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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


29 aprile 2011

E PENSARE CHE VOLEVANO FARMI CREDERE

che la befana non esiste! E invece non solo esiste



ma è anche ben viva, e lotta insieme a loro.

barbara


19 dicembre 2010

CONSIGLI PER IL NATALE IN ARRIVO

"Kauf nicht bei Juden", non comprare dagli ebrei. Goebbels ? No, palestinesi cristiani

Nel periodo delle feste si diffondono spesso messaggi che invitano a fare doni altruistici, un po' per mimetizzare qualche opera buona nell'orgia consumistica del regalo universale, un po' per sfruttare l'idea che questo è il periodo in cui tutti sarebbero chiamati ad essere buoni.
Queste comunicazioni sono naturalmente molto diffuse e rimbalzano fra i vari mezzi di comunicazione, tanto che ne arrivano spesso anche a chi con le feste cristiane non c'entra. A me personalmente ne sono arrivati un paio molto interessanti, che voglio riferirvi qui.
Queste comunicazioni invitano i "Christmas shoppers" cioè i consumatori natalizi (mirabili creature generate dal matrimonio del marketing con la religione, peccato essere doppiamente fuori target), a realizzare un grande desiderio del buon cristiano; scrive: "All I Want for Christmas is an End to Apartheid". (Tutto quel che voglio per Natale è la fine dell'Apartheid"). Cioè – rendendo trasparente la fraseologia propagandistica – la distruzione di Israele come soggetto autonomo e diverso dalla "Palestina".
È il messaggio diffuso dalla "Voice of the Palestinian Christians", in un due formati diversi: uno più secco con l'elenco di dieci marche israeliane (da Ahava a Sabra) e non (dall'Oreal, a Motorola a Intel) da boicottare (qui
). E uno più religiosamente untuoso con abbondanti citazioni di Isaia, che predica contro un governo israeliano che "divora la terra palestinese" (qui) e "non cammina sulla strada della pace – la quale secondo il messaggio richiede sacrifici dalla due parti, ma i palestinesi li hanno già fatti e dunque ora bisogna "premere" su Israele. A queste voci si è unita quella del sindaco di Betlemme, cristiano-palestinese anche lui, che chiede come regalo di Natale "sanzioni commerciali, sanzioni sportive, sanzioni educative, sanzioni culturali" contro Israele, perché "le sanzioni sono la sola strada, negoziare è una perdita di tempo". (qui).
Naturalmente tutte queste sanzioni non riguardano tanto gli israeliani intesi come cittadini di uno stato, quanto gli ebrei, come componente maligna di quello stato o suoi sostenitori.
Per dirne una, Wikileaks ha appena rivelato che ci fu addirittura una decisione della Lega araba per boicottare i film di Spielberg. Come il mondo "progressista" e antimperialista si trovi a imitare gli slogan nazisti ("Kauf nicht bei Juden", non comprare dagli ebrei, ripetevano i propagandisti di Goebbels), meriterebbe una certa attenzione.
Ma dato che siamo sotto Natale, concentriamoci invece sull'aspetto religioso. Che un atto di guerra a Israele (guerra "con altri mezzi", non direttamente violenti, ma sempre guerra) possa essere un regalo di Natale, che fra l'altro è la festa di compleanno di un ebreo patriottico com'era evidentemente Gesù, come si concili con la religione dell'amore, è una questione interessante, che lascio alla riflessione di chi crede in Lui.
Resta il fatto che le cose stanno proprio così, che quella contro Israele (anzi contro gli ebrei) è una guerra di religione non solo da parte islamica, dove questo è del tutto evidente; ma anche da parte di settori minoritari ma consistenti del mondo cristiano. È quel che è emerso dal recente sinodo dei vescovi cattolici in Medio Oriente, quel che risulta evidentissimo dalle pubblicazioni di un'entità ufficiale della Chiesa cattolica come Pax Christi, ma anche dalle recenti decisioni di boicottaggio dei presbiteriani americani, una denominazione cristiana piccola ma influente eccetera. Anche qui, lascio alla loro coscienza la riflessione su perché si impegnino proprio contro Israele e non su Cipro (dove i Turchi hanno invaso e opprimono dei Cristiani), la Cecenia, il Sahara occidentale, il Sudan e altri mille posti: non sarà per un "odio antico" e tutto teologico contro gli ebrei?
C'è un altro punto che voglio sottolineare: le guerre politiche finiscono facilmente prima o poi con un compromesso, dato che si tratta di dissidi mondani e secolari, che ammettono mediazioni. Ma una guerra religiosa, per esempio quella contro un "peccato contro Dio", come la dichiarazione "Kairos-Palestina" letta al Sinodo definisce Israele, può finire solo con la distruzione totale del nemico: cioè in questo caso con una nuova Auschwitz.
Questo è quello che cercano, al di là delle dichiarazioni fintamente ecumeniche, gli amici dei cristiani palestinesi, i pacifisti di Pax Christi, i compilatori di Kairos Palestina. Lo stesso che cercava Hitler con l'accordo del Muftì di Gerusalemme. Io posso augurar loro solo, nella ricorrenza del loro Natale: che Dio li perdoni. Io non ne sono capace.

Ugo Volli (informazione corretta)

Nel frattempo apprendiamo da
http://www.nuitdorient.com/ N° 25 che d’ora in poi in Turchia non sarà più consentito a israeliani e graci di acquistare terre nel Paese. Gli altri stranieri possono acquistare fino a dieci ettari, tranne Iran, Siria, Arabia e stati del Golfo, per i quali non vi sono limiti di superficie acquistabile. (P.S.: non solo tu, Ugo)

barbara


18 giugno 2010

UNA DOMANDA ALLA SIGNORA STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI

     

