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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


29 novembre 2011

PER UNA VOLTA

eccezionalmente, questo blog parla di moda 



barbara 


27 settembre 2011

SHANAH TOVAH

A tutti i miei amici, a tutti coloro che sono vicini al mio cuore e in particolare a Gilad desidero augurare IL PIÙ GRANDE Shanah tovah

e un anno pieno di colore.



barbara


29 marzo 2011

AUX ARMES CITOYENS

Perché non c’è scelta. Perché se non vogliamo finire come questa donna non possiamo fare altro che combattere e far sentire alta la nostra voce – e magari riascoltiamola anche dalla splendida voce di questa coraggiosa cantante che, incurante di boicottaggi e indifferente a pressioni, il prossimo 9 aprile andrà a cantare a Tel Aviv.



barbara


19 febbraio 2011

E QUATTRO (20)

Ritagli rimasugli frattaglie 3

E poi abbiamo visto il museo d’Israele da poco riaperto, col miracolo dei rotoli del mar Morto miracolosamente riemersi grazie a una capra beduina che si era data alla fuga e al pastore intenzionato a recuperarla a qualunque costo, e le sinagoghe di varie comunità della diaspora ricostruite nello stile originario e arredate con gli arredi originali donati dalle comunità stesse (assolutamente strepitosa quella dei Caraibi, tutta di un bianco abbagliante e col pavimento ricoperto di sabbia candida e sottile come farina per purificarsi quando si entrava).
E la vecchia stazione di Tel Aviv ricostruita come luogo di intrattenimento, con locali e negozi e alberi giganteschi e i capannoni in cui avevano alloggiato gli inglesi al tempo del mandato britannico.
E la danza improvvisata in Ben Yehuda a Gerusalemme da un gruppo di ragazzi fra cui una deliziosa soldatina dal viso pieno di lentiggini.
E il locale di Max Brenner, da cui si esce letteralmente strafatti di cioccolata – e magari, approfittando di quella magica invenzione che è la carta di credito, con una borsa stracolma di dolci e cosmetici al cioccolato, oltre che delle più strepitose scatole mai viste da occhio umano.
E gli stambecchi dell’oasi naturale di Ein Gedi, vicino al mar Morto.



E le alture del Golan, da cui i cecchini siriani facevano il tiro al piccione sui contadini e sugli abitanti dei villaggi sottostanti









e di cui le anime belle, incuranti di questi precedenti, incuranti del fatto che dalla Siria continuino ad arrivare segnali non solo tutt’altro che rassicuranti, ma anche sempre più minacciosi su ciò che accadrebbe se riavessero in mano quelle alture, e incuranti dell’infinità di reperti archeologici di insediamenti ebraici antichissimi – ossia risalenti a molto prima dell’invasione araba, con relativa pulizia etnica delle popolazioni autoctone - trovati in tutta l’area, continuano a chiedere a gran voce la restituzione – guardandosi bene, naturalmente, dal chiedere alcunché alla controparte.
E poi l’incanto del golfo di Haifa – sì, lo so, ve l’ho già mostrato, ma non così – immerso nelle brume del crepuscolo.



E poi Giaffa e le sue case antiche e i suoi vicoli lastricati e le sue scale e le sue piazzette e le sue palme e il Mediterraneo verso Tel Aviv









e infine lui



che non si sa se stia arrivando o partendo o passando, a me comunque è piaciuto e l’ho fotografato e adesso lo regalo anche a voi. E arrivederci al prossimo viaggio.

barbara


17 febbraio 2011

E QUATTRO (19)

Ritagli rimasugli frattaglie 2

Vi ho già detto che siamo stati dai circassi, ma non vi ho raccontato come ci siamo arrivati. E dunque arriviamo nel loro villaggio, scendiamo dall’autobus, percorriamo le poche stradine per arrivare al loro museo e... il museo non c’è. Non c’è proprio niente di niente. Angela dice eppure mi pare proprio che dovrebbe essere qui, io dico sì, anche a me pare che fosse qui, da quella terrazza là ho fatto le foto quando siamo usciti, l’altra volta... Però il museo non c’è, e questo è un fatto. Prende il cellulare, chiama, e le dicono ah sì, ci siamo trasferiti, prendete quella strada così e così che adesso veniamo a prendervi. E difatti di lì a un po’ che però era un po’ abbastanza tanto arriva una signora in macchina che ci dice di riprendere l’autobus e poi lei si mette davanti all’autobus e insomma abbiamo girato per strade e stradine a non finire per raggiungere la nuova sede del museo, della quale, al momento della prenotazione della visita, non era stato fatto il minimo cenno. E poi mi ero dimenticata anche di raccontarvi della lingua ma niente paura, tra le frattaglie adesso raccattiamo su anche quella. E dovete dunque sapere che l’alfabeto circasso originariamente aveva un numero di lettere che adesso non mi ricordo di preciso ma più o meno doveva essere sulle centocinquanta o giù di lì. Poi un bel giorno hanno detto basta con sto macello, semplifichiamo! E così adesso sono solo poco più di una sessantina. Altra caratteristica della lingua circassa è che non gli è mai venuta l’idea di attaccare le sillabe tra di loro, e quindi tutte le parole circasse sono monosillabiche. Va da sé che le sillabe possibili, anche con tutte quelle lettere, non sono illimitate, per cui le sillabe hanno più di un significato. Mooolto più di uno, e per dimostrarlo ci ha fatto l’esempio di una bella frase lunga, completa, con soggetto e verbo e un po’ di complementi col loro accompagnamento di aggettivi, tutti consistenti in un’unica sillaba ripetuta tipo scioglilingua. Forse sarà per quello che uomini e donne, per scegliersi, usano la danza con tutti i vari movimenti del corpo e delle braccia e delle mani: evidentemente così sono più sicuri di capirsi.

E l’orgia di colori delle meravigliose opere di artigianato sulle bancarelle di Nahalat Benjamin, di cui nel 1910 si sono cominciate a scavare le fondamenta



e nel 1914 era così



e oggi è così.



E l’altra orgia di colori, profumati questa volta, di Mahane Yehuda, il grande mercato di Gerusalemme – e Paolo il Grande che non è stato neanche un po’ contento e anzi ha anche fatto una faccia strana quando gli ho detto ma lo sai che qua ci sono stati un sacco di attentati terroristici, perché insomma, a me sembra che a uno dovrebbe interessare di conoscere la storia dei posti che sta vedendo, no? E lui ha detto che sì, però magari era meglio se glielo dicevo dopo. Io comunque mi sono rimpinzata di fragole fresche profumatissime e di dolcissimi datteri e un sacco di altre cose che non mi ricordo più. C’erano anche le uova col guscio bianco, che da noi non si vedono praticamente più. Cinzia, che lavora nel ramo, ha spiegato che il guscio, siccome è poroso, trattiene la polvere che vi si posa; siccome sul bianco la polvere è chiaramente visibile, un occhio esperto è in grado di calcolare, dalla quantità di polvere trattenuta, quanto è vecchio l’uovo, e per questo sono state selezionate quelle uova dal guscio circa ocra, in cui tutto questo non si vede.
E poi quell’altra orgia di colori ancora delle vetrate di Chagall nella sinagoga dell’ospedale Hadassah, dedicate ai dodici discendenti di Giacobbe che hanno dato origine alle dodici tribù di Israele,



una delle quali colpita dai giordani durante la guerra dei Sei giorni, e per questo ora protette e non più visibili dall’esterno. Ed è per questo motivo che quando mi ci ha portata il tassista di Fiamma Nirenstein la volta che ho girato mezzo Israele con tutte e due le zampe rotte, non le ho potute vedere, ma adesso per fortuna ho finalmente potuto riempire anche quella lacuna.

barbara


19 gennaio 2011

E QUATTRO (11)

Le chicche di Chicca

Ve l’ho già detto? Vabbè, se l’ho già detto ve lo ribeccate, che non morirete di sicuro per questo: i viaggi di Chicca sono speciali. Perché nei suoi viaggi scoprite cose che non potreste vedere in nessun altro modo, né viaggiando da soli né, meno che mai, affidandovi ai viaggi organizzati dalle solite agenzie. Per non parlare poi dei pellegrinaggi (giusto l’altro ieri mi è arrivato questo messaggio: «Non sono di religione ebraica ma cattolica con senso critico. L'anno scorso ho avuto l'occasione di andare in Israele e Giordania con un viaggio che partiva da Chieri, la mia città, è stato molto comodo per me e mi è anche piaciuto molto. L'unico rimpianto è che è stato organizzato in parte come pellegrinaggio nei luoghi santi, e ha completamente tagliato fuori tutto il mondo ebraico; a Gerusalemme abbiamo avuto una guida, naturalmente palestinese, il cui unico scopo era indottrinarci politicamente in senso antiisraeliano. lavora al consolato italiano ha studiato per otto anni in Italia (penso pagato dai nostri contributi per la cooperazione) e ora si occupa dell'assegnazione delle borse di studio ad altri studenti come lui, si può ben capire quale sarà l'unico parametro di scelta, la fedeltà alla causa palestinese. Diverse volte si è irritato con me e mi ha detto che non si può ragionare con una che non capisce..»). Una delle chicche di quest’ultimo viaggio è stata la casa di Ben Gurion a Tel Aviv, che ho scoperto essere sconosciuta anche a persone che hanno mezza famiglia in Israele e ci sono state dozzine di volte.
Casa estremamente modesta, all’inizio – riconoscibile per la diversa pavimentazione – con tre sole stanzette, successivamente ampliata, ma sempre restando un’abitazione modesta. In seguito si è arricchita di un piano superiore, interamente adibito a biblioteca






(grazie a Giorgio per le foto)

con ventimila libri in dieci lingue (Ben Gurion non si fidava delle traduzioni, e leggeva esclusivamente in lingua originale). Oggi, per sua volontà, tutti questi libri sono liberamente consultabili. Ed è bello poi scoprire che quest’ometto dai candidi capelli svolazzanti, fra un incitamento a credere nel realismo dei miracoli, un impegno di stato, lo studio di una lingua, la lettura di un libro, riusciva a trovare anche il tempo di mantenersi in forma.


(qui aveva settant'anni)

barbara


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2 agosto 2010

LETTERA APERTA A MAHMOUD ABBAS

Gentile presidente Mahmoud Abbas, nom de guerre Abu Mazen, giusto per non rischiare di dimenticare che lei è un uomo di pace (anche se, mi permetta di dirlo, essendo abituato a trattare con persone più o meno "normali", l'avere a che fare con identità e personalità multiple mi mette un tantino a disagio), ho appreso con grande interesse (sì, lo confermo, davvero grande interesse) che lei, in qualità di Presidente dell’Autorità Palestinese, ha dichiarato che, qualora venisse creato uno Stato palestinese nelle regioni di Giudea e Samaria, i cittadini israeliani “non vi potranno mettere piede”. Ha anche aggiunto che “nessun militare ebreo” potrà far parte di forze internazionali che eventualmente dovessero stazionare nelle terre dello stato palestinese. Ed infine, leggo ancora, lei ha dichiarato anche che nessun cittadino israeliano potrà vivere nello stato che lei si augura di presiedere in un prossimo futuro.
Uno stato Judenrein.
Ed ora le spiego le ragioni del grande interesse che queste Sue affermazioni mi hanno suscitato.
Ho sempre saputo ed affermato che le persone più vicine ai suoi ideali politici e culturali sono strettamente legate agli ideali nazisti di Hitler e del di lui amico Gran Muftì Haji Amin al Husseini; molti, tuttavia, non davano ascolto a questa mia opinione anche a causa del lungo tempo trascorso da quegli avvenimenti - ai quali Lei, peraltro, ha ritenuto di dover dedicare la Sua tesi di laurea allo scopo di sminuirne la portata e negarne la gravità.
Ora, e la ringrazio, lei mi dà la dimostrazione che quanto io ho sempre sostenuto è assolutamente vero ed attuale.
Grazie, signor Presidente
Emanuel Segre Amar

Nota aggiuntiva per i lettori: d’ora in poi le lettere aperte di Emanuel Segre Amar le potrete leggere solo qui, in quanto Sua Santità il Reggitore Supremo delle sorti di Informazione Corretta, dopo averle sfrattate dalla home page e relegate nello sgabuzzino delle lettere, ha definitivamente e irrevocabilmente licenziato l’autore delle suddette lettere. Mi auguro che qualcuno voglia, leggendole qui, raccoglierle e diffonderle ulteriormente per dare loro la visibilità che meritano. Colgo l’occasione, visto che di Palestina stiamo parlando, per invitarvi a dare un’occhiata a questa particolarmente ricca documentazione sulla spaventosa crisi umanitaria in atto a Gaza, determinata dal feroce assedio da parte del perfido giudeo.
(Rivado, ma stavolta torno presto, e per consolarvi della mia assenza vi offro un invito all’opera)


barbara


24 gennaio 2008

LUOGHI 5

Di Tel Aviv purtroppo non ho visto quasi niente, viste le condizioni in cui ci sono arrivata. Ho intravisto uno scorcio del centro Dizengoff, di sera, tutto sfolgorante di luci, con l’omino dell’albergo che mi ha accompagnata in macchina a cercare una farmacia. Mi ha chiesto se lo conoscevo, ho detto sì, attentato di Purim, ci siamo guardati e per un po’ non abbiamo parlato più.
Il giorno dopo sono uscita, nel primo pomeriggio, con le caviglie strette nelle cavigliere elastiche acquistate la sera prima, arrancando a una velocità media di un centinaio di metri ogni mezz’ora e sono andata al posto in cui, secondo l’opuscolo datomi dall’albergatore, doveva fermare l’autobus panoramico che fa il giro della città per circa un’ora e mezza: visto che non posso camminare, mi sono detta, che almeno veda qualcosa così. Ci sono arrivata all’ora in cui sarebbe dovuto partire dal capolinea, un paio di centinaia di metri più in là, ho aspettato quaranta minuti, poi mi sono rassegnata a rinunciare al giro panoramico di Tel Aviv. Così, sempre arrancando, ho raggiunto la spiaggia (e strada facendo ho fotografato l’arrivo dell’aereo che mi aveva portata lì il giorno prima)



e mi sono seduta nello spiazzo esterno di un bar, e mentre consumavo qualcosa che avrebbe dovuto rappresentare uno spuntino e si è invece rivelato un pasto da camionisti, ho contemplato le varie attività che si svolgevano sulla spiaggia,





concludendo la visione con un tramonto da togliere il respiro.



Ne ho avuto un’altra breve visione, di Tel Aviv, la sera dopo, quando ne ho attraversato un pezzo in taxi, per andare a Rehovot a trovare Deborah, e mi sono commossa fin quasi alle lacrime a pensare che meno di cento anni fa al posto di Tel Aviv c’era questo:


(è l’11 aprile 1909: queste persone si sono riunite nel luogo in cui è stato deciso che sorgerà la nuova città, che prenderà il nome di Tel Aviv)


(e poco dopo iniziò il lavoro di spianatura delle dune)
Poi, la mattina dopo, sono venute a prendermi Dana e Odelia, che mi hanno portata in giro a vedere un po’ i dintorni, prima di portarmi a Herzeliya, da cui è partito il resto del viaggio, che già conoscete.

barbara


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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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