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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


15 aprile 2011

RESTIAMO UMANI

Era lo slogan della sua banda. Quando l’ho visto per la prima volta mi è venuto freddo. Quando l’ho visto per la prima volta mi è venuta prepotentemente alla memoria la frase di quel pezzo grosso nazista – non ricordo quale – che aveva detto (cito a memoria): “Il miracolo è che abbiamo potuto fare questo e restare umani”. Il “questo” erano gli stermini di massa, uomini e donne, vecchi e bambini strappati a migliaia dalle loro case, portati sul bordo di una fossa comune, fatti spogliare e ammazzati a colpi di mitra, fila dopo fila, ogni fila a cadere sui cadaveri della fila precedente, continuando a sparare col sangue alle ginocchia, e ricoprendo poi tutto di terra, quelli completamente morti con quelli ancora vivi da far morire poi soffocati. Restiamo umani. Chi conosce Arrigoni e la sua banda SA che il suo concetto di umanità era esattamente lo stesso: odio antiebraico senza limiti, desiderio di sterminio, complicità attiva coi prosecutori dell’opera di Hitler. Pietà perché è stato ammazzato dai suoi stessi complici? Non siamo ridicoli, per favore.

barbara


4 agosto 2008

SUPERIORITÀ MORALE?

Quelli che seguono sono brani di dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi a vari programmi televisivi dal terrorista infanticida Samir Kuntar, scarcerato da Israele il 16 luglio (in cambio delle spoglie dei due ostaggi assassinati da Hezbollah Eldad Regev ed Ehud Goldwasser).

TV Al-Manar, 16.07.08
Samir Kuntar: "L'arma è… una attitudine che è diventata una cultura della resistenza. È diventata la cultura delle generazioni che realizzeranno il sogno di annientare quella entità predatoria [Israele]. Permettetemi di commemorare un grande e leggendario comandante, l'eroe mujahid [combattente della jihad] e martire Imad Mughniyeh [il capo di Hezbollah per le operazioni terroristiche all'estero, responsabile di attentati con centinaia di vittime innocenti, ucciso a Damasco lo scorso febbraio). Voglio dire solo una cosa: Hajj Imad, saremo degni del sangue da te versato solo quando costringeremo questo nemico a rimpiangere i tuoi giorni".

TV Al-Manar, 17.07.08
Samir Kuntar: "Ieri a quest'ora ero nelle mani dei nemici. Ieri a quest'ora ero ancora nelle loro mani. Ma adesso non c'è nulla che desidero di più che incontrarli di nuovo. Chiedo ad Allah di farlo accadere presto. Si illude chiunque pensi che la liberazione delle terre libanesi e delle Fattorie Shabaa [conquistate da Israele alla Siria nel 1967, ma dal 2000 reclamate dal Libano come pretesto anti-israeliano] possa portare alla fine di questo conflitto".

TV Al-Jadid, 18. 07.08
Samir Kuntar: "C'è un morbo, in questa regione, chiamato Stato di Israele, che noi chiamiamo 'entità predatoria'. Se non poniamo fine a questo morbo, ci perseguirà sino in capo al mondo. Per questo è meglio sbarazzarsi di lui".

TV Al-Manar, 17.0708
Samir Kuntar: "Hezbollah ha continuato a cercare i dispersi, vivi o martiri. Non aveva nessuna ragione per compiere un'operazione in mio favore se non la sua fede nel valore della vita umana [sic]. Ricordo che il segretario generale [Nasrallah] una volta ha detto: 'Se Samir Kuntar è in prigione, significa che tutto il Libano è in prigione'. Ecco il valore della vita umana".

TV Al-Jadid, 21.07.08
Sceicco Atallah Hamoud, capo dell'Associazione Libanese per i Prigionieri e i Prigionieri Rilasciati: "Ecco un dono [un mitra] da parte della resistenza islamica per l'eroe liberato, il tenente colonnello Samir Kuntar. Mujahideen [combattenti della jihad] come Samir Kuntar e i suoi fratelli non si curano di se stessi perché hanno votato se stessi alla resistenza, alla causa, alla patria".
Voce narrante: "Il dono speciale della resistenza si combina con le parole di Kuntar, che ha giurato che questo mitra farà la sua parte nel vendicare il sangue dei martiri".
Samir Kuntar: "Questo è il più bel regalo, dopo la libertà stessa. Desidero porgere il mio saluto alla resistenza islamica e al segretario generale Nasrallah per la loro fiducia. Innanzitutto, questo è il modo con cui la resistenza islamica riafferma la sua fede in me come combattente. In secondo luogo, questo mitra farà la sua parte, ad Allah piacendo, nel vendicare il sangue di Imad Mughniyeh".

TV Future, 22.07.08
Samir Kuntar: "Se mi domandate se ho ucciso degli israeliani, sì l'ho fatto, Allah sia lodato, e ne sono orgoglioso. Se ne avrò la possibilità, ad Allah piacendo, ne ucciderò ancora. Per quanto riguarda i bambini, questa è un'altra storia. Una ragazzina venne uccisa durante l'operazione, nel fuoco incrociato. In tutte le operazioni che comportavano la cattura di ostaggi israeliani, gli ostaggi vennero sempre uccisi dai proiettili delle forze israeliane. Lo stesso è avvenuto nella mia operazione".
Intervistatore: "Cosa ha studiato [in carcere]?"
Samir Kuntar: "Scienze sociali".
Intervistatore: "Ha completato il suo master?"
Samir Kuntar: "No, me lo hanno impedito. Altri fratelli [in carcere] hanno completato il master, ma a me l'hanno impedito per ragioni che non conosco".
Intervistatore: "Intende completarlo ora?"
Samir Kuntar: "No. Ad Allah piacendo, farò un master diverso".
Intervistatore: "In cosa?"
Samir Kuntar: "Un diploma di master in resistenza armata".
Intervistatore: "Dunque Samir Kuntar questa sera sta dichiarando che…"
Samir Kuntar: "L'ho già dichiarato".
Intervistatore: "Ha dichiarato che avrebbe fatto parte della resistenza, ma oggi lei sta dicendo che sarà un combattente armato e che condurrà operazioni militari per la resistenza islamica".
Samir Kuntar: "Senza il minimo dubbio".
Intervistatore: "E' una cosa già decisa?"
Samir Kuntar: "Certamente, certamente, certamente. Lo dico tre volte".
(MEMRI, 23 luglio 2008 - da israele.net)

Queste sono le dichiarazioni dell’uomo che ha assassinato a sangue freddo una bambina di quattro anni, dopo averne assassinato il padre davanti ai suoi occhi, fracassandole la testa col calcio del fucile e poi afferrandola per i piedi e sbattendola contro una roccia per finirla. Qualcuno davvero pensa che l’averlo liberato in cambio dei cadaveri dei due soldati assassinati rappresenti una superiorità morale? L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame hanno condannato a morte – senza processo: bella democrazia! – centinaia di israeliani innocenti, donne, vecchi, bambini. L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame si sono resi complici attivi dell’assassinio di tutti gli innocenti che finiranno nelle mani di questi terroristi e di tutti quelli che verranno rapiti per scambiarli con altri assassini. L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame hanno le mani grondanti di sangue. Altro che superiorità e vittoria morale!



barbara


6 dicembre 2007

POSSO FARE TUTTO?

Questo post lo avevo messo poco meno di due anni fa. Si tratta di una storia che ricordo bene e della quale un giorno, saltando da un blog all’altro, ho trovato tutta la documentazione, esattamente come la ricordavo, e l’ho immediatamente salvata. Mi è tornata alla mente dopo aver letto questa cosa, e le relative considerazioni, nel blog di Bubu, e ho deciso di riproporlo.

QUELLA CHE SEGUE E' LA REGISTRAZIONE DELL'INTERCETTAZIONE TELEFONICA AVUTA TRA IL SIG. MONCINI, pedofilo italiano di Trieste ED UN AGENTE DEL FBI spacciatosi per procacciatore di bambini.
IL piccolo animale DI CUI PARLANO è MARIA, BAMBINA MESSICANA DI 5 ANNI.
LA TESTIMONIANZA NON HA BISOGNO DI COMMENTI.
MONCINI OGGI E' LIBERO.

MONCINI: Cosa posso fare con questo piccolo animale ?
FBI : Puoi farci tutto quello che vuoi.
Tutto ?....
Tutto.
Posso incatenarla ?
Sì.
Posso farle mangiare la mia merda ?
Non lo so....
Posso pisciarle in bocca ?
Non lo so.
Posso metterglielo nel culo ?
Certo.
Posso frustarla ?
Sì.
Posso infilarle chiodi nei capezzoli ?
Sicuro, tutto quello che vuoi.
Se viene danneggiata, mi aiuti a ripararla ?
Vuoi che muoia ?
Cosa succede se muore ?
Bisognerà trovare il modo di fare sparire il corpo e le prove.
Quanto costerà tutta l'operazione ?
Cinquemila dollari.
Va bene, si può fare.

IL 18 MARZO 1988 MONCINI ATTERRA AL JFK DI NEW YORK CITY DOVE VIENE ARRESTATO DALL'FBI E, PURTROPPO, SUCCESSIVAMENTE ESTRADATO NEL NOSTRO PAESE. IN CASA I CARABINIERI GLI SEQUESTRERANNO MOLTISSIMO MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO. MONCINI SI ERA DISTINTO PER AVERE SUPPORTATO MOLTISSIME INIZIATIVE A FAVORE DELL'INFANZIA.

Ricordo che il signor Moncini aveva già affittato una stanza d’albergo per incontrarsi con “questo piccolo animale”. E aveva noleggiato le telecamere per riprendere le sue esibizioni. Ricordo che varie personalità di spicco della città di Trieste sono intervenute a testimoniare a favore di Moncini, della sua alta moralità, della sua onestà, della sua rettitudine, cosa che ha fortemente favorito la decisione di assolverlo. Non ricordo se fra questi ci fosse anche il sindaco. Ricordo però perfettamente che c’era il vescovo.

barbara


19 ottobre 2007

BIRMANIA: SOLIDARIETÀ AL POPOLO?

Riprendo e metto insieme dal blog (ottimo: andate a vederlo) di Alessandro Gilioli, eccellente giornalista dell’Espresso, alcuni post che ritengo utili a chiarire alcune circostanze. Anche perché non mi sembra che sui giornali queste notizie abbiano campeggiato in prima pagina.

L’Italia rende omaggio al macellaio Soe Win
15 Ottobre, 2007

Mi rendo conto che la diplomazia impone degli obblighi, ma il fatto che l’ambasciatore italiano in Birmania Giuseppe Cinti sia stato tra quelli che ieri hanno firmato il libro delle condoglianze del carnefice Soe Win, a me fa abbastanza schifo, specie in questi giorni di repressione violenta.
Soe Win era l’uomo che nel 1988
ha ordinato alle truppe di sparare all’università di Rangoon, facendo tremila morti.
Era anche l’uomo che nel 2003
ha organizzato l’attentato ad Aung San Suu Kyi, facendo fuori le persone che quel giorno stavano con lei.
In Birmania era chiamato “
il macellaio di Depayin“.
Ieri il governo italiano, attraverso il suo ambasciatore, ne ha onorato la memoria.

Ps: Ho scritto questa mail all’ambasciatore Cinti, se qualcuno vuole fare qualcosa di simile l’indirizzo è:

ambitaly@ambitaly.net.mm

Gentile Ambasciatore,

Leggo sul “New Light of Myanmar” - versione on line - che Lei è andato a rendere omaggio alla memoria del “macellaio” Soe Win, l’uomo che ha ordinato di sparare nel 1988 ai manifestanti, l’uomo che ha orchestrato l’attentato del 2003 a Aung San Suu Kyi.
Mi rendo conto che la diplomazia ha i suoi obblighi, ma Le sembrava davvero il caso di firmare il libro delle condoglianze? Non pensa che, tanto più in questi giorni, come rappresentante del governo e quindi del popolo italiano avrebbe fatto meglio ad astenersi da questo gesto, prontamente usato dalla propaganda del governo birmano?
Certo di una Sua risposta, le invio i miei più cordiali saluti.


Per chi preferisce usare il fax: 00951-514565
……………………………………………………

Il giorno dopo Gilioli posta il risultato di un’interessante ricerca:

Chi fa affari con i generali birmani
16 Ottobre, 2007

Mentre l’Unione europea
inasprisce le sanzioni verso il governo birmano, escono gli elenchi di aziende nostrane che fanno o hanno fatto affari con i narcogenerali dalle mani insanguinate.

