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Diario


1 giugno 2011

LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI

La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza  all’Albania.  Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle  ragazze”.

     
NATA FEMMINA

“Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha  puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di  notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate.
A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana.
Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò  piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e  chissà quanti altri. E’ solo allora - tre anni più tardi - che le  incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna.
Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.
Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato.
Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi.
Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo.
E’ una storia lunga, Presidente.
Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei  una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione  l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione  per le  umiliazioni gratuite.
Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
Questa “battuta” mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuriano varie polemiche, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne è messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi; mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch’io a tutte le donne albanesi.

      Merid Elvira Dones

      
PS.: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero
       sentano  l’obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone. Grazie




Mi è stata inviata questa cosa, con la preghiera di diffonderla. Lo faccio subito, nella piena convinzione che sia la cosa giusta da fare. Ne condivido il contenuto e ne condivido l’indignazione, e faccio mio anche l’appello finale.

barbara


9 aprile 2011

AMBÈ

Ha giurato un’altra volta sulla testa dei suoi cinque figli e dei suoi sei nipoti che sono le persone più care che ha al mondo che NES-SU-NO NES-SU-NO NES-SU-NO NES-SU-NO dei reati contestatigli risponde al vero. E dunque, o voi perfidi infami malvagi, come potete ancora insistere, come osate insinuare che abbia fatto affari con la mafia, corrotto giudici, irretito politici per farsi fare leggi ad personam che impediscano ai giudici non corrotti di condannarlo per i reati provati e documentati eccetera eccetera? COME OSATE, O VOI SCIAGURATI?!



barbara


31 marzo 2010

HAG SAMEACH BERLUSCONI!

Ieri sera tutto il popolo di Israele, in Israele e nella diaspora, ha celebrato la fine della schiavitù e tutti alla fine del Seder (la cena rituale) hanno detto a voce alta "Le Shanà abaà be Yerushalaim", augurio che gli ebrei si sono detti l'un l'altro per 2000 anni rivolti verso la Città Santa, capitale dell'ebraismo, per 3000 anni Capitale di Israele Popolo e per 1000 anni capitale di Israele Regno e da 65 anni Capitale di Israele Stato.
Una storia di dolore, di miracoli, di schiavitù, di morti e di libertà, una storia nostra, solo nostra, solo degli ebrei che altri popoli hanno voluto distruggere per puro e indistruttibile odio.
Uno dei più grandi miracoli del Popolo ebraico è stata la ri-fondazione nella sua terra dello Stato di Israele dopo più di 20 secoli di persecuzioni e massacri, dopo tanta disperazione e tanta speranza eppure questo miracolo ha fatto cadere nel tunnel dell'odio e dell'invidia altri popoli, quelli europei e quelli arabi e islamici, un odio e un'invidia che si sono espressi nel desiderio di distruggere questo piccolo Stato desideroso solo di pace e di sicurezza.
Un piccolo Stato trasformato in pochi decenni, da deserto quale era diventato nei secoli di abbandono, in un paese all'avanguardia in tutti i campi, dall'agricoltura alla medicina, dalla tecnologia alla scienza.
Un piccolo Stato sempre sotto pericolo di estinzione per l'odio dei suoi vicini e dei suoi lontani.
Un piccolo Stato che è d'esempio a tutto il mondo di come si può diventare se si ama il proprio Paese, se lo si vuole sviluppare, se si è legati anima e corpo alla Terra da cui si proviene e dove si è implorato il ritorno per tutto il periodo dell'esilio e delle persecuzioni.
Sì, ieri sera abbiamo celebrato la fine della Schiavitù in Egitto, "schiavi eravamo, ora siamo liberi in Erez Israel".
Azzam Pascià della Lega Araba diceva nel 1948: "Inizieremo una guerra di sterminio e di massacri".
Radio Bagdad gridava nel 1967: "Siamo risoluti a raggiungere il nostro obiettivo: cancellare Israele dalla Carta Geografica".
Radio Cairo nel 1967: "Uccideteli tutti, non lasciate vivo nemmeno uno..."
Yasser Arafat nel 1974: "Nessuno ci fermerà finché Israele non sarà distrutto. Per noi la pace è la distruzione di Israele."
Yasser Arafat nel 1979: "Gli israeliani devono ricordare che il loro stato non durerà piu' di 70 anni e 32 sono già passati."
Yasser Arafat nel 1985: "Il popolo palestinese combatterà i sionisti fino all'ultimo bambino nel ventre di sua madre".

Dall'epoca di queste dichiarazioni di odio, distruzione e morte sono passati anni, abbiamo sofferto molte guerre e un terrorismo spaventoso ma le cose non sono cambiate nel senso che vi sono leader occidentali che avallano tali dichiarazioni e, a differenza degli arabi, le avallano parlando di in modo ipocrita e disgustoso di pace che nella loro lingua significa "Israele lascia tutto ai palestinesi e rassegnati".
Quindi abbiamo Obama, presidente USA, nostro alleato, che incolpa Israele di tutto quello che succede perché Israele costruisce case per la popolazione a Gerusalemme Capitale come ogni nazione del mondo fa nelle proprie capitali e nelle proprie città.
Obama ha bisogno di prendere a calci Israele per accattivarsi le simpatie arabe e lo fa senza remore, senza pentimenti, senza vergogna, poi partecipa al Seder alla Casa Bianca senza mettersi, in segno di rispetto, la kippà in testa... si arrabbierebbero troppo gli arabi amici suoi.
Napolitano, presidente italiano, va in un paese nemico come la Siria a blaterare che Israele deve rerstituire i territori contestati (per lui e gli altri "occupati") e naturalmente il Golan.
Dulcis in fundo, ciliegina sulla torta, il nostro amico Silvio Berlusconi che ha gettato via anni di amicizia proclamando, come Napolitano, che Israele deve lasciare i territori e il Golan e ha concluso queste oscenità baciando la mano a Gheddafi.
Ma Berlusconi, ma come si fa!
Ma Berlusconi!
Non lo sa che l'Italia non è più quella vergogna che era all'epoca dei governi Craxi-Andreotti in cui venivano protetti i terroristi palestinesi, li si faceva scappare dall'Italia dopo aver ammazzato cittadini italiani e si nascondeva Arafat in Parlamento per proteggerlo dalla Interpol.
L'Italia non è più neanche quella dei governi comunisti e cattocomunisti quando per le strade italiane si facevano cortei oceanici urlando "A MORTE ISRAELE" e si bruciavano decine di bandiere di Israele e si bastonavano gli ebrei per le strade (nel resto d'Europa, è vero, li ammazzavano).
L'Italia non è più l'Italia di Dalema, Prodi, Diliberto, non è più l'Italia dell'odio.
L'Italia di Berlusconi è amica di Israele, non se lo ricorda più?
E allora perché va nei paesi nemici, in braccio alla lega Araba, a baciare le mani a un luridissimo terrorista e a dire che la democratica Israele deve... deve... deve!
Non le rifaccio la storia, Cavaliere, ma le ricordo che Israele è stata attaccata dalla Siria due volte per la distruzione e il Golan è stato conquistato da Israele perché aveva vinto la guerra.
Da quell'altipiano per 20 anni i siriani hanno sparato contro i nostri agricoltori e cittadini che vivevano in pianura.
Il Golan è per Israele la sicurezza e lei, come Napolitano, come Obama, vorrebbe che noi lo regalassimo alla Siria? E lo va a dire al signor Gheddafi, nostro ferale nemico e assassino di molti europei? E poi gli bacia anche le mani? Credeva di essere di fronte al Papa perché il dittatore libico si veste quasi uguale?
Cavaliere, lei è una grande delusione per me ma so che nonostante questi tremendi errori e schiaffi senza pietè a Israele, il governo italiano è ancora nostro amico.
Sono sicura che lo sia anche lei, Cavaliere, solo che sta cedendo ai ricatti e questo per un leader non è un atteggiamento dignitoso.
Il Golan è Israele, Cavaliere, come lo è Gerusalemme, tutta intera, senza est, ovest o nord e sud!
Le Shanà Abaà be Yerushalaym, l'anno prossimo a Gerusalemme, lo abbiamo detto piangendo per 2000 anni, oggi lo diaciamo con orgoglio e a testa alta.
Se lo ricordi Berlusconi, se lo ricordi Napolitano e soprattutto se lo ricordi Obama!
Gerusalemme è la nostra capitale e non la daremo a nessuno.
Hag Sameach, Berlusconi, noi siamo a Gerusalemme!
Deborah Fait

Naturalmente non condivido neppure mezza briciola della sorpresa di Deborah per quello che a lei è sembrato un voltafaccia dell’amatissimo Silvio (impressionanti, a questo proposito, le reazioni isteriche e sgangherate del Signore e Padrone di informazione corretta ad ogni accenno di critica al suddetto amatissimo) e che è invece nient’altro che una dimostrazione di perfetta coerenza con ciò che l’uomo – si fa per dire – è sempre stato, fin da quando a scuola si faceva pagare per passare ai compagni più deboli i compiti delle materie in cui era più ferrato. Ma a parte questo, per il resto condivido assolutamente tutto. Così come condivido questo e questo.

                       

barbara


29 marzo 2010

HA VISTO IL MURO?

Avevo scelto di non parlarne a botta calda, riservandomi di farlo in un secondo momento. Bene, il secondo momento è arrivato.
Abu Mazen gli aveva chiesto, al suo arrivo: “Ha visto il muro?” Se avesse risposto qualcosa come: “Ho visto la barriera che Israele è stato costretto ad erigere per fermare quei terroristi che Lei non ha mai voluto fermare, e ho visto il muro che in alcuni punti, soprattutto lungo le strade, ha dovuto prendere il posto della barriera metallica per impedire che quei cecchini che Lei non ha mai voluto fermare facessero il tiro al piccione sugli automobilisti di passaggio”; se avesse risposto così avrebbe dimostrato di essere un Uomo coi Coglioni.
Se avesse detto: “Ho visto quello che c’era da vedere”, avrebbe dimostrato di essere un politico prudente e accorto.
Invece ha risposto: “No, non l’ho visto perché ero occupato a prendere appunti”, e con ciò ha dimostrato, una volta di più, di essere quel miserevole coglioncello che abbiamo sempre saputo. Qualcuno, con tonnellate di prosciutto per niente kasher sugli occhi, ha voluto vedere in quella infelice e squallida risposta la tempra del grande statista e ha continuato a crederlo amico.
Ora il Grande Amico di Israele, colui che non ha paura di cantarle chiare a chicchessia, è andato in casa d’altri per prendere l’amico Israele a sonori calci in culo, ha – riuscendo a superare perfino D’Alema – devotamente baciato una delle mani più insanguinate del pianeta, ha svenduto il proprio culo e quello dei presunti amici. Quale scusa riuscirete a inventarvi questa volta per evitare di guardare in faccia la realtà?



barbara


6 maggio 2009

POSSO PALPARE UN PO’ LA SIGNORA?

Dato che la notizia riguarda anche la cronaca locale, posto l’articolo pubblicato dalla stampa locale, che è più dettagliato e completo.

La scena è stata trasmessa da Tca
L'esponente della giunta: «Sono rimasta infastidita dalla frase»

TRENTO — L'immagine è chiara, l'audio è nitido. Ci so­no le macerie prodotte dal ter­remoto in Abruzzo, in mezzo vigili del fuoco, protezione ci­vile e l'assessore Lia Giovanazzi Beltrami. Arriva il premier Silvio Berlusconi e, sorriso sulle labbra, afferma serafico: «Posso palpare un po' la si­gnora?». Poi si avvicina, le stringe la mano e le appoggia le mani sulle spalle. Foto di ri­to. La scena si chiude.
Questo è il contenuto del filmato mandato in onda ieri da Tca, che riproduce i mo­menti dell'incontro fra l'asses­sore trentina e il premier in Abruzzo il 25 aprile. Non è del resto la prima volta che il pre­mier si distingue per i suoi ap­prezzamenti galanti nei con­fronti del gentil sesso. Ma questa volta nel mirino delle sue attenzioni c'è finita, suo malgrado, l'assessore Lia Giovanazzi Beltrami, in missione a Paganica in rappresentanza della Provincia di Trento, che si è mossa su diversi fronti per portare aiuto ai terremota­ti. Le immagini sono state im­mortalate da Tca, che era pre­sente sul posto e sono state trasmesse ieri dalla tv trenti­na. L'assessore avrebbe prefe­rito che su questo episodio non si accendessero i rifletto­ri. Ma contenere una notizia di queste portata è francamen­te impossibile. E così la frase del premier ha fatto ben pre­sto il giro degli organi di stam­pa locali e nazionali. Suscitan­do non poco clamore, dal momento che si cala in un mo­mento che vede Berlusconi as­sai affaccendato sul fronte dei rapporti con l'universo fem­minile: dalle accuse di voler popolare di veline le liste del­le europee alle dichiarazioni della diciottenne Noemi Letizia alla richiesta di divorzio for­mulata mediante stampa dal­la consorte Veronica Lario.
Insomma, le donne stanno creando non pochi grattacapi al primo ministro. Forse per lui si è trattato di una sempli­ce battuta. Ma così non deve averla pensata l'assessore Giovanazzi Beltrami. Caschetto in testa, l'assessore era scesa in Abruzzo con intenzioni se­rie e la preoccupazione di portare il suo impegno istituzio­nale alle vittime del terremo­to. Nelle immagini, che la ve­dono attorniata da vigili del fuoco e altri volontari, Berlu­sconi si avvicina e rivolto ai numerosi presenti pronuncia col sorriso sulle labbra la fati­dica frase. «Posso palpare un po' la signora?». Poi con gran­de nonchalance le si avvicina, si mette dietro di lei e le ap­poggia le mani sulle spalle. Come in tutte le foto di rito. Come se nulla fosse.
Ma la frase non è piaciuta all'assessore. «Sono rimasta infastidita — commenta Bel­trami — dalla frase pronun­ciata» da Silvio Berlusconi, «ma ho preferito non parlar­ne perché in quei momenti era importante intervenire a favore di chi è rimasto colpito dalla tragedia. Mi sembra di essere la protagonista di un fumetto ma in questo mo­mento preferisco non aggiun­gere nulla. L'emergenza in Abruzzo deve restare in pri­mo piano».

Annalia Dongilli

Sì, lo so benissimo che non sono questi i problemi. Lo so benissimo che i problemi sono gli affari con la mafia, che i problemi sono le migliaia di miliardi che non si sa da dove siano spuntati, che i problemi sono la P2, che i problemi sono la corruzione, che i problemi sono le condanne passate in giudicato, che i problemi sono il conflitto di interessi, che i problemi sono uno e due: lo so. Solo che, dopo che ha fatto la torta e che l’ha farcita e che l’ha ricoperta di panna e che ci ha sparpagliato sopra le scagliette di cioccolato, ecco, della ciliegina davvero non si sentiva il bisogno.

barbara


11 ottobre 2008

ELEZIONI

In regione abbiamo le amministrative, e siamo in piena campagna elettorale. E tanto per cominciare alla radio locale si possono commissionare spot a pagamento, e in conseguenza di ciò ogni quarto d’ora apprendo che solo il PD può salvarmi dalla catastrofe che incombe solo la Lega Nord può salvarmi dalla catastrofe che incombe solo i Verdi possono salvarmi dalla catastrofe che incombe solo il PDL può salvarmi dalla catastrofe che incombe solo Un’Italia – perché chiamarsi Partito Nazionale Fascista è vietato per legge, e in qualche modo dovevano pur chiamarsi – può salvarmi dalla catastrofe che incombe, mentre la dolcissima e delicatissima e raffinatissima Micaela Biancofiore

                                             

ha scelto, prima di inviarci il messaggio parlato, di deliziarci le orecchie con una tenera canzoncina che ci invita tutti ad alzarci -- ma non è di questo che volevo parlare. Quello che volevo dire invece è: ma quelli che si fanno finanziare le campagne elettorali – e non posso parlare dei coglioni che gliele finanziano perché quelli siamo noi e siccome i soldi ce li prelevano alla base non è che si possa fare granché per evitarlo o per impedirlo – questi qua, dicevo, ma veramente si immaginano che ci sia qualcuno che si metta a leggere le carrettate di troiate che ci infilano ogni giorno nella cassetta della posta? No, dico, qualcuno davvero può immaginarsi che uno torna dal lavoro e si mette a leggere anche una sola riga prima di buttare tutto quel ciarpame? E a questo punto, come si suol dire, una domanda si impone: si fanno finanziare per poter mandare in giro il ciarpame, o mandano in giro il ciarpame per avere una scusa vagamente plausibile per farsi finanziare, e poi i soldi veri, i soldi grossi, i soldi tanti se li sputtanano in maniere di cui noi – i coglioni di cui sopra – non sapremo mai un piffero salmistrato?

barbara


6 settembre 2008

QUALCUNO ME LA SPIEGA?

No, perché io davvero non ci arrivo mica. Dunque succede che uno, in modo illegale, si fa una barca di soldi. Poi succede che, continuando ad essere culo e camicia con la mafia, con tutti quei soldi si compra giudici e parlamento e raccatta i migliori avvocati. E così succede che mentre il parlamento gli fa una legge che accorcia i tempi della prescrizione e i giudici chiudono occhi e orecchie, gli avvocati attaccandosi a tutti i cavilli possibili e immaginabili riescono a tirarla in lungo quanto basta perché quando finalmente si arriva al processo il soggetto non possa essere condannato in quanto i reati COMPROVATAMENTE COMMESSI hanno finito per cadere in prescrizione. Ed è a questo punto che succede la cosa che io non arrivo a capire, e cioè che mezza Italia si mette a strepitare Ecco, visto? È stato assolto! Ora, io capisco che uno possa anche fare il tifo per lui – cioè, non che lo capisco nel senso che lo capisco, insomma avete capito quello che intendo – in fin dei conti ognuno ha i suoi interessi, e dunque c’è chi scrive sui muri Forza Etna per via che quel bravo ragazzo ogni tanto fa fuori un po’ di terroni che come ben sappiamo sono brutti sporchi e cattivi tutti dal primo all’ultimo e senza eccezioni – compresi quelli che si chiamano Francesco Nardi e confondono la bibbia col vangelo ma questa è un’altra storia che oltretutto neanche vi riguarda e quindi non vedo perché ve la dovrei raccontare. Oppure ci sono quelli che fanno il tifo per la mafia perché dà da vivere a un sacco di gente – poi, vabbè, a un sacco di altra gente dà da morire, ma in fin dei conti non si può mica pretendere tutto dalla vita, no? – e se qualcuno ti ha fatto un torto loro ti aggiustano subito le cose in quattro e quattr’otto mica come lo stato che dopo dieci anni sei ancora lì che aspetti e poi magari alla fine viene anche fuori che hai aspettato per niente. E dunque occhei, c’è chi fa il tifo per l’Etna, chi per la mafia, e c’è anche chi fa il tifo per lui. Però quando l’Etna sputa fuori lava non ti vengono mica a dire, tifo o non tifo, che ha sputato fuori candeggina, eccheccazzo! E allora perché ti vengono a raccontare che un prescritto è stato invece assolto, che di sicuro saranno gli stessi che chiamano esule un ladro latitante corrotto e corruttore? Perché, cazzo, ditemelo voi: perché?

barbara

NOTA che non c’entra niente ma mi va bene di metterla qui e quindi qui ve la beccate. Siete tutti caldamente invitati – e spero che sia chiaro che “invitati” è un puro e semplice eufemismo – a fare un salto nel blog di Deborah a leggere alcune bellissime cose di Herbert Pagani che ha postato in questi ultimi giorni. I miei lettori più antichi le conoscono già, perché le hanno lette qui qualche anno fa in occasione dell’anniversario della morte, ma siccome non ho voglia di andarle a ripescare fuori, andate a leggervele di là, che una rinfrescatina alla memoria non fa mai male.

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Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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