.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


17 agosto 2010

NON VA BENE

                         

“Non va bene” ha detto, e con pochi, rapidi colpi del piede ha demolito il castello di sabbia. “Ma mamma... ma perché?” Talmente stupito, talmente incapace di capire, da non riuscire neppure ad essere arrabbiato mentre, con le lacrime che gli luccicavano negli occhi, guardava sconfortato quella devastazione. “Perché non andava bene”. “Ma l’avevo fatto io!” Non andava bene”. “Ma era mio!” “Non andava bene”.
Mi è tornato alla mente il mio orto. Quando arrivava la primavera veniva su mio padre e provvedeva: vangava, sarchiava, concimava, rastrellava, faceva le aiuole, seminava, copriva. Faceva tutto lui. “Perché tu non sei capace”. Un anno è successo che non stava bene e non è potuto venire, e l’orto finalmente ho potuto farlo io. Vangato sarchiato concimato rastrellato fatto le aiuole seminato coperto. Innaffiato. Legato i pomodori quando hanno cominciato a crescere. Eccetera. Quell’anno l’orto – sarà stato un caso, per carità – è venuto meglio degli altri anni. Poi in luglio io sono andata al mare e loro sono venuti a casa mia, a far vacanze in montagna. Quando sono tornata a fine mese ho trovato l’orto devastato. “Cosa hai fatto?!” “Ho vangato su tutto”. “Come hai vangato su tutto? Perché?” “Non andava bene”. “Come non andava bene? Era pieno di verdure!!” “Erano troppo fitte, non potevano venire su bene. Ho vangato su tutto e ho riseminato”. Non sapeva, il signor sotuttoio, nonostante venisse dalla campagna, che le cose non si possono seminare quando capita, e se le semini fuori stagione non viene niente. Infatti non è cresciuto un grammo di verdura. Allora, idea geniale, compra le piantine e le pianta. Ignorando che anche per la messa a dimora ci sono i suoi tempi. In breve, quell’anno di verdura del mio orto non ne ho mangiata.
E mi chiedo, una volta di più, quale strana perversione spinga così tanti genitori a distruggere i propri figli. O, se non si azzardano a distruggerli materialmente per paura della galera, a distruggerli simbolicamente distruggendo le loro opere.
(Sempre in tema di distruzioni, qui)

barbara


13 dicembre 2008

L’UOMO NERO



Non so se si usi ancora – magari se fra i miei lettori c’è qualche giovane genitore, potrà soddisfare la mia curiosità – ma ai miei tempi era d’uso comune: non appena il pargolo, ad unico e insindacabile giudizio dei genitori, non si comportava bene, scattava la terrificante minaccia: guarda che chiamo l’uomo nero! Lo facevano anche i miei, naturalmente. Io non ci credevo. Di più: ero assolutamente sicura che l’uomo nero fosse una loro invenzione, e mi divertivo come una matta a prenderli per il culo: quando meno se lo aspettavano, nel cuore della notte, mi mettevo a picchiettare o grattare con le dita sulla testiera del letto e con voce cavernosa dicevo: “Arriva l’uomo nero … arriva l’uomo nero!”
Il fatto è che l’uomo nero, nel senso di persona con la pelle nera, in realtà esiste. Ed era inevitabile che prima o poi ne incontrassi uno. A quel tempo non c’era l’immigrazione selvaggia di oggi, anzi, non c’era immigrazione affatto, tranne qualche cinese (“Tle clavatte mille lile”), probabilmente in fuga dal paradiso in terra che la rivoluzione aveva creato, però c’erano degli studenti: di università in Africa ce n’erano ben poche, all’inizio degli anni Cinquanta, e quindi chi voleva e poteva studiare doveva venire qui, in Europa. È stato così che è arrivato il brutto giorno in cui ho incontrato l’uomo nero. Eravamo davanti al Duomo, vicino al caffè Gancino, me lo ricordo ancora; avrò avuto sì e no due anni – talmente piccola che stavo in braccio a uno di loro due – ma me lo ricordo perfettamente: all’improvviso me lo sono trovato avanti, e la scoperta che la cosa che credevo falsa e che avevo sempre sfottuto esisteva realmente mi ha provocato un vero e proprio shock. Mi sono aggrappata al suo collo e nascondendogli/le la faccia sulla spalla, disperata e terrorizzata, mi sono messa a urlare “Mi no vojo l’omo nero! Mi no vojo l’omo nero!”
Ogni tanto mi torna alla mente e ogni volta, ancora oggi, pensando a come quella persona si dev’essere sentita mi sento avvampare dalla vergogna. Loro, invece, sono andati avanti per un tempo infinito a raccontarlo come cosa divertentissima.
Una cosa non ho ancora capito: come mai i radicali, che hanno trascorso tutta intera la loro esistenza a sfornare referendum a miliardi, non abbiano ancora mai proposto quello che rappresenterebbe la salvezza del genere umano, ossia quello per l’abolizione dei genitori.

