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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


10 novembre 2011

IL REDIVIVO TIBURTINO

Dove può andare un comunista in fuga da un’Italia sempre più devastata da quei disordini che porteranno in breve al trionfo del fascismo? È chiaro: nel paradiso comunista! Ed è lì che ripara infatti Dante Corneli. È là che trova rifugio, in una Unione Sovietica che, uscita a pezzi dalla prima guerra mondiale e dalla successiva guerra civile seguita alla rivoluzione d’Ottobre, sta faticosamente tentando di costruire il suo paradiso in terra. E pare, all’inizio, che ci si stia provando davvero, che si cerchi di costruire una società più giusta, che si ponga rimedio agli errori precedenti, che avevano causato un peggioramento delle condizioni economiche, ed effettivamente le condizioni di vita pian piano migliorano; quelli che fino a ieri erano stati gli ultimi, gli oppressi, cominciano ad avere voce in capitolo, a partecipare alle decisioni importanti, ad occupare ruoli adeguati alle loro capacità. All’inizio... Ben presto però prevalgono altre priorità, altri interessi, e iniziano le censure, le discriminazioni, le decisioni arbitrarie, i controlli, le delazioni, le spiate, gli arresti, gli interrogatori, le accuse deliranti, le torture, gli imprigionamenti, le deportazioni. L’inferno in terra. Nel quale sprofonda anche Dante Corneli, che dell’inferno sovietico conosce tutti i gironi, fino alla Siberia, fino al prolungamento indeterminato della detenzione, anche dopo avere scontato tutta la pena. E quando finalmente arriva la tanto sospirata libertà, ecco la residenza coatta, con l’obbligo di firma e il divieto di spostarsi, e ed ecco, quando sembrava di poter nonostante tutto ricostruirsi un’esistenza quasi decente, l’ennesimo arresto, l’ennesima deportazione, in un incubo che ha termine solo con la morte di Stalin. E che cosa fa a questo punto il nostro Dante Corneli? Dopo avere visto e vissuto sulla propria pelle le aberrazioni del comunismo, dopo avere assistito a un vero e proprio sterminio di massa di tutte le migliori teste e le migliori coscienze del Paese, che cosa fa? Chiede di essere riammesso nel partito, dimostrando che la sua condanna è stata un errore e che lui è sempre stato un buon comunista. Quos vult iupiter perdere...
Si è riscattato, in compenso, molti anni dopo, ma questo ve lo mostrerò domani.

Dante Corneli, Il redivivo tiburtino, liberal libri



barbara


18 agosto 2008

E LA LEGGENDA CONTINUA

Il nome non me lo ricordo, e spero mi perdonerete, ma tutto il resto sì. Era un poeta, di discreta notorietà. Un giorno, non so se per fede sincera o se per crearsi benemerenze, scrisse un’entusiastica poesia in onore di Stalin cantando, ad un certo punto, “il tuo possente petto di osseta”. Ventiquattr’ore dopo era già sul treno diretto in Siberia. Perché quello delle origini di Stalin è – e rimane – uno dei segreti meglio custoditi di tutta la sua vita, più ancora della trapunta rosa che si era portato in Siberia perché il bimbo era delicato e freddoloso – e chissà se anche alle centinaia di migliaia – o milioni? – di persone fatte poi deportare da lui saranno stati concessi analoghi privilegi, ma questa è un’altra storia. Delle sue origini ossete si era sempre vergognato, il compagno Josif Vissarionovic, perché gli osseti sono considerati dai georgiani come dei montanari rozzi, ignoranti, buzzurri, più o meno quello che i romani definiscono come burini, e le ha accuratamente nascoste, a cominciare dal cognome, trasformando quello originario nel più georgianamente corretto Džugašvili. E impedendo poi, materialmente, a chiunque di parlare.
Nell’ultimo numero dell’Espresso, nell’articolo dedicato alla guerra – ancora per poco, si spera – in corso si parla di Gori, in Georgia, come della città natale di Stalin: la leggenda continua, dunque, oltre la morte di chi l’ha creata. Ma non è meschino vergognarsi delle proprie origini?
(Sulla situazione attuale invece no, non troverete qui commenti, perché ne so troppo poco per essere in grado di distinguere tra fatti reali e propaganda)



barbara


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