.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


3 novembre 2011

PER L’INEFFABILE SERGIO ROMANO

"Caro lettore..."

Il livore antisraeliano, come si sa, può assumere infinite forme: dall’odio urlato e omicida, da “bava alla bocca”, alle più sfumate manifestazioni di leggera avversione, sospetto, perplessità, passando per tutta l’infinita gamma dei sentimenti umani. E quella del se, quanto, in quali casi, nei vari tipi di ostilità (o di non amicizia) si celino atteggiamenti antisemiti, è una vecchia, tediosa e insolubile questione.
Ma certamente, fra gli infiniti modelli di antipatizzanti, un posto speciale merita Sergio Romano. Colto, affabile, pacato, dialettico, Romano non si arrabbia mai, non alza mai il tono della voce, neanche se qualcuno gli versa una bottiglia di birra sulla testa. Nelle sue argomentazioni c’è sempre un po’ di comprensione per tutti, anche per i “cattivi”, le cui azioni vanno sempre contestualizzate, inquadrate, storicizzate, bilanciate con le immancabili mancanze dei “buoni”, che Romano, più saggio e più equilibrato di re Salomone, ricorda con doverosa pignoleria. Romano sarebbe stato un notaio perfetto, un arbitro di calcio insuperabile, un papa eccezionale, davvero ecumenico, universale.
L’unico caso in cui la perfettissima, calibratissima equidistanza di Romano viene meno, è quando gli capita di argomentare su uno dei suoi temi preferiti, ovverosia Israele. Non solo l’Israele Stato, indipendente dal 1948, ma anche i suoi lontani precedenti, fin dagli albori del sionismo, nonché i legami tra Israele e il mondo esterno, le opinioni di chiunque parli, scriva o pensi di Israele. Non che, in questi casi, Romano perda la sua proverbiale calma. Questo mai, per carità. Solo che, quando si tratta di Israele, Romano non cerca (o forse lo cerca, ma non lo trova?) il benché minimo argomento a favore dello Stato ebraico, sia pure addotto per lenirne minimamente le terribili colpe. Israele, i suoi fondatori, cittadini, sostenitori, giustificatori ecc., hanno sempre, immancabilmente torto. Sempre.
Qualche volta, Romano, magnanimo, ospita nella sua rubrica di lettere sul Corriere della Sera il timido tentativo di protesta da parte di qualche lettore insoddisfatto (l’ultimo, per esempio, Franco Cohen, lo scorso 15 settembre), per riservare al malcapitato il trattamento che merita: “Caro Cohen (Romano chiama sempre ‘cari’ i suoi lettori, è davvero molto buono, o forse sono tutti amici suoi, boh…) …temo di avere opinioni diverse dalle sue”. E giù montagne di dati, cifre, documenti, statistiche, prove inoppugnabili, atte a distruggere qualsiasi avversario. Abilissimo nell’accostare argomenti di diversa provenienza, specializzato nell’estrapolare giudizi critici su Israele da parte di commentatori ebrei (è molto facile trovarli, e poi valgono di più, non è vero?) Romano usa la penna come un fioretto, con l’eleganza e la freddezza del più abile dei moschettieri. Come Mohammed Alì, “vola come una farfalla, punge come una vespa”. L’avversario è al tappeto, Israele ha torto.
Romano è talmente bravo che ha convinto anche me. Israele ha torto, ma, se avessi il coraggio di scrivergli una lettera, ci sarebbe una cosa, una sola, che non mi è chiara, e che vorrei chiedergli. “Signor Romano, è vero, i sionisti compirono un sopruso, e poi gli israeliani si sono sempre comportati male, sotto tutti i governi, in pace e in guerra, sui campi di battaglia come al bowling, al bar, sulla spiaggia. Ma come è possibile che un intero popolo, da qualsiasi parte del mondo provenga, qualsiasi cosa faccia, di generazione in generazione, faccia sempre male? Neanche di un singolo mostro si potrebbe mai dire una cosa del genere: Hitler, Stalin, Gengis Kahn, qualche volta avranno pagato il dovuto al loro barbiere, non avranno barato nel giocare a carte, non avranno buttato le cartacce per strada. Come mai con Israele, e solo con Israele, si è realizzato l’insondabile mistero del ‘torto perenne’?”
Ma è una domanda che non gli rivolgerò. Non gli scriverò, non solo per non essere da lui massacrato sul ring, ma, soprattutto, per non sentirmi chiamare “caro Lucrezi”.

Francesco Lucrezi, storico

Amo e stimo e ammiro immensamente Francesco Lucrezi. Non dico proprio come il Tizio della Sera, però tanto sì. E condivido praticamente tutto quello che scrive. E lo condivido anche in questo caso, e i motivi per i quali non scrive e non scriverà a Sergio Romano sono esattamente gli stessi per cui non gli scrivo e non gli scriverò io.

                                  

barbara


2 novembre 2011

LETTERA A SERGIO ROMANO

L’ineffabile Sergio Romano, laureato in odio antiebraico e antiisraeliano, specializzato in disinformazione e mistificazione, con master in ribaltamento di frittate e gioco delle tre carte, nella pagina di sua proprietà sul Corriere della Sera si è prodotto in questa formidabile risposta (e già una dozzina di giorni fa aveva prodotto quest’altra perla). Quella che segue è la lettera che gli ha inviato Silvana De Mari. Poiché dubito che Romano le farà vedere la luce, ve la faccio conoscere io.

Gentilissimo Sergio Romano,
lo stato di Israele ha liberato 1027 criminali non prigionieri di guerra. Liberandoli ha semplicemente ceduto a un ricatto. Chi cede ad un ricatto non avvalla nulla: sta semplicemente cedendo a un ricatto. Nemmeno Ghilad era un prigioniero di guerra: era una persona rapita. I prigionieri di guerra vengono visitati dalla croce rossa e protetti dalla Convenzione di Ginevra. Chi sta per 5 anni sotto terra è un ostaggio.
Se ci pensa con attenzione vedrà che alla fine ci arriverà anche lei, non è facilissimo da capire, certo, tutte queste parole che si somigliano, ostaggio, prigioniero, ma se si sforza può riuscirci. 
Israele ha liberato 1027 criminali che hanno commesso crimini atroci e altri ne commetterano non per dimostrare una superiorità, ma perché, non è difficile, stava cedendo a un ricatto. Se non li avesse liberati non avrebbe avuto in cambio Ghilad. Vuole che cerchi di spiegarlo con parole un po' più semplici?

Se invece di 1027 ne avessero liberati solo 1000 o 500 o 200 non avrebbero avuto indietro Ghilad.
Vede che adesso ha capito anche lei?
Ghilad è stato  liberato in cambio di 1027 detenuti, tutti detenuti dopo essere stati processati per reati contro la persona, per terrorismo, per omicidio, per decine di omicidi. È una scelta dolorosa: le madri e i padri di coloro che sono stati uccisi da quei terroristi ne sono stati straziati come straziati saranno i congiunti delle vittime se quegli stessi terroristi colpiranno ancora.
Eppure questa cifra è una vittoria.
1027 ad uno.
Questa cifra che regola lo scambio ci dice che le culture di vita, quelle che si battono per liberare gli ostaggi danno un peso alla vita 1027 volte superiore alle culture di morte. Ho visto un video trasmesso dalla televisione palestinese dove la madre di un terrorista suicida offriva i pasticcini alle amiche per festeggiare la morte del figlio. La madre che è andata all’Onu a fare da madrina a uno stato che vive in una cultura di morte non è fiera di essere la madre di uomini che hanno studiato nuovi antibiotici o nuove colture, o semplicemente e magnificamente la madre di uomini che vivono in pace, ma ci mostra la fierezza di essere la madre di pluriomicidi di cui uno suicida.
Noi, le culture di vita alla fine strisciamo, ci inginocchiamo, paghiamo denaro, restituiamo alla libertà criminali purché le vite di coloro che amiamo siano restituite.
1027  ad uno.
Le  culture di morte vincono le battaglie, ma perdono le guerre.
Come diceva Steinbeck: gli eserciti dove l'individuo non conta, alla fine vengono sconfitti.
Le culture dove l'individuo non conta alla fine sono destinate a soccombere.
I figli di coloro che credono di essere i nostri nemici prima o poi sentiranno enorme e irrefrenabile la voglia di essere persone, uniche e irripetibili.
A poca distanza dal luogo dove gli uomini dell’associazione terroristica Hamas  ballano per strada per festeggiare questa cifra 1027, senza capire che è una cifra della loro sconfitta, il sangue dei Copti, i Cristiani dell’Egitto,  scorre come fosse un liquido senza valore.
"La tragedia dei totalitarismi, ancora di più della perdita della libertà è la perdita dell'anima." Ha scritto Edith Teresa Stein, suor Teresa della Croce, nata ebrea, docente di filosofia, convertita al cattolicesimo, suora carmelitana, morta ad Aushwitz.
Il laico Steinbeck  avrebbe usato la parola individualità al posto di anima, ma il concetto è lo stesso L'uomo persona delle culture di vita contro l'uomo formica, intercambiabile e obbediente, un uomo che può essere schiacciato senza problemi e senza rimorsi, delle culture di morte.
Che i nemici della vita, della libertà, che i nemici della felicità come sono stati chiamati, non si facciano illusioni.
Nell'assoluto dubbio che lei abbia capito, la mia migliore buona notte
Silvana De Mari medico e scrittore

Io invece a Sergio Romano non scrivo. Il perché lo saprete presto.

barbara


6 giugno 2011

OGGI VI REGALO UN SERGIO ROMANO D’ANNATA

Ho ripescato dalla cartella dei post dell’altro blog questo pezzo di oltre sei anni fa. Poiché, nonostante la non verdissima età, il Romano continua a imperversare un giorno sì e uno no, e temi e toni sono sempre gli stessi, trovo interessante riproporlo.

