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Diario


12 giugno 2008

GIORNALETTISMO: PEGGIO LE BOMBE FINTE CHE LE BOMBE VERE

Comunicato Honest Reporting Italia 12 giugno 2008

Giornalettismo è un sito che raccoglie contributi da numerosi giornalisti o aspiranti tali. A volte rende un buon servizio all'informazione, a volte no. Questa volta è una delle volte no. Non ci soffermeremo a commentare ogni singola affermazione dell'articolo: seguendo il link troverete l'articolo originale, corredato di foto, e i numerosi commenti dei lettori, alcuni dei quali contengono interessanti osservazioni tecniche che potranno aiutare i nostri lettori a formulare le lettere da inviare al sito. Come accompagnamento di questo comunicato ci limiteremo pertanto a sottolineare che l'autore dedica tutta la sua appassionata attenzione alle "bombe soniche" che tormentano i palestinesi di Gaza, senza spendere una sola parola per i razzi veri che seminano morte e distruzione in Israele: tutto ciò che i palestinesi in generale e gli abitanti di Gaza in particolare devono subire, a quanto pare, è dovuto unicamente alla gratuita perfidia di Israele.

“Le bombe delle sei non fanno male”

di Alessandro Bernardini

Riflessi derivati e reazioni incontrollate del corpo umano quando gli capita di finire sotto un bombardamento. Fatto di screamers, bombe sonore che colpiscono l’apparato uditivo e causano un gran numero di danni collaterali

Quando il militare dell’IDF - vestito a festa per affrontare i soliti manifestanti del villaggio di Bil’In – lancia lo screamer, un rumore assordante lacera l’aria. La folla trasale e da riottosa diventa un mucchio di formiche che affoga nell’acqua. In fuga senza una meta precisa. Lacrimogeni e pallottole di gomma ad altezza testa fanno il resto. Il panico è servito. Anche il 6 giugno scorso è accaduto, come tutti i venerdì da tre anni a questa parte.
BUM BUM BANG BANG! - Screamer, sembra il titolo di un polpettone b-movie in uscita in tutte le sale dal prossimo autunno. Invece è una bomba. Una bomba sonora. Il primo gesto automatico, il riflesso condizionato, è quello di portarsi le mani a tappare le orecchie, ma non serve a nulla. L’unica cosa da fare è allontanarsi dalla fonte del suono e aspettare che passi. Quando incontro la prima volta H., un medico di Gaza City, dopo mezz’ora che parliamo mi dice: “Qui a Gaza l’esperimento è diverso rispetto a Bil’in. Dopo il disimpegno da Gaza dei coloni siamo diventati delle cavie“. “In che senso?“, chiedo, un pò innervosito dalla mia mancanza di comprensione. “L’infrasuoni a bassa potenza implica sensazioni di malessere generale, mal di testa e nausea”. Penso: sono in questa cella a cielo aperto, nella Striscia di Gaza, con la sensazione di essere un corpo estraneo e mi ritrovo a parlare di infrasuoni! “E questo è il minimo” - continua il dottor H. - “Qui si parla di bombe soniche che simulano un attacco missilistico, sai che significa?mi chiede esasperato conoscendo già la risposta. “No. non sono mai stato sotto un bombardamento” (ironia della sorte, il giorno dopo…). “Ti faccio un piccolo schema” - dice lui - “Abbiamo già parlato di infrasuoni a bassa potenza. Quelli a media potenza causano vomito, spasmi intestinali, defecazione incontrollata” - le sue mani lentamente disegnano delle onde su un grafico che rappresentano i flussi sonori. “Poi arriviamo alla tortura vera e propria“, continua il medico. Rimango in attesa. “Gli infrasuoni ad alta potenza” - lo dice e poi prende una lunga pausa - “Questi ultimi sono i peggiori. Causano disgregazione delle viscere, tutti gli organi interni rischiano praticamente di fondersi“. Lo interrompo. “Ma allora la storia degli aborti?..

ABORTI - Avevo sentito dire che a Gaza negli ultimi anni si era registrato un aumento spropositato degli aborti spontanei. “Certo“- dice lui - gli aerei israeliani volano a bassa quota infrangendo la barriera del suono. In quel momento è come se un terremoto entrasse nella tua casa, spaccando i vetri, e tutto quello che c’è dentro. Lo spostamento d’aria e la bomba sonora causano dei danni spesso permanenti. Dall’estate del 2005 ad oggi sono aumentati del 40% gli aborti e del 45% gli infarti“. Rimango a guardare il foglio e le sue mani. “Ma…perchè?“, mi sento stupido appena pronuncio l’ultima sillaba. “Perché? Vogliono punirci. E’ una sorta di tortura. Tu non sai mai se quello che senti è un bombardamento vero o se è “solo” sonoro. Non sai dove andare, non sai a cosa aggrapparti. Non sai dove rifugiarti. E poi quando arrivano anche le bombe vere e allora devi sono sperare che cadano un pò più in là“. Il dottor H. mi fa segno di aspettare, che in Palestina somiglia al nostro “ma che vuoi?”, la mano chiusa con il pollice che tocca le altre quattro dita. Gira il foglio e ricomincia a disegnare, “Guarda qua” – mi dice – “Ci sono poi i suoni acuti a bassa, media e alta potenza che vanno ad intaccare direttamente l’udito. Possono causare perdite temporanee della soglia di udibilità, oppure permanenti”.

