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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


20 marzo 2011

IL VILLAGGIO DI ITAMAR



Questo è il villaggio di Itamar, teatro dell’ultima mattanza di ebrei: esseri che non qualifico, perché nessuna lingua possiede aggettivi atti a qualificarli, dediti ai sacrifici umani in onore di un dio di morte e di un “profeta” assassino e pedofilo, hanno sterminato la famiglia Fogel, sgozzando o pugnalando al cuore padre, madre, un bambino di undici anni, uno di quattro e una neonata di tre mesi. Scarsissima l’attenzione dedicata dai mass media a questo orrendo massacro, e quella poca, spesso, vergognosamente distorta. Quest’altra notizia invece è stata proprio ignorata del tutto, e per questo ve la faccio leggere io.

Forze di Difesa israeliane e paramedici del posto hanno contribuito a salvare la vita di una donna palestinese e della sua neonata, mercoledì, nell’insediamento dove si trovavano anche dei parenti della famiglia Fogel in lutto per i cinque membri della famiglia ferocemente assassinati la scorsa settimana.
Proprio nelle ore in cui il capo di stato maggiore israeliano Benny Gantz arrivava a Neve Tzuf per porgere le sue condoglianze, un taxista palestinese sopraggiungeva di corsa all’ingresso della comunità. All’interno, soldati e paramedici trovavano una palestinese poco più che ventenne in avanzato travaglio: il cordone ombelicale era avvolto attorno al collo della piccola nascitura mettendo a rischio la vita sia della madre che della figlia. Il rapido intervento dei paramedici dell’insediamento e dei militari in servizio nella zona hanno salvato la vita di entrambe, suscitando grande emozione in un luogo dove la gente è ancora prostrata per il massacro a sangue freddo della famiglia Fogel.
Il caporale Haim Levin, di 19 anni, paramedico in servizio nelle Forze di Difesa israeliane, è stato il primo membro della squadra medica ad arrivare sul posto, e racconta la scena: “Quando sono arrivato ho visto una donna coperta da una coperta, dentro a un minivan giallo palestinese. Mi sono avvicinato e ho visto la testa e la parte alta del corpo della bambina. Il cordone ombelicale era attorno al collo della piccola, che era grigia e non si muoveva. Ho rimosso il cordone dal collo e allo stesso tempo ho chiesto ai paramedici di preparare il kit di rianimazione per neonati. Ho pizzicato la piccola per vedere se reagiva e lei ha iniziato a strillare”. La squadra di paramedici si è presa cura anche della madre che a quel punto, dice Levin, era in buone condizioni generali.
Nel frattempo accorreva la conducente d’ambulanza Orly Shlomo. “Abbiamo affiancato il paramedico militare – racconta – e lo abbiamo aiutato a recidere il cordone ombelicale. Senza il trattamento medico, il feto e la madre avrebbero corso un serio pericolo. È stato toccante, ma non ho potuto fare a meno di pensare che a pochi metri da lì c’erano persone in lutto per un altro bambino, che è stato assassinato. Ero commossa nel vedere il viso della neonata, ma pensavo anche al viso del bambini uccisi”.
Gadi Amitun, che guida la squadra del Magen David Adom (Stella Rossa di Davide) di Neve Tzuf, spiega che non è la prima volta che gli abitanti dell’insediamento aiutano palestinesi in difficoltà. “Sanno che abbiamo un team medico ben preparato – dice – e quando capita un incidente o un infortunio arrivano, e noi li aiutiamo”.
Il paramedico ricorda che il giorno del massacro della famiglia Fogel gli abitanti dell’insediamento hanno visto festeggiamenti e fuochi d’artificio nei vicini villaggi palestinesi, ma aggiunge che, indipendentemente da tutto, la squadra medica locale è impegnata ad aiutare chiunque abbia bisogno. “Due anni fa – racconta – ci siamo dati da fare per curare un terrorista che aveva cercato di piazzare un ordigno ed era stato ferito dai soldati”.
Palestinesi del vicino villaggio di Nabi Salah, insieme alla neo nonna, si sono riuniti attorno alla squadra paramedica e non potevano nascondere la loro gioia. “Ci hanno ringraziato e ci hanno detto che hanno chiamato la bambina Jude – dice il caporale Levin – Sono volontario del Magen David Adom da quando avevo 15 anni e questa è la prima volta che assisto un parto. È stata una sensazione incredibile tenere fra le braccia quella bambina appena nata, e sapere che in questo posto così complicato abbiamo fatto qualcosa di buono”.
(Da: YnetNews, 17.3.11)


Haim Levin con la neonata

Con la speranza che la mamma della neonata salvata non se ne esca, come la palestinese cui gli israeliani avevano salvato da morte sicura il figlio neonato qualche mese fa, a dire che spera tanto che da grande diventi un martire e vada in paradiso facendo fuori una bella carrettata di ebrei. (Già, perché solo in Israele...)


barbara


1 agosto 2010

PERCHÉ LA VITA DEI PALESTINESI È PREZIOSA

Recupero questa cartolina di Ugo Volli, pubblicata durante la mia assenza, perché riferisce di un episodio di cui non avevo trovato notizia – e notizia ne va data, invece.

Oggi vi racconto una piccola storia su cui riflettere, imbarazzante per i pacifinti ma anche per chi creda sinceramente nella possibilità di una convivenza fra israeliani e palestinesi. È il contenuto di un documentario che è stato mostrato pochi giorni fa al festival di Gerusalemme. Il protagonista e l'autore è Shlomi Eldar un giornalista ebreo corrispondente da Gaza per "Channel 10 news" che si imbatte, visitando l'ospedale locale, in un neonato palestinese affetto da una malattia mortale. Si commuove, riesce a superare gli ostacoli burocratici e a farlo ricoverare all'ospedale Tell Hashomer in Israele. Scopre che si può salvare con un'operazione molto costosa. Lancia un appello e trova fra le molte offerte di israeliani un uomo che vuol restare anonimo e offre di pagare l'operazione in memoria del figlio, ucciso proprio dai palestinesi. Il bambino si salva.

Tutto bene? Da un certo punto di vista sì. Ma nel frattempo Eldar incomincia a parlare con la madre. E si sente dire che lei vorrebbe che il figlio così guarito diventasse un attentatore suicida e che facesse un attentato a Gerusalemme. "Perché Gerusalemme è nostra, capisci?" Eldar è orripilato e sente questa spiegazione: "Per noi, la morte è una cosa naturale. Non siamo spaventati delle morte. Dal bambino più piccolo, anche più piccolo di questo, al vecchio più anziano, noi vogliamo tutti sacrificarci per Gerusalemme. Sentiamo di avere il diritto di farlo. E se voi volete arrabbiarvi, fatelo. "Perché, le chiede Eldar, ti batti allora per la vita di tuo figlio? "È normale, le risponde lei sorridendo, la vita non è preziosa. Sarà preziosa, ma non per noi. Per noi non vale niente. Questa è la ragione per cui abbiamo tanti attentatori suicidi. Non hanno paura di morire. Nessuno di noi, neanche i bambini piccoli, ha paura di morire. È naturale per noi. Quando questo bimbo guarirà, vorrò certamente farne uno shahid [=martire]. Se è per Gerusalemme, va benissimo. [...] Noi ci rallegriamo e siamo felici quando un martire muore. È una cosa bellissima" Racconta Eldar che proprio mentre la madre parlava di attentati suicidi, due infermiere ebree portavano giocattoli in regalo al bambino.

Non ho commenti. Chiunque può giudicare a partire da qui il senso del conflitto in Medio Oriente. Se volete vedere un brano del film, lo trovate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=8MEYpvGWoEk&playnext_from=TL&videos=MhmeNzAANHo. Una narrazione più completa è in questo articolo
(http://islamo-nazism.blogspot.com/2010/07/israeli-jews-save-life-of-gaza-baby.html), commentata da alcune istruttive fotografie di estremisti islamici che fanno il saluto fascista (Dopotutto, "viva la muerte" è un'invenzione franchista). Una narrazione ancora più vasta è qui: http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/saving-mohammed-abu-mustafa-1.299481?trailingPath=2.169%2C2.212%2C2.213%2C.

Ugo Volli

PS: A proposito, un gentile lettore di IC mi manda questa notizia: da Gaza arrivano negli ospedali israeliani fino a cento pazienti al mese:
(http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/138509). Certamente perché i sionisti sono aggressivi guerrafondai assetati di sangue che assediano Gaza per il gusto di opprimerla e i palestinesi povere vittime.

E dunque, nel caso che qualcuno, vissuto fino a questo momento nel fondo di qualche caverna, ne fosse ancora ignaro, adesso non potrà più ignorarlo, o fingere di ignorarlo: la vita dei palestinesi è preziosa perché serve per ammazzare gli ebrei. Quale scusa vi inventerete adesso per continuare a negarlo, o a fingere di non saperlo? Perché lo so che qualcosa riuscirete a inventarvi: è inesauribile, la vostra fantasia, quando si tratta di Israele – e solo Israele.

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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