia, e la complicità di altri Paesi non democratici, ogni seduta al Palazzo di vetro risulta solo un grosso dispendio di risorse ed un inno selvaggio alla burocrazia. Per il Darfur accade quanto sta succedendo per la crisi in Georgia, per la quale si consuma il paradosso beffardo del veto ad ogni inferenza della comunità internazionale da parte della Russia, che invade uno stato sovrano e democratico e ostenta tendenze genocidarie in Cecenia. I caschi blu appaiono ormai immobili figure cartonate, come lo sono state dinanzi al massacro in Bosnia, al genocidio in Rwanda, al riarmamento degli Hezbollah in Libano. Ci si domanda quale possa essere il ruolo dell'ONU in un complesso scenario come quello del Darfur, appunto: a più di un anno dall'approvazione, la missione UNAMID esiste per ora solo sulla carta.
Si sono concluse le Olimpiadi in Cina, senza gesti clamorosi, se si eccettua la scelta dei portabandiera statunitensi, ricaduta su due atleti di origini sudanese e georgiana, unica Nazione a voler testimoniare la propria solidarietà a due popoli affranti dalla guerra. Giochi macchiati dalla soppressione delle manifestazioni in Tibet, Nepal e Birmania, ma anche delle proteste dei cinesi cacciati dalle proprie dimore per fare posto ai fastosi edifici olimpici. Una scelta, quella del Comitato Olimpico, dettata più dalle enormi risorse finanziare del colosso cinese che da ideali e principi. La Cina, dice Padre Albanese, comboniano da sempre impegnato in Africa, ha chiuso le Olimpiadi e ha ripreso a sostenere la guerra in Darfur, armando l'esercito sudanese e finanziandolo con i proventi della vendita del petrolio. Dinanzi a fiumi in piena di parole che sgorgano impetuose e impietose dalle istituzioni, rimangono per i Darfuriani solo la speranza e l'aiuto delle ONG e dei missionari, come i comboniani, da sempre in Sudan, e i salesiani della scuola tecnica per orfani del Darfur a El-Obeid, di Padre Vincenzo Donati. A difendere la vita dei propri cari, però, solo la cruda violenza delle armi dei ribelli, figli indomiti del Darfur, ma assassini a loro volta.
Il 23 agosto i rifugiati del Darfur in Italia si sono riuniti a Torino, a Piazza Castello, per chiedere giustizia in Darfur, in particolare il perseguimento dei temibili criminali di guerra, accusati di gravi crimini contro l'umanità, Ahmad Harun e Ali Kushayb.
"Sono molto soddisfatto, - ci racconta Suliman Ahmed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia - abbiamo visto una buona partecipazione e solidarietà della gente. Ma oltre alle parole, sebbene sincere e solidali, ci aspettiamo che si prendano presto misure concrete per arrestare la ferocia dei criminali in Darfur".
Negli ultimi giorni il Governo sudanese ha sferrato un pesante attacco ai ribelli, nel Nord Darfur, roccaforte del Sudan Liberation Movement e nel campo profughi di Kalma, vicino a Nyala. Il bilancio è per ora di circa 60 morti e più di 100 feriti tra i civili. Esortazioni a fermare il massacro in Darfur erano giunte pochi giorni fa dal Presidente turco Abdullah Gul, in occasione della presenza del leader sudanese al vertice economico UA-Turchia. Il Presidente sudanese Al-BAshir continua a negare, mentre l'economia del Paese cresce, anche grazie alla vendita di grandi quantità di materie prime alimentari, come grano e sorgo. In Darfur, invece, continua a crescere il numero di morti per malnutrizione.
Continua il fortunato rapporto di Italians for Darfur con il mondo della musica, con la speranza che attraverso di essa molti giovani possano venire a conoscenza del dramma che si sta consumando da ormai cinque anni in Sudan. Dopo il video spot per la giustizia in Darfur dei Negramaro e l'impegno delle Cinema 2, è il famoso cantante Caparezza (Michele Salvemini), ad aver indossato la t-shirt "Fermiamo il genocidio in Darfur" durante il suo concerto in una delle principali tappe estive. La maglietta di Italians for Darfur, il cui logo è un contributo creativo dei bloggers di Italian Blogs for Darfur, è diventato il più forte simbolo di denuncia del movimento italiano per i diritti umani in Darfur.

Dal blog:
"La guerra armata è l'unica arma per liberare il Darfur e tutte le altre regioni dall'oppressione della dittatura."
di Giorgio Trombatore (leggi il "blog-dossier")

La sentinella solitamente si appostava dietro ai ruderi di un mercato totalmente distrutto nell'area di Kidingir nel massiccio centrale del Jebel Marra in Sud Darfur.
Era un giovane Fur, uno di quegli uomini senza età.
Vestito di stracci con i capelli stile Rasta e con tutto il corpo ricoperto di Jujou, una sorta di amuleto locale , stava per ore a scrutare la savana contro possibili attacchi nemici.
A tracollo portava un vecchio Kalashnikov modello cecoslovacco.
Non appena il rumore di una jeep rompeva il silenzio della savana, la sentinella sparava un colpo nel cielo .
Era l'avvertimento, la sirena dei guerriglieri. [...]


Il mondo diviso tra giustizia e realpolitik
Accontentare tutti, si sa, è sempre difficile. Ancora di più quando si tratta dei membri della Comunità internazionale. Questa regola generale trova nuova conferma in relazione alle recenti notizie riguardanti il Presidente sudanese Omar al-Bashir.
Chi sperava che grida di gioia si levassero in ogni parte del mondo a seguito della sua incriminazione per genocidio in Darfur, richiesta dal Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale, Moreno-Ocampo, è restato profondamente deluso. Gli unici che si sono proclamati all'unanimità soddisfatti del mandato di arresto – che comunque dovrà essere confermato nei prossimi mesi da un panel di giudici della CPI – sono i ribelli darfuriani. [...]


YouTube censurato in Sudan
I bloggers sudanesi stanno lanciando l'allarme: la Sudanese National Telecommunication Corporation (NTC) ha oscurato YOUTUBE da alcuni giorni.
Sembra esserci proprio l'organo governativo di controllo dei media dietro il blocco di Youtube, conosciuto in tutto il mondo quale strumento al servizio della libertà di espressione e di parola


Dossier UNAMID: "un tradimento da parte della comunità internazionale"
Si è svolta, alla Sala stampa di Montecitorio, la conferenza stampa di presentazione del dossier sul bilancio di un anno di missione UNAMID in Darfur.
Nonostante le votazioni in aula in quello stesso momento, ci hanno raggiunto gli Onorevoli Beppe Giulietti (Ivd) ed Enrico Pianetta (Pdl), che sono intervenuti insieme ad Antonella Napoli, Presidente di Italians for Darfur, a Gianfranco Dell'Alba, Segretario di Non c'è Pace senza Giustizia e a Stefano Cera, docente universitario e membro della nostra associazione. Era presente anche Enzo Nucci, corrispondente per la RAI in Africa, più volte inviato dal Darfur, che ci ha omaggiati con un suo intervento in conferenza stampa.
La conferenza ha visto una buona presenza di giornalisti, con un conseguente discreto richiamo da parte delle agenzie stampa. Si è affrontato sia il tema della carenza di infrastrutture e personale che caratterizza la missione UNAMID (un "tradimento da parte della comunità internazionale", come titola appunto il dossier che abbiamo presentato insieme ad altre 36 ONG internazionali membri nella Globe for Darfur Coalition), sia quello della richiesta di incriminazione del Presidente sudanese Omar Al-Bashir da parte del procuratore Moreno-Ocampo della Corte Penale Internazionale (CPI). Ascolta la conferenza


Ai media arabi non piacciono gli "Arabi cattivi": silenzio sul Darfur
C'è un paradossale disinteresse del mondo arabo al conflitto in Darfur: il 40 per cento della popolazione sudanese è Araba, così come Arabi sono parte delle popolazioni interessate dal conflitto.
Nonostante il numero di civili coinvolti sia simile a quello stimato in Iraq, secondo Lawrence Pintak, giornalista esperto di media arabi, il conflitto in Darfur non ha la copertura mediatica che ci si aspetterebbe perché in Darfur viene definitivamente rotto lo schema degli Arabi vittime degli altri. In Darfur, gli "altri" sono gli Arabi. L'attacco più importante al silenzio dei media arabi è arrivato tre anni fa da Nabil Kassem, di Al Arabiya, produttore del censurato documentario "jihad on horseback" [...].

“Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”.
Non sono molto sicura di potermi annoverare tra i buoni, sono però assolutamente sicura che a fare ciò che posso non rinuncerò mai.



barbara


28 agosto 2008

DARFUR LA POLITICA DEI PASSI INDIETRO

Capitolo primo. Da quasi cinque anni il Darfur, regione del Sudan, vive quello che il Dipartimento di Stato Usa ha definito "un genocidio". Nella crociata dei governativi (arabi del nord) contro le popolazioni africane e nomadi, i morti sono stati tra i 250 e i 300mila. Centinaia di villaggi sono stati distrutti. La violenza sulle donne è stata adottata come tattica di guerra. Due milioni e mezzo di persone sono fuggite nel confinante Ciad, dove vivono in campi assai poco sicuri.
Capitolo secondo. Dopo anni di passività l’Onu entra in campo. L'inefficace forza di pace dell'Unione africana lascia il posto, il 31 dicembre 2007, a una nuova missione chiamata Minaud composta da 20mila soldati e da seimila poliziotti. Il governo di Khartoum mette i bastoni tra le ruote ma alla fine concede il suo assenso.
Capitolo terzo. Dei 26mila previsti, la Minaud può contare oggi su ottomila uomini. Quasi tutti africani (come prima della "storica" decisione dell'Onu) perché i paesi occidentali si sono bellamente tirati indietro. Solo gli europei hanno mandato qualcosa, ma in Ciad e non in Darfur. Mancano anche i mezzi, in particolare gli elicotteri, senza i quali i movimenti sul terreno sono ardui. Gli attacchi e i massacri continuano come se nulla fosse stato deciso. E vengono colpiti anche i militari della Minaud, più impotenti che mai.
Capitolo quarto. L'argentino Luis Moreno-Ocampo, procuratore del Tribunale penale internazionale istituito a Roma nel 1998, chiede l'incriminazione del presidente sudanese Ornar al-Bashir per genocidio e crimini contro l'umanità. Molti criticano il magistrato, perché, dicono, l'arresto è materialmente impossibile e si rischia di aggravare ancora la situazione in Darfur.
Capitolo quinto. Incredibilmente la Minaud comincia a
evacuare il "personale non essenziale" temendo tempi peggiori. La Cina, che acquista gran parte del petrolio sudanese e nel contempo vuole proteggere le sue Olimpiadi, continua a fare il pesce in barile.
Capitolo sesto. Il governo sudanese avverte di non poter garantire la sicurezza dei cittadini stranieri in Darfur. Grazie, lo sospettavamo, E l'Onu, cosa può garantire? (Franco Venturini, Io donna, 23 agosto 2008)

E vai a leggere anche questo.
(Poi, volendo, ci si potrebbe anche chiedere come mai a quelle anime sensibili che vanno in barca a portare generi di conforto, oltre che solidarietà morale, a gente decisamente ben pasciuta e ben vestita, nonché abbondantemente fornita di tecnologia, non viene l’idea di fare un giro anche da queste parti).



barbara


20 agosto 2008

E MENTRE A ROMA SI DISCUTE

Sagunto viene espugnata



(e leggi anche qui)

barbara


1 maggio 2008

YOM HA-SHOAH



Oggi in Israele si celebra Yom ha-Shoah, il giorno della Shoah: per due minuti, alle dieci di questa mattina, tutte le sirene presenti sul territorio israeliano hanno suonato. Per due minuti un intero Paese si è fermato. Per due minuti tutti gli israeliani hanno interrotto qualunque cosa stessero facendo e sono rimasti in piedi, immobili, nelle loro case, nelle scuole, negli uffici, nei negozi, per strada accanto alle proprie auto. Per ricordare i milioni di ebrei morti nella Shoah. E per rammentare ai novelli Hitler d’oggigiorno che gli ebrei vivi sono fermamente intenzionati a restare vivi e a RESISTERE a ogni tentativo di portare a termine l’opera intrapresa dai nazisti e dai loro complici. VIVA ISRAELE SEMPRE!



barbara

Aggiunta: imperativo categorico: andate a vedere anche questo.


23 aprile 2008

ADESSO DO I NUMERI

Gli ebrei d’Europa hanno subito un genocidio, gli armeni hanno subito un genocidio, i cambogiani hanno subito un genocidio, i tutsi hanno subito un genocidio, i palestinesi stanno subendo un genocidio.
Gli ebrei d’Europa prima del genocidio erano 12 milioni, dopo il genocidio erano 6 milioni. Gli armeni prima erano tre milioni, dopo uno e mezzo. I cambogiani prima erano quattro milioni e mezzo, dopo erano tre. I tutsi prima erano un milione e mezzo, dopo mezzo milione.
I palestinesi prima del genocidio erano un milione e duecentomila; oggi, dopo sessant’anni di ininterrotto genocidio, sterminio (lo ha detto anche il papa buonanima: “… la terra del Risorto messa a ferro e fuoco … un’occupazione che si fa sterminio …”), pulizia etnica, sono, a quanto pare, un po’ più di dieci milioni: due e mezzo in Cisgiordania, uno e mezzo a Gaza, uno e tre in Israele, e circa cinque milioni di profughi. Interessante, no?

barbara


13 settembre 2007

IV GLOBAL DAY FOR DARFUR

Ricevo e pubblico

Saremo a Roma (Portico d'Ottavia e Piazza Farnese), questa domenica, 16 Settembre, per dire "fermiamo il sangue in Darfur"!