RUMORI - Comincio a guardare fuori della finestra in attesa di qualche aereo in arrivo. “I suoni acuti ad alta potenza causano ustioni localizzate oltre che il rischio di perdita dell’udito”. Lascia da parte il foglio e si sistema gli occhiali. “Sai che dicono gli ufficiali israeliani?” – mi chiede sapendo nuovamente che non potrò rispondere – “Incoraggiamo i palestinesi a fare qualcosa per combattere il terrorismo nella Striscia!” Le sonic bombs sarebbero solo un avvertimento che in fondo non fa male a nessuno. Il problema è che quest’ammonimento è una vera e propria tortura psicologica oltre che fisica.
Saluto il dottor H. e appena esco dall’ospedale guardo il cielo e allungo il passo. Arrivato in albergo accendo il computer e cerco un po’ di materiale sulle bombe sonore. Scopro che:
l’agenzia dell’ONU per i profughi palestinesi ha affermato che una maggioranza dei pazienti ricoverati per le conseguenze dei boom sonici è costituita da minori di 16 anni che soffrono di sintomi come attacchi d’ansia, enuresi, spasmi muscolari, temporanea perdita dell’udito e difficoltà respiratorie.

BAMBINI - Mi vengono in mente proprio i bambini di Gaza che escono dal nulla e nel nulla scompaiono come i gatti. Molti di loro imparano a vivere nella rabbia e nella vendetta. Mi sento così stupido a pensare di arrivare da Roma e parlare di pace, in una sorta d’incarico divino, esportando la “mia” visione” di democrazia con l’atteggiamento di chi ha la ragione dalla sua parte. Basta stare un giorno lì e si capisce che le cose sono molto più complicate. Troppo.

Oltre a commentare nel sito, si possono inviare messaggi a giornalettismo@gmail.com. Cogliamo l'occasione per suggerire ai nostri lettori di prendere visione di una interessante riflessione inserita nel nostro sito.


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Interessante, anche se a volte un tantino delirante, la discussione che si è sviluppata nei commenti in coda all’articolo. Se avete un po’ di tempo vi consiglio di dare un’occhiata.


(questa la metto per bellezza, visto che gli amici di Giornalettismo non hanno avuto tempo di cercare anche qualche documento su questi bambini palestinesi)


barbara


9 marzo 2008

AMNESTY INTERNATIONAL RECIDIVA

Comunicato Honest Reporting Italia 9 marzo 2008

Oggi ci occupiamo di Amnesty International. Per la precisione, dell'ennesimo attacco antiisraeliano di AI: http://www.amnesty.it/pressroom/comunicati/CS31-2008.html

CS31-2008: 03/03/2008

Israele/Territori occupati palestinesi: Amnesty International chiede che cessino le uccisioni di civili
Naturalmente starà chiedendo che cessino le uccisioni di TUTTI i civili, vero?

Amnesty International ha dichiarato che gli attacchi dell'aviazione e dell'artiglieria israeliana contro la Striscia di Gaza stanno avvenendo con incurante disprezzo per le vite civili.
Ah, no, ci eravamo sbagliati: sta chiedendo solo che cessino le uccisioni dei civili palestinesi. Quelli israeliani, invece, crepino pure, con la nostra santa benedizione.

"Gli attacchi israeliani degli ultimi giorni contro Gaza hanno ucciso oltre 75 palestinesi, compresi almeno 10 bambini e altri civili estranei agli scontri" - ha affermato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.
Gli attacchi dei terroristi palestinesi invece - sponsorizzati e finanziati dall'autorità - uccidono SOLO civili israeliani che sono TUTTI estranei agli scontri (anzi, a voler essere precisi, dalla parte di qua non ci sono affatto scontri, ma solo attacchi), ma questo ad AI non sembra interessare.

"Israele ha l'obbligo legale di proteggere la popolazione civile di Gaza.
E perché mai dovrebbe avere l'obbligo di proteggere la popolazione di una zona che NON occupa? Perché mai dovrebbe avere l'obbligo di proteggere una popolazione che ospita e nasconde terroristi? Da dove sbuca fuori questa "legalità" che AI pretenderebbe di propinarci?

Queste azioni militari sono sproporzionate e vanno oltre le misure che le forze israeliane possono legittimamente adottare in reazione ai lanci di razzi dei gruppi armati palestinesi".
I signori di AI sono esperti militari, da essere in grado di stabilire che cosa sia proporzionato e che cosa no? E oltre a proporci il solito mantra delle reazioni sproporzionate, non saprebbero dirci esattamente quali misure sarebbero disposti a considerare legittime e proporzionate?

Amnesty International ha nuovamente chiesto ai gruppi armati palestinesi di cessare immediatamente il lancio di razzi contro le città e i villaggi del sud di Israele.
"Chiede", ma si guarda bene dal pretendere, si guarda bene dal condannare, si guarda bene dal parlare di illegalità, si guarda bene dal parlare di obblighi. E, soprattutto, PRIMA si parla della reazione israeliana e solo DOPO degli attacchi palestinesi.

"È veramente giunto il momento che i dirigenti di Hamas e dell'Autorità palestinese prendano misure efficaci per impedire e punire gli attacchi contro la popolazione civile israeliana. Ma l'assenza di questi provvedimenti non dà al governo israeliano la legittimità di lanciare sconsiderati attacchi aerei e di artiglieria che portano morte e distruzione tra la popolazione civile palestinese".
Leggi: Israele deve fermarsi in ogni caso, per i palestinesi invece facciamo appello al loro buon cuore, ma se non si fermano pazienza.

Solo negli ultimi due mesi, le forze israeliane hanno ucciso quasi 200 palestinesi a Gaza, un terzo dei quali erano civili disarmati ed estranei agli scontri,
TUTTI i terroristi vengono spacciati per civili, visto che non indossano uniformi. E non siamo molto sicuri che nel momento in cui vengono colpiti i signori di AI siano lì a verificare se hanno o no un'arma addosso.

una quindicina i bambini. Altre centinaia di persone sono rimaste ferite, molte delle quali in modo permanente.
Nello stesso periodo, un civile israeliano è rimasto ucciso e diversi altri sono stati feriti dai razzi lanciati dai gruppi armati palestinesi di Gaza, che hanno colpito Sderot e altre zone nel sud di Israele.
Ora abbiamo capito qual è esattamente la colpa degli israeliani: ne muoiono troppo pochi.

"Amnesty International condanna tutti gli attacchi contro i civili.
Si sono accorti che si erano sbagliati?

Gli attacchi illegali di una parte non possono costituire una giustificazione per le violazioni commesse dalla parte avversa.
Ah no, come non detto. La morale della favola dunque è che i palestinesi non dovrebbero ammazzare gli israeliani, ma se li ammazzano lo stesso, gli israeliani non devono reagire, non devono rispondere, non devono difendersi: devono crepare e basta - è così che si comportano i bravi ebrei, possibile che non l'abbiano ancora imparato?

Le operazioni militari israeliane dell'ultima settimana mostrano un livello di sproporzione e sconsideratezza che ha spesso caratterizzato gli attacchi di Israele nei Territori palestinesi occupati negli ultimi anni" - ha commentato Smart.
1. Come già detto, la "sproporzione" dovrebbe essere documentata in base a parametri chiari e certi, con criteri codificati e internazionalmente riconosciuti, non raccontata. 2. "Sconsideratezza" è sostantivo del tutto privo di significato in questo contesto - è, diciamo, usato in maniera parecchio sconsiderata. 3. Israele non ha mai attaccato, né negli ultimi anni, né in quelli precedenti, ma sempre e solo risposto. 3. Gaza NON è territorio occupato, ormai da oltre due anni e mezzo. Quindi, oltre ad essere sconsideratamente faziosa e parziale, AI è anche dispensatrice di clamorose falsità.

"Allo stesso tempo, i gruppi armati palestinesi che lanciano frequenti attacchi con razzi da Gaza contro le città israeliane, non solo mostrano una sprezzante insensibilità per la vita dei civili israeliani, ma espongono anche la popolazione palestinese della Striscia di Gaza al pericolo degli attacchi di Israele".
E ancora una volta: PRIMA si condanna senza appello Israele, POI si dà una bacchettatina sulle dita anche alla controparte. E come argomento che cosa si propone? Non l'immoralità - per non dire altro - del fatto in sé di uccidere civili innocenti, bensì il fatto che poi gli israeliani si arrabbiano e rispondono - chiamando, ancora una volta "attacchi" ciò che è sempre e solo risposta agli attacchi subiti.

L'ultimo ciclo di uccisioni e distruzione
altro mantra amatissimo dai nemici di Israele: il ciclo di violenze, il ciclo di uccisioni, il ciclo di distruzioni. Quando in realtà c'è sempre stata unicamente una parte che attacca e una parte che alcune volte - non tutte - risponde

giunge mentre il milione e mezzo di abitanti di Gaza sta affrontando una crisi umanitaria a seguito dei sempre più rigidi blocchi imposti da Israele.
È stato ampiamente documentato da molte parti che la "crisi umanitaria" esiste solo nella propaganda palestinese, ma per AI la propaganda vale molto più dei fatti documentati.

Gli ospedali e le strutture sanitarie, già alle prese con la mancanza di elettricità, carburante, attrezzature e parti di ricambio
Gli ospedali e le strutture sanitarie, come è stato documentato, non sono mai stati alle prese con la mancanza di elettricità, carburante, attrezzature e parti di ricambio

stanno lottando per fare fronte alla nuova ondata di feriti causata dagli attacchi israeliani degli ultimi giorni.
Bastava che non martellassero coi loro razzi le città israeliane, e non ci sarebbe stato nessun ferito provocato dagli "attacchi" israeliani.

Coi confini di Gaza sigillati,
a causa del terrorismo

molti pazienti che hanno bisogno disperato di cure mediche non disponibili in loco, non possono essere trasferiti in ospedali all'estero e rischiano di perdere la vita.
Ma con tutte le decine di miliardi di dollari che gli abbiamo regalato, comprare qualche tonnellata di armi ed esplosivo in meno e qualche struttura sanitaria in più, no?

Tutti gli attacchi illegali devono cessare. Le forze israeliane devono porre immediatamente fine agli attacchi sproporzionati e alle punizioni collettive nei confronti di Gaza e i gruppi armati palestinesi devono immediatamente fermare il fuoco di fila di razzi contro il sud di Israele.
Forse sarebbe il caso di informare i signori di AI che, siccome prima ci sono gli attacchi palestinesi e poi le risposte israeliane, e siccome non ci sono MAI stati attacchi israeliani che non siano stati preceduti da attacchi palestinesi, è sufficiente far fermare gli attacchi palestinesi, dopodiché quelli israeliani cesseranno automaticamente. E invece non solo viene chiesto di fermarsi ad entrambe le parti, ma viene chiesto PRIMA a chi si difende e POI a chi attacca. Poi, a proposito di palestinesi civili innocenti, quando, alla notizia che sono stati ammazzati un bel po' di ragazzini che studiavano in una scuola ebraica, tocca assistere a scene come questa, siamo davvero sicuri di trovarci di fronte a persone innocenti? (E, a proposito: non erano senza benzina a causa dell'embargo imposto da Israele?)

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 3 marzo 2008

Giusto per inserire questa critica ad Amnesty International nel giusto contesto, vorremmo ricordare quanto accaduto all'epoca delle operazioni di "Scudo di difesa", nel 2002. A quel tempo uscivano a getto continuo comunicati di AI che esprimevano preoccupazione e condanna per la sorte dei soldati israeliani che si rifiutavano di prestare servizio nei territori, i quali subivano una condanna a BEN due mesi di prigione. Non ricordiamo invece alcuna presa di posizione nei confronti della sorte riservata a quei palestinesi che si permettevano di dissentire dalle scelte dei propri dirigenti. Ci fermiamo qui, ma chiunque si sia occupato approfonditamente di queste tematiche sa che le prese di posizione antiisraeliane, non di rado accompagnate da autentiche menzogne, di questa istituzione, sono tante che se ne potrebbe fare un libro intero (qui qualche documentazione). Per contattare Amnesty International Italia (che ha emesso il comunicato):

Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it


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barbara


5 marzo 2008

DNEWS: LA GUERRA DELLE IMMAGINI

Comunicato Honest Reporting Italia 4 marzo 2008

Il servizio che vi segnaliamo non è recentissimo, ma vogliamo ugualmente proporvelo, perché emblematico di certo modo di fare giornalismo e, inoltre, spunto per qualche riflessione. La testata in questione è DNews, nuovo giornale gratuito distribuito a Roma, Milano, Bergamo e Verona, e reperibile in rete su http://www.dnews.eu/. Nel numero di martedì 26 febbraio a pagina 22 si parla della catena umana organizzata da Hamas a Gaza. Due i testi scritti presenti nella pagina: "La catena di Hamas. Era prevista una partecipazione fino a 50 mila persone per la catena umana di 40 chilometri indetta da Hamas contro l'embargo israeliano della Striscia di Gaza. Ma i palestinesi erano solo 4 mila 500. Ap" e "Pietre e razzi. Il corteo si è concluso senza incidenti, ma poco dopo dei giovani palestinesi hanno scagliato sassi contro i militari israeliani ad Erez. Militanti hanno poi sparato razzi contro il sud di Israele: ferito un bambino. Ap". Due, dunque, i fatti di cui si parla: il corteo di Hamas che ha avuto meno partecipanti del previsto e che si è svolto senza incidenti, e gli incidenti successivi al corteo, in cui "militanti" palestinesi hanno lanciato sassi e razzi e nei quali è rimasto ferito un bambino israeliano. E che cosa propone il giornale per illustrare queste due notizie? Due foto che riempiono l'intera pagina. Queste foto, per l'esattezza:



nella prima gruppi di palestinesi in fuga, fra i quali un uomo che trasporta un bambino, presumibilmente ferito; nella seconda bambini e ragazzi palestinesi intorno a delle carcasse d'auto. Due foto, dunque, che non solo nulla hanno a che fare con le notizie riportate, ma che addirittura le capovolgono: al posto del corteo lasciato sfilare indisturbato, poveri palestinesi in fuga; al posto del bambino israeliano ferito - mutilato, se vogliamo essere precisi - un bambino palestinese ferito. A questo tipo di impaginazione da parte della maggior parte dei nostri giornali siamo purtroppo ampiamente abituati, ma non per questo meno indignati, e vogliamo dunque protestare per questo vergognoso modo di fare giornalismo. A questo vogliamo aggiungere una riflessione: se le spietate rappresaglie sioniste, nelle quali "si spara nel mucchio", nelle quali "si attacca a testa bassa", nelle quali "si colpiscono indiscriminatamente i civili innocenti" fanno tutti questi morti che ci vengono quotidianamente raccontati, e se, come sappiamo, ad ogni minimo disordine accorrono come cavallette frotte di fotografi e di operatori televisivi, com'è che così spesso hanno bisogno di inserire foto che niente hanno a che vedere con il contesto presentato dalle notizie? Com'è che così spesso hanno bisogno di ricorrere addirittura a foto taroccate, alterate dal grandangolo, ritoccate col photoshop, combinate con fotomontaggi, ripescate fuori da altri contesti?
Gli indirizzi e-mail di DNews sono dialoghi@dnews.eu e d_blog@dnews.eu

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barbara


19 febbraio 2008

DIRITTO AL TERRORISMO?

Il tempo passa, ma all’Onu non lascia tracce.

Le Nazioni Unite e il "territorio nemico" di Gaza

Mercoledì scorso il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si è detto "molto preoccupato" per la decisione israeliana di definire la striscia di Gaza "territorio nemico" riservandosi, di conseguenza, il diritto di sospendere alcune forniture come elettricità o carburante. "Vi sono 1,4 milioni di persone a Gaza – ha detto Ban Ki-moon – e non devono essere puniti per colpa delle gesta inaccettabili di militanti ed estremisti. Chiedo a Israele di riconsiderare la sua decisione".
Poi, come per un ripensamento peraltro ignorato dalla quasi totalità dei mass-media, la dichiarazione di Ban Ki-moon si concludeva dicendo: "Il continuo e indiscriminato lancio di missili da Gaza su Israele è inaccettabile e lo biasimo. Chiedo che cessi immediatamente, e capisco le preoccupazioni israeliane per la sicurezza in questa materia".
Beh, forse no. Se l'Onu "capisse" davvero le preoccupazioni israeliane, avrebbe condannato quello che Ban Ki-moon definisce giustamente "l'indiscriminato lancio di missili" immediatamente, ufficialmente e coerentemente, e non solo come una sorta di aggiunta a piè pagina di una dichiarazione di condanna di Israele.
Sotto molti aspetti, da tempo l'Onu ha perso il diritto di disquisire sulla legalità delle misure di difesa israeliane. Nessuna nazione o organismo che ignora il deliberato fuoco sui civili israeliani ha il diritto di criticare le reazioni di Israele. Condannare la risposta israeliana mentre si resta sostanzialmente zitti sugli attacchi spudoratamente illegali e terroristici che quella risposta hanno provocato, costituisce un chiaro fallimento della giustizia, della legalità e del buon senso. Che tale schema sia da tempo diventato uno standard normale non lo rende meno indecente.
Il diritto internazionale diventa peggio che senza senso se viene interpretato come una forma di patto suicida. Contestare la legalità delle misure che Israele sta prendendo in considerazione e che, oltre a colpire il regime di Hamas, danneggerebbero anche palestinesi innocenti, è del tutto legittimo. Ma tali critiche devono anche saper rispondere a una semplice domanda: cosa dovrebbe fare Israele per reagire in modo legale al lancio indiscriminato di missili sui suoi cittadini?
Quando Israele prende in considerazione sanzioni sulle forniture di elettricità a Gaza, si parla di "punizione collettiva". Quando ricorre alle uccisioni mirate di singoli terroristi e mandanti lo si condanna per "omicidi extragiudiziali". D'altra parte, dubitiamo assai che chi emette queste condanne perorerebbe l'alternativa di una rioccupazione delle aree della striscia di Gaza da cui viene lanciata la maggior parte dei Qassam. E naturalmente si opporrebbe con forza anche a un vasto impiego di incursioni militari, che inevitabilmente causerebbero la morte, oltre che di molti terroristi, anche di alcuni civili presi nel fuoco incrociato, per non dire di quella dei soldati israeliani.
Esasperati, i critici potrebbero sbottare: "Ma insomma, perché non ve ne andate semplicemente da Gaza?". Che è esattamente quello che abbiamo già fatto, nella convinzione appunto che i palestinesi non avrebbero continuato ad attaccarci da un territorio che abbiamo abbandonato, mettendo a repentaglio, anziché incoraggiare, ulteriori futuri ritiri. E nella convinzione che, se i palestinesi, contro ogni logica, ci avessero attaccato ancora da Gaza, il mondo sarebbe stato lealmente al nostro fianco nella risposta a una tale infamia.
Non sostenere Israele in questo momento, dunque, serve a dissuadere gli israeliani dall'assumersi proprio quei "rischi per la pace" a cui veniamo continuamente sollecitati. Perché Israele dovrebbe dare ascolto a queste sollecitazioni quando farlo gli si ritorce contro e si traduce in ancor meno sostegno da parte di presunti amici?
Ma la mancanza di credibilità dell'Onu sul conflitto arabo-israeliano va anche oltre. In questo momento, ed esempio, fervono i preparativi per la conferenza detta "Durban Due", sotto l'egida ufficiale di Europa e Nazioni Unite. Come la precedente del 2001, anche questa, organizzata con l'amorevole sostegno di campioni di diritti umani quali la Libia e l'Iran, potrebbe segnare il ritorno in auge della vecchia risoluzione Onu (poi abrogata) nota come "sionismo uguale razzismo".
Nel complesso, il nuovo segretario generale dell'Onu sembra avere una consapevolezza molto maggiore della situazione in cui si trova Israele, ma è difficile vedere questa maggiore comprensione riflettersi nei comportamenti delle Nazioni Unite. Ban Ki-moon non ha il potere né la volontà di staccare la spina a una conferenza che mira a fomentare odio e razzismo e che danneggia le prospettive di pace, per cui la conclusione ineluttabile è che l'Onu, su questo tema, gioca un ruolo che appare incorreggibilmente dannoso.
L'Onu dovrebbe cancellare "Durban Due". Poi, se è davvero animato da sincere preoccupazioni umanitarie per i palestinesi, per non dire degli israeliani, dovrebbe accentuare drasticamente la sua condanna del terrorismo palestinese contro Israele. Se il Consiglio di Sicurezza non solo condannasse con forza gli attentati terroristici (anche quelli sventati), ma imponesse concrete sanzioni diplomatiche contro il regime delinquenziale di Hamas, ciò potrebbe contribuire a dissuadere i burattinai del terrore, e a diminuire la necessità di reazioni israeliane, militari o d'altra natura.
In mancanza di tutto questo, è l'Onu e non Israele che deve essere criticata per il suo contributo alle pene umanitarie e per il danno alla causa della pace. (Jerusalem Post, 21 settembre 2007 - da israele.net)

21 settembre, come potete vedere. Passano cinque mesi, ed ecco qua un’altra cosa, attualissima.


Rappresentante Onu: stop a razzi contro Israele
Holmes: Israele contenga la risposta militare agli attacchi

SDEROT - Il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari sociali, John Holmes, ha condannato il lancio di razzi da parte dei palestinesi contro il sud di Israele e intima ad Hamas di fermare gli attacchi.
"Condanniamo nel modo più assoluto il lancio di questi razzi. Non c'è alcuna giustificazione. Sono indiscriminati, non c'è alcun bersaglio militare", ha detto Holmes intervistato a Sderot, una delle città israeliane più colpite dai razzi palestinesi.
Il rappresentante Onu ha anche invitato Israele a contenere la risposta militare a questi attacchi perché l'unico modo per fermarli è un accordo di pace. (Alice News, 17 febbraio 2008)

COMMENTO - L’Onu invita Israele “a contenere la risposta militare a questi attacchi perché l'unico modo per fermarli è un accordo di pace”. Come dire:
Se sei preso da coliche intestinali
non devi usare troppi farmaci
perché l’unico modo per farle passare
è guarire.

Se poi si pensa a quale tipo di pace cerca Hamas con Israele, si potrebbe dire meglio così:
Se sei preso da coliche intestinali
non devi usare troppi farmaci
perché l’unico modo per farle passare
è morire.

Morale Onu per Israele: Se finisci tu, finiscono anche gli attacchi di Hamas. Semplice e geniale. (da ilvangelo.org).

E se ammazziamo tutti gli ebrei, scompare l’antisemitismo. E se ammazziamo tutte le donne scompaiono le violenze e i soprusi contro di loro. E se ammazziamo tutti i bambini scompare la pedofilia. Eccetera eccetera.









barbara


2 novembre 2007

HAMAS CONTRO FATAH: UNA LUNGA SCIA DI ABUSI A GAZA E IN CISGIORDANIA

I combattimenti tra fazioni di Hamas e Fatah a Gaza nel corso di quest'anno hanno causato 350 vittime palestinesi e hanno aperto la strada per una lunga scia di abusi, sia nella Striscia che in Cisgiordania. A sostenerlo è Amnesty International (AI) in un rapporto pubblicato oggi.
Nel documento dell'organizzazione per i diritti umani le responsabilità di quanto sta accadendo sono equamente divise tra le due fazioni palestinesi. Dopo la presa del potere – si legge nelle 57 pagine intitolate "Territori palestinesi occupati dilaniati dalle lotte intestine" - Hamas è ricorsa in maniera crescente alle detenzioni arbitrarie e alla tortura, e ha permesso alle sue forze di colpire dimostranti pacifici a essa ostili, così come giornalisti. Al tempo stesso, in Cisgiordania le forze di sicurezza legate al presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas hanno incarcerato in maniera arbitraria centinaia di sostenitori del movimento islamico, mentre hanno chiuso un occhio sugli abusi (sequestri, incendi dolosi e altri attacchi) commessi da quelli di Fatah.
"Sia i leader dell'Ap che quelli di Hamas devono assumere misure immediate per interrompere il circolo di impunità che continua ad alimentare abusi" ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del programma di AI per il Medio Oriente, secondo cui "la lotta intestina in corso tra Fatah e Hamas sta avendo effetti disastrosi sulle vite dei palestinesi, specialmente nella striscia di Gaza, limitando i diritti umani ed esacerbando la crisi umanitaria causata dai blocchi e dai raid dell'esercito israeliano".
Secondo il rapporto, i combattimenti nella Striscia hanno raggiunto livelli senza precedenti durante l'anno passato, e hanno raggiunto l'apice nel giugno scorso. In questa fase, sia le forze di sicurezza dell'Ap che quelle di Hamas "hanno mostrato un aperto disprezzo per la sicurezza della popolazione civile, lanciando attacchi indiscriminati e scontri a fuoco sconsiderati nei quartieri residenziali".
Nonostante alcuni iniziali miglioramenti dal punto di vista della sicurezza dopo la presa del potere da parte di Hamas – afferma AI – alla fine dei conti la situazione a Gaza non è migliorata: "La decisione del presidente Abbas di sospendere le operazioni delle forze di sicurezza dell'Ap e delle istituzioni giudiziarie della Striscia di Gaza in seguito alla presa del potere di fatto da parte di Hamas ha creato un vuoto legale e istituzionale. Ciò ha lasciato via libera ad Hamas per istituire un apparato di sicurezza e legale parallelo – che però manca di personale adeguatamente istruito, meccanismi di responsabilità e tutela". Il risultato è stata la diffusione delle detenzioni arbitrarie e della tortura sui prigionieri.
Situazione analoga in Cisgiordania, dove "gli abusi dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza dell'Ap sono comuni, anche se molto meno pubblicizzati" per volontà della comunità internazionale, decisa a sostenere gli esponenti di Fatah in vista della prossima conferenza sul futuro del Medio Oriente.
Qui, le principali vittime sono i sostenitori di Hamas o i presunti tali, colpiti con detenzioni arbitrarie, maltrattamenti e tortura. Tutti questi crimini sono rimasti impuniti – denuncia AI - cosi come gli incendi dolosi e i danneggiamenti perpetrati sulle abitazioni dei militanti islamici e le loro organizzazioni commerciali o umanitarie.
Guardando allo stato di cose attuale, il rapporto dell'ong sottolinea le responsabilità dell'Ap, ma anche quelle della comunità internazionale, che dovrebbe "ritenere tutte le formazioni palestinesi responsabili per gli stessi standard di diritti umani" e "garantire che la popolazione della Striscia di Gaza non venga punita per le posizioni e le azioni dell'amministrazione di fatto di Hamas". (
Carlo M. Miele, Osservatorio Iraq, 25 ottobre 2007)

