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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


24 febbraio 2010

PENSIERO INDECENTE …

Stamattina a scuola ho assistito a una scazzottata. Una scazzottata di quelle di una volta: del tempo, intendo dire, in cui gli insegnanti non rischiavano un processo penale se un ragazzo posto sotto la loro responsabilità tornava a casa con un graffio. Del tempo in cui i ragazzi, qualunque questione sorgesse tra di loro, se la sbrigavano da soli. Del tempo in cui avere qualche livido sul corpo non era una tragedia paragonabile alle piaghe d’Egitto. Pensate che c’è stato un collega, qualche anno fa, che per non sapere né leggere né scrivere aveva proposto che si inserisse nel regolamento scolastico il divieto di qualunque contatto fisico. Neanche una bottarellina per scherzo. Neanche un buffetto. Neanche un braccio sulle spalle. Neanche tenersi per mano. Neanche una carezza sulla guancia per consolare l’amica del cuore che ha preso un’insufficienza nel compito di matematica. Così non si rischia di non accorgersi in tempo che due stanno per menarsi e quelli arrivano a menarsi sul serio. Ho detto per far passare una vaccata simile dovrai passare sul mio cadavere. Poi non è passata, in effetti, ma tocca star lì come gufi, o come carabinieri, o come carabigufi, ché se qualcuno si fa mezza briciola di male si rischia davvero grosso. E di conseguenza i rapporti fra ragazzi sono come anestetizzati. Disumanizzati, oserei dire. E stamattina, improvvisamente, il miracolo di quei due che si sono messi a pestarsi. Erano lì per terra, davanti alla porta della classe, che se le davano di santa ragione, con tutta la forza, con tutta la rabbia, con tutta la determinazione che avevano in corpo. Sono arrivata io, è arrivata la collega di sostegno, quella si è messa a chiamarli gridando e loro niente, indifferenti a tutto e a tutti continuavano a tirarsi botte da orbi. Beh, volete che ve lo dica? Mi sono piaciuti un sacco. Sono stata contenta che alla fine a separarli tirandoli su di peso abbia provveduto la collega. E sono stata contenta che abbia deciso di non prendere nessun provvedimento, neanche una notarellina sul registro, neanche una comunicazione a casa sul diario, niente. Avevano una questione da chiarire e se la sono chiarita, poi ognuno per la sua strada.

barbara


23 dicembre 2009

TROVA LA DIFFERENZA



Splendido manifesto trovato in un blog iraniano (grazie alla sua segnalazione), perché il governo è una cosa e la gente un'altra, spesso molto ma molto ma molto diversa. E poi, abbastanza in tema, la solita cartolina.

barbara


24 novembre 2009

POPOLAZIONE DI GAZA: UN ALTRO MITO DA SFATARE

Allo stesso modo, contrariamente alla mitologia comune che la Striscia di Gaza è "il territorio più densamente popolato del mondo", la Striscia di Gaza è inequivocabilmente meno densamente popolata di varie aree in tutto il mondo, tra cui parecchie storie di successo economico. Da Statistical Abstract of the United States: nel 2004-2005, la popolazione per chilometro quadrato nella Striscia di Gaza era 8.666, mentre Monaco aveva una densità di 41.608 abitanti per chilometro quadrato, Singapore, 17.751, Gibilterra, 11.990, Hong Kong, 17.833 e Macao aveva una densità abitativa di quasi dieci volte superiore a quella della Striscia di Gaza (71.466) nel 2003. (da “International Law and the Fighting in Gaza” di Justus Reid Weiner and Avi Bell, Jerusalem Center for Public Affairs, traduzione mia)

Ecco.
Non che mi illuda che le solite galline spennate smetteranno di starnazzare sulla tragedia di una prigione a cielo aperto, con la gente stipata come sardine per essere “l’area più densamente popolata della terra”, ma dato che il mantra più gettonato delle anime belle è che “i numeri parlano da soli”, qua di numeri ce n’è un bel po’. Accomodatevi e servitevi.

Lui invece parla di tutt’altro - per quanto … - ma non è che questa sia una buona ragione per non leggerlo.


E anche i bambini di Gaza, come tutti i bambini del mondo, fanno a "giochiamo che io ero il papà e tu eri lo zio e lui era il bambino", come hanno imparato in famiglia.

barbara

AGGIORNAMENTO di momovedim: La comunità ebraica di Gaza aveva almeno 2000 anni. Nel 1481 c'erano almeno 16 famiglie ebraiche. Molti ebrei hanno lasciato Gaza nel 1929,in seguito alle rivolte arabe. Nel 1945 Gaza contava solo 34.250 abitanti. (dati wikipedia in Inglese; quella in Italiano è meglio lasciarla perdere)
COM'E' POSSIBILE CHE GAZA SIA POI CRESCIUTA IN QUEL MODO SPROPOSITATO? (per la precisione, del 5000% in sessant’anni … ndb) PUO' BASTARE FARE MOLTI FIGLI PER FAR CRESCERE LA POPOLAZIONE IN QUEL MODO? O PIUTTOSTO QUELLA GENTE E' STATA "RIVERSATA" LI' DALL'EGITTO NEGLI ANNI DELL'OCCUPAZIONE EGIZIANA, PER ACCALCARE ALLA FRONTIERA DI ISRAELE UNA GRANDE MASSA BEN INDOTTRINATA DAI FRATELLI MUSULMANI E PRONTA A COMBATTERE?


17 ottobre 2009

C’È QUALCUNO CHE LO SA?