Non è vero, strilla indignata la signora Stefania Gabriella Anastasia, non è vero niente che stiamo boicottando Israele! Sì, è vero che Israele, unico Paese del Mediterraneo, non è stato invitato al Forum Mediterraneo, ma non perché lo si voglia boicottare, neanche per sogno! È semplicemente che i ministri arabi non vogliono sedersi con loro, tutto qui. E gli israeliani ne devono prendere atto, eccheccbip! E magari, aggiunge saggiamente la signora Stefania Gabriella Anastasia, dovrebbero anche meditarci sopra, e questa è una cosa sacrosanta, perché da sempre lo sappiamo che non dobbiamo chiedere agli antisemiti perché ce l’abbiano con gli ebrei bensì, molto più ragionevolmente, sono gli ebrei che ci devono spiegare perché mai tutti ce l’abbiano con loro, eccheccbip! Così come, da che mondo è mondo, si chiede ai derubati perché i ladri ce l’abbiano con loro, si chiede ai morti ammazzati perché gli assassini ce l’abbiano con loro, si chiede ai bambini perché i pedofili ce l’abbiano con loro: è così che si fa, eccheccbip! Anzi, dirò di più, cioè no, anzi la signora Stefania Gabriella Anastasia dice di più: gli israeliani devono solo ringraziare. Di che cosa non lo dice, ma forse è solo perché il motivo è talmente chiaro da rendere superflua qualunque spiegazione, e se non ci arrivo la colpa deve essere evidentemente mia. E vabbè. E poi arriva il clou, che è ciò che mi ha indotta a prendere schermo e tastiera e scrivere. Dice infatti la signora Stefania Gabriella Anastasia: “È Pierino che grida sempre al lupo. Attenti, perché poi quando il lupo arriva davvero…”. No, la domanda non è se quello del lupo che “arriva davvero” sia un wishful thinking, non sono così maliziosa, ci mancherebbe. La domanda è un’altra, e cioè: se il terrorismo non è il lupo, se bombe e razzi non sono il lupo, se migliaia di morti e decine di migliaia di feriti e mutilati e invalidi permanenti non sono il lupo, se donne, neonati, vecchi sopravvissuti alla Shoah assassinati a sangue freddo non sono il lupo, se boicottaggi a livello planetario in campo accademico, scientifico, sportivo, artistico, giornalistico, politico, economico eccetera eccetera non sono il lupo, se ebrei rapiti e assassinati e magari ritrovati poi in dieci pezzi* in giro per il mondo non sono il lupo, se una mezza dozzina (almeno) di stati tuttora formalmente in guerra con Israele non sono il lupo, se due organizzazioni internazionalmente riconosciute che hanno per statuto la distruzione di Israele e una delle due anche lo sterminio totale degli ebrei, e uno stato che dichiara apertamente di volere la bomba atomica per distruggere Israele non sono il lupo, la mia domanda è: che cosa potrebbe essere, per la signora Stefania Gabriella Anastasia, il “lupo davvero”? Forse qualcuna di quelle confortevoli stanze a tenuta stagna con un’apertura in alto per farvi scivolare dentro quei graziosi cristalli azzurrini che si dissolvono impalpabilmente nell’aria? Immagino che qualcuno potrebbe accusarmi di processo alle intenzioni, ma dopo aver visto la signora Stefania Gabriella Anastasia piangere disperatamente sulla tomba del nipotino di quel tale Haji Amin Al Husseini, in arte gran mufti, fraterno amico di tale Adolf Hitler, in arte Führer, che le stanze suddette è andato a studiarle da vicino per poterle poi adoperare con gli ebrei suoi vicini di casa, l’idea non sembra poi così peregrina.


*Le reazioni

Non ha suscitato reazioni che Aryeh Leib Misinzov, ebreo venticinquenne del movimento Chabad, sia stato rapito a Kiev il 20 aprile, giorno del compleanno di Hitler. Da giorni, non suscita reazioni la notizia del ritrovamento in dieci pezzi del suo corpo, e in una sempre più lunga catena di silenzio non sta suscitando reazioni che non vi siano reazioni. Un silenzio antico circonda la morte ebraica.

Il Tizio della Sera


barbara


6 giugno 2010

NEL FRATTEMPO A BOLZANO

Nel frattempo a Bolzano succede che si sta organizzando il jazz festival che si terrà a fine giugno. E succede che al festival dovrebbe partecipare Noa, cantante israeliana, pacifista convinta, da sempre attiva sostenitrice del dialogo tra i popoli, da sempre attiva sostenitrice del programma “due popoli due stati”, da sempre attiva sostenitrice dei diritti dei palestinesi. Dico “dovrebbe” perché, parallelamente all’organizzazione del festival, gli amanti della pace e della giustizia stanno organizzando il boicottaggio nei confronti di Noa. I crimini della cantante sono due: essere israeliana e avere affermato che “Hamas è un cancro da estirpare”. Ora, considerando che sono fatti inoppugnabili che

a) nello statuto di Hamas è scritto nero su bianco che tale organizzazione NON intende creare lo stato di Palestina
b) nello statuto di Hamas è scritto nero su bianco che obiettivo principale di tale organizzazione è lo sterminio totale degli ebrei

mi chiedo: che cosa devo pensare di quei signori tanto amanti della pace e della giustizia che combattono chi si oppone a questo programma?



Poi, tanto per aggiungere qualche documentazione, visto che dai nostri mass media difficilmente pocciamo aspettarcene, qui trovate le foto pubblicate dal turco Hurriyet – non da una testata sionista! – che dimostrano che effettivamente alcuni soldati israeliani erano stati presi in ostaggio, mentre qui è documentato come sarebbero dovute andare, e non sono andate, le cose con la Mavi Marmara.

barbara


24 maggio 2010

LE PROVOCAZIONI DI UGO VOLLI

Perché quando l’amarezza è tanta da rischiare di soffocarti, la provocazione è l’unica risorsa che ti rimane.

Provocazioni

C'è un pazzo criminale dalle parti di Teheran che vuole la bomba atomica per ammazzare i miei parenti, i parenti dei miei parenti e molti altri che stanno in Israele. Ci sono un sacco di matti in giro che profanano le tombe dei miei cugini, dei cugini dei miei cugini e di molti altri, in Germania, in Francia, in Polonia, in Grecia. Ci sono dei dementi a Roma che parlano di ammazzare il mio amico Riccardo Pacifici. Criminali bruciano le sinagoghe, come quella di Creta e di Worms, dove mi fermerei volentieri a pregare. Quelle italiane le lasciano stare, per il momento, solo perché protette da della polizia, metal detector, bravi ragazzi che fanno la sicurezza. In Australia e in Scozia, in Norvegia e naturalmente nei paesi arabi, seri manager e scapestrati attivisti dei diritti umani boicottano le merci prodotte grazie al lavoro di gente come me, proprio perché è come me, sempre in quel paese che il pazzo criminale vuol cancellare dalla carta geografica. Cercano di far chiudere le banche che vi lavorano, spesso riescono a ottenere che cantanti e attori non vadano a far spettacolo lì. Le riviste scientifiche e i congressi non accettano i contributi dell'università dove sono andato a lavorare gratuitamente le ultime estatI, e neanche delle altre università consorelle. Umberto Eco spiega che non è d'accordo col boicottaggio, ma solo perché molti universitari dissentono dalle politiche del governo. E io che vi consento, merito dunque di essere boicottato per questo? Sarei curioso di sentirlo dire proprio da Eco, con cui ho lavorato per tanti anni. Se non come ebreo, come sionista merito dunque il boicottaggio? Non mi pubblicherebbe sulla sua rivista, perché in Israele avrei votato per Netanyahu? O si era espresso male? Tutti matti, tutti incapaci di parlare con chiarezza? Solo equivoci? No. Un gruppetto di autodefiniti intellettuali che sarebbero in fondo anche loro miei cugini, ma quando gli scappa distingue fra il proprio spirito illuminato e il popolo bue nazionalista e tribalista, mi spiega che questa faccenda è tutta colpa mia (non solo mia, naturalmente, ma anche mia), che devo tornare alla ragione e fare quel che un governo straniero mi dice di fare per il mio bene, cioè arrendermi. Il pericolo non viene tanto dal di fuori, mi spiegano gli illuminati, quello principale sono io e chi la pensa come me, perché siamo colonialisti e pensiamo che Gerusalemme sia un luogo ebraico. Tutta colpa mia se mi boicottano, mi bruciano le sinagoghe, mi profanano le tombe. E anche se quel pazzo dalle parti di Teheran (e i suoi amici a Damasco, Beirut, Gazah, Ramallah, Tripoli eccetera eccetera) aspettano solo di leggere il necrologio collettivo di quelli come me. Se io fossi più buono, se non facessi muri ma ponti, se mi ritirassi dietro la linea verde, se non facessi resistenza quando cercano di farmi fuori, se non mi divincolassi... se non la prendessi come un fatto personale... Va bene, capisco, accetto di suicidarmi come vogliono gli illuminati. Ma se poi viene fuori che anche la mia tomba è una provocazione?

