.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


1 giugno 2010

COMUNICATO

Nello scatenarsi dell'ennesimo, ignobile linciaggio mediatico contro uno stato che da sessantadue anni è costretto a difendersi da un preciso programma di annientamento, questo blog esprime la sua totale e incondizionata solidarietà
allo stato di Israele
al popolo di Israele
al governo di Israele
all’esercito di Israele

NB: NON SARANNO ACCETTATI NEI COMMENTI DEPOSITI DI FECI

barbara


31 maggio 2010

Poteva Israele evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva

Propongo, senza aggiungere commenti, questo testo di Ugo Volli che può aiutare chi vuole capire a capire che cosa sta succedendo e che cosa è successo.

Cari amici, volete capire freddamente che cos'è successo stamattina nella acque davanti a Israele? Ripensate alla famosa frase di Clausewitz: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La politica consiste nel cercare di accumulare consenso con gesti simbolici e discorsi, di negoziare alleanze, di imporre così degli obiettivi e di realizzarli sul terreno. La guerra sostituisce ai discorsi le azioni fisiche e punta soprattutto a indebolire il nemico, a metterlo in difficoltà, per acquisire così un vantaggio. Nel caso di Gaza l'obiettivo politico immediato è stabilire la legittimità di Hamas e della sua "lotta"; quello più a lungo termine, naturalmente, la distruzione di quell'entità "estranea" (Sergio Romano) che è Israele. La guerra non sono più i carri armati e non ancora i missili balistici e le atomiche; oggi sono i razzi Kassam, gli attentati e le azioni che indeboliscono la capacità israeliana di autodifesa.
La spedizione delle navi turche e degli attivisti di sinistra verso la Striscia è stato un atto di questa guerra, freddamente calcolato e organizzato in maniera militare. L'obiettivo dei "pacifisti" armati che le popolavano non era affatto assistere la popolazione: in quel caso avrebbero accettate le forme di trasporto indiretto dei materiali proposte da Israele. Quello era solo un pretesto. Il punto era "rompere il blocco", cioè aprire la strada a un futuro comodo rifornimento di armi pesanti per Hamas e alla sua possibilità di proiettarsi all'esterno; oppure obbligare Israele a intervenire, come ha fatto, danneggiando ancora la sua immagine internazionale, isolandolo, indebolendolo. Come si è espresso nei giorni scorsi un capo di Hamas, "noi abbiamo vinto comunque, o riapriamo il porto di Gaza, oppure smascheriamo Israele".
In termini militari questa si chiama guerra asimmetrica, ed è la strategia dei palestinesi da sempre. Di fronte a una forza militare maggiore si compiono azioni che colpiscono la normalità della vita quotidiana (gli attentati alle fattorie degli anni Cinquanta, i dirottamenti degli anni Sessanta, le stragi all'estero, gli attentati suicidi, i rapimenti e i razzi), non pensando che questo modifichi l'equilibrio militare, ma facendo sì che il nemico si trovi nell'"alternativa del diavolo" di non reagire al terrorismo che minaccia la sua popolazione e quindi logorare la sua stessa esistenza o presentarsi come oppressivo, violento e inumano. E' quel che è accaduto negli ultimi anni con la guerra in Libano, con quella di Gaza e oggi con la flottiglia allestita dai turchi. Lo scopo è delegittimare Israele, renderlo incerto sul suo stesso territorio, trasformarlo in una stato paria. Purtroppo in buona parte questo è già successo. In questa guerra asimmetrica hanno una parte importantissima le organizzazioni internazionali (pensate al consiglio dei diritti umani dell'Onu e al giudice Goldstone), le organizzazioni "umanitarie" che agiscono in maniera unilaterale, gli intellettuali e i giornalisti che invece di spiegare quel che accade producono pregiudizi e demonizzazioni. Chi legge Informazione Corretta sa bene come queste forze della guerra asimmetrica dell'informazione siano massicciamente schierate.
Poteva Israele, come hanno suggerito i soliti noti di Haaretz e dintorni, evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva. Se Hamas realizzasse l'obiettivo tattico di avere libero accesso all'esterno senza controlli israeliani – il senso della "rottura del blocco" voluta dai "pacifisti" è questo - in mezzo al Mediterraneo si stabilirebbe un santuario terroristico, una base armata inattaccabile per l'islamismo combattente, l'equivalente della Somalia o delle valli tribali del Pakistan. Anche l'Egitto, che certo non vuol bene a Israele, tiene bloccata Gaza: perché è il solo modo per contenere una minaccia terrorista globale (a parte la riconquista della Striscia, che sarebbe stata opportuna già l'anno scorso, quando Olmert e Barak non ebbero il coraggio di andare fino in fondo – ma oggi dopo Goldstone e con Obama al potere è praticamente impossibile). Fra i due rischi, un'ennesima demonizzazione globale e la liberazione strategica di Hamas, Israele ha scelto giustamente il male minore e ha mandato i suoi ragazzi ad affrontare, col minor uso della forza possibile, "pacifisti" armati e militarmente organizzati.

Ugo Volli

Qui un altro articolo che ci fornisce ulteriori spunti di comprensione; qui le prove del fatto che si è trattato, da parte dei complici dei terroristi, di una provocazione premeditata e calcolata; qui un aiuto a capire la situazione in generale. E qui la cartolina di ieri, che avevo intenzione di postare oggi integralmente, ma gli ultimi avvenimenti hanno imposto altre priorità; e tuttavia la ritengo estremamente utile, proprio perché pubblicata ieri e quindi scritta in tempi e con scopi non sospetti, a capire il clima in cui si stanno verificando tutti questi eventi.

barbara

AGGIORNAMENTO
Innanzitutto leggere questo: http://www.israele.net/articolo,2839.htm e se avete tempo anche gli altri articoli linkati;
poi qui: http://twitter.com/MidEastTruth aggiornamenti in tempo reale;
qui http://www.mideasttruth.com/forum/viewtopic.php?t=9823 un'accurata ricostruzione degli eventi
e infine perfino sul sinistrissimo e pacifistissimo Haarets 
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israeli-commandos-gaza-flotilla-crew-tried-to-lynch-us-1.293089 si dà conto dell'accuratamente preparato linciaggio (do you remember Ramallah?) a cui i soldati israeliani si sono trovati a far fronte.
E per concludere in bellezza, ecco a voi



una splendida immagine di uno dei pacifisti in avvicinamento a Gaza con il suo tipico quanto inseparabile strumento di pace.
AGGIORNAMENTO 2: due video ripresi dall'elicottero: uno e due.
AGGIORNAMENTO 3: altri due documenti: uno e due.
AGGIORNAMENTO 4: mentre il giorno prima...


25 aprile 2010

AUTODIFESA

Da un paio di giorni sto malissimo: tosse convulsa violentissima, miliardi di aghi in gola, mastodontico raffreddore, testa che scoppia, pressione impazzita … Forse è a causa di tutti questi malanni che stanotte ho fatto uno di quei brutti sogni in cui si passa da una situazione all’altra, una peggiore dell’altra, e più si tenta di uscirne e più ci si infogna fino a non riuscire più a intravvedere una via d’uscita. Poi, quando sono arrivata proprio al fondo del fondo, e la castrofe totale ormai si profilava come inevitabile, mi sono detta: meno male che tanto è un sogno e poi mi sveglio! E poi mi sono chiesta: e chi te lo dice che è solo un sogno? E mi sono risposta: semplice, basta verificarlo. E mi sono messa a fare tutte quelle cose che sogno spesso di fare e che in sogno mi riescono benissimo senza la minima difficoltà, e che nella vita reale invece mi sono impossibili, e ad ogni cosa provata e riuscita agevolmente mi ripetevo trionfalmente: visto? È un sogno! Poi ti svegli ed è tutto finito.
Beh, nonostante i malanni e gli acciacchi e i solori, è stata una nottata discretamente confortante. (Molto meno confortante è leggere questo, ma in fin dei conti certe cose è sempre meglio saperle che ignorarle)

barbara


28 marzo 2010

MA COSA DOVREBBE FARE ISRAELE PER DIFENDERSI?

