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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


8 febbraio 2011

LA VIRTÙ DELLA PAZIENZA

Tuvia Friedman (1922-2011)

Tutti i suoi giorni li ha dedicati a una missione, o, come sosteneva sua moglie Anna Gutman, a un'ossessione: prendere i nazisti, fargliela pagare.
Tuvia Friedman era nato nel 1922 a Radom, in Polonia. Dopo l'invasione del suo paese fu catturato dai tedeschi e rinchiuso in un campo di concentramento nei pressi di Radom, dal quale riuscì a fuggire nel 1944. Tutta la sua famiglia, eccezion fatta per la sorella, Bella Friedman, fu sterminata.
Prima e dopo la fine del Secondo conflitto mondiale non si stancò di dare la caccia ai nazisti. Il suo nome di battaglia, nelle milizie semiufficiali della Polonia liberata, era Lo spietato. Col pensiero fisso di vendicare la morte dei suoi familiari, girò per tutta la Polonia, cacciando e talvolta liquidando i nazisti.
Nel 1945, dopo la liberazione della Polonia, fu protagonista di un episodio che ben esemplifica la profonda dedizione alla sua missione: al fine di acciuffare personalmente la SS Konrad Buchmayer, catturato e detenuto in un campo di prigionia, si finse a sua volta un ufficiale nazista per essere portato anch'egli nello stesso campo. Non voleva rischiare che il gerarca la passasse liscia.
Non passò molto tempo dalla fine della guerra perché Friedman si associasse con l'altro grande cacciatore di nazisti, Simon Wiesenthal. Dalla loro base viennese i due impostarono insieme un'attività che nel corso degli anni contribuì alla cattura di oltre duecentocinquanta nazisti responsabili di crimini di guerra. È stato proprio il Centro Simon Wiesenthal a dare la notizia della sua morte.
La loro azione era così strutturata: da una parte raccoglievano indizi e facevano le ricerche per rintracciare gli ex gerarchi ai quattro angoli del pianeta, dall'altra si impegnavano a tenere alta l'attenzione dei governi e dell'opinione pubblica sul perseguimento dei criminali di guerra. “Si assicurò che il nome di Eichmann comparisse spesso sulle prima pagine dei giornali”, scrive lo storico Tom Segev nel suo recente libro Simon Wiesenthal, the life and legends.
Dopo il 1950 Tuviah Friedman si trasferì in Israele, dove, mentre collaborava all'istituto Yad Vashem, continuò autonomamente a Haifa la sua missione e fondò l'Istituto per la documentazione dei crimini di guerra nazisti.
La sua attività non fu sempre ben vista in Israele: fu perlopiù ignorato dalle autorità e dalla gente, la quale condivideva grosso modo l'opinione della moglie di Friedman. Suo marito, sosteneva Anna Gutman, era ormai vittima di una psicosi. Cercò spesso di farlo desistere, di fargli abbandonare la sua “ossessione”. Gli diceva che ormai la gente cercava di dimenticare i nazisti, ma lui non voleva sentir ragioni. Solo un nome, ormai, gli ronzava per la testa: Adolf Eichmann, lo stratega della soluzione finale.
Un giorno ricevette una telefonata dall'Argentina: un uomo, interessato alla ricompensa di diecimila dollari promessa da Friedman e dal suo Istituto, si dichiarava in grado di fornire informazioni sul luogo in cui si trovava Eichmann.
Friedman rese pubblica la notizia ma non godendo di molto credito presso le autorità israeliane, fu quasi del tutto ignorato. Almeno pubblicamente. Era il 1960. Sappiamo come è andata a finire. L'uomo che si era messo in contatto con Friedman si chiamava Lothar Hermann, un ebreo sopravvissuto allo sterminio e trasferitosi a Buenos Aires. Sua figlia aveva una relazione sentimentale col giovane figlio di Eichmann, il quale le si era rivelato con il suo vero cognome. Il signor Hermann fu colui che passò le informazioni sulla base delle quali il Mossad organizzò il famoso rapimento. Ai servizi segreti, dunque, non era sfuggito l'allarme lanciato da Friedman, ma ufficialmente non gli venne riconosciuto nessun ruolo nella vicenda.
“Per tutti questi anni sono stato ignorato e offeso”, dichiarò una volta, amareggiato, alla stampa israeliana, “ma ho la dote della pazienza”. Come ogni buon predatore.

Manuel Disegni

Possa ora riposare in pace, che davvero lo ha meritato.



barbara


4 febbraio 2010

UMORISMO

Se per caso qualcuno si immagina che dell’umorismo abbiamo l’esclusiva gli ebrei, beh, si sbaglia …

"Dal paese dove se non ti piace il Corano ti processano"

Cari amici, sappiamo tutti per esperienza che la mamma dei cretini è sempre incinta. E anche quella degli antisemiti, ammettendo che si tratti di due mamme diverse. Quel che non sapevamo, forse, è che queste mamme partoriscono spesso dei grandi umoristi involontari. Vi ho raccontato l'altro giorno della bella battuta del sindaco di Malmoe per cui in sostanza il sionismo è una forma di antisemitismo (e viceversa?). Infatti "sono tutt'e due estremismi". E allora, se Goering e le SS erano autentici sionisti, come la mettiamo con gli antisemiti "moderati", quelli che non farebbero mai il lavoro sporco ad Auschwitz, perché sono signori educati, ma insomma "questi ebrei hanno davvero troppe pretese, e poi comandano loro in finanza, sui giornali, dappertutto, bisognerebbe che la smettessero"? Mah, chissà, un comico non è obbligato alla coerenza intellettuale, specialmente se di mestiere fa il politico.
E però ho trovato qualcuno ancora più (involontariamente) spiritoso del sindaco Ilmar Reepalu. Lui, anzi lei, perché si tratta di una signora, una vera signora, si chiama Gretta Duisenberg, abita nella fertile contrada eurabica d'Olanda, dove se non ti piace il Corano ti processano (a proposito, com'è finito il giudizio di Geert Wilders?). Di mestiere fa la vedova del primo presidente della banca europea, l'amica della regina d'Olanda e la protettrice degli islamisti nell'alta società olandese. È abituata a ripetere le solite cose connesse a quest'ultimo mestiere, per esempio queste citate da http://www.haaretz.com/hasen/spages/1146333.html: "la potente lobby ebraica gioca sul senso di colpa del paese per l'Olocausto" ... "è molto forte e potente e ancora specula sui nostri sentimenti anche se sono passati 63 anni dall'Olocausto" (magari con qualche errore di aritmetica che getta forse qualche luce sui problemi venuti fuori quando l'Euro fu istituito con la supervisione del marito: 2010 meno 63 a casa mia fa 1947, il nazismo secondo tutti i libri di storia cadde nel '45, ci sono due anni che ballano, o la signora vive una storia tutta sua o non sa far di conto... fate un po' voi). Ma poi nell'articolo aggiunge una piccola frase, anch'essa citata da Haaretz che le meriterebbe l'ingresso in un'edizione europea delle "formiche nel loro piccolo". Dice dunque la signora Duisberg che non se ne può più, "ogni volta che ce l'avete con gli ebrei, in Olanda vi chiamano antisemita" ("whenever you have something against the Jewish people in Holland they call you an anti-Semite."). Geniale, signora, ecceziunale veramente. Mi saluti la sua mamma e se se la sente, le regali la pillola del giorno dopo.

Ugo Volli



Effettivamente non si capisce perché ci sia gente che abbia la strana abitudine di chiamare antisemiti quelli che odiano gli ebrei, ma si sa che la gente è strana. E mentre ci sforziamo di abituarci a tutti queste stranezze, andiamo a leggerci l’ennesima perla del grande, sempre più grande, Gian Antonio Stella.



barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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