Ugo Volli

E io temo proprio che lo sia, caro Ugo: per qualcuno sei milioni di ebrei senza tomba sono anora pochi, e se si deve giudicare dall’appassionato sostegno che in tanti continuano a fornire a coloro che vorrebbero almeno raddoppiare tale numero, direi proprio che un ebreo con una tomba rischia davvero di essere una provocazione di quelle belle forti. Ma noi non ci stancheremo di lanciarle, le nostre provocazioni, vero? E tanto peggio per chi non è in grado di capirle…

barbara


13 marzo 2010

ASSEMBLEA DI FACOLTÀ

Ovvero

come shekerare quattro stronzate

Simona Cantoni impiegò mezzora a vestirsi, dopo aver speso più di un’ora al bagno, fra doccia, capelli e trucco. Per quanto le costasse ammetterlo, questo era un segnale inquietante. Un campanello d’allarme. Un avviso subliminale. Il suo inconscio stava prendendo decisioni che lei era ben lungi dal condividere. Meglio, che lei respingeva con fermezza.
Chi era mai questo Alessandro per meritare una simile liturgia propiziatoria?
Nessuno. Meno di nessuno.
E allora perché si comportava come un’adolescente al primo appuntamento?
Tranquilla, è per sentirmi in controllo. Che non creda di avere a che fare con una che gli pende dalle labbra solo perché è carino e all’università gli sbavano tutte dietro. O magari perché va come un treno a medicina, ha mille interessi, gira su una BMW decappottabile e ha un tono di voce… Dio, che tono di voce!
Smettila, sei una stronza! Non te ne frega niente di lui!
Si dette un ultimo ritocco al lucido delle labbra, un ultimo colpo di spazzola e si fissò allo specchio con aria convinta.
Non fare la stronza Simona. O quanto meno…
Come, quanto meno…?
Ho detto non fare la stronza, punto e basta!
Al suono del citofono però, il cuore le batté forte.
“Io esco,” gridò quando era già sul pianerottolo, “torno tardi!”
Alessandro l’aspettava in macchina.
“Ti va di mangiare qualcosa?” le chiese, sporgendosi per darle un bacio sulla guancia.
“Conosci un posto carino?”
“A Castel Porziano. Pesce e musica dal vivo. Praticamente sulla spiaggia.”
Parlarono di tutto, lungo la strada, come parlano due ragazzi che si studiano. Senza lasciarsi andare più di tanto. Attenti alle domande, attenti alle risposte.
Di vista si conoscevano da una vita ma era la prima volta che uscivano insieme.
Un paio di giorni prima lui aveva preso l’iniziativa in un modo che a lei era parso intrigante.
“Cerco qualcuno che non mi conosca” le aveva detto, “perché ho voglia di raccontarmi.”
Lei aveva sorriso.
“E chi ti fa pensare che a qualcuno interessi il racconto?”
“Beh, in realtà non è che lo penso. E’ solo la prima cosa che mi è venuta in mente. Quando scriverò un libro sull’arte del rimorchio, comunque, ce la metterò dentro perché pare funzioni. Il primo passo l'ho già fatto.”
Questa volta lei aveva riso e lui aveva assaporato con discrezione un senso di trionfo.
La trattoria era semplice. Una veranda sul mare. Pochi tavoli. Poca gente. Poca luce.
Un cantante da piano bar creava un sottofondo musicale.
“Ci metterai anche questa trattoria nel tuo libro?”
“Dipende. Te lo dico domani… Quel libro conterrà solo strategie vincenti.”
Due spaghi, un bicchiere di vino e già l'atmosfera si era fatta confidenziale.
Ora parlavano di tutto, a ruota libera.
Studio, viaggi, libri, cinema, pittura. Si confrontavano, scoprendo passioni e avversioni in comune.
“Devi assaggiare gamberi e calamari. Qui sono spaziali!”
“Quelli no, non li mangio. Né crostacei né frutti di mare.”
“E invece li devi assaggiare. Non te li puoi perdere...”
“Non posso. Sono ebrea. Sai cacheruth, norme alimentari...”
“Fantastico! Spiegami meglio.”
Parlarono di religione e di tradizioni. Di senso di appartenenza e di retaggi identitari. E poi ancora di minoranze e di società multietniche.
In macchina si baciarono e rimasero a lungo a chiacchierare, sulla banchina deserta.
“Ho una villa, qui vicino... Potremmo andarci.”
Lei gli pose un dito sulle labbra.
“Non avere fretta...” disse e lui sembrò cogliere in quelle parole più una promessa che un rifiuto.
Sotto casa si baciarono ancora.
“Domani abbiamo assemblea di facoltà. Ti passo a prendere alle otto.”
Lei sorrise di tanta sicurezza, ma lo baciò sulle labbra e scese dall'auto.
Quando arrivarono in facoltà, la mattina dopo, l'aula magna era in fermento.
Mancava un'ora all'assemblea e fervevano i preparativi. Piccoli gruppi discutevano dell'impostazione dei lavori, alternando alterchi e risate. Altri si dedicavano agli impianti tecnici.
“Uno, due, tre, prova. Uno, due, tre, prova.”
Alessandro si trovava come a casa sua. Passava da un gruppo all'altro, scambiando battute e discutendo documenti.
Simona invece si era seduta ad uno degli ultimi banchi in cima all'anfiteatro ed osservava con distacco quell'animazione.
Odiava le assemblee. Passavano per uno strumento di democrazia diretta e ne erano invece l'antitesi spaccata.
Una minoranza di attivisti che si arrogava il diritto di rappresentare una maggioranza distratta. Tutta gente che si beava delle proprie parole.
Falla finita, non sei qui per fare politica! Se questi si divertono cosi, a te che te ne frega?
Tirò fuori il testo di diritto penale e si mise a ripassare.
Alessandro ogni tanto le si avvicinava.
“Tutto bene?”
Bene un cazzo! Non so che ci sto a fare in mezzo a questi coatti!
“Certo, tutto bene. Stai tranquillo, sto ripassando. Ho l'esame fra quindici giorni...”
Si concentrava sul testo, sollevando di tanto in tanto lo sguardo sull'aula che si andava riempiendo.
Gli oratori avevano preso posto sul palco. Alessandro era fra loro, con il microfono in mano.
Questo ci crede proprio! Scommetto che ci mette pure questa cazzo di assemblea nel suo libro.
Si concentrò ostinatamente sul testo di penale, per non sentirsi parte della sua esibizione.
“La nostra facoltà è chiamata ad essere l'anello di una lunga catena” stava dicendo lui, “una catena che unisce le forze progressiste in tutto il mondo, dentro e fuori le università. Una catena che col suo peso morale e l'incisività dei suoi richiami può riuscire lì dove hanno fallito le politiche degli stati e delle organizzazioni internazionali...”
Ma chi si crede d’essere, Bruce Willis pronto al salvataggio del pianeta...?
Sorrise immaginandoselo dentro una tuta spaziale, il casco sotto il braccio, ma chiuse il libro e si mise ad ascoltare.
“... la libera scelta di ognuno di noi è poca cosa. Ma se queste scelte divengono univoche, si trasformano in un'arma potente. Compagni, appropriarci di quest'arma non è più un'utopia, è qualcosa che dipende da noi, da ognuno di noi... E sono proprio loro con i loro crimini, con la loro superbia, con la loro apartheid che ci hanno dato la necessaria compattezza. Il sangue di Gaza è la ragione della nostra coesione internazionale. E' la ragione della nostra determinazione...”
Applausi.
Pugno allo stomaco.
Di che diavolo stai parlando...?
“Noi siamo chiamati a boicottare Israele per ristabilire la giustizia negata. Per dare una voce a chi non ha voce. Per dare una terra a chi ne è stato spoliato ed una patria a chi ne è stato cacciato. Compagni, dobbiamo fare terra bruciata intorno al sionismo razzista. Chiudere le porte della collaborazione internazionale ad uno stato che fa dell’apartheid la propria strategia. Tenere fuori da ogni scambio culturale chi con le proprie lobbies inquina la politica mondiale...”
Brutto bastardo, pezzo di merda.
Simona raccolse le sue cose, decisa ad andarsene.
Sei una stronza. Ci voleva tanto a capire di che pasta era fatto?
Stronza un cazzo. E' lui che è un verme. Che mi ci ha messo a fare in questa situazione di merda?
“... è per questo” stava dicendo lui “che cedo ora la parola a Mahmet Huseyin del Comitato Palestinese per il Boicottaggio di Israele.”
Simona aveva già raggiunto la base dell'emiciclo, ma qualcosa la trattenne.
Io non scappo. Non te la dò questa soddisfazione.
Sei pazza? Vattene che e meglio...
No, non me ne vado! Voglio vedere dove sono capaci di arrivare.
Sedette di nuovo.
