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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


6 settembre 2011

E IL GIORNO DOPO L’ATTENTATO

a pochi chilometri dal luogo dell’attentato, loro non smettono di danzare.



Questa foto è stata scattata da E. con il cellulare (in quel momento eravamo entrambe sprovviste di macchina fotografica) nella piazzetta compresa tra Ha Palmach e Derech Paamei ha Shalom, di fronte alla spiaggia, la sera del 20 agosto. Stavano già ballando alle nove di sera, quando abbiamo lasciato la spiaggia, e hanno continuato, infaticabilmente, a ballare, fino all’una di notte.

barbara


19 marzo 2011

SEMPRE LORO

Chiaramente la sommossa nei paesi arabi è stata concertata dai cospiratori di Tel Aviv. Israele, lo stato fantoccio di Obama, ne trae il massimo vantaggio. Anzi, Israele e Obama escono massimamente svantaggiati dalla sommossa. Israele è il paese che maggiormente si oppone ai cambiamenti nei regimi arabi. Forse per via della nonna ebrea di Gheddafi. Perché l'insurrezione è stata causata da Facebook che è un'invenzione dell'ebreo americano Mark Zuckerberg. Ma la vera causa è stato Wikileaks di Julian Assange, istigato dai cospiratori di Tel Aviv con l'appoggio del Guardian. Anzi, sono gli ebrei che stanno dando la caccia a Assange con l'appoggio del Guardian. Ecco la prova: questa settimana l'ebreo Rahm Emanuel, ex-scudiero di Obama e figlio di israeliani, è stato eletto sindaco di Chicago; l'ebrea Natalie Portman, figlia di israeliani, ha vinto il premio Oscar come migliore attrice; l'ebrea Yael Naim, figlia di israeliani, è stata eletta migliore cantante in Francia. Sono sempre loro.

Sergio Della Pergola

(Sì, sorridiamo, nonostante tutto e contro tutto e tutti, perché noi scegliamo la vita. E non smetteremo di danzare. Nonostante tutto. Contro tutto. E contro tutti)

                                                   

(barbara)


28 giugno 2010

DUE VITTIME DI ATTENTATI – DUE STORIE DI SPERANZA

Perché Israele è anche questo. Israele è soprattutto questo: colpito da ogni parte si ferma un momento a leccarsi le ferite e poi stringe i denti e riparte. Con forza. Con determinazione. Con quella meravigliosa “dura cervice” che fin dai tempi della Bibbia è caratteristica peculiare del suo meraviglioso popolo.

La vittoria di Orly

Orly Virani è stata gravemente ferita nell'attentato del 2002 contro il ristorante Matza di Haifa. Oggi è in attesa del suo primogenito e sta pensando di partorire nello stesso ospedale dove ha lottato per la sua vita.

di Eitan Glickman

I dottori hanno lottato per cinque giorni per salvare la vita di Orly Virani, che era stata ferita gravemente nell'attentato suicida del marzo 2002 contro il ristorante Matza di Haifa. Temevano che non ce l'avrebbe fatta. Oggi Orly ha 27 anni, è felicemente sposata e aspetta il suo primogenito.
Il 31 marzo 2002 Orly doveva incontrare per pranzo Daniel Menchel, un suo caro amico. Un terrorista è entrato nel ristorante e si è fatto esplodere, uccidendo Daniel e altre 14 persone. Orly è rimasta ferita gravemente. Non è stato facile per Orly guarire dalle sue ferite sia fisiche che emotive, e sei mesi dopo lo scoppio della bomba è emigrata in Germania. "Sentivo che non ce la facevo più a vivere in Israele", ha spiegato. "Ero completamente sopraffatta dalle mie paure, e ho deciso di trasferirmi da mia zia a Monaco di Baviera".
In Germania Orly ha incontrato e sposato Sven. Oggi è incinta di sette mesi e la coppia sta aspettando il suo primogenito. La settimana scorsa Orly ha visitato l'ospedale Rambam per un controllo e ha deciso di cogliere l'occasione per chiudere il cerchio tornando nel luogo dove la sua vita è cambiata in modo così drammatico.
"Ero ferita molto gravemente", ricorda. "Il mio corpo era pieno di schegge e mi hanno detto che la probabilità che una persona con quel tipo di ferite riesca a sopravvivere è inferiore al 20%. Nessuno allora parlava delle probabilità di rimanere incinta e di avere un bambino, ma io sapevo che sarei sopravvissuta. Sono forte. Lo sapevo che sarei sopravvissuta e ora, da un momento all'altro, diventerò mamma. Chi lo avrebbe mai detto! Per me venire a un controllo di gravidanza al Rambam, dove ho lottato per la mia vita, è una grande vittoria".

* * *

Asael cammina di nuovo

Sei anni dopo aver perso una gamba in un attentato terroristico Asael Shabo, 15 anni, torna in Israele con una sofisticata protesi sportiva.

di Avi Zinger

Sei anni fa, nel giugno del 2002, un terrorista entrò nella casa della famiglia Shabo a Itamar nel Shomron, sparò a raffica e uccise Rachel Shabo e tre dei suoi figli: Neria (15 anni), Zvika (12) e Avishai (5). Asael Shabo aveva allora 9 anni e venne colpito da una scarica di proiettili che gli amputò la gamba.
Domani, sei anni dopo quel terribile attentato terroristico, Asael tornerà in Israele sulle sue due gambe, una delle quali è una sofisticata protesi che è stata messa a punto negli Stati Uniti e che costa 70.000 dollari. "Papà, posso correre con due gambe", ha detto al padre un emozionato Asael prima di tornare in Israele.
Dal giorno in cui è stato ferito nell'attentato terroristico, Asael, che oggi ha 15 anni, aveva sempre rifiutato di indossare una protesi, preferendo usare le grucce o saltellare su una gamba sola. Prima dell'attentato giocava a calcio, ma dopo ha deciso di dedicarsi alla corsa e si era convinto che una protesi avrebbe ostacolato i suoi sforzi di primeggiare.
L'atteggiamento di Asael è cambiato quando ha incontrato Shlomo Nimrod, un uomo d'affari americano, veterano dello Tsahal e invalido di guerra, che indossa una protesi appositamente progettata per correre e fare sport (simile a quella che usa il campione olimpico sud africano Oscar Pistorius). Nimrod ha convinto Asael a farsi preparare una protesi simile alla sua e ha persino preso accordi con l'Istituto negli Stati Uniti che mette a punto questo tipo di protesi.
Asael è partito per gli Stati Uniti poco prima del Giorno dell'Indipendenza e un paio di giorni dopo già correva e saltava su due gambe. "Tutti erano senza parole; non potevano credere ai loro occhi", ricorda Guy Solomon, un rappresentante dell'organizzazione Etgarim che ha accompagnato Asael in America. "Tutti sono rimasti sorpresi dalla velocità con cui si è adattato alla protesi. Asael è un ragazzo incredibile, con una gran voglia di vivere. È un adolescente molto coraggioso, che ha subito un terribile trauma e dopo tutto quello che ha passato sono felice che siamo riusciti a restituirgli alcune delle gioie della vita. Il sorriso stampato sul suo volto quando ha visto che stava in piedi su due gambe ci ripaga di tutto".
"Volevamo che fosse in grado di fare quello che fa ogni altro ragazzo della sua età, di giocare a calcio e di correre come chiunque altro", ha aggiunto Guy. "Non appena torna in Israele cominceremo ad allenarci per le sfide sportive che lo aspettano".
Boaz, il padre di Asael, era accanto a lui nella gioia e nell'emozione di ieri. "Dopo tutto quello che ha passato non vedo l'ora di vederlo su due gambe", ha detto. "Lo so che riuscirà in qualunque cosa che deciderà di fare. È un lottatore testardo, un vincitore!"
(Yediot Ha'haronot, 19 maggio 2008, da Keren Hayesod)

Vale la pena di ripescare, di tanto in tanto, qualche vecchio articolo. Soprattutto in certi momenti. Vale la pena di ricordarci, nei momenti più bui, che “loro” non potranno mai essere sopraffatti, perché “loro”, come comanda il loro Libro, a differenza di altri, hanno scelto la vita.


barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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