Da un articolo di Evelyn Gordon su Jerusalem Post, 20 febbraio 2001

Esiste una qualunque misura che Israele potrebbe adottare per difendere la propria popolazione dagli attacchi palestinesi e che sia considerata legittima da governi e osservatori occidentali? Nel corso degli ultimi mesi, di fonte alla vera e propria guerra di attrito che i palestinesi hanno scatenato in risposta a offerte negoziali senza precedenti, Israele ha tentato tutta una serie di tattiche diverse che sono state invariabilmente condannate, anche in Europa e negli Stati Uniti. All'inizio il governo israeliano adottò la tattica più semplice di tutte: disse semplicemente ai suoi soldati di rispondere al fuoco quando erano presi di mira. Ma, dal momento che i miliziani palestinesi adottarono sistematicamente la pratica di sparare dal bel mezzo di folle di civili più o meno aggressive, questa tattica si tradusse in un alto numero di vittime tra la popolazione, e non solo tra i miliziani armati. Ne seguì una condanna universale della "ferocia" d'Israele, con una sorta di invito implicito ai soldati israeliani a lasciarsi bersagliare senza reagire.
Israele decise poi di colpire le proprietà anziché le persone. In risposta ai più gravi attacchi palestinesi, venne dato l'ordine di distruggere edifici appartenenti alle organizzazioni responsabili, dopo averne avvertito gli occupanti e aver dato loro il tempo per mettersi al sicuro. Per garantire la minore quantità possibile di danni collaterali si fece ricorso a sistemi d'arma sofisticati, come gli elicotteri da combattimento. Risultato: condanna universale di Israele, questa volta per aver fatto uso di armi tecnologiche, benché fosse evidente che il loro utilizzo mirava proprio a evitare vittime civili.
Israele ha anche tentato la leva della pressione economica, una tattica cui spesso le nazioni fanno ricorso in caso di conflitti a bassa intensità come strumento alternativo allo scontro violento. Sembrava ovvio che Israele avesse il diritto di sospendere il trasferimento all'Autorità Palestinese dei fondi coi quali essa si procura le armi da guerra che poi vengono usate contro militari e civili israeliani, o finanzia le campagne di istigazione all'odio che poi scatenano attentati e violenze contro Israele. Impedire alla popolazione del campo avverso d'attraversare il confine e congelare i beni patrimoniali del nemico sono comportamenti assolutamente normali in caso di conflitto. Ma evidentemente non è così nel caso di Israele, criticato da tutti anche per queste misure di semplice prevenzione.
Infine, il governo israeliano ha optato per la tattica più difficile, quella di cercare di arrestare e, quando non è possibile, uccidere con precisione soltanto gli individui che si rendono responsabili di attacchi e violenze. Una tattica che non comporta danni né vittime tra la popolazione inerme perché le Forze di Difesa israeliane possono scegliere il momento e il luogo per colpire, quando non ci sono civili innocenti nei paraggi. Questo in genere significa sorprendere i terroristi mentre non sono concretamente impegnati in attività violente. In teoria, non ci sarebbe nulla di sbagliato: cogliere il nemico di sorpresa è una delle regole più ovvie della tattica militare. Nessuno si aspetta da un esercito in guerra che, in ogni singola occasione, prima di sparare aspetti che sia il nemico ad aprire il fuoco. Ma anche qui, sembra che le regole normali non valgano per Israele. E così una tattica che punta, a costo di maggiori rischi per i soldati israeliani, a colpire in modo mirato i responsabili evitando il più possibile vittime civili è stata condannata come una forma di brutale assassinio.
A questo punto sarebbe legittimo domandare a politici e osservatori occidentali secondo loro quale tattica sarebbe mai concessa a Israele, a parte quella di lasciare che i suoi cittadini, militari e non, vengano bersagliati senza muovere un dito per difenderli. Non c'è governo israeliano che non userebbe molto volentieri tattiche di difesa gradite all'occidente, se solo queste tattiche esistessero. Ma se, come pare, non esiste strumento di difesa che Israele possa adottare senza incorrere nella condanna universale, allora il governo israeliano - qualunque governo israeliano - non potrà fare altro che ignorare l'opinione pubblica internazionale e comportarsi come ritiene necessario. Giacché nessun governo israeliano, come nessun altro governo del mondo, può stare con le mani in mano mentre ogni giorno i suoi cittadini vengono aggrediti e minacciati di linciaggio.