Ma perché per farmi andare bene un esame, o un colloquio di lavoro, o un incontro importante, bisogna che il lupo crepi? Cosa diavolo ha fatto di male il poveraccio? (lui nel frattempo si domanda perché diavolo dovremmo buttare l’intero ebraismo mondiale tra le fameliche fauci di Hamas, solo per far contento il triste e tristo Occidente autòfobo)



barbara


11 marzo 2009

CARITÀ CRISTIANA

Ha scomunicato i medici che hanno fatto abortire una bambina di nove anni. Non ha invece ritenuto di dover applicare la stessa misura all’uomo che aveva stuprato e messo incinta la bambina.
Io, a differenza di certi autoproclamatisi presunti supposti sedicenti razionalisti che hanno su tutto ciò che non si può toccare certezze talmente assolute da acquistare spazi pubblicitari sulle fiancate degli autobus per proclamare la lieta novella all’universo mondo, e che trovano bellissimo divertentissimo intelligentissimo un patetico video in cui un faccia da pirla con la voce più grigia e monotona che mente umana possa immaginare ripete dozzine di volte che “la fede è come la verginità: per diventare adulto devi perderla”, io, dicevo, a differenza di questi soggetti, tutte queste certezze non le ho, e dunque non lo so se esista da qualche parte una qualche specie di inferno – a parte quello che esseri sedicenti umani hanno fabbricato in terra per quella bambina e per milioni di altri bambini al mondo. Non lo so, però mi piacerebbe che ci fosse. E che avesse, come quello dantesco, gironi e bolge con pene crescenti col crescere del peccato. E davvero mi riesce difficile immaginare peccato peggiore della mancanza di carità.
In alternativa, in mancanza dell’inferno, mi accontenterei di un generoso cancro nelle budella, con una metastasi nella lingua e una nel buco del culo. Per lui e per quelli che trovano normale negare i funerali religiosi a un uomo che, condannato comunque a morte dalla natura del suo male, quando le sofferenze sono diventate disumane ha scelto di ridurne un po’ la durata, e concederli a un assassino con decine di migliaia di morti sulla coscienza – si fa per dire.
Nel frattempo, solo parzialmente fuori tema, l’immondo Gino Strada, di professione leccaculo dei peggiori assassini e terroristi del pianeta dalle mani grondanti di sangue, quello che spende i soldi delle donazioni per andare a manifestazioni in cui si brucia e si sfascia e per andare in televisione a invocare la guerra santa contro gli Stati Uniti, ha perso ancora un’occasione di tenere chiusa la sua fetida bocca.

No, non sono uscita dal buco nero, ma anche da qua in fondo mi arrivano cose che so che, quando ne uscirò, mi faranno incazzare. Perché ne uscirò, comunque, prima o poi. Spero.

barbara


25 febbraio 2009

ULTIME DA NAPOLI

Mi riferisco al bambino di dodici anni attirato con un pretesto e poi stuprato. Hanno trovato lo stupratore. Che per inciso è un operaio, per la precisione un addetto alla pulizia delle fogne, e immagino che con l’attenuante di una condizione sociale così miserabile, per qualcuno che gira da queste parti il soggetto sia meritevole di ogni riguardo – ma non è di questo che voglio parlare. La notizia su cui voglio soffermare l’attenzione è che il tipo tempo fa era stato arrestato per violenze su una bambina, ma il GIP non aveva confermato l’incidente probatorio, e quindi era tornato in libertà. La mia domanda è: sono troppo cattiva se propongo di prendere il signor GIP, appenderlo per i coglioni, e lasciarlo lì fino a quando gli avvoltoi non ne abbiano lucidato per bene le ossa?
NOTA: prima di rispondere, guardate bene negli occhi i vostri bambini.

barbara


15 febbraio 2009

MA NON C’È PROPRIO LIMITE ALLA SPUDORATEZZA?

Qualche mese fa Sarah Ferguson era entrata in un orfanotrofio turco, spacciandosi per donatrice e aveva filmato di nascosto le terribili condizioni in cui vengono tenuti i bambini. Ora la Turchia l’ha denunciata. Indovinate per che cosa? Per falsificazione di identità? No. Per avere filmato senza permesso? No. Per avere sputtanato un Paese che pretenderebbe di entrare in Europa? No, neanche per questo. È stata denunciata PER AVERE VIOLATO LA PRIVACY DEI BAMBINI!!!! Serve aggiungere commenti?

barbara


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9 febbraio 2009

MONTATURE E DOPPIA MORALE NEL DOPO GAZA

da l'unione informa, 8.2.09

A poco a poco la storia delle terribili stragi compiute dagli israeliani a Gaza si sta sgonfiando come una vescica bucata, come è accaduto in casi analoghi nel passato. Intanto, tutte le stime sul numero dei morti e, in particolare della sua composizione (bambini, donne, ecc.) ballano come una tombola impazzita.
Poi lo scandalo più deprecato, l'attacco deliberato all'agenzia dell'ONU, si è rivelato una montatura: non c'è stato nessun bombardamento ma tre colpi sparati in una strada vicina nel corso di uno scontro con i "miliziani" di Hamas. D'altra parte, sappiamo che roba inqualificabile sia l'Unrwa: l'unica agenzia di profughi al mondo che ne fa crescere continuamente il numero e in modo esponenziale, in realtà un'agenzia di propaganda e agitazione, per non dir altro.
Poi, si moltiplicano le testimonianze di gazani che denunciano di essere stati abusati come scudi umani. Fino a che riescono a parlare, visto che sono iniziati gli assassini dei "traditori". Infine è sotto gli occhi di tutti la moralità dei "combattenti" che rubano come volgari pirati i beni di prima necessità destinati alla popolazione civile e si fanno beccare con valigette piene di denaro.
Sarebbe opportuno leggere queste notizie con lo stesso rilievo con cui sono state urlate le condanne dell'intervento israeliano. Ma figurarsi... Piacerebbe anche vedere certi signori - inclusi certi ebrei "democratici" - che si sono accodati alle manifestazioni contro il "genocidio" di Gaza, lasciare che il loro volto si copra di vergogna. Ma chi usa il sistema della doppia morale non ha neanche l'idea di che cosa significhi la parola "vergogna".

