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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


16 febbraio 2011

UNA DOMANDINA PICCOLA PICCOLA

Al signor Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Hussein Obama 

Egregio signor Presidente,
un po’ meno di due anni fa molti iraniani, soprattutto giovani, sono scesi nelle strade per protestare contro gli spudorati brogli elettorali messi in atto da Ahmadinejad, e per chiedere libertà, per chiedere democrazia, per chiedere la fine del regime islamico, ossia di uno dei regimi più oppressivi e più criminali della storia recente. Da lei, signor Presidente, non una sola parola è giunta a sostegno di quei giovani. E quando il regime ha messo in atto la sua spietata e sanguinosa repressione, molto blande sono state, signor Presidente, le sue critiche ad Ahmadinejad, a cui non ha fatto comunque mancare il suo sostegno e la sua solidarietà. Il perseguire la democrazia, evidentemente, non occupava il primo posto nella sua agenda, in quel momento. Né quella politica, né quella morale.
Qualche settimana fa, signor Presidente, molte persone, soprattutto giovani, sono scese nelle strade in Egitto e in Tunisia. Quell’Egitto in cui,
secondo un sondaggio Pew del giugno 2010, fatto quando la situazione era ancora tranquilla, il 59% degli Egiziani appoggia i fondamentalisti islamici e solo il 27% appoggia i modernizzatori. Il 50% appoggia Hamas. Il 30% appoggia Hizbollah. Il 20% appoggia Al Qaida. Oltre il 95% vorrebbe vedere aumentata l'influenza islamica nella vita politica fino a farla divenire predominante. L'82% degli Egiziani è in favore dell'esecuzione per lapidazione delle adultere, il 77% è favorevole alle fustigazioni di piazza e al taglio di mani e piedi per i ladri. L'84% è favorevole all'esecuzione della condanna a morte per chi abbandoni l'Islam. Appena iniziata la rivolta, signor Presidente, in Egitto sono apparse immagini come queste, vi è stato un assalto all’ambasciata israeliana al Cairo (notizia che tutti i nostri mass media hanno preferito tacere, forse per non rischiare di turbare i nostri sonni) mentre in Tunisia gli insorti hanno pensato bene di attaccare la sinagoga. E lei, signor Presidente, in quel preciso momento si è accorto che quello di Mubarak, fino al giorno prima fedele e solido alleato, era un regime illiberale e autoritario, e si è immediatamente, esplicitamente, ufficialmente schierato al fianco degli insorti, scaricando il suddetto fedele e solido alleato.
Ora, signor Presidente, sembra che anche i giovani iraniani stiano nuovamente cominciando a scendere per le strade e protestare. Lei, a quanto mi risulta, non si è ancora pronunciato in merito, ed è a questo punto che, considerati anche i suoi noti precedenti, vorrei rivolgerle la mia domandina piccola piccola, e che dovrebbe anche essere facile facile, dal momento che le è già stata rivolta: lei, signor Presidente, da che parte sta?

barbara


15 novembre 2010

UNA INTERESSANTE CARTA GEOGRAFICA



Quelli segnati in verde sono gli stati che non riconoscono il passaporto israeliano. Quelli in verde scuro sono quelli che non accettano passaporti di qualunque nazionalità infangati da timbri d’ingresso in Israele. Mi risulta che ci siano anche stati – non stati a maggioranza cristiana – che oltre al passaporto e al visto esigono anche il certificato di battesimo, per assicurarsi che il loro sacro suolo non venga calpestato da qualche sporco giudeo.
Discretamente in tema anche la cartolina odierna.

barbara


31 marzo 2010

HAG SAMEACH BERLUSCONI!

Ieri sera tutto il popolo di Israele, in Israele e nella diaspora, ha celebrato la fine della schiavitù e tutti alla fine del Seder (la cena rituale) hanno detto a voce alta "Le Shanà abaà be Yerushalaim", augurio che gli ebrei si sono detti l'un l'altro per 2000 anni rivolti verso la Città Santa, capitale dell'ebraismo, per 3000 anni Capitale di Israele Popolo e per 1000 anni capitale di Israele Regno e da 65 anni Capitale di Israele Stato.
Una storia di dolore, di miracoli, di schiavitù, di morti e di libertà, una storia nostra, solo nostra, solo degli ebrei che altri popoli hanno voluto distruggere per puro e indistruttibile odio.
Uno dei più grandi miracoli del Popolo ebraico è stata la ri-fondazione nella sua terra dello Stato di Israele dopo più di 20 secoli di persecuzioni e massacri, dopo tanta disperazione e tanta speranza eppure questo miracolo ha fatto cadere nel tunnel dell'odio e dell'invidia altri popoli, quelli europei e quelli arabi e islamici, un odio e un'invidia che si sono espressi nel desiderio di distruggere questo piccolo Stato desideroso solo di pace e di sicurezza.
Un piccolo Stato trasformato in pochi decenni, da deserto quale era diventato nei secoli di abbandono, in un paese all'avanguardia in tutti i campi, dall'agricoltura alla medicina, dalla tecnologia alla scienza.
Un piccolo Stato sempre sotto pericolo di estinzione per l'odio dei suoi vicini e dei suoi lontani.
Un piccolo Stato che è d'esempio a tutto il mondo di come si può diventare se si ama il proprio Paese, se lo si vuole sviluppare, se si è legati anima e corpo alla Terra da cui si proviene e dove si è implorato il ritorno per tutto il periodo dell'esilio e delle persecuzioni.
Sì, ieri sera abbiamo celebrato la fine della Schiavitù in Egitto, "schiavi eravamo, ora siamo liberi in Erez Israel".
Azzam Pascià della Lega Araba diceva nel 1948: "Inizieremo una guerra di sterminio e di massacri".
Radio Bagdad gridava nel 1967: "Siamo risoluti a raggiungere il nostro obiettivo: cancellare Israele dalla Carta Geografica".
Radio Cairo nel 1967: "Uccideteli tutti, non lasciate vivo nemmeno uno..."
Yasser Arafat nel 1974: "Nessuno ci fermerà finché Israele non sarà distrutto. Per noi la pace è la distruzione di Israele."
Yasser Arafat nel 1979: "Gli israeliani devono ricordare che il loro stato non durerà piu' di 70 anni e 32 sono già passati."
Yasser Arafat nel 1985: "Il popolo palestinese combatterà i sionisti fino all'ultimo bambino nel ventre di sua madre".

Dall'epoca di queste dichiarazioni di odio, distruzione e morte sono passati anni, abbiamo sofferto molte guerre e un terrorismo spaventoso ma le cose non sono cambiate nel senso che vi sono leader occidentali che avallano tali dichiarazioni e, a differenza degli arabi, le avallano parlando di in modo ipocrita e disgustoso di pace che nella loro lingua significa "Israele lascia tutto ai palestinesi e rassegnati".
Quindi abbiamo Obama, presidente USA, nostro alleato, che incolpa Israele di tutto quello che succede perché Israele costruisce case per la popolazione a Gerusalemme Capitale come ogni nazione del mondo fa nelle proprie capitali e nelle proprie città.
Obama ha bisogno di prendere a calci Israele per accattivarsi le simpatie arabe e lo fa senza remore, senza pentimenti, senza vergogna, poi partecipa al Seder alla Casa Bianca senza mettersi, in segno di rispetto, la kippà in testa... si arrabbierebbero troppo gli arabi amici suoi.
Napolitano, presidente italiano, va in un paese nemico come la Siria a blaterare che Israele deve rerstituire i territori contestati (per lui e gli altri "occupati") e naturalmente il Golan.
Dulcis in fundo, ciliegina sulla torta, il nostro amico Silvio Berlusconi che ha gettato via anni di amicizia proclamando, come Napolitano, che Israele deve lasciare i territori e il Golan e ha concluso queste oscenità baciando la mano a Gheddafi.
Ma Berlusconi, ma come si fa!
Ma Berlusconi!
Non lo sa che l'Italia non è più quella vergogna che era all'epoca dei governi Craxi-Andreotti in cui venivano protetti i terroristi palestinesi, li si faceva scappare dall'Italia dopo aver ammazzato cittadini italiani e si nascondeva Arafat in Parlamento per proteggerlo dalla Interpol.
L'Italia non è più neanche quella dei governi comunisti e cattocomunisti quando per le strade italiane si facevano cortei oceanici urlando "A MORTE ISRAELE" e si bruciavano decine di bandiere di Israele e si bastonavano gli ebrei per le strade (nel resto d'Europa, è vero, li ammazzavano).
L'Italia non è più l'Italia di Dalema, Prodi, Diliberto, non è più l'Italia dell'odio.
L'Italia di Berlusconi è amica di Israele, non se lo ricorda più?
E allora perché va nei paesi nemici, in braccio alla lega Araba, a baciare le mani a un luridissimo terrorista e a dire che la democratica Israele deve... deve... deve!
Non le rifaccio la storia, Cavaliere, ma le ricordo che Israele è stata attaccata dalla Siria due volte per la distruzione e il Golan è stato conquistato da Israele perché aveva vinto la guerra.
Da quell'altipiano per 20 anni i siriani hanno sparato contro i nostri agricoltori e cittadini che vivevano in pianura.
Il Golan è per Israele la sicurezza e lei, come Napolitano, come Obama, vorrebbe che noi lo regalassimo alla Siria? E lo va a dire al signor Gheddafi, nostro ferale nemico e assassino di molti europei? E poi gli bacia anche le mani? Credeva di essere di fronte al Papa perché il dittatore libico si veste quasi uguale?
Cavaliere, lei è una grande delusione per me ma so che nonostante questi tremendi errori e schiaffi senza pietè a Israele, il governo italiano è ancora nostro amico.
Sono sicura che lo sia anche lei, Cavaliere, solo che sta cedendo ai ricatti e questo per un leader non è un atteggiamento dignitoso.
Il Golan è Israele, Cavaliere, come lo è Gerusalemme, tutta intera, senza est, ovest o nord e sud!
Le Shanà Abaà be Yerushalaym, l'anno prossimo a Gerusalemme, lo abbiamo detto piangendo per 2000 anni, oggi lo diaciamo con orgoglio e a testa alta.
Se lo ricordi Berlusconi, se lo ricordi Napolitano e soprattutto se lo ricordi Obama!
Gerusalemme è la nostra capitale e non la daremo a nessuno.
Hag Sameach, Berlusconi, noi siamo a Gerusalemme!
Deborah Fait

Naturalmente non condivido neppure mezza briciola della sorpresa di Deborah per quello che a lei è sembrato un voltafaccia dell’amatissimo Silvio (impressionanti, a questo proposito, le reazioni isteriche e sgangherate del Signore e Padrone di informazione corretta ad ogni accenno di critica al suddetto amatissimo) e che è invece nient’altro che una dimostrazione di perfetta coerenza con ciò che l’uomo – si fa per dire – è sempre stato, fin da quando a scuola si faceva pagare per passare ai compagni più deboli i compiti delle materie in cui era più ferrato. Ma a parte questo, per il resto condivido assolutamente tutto. Così come condivido questo e questo.

                       

barbara


2 gennaio 2010

L’INEGUAGLIABILE CREATIVITÀ DELL’ANTISEMITISMO

Dove si dimostra che gli anni passano e i bimbi crescono le mamme imbiancano ma non sfiorisce, no, non sfiorisce mai l’odio antiebraico, che anzi fiorisce e rifiorisce e cresce e prospera e se per un momento sembra acquietarsi state pur certi che molto presto tornerà a rinascere dalle sue ceneri – pardon, da quelle degli ebrei.

Lettera aperta

di Michael Sfaradi

Cari amici,
A distanza di pochi giorni dall'attentato alla sinagoga di Roma dell'ottobre 1982, il compianto Herbert Pagani pubblicò uno scritto che si intitolava "Arringa per la mia terra."
Fra l'altro diceva:

«È vero, noi ebrei siamo dei rompiscatole. Sono secoli che rompiamo le balle all'universo. Che volete? fa parte della nostra natura... Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi Mosè con le tavole della legge, poi Gesù con l'altra guancia sempre pronta per la seconda sberla, poi Freud, Marx, Einstein, tutti esseri imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell'ordine. Perché? Perché l'ordine, quale fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi. Rimettere in discussione, cambiare il mondo per cambiare il proprio destino, tale è stato il destino dei miei antenati; per questo sono sempre stati odiati da tutti i paladini dell'ordine prestabilito. L'antisemita di destra rimprovera agli ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C'erano molti ebrei nel 1917. L'antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di Manhattan, i gestori del capitalismo... È vero. Ci sono molti capitalisti ebrei. La ragione è semplice: la cultura, la religione, l'idea rivoluzionaria da una parte, i portafogli e le banche dall'altra sono stati gli unici valori mobili, le solo patrie possibili per quelli che non avevano una patria. Ora che di patria ne esiste una, l'antisemitismo rinasce dalle sue ceneri o meglio, scusate, dalle Nostre, e si chiama antisionismo. Prima si applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è un ghetto. Gerusalemme è Varsavia, chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezza luna si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del mondo intero. Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare tutti gli uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di quella minoranza. Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio problema, e il mio problema è che dopo le deportazioni in massa dai romani nel primo secolo d.C. noi siamo stati ovunque odiati, banditi, schiacciati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza....»