“... ogni rifiuto di un prodotto israeliano” stava dicendo il palestinese “sarà la pietra di una nuova intifada che ci condurrà alla vittoria sul nemico sionista...”
Il delegato non fece sconti e riversò sull’assemblea le sue feroci invettive contro Israele, il sionismo e gli ebrei.
Simona sopportò tutto stoicamente, fino a quando Mahmet non superò il segno.
“... è un nemico subdolo e feroce. Ci ruba la terra, ci ruba le case, ci ruba il futuro. E adesso ci ruba anche gli organi dei nostri bambini e dei nostri prigionieri. Li uccide per appropriarsene e per farne commercio...”
Applausi.
Simona alzò la mano.
“Voglio intervenire” gridò.
Che fai? Sei pazza? Vuoi farti sbranare da questi scalmanati?
“Al tempo compagna. Il dibattito con la platea è previsto al termine degli interventi, se ce ne sarà il tempo.”
“Ah, si?” gridò Simona. “E questo chi lo dice? In un dibattito democratico chi partecipa ha lo stesso diritto di intervento di chi sta in cattedra!”
“In un dibattito democratico” cercò di zittirla il compagno sul palco, facendosi forte del microfono che impugnava, “ci sono tempi e regole da rispettare.”
“Tu stai solo rispettando la casta dei cattedratici e dei presunti leader. Fai parlare anche il popolo degli sfigati!”
L'emiciclo cominciò a vociare e qualcuno sul palco comprese da che parte stesse girando il vento.
“Fate parlare la compagna. Lasciatele fare il suo intervento.”
Simona salì sul palco mentre il cuore le pulsava in circolo adrenalina a gogò.
Voglio vedere adesso che gli dici. Tu devi essere completamente suonata.
Lo so io quello che gli dico. Brutti stronzi, bastardi di merda...
Afferrò il microfono e volse lo sguardo verso la platea. Un silenzio inconsueto. Un'attenzione inconsueta.
“Compagni, oggi abbiamo chiamato sul banco degli imputati Israele. Abbiamo istruito un processo, accusandolo dei crimini più efferati. Ma se questo è un processo, chi parlerà per l’accusato? Chi ne prospetterà le attenuanti? Chi chiamerà in giudizio i correi che si sono macchiati di colpe e di crimini altrettanto gravi?”
La platea cominciò a rumoreggiare confusa, mentre sul palco gli oratori si scambiavano occhiate perplesse.
“Se mettiamo Israele sotto accusa, perché facciamo salva la Russia per le stragi in Cecenia? E il Sudan per il genocidio in Darfour? E la Turchia per la repressione dei Curdi? E la Cina per il Tibet…? E dov’è Hamas che ha prima massacrato quelli del Fatah e poi ha provocato scientificamente la reazione degli israeliani, con la sua pioggia di razzi sui civili. E già che ci siamo, perché non parliamo anche di scudi umani, di bombe negli autobus, di oppressione sulle donne islamiche.”
“Questa è una provocazione…” cominciarono a gridare dall’emiciclo .
“No, non è una provocazione. E’ un invito a ragionare… Per quale motivo sempre e solo Israele è sul banco degli imputati?”
“Buttatela fuori!”
“Calma, compagni. Calma, non cadiamo nella sua provocazione!”
Simona col microfono in mano si sentiva ormai come John Wayne a Fort Apache.
“Io non provoco nessuno. Sono qua per parlare in difesa di uno stato che con l’haparteid non ha nulla a che fare.”
Fuo-ri. Fuo-ri. Fuo-ri.
L’aula magna era ormai una bolgia ma Simona non demordeva.
“Israele è l’ebreo della scena internazionale,” gridava, “per lui vale una legge che per gli altri non vale. E’ sempre e comunque colpevole, anche quando agisce per difendersi, anche quando sopporta l’insopportabile. I razzi di Hamas sono brutali quanto la reazione che provocano, ma qual è la causa e qual è l’effetto? Perché dobbiamo dare tutto per scontato e rinunciare a giudicare? Perché la logica quando si parla di Israele viene distorta e deformata?”
Fuo-ri. Fuo-ri. Fuo-ri.
Qualcuno si avvicinò alle spalle di Simona e tentò di trascinarla via ma lei si aggrappò al tavolo con tutte le forze.
“Questa è una violenza,” gridò nel microfono, “vergogna!”
Furono le sue ultime parole all’assemblea. La spina del microfono ora era staccata e il servizio d’ordine la spintonava senza complimenti fuori della facoltà.
L’ultima cosa che percepì fu un coro da stadio.
“Va in sinagoga, giudia va in sinagoga…”
Simona adesso era in mezzo alla strada, in uno stato di confusa prostrazione.
Si sentiva umiliata. Ferita.
Sarai contenta, ora! Cosa pensavi, di fare? Speravi di convincerli?
Vaffan’ culo! E’ lui che è uno stronzo! Un grandissimo stronzo!
Ancora!? La fai finita!? Quello è uno scarafaggio insignificante e tu ci piangi sopra come se meritasse la tua attenzione.
Tremava.
Sedette su una panchina e piegò la testa fra le mani.
No! Adesso ci manca solo che ti metti a piangere!
Ho detto non piangere!
Le lacrime le fluivano inarrestabili.
Trasse dalla borsa un kleenex e si soffiò il naso.
“Sei stata coraggiosa.”
Si girò. Lui era in piedi alle sue spalle.
“Vattene. Sei uno stronzo!”
Si asciugava gli occhi con le mani e si aggiustava il trucco per quel che poteva. Odiava che lui la vedesse in quelle condizioni.
“Ci volevano le palle per parlare in quel modo davanti ad una platea tanto ostile. Tu ce le hai avute…”
“Lasciami in pace. Voglio stare sola.”
Lui non si mosse.
“Doveva essere una manifestazione politica ma purtroppo è degenerata. Perfino quel coro antisemita… Mi dispiace, Simona, ti chiedo scusa.”
Questo è completamente fuori! Vattene, non gli dare spago! Vuole solo prenderti per il culo per salvare la faccia.
Me ne vado!? Ma nemmeno per idea! Questo lo sistemo io!
“Mi dispiace, ti chiedo scusa,” gli fece il verso lei, con tono irridente. “Tu non ti rendi nemmeno conto di quello che hai detto e di quello che hai lasciato dire in assemblea. E poi, scusa tanto… Dove cazzo stavi quando mi zittivano e mi spintonavano?”
Alessandro la fissava come un cane bastonato.
“Te lo dico io dove stavi. A fare lingua in bocca col tuo amico palestinese. Spero ti sia scusato con lui per le mie intemperanze verbali, ma del resto, sai come sono queste ragazze ebree. Pazze, esaltate. Incontrollabili. Sioniste e dunque razziste come tutti gli israeliani.”
“Ora sei ingiusta. Io non sono così…”
“Io non sono così…” gli fece di nuovo il verso lei. “E come sei? Dai raccontamela di nuovo la storiella degli anelli della catena. Può darsi che stavolta mi convinci. Può darsi che dopo possiamo andare insieme a salvare il mondo… Tanto basta poco… Basta spazzare via Israele dalle mappe e il pianeta avrà finalmente la sua età dell’oro. Basta convincere sei milioni di Israeliani a buttarsi a mare e Bin Laden potrà finalmente smettere il broncio e diventare un bravo bambino.”
Raccolse le sue cose e si alzò per andarsene.
Lui rimaneva in piedi, le mani in tasca, gli occhi bassi. Naturalmente aveva ragione lei a sentirsi offesa. Come aveva potuto essere così stronzo, così insensibile. In due ore aveva messo insieme una tale mole di cazzate da seppellire sul nascere una storia che già lo aveva preso.
Simona non gli era mai parsa così bella. Così intrigante… Figa e con le palle… Il massimo!
“Non ne so un cazzo di medio oriente. E’un tale bordello che non mi ci raccapezzo.”
“Me ne sono accorta. Ma questo non ti ha impedito di pontificare in assemblea…”
“Non ho mica detto niente di speciale. Ho shekerato quattro stronzate, tanto per fare la mia figura. Funziona così in assemblea, lo dovresti sapere.”
“No, non lo so come funziona in assemblea. So come funziona invece una testa in cui ci sia un minimo di cervello… Ma questo non ti riguarda, non è il tuo caso!”
Gli girò le spalle e si avviò per i viali dell’ateneo senza un saluto, resistendo alla tentazione di voltarsi indietro.
Mi sei piaciuta! Lo hai fatto a pezzi quel verme! Quel megalomane presuntuoso!
Chi, io…? Ma se è lui che ha fatto a pezzi me!
Ancora!? Non mi dirai che…
No che non te lo dico!
Ecco, brava! Mettici una croce sopra! Quello è solo uno stronzo, nient’altro… Ma adesso che fai…? No, ti prego, non ricominciare a piangere!
E perché mai dovrei piangere? Non ci penso nemmeno…
Le lacrime le solcavano il viso.
Io non piango, si disse, non piango, non piango…
E comunque non per te…. Vaffan’ culo!

