.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


20 maggio 2009

LA POLITICA VATICANA È SEMPRE PIÙ FILO ARABA

di Sergio Minerbi

Sergio Minerbi, il più illustre storico dei rapporti fra Vaticano e Israele, ha scritto per Informazione Corretta, una lucida analisi del viaggio di Benedetto XVI nella cosidetta Terra Santa. Questi sono i fatti, incontrovertibili.

Papa Benedetto XVI è ripartito da Israele, la paralisi del traffico a Gerusalemme è finita, ma è rimasto in bocca agli Israeliani un sapore amaro. Durante il suo soggiorno in Israele il Papa non ha nemmeno tentato l'inizio di un dialogo politico che porti a una migliore comprensione reciproca. No, le sue idee ostili a Israele, erano chiare prima ancora di venire nella nostra regione e tali sono rimaste. Egli riconosce le radici comuni con l'Ebraismo nella speranza di convertire gli Ebrei al Cristianesimo come dimostra l'uso della parola "riconciliazione", che come è noto fu usata da San Paolo nel senso di convertire Ebrei e Pagani riconciliandoli nel segno della Croce (Lettera agli Efesini).
Ma sul piano politico la Santa Sede ha accolto in pieno le tesi dei Palestinesi e non ne deflette di un millimetro. Per esempio la questione del muro, già attaccato da Giovanni Paolo II, e sapientemente usato dalla propaganda araba. Benedetto XVI non si è mai domandato perché sia stato costruito quel muro ed ha dimenticato la serie di attentati terroristici effettuati all'interno di Israele da Palestinesi provenienti dalla Cisgiordania.
Perché il muro dà tanto fastidio? Proprio perché esso divide la Palestina mandataria in due entità, preambolo necessario per chi voglia davvero la spartizione in due stati indipendenti. Ma segretamente i Palestinesi rifiutano tale soluzione e continuano a reclamare il diritto al ritorno dei profughi "nelle loro case". Questa formula apparentemente innocente, significa in chiaro ottenere con la demografia galoppante araba ciò che non riuscirono a spuntare con le armi e le azioni terroristiche. Per questo non vogliono il muro ed organizzano ogni settimana qualche dimostrazione con l'aiuto di volontari europei. La Santa Sede è chiaramente dalla loro parte e con tale atteggiamento allontana la pace che dice di volere. Tale politica partigiana ostile a Israele non aiuta a risolvere la questione del conflitto israelo-palestinese ed anzi non può che esacerbarlo.
L'ex Primo Ministro Ehud Olmert che fu uno dei più disponibili a raggiungere un accordo coi Palestinesi, disse che nel negoziato si erano fatti molti passi avanti circa sei mesi prima che egli lasciasse la sua carica, ma i Palestinesi non vollero firmare sperando di ottenere ancora di più. La politica della Santa Sede nel Medio Oriente sembra voler gettare della benzina sul fuoco. Questa è l'impressione di molti che hanno ascoltato il Papa mercoledì 13 Maggio a Betlemme e dintorni dove ha detto: "come ogni altro popolo i palestinesi hanno diritto a sposarsi, a formarsi una famiglia e avere accesso al lavoro, all'educazione e all'assistenza sanitaria".
Il diritto al lavoro invocato dal Papa è stato annullato dal Hamas. C'era una volta la zona industriale di Erez dove circa cinquemila Palestinesi di Gaza lavoravano in fabbriche ed officine create da imprenditori israeliani. Dopo una serie di bombardamenti e colpi di mortaio contro la zona in questione, gli Israeliani se ne andarono e cinquemila Palestinesi sono stati privati dal Hamas del diritto al lavoro. Ogni anno l'Unione Europea paga all'Autorità Palestinese almeno 600 milioni di euro, senza richiedere che nemmeno una piccola percentuale sia dedicata alla creazione di nuovi posti di lavoro. Sono soldi gettati dalla finestra. Dopo l'azione militare a Gaza di qualche mese fa, si riunì la Conferenza internazionale di Sharm el Sceik e gli Stati Uniti promisero 900 milioni di dollari anch'essi non vincolati a nuovi posti di lavoro. I soldi vengono spesi per ben altri scopi e il "diritto al lavoro" invocato dal Papa è calpestato dal Hamas.