Come troppo spesso accade quando si parla di Israele, anche questo articolo, vecchio di quasi dieci anni, potrebbe essere stato scritto un quarto d’ora fa. Ed è infatti di oggi la cartolina di Ugo Volli, costretto ancora una volta ad occuparsi dello stesso drammatico problema.

barbara


16 gennaio 2009

ISRAELE DEVE RITIRARSI!

Un mio articoletto scritto quasi sette anni fa per Informazione corretta: purtroppo, quando si tratta di Israele, nessun testo rischia mai di apparire datato e superato.

Israele deve ritirarsi: lo dicono tutti. Lo dicono gli arabi, lo dice l'Europa, lo dice l'Onu, lo dice il Papa, lo dice Bush, lo dice la verduraia di Via Dante. Ci sono affermazioni che finiscono per acquistare forza di verità in virtù del numero e dell'intensità delle ripetizioni. C'è stato un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzare gli ebrei perché avevano assassinato Gesù Cristo, e poi un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzarli perché scannavano i cristiani per impastare le azzime, e poi un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzarli perché stavano portando alla rovina la Germania. Adesso è diventato vero che Israele deve ritirarsi. Lo dicono tutti. Provate a chiedere perché debba ritirarsi: vi guarderanno come un marziano e vi risponderanno: "Ma lo dicono tutti che deve ritirarsi!" E Israele si ritirerà, certo che si ritirerà. Prima o poi - e a giudicare da come si stanno mettendo le cose è facile prevedere che sarà piuttosto prima che poi - sarà costretto a farlo. E per portare a termine il compito che si è prefisso - smantellare il terrorismo - sarà costretto ad accelerare. Il problema, come sanno tutte le casalinghe, compresa quella di Voghera, è che a fare le cose in fretta difficilmente si riesce a farle anche in modo accurato. E dunque Israele non potrà permettersi di lavorare, come ha detto qualcuno, "con lente d'ingrandimento e pinzetta" per stanare i terroristi: dovrà andarci con la mano pesante, ogni tanto sarà anche costretto a sparare nel mucchio. Naturalmente ci saranno più morti civili. E naturalmente la colpa sarà di Israele. E il mondo, una volta di più, sarà riuscito a dimostrare che "gli ebrei sono proprio nazisti". Qualcuno si è mai chiesto che cosa sarebbe accaduto se qualche anima bella si fosse messa a fare pressione sugli alleati perché interrompessero la loro lotta contro il terrore nazista? Se qualche banda di pacifisti fosse andata a fare da scudi umani ai tedeschi? Se mezzo mondo si fosse messo a protestare contro l'uso sproporzionato della forza? Il bombardamento di Dresda è stato, indiscutibilmente, un lavoro di bassa macelleria e le critiche, anche pesanti, non sono mancate, ma nessuno si è mai sognato di invocare sanzioni, di chiedere la rottura delle relazioni diplomatiche, di mettere in atto boicottaggi. A nessuno è mai venuto in mente di equipararli ai nazisti. Cosa che invece, chissà perché, accade regolarmente quando a muoversi sono degli ebrei, che immancabilmente diventano "i nazisti con la stella di David". E pochi, a quanto pare, se ne chiedono il perché. (E vai a leggere anche questo, dove nel frattempo sono passati altri due anni e mezzo, e continua a non cambiare niente)