Tra queste segnalo:

Oviesse,
gruppo Coin.
Bulgari (che però tre giorni fa ha annunciato di interrompere i rapporti con il Myanmar)
Bellotti (che importa teak)
Nord Compensati (sempre legname)
Foppapedretti (idem)
Margaritelli (idem)
Gazzotti (idem)
Danieli (acciaio)
Avio Spa (aeronautica, già della Fiat, oggi di Carlyle e Finmeccanica).

Mi segnalano anche che l’India sta vendendo elicotteri da guerra sui quali sono istallati sistemi frenanti prodotti dall’italiana
Aster.
Non è italiana di proprietà ma ha molti sedi in Italia la
Auchan, che pure fa affaroni con la giunta.
Tralascio l’elenco dei tour operator che portano gli italiani in Birmania. Come sapete, infatti, su questo tema l’opposizione democratica è divisa: Aung San Suu Kyi chiede di non visitare la Birmania perché quasi tutti gli alberghi e i trasporti interni sono di proprietà dei generali, altri gruppi invece invitano gli occidentali a visitare il Paese per rendere noto al mondo come i generali l’abbiano ridotto in povertà e silenzio. Io, personalmente, sono abbastanza favorevole ad andarci e a parlarne (esistono modi per ridurre al minimo il proprio apporto economico alla giunta, la stessa Lonely Planet ne parla).
…………………………………………………….

E dopo altri due giorni ci dà conto dell’azione intrapresa nei confronti dell’ambasciatore:

L’ambasciatore fa orecchie da mercante

18 Ottobre, 2007

Il giornale dell’opposizione birmana all’estero Irrawady conferma che i funerali di Soe Win sono stati un’ottima occasione di propaganda per il regime, con i diplomatici di «Italia, Israele e Singapore» fotografati mentre firmavano il libro delle condoglianze del macellaio di Depayin.
Il nostro ambasciatore a Rangoon, Giuseppe Cinti - quello che stringeva la mano di Than Shwe mentre questi faceva buttare i monaci vivi nei forni crematori - non risponde alle mail e ai fax di protesta inviati.

Nel frattempo la Birmania è praticamente sparita dalle pagine dei giornali, così come sono completamente spariti i monaci dalle strade del Paese – e non abbiamo bisogno di chiederci dove saranno, perché purtroppo lo sappiamo fin troppo bene. E ancora una volta non solo si è abbandonato al proprio destino chi fa realmente resistenza (a noi, a quanto pare, se non massacrano qualche centinaio di innocenti a botta, i “resistenti” non interessano) ma si continua ad essere culo e camicia con i massacratori. E magari la chiamano realpolitik.

barbara

AGGIORNAMENTO: vedere nel blog di Gilioli (link a inizio post) risposta dell'ambasciatore e commento dello stesso Gilioli alla data di oggi.


10 ottobre 2007

QUANDO AVETE SAPUTO DEI “VOLI”?

Hebe



Abbiamo cominciato a sospettare abbastanza presto. Fu un'idea della Marina militare. Gli aerei partivano da Punta Indio, un luogo a sessanta chilometri da La Plata e buttava­no i corpi nel fiume o in mare, ma i corpi ricomparivano rapidamente, sulle sponde del fiume, sulle spiagge del sud, a San Clemente, a Santa Teresita. Una volta ci avvisarono che c'erano dei corpi sulla spiaggia, e quando arrivammo c'era un camion che raccoglieva i cadaveri, chiusi in una busta di plastica. Fu allora, da quelle persone che ci avevano avvisato, che sapemmo dei voli. Chiaro, i corpi riaffioravano, riap­parivano sulle sponde dei fiumi, in riva al mare, li raccoglievano i pescatori nelle reti, e così cominciarono a gettarli giù dagli aerei ancora vivi, con i piedi in un blocco di cemento a presa rapida. Per farli salire sull’aereo con le proprie gambe, cominciarono a fargli delle iniezioni con cui li addormenta­vano durante il volo; buttavano i prigionieri in mare, non ancora morti, addormentati da un'iniezione che quegli as­sassini della Marina si divertivano a chiamare pentonaval. Tutti erano vivi, quando li buttavano in mare. È terribile parlarne, ma questo mostra la preparazione e la formazione della Marina, dell'esercito, della Polizia. Senza dimenticare che ci fu tutta una categoria di preti pronti a dare l’assoluzione e a incoraggiare i militari che tornavano un po' troppo inquieti da quei voli; gli dicevano che dovevano farlo per la patria, per liberare l'Argentina dai terroristi.