Giorgio Israel, storico della scienza

Continua invece implacabile e imperterrito lo stupro dei cervelli dei bambini perpetrato dalle autorità palestinesi, come possiamo vedere qui (grazie a lui per la segnalazione). A vedere questi esseri sedicenti umani in azione viene davvero una gran voglia di sospettare che il loro obiettivo primario, prima ancora della distruzione di Israele, sia quello della distruzione dei propri bambini. (E poi già che ci sei vai a vedere anche questo)

barbara


7 febbraio 2009

GIUSTIZIA SOMMARIA? SÌ, GRAZIE

Era in galera per pedofilia. Nel 2006 è stato scarcerato GRAZIE ALL’INDULTO. Ora è stato beccato ad adescare ragazzini, filmare gli incontri e commercializzare i video così ottenuti. Garantisti e anime belle sono cortesemente pregati di andarsene affanculo.

barbara


21 dicembre 2008

NELLE SCUOLE DEL TERRORE GIOVANI DEVOTI

di Andrea B. Nardi

Mentre i bambini occidentali guardano i cartoon della Disney, Wilcoyote, e gatto Silvestro, i bambini di gran parte del mondo musulmano vengono educati all'odio, all'omicidio, al suicidio, alla guerra, al terrorismo. Come si arriva a tale indottrinamento? Coi programmi scolastici, con la Tv, e anche coi cartoni animati. Ormai pare definitivo l'odio verso l'Occidente e Israele che per mezzo secolo è stato sistematicamente insegnato dapprima all'odierna generazione di adulti, e adesso ai giovani musulmani, specialmente nelle scuole iraniane, palestinesi, e libanesi. Un vero processo d'educazione alla morte secondo scientifici know-how di stampo nazista (http://www.pmw.org.il/tv%20part1.html).

Iniziamo dall'Iran, principale esportatore di terrorismo e di odio. I giovani Basiji sono un movimento di massa militarizzato creato da Khomeini nel 1979 e che oggi conta migliaia di bambini, adolescenti, donne, ragazzini: la loro missione è il sacrificio (http://www.youtube.com/watch?v=mkXdXqHqkds&feature=related). Mandati a marciare sui campi minati per sminarli coi propri corpi, venivano impiegati nella guerra contro l'Iraq nel seguente modo: bambini e minorenni quasi disarmati avanzavano verso il nemico perfettamente allineati lungo file continue. A mano a mano cadevano sotto il fuoco nemico o saltavano sulle mine, ma la cosa essenziale era che i Basiji continuassero ad avanzare, calpestando i brandelli mutilati e lacerati dei compagni caduti, procedendo inesorabilmente verso la propria morte, come un'incessante onda umana. Una volta aperto un varco verso le forze irachene, i comandanti dell'esercito iraniano inviavano le loro truppe più addestrate e preziose, quelle della Guardia rivoluzionaria.
In tempo di pace, i Basiji si occupano della "moralità" pubblica sotto il controllo dei Pasdaran, denunciando e colpendo ogni attività non conforme al regime. È di questi giorni la pubblicazione in Iran di un libro antisemita distribuito nelle scuole dagli stessi Basiji: intitolato Olocausto (http://www.memritv.org/clip/en/1879.htm). è composto di immagini caricaturali crudelissime che presentano la Shoah come un'invenzione degli ebrei. Il volume è stato stampato in migliaia di copie dagli studenti Basiji. Ed ecco i cartoni animati per i bambini che vengono trasmessi in Iran:

http://www.memritv.org/clip/en/906.htm
http://www.memritv.org/clip/en/1715.htm
http://www.memritv.org/clip/en/0/0/0/0/0/0/1911.htm
http://www.memritv.org/clip/en/975.htm

Così racconta Magdi Allam: «Ricordo ancora la sentenza perentoria sul mio libro di storia araba alle medie: L'imperialismo internazionale ha conficcato il cancro dell'entità sionista nel cuore del mondo arabo per ostacolare la nascita della Nazione araba accomunata dall'unità del sangue, della lingua, della storia, della geografia, della religione e del destino. Sulla carta geografica a latere Israele non compariva affatto. La Palestina si estendeva dal Giordano al Mediterraneo. Quei testi scolastici sono rimasti sostanzialmente immutati nella gran parte dei Paesi arabi e musulmani. Ecco perché l'affermazione del presidente iraniano, Israele deve essere cancellato dalla carta geografica, non è uno show solitario bensì genuina espressione di un convincimento radicato e diffuso».
Esempio tipico e tragico di tale violenza si ha nelle scuole palestinesi. Già nel 2000, il premio Nobel per la pace (sic!) Yasser Arafat, in una riunione segreta tenutasi il 5 novembre con alcuni alti esponenti degli apparati della Sicurezza, annunciò l'assegnazione di un premio ai bambini dell'Intifada di Al-Aqsa per il successo conseguito con la loro partecipazione ai tumulti. Il premio consiste nell'addestramento dei bambini al tiro con le armi per superare la fase del lancio di pietre durante gli scontri. Diversi gruppi di bambini, a partire dai dieci anni, si allenano normalmente nei poligoni di tiro degli apparati della Sicurezza dell'Autorità palestinese. Data l'importanza della loro missione, l'addestramento deve avvenire a un livello più elevato rispetto a quello che i bambini della stessa età hanno ricevuto nei campi estivi durante le ultime vacanze scolastiche. La fase del tiro delle pietre e quella dell'utilizzo di armi sono il complemento dell'istruzione teorica che i bambini ricevono a scuola, a partire dalle prime classi fino alle superiori.
Il lavaggio del cervello ai bambini palestinesi viene ottimamente compiuto sia dalla Tv sia dai libri di testo scolastici. I libri scolastici incitano al jihad (la guerra santa) e al terrorismo, e menzionano i trattati di pace non come accordi che rappresentano una svolta nella storia palestinese, ma come successi che hanno permesso alle forze palestinesi di entrare nella striscia di Gaza e in Cisgiordania. Il nome Palestina campeggia su tutta la superficie dello stato di Israele. Le città israeliane vengono rappresentate come città palestinesi. L'industria e l'agricoltura israeliane vengono illustrate come successi palestinesi. I testi scolastici negano qualunque collegamento storico o attuale del popolo ebreo con la terra di Israele. I brani riportati nei libri di testo incoraggiano a tirare pietre contro soldati e cittadini israeliani. Nei libri di scuola e nelle trasmissioni della televisione palestinese Israele e gli ebrei vengono definiti scaltri, truffatori, traditori, sleali, animali selvatici, aggressori, ladri, banditi, nemici, conquistatori, rapinatori, nemici dei profeti e dei credenti.
«Sono venuto da te, con la spada in mano… li getteremo in mare… il tuo giorno è arrivato, conquistatore, e così regoleremo i conti. Non ci sono limiti al nostro rancore, con pallottole e pietre» (Poesia recitata da un bambino in un campo estivo, trasmessa alla televisione palestinese il 2 luglio). «Ogni bambino porta nel cuore la Palestina e in mano una pietra, un fucile e un ramo d'ulivo…» (Televisione palestinese, 14 maggio). «Ricordate che l'inevitabile risultato finale sarà la vittoria dei musulmani sugli ebrei» (La nostra lingua araba per il Quinto anno, pag. 67). «Chi è il ladro che ha diviso il nostro paese?» (La nostra lingua araba per il Sesto anno, pag. 15). «Fornite un esempio delle malvagità compiute dagli ebrei prendendo ispirazione dai fatti accaduti oggi» (Educazione islamica per il Settimo anno, pag. 19). Gli ebrei sostengono che questo è uno dei luoghi di loro proprietà e lo chiamano "il muro del pianto", ma non è così» (Racconti e testi letterari per l'Ottavo anno, pag. 103). «È giunta l'ora di sguainare la spada. Gli assassini sono in azione a Gerusalemme» (Al-Mutalaa' Wa Al-Nasus Al-Adabiyah' per l'Ottavo anno, pag. 120). «Gli esempi più palesi di dottrine razziste e discriminazione razziale in tutto il mondo sono il nazismo e il sionismo» (La storia moderna degli arabi e del mondo, pag. 123). Una canzone di lode dedicata a chi tira le pietre (Al-Mutalaa' Wa Al-Nasus Al-Adabiyah' per il nono anno, pagg. 146-148). «Scrivete sul quaderno: "Un episodio che illustra il fanatismo degli ebrei in Palestina contro i musulmani o i cristiani"» (Educazione islamica per il Nono anno, pag. 182). «Bisognerebbe combattere Israele con l'aumento demografico che, agli occhi di Israele, rappresenta un pericolo per la sua esistenza. Nei prossimi vent'anni bisognerebbe pertanto aumentare il tasso di natalità tra i palestinesi» (Società palestinese per l'Undicesimo anno, pag. 29). «Trasforma al plurale: un martire è onorato da Allah; due martiri… da Allah» (Esercizi di grammatica del libro di testo di scuola elementare palestinese).
La beffa di tutto ciò è che sono proprio l'Europa e l'Occidente a finanziare i piani scolastici palestinesi: la Gran Bretagna ha donato 13 milioni di sterline, mentre l'Italia ha contribuito con 2,5 milioni di dollari. Il Giappone, i paesi dell'Europa occidentale, l'Unione Europea, la Banca mondiale e l'Unesco quando capiranno che stanno sovvenzionando scuole e libri di testo che incitano i bambini alla violenza? Perfino alcuni genitori palestinesi si sono adesso ribellati - vanamente - ad Hamas a causa dei campi estivi usati per addestrare i bambini all'uso di armi da guerra e di altri equipaggiamenti militari.
Un'indagine del Jerusalem Post nell'aprile dell'anno scorso afferma: «Varie famiglie accusano Hamas d'istigare i loro figli all'odio contro Israele e contro Fatah. Alcune famiglie hanno deciso di ritirare i propri figli dai campi estivi dopo aver scoperto quali erano i reali scopi dei campi ricreativi. La maggior parte dei bambini e ragazzi ospitati attualmente nei campi estivi gestiti da Hamas nella striscia di Gaza ha un'età che varia dagli otto ai 17 anni. A quanto risulta, nel recente passato anche Fatah ha fatto uso di campi estivi per insegnare agli scolari l'uso di armi e per istigarli contro Israele e Stati Uniti. L'agenzia di stampa Palestine Press, affiliata a Fatah, riferisce che i campi di Hamas sono stati creati in zone chiuse, in varie località della striscia di Gaza, in modo tale che le famiglie non possano controllare cosa avvenga al loro interno. L'agenzia cita testimoni oculari secondo i quali ai bambini è insegnato come usare armi automatiche e maneggiare granate.
"L'addestramento militare - afferma un testimone - viene effettuato nelle prime ore del mattino. Ai bambini viene insegnato l'uso di mitra d'assalto Kalashnikov e altre armi. I supervisori di Hamas tengono anche a bambini e ragazzi delle lezioni durante le quali accusano Fatah di collaborazionismo con Israele e tradimento dei palestinesi. Citando frasi dal Corano, incitano gli allievi a uccidere i traditori". I giovani ospiti dei campi vengono reclutati attraverso annunci nelle moschee che promettono soltanto d'insegnare loro i principi religiosi dell'islam. In un comunicato su questo tema diffuso martedì, Fatah accusa Hamas di "sequestrare" i bambini e di sottoporli al "lavaggio del cervello". "Hamas contribuisce a creare una cultura di odio e di vendetta - si legge nel comunicato - Stanno uccidendo l'innocenza dei bambini forzandoli a sottoporsi ad addestramento militare e insegnando loro ad odiare. Vogliono usare quei bambini per combattere in futuro la loro stessa gente"».
Le cose non stanno in modo differente nel Libano. Una ricerca del settimanale egiziano Roz Al-Yusuf ha svelato la pratica di Hezbollah di reclutare migliaia di ragazzini fra i 10 e i 15 anni d'età perché servano nelle sue milizie armate, specificatamente addestrati a diventare martiri dal movimento giovanile Mahdi Scouts, affiliato a Hezbollah. Nell'articolo si legge che «Prima del recente conflitto con Israele, questi bambini comparivano solo nelle celebrazioni della Giornata annuale su Gerusalemme e venivano indicati come le Unità 14 Dicembre. Oggi invece sono chiamati istishhadiyun (martiri). Addestrati a combattere sin dalla più tenera età, spesso hanno a mala pena dieci anni, vestiti con uniformi mimetiche, coi visi coperti di pitture mimetiche, e vengono fatti giurare solennemente di combattere la jihad. I bambini sono selezionati dagli uffici di reclutamento Hezbollah sulla base di un unico criterio: la loro disponibilità a trasformarsi in martiri. Dalla fine del 2004 sono 1491 gli scout sottoposti al programma di addestramento, e sono 449 i gruppi scout entrati a far parte del movimento per un totale di 41.960 membri».
Secondo il servizio del settimanale egiziano, Na'im Qasim, braccio destro del segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah, in un'intervista a Radio Canada ha dichiarato: «Una nazione con bambini martiri sarà vittoriosa, indipendentemente da quante difficoltà incontrerà sul suo cammino. Israele non può conquistarci né violare i nostri territori perché noi abbiamo figli martiri che purificheranno la terra dalla sozzura sionista. Ciò sarà fatto grazie al sangue dei martiri, finché alla fine conseguiremo i nostri obiettivi». Per l'Iran e i suoi vassalli (Hamas e Hezbollah) la ricerca di kamikaze effettuata massicciamente negli anni scorsi non è ancora sufficiente rispetto alle proprie mire islamo-naziste, così la guerra imperialista contro l'Occidente e Israele prosegue anche rubando l'infanzia ai propri figli. (l'Occidentale, 13 dicembre 2008)