- ore 10:45: Marcia dei rifugiati con partenza da via del Portico d'Ottavia. Presenti Monica Guerritore, Toni Capuozzo, Tiziana Ferrario
- ore 11, Piazza Farnese: mostra fotografica, interventi di associazioni, ospite Presidente Commissione Esteri del Parlamento U. Ranieri
- ore 13: concerto dei Marcosbanda (jazz funk rock), vincitori premio "Voci per la Libertà" 2007

All'iniziativa, promossa da Italians for Darfur, hanno aderito il Comune di Roma, l'UGEI (Unione Giovani Ebrei d'Italia), l'associazione Articolo21, Nessuno Tocchi Caino, la Comunità Ebraica di Roma, la sezione italiana di Amnesty International, l'associazione "Voci per la libertà".

Immagina. Anche se non sarà mai come averlo vissuto.


Immagina.
Nel deserto, la notte, ti svegliano: attaccano il tuo villaggio. Lì hai lasciato i tuoi figli, tua moglie, la tua storia. Bruciano la tua casa. Stuprano tua moglie. Armano tuo figlio. Cancellano la tua storia.

Sparano.
Non bastano le urla terrorizzate dei bambini, l'odore acre di feci e urine liberate dalla paura e del sangue che impasta la terra, il rumore – tanto rumore- di passi, spari, crolli, legna e carne che brucia, niente ferma la mano dei boia.

Corri.
Ti rendi subito conto – forse è solo istinto – che le parole hanno un senso solo se ascoltate.
Allora imbracci il bastone, come fosse un fucile. Corri, con la speranza di poter ancora salvare tua moglie, tuo figlio, non importa la storia. E preghi.
Ma sei lontano, stringi il tuo bastone.
I janjaweed corrono già verso un altro villaggio.

Italian Blogs for Darfur
sito: www.italianblogsfordarfur.it
blog: http://itablogs4darfur.blogspot.com
email: info@italianblogsfordarfur.it
telefono: +39 3937540531

Al tempo di Auschwitz c’era la scusa del “non sapevamo”. Oggi questo alibi non lo abbiamo e un giorno qualcuno – fosse anche solo la nostra coscienza - potrebbe chiederci: e tu che sapevi, che cosa hai fatto?

barbara


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10 agosto 2007

RIFLESSIONE

Sono piuttosto brava, di solito, a riconoscere le pronunce e gli accenti, ma con il titolare dell’albergo proprio non ci riuscivo: qualcosa mi diceva che, nonostante il suo italiano perfetto, non doveva essere italiano, però non capivo di dove potesse essere, e anche il suo viso – bello da togliere il respiro – non mi aiutava a collocarlo. Alla fine mi sono decisa a chiedergli di dove fosse. “Sono iraniano”, ha risposto; e, dopo una breve pausa, “di origine armena”. È stato questo modo di costruire la risposta, a darmi motivo di riflessione. L’identità armena io la sento come un’identità forte, e mi viene da pensare che al suo posto avrei detto “sono un armeno iraniano”. Tanto più che, come mi ha poi raccontato, questa sua identità la vive intensamente: collabora attivamente con Antonia Arslan, traduce, tiene conferenze e incontri per far conoscere la cultura armena annientata nel primo genocidio programmato della storia, nel 1915.
 

Che cosa, dunque, può averlo indotto a qualificarsi come iraniano prima che come armeno? La risposta, credo, può essere una sola: amore. Uno sconfinato amore per questa patria matrigna, ingrata, persecutoria al punto da costringere alla fuga, e tuttavia disperatamente amata. Penso anche alla nostra dolcissima Lilit, costretta all’esilio e straziata dalla nostalgia, piena di rancore per l’islam che ha cancellato una delle culture più antiche e raffinate del pianeta e tuttavia traboccante d’amore per quella sua pur stravolta, pur snaturata patria. E alla fine tornata per cercare di “fare qualcosa di più utile”, pur sapendo di rischiare la vita. Strana bestia davvero l’amore, qualunque ne sia l’oggetto.

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 10/8/2007 alle 13:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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