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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 giugno 2010

COME SI FA A FARE SANTO UN PAPA

Se per caso avete l’impressione che mi stia accingendo a raccontarvi una barzelletta, ricredetevi: quella che sto per raccontarvi è una storia assolutamente vera. E spero che la apprezzerete, dato che si tratta di un clamoroso scoop in anteprima mondiale assoluta. Purtroppo non mi è consentito fare nomi, di nessun genere, ma credo che mi conosciate abbastanza da sapere che non parlo mai a vanvera, ed essere quindi certi che di quanto sto per dire vi potete fidare.
Succede dunque che a una signora, che accusa determinati disturbi, viene diagnosticata una certa malattia. Una brutta, di quelle che non lasciano scampo. La signora, però, non perde la speranza, e per prima cosa chiede la grazia della guarigione al papa, da poco mancato, per seconda cosa si reca in un noto ospedale del nord, dove spera di trovare cure migliori di quelle su cui può contare chez soi. Il primario la visita, e si rende subito conto che la diagnosi è errata. Successive verifiche confermano che la patologia di cui soffre la signora non è quella inizialmente diagnosticata. Così, ricevendo le cure adatte al male di cui soffre, la signora guarisce. Il primario, però – Disattenzione? Superficialità? Menefreghismo? Calcolo? E chi potrà mai saperlo? – non corregge la diagnosi riportata nella cartella clinica, e così risulta agli atti che la signora, affetta da patologia non curabile, esce dall’ospedale “miracolosamente” guarita. Ossia: il papa morto ha fatto il miracolo richiesto, e quindi ha tutte le carte in regola per essere proclamato santo.
Adesso il primario è stato chiamato a testimoniare nel processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, e ha di fronte a sé due possibilità: o confessare che sapeva che la malattia non era quella ma non ha detto niente, ovvero fare la figura del peracottaro, oppure confermare il miracolo e aprirsi la strada a una sfolgorante carriera.
Che cosa sceglierà? (No, niente posteri: basterà aspettare solo un pochino, e la sentenza la conosceremo anche noi).

barbara

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