E già che ci siete guardate anche questo (e leggete anche i commenti!), inviatomi da lui. Poi continuiamo pure a chiederci, candidamente, per quale strano motivo gli arabi in generale e i palestinesi in particolare odiano tanto, fin da bambini, gli ebrei e Israele. E continuiamo, altrettanto candidamente, a raccontanti che la colpa è della cosiddetta occupazione, delle cosiddette rappresaglie, del cosiddetto muro, di tutte quelle deliziose favolette che abbiamo imparato a raccontarci per addormentarci la sera e dormire i nostri sonni tranquilli.

              

                            

barbara

AGGIORNAMENTO: guarda anche questo e questo (grazie a Vituccio per la segnalazione)


13 dicembre 2008

L’UOMO NERO



Non so se si usi ancora – magari se fra i miei lettori c’è qualche giovane genitore, potrà soddisfare la mia curiosità – ma ai miei tempi era d’uso comune: non appena il pargolo, ad unico e insindacabile giudizio dei genitori, non si comportava bene, scattava la terrificante minaccia: guarda che chiamo l’uomo nero! Lo facevano anche i miei, naturalmente. Io non ci credevo. Di più: ero assolutamente sicura che l’uomo nero fosse una loro invenzione, e mi divertivo come una matta a prenderli per il culo: quando meno se lo aspettavano, nel cuore della notte, mi mettevo a picchiettare o grattare con le dita sulla testiera del letto e con voce cavernosa dicevo: “Arriva l’uomo nero … arriva l’uomo nero!”
Il fatto è che l’uomo nero, nel senso di persona con la pelle nera, in realtà esiste. Ed era inevitabile che prima o poi ne incontrassi uno. A quel tempo non c’era l’immigrazione selvaggia di oggi, anzi, non c’era immigrazione affatto, tranne qualche cinese (“Tle clavatte mille lile”), probabilmente in fuga dal paradiso in terra che la rivoluzione aveva creato, però c’erano degli studenti: di università in Africa ce n’erano ben poche, all’inizio degli anni Cinquanta, e quindi chi voleva e poteva studiare doveva venire qui, in Europa. È stato così che è arrivato il brutto giorno in cui ho incontrato l’uomo nero. Eravamo davanti al Duomo, vicino al caffè Gancino, me lo ricordo ancora; avrò avuto sì e no due anni – talmente piccola che stavo in braccio a uno di loro due – ma me lo ricordo perfettamente: all’improvviso me lo sono trovato avanti, e la scoperta che la cosa che credevo falsa e che avevo sempre sfottuto esisteva realmente mi ha provocato un vero e proprio shock. Mi sono aggrappata al suo collo e nascondendogli/le la faccia sulla spalla, disperata e terrorizzata, mi sono messa a urlare “Mi no vojo l’omo nero! Mi no vojo l’omo nero!”
Ogni tanto mi torna alla mente e ogni volta, ancora oggi, pensando a come quella persona si dev’essere sentita mi sento avvampare dalla vergogna. Loro, invece, sono andati avanti per un tempo infinito a raccontarlo come cosa divertentissima.
Una cosa non ho ancora capito: come mai i radicali, che hanno trascorso tutta intera la loro esistenza a sfornare referendum a miliardi, non abbiano ancora mai proposto quello che rappresenterebbe la salvezza del genere umano, ossia quello per l’abolizione dei genitori.

barbara


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8 dicembre 2008

I SANTI INNOCENTI

Viaggio all’inferno – e il ritorno chissà se poi ci sarà.
Fingersi pedofilo per stanare i pedofili; girare per la rete alla ricerca di materiale da archiviare e utilizzare, corazzarsi per resistere alla nausea, fin quasi a diventare alcolizzato; imparare i loro vezzi e modi e comportamenti per immedesimarsi quanto basta da trarli in inganno – e tuttavia non abboccano. Poi, improvvisa, l’illuminazione: concludere un messaggio di proposta di scambi di materiale con un bel “Gott mit uns”, ed ecco il miracolo: i pedofili capiscono che è veramente uno di loro, che è veramente una persona per bene, che è veramente uno di cui ci si può fidare, e i contatti fioccano. E si seguono poi i circuiti degli operatori turistici, i pacchetti tutto compreso, volo albergo e bambini nel letto. Ma ancora non basta, la rete non basta, bisogna scendere in campo, bisogna avvicinare fisicamente i bambini e i pedofili, bisogna rassegnarsi a sporcarsi le mani. E iniziano allora i viaggi, Romania, Brasile, dove le tremende sacche di miseria di certe aree rappresentano il terreno di caccia ideale con garanzia di impunità, il contatto diretto con le più sordide realtà, la tredicenne legata al letto, la mamma che aiuta il cliente a sodomizzare la figlia di undici anni perché, è nell’ordine delle cose, il grande nel piccolo non può entrare; il bambino di dieci anni o meno dal cervello annientato dall’eroina - e le immagini viste che ritornano negli incubi, e infine il dubbio più atroce: fino a che punto mi sono immedesimato? La necessità di essere onesto fino in fondo con se stesso, la necessità, quando la tredicenne si offre e le sue mani già sapienti si allungano a coccolare la sua non ancora anestetizzata virilità, di rispondere sinceramente a quella domanda che ossessivamente continua a tornare: me la scoperei? Me la scoperò?
È davvero una discesa nei più profondi, nei più turpi gironi dell’inferno questo libro-indagine sul mondo della pedofilia, che non abbiamo il diritto di ignorare. E che ci permette anche di comprendere perché, da noi, solo il dieci per cento circa dei casi di pedofilia si verificano al di fuori dell’ambito familiare o delle frequentazioni abituali – scuola, parrocchia, centri sportivi o ricreativi: perché chi non può o non vuole agire in questi ambiti, preferisce usare come terreno di caccia altre contrade, dove la miseria fornisce abbondanza di “materiale”, dove la polizia chiude occhi e orecchie, dove il personale delle strutture turistiche di occhi e orecchie non ne ha proprio, dove chi tenta di mettere i bastoni tra le ruote agli attori di questa macelleria ha vita molto breve.
È tuttavia opportuno scegliere, per affrontarlo, un momento in cui si abbia la possibilità di leggerlo tutto di fila, perché reggere questa full immersion nella più putrida cloaca che l’uomo abbia creato sulla terra per più di ventiquattro ore, è umanamente impossibile.

