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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


7 dicembre 2010

APPELLO DEL KKL

Har-Ha-Carmel Ba-Esh: una tragedia nazionale



Il Monte Carmelo (Har-ha-Carmel) è il più importante polmone verde di Israele, dove viene anche chiamato “Il monte verde tutti i giorni dell’anno”.
Oggi purtroppo non è più possibile usare questa definizione.
5 milioni di alberi sono andati distrutti. Alberi che hanno anche il doppio dell’età dello Stato d’Israele.
Molti centri abitati, tra cui diversi Kibbutz, sono ormai completamente bruciati.
Ci sono 17 mila sfollati.
Decine di persone sono morte, in maggioranza giovani ragazzi e ragazze che erano accorsi in aiuto. Tra questi, anche un boyscout di soli 16 anni, volontario nei vigili del fuoco.
Ogni anno, come purtroppo succede nelle foreste e nei boschi di tutto il mondo, il Monte Carmelo è oggetto di incendi più o meno grandi, dolosi e non.
Questo incendio però è stato devastante. E’ la peggiore catastrofe naturale che il Popolo d’Israele abbia subito da sempre.



Non è una sciagura che tocca solamente Israele. Tutto il Mediterraneo soffrirà di questa tragedia ecologica.
Il Primo Ministro dello Stato di Israele Bibi Netanyahu ha nominato il KKL quale unico Ente responsabile della rigenerazione dell’eco sistema nell’area. Tutte le Ambasciate di Israele nel mondo sono in contatto con gli uffici locali del KKL per coadiuvare la raccolta delle donazioni.
Noi del KKL abbiamo accettato con grande senso di responsabilità questo compito, per il quale abbiamo bisogno fin da ora dell’aiuto di tutti i nostri sostenitori.
Sappiamo che si tratta di un lavoro lungo e difficile. L’incendio viene combattuto con materiale anti-incendio chimico e con gli aerei anti-incendio che usano acqua marina. Questo significa che non sarà possibile piantare subito nuovi alberi se non solo dopo una lunga e paziente preparazione.
Per la completa rigenerazione della flora del Monte Carmelo parliamo di tempi che purtroppo si aggirano tra i 20 e i 40 anni.
Bisogna però iniziare immediatamente. E per farlo, tutti noi dobbiamo partecipare e aiutare.
Fai parte di questo grande progetto sionista con una offerta che può variare da 10 a 100.000 euro. Effettua un bonifico della cifra che puoi donare.
Non tirarti indietro.
Ricostruiamo insieme il giardino più bello della Terra d’Israele.

Raffaele Sassun
Presidente KKL Italia

(6 dicembre 2010)

KKL Italia Onlus

IBAN: IT 64 A030 6903 2361 0000 0003 409


7 maggio 2010

INTERAMENTE DEDICATO AL TIZIO DELLA SERA

La sensibilità

Da un certo numero di anni la Germania sta facendo i conti con il suo passato nazista. Vi sono musei e importanti segni nella nuova architettura urbana, esistono dipartimenti universitari che si occupano della fenomenologia della catastrofe ebraica. C'è una pubblicistica che va dalla narrativa, alla saggistica, all'indagine giornalistica. Infine ci sono atti di amicizia verso Israele da parte del governo nazionale. Ma a ben guardare, esiste una sottile linea di silenzio su come fossero i tedeschi in quegli anni. Una barriera invisibile impedisce l'accesso al loro interno umano. Non sappiamo cosa in quegli anni orridi la gente avesse dentro. Ed esiste un silenzio ancora maggiore su cosa sentano oggi i tedeschi di questo passato genocida. Ad uno scrittore che si informava con operatori culturali tedeschi circa la possibilità di realizzare una fiction satirica sul nazismo, è stato spiegato che questo potrebbe avvenire solo con una piccola produzione e con personale artistico prettamente ebraico: attori e regista, ad esempio. I canali generalisti tedeschi, è stato spiegato educatamente a bassa voce, non si impegnerebbero mai in una satira televisiva sul nazismo. La motivazione risiede nel fatto che la nazione si offenderebbe. A riguardo, c'è molta sensibilità. E questo, commuove.

