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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


8 ottobre 2011

GLI EBREI DELLO STATO, LO STATO DEGLI EBREI

Questo articolo di Ugo Volli è dello scorso gennaio. Poiché i fatti da lui denunciati non solo hanno continuato a sussistere ma si sono anche ulteriormente aggravati, penso possa essere utile riproporlo.

Le liste e la civiltà cattolica

Non occorre forse aspettare il Giorno della Memoria per riflettere sulla notizia dell'ennesima scoperta di liste di ebrei pubblicate in internet da neonazisti. Non basta indignarsi, occorre pensare un po' più a fondo. La storia insegna che queste liste sono solo un passo del meccanismo della persecuzione; non l'ultimo della violenza effettiva (grazie al Cielo non ci sarebbero oggi le condizioni da noi perché lo fosse), ma neanche il primo. Prima della pubblica gogna degli ebrei durante il fascismo (non solo le liste, ma anche l'indicazione dei negozi ebrei, le espulsioni da scuole, lavori, associazioni), vennero infatti le leggi razziali che le giustificavano; le leggi razziali furono introdotte dalla precedente propaganda di riviste come "La difesa della razza" e dal manifesto degli scienziati razzisti (firmato, è bene ricordarlo oltre che da tutta la nomeklatura fascista, anche da "scienziati", politici e personalità della "società civile" che di lì fecero carriera come Almirante, Badoglio, Missiroli, Soffici, Evola, Fanfani, Bocca, Gedda, padre Gemelli, Papini, Gentile, Guareschi: per l'elenco completo vedi http://www.internetsv.info/Manifesto.html).
Tutto questo però ancora non è il vero inizio del processo culturale che portò ai treni per Auschwitz. Prima del razzismo fascista vennero molti decenni di martellante propaganda mirante a decostruire l'idea liberale dell'uguaglianza degli esseri umani e dei cittadini per stabilire un' "eccezione ebraica". Gli ebrei, secondo questa propaganda form[avano] "una nazione straniera nelle nazioni in cui dimorano e nemica giurata del loro benessere", "stranieri in ogni paese, nemici della gente di ogni paese che li sopporta"; "combatte[vano] il cristianesimo e la Chiesa, pratic[avano] l'omicidio rituale dei bambini cristiani, av[evano] nelle loro mani un potere politico capace di condizionare gli stati e soprattutto possiede[vano] grandi ricchezze conquistate con l'usura e quindi avrebbero un fortissimo potere economico". Questa parole vengono da un'analisi del gesuita Giuseppe De Rosa che riassume l'atteggiamento antisemita (lui dice antigiudaico, ma si tratta di una distinzione che non regge l'analisi) della rivista gesuita "Civiltà cattolica". Ne parla a lungo David Kerzner in quel libro importante e assai censurato in Italia che è "I papi contro gli ebrei", tradotto da Rizzoli nel 2002.
"Civiltà cattolica" non fu certo l'unica rivista a tenere questo atteggiamento, né la Chiesa fu la sola agenzia sociale a propagandare l'antisemitismo otto e novecentesco. Ma è bene ricordare che non furono i piccoli falsari come il Simonini raccontato da Eco a compiere questa azione di delegittimazione e demonizzazione, ma grandi istituzioni pubbliche rispettabili e serie, fra cui molte forze politiche esplicitamente cattoliche, com'è il caso per esempio dell'Austria col partito cattolico/antisemita del sindaco di Vienna Karl Lueger ("il maestro di Hitler") e della Francia in cui la campagna contro Deryfus fu guidata da giornali cattolici come "La Croix" e "Le Pélerin", mobilitando gli scrittori cattolici da Daudet a Barrès, da Maurras a Bernanos.
Perché parlare di queste cose oggi? Perché tutti si scandalizzano delle liste di proscrizione o alle lezioni negazioniste all'università che ritornano periodicamente agli onori della cronaca, ma nessuno bada alle condizioni che rendono possibili questi abomini e cioè alla più o meno sottile opera di delegittimazione e demonizzazione che le precede. Perché nei prossimi giorni ricorrono, stranamente e forse giustamente vicine le giornate della memoria e del dialogo ebraico-cristiano, che dovrebbero essere entrambe occasioni di riflettere su questo tema.
E infine perché mi sembra di capire che dopo una pausa di qualche decennio (Kertzner attribuisce a De Rosa la considerazione che "Civiltà cattolica" "mutò la sua linea solo nel 1965") la rivista dei gesuiti abbia ripreso a lavorare sull'immagine degli ebrei, con la variante non secondaria di non occuparsi più della "razza" ebraica, ma dello "stato" ebraico - ma con contenuti non troppo diversi, e di nuovo facendo l'avanguardia della posizione vaticana. E' noto infatti che "le bozze della rivista vengono riviste dalla Segreteria di Stato" e dunque manifestano la posizione ufficiosa della Santa Sede.
E' infatti di qualche giorno fa un'anticipazione pubblicata dall'Ansa di un editoriale firmato da Padre Giovanni Sale in cui sostanzialmente si dice che la nascita dello stato di Israele è stato un crimine contro l'umanità. La conseguenza di questa valutazione è che, secondo il riassunto dell'Ansa, "il problema dei profughi palestinesi, nato nel '48 da una vera e propria «pulizia etnica», «va trattato in sede internazionale», va affrontato «con realismo e risolto nell'interesse innanzitutto, delle parti lese», nella consapevolezza che «non esiste una proposta che accontenti tutti»." Chi ha orecchie per intendere...
Questa lettura, profondamente delegittimante, fa il paio con i risultati del Sinodo dei vescovi mediorientali, tenutosi qualche mese fa (in cui, è bene ricordare, il redattore della risoluzione finale dichiarò nella conferenza stampa conclusiva che Israele non aveva più alcun diritto storico-religioso sulla "Palestina" perché la promessa divina dell'"Antico testamento" era stata abolita dal "Nuovo", sicché l'elezione ebraica era senza fondamento; e nell'occasione fu anche presentato un documento interconfessionale che fra altre amenità definiva "un peccato contro Dio" la fondazione dello Stato di Israele, che per padre Sale è solamente un "crimine contro l'umanità"). E poi la partecipazione alla conferenza Durban 2 contro il parere della maggior parte degli stati occidentali, la bizzarra teoria più volte espressa che le persecuzioni dei cristiani nel mondo islamico derivano dall'esistenza dello stato di Israele (la "violenta irruzione del sionismo a Gerusalemme" per usare le parole di Vittorio Messori, scandalose perché più esplicite del felpato linguaggio della diplomazia vaticana, ma non sostanzialmente diverse). E cento altri episodi che si ripetono, l'ultimo dei quali è la partecipazione cattolica a un colloquio con i musulmani a Doha per discutere del destino di Gerusalemme, da cui naturalmente gli ebrei sono esclusi. Sono le prove di un "compromesso storico" fra mondo cattolico e islamismo, il cui prezzo sembra essere Israele.
Naturalmente è possibile avere tutte le opinioni diverse su temi concreti come i confini di Israele o la colpevolezza di Dreyfus. Ma si supera la linea che separa la critica politica dall'antisemitismo (e dunque dai passi preparatori delle "liste") quando gli ebrei e il loro stato sono criticati in quanto tali, delegittimando la loro presenza, demonizzando le loro azioni e usando un doppio standard per valutare le loro azioni e quelle degli altri (così per esempio il Papa, che ha elevato le sue proteste contro "l'occupazione" israeliana della Cisgiordania durante la sua visita a Cipro, tacendo dell'occupazione militare turca di metà del territorio dello stato cipriota. Sono le tre D proposte da Sharanski per testare l'antisemitismo contemporaneo. Spiace dover prendere atto che la politica vaticana e buona parte dell'opinione cattolica (non solo gli estremisti alla Pax Christi) oggi rientrano ampiamente in questi criteri.
Ugo Volli