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. uomo nero bambini genitori vergogna

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 13/12/2008 alle 14:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


22 febbraio 2008

MA POLLICINO È UNA FIABA, VERO?

Ha convinto i suoi gemellini di cinque anni a fare una bella sciata fuori pista, li ha portati nel bosco, ha detto “Vi aspetto giù” ed è partito. Quando, un bel po’ dopo essere arrivato, ha visto che loro invece non comparivano, ha pensato bene, bontà sua, di dare l’allarme. Li hanno ritrovati tre ore dopo, terrorizzati, disperati, mezzo congelati – siamo abbondantemente sotto lo zero. Dice che adesso rischia una denuncia per abbandono di minore. No, un momento, come sarebbe a dire che rischia una denuncia? Volete dire che non lo hanno ancora messo sulla sedia elettrica?

barbara


16 novembre 2007

CONTROLLI

Nel post dedicato a Gabriele Sandri, Giuseppe si chiede amaramente: “hanno sottoposto il poliziotto pistolero ai test per rilevare la presenza di alcool o altre sostante psicotrope nel suo sangue?” Già, i controlli. Alcune categorie li subiscono; altre, per grazia ricevuta, ne sono esentati. E questo commento mi ha fatto tornare alla mente due episodi avvenuti in regione qualche anno fa.
Uno riguarda un capitano, non ricordo se dei carabinieri o dell’esercito. Col primo figlio l’aveva passata liscia, ma quando il secondo è finito per la terza volta all’ospedale con evidenti segni di sevizie, sono cominciati a sorgere dubbi anche sulle cause della morte del primo. È iniziata una serie di indagini ed è emerso che le sevizie sui figli erano pratica abituale: chiaro, dunque, che si trattava di una personalità disturbata. E ci si chiede: come mai su una persona che per mestiere maneggiava quotidianamente delle armi non era mai stata svolta nessuna verifica? (Per inciso, in primo grado è stato condannato, in appello assolto, nonostante le sevizie almeno sul secondo figlio fossero evidenti e documentate).
L’altro riguarda un ragazzino di quattordici anni, che un giorno ha ammazzato il padre con una coltellata nella pancia. Sconcerto, sgomento, incredulità di fronte a un simile delitto verificatosi per di più in una famiglia modello, madre insegnante, padre psicologo, vita familiare perfetta … Poi, un po’ alla volta, viene fuori che no, forse proprio proprio perfetta non è. Viene fuori che il padre aveva di tanto in tanto delle esplosioni di rabbia. Viene fuori che non venivano fuori di tanto in tanto, bensì piuttosto spesso, e che non erano semplici esplosioni di rabbia, ma veri propri raptus in cui massacrava letteralmente il bambino. E infine viene fuori la cosa più sconvolgente di tutte: sul coltello non ci sono impronte del ragazzo. Ci sono solo quelle del padre. Perché lui aveva impugnato il coltello per ammazzare il figlio, e il ragazzo, in un disperato tentativo di salvarsi, con la forza della disperazione era riuscito ad afferrargli il polso e a girarlo. E tanta era la furia con cui il padre si stava slanciando su di lui, che ci si è infilzato. Uno psicologo. Uno che maneggiava le menti altrui: perché a nessuno viene in mente che possa essere il caso di effettuare qualche verifica su persone che hanno simili responsabilità? Esistono dunque categorie di persone al di sopra di ogni sospetto a prescindere?