Claudio Camarca, I santi innocenti, Baldini & Castoldi



barbara


8 marzo 2008

MAMMINA CARA

Pedofilia a Palermo: da due anni il nonno violentava la nipote, che oggi non ha ancora compiuto undici anni. La mamma ha avuto I PRIMI SOSPETTI quando la bambina PER L’ENNESIMA VOLTA ha protestato piangendo disperatamente all’annuncio che sarebbe andata a casa del nonno. Al nonno darei l’ergastolo con duecento frustate sulle piante dei piedi al giorno; alla mammina l’ergastolo con duecento frustate sulla pianta dei piedi e duecento manganellate sulle gengive al giorno.
Poi, visto che oggi oltretutto sarebbe anche la giornata della donna, se ne avete voglia andate qui: i nuovi frequentatori del blog leggeranno, i vecchi, se vorranno, rileggeranno.

barbara


3 ottobre 2007

HO VISTO COSE

che voi umani neanche vi immaginate. Ho visto una bimba in prima arrivare a scuola con un braccio ingessato appeso al collo. E ho visto un compagno inginocchiarsi davanti a lei per allacciarle le scarpe. Beh, volete che ve lo dica? Mi sono commossa.



barbara


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2 agosto 2007

COSÌ HAMAS EDUCA I BAMBINI PALESTINESI A UCCIDERE GLI EBREI

Tutte cose che sappiamo da sempre, ma un piccolo promemoria ogni tanto fa sempre bene.

Queste sono alcune delle poesie jihadiste propagate negli anni scorsi dalla televisione palestinese.

"Madre amatissima, sii felice del mio sangue",
"Quanto è dolce la shahada, com'è dolce il profumo del martirio, vado senza lacrime, senza paura, seguitemi",
"Con la tua morte hai portato vita alla nostra volontà",
"Con gioia morirò da martire",
"Milioni di Shahids in marcia per Gerusalemme",
"Porterò la mia anima sul palmo della mano e la getterò nell'abisso della distruzione".

