.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


15 ottobre 2011

SPIGOLATURE 2

I viaggi coi mezzi pubblici. Non ne avevo mai fatti, le prime due volte perché avevo le zampe rotte e mi potevo spostare solo in taxi, le altre due perché erano viaggi organizzati. Questa volta invece li ho fatti, in autobus (Tel Aviv-Eilat e ritorno, Tel Aviv-Rehovot, Tel Aviv-Gerusalemme e ritorno), con lo sherut (da Netanya a Tel Aviv), in treno (da Tel Aviv a Naharia e da Kiryat Motzkin all’aeroporto Ben Gurion) e gli autobus urbani e il tram. La maggior parte di questi viaggi per fortuna li ho fatti con E. perché io ho un così prodigioso senso dell’orientamento che sono capace di perdermi nel corridoio di un bilocale, e infatti l’unica volta che mi sono dovuta districare da sola alla stazione degli autobus di Tel Aviv mi sono persa – poi mi sono trovata, per vostra disgrazia, ma questa è un’altra storia. Questo comunque è uno dei motivi per cui amo immensamente aeroporti e metropolitane, perché sono organizzati in modo tale che perfino per una come me è impossibile perdersi. Lo sherut a Netanya comunque me lo sono preso da sola; è vero che uscita dalla casa della persona che mi aveva generosamente ospitata per la notte dovevo solo andare dritta, ma per una col mio orientamento è un’impresa anche quella, credetemi. Bellissime esperienze, comunque, e bellissimo il sistema, che mi viene da definire da kibbuz, dello sherut, che uno sale, va a sistemarsi dove trova un posto libero, dopodiché allunga i soldi che passano di mano in mano fino all’autista che fa il biglietto e poi allunga all’indietro la mano con il resto, il più vicino lo prende e lo passa di mano in mano fino al destinatario.

Il treno per Naharia. Credo ci saranno state su almeno sei sette miliardi di persone quando è arrivato, e altrettante aspettavano insieme a me alla stazione per salire. La mia valigia non era grande, ma insomma c’era, e da qualche parte bisognava pure infilarla, e oltre ai miliardi di persone, siccome c’erano un bel po’ di ortodossi, c’erano i passeggini, tutte questa famiglie con un passeggino singolo e uno doppio e i bambini in braccio e i bambini per mano e i bambini in braccio ai fratelli più grandi e quelli che con passeggini e tutto l’armamentario erano andati al piano superiore e al momento di scendere dovevano far passare il tutto in mezzo a questi corpi fra i quali non c’era lo spazio di un ago e io fino a metà del viaggio in piedi, con un piede appoggiato di traverso e uno solo con la punta e come unico sostegno, due dita appoggiate a un palo. Poi finalmente si è liberato mezzo gradino e mi sono seduta lì, mentre sull’altro mezzo gradino c’era seduto un soldato, il cui mitra mi sfiorava le ginocchia. “Condizioni disumane” mi è venuto a un certo momento da pensare. Poi mi è venuto in mente questo



e mi sono vergognata di quello che avevo pensato.

La sicurezza. L’attenzione di tutti, sempre all’erta per il bene di tutti, l’ho potuta verificare, meglio che negli altri viaggi, in quei giorni di attentati a raffica. Al momento di lasciare Gerusalemme E. doveva ancora fare degli acquisti, e io l’ho aspettata alla fermata del tram: mi sono seduta su una panchina e ho posato per terra, di fianco a me, la borsa da viaggio. Tempo dieci secondi, e il titolare di uno dei negozi alle mie spalle è venuto a chiedermi se la borsa fosse mia. Poco dopo, dall’altra parte della strada, si è fermato il tram, e una signora seduta vicino al finestrino si è messa a fare gesti frenetici indicando nella direzione della panchina e facendo con le mani il disegno di qualcosa di tondeggiante. Alla fine ho capito che stava cercando di segnalare la mia borsa, e solo quando ho indicato che era mia si è calmata. E già la sera prima quando E., Anna e io abbiamo visto passare degli amici, in Ben Yehuda, e Anna ha posato su una panchina il suo portatile per andarli a salutare, non sono passati che pochi secondi prima che qualcuno si fermasse a guardarlo con sospetto. Per fortuna E. se n’è accorta e si è precipitata lì a rassicurarlo che non era un oggetto abbandonato e non c’era bisogno di prendere iniziative di emergenza. Ed è bello e rassicurante vedersi circondati da gente che, pur senza ansie o paranoie, ha però occhi e orecchie sempre pronti a cogliere il minimo segnale, e se ha l’impressione che ci sia qualcosa di sospetto non provvede a mettersi in salvo scappando a gambe levate bensì si ferma, per segnalare il pericolo e mettere in salvo gli altri. Ed è anche da queste cose che si vede la grandezza di un popolo e di una nazione.

barbara


2 giugno 2011

VERGOGNA

Sulla scia del post precedente, sono andata a ripescare questo vecchio post che avevo messo, sei anni fa, nell’altro blog.