A distanza di tanti anni quello che lui scrisse allora è di una attualità disarmante.
Quando davanti alle varie ondate di antisionismo il presidente Peres, allora ministro degli esteri, disse di lasciarli fare tanto avrebbero sempre trovato il modo di parlare male di noi, fece un errore madornale.
Questo e' stato il più grande errore strategico mai fatto dalla politica israeliana; perché se è vero che ne uccide più la penna che la spada, o che sono più pericolosi 4 giornali ostili che mille baionette, l'aver lasciato allora campo libero ai nostri denigratori ha fatto danni inestimabili.
Infatti la mezza luna non si maschera più solamente da falce e martello, con il tempo si è fatta furba e sa mascherarsi da tutto ciò che gli conviene, come gli conviene e, soprattutto, quando gli conviene.
Non si accontenta più di fregare solo la sinistra, perché oggi ha la forza di fregare, intimorire o convincere chiunque ad appoggiarla e raggiunge i suoi scopi andando a toccare quei tasti e quelle corde di un antisemitismo che non riguarda più solamente un popolo ma anche, e soprattutto, la sua nazione: Israele.
Con questo intento si è costruita alleanze di tutti i tipi.
Sa essere comunista, socialista, fascista e anche nazista; anzi quello lo ha sempre saputo fare visto che lo zio di Yasser Arafat, Amin al-Husseini, gran Muftì di Gerusalemme, durante la seconda guerra mondiale viveva a Berlino alla corte del Führer Adolf Hitler.
Oggi, davanti agli occhi annoiati e rivolti altrove del mondo intero, e con la complicità di parte di esso che con il passare del tempo diventa sempre più grande, forte e arrogante, assistiamo alla crescita di sentimenti di ostilità che da troppo tempo hanno superato i limiti di guardia e che, se non fermati, presto strariperanno.
Acredine che va oltre la normale dialettica politica e che è alimentata dall'interesse economico, dall'odio mai completamente sopito e da mille altre ragioni, che nascono dalla parte più nera dell'animo umano.
Siamo testimoni di fatti inaccettabili che vengono vergognosamente sdoganati come si trattasse della normalità più assoluta.
Tribunali europei: inglesi, spagnoli, danesi olandesi ecc. ecc. che mettono mandati di cattura contro esponenti politici o di governo dello Stato di Israele accusandoli, senza prove e solo su denuncia di parte, dei crimini più efferati di cui un essere umano può macchiarsi, e rapporti di tutti i tipi, "Goldstone" è solo il più tristemente famoso, che redatti partendo da preconcetti e già pronti prima ancora che venissero fatte le indagini in loco, servono solo ad accusare Israele.
Io, in quei giorni di "Piombo Fuso", ho visto personalmente entrare dai valichi che dividono la striscia di Gaza dal territorio israeliano, decine di enormi autotreni carichi di ogni genere di prima necessità.
Io personalmente sono stato testimone del fatto che, proprio durante le ore di tregua per il corridoio umanitario che Israele concedeva per permettere il passaggio degli aiuti umanitari verso la striscia e del passaggio dei civili feriti verso gli ospedali israeliani, i palestinesi sfruttavano il fermo delle operazioni per colpire indisturbati, con i loro missili forniti dall'Iran, le città israeliane di Sderot, Asquelon ed il porto di Asdhdod.
Città piene di civili, ma di questo il dott. Goldstone nel suo rapporto ne fa menzione solo su poche pagine, ma che non sono mai venute alla luce e dalle quali non è scaturita nessuna accusa nei confronti dei dirigenti palestinesi.
Accusare Israele di crimini contro l'umanità è di moda, fa molto "IN", ma è come accusare ognuno di noi e anche se agli occhi di chi ci conosce sembra una barzelletta, sono in molti ormai, soprattutto quelli che si costruiscono le opinioni leggendo i giornali o ascoltando la televisione, e che di conseguenza si basano su falsi ripetuti la storia degli ultimi anni ne è piena, che ci credono capaci di ogni cosa... anche di questo.
L'accusarci di pulizia etnica, di massacri continuativi, espropri eseguiti e altro ancora, il catalogo è pieno e la fantasia non manca.
Dimenticando di menzionare un milione di ebrei perseguitati, cacciati e depredati di ogni loro bene dalla Libia, Algeria, Marocco, Tunisia, Siria, Iran e Yemen e della distruzione delle sinagoghe o nella loro conversione in Moschee nella quasi totalità delle nazioni arabe, accusare Israele è diventato per alcuni governi, per le loro magistrature, per molti giornali, che hanno scambiato la libertà di stampa in libertà di menzogna, e per la quasi totalità delle O.N.G., un lavoro a tempo pieno per il quale sono ben pagati.
Sbattendo le accuse contro Israele in prima pagina, e ripeterle all'infinito come un disco rotto, è un modo malvagio di condannare, perché anche se alle accuse non c'è quasi mai un seguito, il solo averle pubblicate è un successo, perché con l'andare del tempo la gente che segue solo superficialmente ciò che accade nel mondo, si forma l'idea che dietro tante accuse qualche colpa ci deve pur essere ... e così siamo condannati; senza processo, senza difesa, senza che ci possa essere stato modo di spiegare le nostre ragioni e, soprattutto, ci viene negata la possibilità di coprire di ridicolo le false accuse.
Quando poi ci riusciamo, il caso Al Dura è il classico esempio, le rettifiche da parte di coloro che avevano strombazzato al mondo intero l'assassinio di un bambino fra le braccia del padre non arrivano, e quando arrivano sono due righe in ultima pagina dopo gli annunci mortuari.
L'accanimento nei confronti della democrazia ebraica fa da contraltare al silenzio che gli stessi tribunali e gli stessi giudici applicano nei confronti dei governi dittatoriali di quei paesi, e la maggioranza di essi sono proprio nazioni arabe, per cui amici degli amici e agli amici tutto, o quasi tutto, è permesso.
Nazioni dove la libertà in ogni sua forma non è mai stata conosciuta, che non ne ha mai fatto parte, e mai lo farà.
Nazioni dove i tribunali sono teatri, i processi delle farse e il boia non è mai disoccupato.
Ma questo, ai solerti giudici inglesi, spagnoli e danesi e così via non interessa, perché è Israele il mostro da colpire.
Questo, di per sé già grave, è solo una delle facce di questo assurdo che caratterizza la nostra epoca, l'altra, più subdola per questo, forse, ancora più pericolosa, è la delegittimazione della magistratura e dei tribunali israeliani.
Gli inglesi, spagnoli, danesi e i loro soci con i loro mandati di cattura internazionali dicono al mondo intero, per mezzo di una stampa compiacente che sembra non aspettare altro per riempire le prime pagine dei giornali o mandare in onda i servizi di apertura, che non siamo in grado di giudicare noi stessi, che la nostra magistratura non è in grado di perseguire e di punire chi si macchia di crimini.
Falso ... mentono, e lo fanno sapendo di mentire, sfregiano e infangano una nazione che, al contrario, dovrebbe essere portata come esempio e faro di libertà.
Il messaggio che questa gente manda, senza contraddittorio è sicura che mai sarà chiamata a rispondere del loro operato, è che il nostro comportamento nei confronti dei nemici è simile, se non uguale, a quello che i nazisti usarono contro di noi.
Anche gli ebrei (o gli israeliani alla fine il senso non cambia) lo fanno... anche loro lo hanno fatto, per cui, quello che hanno subito allora potrebbe diventare oggi, come dire, prassi comune.
Quindi non vi potete lamentare di averlo subito visto che lo fate anche voi ai palestinesi e non potrete lamentarvi quando ve lo rifaremo, perché è a questo che si stanno preparando.
Calunnie, falsi storici, falsi morali.
Vediamo il loro continuo ripetersi, Goebbels è stato il loro maestro, ma dobbiamo smetterla di rimanere inermi.
Dobbiamo gridare al mondo intero che da oggi in poi non resteremo impassibili alle loro menzogne e che le combatteremo una ad una ed in tutti i campi.
Perché le menzogne e le offese, in ogni epoca, precedettero pogrom e massacri.

Cari amici, cari fratelli,
siamo attaccati su molti fronti, "Durban", "Durban 2", missili Qassam al sud, missili iraniani al nord e molto altro ancora.
Il mondo vuole legarci le mani, non abbiamo più il diritto di difenderci, e quando lo facciamo diventiamo criminali di guerra.
Nuova teoria mondiale, chi si difende e non chi attacca è criminale di guerra, ma questo, naturalmente vale solo per Israele.
Ultimamente è successo due volte: Libano 2006, Gaza 2009.
Israele è stata attaccata e difendendosi è diventata criminale di guerra.
Mentre bande di contestatori si organizzano promovendo boicottaggi contro tutto ciò che è prodotto in Israele, non importa cosa e dove, basta boicottare e mantenere alta la tensione e piene le pagine dei giornali, "Storici" di ultima generazione e "Sacerdoti" Lefevriani mettono in dubbio la Shoah o la sua portata in termine di numeri, in modo da cancellarla definitivamente o, in alternativa, diminuirne l'importanza.
Delegittimazione dello stato, minimizzazione dell'olocausto e accuse di crimini di guerra.
Queste sono le nuove armi, oltre naturalmente i bombardamenti del sud Israele che continuano ma che non vengono mai menzionati.
Il ministero dell'istruzione inglese, la stessa nazione dei solerti giudici indagatori, ha di fatto cancellato, nei corsi di storia che riguardano il secolo scorso, la parte riguardante lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.
"Questo per non urtare i sentimenti degli studenti di fede islamica" è stato ciò che ha dichiarato il ministero; giudicate voi se è più grave l'atto o la spiegazione che viene data.
E mentre tutto questo gira e prende forza come un tornado non si aspetta nemmeno la scomparsa degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz per smontare, pezzo dopo pezzo, i simboli del loro dolore.
Con il furto del cartello metallico con la scritta "il lavoro rende liberi " sul cancello d'entrata del più grande campo di sterminio che la follia umana è stata capace di creare, una nuova follia cerca oggi di cancellarne il ricordo e i suoi simboli.
Ma non c'è da stupirsi questo è solo l'ultimo atto di una campagna di antisemitismo che non ha più neanche il pudore di mascherarsi da antisionismo o da criticità nei confronti del governo di Israele.
Cordiali saluti

Michael Sfaradi

(Shalom_Israele, 20 dicembre 2009)

Di commento aggiungo solo quattro parole: NOI NON CI ARRENDEREMO.

barbara


16 gennaio 2009

QUALCHE DOMANDINA FACILE FACILE

De Pilar Rahola. Barcelona

¿Por qué no vemos manifestaciones en París, o en Londres, o en Barcelona en contra de las dictaduras islámicas? ¿Por qué no lo hacen contra la dictadura birmana? ¿Por qué no hay manifestaciones, en contra de la esclavitud de millones de mujeres, que viven sin ningún amparo legal? ¿Por qué no se manifiestan en contra del uso de niños bombas, en los conflictos donde el Islam está implicado? ¿Por qué no ha liderado nunca la lucha a favor de las víctimas de la terrible dictadura islámica de Sudan? ¿Por qué nunca se ha conmovido por las víctimas de los actos de terrorismo en Israel? ¿Por qué no considera la lucha contra el fanatismo islámico, una de sus causas principales? ¿Por qué no defiende el derecho de Israel a defenderse y a existir? ¿Por qué confunde la defensa de la causa palestina, con la justificación del terrorismo palestino? Y la pregunta del millón, ¿por qué la izquierda europea, y globalmente toda la izquierda, solo está obsesionada en luchar contra dos de las democracias más sólidas del planeta, Estados Unidos e Israel, y no contra las peores dictaduras? Las dos democracias más sólidas, y las que han sufrido los atentados más sangrantes del terrorismo mundial. Y la izquierda no está preocupada por ello.

Y finalmente, el concepto de compromiso con la libertad. Oigo esa expresión en todos los foros propalestinos europeos. '¡Estamos a favor de la libertad de los pueblos!', dicen con ardor. No es cierto. Nunca les ha preocupado la libertad de los ciudadanos de Siria, de Irán, del Yemen, de Sudan, etc... Y nunca les ha preocupado la libertad destruida de los palestinos que viven bajo el extremismo islámico de Hamás. Solo les preocupa usar el concepto de libertad palestina, como misil contra la libertad israelí.

Una terrible consecuencia se deriva de estas dos patologías ideológicas: la Manipulación periodística. Finalmente, no es menor el daño que hace la mayoría de la prensa internacional. Sobre el conflicto árabe-israelí NO SE INFORMA, SE HACE PROPAGANDA. La mayoría de la prensa, cuando informa sobre Israel, vulnera todos los principios del código deontológico del periodismo. Y así, cualquier acto de defensa de Israel se convierte en una masacre y cualquier enfrentamiento, en un genocidio. Se han dicho tantas barbaridades, que a Israel ya no se la puede acusar de nada peor. En paralelo, esa misma prensa nunca habla de la ingerencia de Irán o Siria a favor de la violencia contra Israel; de la inculcación del fanatismo en los niños; de la corrupción generalizada en Palestina. Y cuando habla de víctimas, eleva a la categoría de tragedia a cualquier víctima palestina, y camufla, esconde o desprecia a las víctimas judías.
Acabo con un apunte sobre la izquierda española. Muchos son los ejemplos que ilustran el antiisraelismo y el antiamericanismo que definen el ADN de la izquierda global española. Por ejemplo, un partido de izquierdas acaba de expulsar a un militante, porqué ha creado una web de defensa de Israel. Cito frases de la expulsión: 'Nuestros amigos son los pueblos de Irán, Libia y Venezuela, oprimidos por el imperialismo. Y no un estado nazi como el de Israel'. Otro ejemplo, la alcaldesa socialista de Ciempozuelos cambió el día de la Shoá, por el día de la Nakba palestina, despreciando, así, a más de 6 millones de europeos judíos asesinados. O en mi ciudad, Barcelona, el ayuntamiento socialista ha decidido celebrar, durante el 60 aniversario del Estado de Israel, una semana de 'solidaridad con el pueblo palestino'. Para ilustrarlo, invitó a Leila Khaled, famosa terrorista de los años 70, actual líder del Frente de Liberación de Palestina, que es una organización considerada terrorista por la Unión Europea, y que defiende el uso de las bombas contra Israel. Y etcétera. Este pensamiento global, que forma parte de lo políticamente correcto, impregna también el discurso del presidente Zapatero. Su política exterior cae en todos los tópicos de la izquierda lunática y, respecto a Oriente Medio, su actitud es inequívocamente pro-árabe. Estoy en condiciones de asegurar que, en privado, Zapatero considera a Israel culpable del conflicto, y la política del ministro Moratinos va en esa dirección. El hecho de que el presidente se pusiera una Kefia palestina, en plena guerra del Líbano, no es una casualidad. Es un símbolo. España ha sufrido el atentado islamista más grave de Europa, y 'Al Andalús' está en el punto de mira de todo el terrorismo islámico. Como escribí hace tiempo, 'nos mataron con celulares vía satélite, conectados con la Edad Media'. Y, sin embargo, la izquierda española está entre las más antiisraelíes del planeta.
¡Y dice ser antiisraelí por solidaridad! Esta es la locura que quiero denunciar con esta conferencia.

CONCLUSIÓN.
No soy judía, estoy vinculada ideológicamente a la izquierda y soy periodista. ¿Por qué no soy antiisraelí, como la mayoría de mis colegas? Porqué, como no judía, tengo la responsabilidad histórica de luchar contra el odio a los judíos, y, en la actualidad, contra el odio a su patria, Israel. La lucha contra el antisemitismo no es cosa de judíos, es obligación de los no judíos. Como periodista, estoy obligada a buscar la verdad, más allá de los prejuicios, las mentiras y las manipulaciones. Y sobre Israel no se dice la verdad. Y como persona de izquierdas, que ama el progreso, estoy obligada a defender la libertad, la cultura, la convivencia, la educación cívica de los niños, todos los principios que las Tablas de La Ley convirtieron en principios universales.
Principios que el islamismo fundamentalista destruye sistemáticamente. Es decir, como no judía, periodista y de izquierdas tengo un triple compromiso moral con Israel.
Porqué, si Israel fuera derrotada, serían derrotadas la modernidad, la cultura y la libertad.pat.,pat,

La lucha de Israel, aunque el mundo no quiera saber es la lucha del mundo !!!!

E ora aggiungo qualche domandina io:
- Giordania, 1970, Settembre nero, da 10.000 a 20.000 palestinesi uccisi ad opera dell’esercito giordano in poche settimane. Nessuna protesta: perché?
- Libano, 1982-1986, molte migliaia di palestinesi uccisi da palestinesi di fazioni rivali e da cristiani maroniti nella guerra dei campi. Nessuna protesta: perché?
- Libano, 2007, centinaia di palestinesi uccisi dall’esercito libanese. Nessuna protesta: perché?
- Gaza, 2007, centinaia di palestinesi, fra cui molti bambini, uccisi dagli uomini di Hamas. Nessuna protesta: perché?
- Poi magari, volendo: Siria, da 30.000 a 100.000 – a seconda delle fonti – arabi uccisi e oltre 100.000 espulsi a Hama dall’esercito siriano. Nessuna protesta: perché?


barbara


9 gennaio 2009

RICORDA QUALCOSA?

Alla fine di marzo i nazisti si sentirono abbastanza forti per dare l'avvio al primo atto della loro vera rivoluzione, quella che non è diretta contro una determinata carta costituziona­le, ma contro i fondamenti della convivenza umana sulla ter­ra, e che, se non viene contrastata, è ancora ben lontana dall'aver raggiunto il proprio acme. Il suo primo, timido atto fu il boicottaggio degli ebrei del 1° aprile 1933.
Venne deciso la domenica precedente da Hitler e Goebbels sull'Obersalzberg, tra tè e biscotti. Lunedì i giornali titolarono, con curiosa ironia, «Annunciata azione di massa». A partire da sabato 1° aprile, si leggeva, tutti i negozi ebrei dovevano essere boicottati. Sentinelle delle SA si sarebbero schierate davanti agli esercizi impedendo che qualcuno vi entrasse. Nello stesso modo si dovevano boicottare i medici e gli avvocati ebrei. Pat­tuglie di SA avrebbero controllato che in studi e ambulatori si effettuasse il boicottaggio.
Dalle motivazioni di questo provvedimento si può misurare il progresso che i nazisti avevano compiuto in un mese. La leg­genda del progettato putsch comunista, raccontata per abro­gare la costituzione e le libertà civili, era stata una storiella co­munque ben costruita, che teneva d'occhio la credibilità; anzi, si era ritenuto necessario mettere assieme una specie di prova visibile dando fuoco al Reichstag. La motivazione del boicot­taggio degli ebrei, al contrario, era un'offesa impudente e una presa in giro di coloro dai quali si pretendeva che si comportassero come se ci credessero davvero. Infatti il boicottaggio degli ebrei doveva essere organizzato come misura di difesa e di ritorsione contro le false notizie di atrocità che avvenivano nella nuova Germania, prive di ogni fondamento, capziosa­mente diffuse all'estero dagli ebrei tedeschi. Ecco, questo era il motivo.
Nei giorni seguenti vennero disposti altri provvedimenti in­tegrativi (alcuni di essi furono poi attenuati, per il momento): tutti i negozi «ariani» dovevano licenziare i loro impiegati ebrei. E dovevano farlo pure tutti i negozi ebrei, che erano ob­bligati a pagare salari e stipendi ai loro impiegati «ariani» an­che durante la chiusura dovuta al boicottaggio. I proprietari di negozi ebrei dovevano ritirarsi dall'attività e trovare gesto­ri «ariani». Eccetera.
Contemporaneamente iniziò una grande «campagna di informazione» contro gli ebrei. Con volantini, manifesti e adu­nate di massa i tedeschi furono illuminati sul fatto che se fino ad allora avevano considerato gli ebrei esseri umani erano in­corsi in un errore. In realtà gli ebrei erano una «sottospecie» umana, quasi degli animali, ma con le caratteristiche di demo­ni. Quali conseguenze se ne potevano trarre, per il momento non veniva detto. Comunque, come grido di battaglia e parola d'ordine fu consigliato «Crepa giudeo!». A capo del boicottaggio venne designato un uomo di cui la maggior parie dei tede­schi lesse allora il nome per la prima volta: Julius Streicher.
Tutto questo suscitò qualcosa che dai tedeschi, dopo le ul­time quattro settimane, non ci si sarebbe più aspettati: sgo­mento generalizzato. Un borbottio di disapprovazione, soffo­cato ma udibile, corse attraverso il paese. I nazisti intuirono di aver fatto un passo troppo lungo, per il momento, e dopo il 1° aprile annullarono una parte dei provvedimenti. Ma non sen­za prima lasciare che lo sgomento totale producesse i suoi ef­fetti. Nel frattempo, sappiamo a quante delle loro reali inten­zioni abbiano rinunciato.
La cosa strana e deprimente fu senza dubbio che, al di là dell'immediata sensazione di sgomento, questo primo gran­dioso annuncio di una nuova idea criminosa scatenò in tutta la Germania un'ondata di dibattili e discussioni... ma non sulla questione dell'antisemitismo, bensì sulla «questione ebraica». Un giochetto che da allora ai nazisti è riuscito per molte altre «questioni», anche su scala internazionale: mentre minacciava­no qualcuno di morte pubblicamente - un paese, un popolo, un gruppo umano - riuscivano a far sì che di colpo venisse messo in discussione da tutti non il loro diritto all'esistenza, ma quello di quel qualcuno.
Improvvisamente ognuno si sentì obbligato e autorizzato a formarsi un'opinione sugli ebrei e ad esporla. Si operarono sottili distinzioni tra gli ebrei «rispettabili» e gli altri; se alcuni, per così dire a giustificazione degli ebrei - giustificazione per cosa? contro cosa? - portavano gli esempi delle loro prestazio­ni in campo scientifico, artistico, medico, altri rinfacciavano loro proprio questo: avrebbero «inforestierito» la scienza, l'ar­te, la medicina. Soprattutto divenne rapidamente consuetudine generale e popolare quella di mettere in conto agli ebrei l'esercizio di professioni rispettabili e intellettualmente rilevanti come se fosse un crimine o quanto meno una mancanza di tatto. A chi difendeva gli ebrei si rimproverava, aggrottando la fronte, che insomma gli ebrei, in modo decisamente riprove­vole, erano presenti in proporzione notevole tra i medici, gli avvocati, i giornalisti ecc. Ci si dilettava particolarmente nel risolvere la «questione ebraica» con calcoli percentuali. Si inda­gava se la quota di ebrei nel numero di membri del partito co­munista non fosse troppo alta, e quella nel numero dei caduti della guerra mondiale forse troppo bassa. (Davvero, ho assi­stito anche a questo, da parte di un uomo che si annoverava tra i «ceti colti» e aveva un titolo di dottore. Mi dimostrò con la massima serietà che, considerando il numero complessivo degli ebrei tedeschi, i 12.000 caduti nella guerra mondiale era­no proporzionalmente inferiori rispetto alla corrispondente cifra dei caduti ariani, e da qui deduceva «una certa giustifi­cazione» dell'antisemitismo nazista.) (Sebastian Haffner, Storia di un tedesco, Garzanti, pp. 113-116; libro scritto nel 1939).

Davvero preziosa, la lezione dei nazisti. Talmente preziosa che è stata ripresa al cento per cento, e ciò che era allora accaduto per il popolo ebraico, avviene ora per lo stato ebraico: non la legittimità di chi ne persegue la distruzione, viene messa in discussione, bensì quella della sua esistenza. Historia magistra vitae? Sì, certo, peccato solo che i maestri più gettonati siano regolarmente quelli dalle mani più lorde di sangue. E fra le colpe che maggiormente si imputano agli ebrei, continua ad esserci quella di morire troppo poco – magari da quelli stessi che il 27 gennaio si commuovano e gli scappa anche la lacrimuccia: gente che ama talmente tanto commemorare l’olocausto da prodigarsi con tutte le proprie forze per poterne, un giorno, commemorare due.


barbara

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22 dicembre 2008

PER PEACE REPORTER MEGLIO LE STORIELLE CHE LA STORIA

Comunicato Honest Reporting Italia 21 dicembre 2008

Sappiamo che Peace Reporter è, storicamente, un sito molto schierato, nel senso di schierato sempre e comunque contro Israele, e di solito non ce ne occupiamo, ma questo polpettone pubblicato venerdì 19 dicembre è di una pesantezza tale da rendere necessario il nostro intervento. In breve: una donna palestinese racconta una delle innumerevoli lacrimevoli storie che la propaganda ha insegnato loro a propinare alle benevole orecchie dei giornalisti occidentali, e la benevola e bendisposta giornalista di Peace Reporter ce la scodella devotamente, senza una sola fonte, senza una sola pezza d'appoggio, senza mezza briciola di documentazione, perché tanto è scontato che i palestinesi sono buoni e dunque dicono la verità mentre gli israeliani sono cattivi e dunque, se venisse loro in mente di controbattere, avremmo la matematica certezza che starebbero mentendo. E la storia, come sempre, è un optional che i nostri giornalisti sono troppo poveri per potersi permettere.
Contrariamente alle nostre abitudini, vi mettiamo subito il recapito a cui indirizzare precisazioni e proteste, perché se noi, per dovere d'ufficio, siamo riusciti ad imporci di arrivare fino in fondo, non siamo però del tutto sicuri che anche i nostri lettori ci riusciranno.

peacereporter@peacereporter.net


Fawzia non si piega. La vicenda della famiglia Al Kurd e della loro casa contesa a Gerusalemme Est

Scritto per noi da Caterina Donattini

Ho incontrato Fawzia Al Kurd nella tenda di fortuna dove oggi vive, piantata su un terreno sottostante alla sua vecchia casa, nel quartiere di Sheik Jarrah. Questa donna di 56 anni è oggi un simbolo della resistenza palestinese contro l'occupazione. Fin dal 1972 ha difeso la propria casa, affrontando le avversità con forza e intelligenza, mobilitando l'opinione pubblica internazionale ed esponendosi in prima persona nella lotta per i diritti degli abitanti del
quartiere di Gerusalemme Est, dove si trova la sua casa, e dove altre 26 famiglie vivono sotto la minaccia costante dell'espulsione. Fawzia Al Kurd è nata a Gerusalemme, nella città vecchia. La sua famiglia è originaria di Talbye, un quartiere di Gerusalemme Ovest.
Esatto, Gerusalemme ovest. Perché prima del 1948 Gerusalemme est era la parte ebraica - e non a caso è chiamata la "città vecchia", dato che molte delle famiglie ebraiche ivi residenti ci vivevano ininterrottamente dai tempi della Bibbia - e Gerusalemme ovest era la parte araba. Al momento della nascita ufficiale di Israele - come questo ignobile articolo si guarda bene dal ricordare - tutti gli stati arabi circostanti lo hanno aggredito allo scopo preciso di annientare il neonato stato di Israele e di impedire la nascita dello stato di Palestina. Nel momento in cui Israele stava per prendere il sopravvento sui suoi nemici, l'Onu, come sempre avrebbe poi continuato a fare nei decenni a venire, ha imposto il cessate il fuoco per impedire che Israele potesse conseguire una vittoria netta e definitiva. In quel momento, a causa dei continui spostamenti determinati dai violentissimi combattimenti, tutti gli ebrei si trovavano a ovest e tutti gli arabi a est, e così sono rimasti per sempre. Per questo motivo gli arabi hanno perso le loro abitazioni a ovest e gli ebrei hanno perso le proprie a est - ma di ciò che hanno perso gli ebrei nessuno ritiene opportuno parlare. Per completezza di informazione c'è ancora da aggiungere che gli arabi, nella Gerusalemme est immediatamente - e illegalmente - occupata dalla Giordania - hanno devastato sinagoghe e cimiteri e hanno usato le lapidi dei cimiteri per costruire latrine. Non marciapiedi, non ponti, non case, non scuole: latrine. Ancora, volendo, si potrebbe aggiungere che gli ebrei espulsi dalle loro case - a Gerusalemme est così come a Gaza e in Giudea e Samaria (Cisgiordania) e come pure, pochi decenni prima, in Giordania, non sono andati a vivere in tende di fortuna, non si sono fatti costruire campi profughi per frignare davanti al mondo intero: si sono fatti una ragione della nuova situazione, si sono rimboccati le maniche e si sono ricostruiti una vita da un'altra parte. Ci si chiede: perché i palestinesi non hanno potuto (voluto?) fare altrettanto?

I suoi genitori possedevano diverse proprietà, anche in Jaffa Street, oggi di grande valore. Persero tutto durante la Nakba.
Ossia durante la guerra scatenata, come ricordato più sopra, dagli arabi per annientare non solo lo stato ebraico di Israele ma anche quello arabo di Palestina.

Le forze armate sioniste li buttarono fuori di casa.
Quando si scatena una guerra, e per giunta non si è neanche capaci di vincerla, è inevitabile che se ne debba sopportare qualche conseguenza. Senza contare che è noto e documentato, anche da fonti arabe, che la maggior parte dei "profughi" palestinesi furono indotti a lasciare le proprie case dai leader arabi, e che moltissimi di loro fuggirono senza aver mai visto un solo soldato israeliano.

A distanza di 60 anni anche Fawzia ha perso tutto, anche lei è fuori di casa: la tragedia dei rifugiati palestinesi non si è mai fermata. La casa in cui Fawzia ha vissuto con il marito per 38 anni fa parte di un complesso immobiliare costruito dal governo giordano e dall'UNRWA (United Nation Relief and Works Agency) per provvedere alla collocazione dei rifugiati palestinesi della Nakba.
Sarebbe il caso di essere un po' più precisi: l'UNRWA non è stata costituita per provvedere alla collocazione dei rifugiati palestinesi, bensì per perpetuare e ampliare all'infinito la loro sorte - con giri d'affari di miliardi di dollari. Per questo, e solo per questo la tragedia dei rifugiati palestinesi non si è mai fermata.

Alcuni di essi, tra loro suo marito, rinunciando allo statuto di rifugiato ottennero il titolo di proprietà su una di quelle case, Fawzia lo possiede ancora oggi.
"Rinunciando"? E perché mai avrebbe dovuto continuare ad essere considerato profugo se aveva una casa di sua proprietà - oltretutto non acquistata col proprio lavoro bensì regalata - esattamente nella stessa città, addirittura nella stessa parte della città in cui è nata sua moglie, e forse anche lui stesso?! Sembra che qui ci sia qualcuno che non solo vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ma pretende anche che gli diano indietro i soldi del vino, e che qualcuno trovi straordinario che alla fine ai soldi del vino abbia generosamente rinunciato ...

Nel 1972 una famiglia di ebrei rivendicò la proprietà del terreno di Sheik Jarrah, su cui il complesso immobiliare era stato costruito, in base ad un antico documento rilasciato dall' impero Ottomano. Il caso prese vie legali. Negli anni 90 Fawzia ristrutturò la casa ricavandone due appartamenti indipendenti.
Cioè: l'intera proprietà è contesa, la situazione è controversa ed è in sospeso da ben 18 anni, e lei investe dei soldi per ristrutturare un immobile al quale non è sicura di avere diritto?

Il comune di Gerusalemme definì i lavori di ristrutturazione illegali e ne chiuse uno.
Succede anche alle case si proprietà di ebrei, se sono illegali. A volte le demoliscono pure, ma quando succede alle proprietà ebraiche la cosa non finisce mai sui giornali o su altre fonti di informazione, chissà perché ...

Nel 2001 le condizioni di salute del marito di Fawzia andavano peggiorando: lei lo assisteva giorno e notte all'ospedale. Una notte, approfittando della loro assenza, un gruppo di coloni (non le stesse persone che rivendicavano la proprietà sulla casa) forzò la porta di casa ed occupò l'appartamento precedentemente sigillato dal comune.
Coloni a Gerusalemme?? Cioè anche Gerusalemme sarebbe una colonia ebraica in territorio palestinese? Grandioso! E, a parte questo, se i due appartamenti erano indipendenti, e se l'altro era stato sigillato dal comune, che cosa ha a che fare l'irruzioni dei "coloni" in quell'appartamento - in cui lei non viveva, del quale non aveva le chiavi, al quale non aveva accesso - con la sua temporanea assenza dal proprio appartamento?

Dal 2001 in poi Fawzia e suo marito dovettero vivere fianco a fianco ai coloni: "Hanno commesso tutti i sette i peccati, se ti raccontassi tutto quello che hanno fatto ... uno ad uno i tuoi capelli diventerebbero bianchi! Ricordare quello che ho vissuto fa male, ma ogni cosa è registrata, qui nel mio cuore. Buttavano pannoloni e spazzatura di fronte alla mia porta, tenevano la musica accesa ad ogni ora del giorno e della notte, facevano tirare le freccette ai bambini verso l'immagine di un palestinese e gli urlavano di mirare agli occhi. Si sono collegati al mio contatore e ho dovuto pagare una bolletta da 28000 Shekels. Facevano di tutto per farmi abbandonare la casa".
Una foto, un filmato, un qualche cosa per documentare questo racconto dell'orrore, visto che la cosa è andata avanti per anni e anni, no eh?

Una Corte israeliana emise due ordini di espulsione a carico della famiglia di coloni che occupava la casa: entrambe le volte la famiglia occupante cedette il proprio posto a un'altra successiva. In questo modo il decreto veniva annullato e il processo doveva ricominciare da capo. Nel 2006 la Corte di Giustizia israeliana decretò che gli antichi documenti posseduti dal gruppo di ebrei che rivendicava la proprietà sul terreno, erano falsi.
Sta dicendo che la Giustizia dei cattivissimi israeliani ha dato ragione ai palestinesi e torto agli ebrei?

Tuttavia essi fecero appello basandosi su un documento stilato dal primo avvocato della famiglia Kurd, Tossia Cohen, nel quale si dichiarava che la famiglia Al Kurd avrebbe pagato alla famiglia ebrea un affitto mensile. Tale documento non venne mai riconosciuto dalla famiglia Al Kurd, che licenziò l'avvocato rendendosi conto che li stava raggirando.
Ma su quel documento c'era o non c'era la loro firma? Perché se non c'era non si vede in che modo l'avvocato se ne sarebbe potuto servire; se invece c'era ...

E' proprio sulla base di quel documento che il 14 luglio 2008 i coniugi Al Kurd hanno ricevuto un ordine di espulsione, non avendo corrisposto l'affitto mensile che essi secondo il documento, si erano impegnati a pagare nel 1972: "Non si tratta di un problema legale, ma politico! Se fosse una questione legale, saremmo a posto! Se fosse una questione legale come spiegare il fatto che mi hanno offerto soldi per tre volte, fino a 15 milioni di dollari, perché io me ne andassi?
Non per voler entrare nel merito della questione, ma succede abbastanza spesso, in tutte le parti del mondo, che i legittimi proprietari di immobili offrano dei soldi agli inquilini per invogliarli a uscire. Non sembra di poter dedurre che questa offerta di denaro dimostri di per sé che le pretese fossero illegittime. Sembra invece un tantino fuori dal mondo la cifra di 15 milioni di dollari cioè, più o meno, il valore di qualche decina di villette.

Sono rimasta inamovibile e dunque sono ricorsi alle maniere forti" commenta la signora Al Kurd. Nella notte del 9 novembre 2008 tutto il quartiere è stato circondato dalle forze armate israeliane e più di 50 soldati sono entrati con la forza nell'appartamento di Fawzia. Durante l'operazione di evacuazione i due coniugi sono stati separati: "I nostri vicini sono usciti di casa urlando contro i soldati e quelli gli intimavano di ‘tornarsene a casa loro', allora gli hanno gridato di firmare un foglio, dove si dicesse che era casa loro!" Nel trambusto generale il marito di Fawzia è stato colto da un ictus: ‘Non perdonerò mai quello che hanno fatto a mio marito. Stava cercando di fare la pipì quando hanno fatto irruzione in casa, e io lo stavo sostenendo. Mi hanno strappata via da lui, la pipi è caduta in terra e lui riverso sul letto. In quel momento ha avuto un ictus. Mi hanno portata sulla strada, lontano da lui. Di tutto quello che avevo mi rimangono solo i vestiti che ho addosso! Ho chiesto dell'acqua e non me l'hanno data.
Poiché non eravamo lì, teoricamente potrebbe anche essere vero, ma dato che questo racconto assomiglia molto di più alle favole della propaganda antiisraeliana che agli abituali comportamenti dell'esercito israeliano, che solitamente dà da bere persino ai terroristi
ci permettiamo di nutrire qualche sommesso dubbio.

Hanno impedito all'ambulanza di venirlo a soccorrere. Hanno fatto passare solo due medici che hanno definito la sua situazione molto grave. Mio marito piangeva e diceva che in ogni caso preferiva morire lì sulla sua terra. Non hanno avuto pietà, lo hanno gettato sulla strada. Soffriva di diabete, aveva problemi di cancrena ad una gamba, problemi alla prostata: prendeva 13 medicine al giorno, era sulla sedia a rotelle. In quella casa ci siamo sposati, abbiamo avuto figli, tutta la nostra vita era in quella casa. 36 anni della mia vita sono stati spesi a difenderla: non potevo uscire, facevo sempre tutto in fretta, nel terrore che qualcosa succedesse a quelle quattro mura. In un semplice momento ci hanno portato via tutto e hanno piantato un bandiera israeliana sul nostro tetto". Dopo qualche giorno il marito di Fawzia, Abu Kamel, è morto all'ospedale di Gerusalemme.
Come all'ospedale di Gerusalemme? Non lo avevano gettato sulla strada? Non sarebbe il caso di essere un po' più coerenti?

L'occupazione del quartiere di Sheik Jarrah, di cui la casa di Fawzia fa parte, rientra all'interno di un più vasto piano di trasferimento illegale della popolazione palestinese dall'area di Gerusalemme Est al fine di imposessarsi lentamente dell'intera città e farne la capitale dello Stato d'Israele.
1. La signora Donattini potrebbe cortesemente fornire qualche documentazione che giustifichi la sua accusa di illegalità? 2. Se il piano è di espellere dall'area tutti i palestinesi, come mai le permettono di stare sì in una tenda, però sempre lì? 3. Israele non ha bisogno di espellere i palestinesi da Gerusalemme per "farne la capitale dello stato di Israele": Gerusalemme è la capitale di Israele, non gliel'avevano detto, cara signora?

44 case palestinesi sono state demolite nei primi sei mesi del 2008, 269 persone sono rimaste senza casa, di cui 159 bambini. Nella seconda metà del 2007, 20 case palestinesi sono state demolite. Il piano regolatore oggi in corso d' approvazione, promuove l'espansione degli
insediamenti ebraici e la demolizione di case palestinesi nell'area occupata di Gerusalemme Est
a voler essere precisi, l'unica "occupazione" di Gerusalemme est, illegale, è stata quella perpetrata dalla Giordania nel 1948 e perdurata fino al 1967, quando le truppe israeliane l'hanno finalmente liberata, e i fedeli di tutte le religioni sono tornati a poter visitare liberamente i propri luoghi sacri

e l'ulteriore sviluppo del sistema di segregazione della popolazione palestinese all'interno della città, implementando l'apartheid di fatto già in vigore in tutti i territori occupati.
Ma quanto ci piace questo mantra della segregazione e dell'apartheid - senza neanche accorgersi della contraddizione, avendo appena raccontato di una Corte di Giustizia israeliana alla quale i palestinesi possono liberamente rivolgersi, ottenendone sentenze favorevoli.

Secondo il piano, la popolazione di Gerusalemme dovrà essere ‘regolata' nella proporzione di 70
ebrei ogni 30 palestinesi. Israele, dal 1948 fino ad oggi, ha sfollato il 70 percento della popolazione palestinese, oggi rifugiata o internamente dislocata, ha confiscato e annesso di fatto il 60% della West Bank, inclusa Gerusalemme Est.
Tanto, chi è che li va a controllare tutti questi bei numeri?

Fawzia mi accolto con le mani in grembo e gli occhi pazienti, la grinta di chi ha imparato ad aspettare, ma non ad arrendersi. Come lei milioni di palestinesi in Palestina e nel mondo aspettano senza arrendersi e lottano per il riconoscimento dei propri diritti, in accordo con il diritto Internazionale. "Cosa farà adesso?" ho chiesto a Fawzia prima di salutarla: "Me ne sono andata di casa con questi vestiti e non li cambierò fino a quando non vi sarò di ritorno".
Anche il milione di ebrei cacciati dai paesi arabi se ne sono andati coi vestiti che avevano addosso, ma non hanno passato sessant'anni a frignare: hanno costruito uno stato. Questo è il motivo per cui gli ebrei hanno uno stato e i palestinesi no: solo questo. Ma la signora Donattini, come tanti altri, preferisce dedicare la propria attenzione a chi frigna seduto per terra piuttosto che a chi costruisce in silenzio.

Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

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E come se tutto questo non bastasse, il poco tempo che non dedicano a vomitare su Israele ogni sorta di veleno, lo impiegano per frignare: “Ma è mai possibile che non si possa criticare Israele?!”

barbara


16 dicembre 2008

ONU: OGNI TANTO – ECCEZIONALMENTE – UNA COSA BUONA

United Nations General Assembly Resolution 46/86

(December 16, 1991)

THE GENERAL ASSEMBLY,

DECIDES to revoke the determination contained in its resolution 3379 (XXX) of 10 November 1975. (qui)

Resta comunque il fatto che l’ONU, sotto la guida del criminale nazista Kurt Waldheim, aveva approvato una simile oscenità. E resta il fatto che per abrogarla ci ha messo ben 16 anni. E resta il fatto che tutta intera la politica dell’ONU è un’autentica guerra contro Israele, al punto di celebrare ogni anno la “tragedia” della sua nascita con toccanti cerimonie di fronte a carte geografiche in cui lo stato di Israele non compare – e potremmo continuare molto ma molto a lungo. Ricordiamo dunque una delle pochissime cose buone fatte dall’ONU in mezzo a tante infamie.

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 16/12/2008 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


10 maggio 2008

AH, ECCO PERCHÉ!

“E non dimentichiamo che Israele, unico Paese al mondo, ha violato tutte le risoluzioni Onu”.
Ecco, è per questo che loro manifestano oggi.



barbara

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Un proposito:
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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





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