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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


23 settembre 2011

NOTERELLE SPARSE

• Ieri ero senza computer, e ho letto un libro. Di quattrocento e qualcosa pagine. Ora, non dico che il computer mi porti via 335 libri all’anno (il mese che sto al mare senza computer leggo, e non va messo in conto), ma almeno un paio di centinaia sicuramente sì. C’è però da dire che come antidoto per la crisi d’astinenza il libro non è stato del tutto efficace.

• Lunedì mattina è nevicato un casino e a scuola eravamo quasi tutti in maniche corte e senza calze. Martedì mattina era di nuovo bello e sono di nuovo andata a scuola in maniche corte e senza calze. Poi mi hanno detto che c’erano due gradi, ma non me ne sono accorta: evidentemente sono ancora troppo giovane per essere sensibile a queste cose.

• Appena rientrata in possesso della sacra bestia che troneggia in fondo al mio studio, ho appreso che l’ineffabile Giulietto Chiesa ha fatto un’altra delle sue genialate (rubata qui), ma anche l’immarcescibile Piergiorgio Odifreddi si è dato un bel po’ da fare per tener viva la sua fama di acuto e profondo pensatore.

• Per anni ho avuto in mente una canzone contenuta in uno dei più bei film mai realizzati – peccato solo che duri sei ore – senza saperne né il titolo, né l’autore. Poi stanotte mi è riemersa nella memoria una frase del testo, le premier oiseau d'un après guerre
, e sono andata a chiedere la grazia a san Google, che me l’ha prontamente concessa, e nella speranza che nonostante le nere nubi che si vanno addensando si riesca anche noi, prima o poi, a vedere il sereno, ve la regalo.

• E poi c’è questa cosa qui, presa all’acquario di Eilat, che non so cosa volesse o dovesse essere però mi piace un sacco, e vi regalo anche questa.



barbara


16 settembre 2011

TROVA LA DIFFERENZA

E uno, e due. E tre.



barbara


3 settembre 2011

EILAT

È stata lei alla fine a trovare l’albergo. Io ad un certo punto ero allo stremo perché avevo viaggiato di notte, ero arrivata la mattina e ci eravamo messe subito in viaggio, per cui ero in piedi da oltre 30 ore, e in più avevo le zampe ancora parecchio malconce (anche adesso sono parecchio malconce, piene di bitorzoli di legamenti non so se ancora rotti o male aggiustati, edemi sparsi ecc.). All’aeroporto poi pensavo di prendere uno sherut (taxi collettivo, molto pratico ed economico), e ho scoperto che in Israele ci sono sherut praticamente da e per tutte le destinazioni, tranne che dall’aeroporto a Tel Aviv, e quindi ho dovuto prendere un taxi, il che non è un gran problema perché i taxi in Israele costano pochissimo, però prima di scoprirlo sono andata un bel po’ avanti e indietro alla ricerca di questo sherut che non esisteva. Vabbè. Alla fermata dei taxi comunque ho avuto la gradevolissima sorpresa (non so se sia una novità o se sono io a non averlo notato le altre volte) di vedere un grande tabellone luminoso con tutte le tariffe fisse per le varie destinazioni, in modo che i turisti non rischino di farsi fregare, e poi mentre ero in fila una poliziotta è passata consegnando a ognuno un foglietto in ebraico e in inglese in cui era scritto: il tassista è tenuto per legge a fare questo questo e quest’altro: pretendilo, è un tuo diritto! Mi è piaciuto un casino. Vabbè. Poi sono andata a casa dell’amica Ester a farmi fare un buon caffè, poi alla stazione degli autobus dove mi sono incontrata con la mia compagna di viaggio e siamo partite, attraversando il paesaggio incantato del deserto del Negev, una delle tante meraviglie di questo meraviglioso Paese che qualcuno in una lettera a informazione corretta, rivolgendosi a “quell’essere di nome Ugo Volli” ha definito “un foruncolo nel culo” ma a me, se devo essere sincera, non dispiace neanche un po’ che certa gente abbia i foruncoli nel culo.
Avevamo ingenuamente pensato che non dovesse essere poi così difficile trovare un posto da dormire, e in effetti magari i posti si potevano anche trovare, ma solo dai 100 euro in su, cifra lontanissima da quella che ci potevamo permettere, e così abbiamo continuato a battere per ore mezza Eilat, strada per strada, sotto il sole implacabile. Alla fine sono crollata su un muretto, e ha continuato la ricerca lei da sola. Poi, quando ormai mi vedevo condannata a dormire sotto un ponte, l’ho vista ricomparire con un sorriso da un orecchio all’altro: aveva scovato una meraviglia che per quaranta euro a testa, colazione (ricchissima) compresa, ci offriva una stanza doppia con questa strepitosissima vista:







e oltretutto, come si può vedere nelle prime due foto, con una sola strada da attraversare per raggiungere la stazione degli autobus, dettaglio di non secondaria importanza.
Lì abbiamo fatto ricchi bagni (lei di più: mi sa che potrebbe attraversare l’Atlantico a nuoto e poi dire ah, già arrivata? E adesso dove si va di bello?) durante i quali mi sono ustionata le spalle, e abbiamo visitato lo straordinario acquario – una di quelle cose che davvero non si possono fare in un viaggio organizzato, perché per vedere tutto siamo rimaste dentro cinque ore e mezzo. E così, oltre a vedere le vasche esterne coi pesci rossi e dorati, con le tartarughe ecc., siamo state nell’edificio con i grandi oblò sott’acqua











e quello con le decine di acquari con i pesci rari,



e abbiamo fatto un giro di una mezz’ora sulla barca con la sala sott’acqua per vedere la natura marina anche un po’ più al largo, e abbiamo visto perfino la vasca dove il Mossad addestra gli squali da mandare in missione oltre le linee nemiche.



E infine, l’ultima sera, dopo un ricchissimo bagno e con il vento caldo che ci accarezzava la pelle, abbiamo visto il più mozzafiato dei tramonti su Eilat



e su Aqaba.









barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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