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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


25 dicembre 2009

NATALE

Da qualche anno, finalmente, sto vivendo il Natale che per tutta la vita avevo sognato.
Un Natale in casa da sola.
Un Natale senza vedere una sola faccia.
Un Natale senza udire una sola voce.
Un Natale senza urla.
Un Natale senza bestemmie.
Un Natale senza botte.
Un Natale senza facce stravolte e deformate dall’odio.
Un Natale senza furie omicide da cui cercare scampo.
Un Natale senza insulti studiati per colpire proprio là dove si sa con certezza che penetreranno più a fondo e le ferite non si richiuderanno mai più.

Poi, fra qualche giorno, scenderò a valle per gli ineludibili doveri filiali ma il Natale no, questo Natale di pace sognato e vagheggiato per più di mezzo secolo, questo Natale di pace per più di mezzo secolo creduto utopia, questo Natale di pace no, non me lo lascio scippare da nessuno.
Poi, certo, ai ricordi non si sfugge, le ferite sanguinano ogni volta che cambia il tempo e anche quando non cambia, stanotte non sono andata a letto … Ma di coltellate nuove, per lo meno, non ne arrivano più.

Auguro a tutti coloro che amo un Natale sereno quanto il mio.
Auguro a tutti gli altri di vivere per un giorno tutto ciò che io ho vissuto per oltre mezzo secolo: sarà sicuramente la giusta punizione per tutte le loro nefandezze.

barbara


22 settembre 2008

SALE E ZAFFERANO

Il problema, nella famiglia di Aliya, detta anche Ailment, detta anche Alo, detta anche Aloo, detta anche Ono per via del buco della pallottola, il problema, dicevo, sono i quasi-gemelli. Quelli nati a cavallo della mezzanotte: a pochi minuti l’uno dall’altro ma, inesorabilmente, uno in un giorno e uno nel successivo. Per non parlare di quei tre gemelli usciti uno prima, uno dopo e uno proprio a cavallo: la testa il 28 febbraio, il resto del corpo il 29. Perché il fatto è che dai quasi gemelli, fin dalla notte dei tempi della famiglia di Aliya, sono sempre arrivati disastri inenarrabili, sempre, e continuano a provocarne, in entrambi i rami della famiglia, quello rimasto in India e quello che al momento della partizione è passato in Pakistan.
Ci sono un sacco di donne, nella immensa famiglia di Aliya, nonne zie prozie cugine seconde cugine terze cugine e altre di più complessa definizione. Molto diverse l’una dall’altra, qualcuna timida e qualcuna esuberante, qualcuna tradizionalista e qualcuna evoluta, qualcuna riservata e benevola e qualcuna pettegola e maligna; qualcuna anche decisamente scostumata – ma con una classe, ragazzi, con una classe che davvero non potete neanche immaginarla. E ci sono molte storie e molti misteri, di cui Aliya provvede a metterci al corrente – quelli che sa; gli altri cercherà via via di scoprirli, e le sorprese saranno molte, e non di poco conto. Un bel libro, proprio bello davvero, brillante frizzante scoppiettante scintillante spumeggiante. Dal quale, tra l’altro, possiamo anche imparare cose piuttosto importanti: che il sale e lo zafferano, per esempio, sono due cose molto diverse, e lo zafferano vale molto di più; ma se manca il sale siamo rovinati. Che un buon narratore non si scopre mai. Che è meglio un ego pesto che un cuore infranto ma prima o poi, è inevitabile, arriva il momento in cui tocca proprio mettere in gioco anche il cuore. E che una pietanza preparata e cucinata come si deve può cambiare la storia. Leggere per credere.

Kamila Shamsie, Sale e zafferano, Ponte alle Grazie



barbara


13 gennaio 2008

RIVOGLIO LA MIA VITA

Perché capita. Anche a una donna bella, ricca, famosa, invidiata capita di essere depredata della propria vita, di essere incapace di impedirlo, di non avere, per decenni, strumenti per riappropriarsene. E la strada della presa di coscienza, la strada per tornare padroni della propria vita è lunga, difficile, faticosa. Dolorosa. La racconta, in questo libro sofferto, Veronica De Laurentiis, figlia della bellissima Silvana Mangano e del potente Dino De Laurentiis. A me è piaciuto, e lo consiglio anche a voi.

Veronica De Laurentiis, Rivoglio la mia vita, edizioni e/o



barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
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