Le Nazioni Unite hanno creato la UNRWA, agenzia specializzata per l'aiuto ai profughi palestinesi, che sussiste dal 1949 senza poter reinserire nemmeno un profugo nella vita economica locale per l'opposizione dei paesi arabi che vogliono tener aperta la ferita per farne un'arma contro Israele. È probabile che il Piano Marshall preconizzato dal Premier Berlusconi faccia la stessa fine. Il diritto all'educazione anch'esso invocato al Papa, esiste con sette Università in Cisgiordania create dopo l'instaurazione dell'amministrazione israeliana. Ma molti studenti sono assoldati dal Hamas per effettuare azioni terroristiche . A Gaza decine di migliaia di studenti liceali ottengono la maturità ma non trovando un lavoro produttivo finiscono nelle milizie armate del Hamas.
Evidentemente nessuno ha raccontato al Papa che nella striscia di Gaza evacuata fino all'ultimo millimetro da Israele, il Fatah di Abu Mazen ha subito l'uccisione da parte del Hamas di almeno 150 uomini armati e ha perso la striscia oggi dominata dal Hamas. Se la Cisgiordania indipendente cadesse anch'essa nelle mani del Hamas, non basterebbero più i posti di blocco ed il muro. I missili Qassam e le bombe di mortaio verrebbero lanciati contro Israele come è avvenuto per otto anni accanto alla striscia di Gaza senza che nemmeno una volta la Santa Sede esprimesse la sua solidarietà per la popolazione civile israeliana colpita.
Già durante l'azione militare israeliana a Gaza, Benedetto XVI aveva parlato in favore dei Palestinesi cinque volte nei primi otto giorni del 2009. Poi egli benedisse la Conferenza di Ginevra denominata Durban-2, nonostante il boicottaggio di alcuni paesi occidentali a fianco di Israele. Molti di quelli che andarono a Ginevra, uscirono dalla sala quando parlò il Presidente dell'Iran, ma il diplomatico Vaticano vi rimase. La Santa Sede dalla creazione dello Stato d'Israele ad oggi ha sempre condotto una politica filo-araba. Che cosa ha ottenuto? Il risultato è stato che il numero dei Cristiani del Medio Oriente è sceso da circa 500.000 a non più di 100.000 oggi, il Libano che era l'unico paese cristiano della regione è sottoposto alla pressione sciita e rischia di divenire la preda dell'Iran, l'Egitto è minacciato dall'Hizbollah.
Leggendo la lezione magistrale di Benedetto XVI a Ravensburg nel 2006, ci eravamo illusi per un momento che fosse apparso sulla scena politica il difensore a spada tratta dell'Europa dalla marea fondamentalista islamica. Ma tale discorso sembra oggi una "vox clamans in deserto", abbandonato anche dalla diplomazia vaticana. Cosa ha fatto finora Israele per tentare di migliorare la politica Vaticana? Gli Ambasciatori d'Israele presso la Santa Sede, abbagliati dall'architettura di Michelangelo, sono diventati i partigiani del Vaticano. Uno di loro aveva perfino preconizzato la cessione del Cenacolo in cambio di una vaga promessa di inviare un milione di pellegrini. Era sfuggito al diplomatico in questione il fatto che il Cenacolo sia solo custodito da Israele che non ne ha la proprietà e quindi non può cederlo a nessuno. Per di più sia Israele sia la Santa Sede hanno firmato nell'Accordo fondamentale del dicembre 1943 l'impegno reciproco a salvaguardare lo Status quo del 1852 che sarebbe gravemente leso con un'eventuale cessione. In senso inverso Israele avrebbe potuto mettere in pratica le promesse di esenzioni fiscali contenute nell'Accordo fondamentale.
Ma la debolezza del Ministero degli Esteri non ha permesso questo risultato che nel frattempo non basta più poiché il Vaticano ha richiesto il 30 Aprile 2009 a Gerusalemme anche l'incolumità da espropri per cinque Luoghi Santi di proprietà del Vaticano, nonché la cessione del Cenacolo di cui sopra. Per secoli gli Ottomani amministrarono i Luoghi Santi Cristiani e la Palestina col pieno accordo della Santa Sede. Ma lo stesso accordo non è stato ancora concesso a Israele. (qui)

“Evidentemente nessuno ha raccontato al Papa …” ipotizza il buon Minervi. No, carissimo, non si faccia illusioni: glielo hanno raccontato, eccome se glielo hanno raccontato. Così come sapeva tutto ciò che c’era da sapere il suo predecessore, che cianciava di “occupazione che si fa sterminio” e di “terra del Risorto messa a ferro e fuoco” e sproloquiava di “ponti e non muri”. E così come pure quell’altro predecessore sapeva, eccome se sapeva, ciò che stava accadendo nell’Europa dell’est. Il fatto è, caro Minerbi, che il problema è sempre lo stesso: non siamo noi che siamo razzisti, siete voi che siete ebrei.

barbara


9 gennaio 2009

RICORDA QUALCOSA?

Alla fine di marzo i nazisti si sentirono abbastanza forti per dare l'avvio al primo atto della loro vera rivoluzione, quella che non è diretta contro una determinata carta costituziona­le, ma contro i fondamenti della convivenza umana sulla ter­ra, e che, se non viene contrastata, è ancora ben lontana dall'aver raggiunto il proprio acme. Il suo primo, timido atto fu il boicottaggio degli ebrei del 1° aprile 1933.
Venne deciso la domenica precedente da Hitler e Goebbels sull'Obersalzberg, tra tè e biscotti. Lunedì i giornali titolarono, con curiosa ironia, «Annunciata azione di massa». A partire da sabato 1° aprile, si leggeva, tutti i negozi ebrei dovevano essere boicottati. Sentinelle delle SA si sarebbero schierate davanti agli esercizi impedendo che qualcuno vi entrasse. Nello stesso modo si dovevano boicottare i medici e gli avvocati ebrei. Pat­tuglie di SA avrebbero controllato che in studi e ambulatori si effettuasse il boicottaggio.
Dalle motivazioni di questo provvedimento si può misurare il progresso che i nazisti avevano compiuto in un mese. La leg­genda del progettato putsch comunista, raccontata per abro­gare la costituzione e le libertà civili, era stata una storiella co­munque ben costruita, che teneva d'occhio la credibilità; anzi, si era ritenuto necessario mettere assieme una specie di prova visibile dando fuoco al Reichstag. La motivazione del boicot­taggio degli ebrei, al contrario, era un'offesa impudente e una presa in giro di coloro dai quali si pretendeva che si comportassero come se ci credessero davvero. Infatti il boicottaggio degli ebrei doveva essere organizzato come misura di difesa e di ritorsione contro le false notizie di atrocità che avvenivano nella nuova Germania, prive di ogni fondamento, capziosa­mente diffuse all'estero dagli ebrei tedeschi. Ecco, questo era il motivo.
Nei giorni seguenti vennero disposti altri provvedimenti in­tegrativi (alcuni di essi furono poi attenuati, per il momento): tutti i negozi «ariani» dovevano licenziare i loro impiegati ebrei. E dovevano farlo pure tutti i negozi ebrei, che erano ob­bligati a pagare salari e stipendi ai loro impiegati «ariani» an­che durante la chiusura dovuta al boicottaggio. I proprietari di negozi ebrei dovevano ritirarsi dall'attività e trovare gesto­ri «ariani». Eccetera.
Contemporaneamente iniziò una grande «campagna di informazione» contro gli ebrei. Con volantini, manifesti e adu­nate di massa i tedeschi furono illuminati sul fatto che se fino ad allora avevano considerato gli ebrei esseri umani erano in­corsi in un errore. In realtà gli ebrei erano una «sottospecie» umana, quasi degli animali, ma con le caratteristiche di demo­ni. Quali conseguenze se ne potevano trarre, per il momento non veniva detto. Comunque, come grido di battaglia e parola d'ordine fu consigliato «Crepa giudeo!». A capo del boicottaggio venne designato un uomo di cui la maggior parie dei tede­schi lesse allora il nome per la prima volta: Julius Streicher.