Il Tizio della Sera


La grande nuvola

I colloqui indiretti tra Israele e Palestina sono già una noia. Se ne presagisce l'amara inutilità. L'ossequio al loro svolgimento è legato al fatto di soddisfare il gusto etico-estetico di Obama, la sua idea tenue, quasi fanciullesca, di una democrazia planetaria poggiata sul carattere tenace degli uomini di buona volontà. E' questa la politica estera della più grande potenza mondiale. Noia nella noia, la stampa rovescia su Israele le solite accuse precostituite. La struttura ricorda quella dei tormentoni del varietà, che sono in pratica i ritornelli comici di uno spettacolo, quelli che danno il segnale quasi meccanico della risata: il pubblico ride e vuol dire che, come un buon motore, il tormentone funziona. Qui il tormentone sono i titoli dei giornali. Le parole proclamano didascalicamente che gli ebrei hanno torto; allora il pubblico dello spettacolo crede di avere delle idee, e dice compiaciuto: Israele ha torto, e porca miseria, io penso. Perché i giornali vellicano la vanità umana, inseguendola nei suoi atroci scantinati. Prendiamo il caso del quartiere di Gerusalemme est di cui parlano tutti i media perché Israele vuole costruirvi e perché alla stampa serve sempre un buon tormentone su Israele. Nessuno, come abbiamo detto in altre occasioni, conosce l'antica storia ebraica del quartiere, ma tutti sono pronti a riconoscere la lesione procurata al diritto palestinese. Attraverso il fantastico tormentone del quartiere est tutti possono capire con facilità che Israele ha torto. Negli uffici, molti giocano al ministro degli esteri e spiegano il M.O. ai colleghi. Ci sono aziende in cui all'ora di pranzo l'80 per cento degli impiegati aprono il pacchetto con il panino al tonno e maionese, e il 50 per cento di loro sono ministri degli esteri con delega su Israele e il tonno e capperi. Poi il tormentone svanirà, qualcuno farà notare che l'argomentazione del quartiere est di Gerusalemme era inconsistente. Poco importa, i media faranno spalluccia. Diranno: è inutile riparlarne. C'è invece un più grande tormento. L'immensa nuvola nera che non se ne va dai cieli della Storia. L'antisemitismo.

Il Tizio della Sera


Dichiarazione ufficiale

Tizio della Sera, ti amo.
Per quella sofferenza che non sempre l'ironia riesce a velare.
Per quell'ironia che spesso riesce a sdrammatizzare una sofferenza antica di millenni.
Per il sorriso che, in mezzo a tanta sofferenza, quasi sempre riesci a strappare.
Per la passione che traspare da ogni tua parola.
Per l'intelligenza che accompagna la passione.
Per le stupende perle, che ormai sono collana lunghissima, che continuamente ci regali.
Per il mistero che ti avvolge.
Per quella nostra Fiorentina che ho cominciato ad amare mezzo secolo fa e, anche se il tifo non lo faccio più da un pezzo, non ho mai smesso del tutto.

barbara

Poi, se c’è ancora qualche pellegrino vagabondo sperduto che non sia venuto a conoscenza dell’appello di Fiamma Nirenstein in risposta all’oscenità di jcall, è caldamente invitato (che in realtà è un eufemismo, perché se non lo fate vi meno) ad andare a leggerlo e firmarlo qui. Per leggere l’ultima meravigliosa cartolina dovete invece cliccare qui.

                          

barbara


4 agosto 2009

APPELLO DI “LILIT” DALL’IRAN

Cara Barbara, perdonami se mi intrufolo nel tuo blog con questo commento proprio in queste belle e pigre giornate di un Agosto italiano. Neanche le mie più care amiche sarebbero disposte ad ascoltarmi in questi giorni.
Ma abbiamo un disperato bisogno di aiuto. So che da un lato potete fare molto, anche solo con il vostro "essere a conoscenza", e so anche che per voi in pratica è impossibile fare qualcosa. Ti prego di prendere questo mio commento come un confuso tentativo di domandare semplicemente la cosa più naturale del mondo in questi casi: AIUTO!
Signore e Signori mi sento impotente e basterebbe solo che questa sofferenza venisse capita nella sua essenza. Questa è una lotta che riguarda i valori per cui voi stessi in occidente avete lottato molti anni fa, questi valori sono tutto ciò che vi ha permesso di essere quello che oggi siete! E tutto quello che sarete domani se riuscite a mantenerli questi valori.
Scrivo solo ora dopo tanto silenzio perché i miei connazionali in questi ultimi tempi sono riusciti in pieno a coprire le notizie, rischiando la vita. Ma oggi, 3 Agosto 2009, ho sentito, visto e letto: IL SILENZIO MEDIATICO! Ovunque!
Oggi, a Teheran ho visto occhi spalancati, sguardi che urlavano impotenza e rabbia. Non sapevo però ancora, cosa stesse accadendo in altri quartieri. Cara Barbara, il Sangue, gli Arresti e i Mostri hanno invaso i luoghi e il polso delle proteste, in migliaia (non esagero) armati fino ai denti.
Credo di dover scrivere a questo punto. Siamo disarmati, e i ragazzi si stanno in pratica suicidando.
Infine ti chiedo qualcosa di più concreto, vorrei riaprire il mio blog e gentilmente se tu, mia cara, o i tuoi gentili lettori mi potete dire se corro il rischio di essere rintracciata attraverso l'IP dai post! E altrimenti come potrei fare per evitarlo!
Tutti quelli che conosco e quelli che incontro per caso, appena sanno che sono un'italiana di adozione mi chiedono di RINGRAZIARVI IMMENSAMENTE! Per quello che ha fatto la città di Firenze, e per tutto il supporto durante le manifestazioni e per averci permesso di dire la nostra nelle vostre piazze! Grazie Italia, di cuore.
Lilit

Lilit carissima, ci credi che sto piangendo di commozione e di emozione? Non immagini quante email ti ho inviato per sapere se eri viva, se stavi bene, e mi tornavano tutte indietro! Non immagini quante volte mi sono chiesta con angoscia che cosa ne fosse di te in quell’inferno che si stava scatenando, in quell’orgia di violenza e di sangue! E non immagini quale sollievo sto provando nel constatare che sei viva.
Per quanto riguarda la tua domanda, non credo che tu possa essere rintracciata dall’IP, ma dato che in questo campo sono un’analfabeta pressoché totale, giro a mia volta la domanda a chi ne sa più di me. Nel caso ci fosse qualche rischio, credo che la cosa migliore sia che tu mi mandi i tuoi pezzi per email e io li metterò nel mio blog, e sicuramente altri amici li riprenderanno. L’importante è che tu possa, in un modo o nell’altro, far sentire la tua voce. L’importante è che da quell’inferno riescano ad uscire notizie vere. L’importante è che gli assassini non possano godere, oltre che dell’impunità, anche del beneficio del silenzio.
A presto, carissima, e che il Cielo protegga te e tutti gli innocenti di quel tuo bellissimo e martoriato Paese.


barbara

AGGIORNAMENTO

4 agosto 2009
Il regime di Ahmadinejad ritira fuori il Gran Torturatore
Lo specialista della tortura “illimitata” era caduto in disgrazia dieci anni fa, ma ora è tornato al lavoro

Si fa chiamare di volta in volta Abbasi, Kanguri, Kangevari, Amoli e Azadeh. Di certo, forse, c’è soltanto il nome, Javad. Ma la sua flessibilità si ferma alla scelta delle generalità. Mano sicura e ideali granitici, Javad è un torturatore tutto d’un pezzo di quelli che non conoscono cedimenti né improvvide empatie. In questa burrascosa estate iraniana il suo nome viaggia come un presagio funereo sulle bocche dei prigionieri. Il metodo Javad non conosce fallimenti. Mohammed Khatami l’ha descritto come “un sistema di tortura medievale”. Lui preferisce ricordare il suo motto: “Prima o poi la verità emerge” e armato di questa convinzione ha trionfato dove i suoi predecessori hanno fallito. Tra le sue mani, “prima o poi” sono crollati 007, mullah e ribelli. Nessun temperamento, neanche il più coriaceo, sembra in grado di resistergli.
Le confessioni si moltiplicano e la stella di Javad brilla nel Pantheon degli esempi di fedeltà rivoluzionaria. Questa è la sua seconda grande occasione e il torturatore modello non ha alcuna intenzione di giocare male le sue carte. Il suo primo grande exploit risale a dieci anni fa. Nel 1998 l’Iran fu scosso da una serie di omicidi seriali che colpirono artisti, giornalisti e intellettuali, “contro-rivoluzionari di velluto” agli occhi del regime. La brutalità degli assassinii costrinse il regime a una farsesca caccia ai colpevoli. Said Emami (anche noto come Eslami) fu il capro espiatorio. Ingegnere aerospaziale laureato all’università dell’Oklahoma, nei primi anni Ottanta diventò un agente della Repubblica islamica. Al ministero dell’Intelligence occupò la poltrona di direttore del dipartimento Usa-Europa, fu analista di controspionaggio e negli anni di Khatami consigliere per la Sicurezza nazionale. Per fargli ammettere di essere la mente dietro gli omicidi serviva un uomo capace di piegarlo, qualcuno che conoscesse i suoi tic e le sue paure, uno come lui, più forte di lui. Javad non ebbe dubbi a prestarsi all’impresa. Emami e quattro suoi colleghi ammisero tutti gli addebiti, i legami con i nemici esterni e le pratiche sessuali deviate. Khamenei ne fu molto soddisfatto. Con l’eliminazione delle mele marce il buon nome del ministero e del regime poteva essere recuperato. Nel frattempo Emami morì in carcere. Suicidio si disse. “Nonostante i nostri sforzi per garantire la sua sicurezza ha ingerito una bottiglia di disinfettante nel bagno” spiegò un inquirente. Lo 007 cattivo se ne era andato insieme ai suoi segreti. Ma piuttosto che contentarsi dei suoi successi, Javad fu sopraffatto dal furore giustizialista. Per avvalorare le sue indagini prelevò da casa la moglie di Emami, Fahimeh Dori Noghoorani e la sottopose al metodo Javad. I reni della signora collassarono e fu ricoverata all’ospedale di Baghiolah. Dal centro di detenzione del ministero dell’Intelligence fuoriuscì un video molto crudo che documentava le fasi principali dell’interrogatorio della moglie di Emami. Copie della cassetta furono inviate al Parlamento e alle altre agenzie di sicurezza iraniane. Il responsabile della diffusione del video si difese dall’accusa di avere manipolato le immagini: il filmato era cruento, ma le torture di Javad potevano essere ancora più spinte, nessuna eccezione per le indiziate di sesso femminile. Fu la pietra dello scandalo. Gli amici di Emami al ministero si mobilitarono, i riformisti lo condannarono, i conservatori lo abbandonarono.
Nel bel mezzo della tempesta Javad pubblicò un documento lungo 80 pagine in cui descriveva le pratiche con cui aveva estorto le confessioni. Khatami insorse e persino l’Ayatollah Shahroudi certamente non un uomo dalla commozione facile, pretese la testa di Javad. Sembrava la fine di una carriera perfetta. Poi è arrivata l’era Ahmadinejad e il destino è tornato a sorridere al teorico della “tortura illimitata”. Uscito da un grigio purgatorio al ministero del Commercio, sotto l’ala protettiva di Ahmad Salek, rappresentante di Khamenei all’Ufficio per la sicurezza e le informazioni dei pasdaran (e membro del “comitato indipendente” scelto dal Consiglio dei guardiani per il riconteggio parziale dei voti), Javad è tornato a fare quel che gli riesce meglio.


Mentre i suoi ex colleghi navigavano tra mezze verità e timidi farfugliamenti, Javad ha ottenuto dichiarazioni inequivocabili. E’ stato lui ad assicurare al regime le “rivelazioni” di Mostafa Tajzadeh, Behzad Nabavi, Feizollah Arabsorkhi, Mohsen Aminzadeh e Abdollah Ramezan. Parole su parole che appesantiscono i faldoni dell’accusa documentano “la natura esterna della macchinazione responsabile dei disordini post elettorali”. Un trionfo che lo ripaga dalla lunga pausa nelle retrovie e lo rilancia tra i più affidabili difensori dell’ortodossia rivoluzionaria. Del resto quando, a sua volta inquisito gli fu chiesto di giustificare la sua metodologia, lui rispose: “Quando il leader dice che questi assassinii sono certamente opera di agenti stranieri, è evidente che il mio dovere religioso è dimostrare la verità già svelata dal rahbar, persuadere i colpevoli ad ammettere i loro crimini con qualsiasi mezzo”. E ammise candidamente: “ Sì picchiammo duro quando servì, non ci saremmo fermati prima di ottenere un’ammissione, non avremmo mai potuto ottenere una confessione contraria all’intuizione della Guida Suprema”. Tanta devozione inorgoglisce Khamenei, ma preoccupa non pochi conservatori. Javad ha molti nemici dai giorni dell’interrogatorio a Said Emami. Al ministero, la seconda ascesa di Javad è vissuta con profondo fastidio se non addirittura con inquietudine.
L’entusiasmo con cui ha determinato la fine del collega ha sconvolto molti falchi. C’è chi considera Emami un “martire”e medita vendetta contro il traditore. Alcuni insider dicono al Foglio che il fatto che la presenza di Javad nella stanza della tortura “squalifica le confessioni, apparirà tutto ridicolo e questo è un danno per il sistema ”. Ma i conservatori non sono mai stati più divisi. Finché Javad continuerà a interpretare i sogni di Khamenei il suo futuro sarà al sicuro.

di Tatiana Boutourline

(grazie a Stella per la segnalazione)


25 giugno 2008

25 GIUGNO 2008: DA DUE ANNI GILAD SHALIT È IN MANO AI CARNEFICI

Appello per la liberazione di Ghilad Shalit a due anni dal suo rapimento

24 giugno 2008

Il 25 giugno del 2006 il soldato oggi ventiduenne di Tzahal, Ghilad Shalit, veniva rapito in territorio sovrano israeliano, al confine con la Striscia di Gaza, da terroristi di Hamas. Sono due anni che questo ragazzo è stato privato della sua libertà mentre compiva il suo dovere di servire lo Stato. Da allora non sono pervenute notizie accreditate circa il suo stato di salute e nemmeno la Croce Rossa Internazionale è mai stata autorizzata a visitarlo, così come nel caso di Eldad Reghev e Ehud Goldwasser, i due soldati rapiti sul fronte settentrionale da Hezbollah, 17 giorni dopo Ghilad Shalit.
In questi giorni, il governo israeliano e quello egiziano – che funge da mediatore nelle trattative con Hamas – stanno intensificando i contatti per includere la liberazione di Shalit negli accordi di tregua. Tregua che è stata oggi violata con il lancio di 4 razzi Qassam sulle città israeliane del Neghev occidentale. Tra le richieste di Hamas, quella di rilasciare 450 detenuti palestinesi, molti dei quali con sangue sulle mani, oltre a rappresentare una contropartita sproporzionata per garantire la libertà di un soldato e cittadino israeliano, è un prezzo estremamente alto per la sicurezza stessa dello Stato d'Israele.
In un'ultima lettera presumibilmente di pugno di Ghilad Shalit, recapitata alla sua famiglia il 9 giugno scorso, il soldato esprimeva tutta la sofferenza e le difficoltà di salute, oltre che psicologiche, in cui si trova. Il momento è critico e auspichiamo che le trattative non vengano interrotte e che la mediazione egiziana possa portare ad esiti soddisfacenti. Ci rivolgiamo quindi al governo e alla società italiani affinché, in questa delicata situazione in cui le trattative su entrambi i fronti sembrano essere più che mai aperte, si mobilitino per rompere l'isolamento in cui si trovano Ghilad Shalit, nelle mani di Hamas, e Golwasser e Reghev, nelle mani di Hezbollah, a ormai due anni dal loro allontanamento forzato da casa.

È possibile aderire all'appello qui.

barbara


7 ottobre 2007

APPELLO URGENTE: UNA RAGAZZA GIOVANE IN ATTESA DELL'IMPICCAGIONE

Fakhte Samadi in attesa dell'impiccagione

Stamatina mi hanno contattato dall'Iran per segnalarmi un altro caso triste di una ragazza giovanissima che commise un omicidio ed oggi si trova in attesa dell'impiccagione. E' già in atto una grande mobilitazione per lei.

