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Diario


20 aprile 2010

DUE PESI, DUE MISURE

Le guerre al terrorismo non sono tutte uguali

di Michael Freund

Qual è la differenza fra lo Sri Lanka e Israele? La domanda può sembrare bizzarra, e invece è assai pertinente, e molto più significativa di quanto non si possa pensare. Giacché infatti, a parte tutte le altre risposte più ovvie come le rispettive dimensioni dei due paesi, la loro posizione geografica, la loro struttura sociale, la topografia e il clima, c'è in particolare una differenza che è emersa in modo evidente nei mesi scorsi.
Si consideri la seguente notizia. Lo scorso dicembre truppe governative hanno lanciato una campagna militare coordinata, con migliaia di soldati pesantemente armati all'attacco di roccheforti terroristiche nello sforzo di infliggere un duro colpo decisivo a nemici estremisti. Dopo aver sopportato per anni attacchi suicidi e dopo parecchi cessate il fuoco falliti, le autorità hanno deciso che non avevano altra scelta che quella di ricorrere a una forza schiacciante per ribaltare l'equazione strategica sul terreno: si sono convinte che andasse fatto qualcosa di decisivo per mettere finalmente in ginocchio i terroristi.
Sebbene questa descrizione di eventi possa suonare familiare, non si cada nell'errore di pensare che riguardi soltanto il nostro piccolo angolo di Medio Oriente. Infatti, mentre le Forze di Difesa israeliane entravano nella striscia di Gaza per colpire Hamas, un'analoga serie di eventi aveva luogo circa 5.400 km più a est, nello Sri Lanka, dove l'esercito veniva lanciato alle calcagna delle Tigri Tamil.
Eventi analoghi, sì, ma con una cruciale differenza: mentre Israele veniva universalmente condannato per aver osato difendersi, non si sentiva levarsi neanche un pigolio sulla versione data dallo Sri Lanka della sua guerra al terrorismo.
Per anni le Tigri Tamil, che l'FBI ha definito "la più spietata ed efficiente organizzazione terroristica del mondo", si sono battute per ritagliarsi una regione autonoma nella parte settentrionale dell'isola. Scalpitanti sotto il dominio della maggioranza cingalese, le Tigri hanno terrorizzato il resto del paese per quasi tre decenni montando temerari attentati terroristici contro obiettivi civili e militari nella speranza di riuscire a staccarsi, formando uno stato etnico Tamil indipendente. E sono risusciti a creare una enclave in stile striscia di Gaza, dove hanno imposto un pesante regime di brutalità e ferocia. Esattamente come Hamas, le Tigri, note anche con l'acronimo LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam), hanno usato i civili come scudi umani contro l'esercito dello Sri Lanka e hanno sottomesso i loro oppositori interni con l'intimidazione e l'assassinio.
Nel 2005 i cittadini dello Sri Lanka eleggevano alla presidenza Mahinda Rajapaksa, che escludeva ogni autonomia Tamil ripromettendosi di riconsiderare il processo di pace alla luce dell'intransigenza delle Tigri. Quando i terroristi violarono un cessate il fuoco mediato dai norvegesi (qualche eco del fallito processo di Oslo?), l'anno scorso il governo decideva di tentare la strada di una vittoria sul campo anziché continuare a perseguire una pace instabile.
"Abbiamo dato chiare istruzioni - dichiarava domenica scorsa il ministro della difesa sri-lankese Gotabhaya Rajapaksa al Washington Post - niente cessate il fuoco e niente negoziati finché non avremo completamente sconfitto le LTTE. Le LTTE userebbero cessate il fuoco e colloqui di pace per riorganizzarsi e rifornirsi di armi. Ci sono già state decine di negoziati e più di dieci cessate il fuoco, tutti falliti. Dopo ogni periodo di negoziati, tornano alla carica più forti di prima. Abbiamo deciso che quando è troppo è troppo".
Dopo aver approntato la risposta militare e aver raccolto dietro ad essa il sostegno del grosso della popolazione, il governo è passato all'offensiva prendendo il controllo della penisola di Jaffna, nel nord, per poi procedere alla conquista di diversi altri avamposti delle Tigri. Allo stato attuale sembra che una sconfitta definitiva dei ribelli sia prossima.
Eppure il conflitto nello Sri Lanka, che è già costato il doppio di vite umane della controffensiva israeliana a Gaza, viene a mala pena registrato dal radar dell'opinione internazionale. Evidentemente le guerre al terrorismo non sono tutte uguali.
Certo, i gruppi per i diritti umani hanno severamente criticato sia il governo dello Sri Lanka che le Tigri Tamil per il trattamento dei civili. Ma la crisi non si può certo dire che figuri nella lista delle priorità internazionali: non si è visto nessun appello nelle università occidentali per il boicottaggio dello Sri Lanka; non si è letto quasi nessun editoriale sui maggiori organi di stampa che denunciasse con parole vibranti l'operazione anti-terrorismo nell'isola; le televisioni non aprono tutte le sere i loro notiziari con le immagini di quel conflitto né con l'aggiornamento in tempo reale della conta dei morti; nessun leader europeo è accorso nella regione a fare pressione sul governo affinché richiami le sue truppe cessando i combattimenti senza condizioni.
Si tratta di pura e semplice ipocrisia senza vergogna. Giacché, oltretutto, lo Sri Lanka si batte per impedire un'insurrezione secessionista e non - come Israele - contro un movimento terrorista votato alla sua distruzione (dopo il completo ritiro israeliano dall'enclave di Gaza). Eppure lo Sri Lanka può procedere praticamente indisturbato, mentre Israele deve subire una costante e martellante condanna internazionale.
Il conflitto nello Sri Lanka, naturalmente, non è che uno dei tanti conflitti che attirano molta meno attenzione di Israele. Quando è stata l'ultima volta che avete visto un diplomatico o un dimostrante scatenarsi furibondo in televisione per crisi come quelle in Somalia, in Birmania o nella Repubblica Democratica del Congo? Dal momento che i mass-media ignorano queste crisi, la maggior parte della gente non ricorda nemmeno che esistono: molti probabilmente non saprebbero nemmeno indicare questi luoghi sulla carta geografica. Chi invece può dire di non aver sentito praticamente ogni giorno della crisi israelo-palestinese?
Ecco dov'è la tragedia dell'atteggiamento ipocrita della comunità internazionale: prendendosela costantemente e solamente con Israele non solo si comporta in modo ingiusto verso lo stato ebraico, ma per di più ignora una serie innumerevole di altre crisi in giro per il mondo, lasciandole marcire praticamente all'infinito.
Qual è dunque la vera differenza fra lo Sri Lanka e Israele? Per quanto concerne la comunità internazionale, è tutta qui: c'è la (cattiva) notizia quando ci sono di mezzo gli ebrei; non c'è nessuna notizia quando si tratta di Tamil e di cingalesi. (Jerusalem Post, 25 febbraio 2009 - da israele.net)

E di due pesi e due misure parla anche lui che, emulo di Dustin Hoffman, non sbaglia una cartolina.


barbara


29 maggio 2009

… E CONTINUO AD ASPETTARE …

(Ricevo dall’amico Paolo e pubblico)

... che chi si stracciava le vesti quando Israele combatteva a Gaza reagisca in qualche modo..
... che chi cambiava la sua foto su facebook e la sostituiva con la bandiera della pace faccia lo stesso ora...
... ma continuo ad aspettare....

http://edition.cnn.com/2009/WORLD/asiapcf/05/29/srilanka.death.toll/index.html 

20.000 morti in Sri Lanka giusto nelle fasi finali della guerra...

e chi si ne frega? Mica sono palestinesi. Mica sono stati attaccati dagli Amerikani o dagli Israeliani...






Le immagini più atroci ve le risparmio, ma ce ne sono, oh se ce ne sono!

barbara


14 maggio 2009

SESSANTATRE

Sessantatre. Sono le parole impiegate dal Corriere della Sera per raccontarci di due bombardamenti su un ospedale nello Sri Lanka, ieri e l’altro ieri, che hanno provocato rispettivamente almeno cinquanta e quarantasette morti, tutti civili. Sessantatre parole per un centinaio di morti civili. In un trafiletto. A pagina diciannove. E non essendo stato specificato dalle fonti se i bombardamenti siano opera dei tamil o dei governativi, l’anonimo autore del trafiletto dice onestamente che non si sa chi abbia bombardato l’ospedale.
I commenti li lascio a voi.

barbara

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