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Diario


9 dicembre 2009

GERUSALEMME: IL MURO CHE VUOLE EURABIA

C'era una volta una città storica e nobile, che per le circostanze della storia fu divisa fra eserciti nemici. Un muro fu eretto fra il centro storico e i quartieri residenziali. Chi cercava di passarlo era ucciso. Un assedio isolò la città o qualche suo quartiere, le vecchie case che davano fastidio ai nuovi padroni furono abbattute. Si sparava quasi tutti i giorni Poi venne un evento storico, un grande rovesciamento delle forze, e la città fu riunificata. Grandi lavori furono compiuti per riportarla all'antico splendore. Ma c'è ancora qualcuno che mormora e che vorrebbe tornare all'antica divisione.

Una favola? No, una storia vera. Qual è la città? Mah, fate voi. Potrebbe essere Berlino, col muro caduto vent'anni fa. Potrebbe essere (un po' più impropriamente) perfino Gorizia, divisa nel 45 e finalmente liberata dal confine che la divideva due anni fa con l'adesione della Slovenia a Schengen. E invece no, è Gerusalemme, la capitale storica del popolo ebraico, da cui gli ebrei non si sono mai del tutto allontanati nonostante le violenze egiziane, babilonesi, persiane, romane, arabe, crociate, turche; che aveva di nuovo una maggioranza ebraica già dalla metà dell'Ottocento, sparsa nella città vecchia e in tutti i quartieri periferici, a Est come a Ovest del centro. Nel 1948, nonostante l'eroica avanzata dei volontari ebrei lungo la stretta valle che unisce la città alla costa, il cuore antico della città fu occupato dalle truppe giordane inquadrate e armate dall'Inghilterra. I giordani distrussero fisicamente il quartiere ebraico della città vecchia, sistemarono latrine lungo il "Muro del pianto", assediarono a lungo l'università ebraica del Monte Scopus, commisero stragi (particolarmente efferata una di medici e infermieri su un autobus diretto all'ospedale), infine eressero usarono le mura di Solimano come fortificazione per sparare sul centro moderno della città e lo prolungarono per tagliare tutta la periferia. Dove oggi corre Jafo Street, Ha Tzamaim, dove ci sono i giardini Bonei Yerushalaim e Mitchell, per esempio, c'era una pericolosa terra di nessuno, su cui i giordani sparavano dall'alto. Agli ebrei, cacciati con violenza e stragi dal resto della città, restarono i quartieri moderni verso il mare.
Tutto questo è finito nel '67, quando la città è stata liberata dalle truppe di Moshé Dayan e finalmente riunificata. Gradualmente la ferita urbanistica è stata suturata, gli ebrei sono tornati alle loro case, il muro è stato abbattuto, dove si sparava sono sorti giardini, strade, e ora una metropolitana leggera che congiungerà tutta la città. Gli arabi non sono stati cacciati dai loro quartieri, come invece lo erano stati gli ebrei; i luoghi sacri musulmani non sono stati toccati come lo erano stati quelli ebraici. Tutti hanno diritto di frequentare i loro spazi religioso, al solo patto di non creare disordini. Tutti possono votare, gli arabi come gli ebrei. Alcuni quartieri periferici sono stati aggiunti alla città, che si trattasse di nuove urbanizzazioni ebraiche o di vecchi villaggi arabi. La tensione c'è, ovviamente, c'è stato tanto terrorismo, ma oggi, non cinquant'anni fa sotto il dominio giordano, Gerusalemme è un tentativo di convivenza, un luogo libero dove tutti possono esprimersi e organizzarsi politicamente in maniera pacifica. Vi sono musei, teatri, spazi turistici, e anche gli estremisti ultrareligiosi, la cui intolleranza è tenuta a freno con fatica.
Tutto bene, allora? Ma no, lo sapete. Gli islamici, un giorno sì e l'altro pure, lamentano la "giudeizzazione" di Gerusalemme, che non è altro se non la sua modernizzazione e organizzazione civile; si inventano complotti per abbattere la moschea di Al Aqsa, prendono ogni costruzione di un appartamento o ogni disputa sulla proprietà di una casa come pretesto di scontro.
Ma questo è normale. La cosa più strana è che oggi, quarant'anni dopo la caduta del Muro di Gerusalemme, buona parte del mondo (l'America di Obama, Eurabia anche nella dichiarazione approvata ieri) voglia dividere di nuovo la città, erigere un altro muro, provocare nuove sparatorie di confine, affidare i luoghi santi a quegli islamici che hanno dato tanta buona prova della propria tolleranza nel passato e che per esempio trattano tanto bene i cristiani nei territori palestinesi, in Iraq, in Turchia. Insomma vogliono un altro muro a Gerusalemme. Israele farebbe bene a rispondere: senz'altro faremo come consigliate. Benissimo: voi costruite un nuovo muro a Berlino e ingaggiate nuovi Vopos per ammazzare chi tenta di passare. Restaurate la DDR e la Stasi e magari anche l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia. Invadete di nuovo l'Ungheria e Praga. Se voi fate questo, noi riedifichiamo subito quel muro di Gerusalemme che vi piace tanto.