barbara


11 gennaio 2009

COSÌ FU COSÌ PASSÒ IL MIO TERZO AMORE

Era una canzone di quando ero ragazzina. L’ho sentita solo poche volte, perché non ha mai avuto un grande successo, ma me la ricordo bene perché mi ha sempre colpita per la sua originalità, dopo secoli di retorica sul primo amore.
Questo è stato il mio terzo viaggio in Israele, ed è stato un viaggio assolutamente speciale, da tutti i punti di vista; un terzo amore, che resterà nella memoria e accarezzerà la mente nei giorni e negli anni che verranno. E dunque vi racconterò ora come fu il mio terzo amore.
I miei tre viaggi in Israele si sono svolti tutti nel giro di un anno; la prima cosa che colpisce chi si reca con frequenza in Israele è che ogni volta vi si trova un pezzetto di deserto in meno e una piantagione in più, anche se, come nel mio caso, dalla visita precedente non sono passati che pochi mesi. Vale la pena di ricordare che nella spartizione di quel 22% della Palestina mandataria originaria rimasto dopo lo scippo del 78% per fabbricare lo stato di Transgiordania – oggi Giordania – Israele ha sì avuto una fetta un po’ più grande, ma che il 60% di quella fetta era desertico: inimmaginabile, se così fosse stato lasciato, che avrebbe potuto ospitare e nutrire i circa sette milioni di abitanti che costituiscono oggi la popolazione di Israele. Israele non ha però l’abitudine di frignare contro il destino cinico e baro: Israele, quando è in difficoltà, si rimbocca le maniche, alza le chiappe e si mette al lavoro. Anche perché sa perfettamente che nessun altro, quel lavoro, lo farà al posto suo. Ed è così che gli israeliani hanno spianato dune, prosciugato paludi, dissodato pietraie, coltivato il deserto, trasformando una buona parte di quella terra desolata in città e giardini e prati e campi e piantagioni e cambiando, in questo modo, anche il microclima, il che favorisce ulteriori trasformazioni del deserto in terreno abitabile e coltivabile.
Dopo l’incredibile serie di disavventure occorsemi nel viaggio di andata, e dopo tre giorni di riposo trascorsi sul mar Morto, sono tornata a Tel Aviv per unirmi a un gruppo in arrivo dall’Italia e compiere, insieme a questo, un giro organizzato. È stato il tassista che era venuto a prendermi ad annunciarmi: “Army in Gaza!” e io ho fatto un salto di esultanza: finalmente! Finalmente dopo anni di attacchi terroristici, dopo migliaia di missili sulle città israeliane, dopo i morti e i feriti e i traumatizzati e le distruzioni e il terrore e i rapimenti e le incursioni, aumentati in misura esponenziale dopo il famigerato ritiro del 15 agosto 2005, finalmente Israele si è deciso a compiere il dovere che ogni stato ha nei confronti dei propri cittadini, ossia proteggerli, finalmente Israele si è deciso a compiere il gesto che da anni si stava aspettando. Poi, lungo la strada dal mar Morto a Tel Aviv, abbiamo incrociato alcuni camion che trasportavano, due per ciascuno, i carri armati al fronte, e la cosa ha avuto su di me un effetto tranquillizzante: si stavano facendo le cose per bene, non in maniera improvvisata e pasticciata come nel Libano. Questa volta ce la faremo, ne sono sicura.

barbara

AGGIORNAMENTO: leggi questo e guarda questo.

sfoglia     maggio        luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA