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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 agosto 2010

QUALCUNO CON CUI CORRERE

Quando ho cominciato a leggerlo, dico la verità, non avevo mica intenzione di scriverne la recensione. Anzi, non avevo neanche intenzione di finirlo, perché la storia, diciamolo, è di una cretinitudine unica (il cane che sa che è domenica e che bisogna andare a prendere la pizza, ma per piacere!). Finisco il capitolo, giusto per sentire cosa dice la monaca folle, e poi lo mollo. Ancora due pagine, per vedere se il poliziotto sadico arriva ad accorgersi che non è lui, e poi lo mollo. Ancora dieci pagine, vediamo se riesco a capire perché quella pazza deve per forza andare a cantare in Ben Yehuda... E poi ho letto tutta la notte fino alle nove e mezza di mattina, quando sono arrivata alla pagina 362 e ho potuto finalmente chiudere il libro. E lo so, sì, che oltretutto è anche spaventosamente banale una storia in cui quando tutto sembra perduto arrivano i nostri – e tu che leggi, naturalmente, lo sai benissimo che adesso qualcosa deve per forza succedere, perché un romanzo che si rispetti non può mica finire con una carneficina, una strage di innocenti e il male che trionfa e il bene che soccombe, e che diamine! – ma poi devi anche fare i conti con la commozione che ti prende con la scazzottata della piscina, un mezzo massacro, se vogliamo proprio essere onesti, e quando lui ricorda i segni, e l’innamorato della sorella, e allora perdoni tutto e quasi quasi, se solo ne avessi il tempo, lo riapriresti alla prima pagina e ricominceresti da capo.

David Grossman, Qualcuno con cui correre, Mondadori



barbara


25 agosto 2010

LA BAMBINA CON I SANDALI BIANCHI

A voi infelici, umiliati, feriti, reclusi nelle galere della Repubblica o nei pregiudizi dei suoi cittadini; a voi che avete sofferto e ancora soffrite dico forte: alzate la testa! Sognate! Credeteci! Progredite!

Attraversare l’inferno – la miseria delle bidonville, una madre ostile e sadica, una famiglia, nel migliore dei casi, insensibile, un ambiente più o meno larvatamente razzista, un incidente che le ruberà anni di vita e la lascerà segnata per sempre, una famiglia araba musulmana che rivendica la proprietà delle figlie femmine e il diritto di decidere la loro sorte (impressionante quando, ancora giovanissima, si fa deflorare dal primo che le capita a tiro all’unico scopo di non essere più spendibile sul mercato dei matrimoni combinati; e quando, arrivato il momento, comunica che non possono farla sposare al cugino che lei ha soprannominato “rasoterra” perché, appunto, non è più vergine, prima il fratello la riempie di botte, poi la madre molto tranquillamente dice che non importa, basterà che al momento opportuno si infili un pezzetto di vetro nella vagina, e quello la farà sanguinare quanto basta per ingannare il marito) – e riuscire a riemergere. Riuscire a sconfiggere, oltre all’inferno intorno, anche l’inferno dentro. Lottando con tutte le proprie forze. Con indomabile volontà. Con inesauribile energia. E con una indistruttibile fede in se stessa e nelle proprie capacità (perché, come diceva quel tale, Se lo vorrete non sarà un sogno). È un libro forte che può dare qualche importante lezione anche a ciascuno di noi.

Malika Bellaribi, La bambina con i sandali bianchi, Piemme



barbara

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