Mario Pacifici

mario.pacifici@gmail.com

Peccato che questo Mario Pacifici abbia cominciato a scrivere – o a far conoscere i suoi scritti, non so – così tardi, perché sono davvero degli autentici gioielli. In questo, poi, mi sono molto ritrovata, essendomi trovata in una situazione piuttosto simile a Parigi, nell’ormai lontano 1991. Con la confortante differenza, rispetto alla Simona del racconto, di non essere innamorata di nessuno della controparte. Poi naturalmente, giusto per restare in tema di bello scrivere e sani sentimenti e coraggiosa militanza e robusta presa di posizione ed energica difesa della verità evvetera eccetera, è tassativamente obbligatorio leggere il solito imprescindibile Ugo volli, qui e qui.

barbara


7 dicembre 2009

OGGI CHI PUÒ PARLARE DI SHOÀ: GLI EREDI DELLE VITTIME O QUELLI DEI CARNEFICI?

Se qualche decina di anni fa vi avessero messo in un campo, avessero gasato i vostri parenti, vi avessero tatuato un numero sul braccio, sareste un testimone giusto degli eventi? Non sareste per caso "troppo emotivo" in merito? Strana domanda, eh? Be' ho trovato sui giornali una piccola vicenda che induce a pensare. Anche perché si svolge in Germania, il paese in cui settant'anni fa fiorirono i "volonterosi carnefici" del nazismo.
Dovete sapere che in occasione dei settant'anni della notte dei cristalli il governo tedesco ha nominato un comitato per la lotta all'antisemitismo. Tutto bene? Un'iniziativa da imitare? No, non tanto. Perché dentro la commissione è esplosa una specie di faida, con email nascoste e pubblicate clandestinamente, dichiarazioni infuocate, polemiche, minacce di esclusione. Non sappiamo cosa sia successo davvero, quale sia stato l'oggetto della lite. Due dichiarazioni sono però emerse da questa discussione e fanno capire qualcosa. Una è di Juliane Wetzel, una storica del gruppo, che avrebbe dichiarato di "non essere disposta a farsi ricattare da lobbies". L'altrA è di Elke Gryglewski, della "House of the Wannsee Conference" (La casa della conferenza di Wansee, dove fu decisa la Shoà, trasformata in museo e centro per lo studio dell'antisemitismo) che avrebbe dichiarato che "i sopravvissuti all'Olocausto sono troppo emotivi e non obiettivi" su questi problemi e dunque non bisogna troppo tener conto di quel che dicono. Se ho capito bene, sembra che c'entri il fatto che fra i seminari di questo centro non si parli dell'odio per Israele, la più ovvia forma di antisemitismo contemporaneo. Gli onesti studiosi delle università tedesche pensano, se capisco bene, che quel che è accaduto settant'anni fa vada studiato scientificamente, senza interferenze emotive e senza riferimenti al presente; magari solo come una pedagogia del più generico e buonista senso di solidarietà umana. Il resto è "troppo emotivo".
Ma il problema che si pone è più vasto: a partire dal nome stesso "Olocausto", che il mondo ebraico non ha mai accettato per la sua risonanza di sacrificio religioso, si pone il problema di chi può oggi parlare di antisemitismo e Shoà: gli ebrei, sopravissuti o meno ma comunque "troppo emotivi" e "non obiettivi" naturalmente organizzati in "lobby", manco a dire legate a Israele o dei posati professori universitari, pastori protestanti, funzionari dello stato tedesco – naturalmente bene intenzionati e altamente morali? Insomma, gli eredi delle vittime o quelli dei carnefici? Si tratta di farne un monumento universale al rifiuto della cattiveria umana, o il ricordo di una persecuzione specifica, rivolta contro un popolo specifico? Questo è oggi il problema del ricordo della Shoà, non solo in Germania, ma anche in Italia e nel resto del mondo

Ugo Volli

Chiudere la bocca agli ebrei: questo sembra essere, ovunque ormai, l’imperativo categorico. A un terzo di quelli esistenti all’epoca la bocca è stata chiusa definitivamente coi mezzi che sappiamo; ai sopravvissuti e ai loro eredi in parte si continua a chiuderla col vecchio sistema, come continua a succedere in ogni parte del mondo, anche se soprattutto in Israele, in parte con mezzi apparentemente più soft: col rifiuto materiale di lasciarli parlare, come nell’episodio di cui riferisce Ugo Volli, con il boicottaggio di giornalisti studiosi traduttori scienziati medici storici diplomatici e perfino sportivi, con la sistematica opera di disinformazione (uno e due). L’importante è che gli ebrei tacciano. Come se fossero morti. Se poi sono proprio morti davvero, abbiamo raggiunto la perfezione. (E già che ci sei vai a leggerti anche quella di ieri, e non dimenticarti di guardare i filmati).



barbara


12 novembre 2009

L’EBREO ISRAEL, L’EBREA NIRENSTEIN

Era stato in un blog notoriamente antisemita che era uscita quella brutta storiaccia in cui era stato additato come “puparo” delle decisioni del ministero della Pubblica Istruzione “l’ebreo Giorgio Israel”. E che un antisemita dica cose antisemite è indubbiamente cosa che può provocare preoccupazione, indignazione, rabbia, sdegno, ma non certo stupore. Ma che dire quando nelle pagine del primo quotidiano italiano un Maurizio Caprara, nel riferirci le reazioni alla candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli Esteri nella Ue, ritiene di dover scrivere Fiamma Nirenstein, deputata del «Popolo della libertà» di religione ebraica? Che dire quando lo stesso Giornalista una riga più in là nel riferire sulla posizione, identica a quella di Fiamma Nirenstein, di Margherita Boniver, evidentemente non ebrea, non ritiene necessario precisarne l’appartenenza?
A quando un bel Manifesto in cui finalmente ci si decida a prendere atto, con tutti i crismi della Scienza, che le razze esistono e che fra esse ve ne sono di superiori e di inferiori? A quando un bel Manifesto che permetta anche a noi, che pure poc’anzi non esitavamo a proclamare che Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d’oltr’Alpe, fatte da gente che ignorava la scrittura quando Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto (Bari, 6 settembre 1933), di dichiararci francamente razzisti?

(Nel frattempo, in mancanza di meglio, cerchiamo almeno di imitare la saggia Norvegia, come ci insegna lui)

barbara


17 gennaio 2009

C’ERA UNA VOLTA ISRAELE-DOSSIER

Era un sito di informazione su Israele, che avevamo messo in piedi io e lui – molto più lui che io, ad essere onesti. C’erano documenti, alcuni articoli, fra cui uno importantissimo tradotto dall’ebraico da lei, foto, filmati, link di siti e blog, e i comunicati di Honest Reporting Italia. Da parecchio tempo, a causa dei troppi impegni di entrambi, non veniva aggiornato con nuovi documenti, ma almeno quelli vecchi restavano a disposizione di chi avesse desiderato informarsi con dati autentici anziché restare in balia della propaganda. Da ieri non c’è più. Alla richiesta di chiarimenti si riceve la seguente informazione:

Sito Personale rimosso

Il Sito Personale a cui stai cercando di accedere è stato rimosso dallo spazio web di Libero perchè viola i termini e le condizioni d'uso della Community.

Non che sia una novità, certo, lo sappiamo tutti fin dalla notte dei tempi, ma adesso è stato ufficialmente documentato: i documenti autentici su Israele violano i termini e le condizioni d’uso. I fatti su Israele violano i termini e le condizioni d’uso. Decine di ore di lavoro spese da entrambi a spulciare documenti che risultassero indiscutibilmente autentici per non prestare il fianco agli attacchi dei soliti nemici di sempre e poi metterli in rete, annientate con un colpo di spugna, perché violano i termini e le condizioni d’uso. E va bene, ricominceremo. Ci acquisteremo un dominio a spese nostre o troveremo un altro spazio. Faremo saltare fuori da qualche parte le decine di ore necessarie a rifare tutto. Ma quanta amarezza, però, quando si vedono circolare liberamente autentici inni all’odio, autentici incitamenti al genocidio, quando si vede impunemente tornare in campo, col nome cambiato ma con la determinazione di sempre, il diffusore della lista dei docenti ebrei, quanta amarezza.

barbara

AGGIORNAMENTO: il sito è stato temporaneamente parcheggiato in alice, quindi chi fosse interessato può tornare a leggerlo.


4 maggio 2008

A NOME E PER CONTO DEGLI EBREI CATTIVI

ricevo ed entusiasticamente pubblico.

Cara Amica, Caro Amico,
faccio parte del gruppo di ebrei cattivi che oggi esprimono il loro pieno sostegno ad Israele che in occasione della fiera del libro di Torino del prossimo 8 maggio, sarà l’ospite d’onore per il suo 60esimo compleanno.
Sono cattivo perché voglio andare a Torino a manifestare pacificamente per il mio Paese che si vede attaccato da coloro che ritengono inopportuna qualsiasi celebrazione in suo onore.
Da coloro che quotidianamente fanno pressioni agli organizzatori della manifestazione culturale affinché Israele non vi partecipi. Perché è un paese invasore che ha ucciso e uccide centinaia di migliaia di palestinesi, costretti a vivere in campi profughi, nella fame e nella disperazione.
Perché li condanna all’assedio impedendo loro il permesso di uscire dai confini di Gaza, effettuando omicidi mirati e tagliando l’elettricità negli ospedali.
Nel gruppo ci sono persone che sono stanche di osservare una realtà distorta che vuole prevalere a tutti i costi e che pensa di essere dalla parte della ragione guardando la realtà col paraocchi e cercando di imbavagliare la nostra Storia e il nostro pensiero.
Credo sia giunta l’ora di farla finita di leggere di quel che accade senza far nulla e che si debba andare a Torino perché ci sono ragioni pressanti che non possono e non devono essere ignorate.
Perché oggi qualcuno vorrebbe farci intendere che non basta che Israele abbia vinto 5 guerre, abbia vinto la paura dal terrore degli attentati quotidiani nelle sue città; abbia resistito ad ogni forma di sopruso volto al suo annientamento e alla sua cancellazione dalla cartina geografica.
E’ perché soprattutto siamo il popolo del Libro per antonomasia, che vince gli Oscar e i Nobel, che contribuisce da sempre nella cultura, nelle scienze e nella tecnologia.
Noi, popolo che alcuni vorrebbero fossimo senza patria per deriderci come l’eterno popolo della diaspora; noi che nella preghiera ci rivolgiamo ad oriente perché è da lì che nasce la nostra storia; noi che ricordiamo e che non permetteremo mai più quel che è stato; noi che siamo fieri di avere oggi uno Stato di nome Israele, non possiamo mancare a questo importante appuntamento in difesa della nostra nazione.
Pesah, la festa della Libertà, è alle porte. Mangiare la matzà e fare il seder non solo devono farci ricordare il pericolo scampato da chi voleva fiaccare la nostra identità ebraica fino a farci scomparire con una schiavitù che sembrava incontrovertibile, ma devono farci riflettere sulle nuove minacce che assumono forme sempre più subdole e nocive contro di noi e contro il futuro dei nostri figli.

Vieni con noi e aiutaci a sostenere le ragioni d’Israele!

per info e prenotazioni
fieratorino@gmail.com

Yoram Debach

(NOTA: sarò via per qualche giorno)

barbara


4 febbraio 2008

LETTERA APERTA A VALENTINO PARLATO

È di qualche giorno fa, ma tanto, purtroppo, non rischia di essere superata.

Valentino Parlato,

Devo darle atto di essersi civilmente schierato contro il boicottaggio di Israele alla Fiera del libro di Torino, boicottaggio proposto da elementi di sinistra duri e puri nel loro odio antisionista, antiisraeliano, antisemita.
Non sono rimasta sconvolta dalle lettere di protesta di suoi lettori pubblicate sul Manifesto perché sono la dimostrazione di quello che io vado scrivendo da molti anni: comunisti e fascisti sono uniti nell'odio contro il Popolo Ebraico e contro Israele.
Sono una cosa sola, due pezzi di una mela avvelenata che si uniscono all'occasione.
Non sono rimasta sconvolta nemmeno dall'espressione "razza ebraica" tornato tristemente in auge tra il popolo della sinistra italiana.
Non mi stupisce neppure la rozza scelta del boicottaggio culturale che non dovrebbe mai esistere ma ormai la barbarie impera nella nostra povera Europa.
Quello che mi ha lasciata letteralmente senza fiato, signor Parlato, sono state le sue argomentazioni, le sue spiegazioni, la sua, mi perdoni, ignoranza sull'argomento Israele-palestinesi.
I suoi paragoni!!! Valentino Parlato, i suoi paragoni!
Lei paragona i palestinesi agli ebrei, intelligenti e perseguitati allo stesso modo.
Ma si rende conto del razzismo che contengono queste sue parole? Innanzitutto non si può affermare che un popolo sia intelligente e un altro cretino, vi sono popoli più o meno colti, più o meno attivi, più o meno progrediti ma non intelligenti o cretini.
Però mi metto al suo livello e vorrei ricordarle che gli ebrei, perseguitati da 2000 anni, uccisi, decimati, privi di diritti civili, hanno regalato all'Europa scienza, musica, medicina.
Cultura, Parlato, Cultura!
Gli ebrei, questo popolo che ha subito l'Inquisizione, i pogrom, la shoà, ha letteralmente nutrito l'Europa con il suo sapere.
Gli ebrei perseguitati non hanno mai avuto un'arma e non hanno mai alzato un dito contro i loro persecutori.
E allora come fa a paragonare i palestinesi agli ebrei Signor Parlato?
I palestinesi, e diciamocelo, Parlato, in quarant'anni di esistenza hanno prodotto solo terrorismo e miseria nonostante i miliardi loro elargiti.
Israele gli ha dato scuole e università che loro hanno usato come covi per il terrorismo.
Israele gli ha dato la tecnologia e loro l'hanno bruciata.
Intelligenti, Parlato? Strana forma di intelligenza davvero, ogni popolo cerca di progredire non di imbarbarirsi, ogni popolo cerca di educare i propri figli non di farne dei terroristi martiri assassini.

Sì, sono stati rinchiusi in campi dai loro fratelli arabi e si sono lasciati usare per odio, felici di essere considerati il simbolo dell'oppressione israeliana. Si sono fatti sfruttare per inettitudine e per ottenere in cambio la distruzione di Israele.
Hanno usato tutta la violenza di cui sono capaci, hanno ammazzato, sgozzato, linciato e lei li definisce perseguitati? Ma lo sa cosa significa persecuzione? Forse dovrebbe informarsi e magari andare a vedere quello che succede in Africa ai popoli che voi avete rimosso dalle vostre menti perché l'unico chiodo fisso sono loro, i palestinesi, attraverso i quali odiare gli ebrei, i sionisti, sti capitalisti del cavolo, vero Parlato, che lavorano come matti per il Paese che hanno e per renderlo sempre migliore.
Che i popoli dell'Africa si fottano, là non ci sono ebrei da demonizzare.
Ma lasciamo perdere i palestinesi e la loro fede nazista ereditata da Haj Amin Al Husseini, il mufti zio di Arafat, amico e collaboratore di Hitler e veniamo alle sue perle signor Parlato.
Nell'intervista all'Unità lei afferma "Un vero Stato degli ebrei non è mai esistito. Gli ebrei sono per definizione la diaspora, che è stata una grande risorsa intellettuale».
Roba che vado in svenimento, Parlato!
Si rende conto? Ma lei a scuola c'è stato? Non ha imparato che gli ebrei hanno avuto uno stato per 1000 anni con capitale Hebron prima e poi Gerusalemme?
Come si permette di delegittimare gli ebrei e di negarne la storia? come si permette di dire che sono la diaspora per definizione e che questo vi ha fatto tanto comodo per la risorsa intellettuale che sono stati.
Ormai non dovrei meravigliarmi più di niente, dopo 40 anni di antisemitismo comunista intrecciato con l'antisionismo. Ne avete dette di tutti i colori, avete falsato la storia, avete mitizzato e giustificato i terroristi ma che il fondatore di un giornale faccia affermazioni simili è scioccante mi creda.
E ci dica Parlato, quando mai i palestinesi hanno avuto uno stato?
Mai, pensi, MAI e lei per compensarli di questo e per premiarli della loro barbarie vorrebbe uno stato per due popoli. Ma bravo, ma bene, bis, e perché?
Gli ebrei non possono, secondo lei, avere il loro paese come tutti i popoli di questo mondo dove vivere tranquilli dopo tanto patire?
I palestinesi hanno la Giordania perché è quella la Palestina storica, tutto il resto lo hanno rifiutato perché le loro carte geografiche, probabilmente anche le vostre, danno a Israele il nome di Palestina e non si fermeranno fino a quando, come diceva il vostro guru Arafat, non ci avranno gettati in mare.
No no no, Parlato, Israele è degli israeliani non degli arabi ed è uno stato ebraico, non islamico ed è una democrazia, non una dittatura.
Si metta l'animo in pace e studi la Storia, quella vera, non quella taroccata, e glielo dica ai vostri amici palestinesi, Israele è degli ebrei e non si torna indietro nella Storia, non possono pretendere oggi quello che hanno ripetutamente rifiutato per 60 anni sperando in un altro genocidio di ebrei come promesso dai loro fratelli arabi.
Glielo aveva promesso anche Nasser, che lei definisce , spero scherzando, "un egiziano democratico".
Mannaggia, signor Parlato, se lei che è un direttore di giornale ha simili lacune, convinzioni e disinformazioni storiche cosa si può sperare dai suoi giornalisti!
E cosa possiamo aspettarci dalla base che vi legge: boicottaggio di Israele, bandiere di Israele bruciate, negazionismo, isteria razzista che va a braccetto con quella araba.
L'intelligentia araba è antiisraeliana, antisionista e antisemita.
L'Intelligentia ebraica e israeliana di sinistra, è antiisraeliana, antisionista e, in alcuni casi purtroppo è anche antisemita.
Siamo rimasti solo noi ebrei cattivi a difendere Israele ma lo faremo fino all'ultima goccia di sangue alla faccia dei boccottaggi, dell'odio, della disinformazione.
In questo quadro desolante di odi, delegittimazioni, demonizzazioni, boicottaggi, finalmente una buona notizia, il Rabbino di Napoli Pierpaolo Pinhas Punturello ha rifiutato l'invito della Jervolino in occasione delle cerimonie per la Giornata della Memoria perché la Sindaca durante un incontro con una delegazione di palestinesi aveva paragonato la situazione mediorientale all'occupazione nazista.
Ehhh si, è un viziaccio dei più sporchi, per fortuna la Jervolino ha trovato un rabbino con una buona dose di orgoglio cui esprimo tutta la mia ammirazione e solidarietà.
Se facessero tutti così forse incomincereste a pensare che qualcosa in voi, popolo della sinistra, non funziona.
Viva gli ebrei cattivi, Valentino Parlato, perché sono quelli che amano Israele e la libertà!
Quelli buoni, alla Moni Ovadia, li lasciamo a voi.

Deborah Fait

www.informazionecorretta.com

Io sono d’accordo.

barbara


15 giugno 2007

GLI ARABI? MASSÌ, IGNORIAMOLI!

(quando non servono ai nostri scopi)

Il professore arabo boicottato dai britannici


Da un articolo di Amir Hanifes



Come titolare di due lauree all’Università di Haifa in procinto di conseguire il PhD presso l’Università di Londra, ho partecipato a Bournemouth al congresso della UCU (sindacato dei docenti universitari e di college britannici) in qualità di delegato israeliano a nome dell’Israeli Council for Academic Freedom.
Il dibattito al congresso sull’imposizione di un boicottaggio contro l’accademia israeliana si è svolto in un’atmosfera di aperta ostilità, ignorando completamente i dati di fatto che noi venivamo illustrando circa l' effettivo esercizio della libertà d’espressione e di ricerca nelle istituzioni israeliane di studi superiori.
Le prove che i docenti universitari israeliani con vedute pro-palestinesi possono esprimere le loro opinioni senza problemi sia nelle loro attività didattica e di ricerca sia sui mass-media, non ha influito minimamente sul dibattito.
Quando abbiamo presentato un elenco di organizzazioni e centri di ricerca che operano nel quadro delle università israeliane vantando esplicite forme di cooperazione israelo-palestinese e israelo-araba, con lo scopo dichiarato di promuovere legami fra i due popoli, anche questo dato è caduto nella totale indifferenza.
Lo stesso è avvenuto quando è stata la volta degli appelli di docenti ed esponenti palestinesi, fra i quali Sari Nusseibah, presidente dell’Università (palestinese) Al-Quds, e il ministro (arabo israeliano) Raleb Majadele, che chiedevano alla UCU di astenersi dal boicottare i loro colleghi israeliani.
A Bournemouth i leader del boicottaggio britannico hanno completamente ignorato i dati che ho personalmente presentato sull’Università di Haifa, come ad esempio il fatto che il 20% degli studenti di quell’università provengono dalle minoranze israeliane: evidentemente anche noi arabi israeliani saremo vittime del boicottaggio britannico.
Così come non si mostrarono per nulla interessati al fatto che gli studenti arabi, che si considerano una minoranza nazionale all’interno dello stato di Israele, sono rappresentati da un comitato studentesco specifico e godono di piena libertà di azione politica sul fronte dei rapporti pubblici. Né erano interessati al fatto che il professor Majid al-Haj sia il vice presidente dell’università di ricerca, o che il centro arabo-ebraico guidato dal dottor Faisal Azaiza sia considerato uno degli enti più prestigiosi dell’università.
In verità questo gruppo di docenti britannici ha ben chiaro che l’accademia israeliana è la meno responsabile di tutti per ciò che accade nella nostra regione, a maggior ragione se confrontata con la libertà d’espressione delle istituzioni accademiche dei nostri vicini. Dopo tutto, i britannici sanno benissimo che i successi tecnologici, accademici e culturali nello stato di Israele scaturiscono proprio e innanzitutto dalla libertà d’espressione e di ricerca che vige in ogni campo, in Israele.
Per questo i dati e le cifre che abbiamo presentato erano del tutto inutili. Perché tutto ciò che a loro interessava era il loro solo e unico obiettivo: delegittimare lo stato di Israele, senza alcuna vera relazione con la situazione delle sue università; presentarlo come uno stato da apartheid che priverebbe le sue minoranze dei più elementari diritti come l’istruzione e la libertà d’espressione.
Erano particolarmente infastiditi dal fatto che uno studioso come me, membro della comunità arabo drusa d’Israele, abbia partecipato al congresso difendendo l’accademia israeliana. E hanno contestato il fatto stesso che io abbia accettato di studiare in istituzioni associate con la comunità di maggioranza del paese e di insegnare nella lingua locale, l’ebraico. Mi domando cosa avrebbero mai pensato se a mia volta avessi contestato il fatto che Sua Maestà la regina Elisabetta è patrono dell’Università di Londra, e che in questo momento sto studiando nella loro lingua locale, l’inglese.
(Da: YnetNews, 6.06.07)

L’articolo è di qualche giorno fa, come potete vedere: in costante arretrato con la posta e con tutto il resto, l’ho ripescato fuori solo adesso, ma penso valga ugualmente la pena di postarlo per chiarire ulteriormente, caso mai qualcuno ancora ne avesse bisogno, quali siano i motori che mettono in movimento questi personaggi che si dichiarano spinti da smisurato amore per il popolo palestinese oppresso e da indignazione per le ingiustizie che questo subirebbe.


barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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