Tutto questo suscitò qualcosa che dai tedeschi, dopo le ul­time quattro settimane, non ci si sarebbe più aspettati: sgo­mento generalizzato. Un borbottio di disapprovazione, soffo­cato ma udibile, corse attraverso il paese. I nazisti intuirono di aver fatto un passo troppo lungo, per il momento, e dopo il 1° aprile annullarono una parte dei provvedimenti. Ma non sen­za prima lasciare che lo sgomento totale producesse i suoi ef­fetti. Nel frattempo, sappiamo a quante delle loro reali inten­zioni abbiano rinunciato.
La cosa strana e deprimente fu senza dubbio che, al di là dell'immediata sensazione di sgomento, questo primo gran­dioso annuncio di una nuova idea criminosa scatenò in tutta la Germania un'ondata di dibattili e discussioni... ma non sulla questione dell'antisemitismo, bensì sulla «questione ebraica». Un giochetto che da allora ai nazisti è riuscito per molte altre «questioni», anche su scala internazionale: mentre minacciava­no qualcuno di morte pubblicamente - un paese, un popolo, un gruppo umano - riuscivano a far sì che di colpo venisse messo in discussione da tutti non il loro diritto all'esistenza, ma quello di quel qualcuno.
Improvvisamente ognuno si sentì obbligato e autorizzato a formarsi un'opinione sugli ebrei e ad esporla. Si operarono sottili distinzioni tra gli ebrei «rispettabili» e gli altri; se alcuni, per così dire a giustificazione degli ebrei - giustificazione per cosa? contro cosa? - portavano gli esempi delle loro prestazio­ni in campo scientifico, artistico, medico, altri rinfacciavano loro proprio questo: avrebbero «inforestierito» la scienza, l'ar­te, la medicina. Soprattutto divenne rapidamente consuetudine generale e popolare quella di mettere in conto agli ebrei l'esercizio di professioni rispettabili e intellettualmente rilevanti come se fosse un crimine o quanto meno una mancanza di tatto. A chi difendeva gli ebrei si rimproverava, aggrottando la fronte, che insomma gli ebrei, in modo decisamente riprove­vole, erano presenti in proporzione notevole tra i medici, gli avvocati, i giornalisti ecc. Ci si dilettava particolarmente nel risolvere la «questione ebraica» con calcoli percentuali. Si inda­gava se la quota di ebrei nel numero di membri del partito co­munista non fosse troppo alta, e quella nel numero dei caduti della guerra mondiale forse troppo bassa. (Davvero, ho assi­stito anche a questo, da parte di un uomo che si annoverava tra i «ceti colti» e aveva un titolo di dottore. Mi dimostrò con la massima serietà che, considerando il numero complessivo degli ebrei tedeschi, i 12.000 caduti nella guerra mondiale era­no proporzionalmente inferiori rispetto alla corrispondente cifra dei caduti ariani, e da qui deduceva «una certa giustifi­cazione» dell'antisemitismo nazista.) (Sebastian Haffner, Storia di un tedesco, Garzanti, pp. 113-116; libro scritto nel 1939).

Davvero preziosa, la lezione dei nazisti. Talmente preziosa che è stata ripresa al cento per cento, e ciò che era allora accaduto per il popolo ebraico, avviene ora per lo stato ebraico: non la legittimità di chi ne persegue la distruzione, viene messa in discussione, bensì quella della sua esistenza. Historia magistra vitae? Sì, certo, peccato solo che i maestri più gettonati siano regolarmente quelli dalle mani più lorde di sangue. E fra le colpe che maggiormente si imputano agli ebrei, continua ad esserci quella di morire troppo poco – magari da quelli stessi che il 27 gennaio si commuovano e gli scappa anche la lacrimuccia: gente che ama talmente tanto commemorare l’olocausto da prodigarsi con tutte le proprie forze per poterne, un giorno, commemorare due.


barbara

AGGIORNAMENTO: corri a leggere questo.

sfoglia     aprile        giugno
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA