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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


4 maggio 2011

FAMO A CAPISSE

Ammazzarlo no, non si doveva, è stato un errore, è stato un crimine, è stata una violazione delle regole democratiche, non è stata giustizia è stata vendetta, giustizia è processare i criminali, non farli fuori.

 
ok. ma...

Norimberga non è stato un atto di giustizia: che razza di giustizia è un processo fatto dai vincitori sui vinti?! Norimberga è stata una vendetta!

Mai sentito? Io sì, miliardi di volte. Probabilmente dagli stessi che adesso strepitano trovando da ridire sulla scelta, operata fin dall’inizio, di ucciderlo. Ora, premesso che mi riesce difficile immaginare qualcosa di più grottesco e assurdo di un processo a Bin Laden – e non credo ci sia bisogno di perdere tempo a spiegare perché, dato che il perché, si sia o non si sia d’accordo con la mia convinzione, immagino sia perfettamente chiaro a chiunque, tranne chi abbia deciso di recitare la parte dell’ipocrita a oltranza – premesso questo, dicevo, davvero le anime belle di cui sopra sarebbero soddisfatte se un cittadino saudita, formatosi in Sudan, attivo in Afghanistan, catturato in Pakistan venisse giudicato e condannato in un processo istruito negli Stati Uniti da autorità statunitensi e presieduto da giudici statunitensi? Davvero tutte queste anime belle del garantismo senza se e senza ma non avrebbero niente da ridire? Davvero si quieterebbero e converrebbero che “giustizia è fatta”? Perché questi qui assomigliano proprio tanto tanto tanto a quelli – ne ho scritto qui – che la guerra no, l’embargo no, il terrorismo si combatte con l’intelligence, ma non appena un terrorista viene messo in condizione di non nuocere grazie a un’operazione di intelligence, scatenano il finimondo perché l’intelligence è una cosa sporca e non va bene per niente.
E dunque, anime belle di tutto il mondo, famo a capisse: a parte il trionfo del terrorismo e delle dittature e la macellazione rituale degli innocenti, esiste a questo mondo qualcosa che vi vada bene? O, per lo meno, quando parliamo di terrorismo e di lotta al terrorismo, sappiamo di cosa stiamo parlando?
(E anche oggi un po’ di musica adeguata alla circostanza)

barbara


12 giugno 2009

PARLIAMO DI EBREI E DI PALESTINESI

                             

e di Shoah e di attualità. Oggi Anna Frank avrebbe compiuto 80 anni. Mia madre ne ha cinque di più, ed è ancora qui. Anna no, perché lei era ebrea. E tante brave persone ne piangono il triste destino, la deportazione, le privazioni, le sofferenze, la fame, la malattia e infine la morte, a sedici anni ancora da compiere. Le stesse persone, almeno in parte, che stanno poi dalla parte di coloro di cui parla la tristissima cartolina di Ugo Volli di oggi. Leggiamola.


Cari amici, questa è una cartolina triste e (realmente) filopalestinese. Voglio chiedervi di portare con me il lutto di un ragazzino palestinese di tredici anni, ucciso l'altro giorno a Kalkilya, sulle colline del West Bank di fronte a Tel Aviv. Il nome del ragazzino è Raed Wael Sawalha. E' stato ucciso e prima ferocemente torturato perché accusato di essere "collaboratore" di Israele. I palestinesi ammazzati per questa ragione sono stati centinaia negli scorsi anni; è dal 1936, ben prima della naqbah che gli islamisti hanno autorizzato chiunque ad ammazzare chi venda terra agli ebrei (e questa è ancora una legge dell'Autorità Palestinese) e questo è già un segno sufficiente della volontà palestinese di fare la pace con Israele. Ma Raed Wael Sawalha aveva tredici anni. Tredici anni. Che collaborazione, che tradimento può commettere un tredicenne che abita in un paesone qualunque? Raccontare ai "criminali sionisti occupanti" di come giocano a pallone i suoi amici? O magari flirtare con una "puttana ebrea"? C'è di peggio. Sapete chi ha ucciso e torturato Raed Wael Sawalha? E' stata la sua famiglia, incluso il padre e lo zio. Capite: il padre di un ragazzo tredicenne, con la complicità di tutta la famiglia, tortura a morte proprio figlio per aver "collaborato" con Israele! E' della volontà di pace di questa gente che Israele deve fidarsi, secondo le anime belle da Obama fino agli scout della parrocchia all'angolo....

Ugo Volli

PS: Su quanti giornali avete letto la storia di Raed Wael Sawalha? Ne hanno parlato i grandi amici della Palestina, Michele Giorgio, Umberto de Giovannangeli, Ugo Tramballi, e anche gli umanitari come Moni Ovadia? Ci ha indagato una commissione diritti umani dell'Onu? Andrà ai funerali la (per fortuna ex) vice-presidente del Parlamento Europeo, Luisa Morgantini? O credono anche loro che la vita di un ragazzo ucciso come "collaborazionista" è meno importante di quella di un "martire" che si fa esplodere in mezzo alla gente di una pizzeria?

PPS: C'è un altro ragazzo che non ha tredici anni, ma poco più di venti, prigioniero da tre anni dei palestinesi, si chiama Gilad Shalit. Catturato in territorio israeliano e tenuto prigioniero DA TRE ANNI senza il minimo diritto, senza aver mai ricevuto una visita della Croce Rossa, senza il trattamento garantito ai prigionieri di guerra, in condizioni terribili. Chiediamo tutti la liberazione di Shalit.

Ricordarsi di Gilad non è molto di moda, non è “in”, non fa acquisire benemerenze, né politiche, né sociali. Per fortuna ci ha pensato almeno un gruppetto di bambini, che gli ha dedicato questo lavoro (e grazie al preziosissimo amico che me lo ha fatto conoscere).

barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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