la storia: lei, Fakhte Samadi, si trasferisce dalla sua città nativa, dopo il divorzio dal marito, a Teheran per costituirsi una vita piu tranquilla e si fa assumere in uno studio dentistico come segretaria.
In questo nuovo lavoro, Fakhte conosce un uomo di 80 anni che le propone di andare a vivere a casa sua come badante. Quando lei si trasferisce a casa sua, dopo pochi giorni se ne accorge che il vecchietto ha intenzioni diversi da quelli proposti inizialmente. In diverse occasioni, il datore del lavoro le ha proposto di sposarlo. Lei sempre ha rifiutato, ma dopo l'ultima offerta viene rinchiusa in casa e sottoposta a varie pressioni e le viene tolta addiritura i medicinali che le servivano per calmare il suo stato nervoso e che ne assumeva tante.
In un tentativo di fuga, e in mancanza dei medicinali, lei affera un pezzo di ferro e colpisce la testa dell'uomo che muore subito. I familiari non hanno concesso il perdono e la magistratura dei mullah senza tener conto delle circostanze sanitarie e sociali e psicologiche ha condannato Fakhte Samadi a morte. Successivamente anche la Corte suprema dei mullah riconferma la condanna.
Recentemente il suo fascicolo è stato trasferito all'ufficio dell'esecuzione delle condanne dell'ufficio penale di Teheran. Fakhte Samadi è stata inserita nella lista di attesa per impiccagione.
Le persone che mi hanno segnalato il caso, mi hanno chiesto di lanciare sul piano internazionale e dell'opinione pubblica con la speranza che la magistratura iraniana, grazie alla mobilitazione internazionale conceda la revisione del caso di questa ragazza giovanissima che cercava una vita serena e tranquilla ma la sua poverta l'ha condotta in una direzione diversa da quella desiderata e amata.
Anticipatamente ringrazio e mi inclino di fronte a coloro che vorrebbero dare una mano a questa ragazza che vive in una situazione veramente disperata e pericolosa.
Per favore scrivete e telefonate e mandate fax all'ambasciata iraniana a Roma chiedendo di revisionare il caso della signorina Fakhte Samadi

cordiali saluti

karimi davood

tel:3387862297 (qui, dal sito Iran democratico)

Gli iraniani democratici esistono. Gli iraniani che amano la libertà e il rispetto dei diritti umani e della dignità umana esistono. Non abbandoniamoli alle mani dei carnefici. Non possiamo fare molto, ma quel poco che possiamo fare, facciamolo. Raccogliamo l’appello di Karimi, scriviamo all’ambasciata, diffondiamo questo appello alle nostre mailing list, pubblichiamolo nei nostri blog: quella poca voce che abbiamo, tiriamola fuori tutta.

barbara


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2 ottobre 2007

IN IRAN, NEL FRATTEMPO

Rajavi: I mullah sono incapaci di fermare torture e impiccagioni in Iran

29 set 2007

NCRI, 27 Settembre - IL Presidente eletto del Consiglio nazionale della Resistenza Iraniano, signora Maryam Rajavi, ha detto in un messaggio alla protesta contro Ahmadinejad fatta dagli iraniani a New York lo scorso martedì: "I mullah non sono assolutamente capaci di fermare torture e impiccagioni in Iran nemmeno per un giorno. Non sono in grado di fermare l'esportazione di terrore e bombe in Iraq. Non sono capaci di sospendere il loro programma nucleare."
Gli oppositori, che hanno goduto del supporto di vari rappresentanti politici e di membri del parlamento americano,hanno fatto appello alla comunità internazionale perchè condanni le atrocità del regime iraniano e perchè supporti la terza soluzione proposta dalla Signora Maryam Rajavi per un cambiamento democratico in Iran.
La Signora Maryam Rajavi, ha detto in un messaggio di protesta: "Ammettere i capi del braccio esecutivo dei mullah nelle Nazioni Unite è il chiaro segno di una sbalorditiva contraddizione nella politica occidentale verso l'Iran.
"Da un lato l'Occidente ha definito il regime iraniano come la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza del mondo intero,dall'altro lato raccomanda di venire incontro al regime per incoraggiare il dialogo e i negoziati.
"Ovviamente i negoziati sono il miglior modo possibile per prevenire inutili ostilità. Tuttavia è legittimato e accettabile solo quando l'altra parte, in questo caso il regime dei mullah, ha cessato di fomentare guerre, terrorismo e una politica criminale.
"Negoziare con un regime che ha iniziato un'implacabile guerra contro la popolazione iraniana su tutti i fronti, lo stesso regime che continua a creare inimmaginabili spargimenti di sangue e catastrofi in Iraq, Libano, Palestina e Afghanistan è difficilmente logico o accettabile.
"I mullah non sono assolutamente capaci di fermare torture e impiccagioni in Iran nemmeno per un giorno. Non sono in grado di smettere di esportare terrore e bombe in Iraq. Non sono capaci di sospendere il loro programma nucleare.
In aggiunta a queste campagne di terrorismo,beneficiano enormemente dei negoziati e del dialogo in modo da mantenere più a lungo il potere, ed è per questo motivo che i negoziati con una tirannia assassina non sono tollerabili. (qui)

Chissà se qualcuno si prenderà la briga di ascoltarla …



barbara


29 giugno 2007

AIUTIAMO LETIZIA

Bisogna fare in fretta, la piccola Letizia non può aspettare. Letizia è una bambina di quattro anni (è nata il 31 luglio 2003) affetta da leucodistrofia matacromatica, una patologia degenerativa che fa perdere progressivamente al bambino colpito le funzioni vitali come il camminare,il parlare, la vista l’udito e le facoltà cognitive fino a spegnersi in uno stato vegetativo e il successivo decesso.
Mediante la rete informatica la famiglia di Letizia scopre che a Camden (New Jersey) una ricercatrice italiana, la Dr.ssa Paola Leone ha messo a punto una terapia genica sperimentale che potrebbe bloccare le conseguenze degenerative di questa malattia. La ricercatrice si conferma disponibile a mettere a parte dei suoi studi anche Letizia a patto che dal Gaslini di Genova giungano a disposizione i risultati degli esami della Dr.ssa Di Rocco che sono fondamentali per stabilire la terapia genica e i dosaggi relativi.
Ora è fondamentale raccogliere i fondi necessari alla famiglia per poter curare la piccola Letizia, la famiglia è un gruppo di amici hanno fondato un comitato con lo scopo di raccogliere il denaro necessario.
Conosco Luciano, il papà di Letizia, da anni, conosco la sua capacità di essere indipendente fin da ragazzo. Luciano è un uomo che ha sempre ottenuto risultati con le proprie forze, ma ora ha bisogno di tutti, ora vi chiedo di aiutarlo, anche una piccola somma è decisiva.

http://aiutiamoletizia.it

Sul sito trovate il contocorrente, i modi per creare iniziative a sostegno della raccolta fondi ed i banner da inserire sui siti e sui blog.

Questo appello mi è stato segnalato in un commento oggi pomeriggio. Ho perso qualche ora per verificarne l’autenticità; constatato che l’appello non è una delle tante bufale che purtroppo girano in rete ma è tragicamente autentico, lo pubblico.

barbara


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23 giugno 2007

APPELLO DELLE DONNE MAROCCHINE

Il 28 giugno avrà luogo a Brescia la prima udienza del processo ai responsabili dell’assassinio di Hina Salemme. Come è noto, la nostra Associazione ACMID-Donna onlus (associazione donne marocchine) si è costituita parte civile in questo processo: vogliamo giustizia per Hina e chiediamo che il suo sogno di libertà non venga dimenticato.
Il 28 giugno, dunque, l’Acmid sarà a Brescia. Ci auguriamo che quel giorno siano presenti al nostro fianco anche molte di voi per sostenere tutte insieme compostamente e civilmente, donne immigrate e donne italiane, la memoria e il sacrificio di Hina.
A quante vorranno accompagnarci, l’Acmid mette a disposizione mezzi di trasporto gratuiti dai luoghi di residenza.

Per informazioni, contattate info. www.acmid-donna.it
http://www.acmid-donna.it/

Tribunale di Brescia Via V. Vittorio Emanuele II, 96

28.06.2007 alle ore 8.30

douniaettaib@yahoo.it

Grazie, Dounia

Spero che almeno qualcuna, fra le mie lettrici, avrà la possibilità di rispondere a questo appello. Spero che qualcuno, anche se non potrà partecipare, vorrà almeno raccoglierlo e riproporlo nel proprio blog e inviarlo alla propria mailing list: è il minimo che possiamo fare.

                                          

barbara


18 giugno 2007

APPELLO DI EMANUELE OTTOLENGHI

Desidero portare alla vostra conoscenza questo appello di Emanuele Ottolenghi con la preghiera a chi ne ha la possibilità di diffonderlo a sua volta.

Cari amici,
un mese fa ho mandato il libro "La Congiura" a tutti i Membri del Parlamento Europeo e ai loro staff. "La Congiura" è un eccellente libro che rivela i Protocolli per quello che sono. Potete trovare informazioni su "La Congiura" qui:
http://www.amazon.com/Plot-Secret-Story-Protocols-Elders/dp/0393060454
e qui
http://www.nytimes.com/2004/02/23/books/23EISN.html?ex=1392958800&en=b5a706c
265ef77b8&ei=5007
Ieri ho ricevuto una lettera dal Parlamento Europeo che dice che non distribuiranno il libro data "la natura dei suoi contenuti".
Ho fatto ricorso: dopo tutto, i Protocolli sono stati pubblicati in francese 3 mesi fa in Belgio e per breve tempo sono stati anche messi in vendita all'interno del Parlamento Europeo. Perchè i Protocolli dovrebbero essere facilmente reperibili, ma non si vuole che la loro confutazione raggiunga i parlamentari europei?
Senza contare che, se conoscevano il contenuto del libro, questo vuol dire che censurano la posta in arrivo.

Ho chiesto una spiegazione all'impiegato che mi ha scritto la lettera, e ho ricevuto solo delle scuse incoerenti fra loro: non permettono l'invio di pubblicità, il libro aveva contenuti religiosi, non vi era alcuna relazione con i lavori del Parlamento, ecc. Alla fin fine era chiaro che lui si stava barricando dietro una serie di pretesti, ma che a qualcuno veramente davano fastidio proprio i contenuti del libro.
Ho mobilitato delle persone all'interno del Parlamento, ma ho anche fatto ricorso contro questa decisione appellandomi al Questore in carica, MEP Astrid Lulling del Lussemburgo (
astrid.lulling@europarl.europa.eu). Non ha ancora dato risposta alla mia richiesta dopo più di 24 ore.
Il deputato europeo Jana Hybaskova si è gentilmente impegnata, tramite il suo staff, a raccogliere metà delle buste e a distribuirle direttamente ai parlamentari europei (non ai loro assistenti), in modo da sollevare l'impiegato da ogni responsabilità al riguardo. Le sono grato per l'offerta di aiuto, ma trovo questa soluzione inaccettabile.
Dei legali stanno verificando fino a che punto gli organi interni al parlamento possono fare quello che hanno fatto, ma nel frattempo un pochino di attenzione dei media sul funzionario in questione non sarebbe una cattiva idea, date le circostanze. Mi chiedevo se qualcuno di voi potesse aiutare. Fatemi sapere se è così.
Grazie mille,
Emanuele.

Chi può faccia qualcosa, grazie.

barbara


13 giugno 2007

ORGOGLIO PEDOFILO

23 giugno, Giornata Mondiale dell'Orgoglio Pedofilo
Sì, avete letto bene, il 23 giugno si terrà la giornata Mondiale dell'orgoglio pedofilo: tutti i pedofili del mondo accenderanno una candela azzurra. Un gesto simbolico per ricordare i pedofili incarcerati perché - come dicono loro - "vittime delle discriminazioni, delle leggi ingiustamente restrittive per ribadire l'amore che proviamo per i bambini" (boyloveday international). Queste persone (se è giusto indicarle così) hanno pure un loro sito e non è un sito illegale, non contiene pornografia, anzi questi signori si impegnano a convincere i loro lettori di agire nel bene, di volersi differenziare dai criminali, da chi commette atti violenti, da chi costringe i bambini, i ragazzi, dicendo che loro li amano. Sono 8 anni che questa giornata esiste, che questo sito è on line, nell'indifferenza di tutti gli organismi internazionali.
E' stato richiesto anche l'intervento dell'ONU, ma tutto è rimasto così com'è. Ora è partita una petizione

Un fermo “No” contro la “Giornata Internazionale dell’orgoglio pedofilo”. Proviamoci, facciamo una catena di blogger, se credete che possiamo urlare un NO anche noi, prendete questo post, copiatelo nei vostri blog e siti, inviatelo per e-mail a conoscenti e amici, fatelo girare tra i blogger.

Uniamo le nostre forze per qualcosa di positivo.
Fate firmare la petizione che sarà presentata all'UNICEF e all'On. Frattini.

nome e cognome tramite sms 3391819641
oppure
nome e cognome tramite mail
italia@epolis.sm
oppure firmate al sito
http://www.epolis.sm/html/fermiamo_gli_orchi.html

Copia e diffondi.


barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 13/6/2007 alle 0:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa
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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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