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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


10 aprile 2011

IL PROGRAMMA

L'islamismo però non si limita allo stadio del rifiuto: esso accoglie in sé le sofferenze e le speranze dei popoli. Perciò si autoproclama la via della redenzione di una umma corrotta dall'Occidente. I popoli musulmani - esso insegna - conosceranno di nuovo la gloria se ripristineranno nel nostro tempo le istituzioni che furono elaborate nel VII secolo e che li condussero al potere. Un potere che si fondava sul jihad, l'annessione di terre, il bottino derivante dalle vittorie, il saccheggio a danno delle civiltà vinte e lo sfruttamento delle enormi riserve di schiavi e manodopera provenienti dalle Indie, dall'Africa, dall'Oriente e dall'Europa. E così il rigetto dell'Occidente e la nostalgia di una potenza edificata sulla guerra e sulle conquiste contribuiscono a fare dell’islamismo il veicolo e il pilastro del jihad.
Il programma politico della corrente integralista è ben noto. Essa predica il ritorno alla shari'a in tutti gli Stati musulmani. Questo primo stadio permetterà l'accorpamento delle leadership politica e militare e il ripristino della mentalità ghazi. Solo allora potrà essere intrapreso lo stadio successivo nonché finale, articolato nelle seguenti fasi: conquista del mondo e instaurazione della supremazia universale della legge islamica, distruzione delle civiltà dell'epoca preislamica (jahiliyya) non musulmane e imposizione della dhimma ai popoli del dar al-harb, riconquistato e quindi ridivenuto dar al-islam. La corrente islamista legittima la sua ideologia sulla base del passato: in effetti le epoche gloriose dell'islam furono proprio quelle legate alle due ondate (araba e turca) di conquiste. Non fu certo nella sua culla - l'Arabia, popolata esclusivamente da arabi musulmani - né a La Mecca o a Me
dina, che rifulse in tutto il suo splendore la civiltà islamica. Essa brillò soltanto nelle terre della dhimmitudine, nei periodi in cui i dhimmi costituivano ancora delle maggioranze soggette a conquistatori musulmani numericamente inferiori. Sotto gli arabi, infatti, essa raggiunse il suo apogeo nell'Oriente cristiano e in Spagna, ma lo stesso fenomeno si verificò sotto i turchi: non fu nell'Asia centrale che i selgiuchidi e gli ottomani fondarono un impero prestigioso, ma in Anatolia e nei Balcani, dove assoggettarono le popolazioni ortodosse. Oggi i popoli musulmani, i quali – tranne che nei paesi petroliferi - sono tra i più poveri del pianeta, sono affascinati dalle ricchezze dell'Europa e dell'America tanto quanto un tempo i nomadi dell'Arabia e del Turkestan erano attratti dalle fiorenti e raffinate città dell'Oriente prearabo e di Bisanzio. In effetti il movimento integralista non nasconde affatto la sua intenzione di islamizzare l'Occidente. La sua propaganda, contenuta negli opuscoli in vendita nei centri islamici europei, ne chiarisce gli scopi e i mezzi, che includono il proselitismo, le conversioni, i matrimoni con donne indigene e soprattutto l’immigrazione. Ricordando che i musulmani partirono sempre minoritari nei paesi conquistati (o, per usare il loro termine, «liberati») prima di divenire la maggioranza, gli ideologi del movimento considerano l'insediamento islamico in Europa e negli Stati Uniti come la grande occasione dell’islam.
(Bat Ye’or, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp. 299-300)

Funziona così. Funzionava così un millennio e mezzo fa e funziona così oggi. L’unica differenza è che oggi hanno armi molto più potenti.







barbara


30 giugno 2009

VERSO IL CALIFFATO UNIVERSALE

     

Di Bat Ye’or vi ho già presentato a suo tempo lo sconvolgente e documentatissimo Eurabia, che mi auguro abbiate letto tutti, e chi non lo avesse ancora fatto è caldamente invitato a provvedere al più presto.
Ora arriva questo che ne è, per molti versi, la continuazione, lo sviluppo logico, e che ci spiega – sempre con inoppugnabile documentazione – varie cose che a uno sguardo superficiale o ignaro dei retroscena potrebbero apparire inspiegabili: perché l’intero mondo occidentale ha sposato la causa dei più efferati terroristi che mai la storia abbia conosciuto? Perché demonizza chi da tale terrorismo tenta di difendersi? Perché sostiene dittatori dalle mani grondanti di sangue e combatte con tutte le proprie forze contro le democrazie? Perché sessant’anni di storia sono stati letteralmente capovolti? Perché ciò che fino a pochissimi decenni fa sarebbe apparso delirante a chiunque fosse dotato di mezza briciola di raziocinio e di buonsenso oggi appare a quasi tutti perfettamente ragionevole? Perché è sempre più comunemente accettata l’idea che criticare e sbeffeggiare il papa fa parte del fondamentale diritto alla libertà di espressione mentre qualunque critica a tutto ciò che ha a che fare con l’islam è un intollerabile abuso della suddetta libertà? Perché L’Onu dedica tutta la propria attenzione a Israele trascurando vergognosamente, crimini veri, massacri veri, genocidi veri, pulizie etniche vere, discriminazioni vere, apartheid vera? Perché Durban 1 e Durban 2? Perché tutto questo è cominciato a partire da un momento ben preciso, sovvertendo tutte le posizioni, le opinioni, i comportamenti precedenti? Bat Ye’or ce lo spiega: non raccontando storie bensì presentando documenti. Quei documenti che faremmo bene a leggere e a conoscere approfonditamente, se vogliamo tentare di salvarci. Tenendo presente che il Consiglio dei Diritti dell’Uomo tende sempre più a considerare valida la Dichiarazione islamica, che all’articolo 22, per esempio, stabilisce che:

a) Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opi­nione in un modo che non contravvenga ai principi della sharia;
b) Ognuno ha il diritto di sostenere ciò che è giusto e propa­gandare ciò che è buono e mettere in guardia contro ciò che è sbagliato e malvagio in conformità con le norme della sharia islamica;
e) L'informazione è una necessità vitale per la società. Essa non può essere sfruttata o distorta in modo tale da violare la santità e la dignità dei Profeti, minare i valori morali ed etici o disintegrare, corrompere o inquinare la società o indebolirne la fede;
d) Non è consentito suscitare odio nazionalistico o ideologico o comunque incitare a qualsiasi forma di discriminazione razziale

dove, beninteso, per “odio nazionalistico o ideologico” si deve intendere unicamente quello rivolto all’islam, ivi comprendendo non solo l’odio gratuito ma anche le semplici critiche o l’esposizione di fatti accaduti.
È un libro che rischia di farci perdere il sonno, questo di Bat Ye’or; ma ben altro è ciò che rischiamo di perdere, a chiudere occhi e orecchie di fronte alla realtà che ci sovrasta.

Bat Ye’or, Verso il Califfato universale, Lindau



barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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