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. figli genitori controlli

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 16/11/2007 alle 16:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa


16 giugno 2007

A SCUOLA, PER ESEMPIO

A scuola per esempio succede che in prima, all’inizio dell’anno, viene spiegato che i compiti in classe si fanno in due ore, e dato che l’ora doppia c’è il sabato, è di sabato che si faranno. Allora una scolaro alza la mano e dice: “Io non posso farli: il sabato ho gli allenamenti e le gare di nuoto”. Dico, ragazzo mio, potrai saltare UN compito, non I compiti. Dice, ma io il sabato ho gli allenamenti e le gare di nuoto, se lei fa il compito di sabato io non lo faccio. Dico, va bene, vorrà dire che se non ho neanche un voto ti dovrò mettere in pagella “non classificato”. Mi arriva la madre furibonda, dice lui il sabato ha gli allenamenti e le gare, e i compiti in classe non li fa. Dico, scusi, prima verrebbe la scuola. Dice: niente vero! Ha detto l’allenatore che PRIIIMA viene il nuoto e DOOOPO tutto il resto, e lei la deve smettere di terrorizzarlo raccontandogli di queste balle che gli dà non classificato in pagella, guardi che vado dal preside, sa. (Io adesso la faccio corta perché detesto annoiare, ma la cosa è durata quasi tre quarti d’ora con lei che continuava a ripetere all’infinito tutta la sequenza e io che tentavo, inutilmente, di chiudere il discorso).
A scuola per esempio succede che all’udienza dico a una mamma che il ragazzo mi è già venuto senza compito per sei volte, e lei promette che d’ora in poi gli starà dietro di più ed eviterà che torni a succedere. Quando viene senza compito per l’ottava volta, gli scrivo una nota nel diario, e il giorno dopo mi porta una firma lampantemente falsa. Naturalmente lui giura che è autentica e io gli dico va bene, se è autentica non avrai problemi a dire a tuo padre che non mi piace e che ne voglio un’altra. Il giorno dopo mi porta una firma sicuramente autentica ma … non sulla pagina del diario bensì su una strisciolina di carta bianca incollata sulla pagina del diario. Scrivo una lettera in cui do conto dell’accaduto e la faccio spedire dalla segreteria. Mi arriva il padre. Dice che le firme sono sue. Tutte e due. Mi spiega che la prima gli è venuta strana perché era arrabbiato. Con l’altra è successo che nella pagina del diario si era fatto (?) un buco e allora il ragazzo per coprirlo ci ha incollato sopra quella striscia di carta (diversa dalla carta del diario?! Sì, perché?) e lui sbadatamente ha firmato proprio sopra lì senza riflettere che la cosa mi avrebbe potuta insospettire.
A scuola per esempio succede che mando una lettera a casa per informare che uno scolaro ha ripetutamente aggredito un compagno, correndogli anche dietro fuori dalla scuola, nonostante una prima volta lo avessi fermato e ammonito di piantarla. Dalla segreteria mi informano che all’una e tre quarti arriverà la mamma dello scolaro. La mia ora di udienza è alle dodici e un quarto; mi può andare bene anche all’una e tre quarti, ma non sarebbe stato male mandarmi prima a chiedere se mi va bene. Comunque. All’una e tre quarti io sono lì, e lei no. Arriva con un quarto d’ora di ritardo; naturalmente si guarda bene dallo scusarsi. Dico, guardi, stavolta mi sono proprio arrabbiata sul serio. Dice, sì ma senza motivo, a quanto ho sentito. Perché lei non è venuta per sentire la mia versione dei fatti, neanche per sogno: lei è venuta a dirmi che siccome la mia versione è diversa da quella di suo figlio, allora è chiaro che io conto balle. Perché, e questo me lo dice proprio esplicitamente, fra me e suo figlio, lei crede a suo figlio. Nonostante sia stato documentatamente beccato a mentire almeno una dozzina di volte.
A scuola per esempio succede che alla fine dell’ora dico “Allora per casa mi fate …” “Per domani?” “No caro, io domani ho il giorno libero e dormo”. E i genitori vanno in massa dal preside a protestare perché sfotto i ragazzi dicendogli che io dormo mentre loro invece devono lavorare (e il preside me ne viene a chiedere conto).
A scuola per esempio succede che un terzo di classe mi arriva senza compito e io li sgrido. E una mamma mi viene a chiedere inorridita: “Ma è vero quello che ho sentito dire, che lei sgrida?!?” (Oggi è stato l’ultimo giorno di scuola, non so se si sia capito).

“That is not what I meant at all.
That is not it, at all.”

(In the room the women come and go
Talking of Michelangelo)

(Do I dare
Disturb the universe?)

In silenzio, a testa bassa, si allontana. Dissolvenza.

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scuola genitori

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 16/6/2007 alle 18:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (109) | Versione per la stampa
sfoglia     luglio        settembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA