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Diario


4 novembre 2011

ARRESTATO IN TURCHIA RAGIP ZARAKOLU, ATTIVISTA PER I DIRITTI UMANI

COMUNICATO STAMPA

ARRESTATO IN TURCHIA RAGIP ZARAKOLU, ATTIVISTA

PER I DIRITTI UMANI

Gariwo chiede il rilascio immediato dell’intellettuale protagonista del dialogo turco-armeno

 

 

Milano, 4 Novembre 2011 - Gariwo, la foresta dei Giusti, chiede l'immediato rilascio dell'intellettuale turco Ragip Zarakolu, arrestato in Turchia assieme a suo figlio Deniz con l'accusa pretestuosa di essere un terrorista del PKK. Con sua moglie Ayse Nur in questi anni è stato uno dei grandi  protagonisti del dialogo turco-armeno ed una delle prime voci in Turchia che ha cercato di aprire una discussione nella società sulle dinamiche del genocidio che ancora oggi viene negato dai dirigenti del paese.

La sua figura rappresenta un esempio morale per quanti si battono contro il negazionismo e operano per il dialogo e la riconciliazione. Il suo arresto è il segno tangibile del fatto che ancora oggi la dirigenza turca voglia colpire tutti quegli intellettuali che si battono per il riconoscimento del genocidio armeno.

Proprio per questo motivo Gariwo si rivolge al governo italiano e a tutte le forze politiche affinché questo arresto non passi sotto silenzio e siano attuati tutti i passi diplomatici per ottenere la sua liberazione dal governo turco.

Gariwo ricorda di avere invitato quest'estate Ragip Zarakolu al Festival dei Diritti di Genova e di avere proposto sua moglie, recentemente scomparsa, come candidata per l’anno 2012 a un riconoscimento morale nel giardino dei Giusti di Milano. 

Gariwo, la foresta dei Giusti (www.gariwo.net) è un’associazione nata a Milano nel 2000 su iniziativa di Gabriele Nissim, ebreo, e Pietro Kuciukian, armeno, con l’intento di ricordare le figure esemplari di resistenza morale ai regimi totalitari nella storia del Novecento, anche attraverso l’istituzione di luoghi della memoria in diverse parti del mondo. Al Monte Stella di Milano nel 2003 è nato il Giardino dei Giusti di tutto il mondo per ricordare quanti si sono opposti ai genocidi e ai crimini contro l’umanità. Gariwo organizza dibattiti, seminari, eventi culturali e convegni con la partecipazione di studiosi di fama internazionale.
 

Valentina De Fazio


Segreteria Comitato Foresta dei Giusti

_____________________________

Comitato Foresta dei Giusti - Gariwo Onlus

via G. Boccaccio, 47

20123 Milano

Tel  (+39) 02 36707648

Fax: (+39) 02 36513811

http://www.gariwo.net  

 






Leggete e diffondete.

barbara


20 settembre 2011

ANTISEMITISMO OGGI, QUALCHE SPUNTO DI RIFLESSIONE

I motivi dell'odio

Nonostante anni di allenamento, è difficile non lasciarsi abbattere dall'intensità del sentimento antisemita/antisraeliano. Il senso di ferita personale è sempre fortissimo. La domanda sul perché dell'odio, dell'energia emotiva scaricata in questo sentimento distruttivo, va ben al di là dei suoi usi politici e della sua funzionalità sociale. Per esempio è chiaro che per i regimi arabi, prima e dopo questo ciclo di agitazioni (ma anche prima o dopo di quello precedente che quarant'anni fa portò al potere i regimi nazionalisti in Egitto, Siria, Iraq ecc) hanno usato l'antisemitismo, l'hanno trasformato in odio per Israele e hanno suscitato pogrom e violenze di ogni tipo, per distrarre le masse arabe dalla loro miseria, per unificare i loro paesi contro un nemico esterno, in sostanza per mantenere il loro potere. E' chiaro che la Turchia e l'Egitto oggi stanno facendo lo stesso gioco. Ma la questione logicamente precedente è perché, fra i mille obiettivi possibili di odio sia stato scelto quasi sempre l'ebreo, il che equivale a chiedersi perché le masse islamiche siano da decenni (da ben prima dell'"occupazione") particolarmente pronte a odiare piuttosto gli ebrei, nemici immaginari, ancor più che altri soggetti con cui la guerra era reale, i contrasti materiali. La Turchia che è in guerra coi curdi si mobilita in questo momento contro Israele; l'Egitto che viene da una rivolta tutta interna contro la corruzione e ha interessi strategici in conflitto con l'Iran e la Turchia, se la prende con gli unici ebrei che riesce a identificare sul suo territorio, i diplomatici israeliani.
La stessa domanda si può fare ovviamente per l'Europa, dove pure lo sfruttamento statale dell'antisemitismo è da qualche tempo assai meno di moda. Perché in piena crisi economica e sociale un teppista deve prendersi la briga di individuare un cimitero ebraico a Venezia su cui disegnare una svastica? Perché su due muri vicino alla mia università, a Torino, con lo scopo non di denigrare gli ebrei, ma la squadra di calcio del Torino e una nota bevanda gassata si poteva leggere fino a qualche tempo fa e forse ancora oggi "Toro ebreo" (ad uso degli italiani) e "Coca cola yahud" (per i lettori arabofoni)? Perché "ebreo" è un insulto usato da tutte le tifoserie del calcio e del basket? Perché, voglio dire, dovrebbe essere un insulto? Perché Israele continua a suscitare oggettivamente più odio di tutti i regimi più criminali del mondo? Perché in questi giorni di stragi continue in Siria e di prudentissime reazioni israeliane al terrorismo si sono mossi a Londra dei manifestanti a disturbare un concerto della certamente non troppo politicizzata orchestra filarmonica israeliana in quel tempio della cultura che è il Victoria and Alberta Hall, e nessuno in tutto il mondo davanti a un'ambasciata siriana? Certo, gli orchestrali erano ebrei... Perché la Turchia, che spara ai curdi in territorio iracheno e fa comunicati stampa per vantarsi dei numeri dei morti, che occupa uno Stato straniero e vi tiene in esercizio un muro, che nega il genocidio armeno, che è stata sconfessata da una commissione di inchiesta dell'Onu (quindi certo non filoisraeliana), si permette con Israele toni arroganti da politica delle cannoniere, sicura di ottenere la simpatia generale?
La spiegazione di tutti questi episodi, che sono di oggi, non degli anni Trenta, non si può ridurre nei puri dati politici, nel conflitto statale o territoriale che oppone Israele ai palestinesi, nel riflesso meccanico dei vecchi schieramenti per cui la sinistra ha ereditato senza rendersene conto le coordinate geopolitiche di Stalin e prosegue a giudicare buoni i vecchi alleati dell'Urss e cattivi gli alleati dell'America. Non è solo la commissione dei diritti umani dell'Onu, alla cui presidenza fino a un paio di mesi fa sedeva la Libia e che produceva praticamente solo risoluzioni antisraeliane; non sono solo gli ambigui legami nero-rosso-verdi fra neonazisti, neocomunisti, islamisti; ma l'opinione collettiva maggioritaria in Italia, in Europa (per non parlare dei paesi musulmani), che in maggioranza, e nella maggioranza più "illuminata", ha in Israele se non proprio esplicitamente negli ebrei il nemico che gli piace di più odiare.
Le spiegazioni date all'antisemitismo nella storia sono naturalmente moltissime, le abbiamo tutti studiate e molte volte sentite ripetere. Ma a me sembra che oggi ancora ci sia in questo sentimento condiviso un forte nucleo politico-teologico; che non ci troviamo di fronte a un odio laico, interessato, razionale, ma una proiezione ben più potente delle identità collettive, se non proprio delle religioni. E soprattutto credo che noi dobbiamo individuare nelle sue forme attuali una reazione all'emancipazione, alla pretesa intollerabile proprio perché politica, da parte di un popolo teologicamente "inferiore", di essere come gli altri, di vivere la sua identità, soprattutto di avere uno Stato. Nel diritto islamico tradizionale gli ebrei sono considerati dei semischiavi, "dhimmi", che possono sopravvivere in mezzo ai musulmani solo pagando una tassa speciale e accettando uno stato di umiliazione permanente (non portare armi o usare cavalli, non avere case più alte, non avere impiegati islamici, portare certi segni sulle vesti ecc.). Nel mondo cristiano gli ebrei "deicidi" erano stati condannati già da dai primi secoli (per esempio da Agostino di Ippona) a vivere sì, ma in uno stato analogo di umiliazione, per testimoniare insieme con la loro fede della verità dell'"Antico testamento" e con il loro infelice destino della "punizione" per loro "colpa" - ora queste posizioni restano sommerse nelle voci maggioritarie della Chiesa, ma riemergono a tratti, fra i tradizionalisti, i vescovi arabi, i cattolici di sinistra e influenzano in maniera poco consapevole le posizioni di molti.
Che i dhimmi, i deicidi, coloro che si ostinano insieme a non volersi convertire al cristianesimo e neppure all'islamismo, abbiano la pretesa di vivere liberi pacifici e produttivi e addirittura in un loro Stato, è un affronto intollerabile – ancor più dell' "occupazione" di una terra che anche la Chiesa e anche l'Islam rivendicano come sacra per loro. E' la libertà degli ebrei, il loro rifiuto di essere vittime, la loro capacità di realizzare una vita autonoma e uno Stato loro, il loro stesso successo, a infastidire e offendere gli islamici (che se la prendono anche coi cristiani, quando possono) e in Occidente certe parti del mondo cristiano e anche laico, ma di cultura, non solo i reazionari, ma anche molti "progressisti", che travestono nella loro coscienza il sentimento antisemita con l'amore per gli oppressi e la "giustizia" - naturalmente imitati da settori altrettanto "progressisti" del mondo ebraico. Con l'intreccio di questa teologia politica, oltre che con il cinismo di dittatori e altri politici noi ci troviamo a dover fare i conti oggi, in uno dei momenti più difficili e rischiosi della storia recente del popolo ebraico.

Ugo Volli

Alla lucida analisi di Ugo Volli c’è, come sempre, ben poco da aggiungere, quindi mi limito a invitarvi a leggere qualche altro utile dato, qui.


barbara


15 settembre 2011

E RITORNA IL TIZIO DELLA SERA

che troppo a lungo ho trascurato, ma adesso faccio ammenda, e colgo l’occasione per tornare a giurargli eterno amore: a lui, alla sua graffiante ironia, alla sua magistrale scrittura, al suo spirito sapientemente caustico, ai suoi capelli deliziosamente anarchici.

Davanzali

Con l’eloquio di una dirimpettaia che grida alla finestra, il premier turco Erdogan ha fatto sapere al vicinato mondiale che Israele è un bambino viziato. Non sappiamo se abbia detto anche che Bibi gli fa la pipì sui gerani e si seccano. Se intorno non ci fosse il Medio Oriente degli ultimi decenni, la politica senza cambi di marcia di Netanyahu susciterebbe perplessità. Ma a poche decine di anni dalla fondazione di Israele, la Storia racconta ancora come sia stata l’educazione ebraica. Anche dal davanzale mobile di Erdogan, che lunedì è andato a stendere  i panni turchi al Cairo, non sfuggirà che dal Golfo Persico al Nordafrica c’è un popolo di popoli che non vuole Israele. E’ vero: gli israeliani non sono propensi alla fiducia, sono testardi, sordi alle novità - ma ci sono novità? Lo Stato ebraico vuole essere riconosciuto dai paesi arabi e i paesi arabi non lo fanno. Per una nazione sovrana è troppo essere riconosciuta dalle altre mentre dovrebbe a sua volta riconoscerle? Speriamo che alla finestra si affacci Bibi in canottiera e urli a Erdogan che viziata sarà la zoticona di sua madre. Meglio tirarsi le mutande dei missili.

Il Tizio della Sera

Sì, lo so, la situazione è drammatica: attentati a raffica, assalto all’ambasciata al Cairo, evacuazione di quella ad Amman per timore che facciano il bis, palestinesi che come dieci anni fa cantano e ballano per strada per festeggiare la meravigliosa carneficina dell’11 settembre e adesso si apprestano a chiedere il riconoscimento di una specie di stato terrorista – quello stato, peraltro, che hanno con tutte le proprie forze rifiutato dal 1936 fino a un anno fa -, Fratelli Musulmani che in quell’inverno siberiano spacciato per primavera araba stanno ovunque prendendo il controllo della situazione... Nonostante tutto questo, o forse proprio a causa di tutto questo, il sorriso che il Tizio della Sera generosamente ci regala è quanto di meglio ci potesse capitare.

barbara


1 febbraio 2011

IRAN IERI E OGGI

Frequentazioni
 

Donne in armi
  

Dare una mano
 

Educazione dell'infanzia
 

Regalità femminile
  


All'università


                                                                    

Posizione della donna




Al mare




Cosa succede se si ascolta musica e si balla?