Anche quando a tutta prima sembrerebbe che Amnesty International stia finalmente guardando dalla parte giusta, si finisce poi regolarmente per scoprire che in realtà non si smentisce mai: notiamo infatti che parla, riferendosi a Gaza e Cisgiordania, di “territori palestinesi occupati” essendo evidentemente sfuggito, a lorsignori, che da Gaza Israele si sarebbe un tantino ritirata, e non proprio dall’altro ieri – senza contare che anche per la Cisgiordania, trattandosi delle lotte intestine tra fazioni palestinesi, non è molto chiaro che cosa abbia a che fare con questo l’occupazione. E notiamo anche che, per questi gentiluomini, che da sempre levano alti lai per i due mesi di galera che devono fare i soldati israeliani renitenti e mai si sono scomposti per i palestinesi dissidenti macellati sulla pubblica piazza, “
la crisi umanitaria” di Gaza e Cisgiordania è “causata dai blocchi e dai raid dell'esercito israeliano”. Non dal terrorismo, non dall’anarchia che vige in quei territori, e non da ora bensì da quando vi si è installata l’autorità palestinese con gli accordi di Oslo, non dal fatto che le fazioni si stanno scannando, no: la colpa è sempre e solo di Israele.
Poi, già che ci siete, date anche un’occhiata qui e qui (e anche se non c’entra niente andate a vedere anche questo)


barbara


23 settembre 2007

TUTTA COLPA DI ISRAELE, PER IL MATTINO

Comunicato Honest Reporting Italia 23 settembre 2007

Succede spesso, sfogliando "Il Mattino" di trovare storia e cronaca reinventate ad uso e consumo di un'ideologia che vuole Israele sempre e comunque colpevole. L'articolo che segue, "Il cappio della strategia della tensione" di Vittorio dell’Uva pubblicato giovedì 20 settembre alle pagine 1 e 3, è un eccellente esempio di questo modo di fare "informazione".

È il Medio Oriente del sangue che destabilizza e delle sanzioni che da atto politico si trasformano in punizione collettiva. La morte violenta di un deputato antisiriano a pochi giorni delle elezioni presidenziali in Libano rilancia sospetti su Damasco, offuscandone ruolo e immagine.
Prima annotazione: a un assassinio politico di straordinaria gravità (e si noti il declassamento a "morte violenta"), una riga. All'episodio seguente, 25 volte tanto.


Una mossa di Israele che ha definito, a freddo, la Striscia di Gaza «entità ostile», apre scenari da attacco preventivo anche se può fare più danni ad Hamas dei raid o delle esecuzioni mirate.
Seconda annotazione: questo incredibile, oseremmo dire delirante, "a freddo". Perché il signor dell'Uva, a quanto pare, nei giorni scorsi, nelle settimane scorse, nei mesi scorsi, negli anni scorsi, mai e poi mai ha notato qualcosa che potesse far pensare a una qualche ostilità da parte di Gaza nei confronti di Israele. Mai e poi mai ha visto qualcosa che potesse far prevedere una simile "mossa" da parte di Israele. Mai e poi mai ha immaginato che il lancio di migliaia e migliaia di razzi su strade e case e scuole e asili di Israele seminando morte e distruzione fosse da considerare come una manifestazione di ostilità.

Le bombe che uccidono indiscriminatamente miliziani e civili generano controversi effetti collaterali, ma sostanzialmente cementano nazionalismo e volontà di resistenza.
E una cosa sia ben chiara: se parliamo di bombe, se parliamo di uccidere - soprattutto di uccidere indiscriminatamente - è di Israele che si sta parlando: e di chi altro mai? A parte questo, a noi - e a chiunque si occupi di fatti e non di favole - risulta che dopo l'eliminazione di Yassin e di Rantisi gli atti di terrorismo sono drasticamente diminuiti. Se al signor dell'Uva risultano dati diversi, sarebbe cortesemente pregato di metterli a nostra disposizione.

L’aggravarsi delle difficoltà della vita quotidiana, derivanti dal drastico taglio delle forniture elettriche e petrolifere e da altre forme di embargo che si annunciano, è destinato a promuovere forme di forte dissenso se non di ribellione della popolazione civile nei confronti della propria classe dirigente.
Chiunque abbia una sia pur pallida conoscenza della situazione sa perfettamente che "l'aggravarsi delle difficoltà della vita quotidiana" deriva unicamente dal terrorismo (se, per dirne una, si distruggono delle serre e al loro posto si scavano tunnel per contrabbandare armi ed esplosivi, difficilmente la produzione di frutta e verdura riuscirà ad aumentare).