La delegittimazione continua, la demonizzazione continua, la diffuzione di falsi continua, il sostegno, morale e materiale, a chi vede le camere a gas come una luce in fondo al tunnel continua. Dimenticando, gli angelici pacifisti, che “dopo il sabato viene la domenica” non è una banale constatazione di calendario bensì un preciso programma di sterminio continuamente proclamato. Ma noi, che non siamo angeli e non siamo neppure stelle, non staremo a guardare.  

barbara


24 maggio 2008

CONTRO ISRAELE L’ARMA GROTTESCA DEI DIRITTI UMANI

Un vecchio articolo che non è però, purtroppo, un articolo vecchio.

di Harry Wall*

Gli attivisti per i diritti umani hanno molto per cui essere allarmati in queste settimane. Le bande di Hamas hanno conquistato Gaza con incredibile violenza. In Iran, secondo nuovi rapporti, c'è il più alto tasso al mondo di esecuzioni di bambini. In Cina, il New York Times ha pubblicato un devastante reportage sulla schiavitù minorile nelle miniere gestite dallo stato. In Darfur il genocidio continua.
Ma la comunità internazionale preferisce ignorare tutto questo, e molte altre violazioni dei diritti umani ad opera di entità statali. Piuttosto concentra ancora una volta la sua attenzione su Israele. Nel Regno Unito, il maggiore sindacato ha lanciato una campagna di boicottaggio contro Israele. A Ginevra, il Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu ha adottato un'agenda da cui ha eliminato la Bielorussia e Cuba dalla lista di verifica permanente e vi ha lasciato un solo paese: Israele.
Entrambe queste azioni non sono solo un capo d'accusa contro coloro che proclamano la loro preoccupazione verso i nemici della democrazia. Ma rivelano che l'accanimento contro Israele è il frutto dell'eterna malattia dell'antisemitismo.
Cominciamo dal boicottaggio inglese. La decisione dell'esecutivo nazionale del UNISOM stabilisce di tagliare "tutte le relazioni economiche, culturali, accademiche e sportive con Israele fino a quando il muro dell'apartheid e l'occupazione non saranno terminate". L'azione del sindacato segue di qualche settimana altre iniziative di boicottaggio anti-israeliano in Inghilterra. La più grande organizzazione dei docenti universitari ha recentemente chiesto ai suoi membri di interrompere qualsiasi rapporto con i loro colleghi israeliani, presumibilmente per la loro "collaborazione" con l'occupazione della Palestina.
Tom Friedman, l'autorevole columnist del NYT, ha così criticato quella parte dell'Università inglese che ha sostenuto il boicottaggio: "Isolare l'Università israeliana con un boicottaggio punitivo è frutto del peggiore anti-semitismo. Diamoci un'occhiata in giro: la Siria è sotto inchiesta dell'Onu per l'assassinio dell'ex primo ministro libanese, Rafik Hariri. Agenti siriani sono sospettati dell'uccisione di alcuni tra i migliori giornalisti democratici libanesi, Gibran Tueni e Samir Kassir. Ma niente di tutto ciò smuove la sinistra per chiedere un boicottaggio delle università siriane. Perché? Il Sudan persegue il genocidio nel Darfur. Perché non si boicotta il Sudan?"