(qui)

Dategli tempo, dicono le anime belle. Dategli il tempo di evolversi, dopotutto sono indietro di mezzo millennio, che questa poi qualcuno dovrà spiegarcela, prima o poi: cosa diavolo vuol dire sono indietro di mezzo millennio? Siccome Maometto è nato mezzo millennio dopo Gesù Cristo i suoi seguaci hanno il diritto di fare qualunque porcata? Se io oggi fondo una religione nuova posso ripartire dai sacrifici umani e voi portate pazienza per duemila anni perché dopotutto poverina sono indietro di due millenni? E, a parte questo, a qualcuno risulta che ci siano stati tempi in cui un cristiano esemplare ritenesse lecito trombarsi una bambina di quattro anni, e il padre della bambina fosse lieto di lasciargliela trombare? Ma torniamo al punto di partenza: evolversi. Basta lasciargli tempo e si evolveranno. Bene, l’Iran abbiamo visto come si è evoluto. E il resto del mondo islamico? Le mie studentesse in Somalia portavano abiti coloratissimi, tutte col viso scoperto, parecchie anche i capelli, molte anche il collo e qualcuna anche qualche centimetro in più. Braccia scoperte, almeno fino al gomito, erano la norma, le caviglie si vedevano quasi sempre, talvolta anche i polpacci. Oggi, nelle foto provenienti dalla Somalia, non vediamo altro che distese di niqab neri, e non di rado l’unica parte che ne rimane scoperta, gli occhi, è sbarrata da occhiali neri. Ci mostravano orgogliosi, a metà anni Ottanta la moschea nuova: la più grande di tutta l’Africa, ci tenevano a precisare. Fatta coi soldi dell’Arabia Saudita. E noi stupivamo: c’è gente che muore per un’infezione che si potrebbe curare con cento lire di antibiotico, ci sono sempre nuovi poliomielitici perché non ci sono vaccini, all’ospedale non si riceve da mangiare, i ragazzi escono dalle elementari e a volte anche dalle medie totalmente analfabeti perché gli insegnanti guadagnano talmente poco che per dar da mangiare ai figli devono andare a lavorare da qualche altra parte e a scuola neanche conoscono la loro faccia, e questi spendono milioni di dollari per il ghiribizzo di fare la moschea più grande di tutta l’Africa?! Stupivamo, noi, perché c’erano molte cose che non sapevamo. Adesso le sappiamo, ed è tutto chiaro, anche se tanti, anche se troppi continuano a fingere di non vederle, come i bambini che si mettono le mani davanti agli occhi e strillano felici: “Non mi vedi più!” Si mettono le mani davanti agli occhi e si illudono che lo tsunami che sta travolgendo il mondo intero gli girerà intorno senza sfiorarli. Di più: accusano chi tenta di lanciare l’allarme di inventarsi, per puro razzismo, pericoli inesistenti. Pazienza, lotteremo da soli, senza il loro aiuto.
Della Somalia ho raccontato, dell’Iran vi ho mostrato qualche immagine, la Turchia sappiamo. L’Egitto, state tranquilli, vedrete presto anche lui su questi schermi, se non succede un miracolo. Nel frattempo potete comunque ammirare lo splendido percorso evolutivo compiuto negli ultimi decenni. E adesso mettiamoci pure tranquilli e aspettiamo: dobbiamo solo dargli tempo, come dicono le anime belle.

barbara


31 gennaio 2011

Obama & Co.

Raramente le cose succedono per caso; buona norma sarebbe perciò tenere accuratamente conto di quello che è stato.
Quando divenne presidente, Obama volle al proprio fianco l’ex presidente Carter, che pure è stato l’unico, tra quelli ancora in vita, a subire l’onta di non essere rieletto. E Carter, non va dimenticato, fu proprio il presidente che lasciò cadere l’«amico» scià Reza Pahlavi che, sia pure con metodi poco democratici, cercava tuttavia di traghettare una laica Persia verso l’occidente. L’occidente applaudì il cambiamento «popolare e democratico» che vide il breve passaggio di Bani Sadr al potere della neonata repubblica, ma non comprese il significato del ritorno in patria di Khomeini. Nel 1981 Bani Sadr partì per l’esilio, e della neonata repubblica tutti conosciamo le tragiche vicende successive.
Le parole pronunciate da Obama al Cairo il 4 giugno 2009 non sono, in fondo, molto dissimili da quelle pronunciate da Carter 30 anni prima, ed è ragionevole prevedere che avranno, per il mondo intero, conseguenze analoghe: «Credo fermamente che ogni popolo abbia diritto a dire ciò che pensa, a giudicare i suoi governanti, ad avere uno Stato di Diritto ed alla libertà di scegliere come vivere. Non sono solo idee americane, ma diritti umani, e per questo li sosteniamo ovunque». A parte quella parola «ovunque», sulla quale ci sarebbe da discutere, nessuna persona ragionevole potrebbe criticare simili concetti, ma quando l’uomo più potente della terra parla, dovrebbe in primo luogo considerare in che modo le sue parole verranno recepite, e quali conseguenze avranno. Purtroppo Obama ha ripetutamente dimostrato che tali considerazioni gli sono del tutto estranee.
Ricordiamo la famosa gaffe diplomatica (e non solo) di quando piantò in asso Netanyahu e se ne andò a pranzare con la propria famiglia, dando così ai nemici di Israele l’esatta misura dell’irrilevanza, per la nuova amministrazione USA, di Israele e del suo rappresentante. È un caso se da quel momento essi hanno cominciato a osare quanto mai avrebbero osato prima? Il ritiro rapido, anche se preannunciato in campagna elettorale (ma tante altre promesse sono rimaste lettera morta) da un Iraq in cui gli americani stavano vincendo, ma la cui situazione non era ancora stabile, ha vanificato i risultati ottenuti fino a quel momento (e le conseguenze non hanno tardato a farsi vedere).
Dichiarare l’aumento delle truppe combattenti in un Afghanistan sempre più a rischio, e contemporaneamente preannunciare con largo, insensato anticipo, il loro successivo ritiro è un errore tattico e strategico che non poteva avere altra conseguenza che scoraggiare i propri soldati ed esaltare i nemici: esattamente il contrario di quanto un comandante in capo ha sempre cercato di ottenere sul campo di battaglia.
In un quadro di politica internazionale macchiato da simili errori, è apparso chiaro agli alleati strategici, i sauditi in primis, che gli USA non erano oramai più quel gendarme del mondo su cui in passato si poteva contare, e che quindi gli equilibri erano da studiare ex novo; non poteva certo essere il famoso inchino di Obama di fronte al re saudita un gesto sufficiente per rassicurare il re e gli altri alleati storici.
Se dunque gli USA non sono più quella potenza capace di garantire la stabilità di quei regimi, ecco che nasce, tra gli oppressi, la speranza di abbatterli, la voglia di rivoltarsi per cambiare lo status quo. Ancora martedì 25 gennaio Hillary Clinton dichiarava che il regime egiziano era stabile: viene da chiedersi a che cosa servano diplomazia ufficiale e intelligence dietro le quinte se neppure si rendono conto dei profondi cambiamenti in atto in Egitto negli ultimi tempi.
Oggi, come 30 anni fa con Carter, il mondo assiste ad uno di quegli stravolgimenti che segnano tutta un’epoca; oggi come allora gli USA lasciano cadere uno dei loro alleati fidati, strategici; un voltafaccia che, per quanto criticabile sia, oggettivamente, l’alleato in questione, rischia di costare caro all’America e all’Occidente tutto.
Mahmoud Abbas, altro caro amico di Obama, telefona a Mubarak per esprimere la propria solidarietà ed il proprio impegno per la sua stabilità, apprendiamo da fonti ufficiali (come giudicare questa solidarietà ad un uomo ormai privo di potere da parte di un uomo che il potere non l’ha mai avuto?). E lo stesso Ben Alì, come Abbas e come Mubarak, era considerato sostanzialmente democratico, in un paese additato al mondo come la prova tangibile che la democrazia è possibile anche nel mondo islamico. Ma ambasciatori e consiglieri che si recavano in Tunisia che cosa vedevano, che cosa riferivano?
Stia tranquillo il mondo, ci dicono le teste pensanti di Washington, perché i Fratelli musulmani non sono ancora riusciti a riprendersi dall’ultima sconfitta elettorale, e non sono infatti presenti nelle strade del Cairo (come in quelle di Tunisi). Anche con simili affermazioni dimostrano di non aver capito nulla né della realtà sul terreno, né della tattica strategica dei loro avversari, né della più sottile arte della psicologia.
Suleiman, ora vice presidente di un regime moribondo, non avrà storia in un Medio Oriente squassato da dure violenze che sono troppo numerose e diffuse per non essere frutto di un piano ben preciso. El Baradei, brevemente messo agli arresti domiciliari degni di un’opera buffa, sarà probabilmente l’uomo che riporterà l’ordine in Egitto, ma, in realtà, sembra avviato a fare la fine di Bani Sadr in un Egitto sempre più preda di un fondamentalismo che è solo da individuare tra i pochi dominanti la scena mondiale. E se anche il regno wahabita, afflitto dagli stessi mali della repubblica egiziana, dovesse crollare, chi rimarrebbe, oltre a Khamenei e Bin Laden, per prendersi tutto? Solo la Turchia di Erdogan, altro caro amico di Obama, che ha capito che il Medio Oriente è pronto a ricreare quel califfato che, fino alla I guerra mondiale, aveva saputo amministrare tutte quelle terre molto meglio di quanto non abbiano fatto Inghilterra, Francia ed America insieme da allora. Ma attenzione, questo è esattamente quanto vuole anche lo statuto di Hamas. Se ne sono accorti alla Casa Bianca?
Tutto è conseguenza di quello che è stato, dicevamo all’inizio, ma tutto si ripete nel tempo, se le cause scatenanti sono le stesse. Peccato che Obama, con la sua politica della mano tesa e il suo smagliante sorriso, non abbia saputo – o voluto – rendersi conto di questa elementare realtà, mettendo così in serio pericolo l’equilibrio e la pace dell’intero pianeta.

Emanuel Segre Amar
Barbara Mella


19 dicembre 2010

CONSIGLI PER IL NATALE IN ARRIVO

"Kauf nicht bei Juden", non comprare dagli ebrei. Goebbels ? No, palestinesi cristiani

Nel periodo delle feste si diffondono spesso messaggi che invitano a fare doni altruistici, un po' per mimetizzare qualche opera buona nell'orgia consumistica del regalo universale, un po' per sfruttare l'idea che questo è il periodo in cui tutti sarebbero chiamati ad essere buoni.
Queste comunicazioni sono naturalmente molto diffuse e rimbalzano fra i vari mezzi di comunicazione, tanto che ne arrivano spesso anche a chi con le feste cristiane non c'entra. A me personalmente ne sono arrivati un paio molto interessanti, che voglio riferirvi qui.
Queste comunicazioni invitano i "Christmas shoppers" cioè i consumatori natalizi (mirabili creature generate dal matrimonio del marketing con la religione, peccato essere doppiamente fuori target), a realizzare un grande desiderio del buon cristiano; scrive: "All I Want for Christmas is an End to Apartheid". (Tutto quel che voglio per Natale è la fine dell'Apartheid"). Cioè – rendendo trasparente la fraseologia propagandistica – la distruzione di Israele come soggetto autonomo e diverso dalla "Palestina".
È il messaggio diffuso dalla "Voice of the Palestinian Christians", in un due formati diversi: uno più secco con l'elenco di dieci marche israeliane (da Ahava a Sabra) e non (dall'Oreal, a Motorola a Intel) da boicottare (qui
). E uno più religiosamente untuoso con abbondanti citazioni di Isaia, che predica contro un governo israeliano che "divora la terra palestinese" (qui) e "non cammina sulla strada della pace – la quale secondo il messaggio richiede sacrifici dalla due parti, ma i palestinesi li hanno già fatti e dunque ora bisogna "premere" su Israele. A queste voci si è unita quella del sindaco di Betlemme, cristiano-palestinese anche lui, che chiede come regalo di Natale "sanzioni commerciali, sanzioni sportive, sanzioni educative, sanzioni culturali" contro Israele, perché "le sanzioni sono la sola strada, negoziare è una perdita di tempo". (qui).
Naturalmente tutte queste sanzioni non riguardano tanto gli israeliani intesi come cittadini di uno stato, quanto gli ebrei, come componente maligna di quello stato o suoi sostenitori.
Per dirne una, Wikileaks ha appena rivelato che ci fu addirittura una decisione della Lega araba per boicottare i film di Spielberg. Come il mondo "progressista" e antimperialista si trovi a imitare gli slogan nazisti ("Kauf nicht bei Juden", non comprare dagli ebrei, ripetevano i propagandisti di Goebbels), meriterebbe una certa attenzione.
Ma dato che siamo sotto Natale, concentriamoci invece sull'aspetto religioso. Che un atto di guerra a Israele (guerra "con altri mezzi", non direttamente violenti, ma sempre guerra) possa essere un regalo di Natale, che fra l'altro è la festa di compleanno di un ebreo patriottico com'era evidentemente Gesù, come si concili con la religione dell'amore, è una questione interessante, che lascio alla riflessione di chi crede in Lui.
Resta il fatto che le cose stanno proprio così, che quella contro Israele (anzi contro gli ebrei) è una guerra di religione non solo da parte islamica, dove questo è del tutto evidente; ma anche da parte di settori minoritari ma consistenti del mondo cristiano. È quel che è emerso dal recente sinodo dei vescovi cattolici in Medio Oriente, quel che risulta evidentissimo dalle pubblicazioni di un'entità ufficiale della Chiesa cattolica come Pax Christi, ma anche dalle recenti decisioni di boicottaggio dei presbiteriani americani, una denominazione cristiana piccola ma influente eccetera. Anche qui, lascio alla loro coscienza la riflessione su perché si impegnino proprio contro Israele e non su Cipro (dove i Turchi hanno invaso e opprimono dei Cristiani), la Cecenia, il Sahara occidentale, il Sudan e altri mille posti: non sarà per un "odio antico" e tutto teologico contro gli ebrei?
C'è un altro punto che voglio sottolineare: le guerre politiche finiscono facilmente prima o poi con un compromesso, dato che si tratta di dissidi mondani e secolari, che ammettono mediazioni. Ma una guerra religiosa, per esempio quella contro un "peccato contro Dio", come la dichiarazione "Kairos-Palestina" letta al Sinodo definisce Israele, può finire solo con la distruzione totale del nemico: cioè in questo caso con una nuova Auschwitz.
Questo è quello che cercano, al di là delle dichiarazioni fintamente ecumeniche, gli amici dei cristiani palestinesi, i pacifisti di Pax Christi, i compilatori di Kairos Palestina. Lo stesso che cercava Hitler con l'accordo del Muftì di Gerusalemme. Io posso augurar loro solo, nella ricorrenza del loro Natale: che Dio li perdoni. Io non ne sono capace.

Ugo Volli (informazione corretta)

Nel frattempo apprendiamo da
http://www.nuitdorient.com/ N° 25 che d’ora in poi in Turchia non sarà più consentito a israeliani e graci di acquistare terre nel Paese. Gli altri stranieri possono acquistare fino a dieci ettari, tranne Iran, Siria, Arabia e stati del Golfo, per i quali non vi sono limiti di superficie acquistabile. (P.S.: non solo tu, Ugo)

barbara


29 settembre 2010

LA STRADA DI SMIRNE

Qua sì che faccio proprio una recensione coi fiocchi, continuavo a dirmi mentre lo leggevo. Poi ho finito di leggerlo, ho preso penna e quaderno e... niente, non mi veniva niente. Non per il panico da pagina bianca, no: scrivo testi di ogni sorta da quando avevo sette anni, e non ho davvero mai saputo che cosa fosse. No, il motivo era un altro: era l’eccesso. Era l’affollarsi disordinato di troppe sensazioni, troppe emozioni, troppa sofferenza che si accavallavano – che tuttora si accavallano – le une sulle altre, finendo per ostruire l’uscita. E tuttavia non posso rinunciare a scriverne, non posso rinunciare a farvi conoscere questo nuovo capolavoro di Antonia Arslan, che prosegue la storia narrata in La masseria delle allodole: troppo poco, ancora oggi, si sa di questo primo genocidio programmato della storia, troppo silenzio continua, ancora oggi, ad avvolgere lo sterminio sistematico dei cristiani di Turchia allo scopo di renderla islamicamente pura (anche sui greci si è abbattuta, in quegli anni, la scure della pulizia etnica. La sapevate, voi, la strage dei greci? Io no).
Storie di morte e storie di vita, troviamo in questo bellissimo libro, storie di vigliaccheria e storie di coraggio estremo, di abiezione e di redenzione. E di quella volontà di sopravvivere che sa compiere persino dei miracoli. Leggerlo, è un imperativo categorico.

Antonia Arslan, La strada di Smirne, BUR



barbara


18 settembre 2010

LA BASTARDA DI ISTANBUL

Perché il corpo sa sempre, molto meglio della mente, che cosa è giusto fare. Ed è per questo che, contro tutto e contro tutti, la “bastarda” riesce a venire al mondo, dando così il via a questo coraggioso romanzo. Perché se è vero che, come diceva quel tale, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare, è altrettanto vero che se uno ce l’ha nessuno lo può fermare e come un fiume in piena travolge e spazza via ogni ostacolo sul proprio cammino. Ed è coraggio vero quello della giovane autrice di questo splendido romanzo, che non ha esitato ad affrontare un processo pur di non rinunciare a gridare forte la verità: quella verità - una sola, sempre lei – che la Turchia oggi come ieri non vuole sentire: il genocidio armeno. E strane storie si svolgono e si intrecciano intorno alla “bastarda”, in un girotondo sempre più stretto, sempre più rapido, come nelle danze dei dervisci, che ti attira e alla fine ti risucchia e la vertigine che ti coglie quando, al riapparire della spilla con la melagrana, di colpo ti balena la verità – non meno sconvolgente di quell’altra verità, più recente e più antica, la prima rivelata dall’acqua d’argento nella ciotola d’argento – quella vertigine che ti costringe a posare il libro e ritrarti, e riprendere respiro, per non precipitare nel baratro che, improvviso e fatale, si spalanca ai tuoi piedi. E tra ceci e pistacchi e pinoli e cannella e zucchero e riso e finestre sul Bosforo e dinastie di gatti e cianuro di potassio e un incredibile, inaspettato “Se non ora quando?” che d’improvviso ti balza fuori dalla pagina, precipiti verso l’inevitabile conclusione, in cui tutti i conti finalmente tornano e tutti i debiti vengono saldati... per poi pentirti di avere corso tanto quando ti rendi conto che il libro è inesorabilmente finito, e con esso l’incommensurabile piacere di leggere questo autentico capolavoro.

Elif Shafak, La bastarda di Istanbul, BUR



barbara


12 settembre 2010

E ADESSO MUSICA MAESTRO!

Eurabia, dici? No, ma quale Eurabia, Eurabia non esiste! È un’invenzione del perfido Occidente, sai, islamofobi assatanati, anzi, dirò di più, è un’invenzione dei sionisti, quelli, pur di gettare veleno, guarda, anzi, dirò di più, anche se non sta bene dirlo, ma io non ho mica paura di nessuno, sai: per me è un’invenzione dei perfidi giudei, ecco, l’ho detto.

Da molti anni “Settembre musica” riscuote un successo sempre maggiore tra gli appassionati di musica di Torino e Milano. Quale strada migliore per far penetrare anche tra questi appassionati musicofili il verbo dell'islam? In fondo il dittatore Gheddafi ha recentemente dichiarato che la Turchia sarà il cavallo di Troia [absit iniuria verbis, ndb] dell'islam in Europa.
Ecco che allora questi sono i frutti che possiamo cogliere in EURABIA, sotto casa nostra.

Dal programma di “Settembre musica” di Torino:

Tradizioni musicali di Turchia: l'Occidente dell'Oriente, l'Oriente dell'Occidente.
Retrospettiva Fatih Akin
La stagione delle turcherie
Presentazione del volume: Musiche di Turchia
Lo splendore della musica classica ottomana
La cerimonia dei dervisci rotanti
Mehter, le musiche marziali dei Giannizzeri
Idem, con grande parata della fanfara tradizionale
Istanbul 1710
Da Bisanzio a Istanbul; canti liturgici cristiano ortodossi e musulmani
Kirika
Orient expressions
Kilink Istanbul'da
Istanbul sessions



Grazie all’amico Emanuel Segre Amar per la segnalazione.

barbara


8 giugno 2010

CELESTINO V

Alias Pietro Angeleri, detto anche Pietro da Morrone. Aveva, anche lui, un’ottantina d’anni quando fu eletto al soglio di Pietro, che ancora non ho capito perché si chiami soglio di Pietro dal momento che Pietro era vescovo di Antiochia, ma soprassediamo. Arriva dunque lì, questo brav’uomo, e non ci mette molto a rendersi conto che per sopravvivere in quel bordello, costruito su territori rubati e “legittimato” con un documento falso fabbricato ad hoc – altro che Balfour! Altro che 181! Altro che territori cosiddetti occupati! – bisognava accettare troppi compromessi, bisognava tollerare troppe sozzure, bisognava convivere con troppe bassezze. E cosa fa? Essendo provvisto di coscienza, si dimette. Non io vado, adesso vado, guardate che vado, attenti che vado sul serio: dimissioni vere. Come quelle di Pierluigi Collina. Irrevocabili. Perché gli uomini veri – che non sono quelli che non devono chiedere mai, né quelli che proclamano urbi et orbi che ce l’hanno duro, né quelli decisi a battersi fino all’ultimo bambino, proprio e altrui – sono rari, ma esistono. Rendiamo dunque onore a questo uomo retto che, tra un comodo meretricio e il duro rispetto per la propria coscienza, ha saputo scegliere quest’ultimo (il povero papa Luciani invece ci ha messo un tantino di più a rendersene conto, e così hanno dovuto provvedere a dimetterlo d’ufficio, ma questa è un’altra storia. O no?)

Piccola nota a margine: c’è chi si rifà la verginità ricostruendosi l’imene, e chi se la rifà così. E qui qualche altro aggiornamento su ciò che succede in zona.

barbara


7 giugno 2010

QUELLI CHE LA SERA NON SI PUÒ GIRARE PIÙ

Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la TV.
L’ho sentita questa sera alla radio mentre preparavo la cena, e mi è venuto irresistibilmente da pensare alla cartolina di oggi: un parallelismo praticamente perfetto.


Il futuro dell'Occidente non è solo eurarabo, ma anche chiesarabo

Cari amici, mi hanno detto che quel Benedett'uomo del papa, parlando da Gerusalemme o da Betlemme, insomma proprio vicino alla famosa barriera di protezione, ha fatto un gran discorso di protesta per l'occupazione turca di Cipro, ha detto che il muro che divide Nicosia è un'infamia e così anche la cancellazione di tutte le tracce cristiane a Cipro, ma anche in tutta la Turchia e nei territori che costituiscono l'Armenia storica. Poi, stupendo tutti, ha affermato che quel vescovo ucciso dal suo autista ebreo non doveva assolutamente essere messo in conto all'ebraismo, anche se era il quarto o il quinto sacerdote a essere caduto sotto i colpi degli integralisti ebrei negli ultimi anni. "E' solo una vicenda personale" ha detto il generoso Benedetto. "non possiamo farne colpa agli ebrei". Qualcuno deve aver chiesto cosa c'entra con il contesto israeliano in cui parlava e lui: "I turchi si sono uniti a coloro che cercano di distruggere Israele, che minacciano un bagno di sangue. Il terrorismo è una malattia del mondo arabo, che dovrebbe guardarsi dentro e bloccare i suoi istinti sanguinari. Bisogna però anche che ci occupiamo dell'aggressività turca, del modo in cui reprimono i curdi, bombardano i loro villaggi, imprigionano i loro leader, ha aggiunto, dei bagni di sangue che fanno parte della loro identità storica. E soprattutto, non è accettabile che neghino il genocidio degli Armeni. Tutta quella che oggi spacciano per Turchia orientale è terra armena, terra rubata. Se i turchi vogliono la pace, devono ritirarsi dal lago di Van, dalle città di Kars e Trabzon. Soprattutto devono chiedere scusa e accettare che una commissione presieduta dal presidente armeno e dal presidente francese faccia piena luce sui loro delitti!"
Ecco, ho letto in fretta, ma questo ho capito del discorso del papa, così citato dai giornali. Che bello, no? Il leader spirituale che mancava all'Europa ha finalmente trovato il coraggio di dire la verità che tutti negano. Ma che cosa sento... Qualcuno mi dice che non è così? Non ha denunciato i pericoli dell'Islam parlando da Gerusalemme, ma di quelli di Israele parlando da Nicosia? Che strano... E ad ammazzare quel vescovo e quei sacerdoti non sono stati gli ebrei ma i turchi? Ma certo! Gli ebrei non ammazzano i cristiani, ma i musulmani sì, eccome, in particolare i turchi! Poi li assolvono sempre dicendo che sono matti, certo, ora mi ricordo. Ma Lui ha comunque detto che non hanno colpe, non gli ebrei che non c'entrano davvero, ma proprio i turchi che fanno il tiro al piccione sui preti appena possono, che la religione in questi omicidi non c'entra, gli islamici sono suoi fratelli eccetera eccetera? Ma che strano...
Eppure è proprio così, adesso ho riletto l'articolo ed è proprio vero (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201006articoli/55686girata.asp). Pensateci. Il Papa va a Nicosia, la sola città in Europa e nel Mediterraneo divisa da un muro, eretto dai turchi, in un paese occupato militarmente dall'esercito turco – e non protesta contro l'occupazione bensì parla contro Israele, gli ammazzano i vescovi e lui dice che non importa, che certamente l'Islam non c'entra perché è buono... fraterno... Che bello, è proprio il giusto leader spirituale per Eurabia. Se non ne ha ancora uno, gli potrei suggerire il giusto motto latino: "Flectar, non frangar", cioè, interpretato un po' liberamente, pur di non farmi legnare mi piegherò a ogni compromesso... Capisco ora come possa considerare Pio XII come un maestro spirituale; anche a Pacelli probabilmente i nazisti non andavano tanto a genio sul piano personale, ma aveva paura per i cattolici nel Reich. Immagino che anche al Papa gli islamofascisti non siano simpatici, ma forse per frenare i loro impulsi omicidi contro i cristiani è meglio piegarsi, non denunciare, prendersela con Israele assicurandosi anche l'approvazione dell'opinione pubblica progressista euraraba che lo detesta... Geniale... Far di necessità virtù... Il futuro dell'Occidente non è solo eurarabo, ma anche chiesarabo. Che il Cielo ce la mandi buona.

Ugo Volli

Che poi uno magari volendo potrebbe chiedersi come mai, se il vescovo è stato ucciso per via del fatto che il suo autista era un tantino squilibrato (e qui si potrebbe aprire una ulteriore parentesi per chiedersi come mai i religiosi cristiani da quelle parti abbiano l’insana abitudine di circondarsi tutti quanti da persone squilibrate, ma lasciamo perdere) come mai, dicevo, adesso improvvisamente diventi un martire della fede cristiana, ma lasciamo perdere anche questo, perché è sicuramente una domanda tanto tanto maligna, e non sta per niente bene fare domande maligne. E passiamo invece a leggere quell’autentico capolavoro che è la cartolina di ieri.

Voglio andarci anch'io

Cari amici,
voglio andarci anch'io. Sarà il caldo che incomincia a salire, sarà tutto questo parlare di flottiglie e di arrembaggi, sarà come dicono i giuristi il loro "combinato disposto" di questi fatti, ma voglio andarci anch'io. Per mare, voglio dire. Su una nave. Anzi su una flottiglia. Che cosa dico, su una flotta! L'invincibile armada dei pirati! Voglio issare sull'albero di trinchetto la bandiera di un paese che non c'è, rompere gli assedi, mettermi in testa una bandana colorata e magari coprirmi un occhio con una benda nera, impugnare un coltellaccio e sfidare tutti i blocchi del mondo, per esempio i limiti di velocità sotto costa, la dimensione stabilita delle reti da pesca, i regolamenti antinquinamento... Sarò un pirata e non rispetterò le leggi. Farò liberamente la mia pipì in mare e mangerò i bianchetti, alla faccia dell'Unione Europea.
Ho anche pensato che sarebbe bello darmi uno pseudonimo, o meglio un nome di guerra: se ce l'ha anche quell'ometto di Mahamud Abbas, detto Abu Mazen per le armi, perché non io? Potrei chiamarmi Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, così, per rendere omaggio ai grandi banditi del passato e alla bandiera rossa del comunismo e della Turchia. Non vi sembra un nome molto impressionante e pericoloso? Farò paura a tutti, salvo che alle masse popolari che non hanno nulla da pardere se non le loro catene. Sarò un eroe dei rotocalchi e mi inviteranno all'Isola dei famosi.
Però io sarò assolutamente pacifico, farò il bandito buono, come il capitan Merluzzo di quella vecchia pubblicità dei surgelati, chiamerò Croce Rossa la mia invincibile armada e crocerossini i miei banditi, così chiunque ci contrasti sarà uno che spara sulla Croce Rossa o impedisce alla croce Rossa di operare. Questo non mi impedirà di ammazzare, di rubare e di fare contrabbando, ma nessuno lo potrà dire senza perdere la faccia. Mi sembra un piano splendido, mi vedo già sul ponte a gridare "bordate i pappafichi!", "accostate a dritta!" e soprattutto "all'arrembaggio!". Credo che avrò una buona stampa, anche perché sarò un'Organizzazione Non Governativa, che intendo chiamare PeBeCoMa: sarà una brutta sigla ma vuol dire "per il bene e contro il male", chi oserà contrastarmi?
Anche gli obiettivi non sono difficili da stabilire. Vorrei partire dal golfo persico e risalire l'Eufrate fino al Kurdistan per portare soccorso al PKK, che i turchi considerano terroristi. Ma si sa che solo gli stati possono essere terroristi, gli altri sono combattenti per la libertà. E anche se adesso, da quando sono diventati islamisti, i turchi sono così simpatici alla sinistra, come dimenticare che il comandante Ocalan, presidente del PKK, fu aiutato dal governo D'Alema e in particolare da Rifondazione comunista? Poveracci, essendo molto meno furbi di Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, che poi sarei io, combinarono tali pasticci da fare arrestare il povero leader, che attualmente langue in una prigione del Mar di Marmara, ma non importa, dovranno comunque appoggiarmi.
Mi resta un solo problema: come faccio a comprarmi, o anche solo a noleggiarmi un'invincibile armada? E la benzina dove la compro? Mi faranno credito? Avete qualche idea? Che ne dite dell'importazione di materiali vegetali da fumo dal Marocco, polveri da naso dalla Bolivia, iniezioni intravenose dall'Afghanistan? Sono paesi amici e rivoluzionari, no? Posso sperare che cedano a Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, parte dei loro profitti? Io ci conto, e intanto lucido la mia sciabola da arrembaggio. Voglio assolutamente andarci anch'io. Hasta la victoria siempre.

Ugo Volli

Naturalmente mi sono già prenotata, e il Grande Ugo ha promesso che se farò la brava e canterò l’inno mi arruolerà. Che emozione, ragazzi!
In attesa dell’imbarco, comunque, occupiamoci ancora per un momento degli imbarchi altrui per segnalare che la Reuters, non paga di aver dovuto ritirare migliaia di foto taroccate durante la guerra in Libano, ci riprova, e si fa di nuovo beccare con le mani nel sacco.


barbara


2 giugno 2010

IL VALORE DELLA MEMORIA

Ho trovato interessante, bella e utile questa lettera pubblicata ieri su Informazione Corretta, che propongo per un valido spunto di riflessione.

Il villaggio era pieno di cadaveri.
In un cortile c’erano un gruppo di donne (armene) ancora vive.
I soldati (turchi) si divertivano a frustarle.
Poi uno ebbe l’idea di prendere un tamburo e farle danzare.
«Danzate, donne, danzate quando sentite il tamburo».
Urlavano i soldati mentre le fruste schioccavano sulle schiene di quelle poverette, lacerandole.
«Scoprite il seno e danzate. Danzate finché siete vive».
Urlavano i soldati.
Uno di loro è andato a prendere una tanica di cherosene e l’ha versato addosso alle ragazze.
«Danzate urlavano tutti, danzate fino a che siete vive e sentite questo aroma più dolce di ogni profumo.»
Poi hanno appiccato il fuoco. I poveri corpi si sono contorti fino alla morte.
E io, ora, io che sto raccontando questo, come potrò mai, ditemi, levarmi quei poveri corpi dagli occhi?
Racconto di una testimone tedesca, Isola di Hectamar, Turchia, 1915

Siamo venuti a finire il lavoro.
Ex ufficiali delle SS, istruttori dell’esercito Egiziano, 1967 (Guerra dei sei giorni)

Noi vi sgozzeremo tutti, sgozzeremo i feti nelle madri.
Yassir Arafat ( Algeri 1985).

I palestinesi come i tedeschi sotto Hitler sono un popolo genocida e criminale. Ci sono due teorie: la prima è che i tedeschi sono un popolo genocida di successo mentre i palestinesi sono un popolo genocida sfigato e fantozziano. La seconda teoria è che i tedeschi siano un popolo genocida sfigato e fantozziano che per riuscire e eseguire un genocidio parziale si siano massacrati, hanno distrutto la loro nazione, l’hanno fatta seppellire sotto le bombe, si sono fatti 6 milioni di morti tra militari e civili, hanno perso una guerra mondiale, sono stati spaccati in due con la metà orientale occupata, oooops, pardon, fraternamente aiutata dai sovietici, che erano carini e simpatici e i loro amichetti si chiamavano Stasi.
Mentre i palestinesi sono un poplo genocida di grandissimo genio e successo, che con pochissima spesa, una manciata di morti, un miscuglio geniale di protervia e vittimismo ha portato la vigliaccheria del mondo a livelli di antisemitismo ben superiori a quelli dell’epoca hitleriana, la gente (immonda) ama i palestinesi che ufficialmente ballano per strada dopo aver assassinato scientemente dei bambini, si prepara l’olocausto nucleare del popolo israeliano da parte della simpatica nazione chiamata Iran, quella dove Khomeini ha fatto bruciare 80.000 libri, ammazzare un milione e qualcosa di persone.
Che gli è successo ai palestinesi? Gli hanno violentato le madri? E dopo avergiele violentate gliele hanno bruciate con il cherosene? No, quelli che hanno subito questo erano gli armeni, eppure non esiste un terrorismo armeno.
Gli hanno impiccato i bambini dopo averli usati per infettargli la tbc?
No quelli che hanno subito questo erano gli ebrei, eppure gli ebrei non hanno distrutto le metropolitane di Berlino e Roma per saldare i conti.
Che diavolo gli hanno fatto ai mostruosi palestinesi di così terribile da giustificare che questo popolo osceno e crudele balli per strada per festeggiare dei bambini bruciati vivi e insegni ai propri stessi bambini il sogno di morire come terrorista suicida?
Il popolo di Gaza esige il diritto di sterminate gli ebrei.
Nel frattempo gli tirano i missili quassam, poverini, sono poveri e questo giustifica tutto. Se i palestinesi portassero i loro smunti deretani fino a un tavolo della pace e si impegnassero a non fare la guerra, a non lanciare missili quassam il blocco verrebbe tolto immediatamente e questi infernali babbei sarebbero anche riempiti di quattrini, ma no, i palestinesi devono avere il diritto di tirare i missili qassam e non subire embarghi, perchè perdio, per questi crudeli criminali che hanno insanguinato il mondo, incluso il mio paese, e che lo stanno portando alla guerra nucleare, massacrare gli ebrei deve essere un diritto riconosciuto.
Allora questo è il riassunto di quello che è successo: un popolo bravo in genocidi, il migliore, quelli che hanno massacrato gli armeni, non si sono scusati non hanno chiesto perdono, anzi dicono che sono tutte balle sono andati a soccorrere un popolo di aspiranti genoci, fino ad ora non ci sono riusciti.
Erano armati fino ai denti i bravi pacifisti, che è sinonimo di filoterroristi e la marina israeliana li ha fermati limitandosi a venti morti perché gli israeliani sono dei grandi.
Viva Isarele. Che Israele viva, perchè se qualcosa succedesse ancora al popolo di Israele, allora vorrebbe veramente dire che il mondo ha perso la sua decenza.
Ma non succederà. Solo contro un miliardi di musulmani che lo vogliono distruggere, il popolo di Israele continua a vivere.

Hanno cercato di distruggere Israele
:

i filistei: scomparsi
gli assiri: scomparsi
i babilonesi: scomparsi
gli egizi: sconfitti
Impero romano di occidente: scomparso
impero romano d'oriente: scomparso
impero ottomano: scomparso
nazismo: sconfitto
unione sovietica: scomparsa

E se i prossimi della lista si mettessero a fare altro?
Occuparsi del benessere delle loro case? E se i palestinesi e al fatah facessero delle costituzioni che non abbiano l'assassinio di Israele come articolo 1? Delle costituzioni che dedichino qualche articolo, ora non ce ne è nemmeno uno, al benessere dei loro figli? E se il mondo libero facesse il tifo per questo, pretendendo dai palestinesi una cultura di pace?

sdm, sionista

Ecco, ve la lascio così, senza apporre commenti. Aggiungo solo l’invito a leggere le odierne riflessioni di Ugo Volli e a guardare questo straordinario video, segnalato da lui, per vedere come è fatto un eroe vero.
Concludo dicendo che ho appena sentito alla radio che gli “attivisti” italiani sono stati liberati: peccato.


barbara


15 marzo 2010

DHIMMI: SE NON PAGANO UCCIDETELI!

«Ecco perché uccidevo i fedeli»; video-choc. Un terrorista iracheno confessa: «Se non mi pagavano la tassa prevista, finivano decapitati»

« Sono stato reclutato da un imam pachistano a Londra, che mi ha pagato per unirmi ad al-Qaeda in Iraq e mi ha detto che era lecito uccidere i cristiani». È con queste parole che l’ex mufti di al-Qaeda a Mosul, il terrorista Muhammad Ramzi Shihab, racconta in una sua confessione come e perché uccideva i cristiani iracheni della provincia di Ninive. La Tv satellitare al­Arabiya ha trasmesso parte della sua confessione, mostrata ai giornalisti durante una conferenza stampa tenuta dal portavoce del ministero della Difesa iracheno, Muhammad al-Askari, a Baghdad. «Ero solito decapitare i cristiani che non volevano pagarmi la “jizia” (la tassa per i cristiani prevista dalla sharia) – afferma il terrorista nel video – l’imam pachistano mi ha nominato mufti e ho emanato una fatwa ordinando di decapitare un insegnate cristiano. Poi ho ordinato un’altra fatwa contro un commerciante cristiano che non voleva pagare la “jizia”». Shihab aveva emanato anche una fatwa che rendeva lecita l’uccisione di tre donne accusate di aver dato informazioni alla polizia, così come ha ammesso di aver «pianificato un attentato avvenuto nel villaggio di al­Khazana». Il terrorista aveva preso di mira anche una minoranza sciita presente nel nord del Paese. Il portavoce del ministero della Difesa ha poi mostrato le confessioni di altri otto terroristi, chiedendo alle famiglie delle loro vittime di sporgere denuncia contro di loro alla magistratura.
Tra le persone arrestate c’è anche un siriano, Azmi Dari Muhammad, di Homs, arrestato mentre si camuffava con abiti femminili. «Era addetto ad arruolare donne – ha spiegato il portavoce – che avrebbero lavorato come domestiche per le persone importanti della zona, in modo da raccogliere informazioni utili per il gruppo. Trasportava anche armi, evitando i controlli della polizia in quando scambiato per una donna». Intanto, la violenza continua a dilagare nel Paese. Ieri a Baghdad quattro persone sono morte in un attacco contro una Ong nel quartiere sciita di Adhamiyah. Alle 14 locali un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione negli uffici di “Mawteny”, ha ucciso quattro dipendenti, tra cui una donna, e ne ha feriti due. (A.E.) 20.01.2010

Sì, certo lo so, loro sono buoni, loro seguono la religione di pace, loro hanno una cultura che vale quanto la nostra; siamo noi che siamo islamofobi eurocentrici imperialisti colonialisti, in una parola: cattivi. E molto kattivissimo, inutile dirlo, è anche il solito, inescusabile Ugo Volli, uno e due.

barbara


15 febbraio 2009

MA NON C’È PROPRIO LIMITE ALLA SPUDORATEZZA?

Qualche mese fa Sarah Ferguson era entrata in un orfanotrofio turco, spacciandosi per donatrice e aveva filmato di nascosto le terribili condizioni in cui vengono tenuti i bambini. Ora la Turchia l’ha denunciata. Indovinate per che cosa? Per falsificazione di identità? No. Per avere filmato senza permesso? No. Per avere sputtanato un Paese che pretenderebbe di entrare in Europa? No, neanche per questo. È stata denunciata PER AVERE VIOLATO LA PRIVACY DEI BAMBINI!!!! Serve aggiungere commenti?

barbara


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Un proposito:
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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
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