Stai dicendo che i cappellani non assistevano i prigionieri ma i militari?

Tutti i cappellani militari dell’Esercito, della Marina, della
Polizia, usavano armi, erano sacerdoti armati, anche se ci furono preti che assistevano i prigionieri, così come ci furono preti che condivisero le scelte e il destino dei nostri figli. Tutta l'altra parte della chiesa, tutti quelli che facevano parte della chiesa del Terzo mondo, furono perseguitati perché erano insieme ai nostri figli. Ci sono stati centoventicinque sacerdoti desaparecidos, e due vescovi, monsignor Angelelli e Ponce de León, assassinati perché lottavano per difendere i poveri, le terre, ma la chiesa non li ha mai rivendicati. La chiesa è stata l'unica madre che ha abbandonato i propri figli. Le alte gerarchie ecclesiastiche ebbero una grande responsabilità in quello che avvenne. Il nunzio apostolico in­viato dal Vaticano in Argentina all'epoca della dittatura, monsignor Pio Laghi, fu un grande amico dei militari. Ave­va l’abitudine di giocare a tennis con l'ammiraglio piduista Massera, il peggior criminale della giunta; ci sono le fotografie. Celebrava matrimoni, teneva a battesimo i figli dei militati golpisti.
Le gerarchie ecclesiastiche furono in gran parte parteci­pi dirette della decisione di come si torturava cristianamen
te, di come si assassinava cristianamente. Furono partecipi diretti delle decisioni della dittatura. Noi Madri abbiamo presentato una denuncia mollo dura in Italia, contro Pio Laghi, ancora senza risposta. Sappiamo che non avremo mai giustizia col potere, ma vogliamo che la gente capisca che la chiesa non può essere partecipe dell'orrore, della dittatura e del genocidio, perché così diventa una chiesa genocida. Questo deve essere chiaro, le persone che credono in Gesù Cristo non possono credere in questi satrapi. E ce ne furono molti in Argentina. Tra questi, monsignor Emilio Teodoro Grasselli, segretario particolare del cardinale Antonio Caggiano, uno dei massimi esponenti della gerarchia dei cap­pellani militari, e monsignor Plaza, monsignor Bonamìn, monsignor Tòrtolo, von Wernich... La chiesa non ha mai ammesso la responsabilità di questi suoi rappresentanti, proprio come non ha riconosciuto i suoi martiri. In Argentina e in tutta l’America latina esistono due chiese: quella che lotta insieme al popolo e ai più poveri, e quella aristocratica, diretta dall’Opus Dei, che stabilisce rapporti criminali con i dittatori di turno. La denuncia contro di loro è un dovere morale non solo delle Madri, ma di tutti i cattolici.
E non bisogna pensare che si trattasse solo dei vescovi: no, la complicità fu molto diffusa anche tra i sacerdoti, tra le suore… Nel dicembre 1977, proprio di fronte al Com
missariato V° di La Plata, come un'ironia, c’era un grande albero di Natale, anche se lì dentro torturavano e violava­no i nostri figli. Nei giorni di Natale e di capodanno i po­liziotti avevano il permesso di starsene nelle loro case a ce­lebrare le feste, e il cibo - o per meglio dire, la spazzatura - che davano ai nostri figli, si incaricarono di distribuirla i sacerdoti del seminario lì vicino. Erano loro che davano da mangiare ai sequestrati. Una scelta caritatevole, hanno detto. Una scelta complice, dico io, perché non hanno mai fatto parola di quello che vedevano li dentro; non hanno mai fatto una denuncia, non hanno mai avvisato un fami­liare. Non furono solo i vescovi, furono molti quelli che si comportarono con cinismo, trasformandosi in complici della dittatura.