Hamas ha sviluppato una pedagogia dell'annientamento ebraico, dove i figli di Israele sono ritratti come "cani" da abbattere con il martirio. Questa sanguinaria propaganda che spinge i bambini a immolarsi contro Israele, si è recentemente incarnata in due programmi di grande successo: il topo Farfur e l'ape Nahal. I terroristi che fanno strage di israeliani devono essere indicati come eroi e modelli per la società, e questa è la seconda componente dell'opera di creazione di terroristi suicidi fatta dall'Autorità palestinese. Nella società palestinese non sembrano esistere eroi e modelli più grandi dei terroristi suicidi. Campi estivi per bambini vengono intitolati a Wafa Idris e Ayyat Al Achras, terroriste suicide. Eventi sportivi vengono normalmente intitolati a terroristi suicidi, come quel campionato di calcio per quattordicenni cui è stato dato il nome di un terrorista che quattro anni fa massacrò 31 israeliani nell'attentato di Pasqua al Park Hotel di Netanya. Recentemente il ministero della Cultura dell'Autorità Palestinese ha pubblicato una raccolta di poesie intitolata a Hanadi Jaradat, la terrorista che fece strage di 21 israeliani, ebrei e arabi, in un ristorante di Haifa.
Tornando ai due nuovi personaggi, Farfur è un topolino che insegna ai bambini a uccidere gli ebrei. L'emittente di Hamas Al Aqsa due settimane fa ha trasmesso l'ultima puntata di una serie che ha per protagonista il pupazzo Farfur. Nell'ultimo sketch, questo topolino viene picchiato a morte da un funzionario israeliano che vuole acquistare la terra palestinese contro la sua volontà. Il nonno di Farfur affida al nipote dei documenti dicendogli che "provano che la terra è nostra", la magica terra "coperta di fiori, ulivi e palme", occupata "nel 1948 dagli sporchi, criminali ebrei saccheggiatori". Farfur chiede: "Che terra, nonno?". Risposta: "La terra si chiama Tel Al Rabi, ma gli ebrei la chiamano Tel Aviv da quando l'hanno occupata". Il nonno consegna a Farfur "la chiave che userai quando la terra sarà riconquistata". Nella scena dopo compare il funzionario israeliano che interroga Farfur: "Abbiamo saputo che tuo nonno ti ha affidato le chiavi e i documenti della terra. Farfur, vogliamo comprare la tua terra, ti daremo un sacco di soldi e ci prenderemo i documenti". "No – risponde Farfur – noi non siamo gente che vende la propria terra a dei terroristi". "Farfur, dammi i documenti", insiste l'attore. "No, non ve li darò, non ve li darò", grida il pupazzo. L'attore picchia Farfur gridando: "Dammi i documenti". Farfur, sotto i colpi, continua a gridare: "Non li darò a degli odiosi terroristi, a dei criminali". Continua a picchiarlo, mentre Farfur grida "basta, basta!". Una bambina di nome Sara, che conduce il programma da studio, commenta: "Miei piccoli amici abbiamo perduto il nostro amatissimo amico Farfur. È diventato martire difendendo la sua terra. È diventato martire per mano di criminali e assassini che uccidono bambini innocenti". Chiama Shaimaa, ha tre anni. Sara chiede: "Hai visto, gli ebrei hanno fatto morire Farfur come un martire. Che cosa vorreste dire agli ebrei?". La voce della bimba al telefono risponde: "Non ci piacciono gli ebrei perché sono cani, li combatteremo". Sara interviene con tono sarcastico. "Ma no, Shaimaa. Gli ebrei sono buoni, gli ebrei sono nostri amici e noi giochiamo con loro, non è così?". La piccola ascoltatrice: "Hanno ucciso Farfur!". Sara sorride: "Hai ragione, Shaimaa, gli ebrei sono criminali e nemici, dobbiamo buttarli fuori dalla nostra terra".
Morto Farfur per mano degli ebrei perfidi, il nuovo protagonista della tv di Hamas è un'ape di nome Nahul e si è presentata alla conduttrice del programma dicendo d'essere il cugino di Farfur e di voler "continuare sulla strada di Farfur… la strada del martirio, dei guerrieri della jihad". "In suo nome ci prenderemo la nostra vendetta sui nemici di Allah, sugli assassini di profeti…". La stessa conduttrice, Sara, dice: "E tu chi sei? Da dove vieni?". L'ape Nahul: "Sono Nahul. Voglio essere con te in ogni puntata di 'Pionieri di domani', proprio come Farfur. Voglio continuare sulla strada di Farfur, la strada dell'islam, la strada dell'eroismo, la strada del martirio, la strada dei mujahiddin della jihad. Io e i miei amici seguiremo le orme di Farfur. E in suo nome ci prenderemo la vendetta sui nemici di Allah, sugli assassini dei profeti, sugli assassini di bambini, fino a quando libereremo Al-Aqsa dalla loro sozzura. Noi abbiamo fede in Allah". Il mufti di Gerusalemme nominato dall'Autorità Palestinese, Ikram Sabri, ebbe a dire che "più giovane è il martire, più viene ammirato, ed è per questo che le madri gridano di gioia alla notizia della sua morte. Il martire è invidiato perché gli angeli in cielo lo accompagnano alle sue nozze". Hamas negli anni scorsi aveva dedicato una canzone, accompagnata da un video, a Wafa Idris, che fece strage nel centro di Gerusalemme, la prima donna kamikaze: "Sorella mia Wafa, battito del cuore orgoglioso, bocciolo che era in terra e oggi è in cielo, sorella mia che hai scelto la Shahada, con la tua morte hai portato vita alla nostra volontà". Segue il coro "Allah Akbar, o Palestina degli arabi, Allah Akbar". Il ministero della Cultura dell'Autorità Palestinese di Arafat pubblicò il suo Libro del Mese, una raccolta di poesie in onore della terrorista suicida Hanadi Jaradat responsabile dell'assassinio di 21 israeliani innocenti. Il libro è stato distribuito come supplemento speciale del quotidiano Al-Ayyam. La raccolta comprende una poesia che celebra l'attentato terrorista della Jaradat definendolo "la meta più alta". La poesia è dedicata a Hanadi Jaradat, definita "Rosa della Palestina, Iris del Carmelo, Martire di Allah". La sera di sabato 4 ottobre 2003 la Jaradat si fece esplodere nel ristorante Maxim di Haifa uccidendo 21 israeliani, sia ebrei che arabi, compresi quattro bambini. Più di sessanta i feriti e mutilati. L'attentato venne rivendicato dalla Jihad Islamica. La poesia biasima la nazione araba perché ignora la jihad:

"Dov'è la nazione araba?
Gli eserciti si sono nascosti
non rimane nulla sul campo…
non il suono della jihad
tutti loro, nell'ora della decisione
si sono arresi, obbediscono al nemico…
O Hanadi! O Hanadi!
La vendetta chiama!…
La bandiera della nazione non sventola sui campi della jihad".

La poesia si conclude quando la terrorista prende l'iniziativa:

"Oh, Hanadi! O Hanadi!
Fa' tremare la terra sotto i piedi del nemico!
Fallo esplodere!
Hanadi disse: Sono le mie nozze,
sono le nozze di Hanadi
il giorno in cui la morte come martire per Allah diviene la meta più alta
che libera la mia terra".

Un anno fa la televisione palestinese ha ricominciato a trasmettere un videoclip in cui si vede il piccolo Mohammed al Dura, simbolo della cattiveria israeliana che uccide i bambini palestinesi, che invita i ragazzini palestinesi ad immolarsi per condividere con lui i piaceri del paradiso dei "martiri" bambini. Il Palestinian Media Watch ricorda che la compagna di indottrinamento messa in onda nel 2002-2003 dalla televisione palestinese fu tanto efficace che, a quell'epoca, il 70-80 per cento dei ragazzini palestinesi intervistati in tre diversi sondaggi dichiarava di voler morire da "martire". Solo nel marzo scorso ne vedemmo un altro. "Tu ami la mamma, vero? Dov'è adesso?". "In paradiso". "Che cosa ha fatto?". "Ha scelto il martirio". "Ha ucciso degli ebrei? Quanti ne ha uccisi?". È un'intervista trasmessa dalla televisione Al Aqsa, controllata da Hamas nella Striscia di Gaza. I due bambini sono figli di Rim Riashi, che il 4 gennaio del 2004 si è fatta saltare al valico di Erez uccidendo cinque israeliani. L'intervistatore incalza Mohammed: "Quanti ne ha uccisi?". Il piccolo, cinque anni, fa vedere le dita: "Così...". "Quanti sono?". "Cinque".
Nel 2001 un videoclip prodotto dal ministero per l'Informazione dell'Autorità Palestinese invitò i bambini a diventare martiri. Nel video si vede sempre al-Dura che giunge in un paradiso fatto di spiagge, cascate e ruote panoramiche da luna park. Al-Dura si rivolge ai bambini palestinesi dicendo: "Non vi dico addio, vi dico di seguire i miei passi". Dopo di che si vedono bambini e bambine palestinesi che lasciano i giocattoli e impugnano le pietre. Intanto, la canzone di sottofondo recita: "Come è buono il profumo dei martiri, come è buono l'odore della terra, della terra arricchita dal sangue, il sangue che sgorga da un giovane corpo".
Nel giugno del 2002 ne andò in onda un altro. Intervistatore: "Pensi che il martirio sia bello?". Wala: "Il martirio è molto, molto bello. Cosa potrebbe esserci di meglio che andare in Paradiso?". Ancora l'intervistatore: "E cosa è meglio: pace e pieni diritti per il popolo palestinese o il martirio?". Wala: "Il martirio! Otterrò i miei diritti dopo essere divenuta martire! Noi vogliamo restare ragazzi per sempre!".
Recentemente la televisione di Hamas ha mandato in onda un video della figlia di quattro anni della terrorista suicida Rim Riyashi che canta alla sua mamma e giura di seguire le sue orme. Il programma per bambini della TV Al Aqsa mostra un'attrice bambina che impersona il ruolo della figlia che osserva Riyashi mentre prepara la bomba e chiede a sua madre: "Mamma, che cosa porti in braccio invece di me?". La bambina poi guarda alla TV un'altra scena che presenta la morte della mamma mentre compie la sua missione suicida, e capisce che sua madre stava portando una bomba. "Solo adesso capisco che cosa per te era più prezioso di noi..." canta guardando la bomba. Nonostante senta la mancanza della mamma, giura di seguire le sue orme. Il video finisce con la bambina che apre il cassetto della madre e tira fuori i candelotti di esplosivo che la madre aveva lasciato lì.
(Giulio Menotti, il Velino, 23 luglio 2007)