Sono arrivati alla fermata, dove anch’io aspettavo l’autobus. Hanno cominciato a parlare: una lingua slava, credo, non so quale, lei in tono lamentoso, lui in tono duro. Poi lei in ginocchio, in tono ancora più lamentoso, lui ancora più duro. Arriva l’autobus, lui con uno strattone la rimette in piedi, saliamo, io davanti, loro dietro. Alla fermata dell’aeroporto l’autista, a quanto pare, vede qualcosa dallo specchietto. Schizza in piedi, corre dietro gridando: «Lasciala stare! Lasciala stare! Lasciala qui se non vuole venire!» Poi si rivolge a lei: «Non andare se non vuoi, non andare! Vieni davanti con me». Lei lo guarda, due occhi di gazzella terrorizzata. Sa che quell’uomo dal cuore grande e generoso non può salvarla. Sa che qualunque cosa faccia, ovunque la porti, l’altro la troverà. Conosce, sicuramente, il castigo riservato a chi tenta di sfuggire al proprio destino: per averne avuto la dettagliata descrizione, o per averlo già provato nella propria carne. Scuote la testa, sconsolata, e scende. L’autista ritorna al suo posto, lentamente, la testa bassa, i pugni serrati, l’espressione sconfitta, le labbra strette per la rabbia impotente, mentre i due si allontanano, lui sicuro, lei col suo passo un po’ sgangherato da ragazza di campagna montata su tacchi troppo alti. Da bambina, forse, non aveva sognato di andare a raccattare clienti in un piccolo aeroporto di provincia. I passeggeri dell’autobus, nel frattempo, ridacchiano divertiti.


barbara


26 gennaio 2011

E QUATTRO (14)

Itzik

Itzik era il nostro autista, quello per cui occorre rispolverare il fatidico ho visto cose che voi umani eccetera. Mica che non fosse bravo, per carità, anzi, onore al merito, diciannove siamo partiti, venti con la guida, e diciannove, venti con la guida, siamo arrivati. Tutti con due gambe e due braccia ecc. ecc. No no, su quello niente da dire. È solo che il nostro Itzik, prima di fare l’autista di autobus, stava nell’esercito e faceva l’autista di semicingolati. E a quanto abbiamo avuto modo di verificare, nessuno ha ancora provveduto a spiegargli che

a) un autobus non è un semicingolato
b) se lui non sa la strada e la guida sì e lui vuole girare a destra e la guida gli dice di girare a sinistra, anche se la guida non è un ufficiale di grado superiore al suo non è disonorevole fare come dice lei
c) se la guida insiste che bisogna girare a sinistra non è obbligatorio per legge dare in escandescenze
d) sulla strada, a differenza che nei campi dove si fanno le esercitazioni, c’è un sacco di gente, che non va solo dove ha deciso il comandante. A volte capita addirittura che abbiano diritto di precedenza, e non sarebbe male lasciargliela
d) un autobus non ha le dimensioni di una Cinquecento, per cui se in un certo spazio una cinquecento ci passa, ciò non significa automaticamente che ci passi anche un autobus

Però era simpatico, sul serio. E anche noi gli eravamo simpatici perché, ci ha spiegato, salendo la mattina lo salutavamo. Gli chiedevamo come stava. A volte scambiavamo anche qualche parola con lui. E lui a tutto questo non è abituato: i turisti di solito si comportano come se lui fosse un robot, parte dell’attrezzatura dell’autobus, e lui li percepisce come se fossero dei numeri anziché delle persone. Evidentemente si tratta delle solite comitive di pellegrini che vanno in Terrasanta a visitare i Luoghi Santi: lui, in quanto ebreo israeliano, non fa evidentemente parte dei soggetti meritevoli di attenzione.

barbara

sfoglia     settembre        novembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA