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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 settembre 2011

QUESTIONE DI CULO – CON RISPETTO PARLANDO

Il progetto originario, quando la mattina del mio arrivo ci siamo incontrate alla stazione degli autobus di Tel Aviv, era di andare sul mar Morto, fermarci un giorno, poi andare a Mitzpè Ramon per un altro giorno, e poi due giorni a Eilat. Poi è successo che gli orari degli autobus per il mar Morto non ci andavano bene, più un paio di altri dettagli, e in tre secondi abbiamo deciso di andare direttamente a Eilat e fermarci lì tutti i quattro giorni. Poi il giorno dopo ci sono stati gli attentati e la strada è stata chiusa: se fossimo andate sul mar Morto saremmo rimaste bloccate lì.



Ho già detto della interminabile ricerca di un alloggio. Ad un certo punto un albergo con stanze libere lo avremmo trovato, ma costava quasi quanto avevamo programmato di spendere per tutti i quattro giorni. Io, sfinita per il viaggio notturno e tutto il resto, ero quasi pronta ad arrendermi: ci fermiamo qui, domani ci facciamo l’intera mattinata in spiaggia e il pomeriggio rientriamo a Tel Aviv. Lei no, ha continuato testardamente a cercare fino a quando non ha trovato la meraviglia che vi ho mostrato. La mattina dopo ci sono stati gli attentati; verso l’una e mezza, di ritorno dalla spiaggia, ci siamo fermate alla stazione per chiedere un’informazione, e ci abbiamo trovato il caos più totale: centinaia di ragazzi seduti per terra coi loro bagagli, tutti i passaggi intasati, personale esausto... Era successo che a causa degli attentati, poiché si sapeva che c’erano ancora dei terroristi in giro, oltre a chiudere la strada avevano anche annullato una o più (non abbiamo potuto avere notizie precise) corse. Se lei non avesse rifiutato di arrendersi e avesse accettato la mia opzione, saremmo rimaste bloccate lì.



La telenovela del tram di Gerusalemme la conoscete tutti: polemiche a non finire quando si è deciso di farlo, difficoltà tecniche in sede di realizzazione, una mostruosa quantità di soldi investiti, tempi biblici per portare a termine i lavori, e quando finalmente si sono conclusi, il tram ha continuato a girare vuoto e a vuoto per mesi e mesi e mesi e mesi... Poi evidentemente dev’essere giunta la notizia che stavo arrivando io e finalmente lo hanno messo in funzione. Gratis, oltretutto, per un paio di settimane. E con simpatici ragazzi alle fermate che distribuivano opuscoli informativi e gadgets.

Avevamo deciso, a Gerusalemme, di andare a visitare la tomba di Ilan; pensavamo, ingenuamente, che fosse sufficiente sapere in quale cimitero è sepolto. Per fortuna succede che prima di andarci incontriamo lui, che provvede a toglierci tale pericolosa illusione (abbiamo appreso in seguito che nel cimitero di Givat Shaul ci sono oltre un milione di tombe); ci siamo così messe alla ricerca di chi potesse darci informazioni, senza esito, ma almeno con le idee un po’ più chiare su come muoverci. Poi, arrivate al cimitero, abbiamo avuto la fortuna di trovare un tizio che sapeva esattamente dove si trovava la tomba e ci ha offerto di portarci lì in macchina (il cimitero è abbarbicato su una collina, con strade stradine biforcazioni e tornanti che si snodano per parecchi chilometri). È vero che ha preteso di essere pagato e probabilmente quello era il suo mestiere e quindi non avrebbe dovuto, ma insomma con un euro a testa ce la siamo cavata. Gli avremmo dovuto dare altrettanto se gli fosse capitato di ritrovarsi da quelle parti quando avessimo deciso di trornare, e ci avesse riportate alla base, ma non lo abbiamo visto: così ci siamo avviate a piedi, e quasi subito è passato un furgone: abbiamo fatto autostop e siamo così arrivate alla fermata dell’autobus in tempo per poter usufruire ancora del biglietto fatto all’andata, senza doverlo rifare (in Israele i trasporti, sia in treno che in taxi e in autobus extraurbani, sono decisamente economici, ma gli autobus urbani sono relativamente cari). E così ci è andata bene anche su quel fronte.



A Naharia ci sono andata in treno, da Tel Aviv, e anche questa, del viaggio in treno, è stata un’esperienza nuova. La data di questo viaggio per l’ultima tappa del mio soggiorno l’ho decisa in corso d’opera, dopo avere combinato tutti gli incastri di visite, incontri eccetera. Poi ho saputo che quello era l’ultimo giorno di funzionamento: a partire dal giorno dopo l’ultimo tratto di ferrovia è stato chiuso, per lavori di manutenzione, per dieci giorni.



Questione di culo, appunto, che ha fatto il suo dovere per tutto il viaggio.

barbara


19 maggio 2011

SOFFERENZA

Fra tutti i commenti letti in giro direi che questo è in assoluto il migliore.

Uomini simpatici

Il regista Lars Von Trier è uno di quegli uomini spiritosissimi le cui battute hanno la leggerezza di uno scaffale con tremila libri che piomba sul pavimento. Durante la recente conferenza-stampa a Cannes, dove presentava "Melancholia", il suo allegro film sulla fine del mondo, ha detto di trovare simpatico Hitler quando è nel bunker - sottintendendone il suicidio. In effetti, la morte è l'unico momento della vita di Hitler che riscuota un consenso allargato, ma è probabile che definendo il Furher simpatico, Von Trier alludesse all'etimo greco di simpatia, condizione in cui proviamo sentimenti di forte vicinanza con qualcuno. Poi il regista non ce l'ha con gli ebrei: lo ha precisato nelle fulminee scuse di prammatica. Anzi, oltre a Hitler gli sono molto simpatici proprio gli ebrei. Sinceramente, non è chiaro che  volesse dire e a questo punto non si capisce da quale greppia si serva.
Tuttavia, non roviniamoci questo bel momento: la conferenza stampa è stato un fuoco d'artificio, soprattutto quando l'artista ha detto nel suo caratteristico inglese da fattoria danese che Israele è "a pen in the ass" (un pene nel culo). Volendo sottilizzare, la vita è curiosa. Un altro hitleriano magari avrebbe detto che Israele lo infastidisce come una mosca, come un creditore, o una piattola. Von Trier non può: è un regista pornografico e il lavoro è lavoro. Lui è uno che quando gira una scena prima la prova di persona, come quella volta con l'elefante. Se ha detto così sapeva perfettamente di cosa stava parlando. Noi non possiamo neanche immaginare il suo immenso dolore.

Il Tizio della Sera

Nel frattempo apprendiamo che il ministro della GIUSTIZIA belga ha avuto un’idea assolutamente geniale, e di idee geniali, in questi tempi bui, abbiamo davvero bisogno.


barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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