Il fatto che alcuni tra i migliori medici e ricercatori del mondo non potranno più avere a che fare con le Università del Regno Unito, non fa differenza per questi fanatici (forse dovrebbero spegnere anche i loro computer visto che il chip IntelPentium che molti usano è stato sviluppato in Israele). Neppure interessa loro il gran numero di bambini palestinesi che vengono curati negli ospedali israeliani o che presso le Università di quel paese studiano moltissimi arabi e palestinesi. La logica e la verità non hanno spazio quando sono all'opera sentimenti anti-israeliani e anti-semiti.
Ma non sono solo i sindacati inglesi a operare boicottaggi contro Israele. Il mese scorso anche l'unione dei giornalisti inglesi ha chiesto l'isolamento di Israele. Pensateci solo un momento. I giornalisti dovrebbero essere imparziali e cercare notizie e fatti per le loro storie, invece chiedono il bando di Israele. Non della Russia di Putin dove la libera stampa è stata annientata; non dei paesi arabi dove i media sono solo organi di propaganda del governo; non in Cina dove addirittura internet è censurata per proteggere il governo dalle critiche. No, il bando si chiede per Israele, l'unico paese del Medio Oriente ad avere una stampa libera e indipendente.
Questi boicottaggi non hanno in realtà niente a che fare con l'occupazione o con la solidarietà verso i palestinesi. Qualcuno di costoro ha notato che Israele si è ritirata da Gaza l'anno scorso? E hanno visto i risultati?
A Ginevra, dove il Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu è stato smantellato l'anno scorso visto che i paradossi erano divenuti eccessivi anche per Kofi Annan (la Libia aveva la presidenza), è stato istituito un nuovo organismo. Ma il nuovo consiglio si è subito dimostrato altrettanto viziato come il precedente. Il rispetto per i diritti umani non è richiesto per farne parte: Russia, Cuba, Angola e Arabia Saudita sono tutti membri del consiglio. E anche questa volta il genocidio nel Darfur è ignorato: neppure una risoluzione contro il Sudan è stata proposta, mentre nove risoluzioni sono state approvate in un anno contro Israele.
Il Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu ha sorpassato il precedente in ipocrisia nella sua ultima sessione. Ha fatto uscire la Bielorussia e Cuba dalla lista dei paesi che richiedono una sorveglianza permanente e vi hanno lasciato solo Israele.
Gli Stati Uniti, hanno visto che il nuovo consiglio non differisce in nulla dal precedente e hanno preferito rimanerne fuori. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha accusato il consiglio di avere "una ossessione patologica verso Israele". Per raggiungere il "consenso", l'Unione Europea ha dato il via libera alla decisione di rendere permanente i monitoraggio sugli abusi commessi da Israele. Solo il Canada si è opposto a questa grottesca decisione.
E così è passata un'altra settimana in cui il concetto di diritto umano è stato capovolto. Nessuno degli oppressi della terra trarrà alcun vantaggio dalle continue condanne contro Israele. L'Isolamento di Israele, previsto dal boicottaggio inglese e la demonizzazione del paese perpetuata dall'Onu a Ginevra, contengono in realtà gli elementi chiave per un solo scopo: delegittimare lo Stato degli ebrei. Si tratta di una minaccia senza tempo e si chiama anti-semitismo. Solo che oggi si ammanta con vesti della difesa dei diritti umani. È troppo pericoloso per essere ignorato.
_______________

* Harry Wall è consigliere della Anti-Defamation League

(L'Occidentale, 29 giugno 2007)

Ma non è che sia in atto una Delegittimazione di Israele, nooo! Non è che sia in atto una Demonizzazione di Israele, nooo! Non è che qualcuno stia facendo Due pesi e due misure, nooo! Si sta solo operando una legittima critica, esattamente come si sta facendo con tutti gli altri. O no?

barbara


15 ottobre 2007

LO SCANDALO DEL FESTIVALSTORIA

Mi è arrivata questa lettera con la preghiera di diffonderla. E la diffondo, con la speranza che molte voci si levino contro questa vergogna.

Si sta svolgendo in questi giorni, nelle città di Saluzzo e Savigliano, la terza edizione del FestivalStoria, dedicata quest’anno al tema «Di che “razza” sei? Un mito pericoloso». Leggiamo dal programma che “FestivalStoria, ideato e diretto da Angelo d’Orsi, è una rassegna internazionale di public history in cui attraverso dibattiti, conversazioni, interviste, mostre, spettacoli e concerti la trasmissione della conoscenza e la capacità di intrattenimento sono sempre contraddistinte da un rigoroso scrupolo scientifico”.
Sabato 13 ottobre si è dunque tenuto al Teatro Millanollo di Savigliano l’incontro sul tema “Etnos e religione: il caso di Israele”. Intervenivano il palestinese Omar Barghouti, la svedese Catrin Ormestad, attivista filo-palestinese, e due israeliani: Michel Warschawski, collaboratore del quotidiano “Il manifesto”, e Gideon Levy, giornalista della sinistra radicale. Già la scelta dei relatori lasciava temere sul “rigoroso scrupolo scientifico” dell’evento, ma la realtà è andata oltre ogni previsione: la serata si è risolta in un autentico linciaggio morale di Israele, in una martellante propaganda cadenzata dall’immagine di uno stato razzista, imperialista, colonialista, fanatico, fondamentalista, nazi-fascista (concetto proposto più volte da Barghouti), brutale, militarista, pseudo-democratico. La signora Ormestad ha dichiarato che l’apartheid israeliano è più grave di quello che esisteva in Sudafrica. I due relatori israeliani non sono stati da meno, e hanno fatto a gara nell’avallare queste rappresentazioni deliranti. Ma si sa che Israele è un paese molto democratico, in cui anche chi lo odia e lo discredita gode della massima libertà di parola. Certo se dipendesse da Warschawski e Levy il problema sarebbe risolto da un pezzo, perché quello stato non esiterebbe più.
Altro che obiettività storica: il confronto tra i relatori (totalmente assente) si è risolto in fuoco di fila micidiale, univoco e ossessivo, senza una voce discorde: il povero, indifeso, pacifico popolo palestinese oppresso e umiliato dagli israeliani razzisti e violenti. Quando verso le 23 e 30 alcuni aderenti dell’Associazione Italia-Israele di Cuneo hanno chiesto se al pubblico era concesso di fare domande, il moderatore Mimmo Candito, visibilmente a disagio, ha risposto che gli organizzatori (leggi: d’Orsi, presente in prima fila) gli avevano comunicato che il dibattito col pubblico non era previsto. La serata si è dunque conclusa con un’unanime condanna di Israele, stato paria e razzista che deve essere rifiutato dalla comunità internazionale. Il pubblico ha sempre calorosamente applaudito e zittito le poche voci di protesta. Si trattava per lo più di persone dell’estrema sinistra, giunte anche da Torino con volantini che invitavano al boicottaggio di Israele in occasione del prossimo Salone del Libro.
In effetti la totale mancanza di pluralismo faceva pensare ad una serata organizzata da Rifondazione Comunista o dai Comunisti Italiani, in cui relatori e pubblico se la cantano e se le suonano tra loro. Lo scandalo è che si trattava invece di un evento istituzionale e accademico, profumatamente sponsorizzato da enti pubblici e fondazioni bancarie: Regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Provincia di Torino, città di Torino, di Saluzzo e di Savigliano, Compagnia San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, Banca CRS, Azienda Turistica Locale di Cuneo, Ente manifestazioni Savigliano, Fondazione Bertoni di Saluzzo, Confartigianato di Savigliano, Ascom di Saluzzo, Ascom di Savigliano, Comunità Montana Valla Varaita, Zonta Club di Saluzzo, Federazione Nazionali Insegnanti, Coop e altri ancora...
Ho assistito negli anni precedenti ad alcuni altri incontri del FestivalStoria, e penso di poter affermare che la conferenza-linciaggio su Israele, per quanto grave, non sia un caso isolato, ma rientri nell’impostazione generale di questa rassegna, caratterizzata dalla faziosità e dal rifiuto sistematico del confronto con interlocutori non allineati su una determinata ideologia. Non c’è che dire: Angelo d’Orsi sarà anche, dato il suo settarismo, un pessimo storico, ma è certamente un grande artista, un prestigiatore: è riuscito a far pagare dagli enti pubblici e dalle banche una macchina propagandistica al servizio della potente lobby comunista delle università italiane.
Diego Anghilante (Associazione Italia Israele di Cuneo)

Non ho molto da aggiungere, tranne un’osservazione: loro sono quelli che poi accusano noi di non sapere o volere dialogare. Così come sono quelli che passano metà del loro tempo a sparare ogni sorta di infamie e menzogne su Israele, e l’altra metà a frignare “Possibile che non si possa criticare Israele?!” Ecco: l’onestà, morale e intellettuale, è sicuramente il loro punto forte.

barbara

AGGIORNAMENTO: mi è stata inviata questa vibrata protesta, che volentieri pubblico:
"Non c'è che dire: Angelo d'Orsi sarà anche, dato il suo settarismo, un pessimo storico, ma è certamente un grande artista, UN PRESTIGIATORE..."

Contesto: i prestigiatori e gli illusionisti sono per definizione onesti. Infatti dicono che ti stanno per imbrogliare e poi mantengono la parola. E lo fanno per divertirti. Sono altri i termini da usare in questi casi: imbroglione, ciarlatano, baro, ecc... A volte questi usano le stesse arti (o armi) di un prestigiatore, ma per scopi esattamente opposti. Scusa, ma... la difesa d'ufficio della categoria da parte mia era d'obbligo :-)

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Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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