Ugo Volli

È strano il mondo, in effetti. Dicono che le regole devono valere per tutti ma poi per Israele fabbricano regole diverse. Dicono che ogni popolo ha diritto all’autodeterminazione ma gli ebrei no, questo diritto non ce l’hanno. Ogni stato e ogni religione riconosce il diritto alla legittima difesa ma gli ebrei, e specialmente quelli che stanno in Israele, loro no, questo diritto non lo hanno. Dicono che ognuno deve stare a casa sua ma gli ebrei no, nella loro casa che se scavate ci trovate le loro tombe vecchie di tremila anni loro no, a casa loro non ci devono stare – e neanche in casa degli altri, perché là sono degli intrusi e non devono stare neanche là. E muri e separazioni sono brutti, bruttissimi, orrendissimi, creano odio, sono una vergogna, producono apartheid, fomentano guerra e terrorismo … a meno che non servano a spaccare in due la città più sacra del mondo e allora sì, anche i muri diventano cosa buona e giusta. Ma finché avremo forza per lottare e fiato per gridare, Gerusalemme resterà UNA, come è stata per tremila anni, tranne per i diciannove anni di illegale occupazione giordana. Nel frattempo godetevi queste indimenticabili immagini della Gerusalemme liberata.


Il muro che divideva Gerusalemme prima della liberazione nel 1967



E poi MEMENTO: +100!

barbara


20 gennaio 2008

PARLA UN SINDACO PALESTINESE DI GERUSALEMME EST

A colloquio con Muchtar Suhir Hamdan

Non è soltanto la popolazione ebraica a temere la divisione di Gerusalemme, ma anche e soprattutto la popolazione araba di Gerusalemme Est. Ogni volta che sul tavolo delle trattative c'è Gerusalemme, come nei giorni scorsi ad Annapolis o nell'estate 2000 a Camp David, si alzano voci critiche dalle fila dei palestinesi contro un eventuale governo palestinese. Il problema è che ben difficilmente si trova un palestinese che ha il coraggio di dire questo apertamente. La paura paralizza, e quindi la verità che la maggior parte dei palestinesi in privato ammette non arriva in pubblico. "Muchtar" Suhir Hamdan, che già sette anni fa ha criticato l'amministrazione palestinese in Gerusalemme Est e che per questo ha quasi pagato con la vita, non si dà per vinto. Il cinquantacinquenne Suhir Hamdan è un orgoglioso musulmano, sposato con tre mogli e padre di 22 figli. In quanto sindaco del villaggio arabo Zur Bacher, uno dei 12 villaggi di Gerusalemme Est, è una personalità riconosciuta. Come allora, anche oggi Hamdan dice quello che gli altri palestinesi pensano.

israel heute - Come la maggior parte dei palestinesi, anche lei ha previsto il fallimento del vertice di Annapolis.
Suhir Hamdan - Naturalmente, entrambe le parti, israeliani e palestinesi, con gli USA hanno soltanto perso tempo.

D. Con il successore di Arafat, il capo dell'OLP Mahmud Abbas, Israele e il mondo avevano sperato di avere una direzione palestinese più pragmatica.
R. Mahmud Abbas è un capo debole, e fino a che non ha il suo popolo in pugno non otterrà niente. Già al tempo della sua elezione ho avvertito che avrebbe portato al popolo una catastrofe. Prima di parlare a tutto il mondo, Abbas dovrebbe preoccuparsi di mettere ordine nel suo proprio popolo.

D. Chi è più forte, secondo lei, Fatah o Hamas?
R. Nella Striscia di Gaza oggi Hamas è molto più forte di Fatah. Non appena Israele si ritirerà dalle altre città palestinesi, nella stessa notte Hamas occuperà ogni singola città. Il capo di Fatah, Mahmud Abbas, ha perso il potere sul popolo palestinese.

D. Come vede le ricorrenti trattative sul futuro di Gerusalemme?
R. Io dico molto chiramente che Olmert e Abbas non hanno nessun diritto di decidere sul nostro futuro in Gerusalemme. Prima di prendere ogni decisione bisognerebbe interrogare i cittadini arabi. Ma questo nessuno lo fa. Come nel 2000 ho combattuto per i nostri diritti e la nostra libertà, così faccio anche oggi. Non siamo pecore di un gregge. Noi, 250.000 arabi di Gerusalemme, siamo persone che hanno dei diritti e quindi insistiamo per avere una consultazione popolare.

D. Suhir, sette anni fa, mentre stava davanti alla sua porta di casa in Zur Bacher, un'auto che passava le ha sparato cinque colpi. Erano terroristi Tanzim di Betlemme. Non ha ancora paura di criticare la direzione palestinese?
R. No! L'Autonomia Palestinese è una dittatura che teme la democrazia. La paura paralizza i palestinesi, che non si arrischiano a parlare contro i loro dirigenti. Io non ho paura. Il mio messaggio è libertà e democrazia.

D. Ma come mai non si sentono altre voci?
R. Davanti all'amministrazione palestinese di Gerusalemme Est la maggior parte dei palestinesi ha paura. E' una cosa che il governo in Israele sa molto bene, e con lui i giornalisti israeliani che sono in contatto con la popolazione di Gerusalemme Est. La sola cosa che vogliamo è di poter determinare noi stessi il nostro futuro.

D. Che cosa avverrà nei primi tempi dopo Annapolis?
R. E' garantito che i palestinesi non governeranno su Gerusalemme Est. Per esperienza sappiamo che una leadership palestinese potrà soltanto rovinare quello che abbiamo ottenuto sotto l'amministrazione israeliana. State a sentire le voci che si sentono tra la Striscia di Gaza e Nablus! La maggior parte delle persone implora il ritorno degli israeliani nelle loro città e nei loro paesi. Fatah si è dimostrato corrotto, e Hamas è fatto di assassini.

D. Si parla di pace e non si ottiene niente!
R. Purtroppo! Oggi è diventato tutto ancora più difficile perché il popolo palestinese è diviso in due campi che combattono l'uno contro l'altro. Hamas diventa sempre più forte e alla fine occuperà anche gli altri territori paelstinesi. Per questo un ritiro delle truppe israeliane non è nell'interesse del Fatah di Mahmud Abbas. Dovrebbe essere armato e coperto da Israele per riuscire a contrapporsi a Hamas.

D. Lei propone dunque di fare anzitutto una consultazione tra i cittadini palestinesi di Gerusalemme, da cui probabilmente verrebbe fuori che si vuole avere un'autonomia sotto la sovranità israeliana?
R. Sì, qualcosa di simile! Già sette anni fa avevo avvertito palestinesi e israeliani che entrambi i popoli sarebbero caduti sulla questione di Gerusalemme. Mi creda, io vedo la situazione politica in questa regione molto più realisticamente di certe note figure chiave.

(israel heute, gennaio 2008 - trad. www.ilvangelo.org)

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Ma per le anime belle di casa nostra i desideri degli arabi, le esigenze degli arabi, il benessere degli arabi sono l’ultima cosa al mondo a poter essere presa in considerazione. L’unica cosa che interessa loro è il mantra di cui si sono innamorati: “dividere Gerusalemme” (che MAI, nella sua storia trimillenaria, è stata divisa, se non nei 19 anni in cui una metà di essa è stata illegalmente invasa e occupata dalla Giordania). E se con questo gli arabi israeliani – o palestinesi che dir si voglia – andranno a star male, beh, tanto peggio per loro.


barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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