Soffrimmo tante disillusioni, e anche quello fu un per­corso dapprima individuale e poi collettivo. Quando co­minciammo a essere più madri, una volta andammo da una monaca che si chiamava sorella Assunta e che poteva en­trare nel carcere di La Plata ad assistere i prigionieri. Le demmo una foto dei nostri figli, nel caso le capitasse di incontrarli, le demmo delle cose da portargli, ma ogni volta questa suora ci diceva di non averli visti. Poi, un giorno, ci invitò a un battesimo. Andammo e ci rendemmo conto che si trattava di una specie di esorcismo, con una bambina ve­stita di viola, alla quale il prete tolse il vestitino per farglie­ne indossare uno bianco... una cerimonia lunghissima, che non capivamo, ma che ci pareva avesse un cattivo sapore. Quando tutto fu terminato, la monaca ci avvisò che il pre­te voleva parlarci. Andammo e quello ci disse che avrem­mo dovuto stare più attente a quello che facevano i nostri figli. Lo guardai e mi resi conto che, dalla tonaca, gli spun­tavano gli stivali dell'aeronautica, che aveva i pantaloni de­l colore dell'aeronautica. Allora noi Madri ce ne andammo e discutemmo a lungo. Più tardi tornammo da suor Assun­ta e le chiedemmo chi fosse quel prete. Lei rispose, sì, è un sacerdote mandato dall'Aeronautica. Col passare del tem­po, scoprimmo che questo tipo era proprio il sacerdote che dava la sua benedizione mentre gettavano i cadaveri dei nostri figli dagli aerei. Figurati dove eravamo finite. Questa era sorella Assunta. Ma non è stata l’unica. C’era una monaca che si chiamava Castana e che lavorava all'o­spedale psichiatrico di Romero, dove avevano internato dei ragazzi come malati mentali, ci avevano detto che qual­che desaparecido si trovava anche nel Borda, il manicomio di Buenos Aires, perché a forza di torture era impazzito. Non sapeva chi fossimo e le dicemmo che volevamo porta­re delle caramelle agli internati, così lei ci fece entrare. Ci rendemmo conto che tutti avevano la stessa faccia, senza volto, senza espressione, pareva che non guardassero. Un giorno suor Castana ci chiese di portarle delle cose che non riusciva ad avere dall’Esercito; fu così che ci rendemmo conto che anche lei aveva a che fare con i militari e, quando cominciammo a investigare, scoprimmo che aveva denuncialo una quantità di psichiatri e di psicologi che la­voravano lì, a Romero, e che dopo la denuncia quei medi­ci erano scomparsi.
Fu terribile renderci conto che tutto era così perverso, ma ciò che ci diede forza era che potevamo vederlo e pro­varlo, anche per le altre: perché le madri che non lo vede­vano con i propri occhi, non lo potevano credere. C'era una madre - si chiamava Marìa, è morta da poco - che era cosi credente che quando il parroco che andava ad aiutare, un grande amico di Videla, denunciò sua figlia, lei disse di no, che l'amicizia di quel parroco con Videla non aveva niente a che faro con il sequestro della figlia. Lo giustificò fino all'ultimo momento, perché semplicemente non voleva am­mettere che potesse aver fatto una cosa tanto terribile. C'e­rano molte madri come lei, che non vedevano, che non cre­devano. Per questo è stato giusto uscire di casa, scoprire tante cose, rompersi la testa contro i muri, e alla fine trovare le prove per poter raccontare, per poter dire la verità, an­che quando era così dolorosa. La gente dice che ho molta memoria, ma non è così, è che quando partecipi a tutto, quando vai da tutte le parti, e apprendi, poi come fai a di­menticare? La faccia di quella monaca, io non me la scor­derò per il resto della vita; se la incontrassi, la riconoscerei
ancora adesso, dopo quasi trent'anni. (Le pazze, pp. 134-137)

Oggi è un grande giorno: oggi finalmente uno di loro – almeno uno! – è stato chiamato a rispondere della propria complicità negli orrendi crimini commessi dalla dittatura fascista argentina, una delle più efferate del secondo dopoguerra. Non ne risponderà Pio Laghi – fraterno amico e grande ammiratore, tra l’altro, di Arafat -, non ne risponderanno molti altri, ma almeno un barlume di giustizia sembra profilarsi. (v. anche qui e qui)



barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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