Martiri per disperazione? Non siamo ridicoli, per favore.
(No, non ho dimenticato che data è oggi, ma ho deciso che non voglio)


barbara


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27 giugno 2007

ACH, QUESTI PALESTINESI SCONOSCENTI!

Da chi è stata abitata Gaza nel corso della storia? Possiamo trovare qualche ragguaglio in Wikipedia:

Nel 145 a.C. Gaza fu conquistata da Gionata l'Asmoneo (fratello di Giuda il Maccabeo). A partire da quel momento ci fu una prospera comunità ebraica a Gaza fino a quando il governatore romano Gavinio non la espulse nel 61 d.C., nel quadro della prima guerra fra Ebrei e Romani. Ai tempi della Mishnah e del Talmud, a Gaza si ricostituì una fiorente e grande comunità ebraica, tanto che su uno dei pilastri della Grande Moschea di Gaza c'era una scritta in Greco che diceva "Hananiah bar Yaakov" (un nome ebraico), con una menorah scolpita sopra. Questa colonna era in realtà originariamente parte di una sinagoga costruita in era bizantina, poi distrutta in una data sconosciuta e riusata come parte della maestosa Chiesa di San Giovanni il Battista, costruita dai Crociati. Quando i Crociati furono cacciati, la chiesa fu adibita a Moschea dai Saraceni. Durante l'intifada, in una data imprecisata tra il 1987 e il 1993, una scala molto alta ed una impalcatura furono eretti appoggiandosi alla colonna e l'incisione fu cancellata. Le rovine di una antica sinagoga, costruita intorno al 500 d.C., sono stati poi scoperti vicino al molo di Gaza City.
Gaza fu occupata dagli arabi negli anni successivi al 630, dopo un assedio durante il quale la popolazione ebraica contribuì a difendere la città, insieme alla guarnigione bizantina.
Ritenuta il luogo di sepoltura del bisnonno di Maometto, la città divenne un importante centro islamico.
Nel dodicesimo secolo, Gaza fu presa dai Crociati cristiani; ritornò sotto controllo musulmano nel 1187. La città fu conquistata dagli Ottomani nel sedicesimo secolo fino alla Prima Guerra mondiale, quando cadde nelle mani degli inglesi.

E vediamo che cosa scrive invece il “giornalista” Alan Johnston:

Non solo i Greci sono passati di qui. Anche i Faraoni dell'antico Egitto, i Persiani, i Romani, i Crociati, i Turchi, gli Inglesi e molti altri hanno lasciato la propria impronta su Gaza.(Grazie al mitico Toni per la segnalazione e al prezioso Paolo T per la traduzione)

E gli ebrei? Niente, spariti. Cancellati per far piacere ai suoi padroni. E quelli che cosa fanno per ricompensare tanto leccaculismo? Lo rapiscono, pensa un po’. Lo tengono prigioniero per mesi. Fanno sapere che lo faranno saltare in aria se qualcuno tenterà di liberarlo. Qualcuno continua ad essere convinto che a nutrire il coccodrillo ci si guadagni il macabro privilegio di farsi mangiare per ultimi, ma a quanto pare non sempre funziona.
Nel frattempo hanno anche trasmesso un video in cui si mostra che Gilad Shalit, prigioniero da un anno, è ancora vivo. E a questo punto temo per la sua sorte molto più di quanto avessi temuto finora. Vi ricordate Eliahu Asheri? Aveva 18 anni. Lo avevano rapito mentre faceva autostop più o meno negli stessi giorni di Gilad. Sono andati avanti per giorni e giorni a dire se lo rivolete vivo dovete fare questo, se non fate quest’altro ve lo ammazziamo. Poi si è saputo che lo avevano ammazzato subito, il primo giorno. È il loro stile: scegliere quanto vi è di più efferato. Optare per le modalità che più provocano sofferenza. Spero tanto che presto, a liberazione avvenuta, possiate venirmi a dire hai visto testa di cazzo quante puttanate hai scritto? Lo spero, perché la speranza è l’ultima a morire. Lo spero davvero tanto ma proprio tanto …

E tanto per restare in tema, andatevi anche a guardare come si fa a garantirsi una intera generazione di terroristi, e poi andate a guardarvi come si festeggia a Gaza la fine dell’asilo prima delle vacanze estive (grazie a Daniela Santus via Liberali per Israele), e poi già che ci siete andate a leggere anche questo (qui il video). Prima però assicuratevi di avere una sufficiente scorta di Maalox in casa.

barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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