Senza sparare, almeno al momento, un solo proiettile Israele piazza un nuovo cuneo nel cuore della già disgraziatissima Gaza provando a promuovere una nuova frammentazione e quindi una ulteriore implosione in ambito palestinese.
Un "nuovo" cuneo? Il precedente, o i precedenti, quali sarebbero? E "disgraziatissima" per colpa di chi?

Altre sbarre alla porta del grande campus della disperazione, quale è appunto la Striscia, più che desideri di vendetta sono destinate a stimolare la voglia di evasione. Hamas, di cui viene volutamente riconosciuta soltanto la componente estremista con tendenze al terrorismo,
che cos'altro si dovrebbe riconoscere, secondo il giornalista, in una organizzazione terroristica fondata unicamente con l'obiettivo di distruggere Israele? (E, inoltre, chi ha trasformato la striscia di Gaza in un "grande campus della disperazione"?)

deve essere sottoposto ad un processo interno di erosione preambolo ad una più vasta operazione di rigetto. Si ripete, in forma riveduta e corretta, un vecchio copione. La nascita del movimento islamico, come ricorda Antonio Ferrari nel libro «Islam si, Islam no», citando in esclusiva una «confessione» di Rabin a Mubarak, fu favorita da Israele per abbattere il monopolio di Al Fatah.
Anche Al Fatah aveva e ha tuttora come unico obiettivo la distruzione di Israele: è davvero così strano e incomprensibile che Israele abbia tentato di "abbatterne il monopolio"?

Oggi a quell’errore di un tempo, che ha generato due Palestine,
cioè, il signor dell'Uva ritiene che Hamas da solo non sarebbe riuscito a conquistare credito e visibilità, pur in presenza dell'immensa corruzione dell'Olp? Che senza questo intervento - di cui entità e modalità sono ancora tutte da dimostrare - di Israele, Hamas e Olp andrebbero d'amore e d'accordo? Il signor dell'Uva ancora non è riuscito a capire, dopo anni di scontri sanguinosi, qual è il motivo del contendere tra Hamas e l'Olp?

si prova a porre riparo restituendo smalto, potere e risorse, ad Abu Mazen erede del movimento palestinese con cui si era persino sfiorata la pace.
Con cui Israele e il mondo intero si erano illusi che si stesse sfiorando la pace. Peccato che il signor Arafat, come gran messe di documenti sta a dimostrare, fosse di tutt'altro avviso.

Ma quali che siano le strategie di medio e lungo periodo ancora una volta viene colpita una parte non irrilevante di un popolo. Almeno un milione e mezzo di persone dovrà accontentarsi, tra i contagocce degli aiuti umanitari, della benzina appena sufficiente al funzionamento dei generatori degli ospedali.
Che gli aiuti siano più che sufficienti a sfamare la popolazione, è anche questa cosa ampiamente dimostrata e documentata, ma che il solerte articolista preferisce ignorare.

La decisione di Israele, che formalmente rappresenta la risposta al lancio periodico di razzi Qassam da Gaza,
"formalmente"? E sostanzialmente, invece? Che cosa sta tentando di insinuare il signor dell'Uva?

coincide con il lavorio preliminare della conferenza di pace alla quale lavora Condoleezza Rice da ieri in missione nella regione.
Non che sia invece il terrorismo palestinese a coincidere con tutto ciò che potrebbe aprire uno spiraglio alla pace, vero? Non sia mai che un simile infame sospetto vada a colpire quelle brave persone!

Molti leader arabi, e non solo, vorrebbero che a quell’appuntamento si arrivasse coinvolgendo quante più componenti possibili del mondo palestinese e rappresentati di Paesi che con Israele non sono in sintonia. Il caso e le scelte di natura politico-militare vogliono che si determini una scrematura di fatto.
Tipo lasciar fuori i terroristi? Ma che infamia!

La definizione di Gaza, come «entità ostile», frantuma ogni residua possibilità di negoziato per la parte moderata di Hamas
"parte moderata di Hamas"? Il signor dell'Uva potrebbe cortesemente dirci quale sarebbe? Potrebbe gentilmente far sapere anche a noi chi, all'interno di Hamas, non vive all'unico scopo di distruggere Israele e sterminare tutti gli ebrei? O forse ritiene che cancellazione di uno stato e sterminio di un popolo non siano incompatibili con la moderazione, se questo stato si chiama Israele e questo popolo ebrei?

associata alla componente estremista vista a Gerusalemme e negli Stati Uniti come battistrata della penetrazione iraniana.
Sarebbe a dire che invece non è vero che Hamas è sostenuto dall'Iran, finanziato dall'Iran, addestrato dall'Iran?

I drammatici eventi che nelle stesse ore hanno insanguinato Beirut, con l’ennesimo assassinio di un deputato antisiriano riaprono il processo alle presunte sanguinose interferenze sul Libano del regime di Damasco.
Presunte??? Ma il signor dell'Uva è sicuro di vivere sul pianeta Terra?

Bashar Assad, da sospetto destabilizzatore in proprio e conto terzi della regione, ha sempre meno titolo soprattutto agli occhi di Washington, per sedere con qualche pretesa, al futuro ed ipotetico tavolo della pace.
Anche agli occhi di qualunque persona che abbia mezza briciola di conoscenza delle vicende mediorientali, caro signore, Bashar Assad ha decisamente pochi titoli per avere qualcosa da dire a un tavolo della pace.

Se ritenete di avere qualcosa da obiettare al signor Vittorio dell’Uva, scrivete a posta@ilmattino.it.


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