EVVIVA IL TERRORISMO!

Riporto una parte della risposta data a un lettore dal nostro Grande Sergio Romano sul Corriere di Oggi, meritevole, a mio avviso, di un commento.

Dove io e lei, caro Pasquino, siamo in disaccordo è sulla vicenda di Sigonella. Come lei ricorda, Craxi, negli anni precedenti, aveva coltivato

“coltivare”! Quale deliziosa e sana attività! Quale profumo di terra e frumento ne emana!
i rapporti con il movimento palestinese
movimento? Ohibò, e che sarà mai questo movimento? Forse quello, un po’ licenzioso, delle anche di qualche signorina non troppo per bene? O forse un movimento intellettuale, come quello dei veristi? O saggio Romano, se solo volesse illuminarci, sì che anche noi potessimo abbeverarci alla Sua infinita sapienza!
e con Arafat.
Grand’uomo! Lasciatemelo dire, che questa proprio mi sgorga dal cuore, grand’uomo!
Quando scoppiò la crisi dell’Achille Lauro,
Crisi? Come quelle della mia mamma, povera donna, ottantenne acciaccata che ogni tanto le vengono di quelle crisi, poveraccia, da farci prendere degli spaventi che non vi dico! Crisi così?
sequestrata da un gruppo di terroristi nelle acque egiziane il 7 ottobre 1985, quei rapporti dettero buoni frutti e il governo a riuscì a ottenere la liberazione della nave.
Scusi, signor Romano, ma se avevamo rapporti tanto buoni con quei signori del “movimento”, perché ci hanno fatto sta porcata di sequestrarci la nave? O che non lo sapevano che era cosa nostra? Forse hanno qualcosa a che fare queste misteriose e fantomatiche “acque egiziane”? Lei sa qualcosa che noi poveri comuni mortali non sappiamo? La prego, carissimo, non ci tenga all’oscuro, non ci lasci penare così!
Ma l’assassinio di un ebreo americano riaprì la crisi
E figuriamoci se non saltava fuori il solito rompicoglioni di ebreo, che pare proprio che lo facciano apposta a ficcarsi sempre in mezzo a rovinare tutto, sti ebrei del cavolo! E notiamo che, giustamente, il Nostro non perde tempo a spendere parole di pietà nei confronti di chi, con la sua improvvida presenza sulla nave, ha mandato all’aria un così idillico rapporto fra noi e quei signori. Né, altrettanto giustamente, di condanna nei confronti di chi, dopotutto, ha solo fatto il suo onesto mestiere di terrorista
e la trasformò in un braccio di ferro tra l’Italia e gli Stati Uniti. Gli americani, che già avevano dato segni d’impazienza,
e perché mai?
decisero di intervenire per impadronirsi dei terroristi.
Ma tu guarda che razza di pretese! Come se i terroristi fossero cosa loro, e non cosa nostra!
Craxi resistette alle loro pressioni e affrontò spavaldamente
figo, il nostro Craxi, eh?
nei giorni seguenti la crisi provocata dal partito repubblicano.
Aahhh!!!! Ecco di chi era la colpa: dei repubblicani fetenti, che gli venisse un accidente!
Abu Abbas, il terrorista che il leader socialista rifiutò di consegnare, era certamente il regista dell’operazione. Ma l’incendiario, nel corso della vicenda, era diventato pompiere e occorreva, a mio avviso, trattarlo come tale.
Giusto! E’ così che si fa! Tipo: io tiro un calcio sui cocomeri al signor Romano – con rispetto parlando – poi gli do una bella pomatina ed è da infermiera che devo essere trattata, eccimancherebbe altro, ci mancherebbe!
Non basta.
Giusto, non deve bastare.
Se Craxi, in quel momento, avesse ceduto alle pressioni degli americani, avrebbe disperso tutto il patrimonio accumulato per sé e per l’Italia nel mondo arabo.
Ma che meraviglia, che meraviglia! Guardi, sono senza parole, Romano, dico sul serio: senza parole, di fronte a tanta acutezza e a tanta profondità. Anzi, per essere sicura che il concetto sia chiaro, glielo ripeto: sono senza parole, ecco.
Che la sua scelta fosse giusta per il Paese venne confermato del resto indirettamente dalla rapidità con cui il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, dimenticò l’incidente.
Ecco, questo è un argomento. Riconosciamolo, signori: questo è un signor argomento.
L’episodio rappresentò per Craxi una doppia vittoria. Dimostrò che la sua politica palestinese aveva dato buoni frutti. E dimostrò che l’Italia poteva, quando erano in gioco i suoi interessi, dire no all’America.

Ecco. Riconoscendo la giustezza delle argomentazioni del Grande ex Diplomatico Sergio Romano, per il bene della Nazione propongo di sbattere in galera tutti quei fessi di giudici che combattono contro la mafia; di sospendere dal servizio tutti i poliziotti, carabinieri, guardie di finanza che tentano di disperdere tutto il patrimonio che abbiamo accumulato nell’Onorata Società (che sia anche lei un movimento?), di liberare immediatamente il signor Salvatore Riina che a me personalmente non ha mai fatto niente di male e dopotutto è un onesto padre di famiglia, e chissà che bravo pompiere diventerebbe se solo gliene dessimo l’opportunità, e infine di nominare senatori a vita tutti i capi riconosciuti di Cosa Nostra. E quanto all’America, mandiamola affanculo. E non parliamone più.

E dopo questo tuffo nel passato torniamo al presente, leggendo questo e questo e poi anche questa notizia che non mi sembra avere campeggiato nelle prime pagine dei nostri giornali.

barbara


1 ottobre 2009

AHMADINEJAD FA IL GANZO IN TV

Ahmadinejad ospite al Larry King Show
Il dittatore strizza l’occhio ai media americani


C’è un luogo che Mahmoud Ahmadinejad, presidente-dittatore della Repubblica Islamica dell’Iran, ama frequentare ogni volta che viene a New York a parlare (o sparlare) all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: il salotto del Larry King Show, uno dei programmi televisivi statunitensi più celebri e amati dal pubblico del piccolo schermo. Si sa, anche i dittatori curano la loro immagine, così “l’ultimo discendente del profeta Maometto” si è presentato negli studi televisivi del programma vestito di tutto punto, con un elegante vestito grigio a conferirgli tono, autorevolezza e una certa aria da mediorientale in viaggio d’affari in Occidente. Arredamento sobrio, bandiera iraniana sullo sfondo, a interloquire con il barbuto dittatore uno dei “santoni” del giornalismo americano, Larry King, nome d’arte per Lawrence Harvey Zeiger, oltre quarantamila interviste realizzate in carriera e otto matrimoni alle spalle. “Chissà quale sofferenza avrà provato l’antisemita Ahmadinejad nello stringere la mano ad un personaggio che impersona al meglio lo stereotipo dell’ebreo basso, brutto, gobbo e col nasone”, si chiede un blogger americano (non ebreo). Insofferenza abilmente nascosta durante l’intervista, che è stata comunque “una partita di scherma” (soprattutto nella seconda parte) tra i due, con stoccate da una parte e dall’altra. King, memore delle critiche ricevute per essere stato troppo morbido e conciliante con il suo scomodo ospite l’anno scorso, ha cercato, attraverso domande pungenti e dirette, di mettere in difficoltà Ahmadinejad sin dall’inizio. Così, a differenza della passata intervista, quando l’attacco fu molto soft (“Che cosa prova ad essere a New York?”), questa volta la trasmissione è iniziata con un video di Obama, nel quale il presidente americano ha accusato il dittatore iraniano di voler sviluppare un programma nucleare non regolamentato dalle leggi internazionali. Chiaro il riferimento al secondo impianto iraniano per l’arricchimento dell’uranio, attualmente in costruzione nelle vicinanze della città di Qom. Ahmadinejad, fingendosi quasi stupito, si è giustificato dicendo di non aver violato il regolamento dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, “in quanto tale regolamento prevede l’obbligo di informare l’Agenzia solamente sei mesi prima che un impianto sia operativo. Siccome quello di Qom non sarà funzionante prima di un anno e mezzo, non ho fatto niente di male”. A contorno di queste affermazioni un sorriso sornione (che mostrerà più volte durante l’intervista) e una apparente rilassatezza, armi mediatiche diaboliche per cercare di allontanare i cattivi pensieri che aleggiano intorno al processo di arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran. Alternando bastone e carota, Ahmadinejad ha poi lanciato chiari e minacciosi moniti all’Occidente (“l’epoca del colonialismo è finita, Francia e Gran Bretagna non si possono permettere di giudicare il mio paese”), seguiti da messaggi di apertura (“gli ispettori dell’Agenzia possono venire a Qom quando vogliono”). Non sono mancati anche tentativi di “arrampicarsi sugli specchi”, come quando King ha cercato di approfondire la questione del mancato rispetto dei diritti umani in Iran e delle sanguinose repressioni nei confronti degli oppositori del regime, ottenendo risposte sfuggenti ed evasive da Ahmadinejad. Assurdo, poi, il contrattacco del leader iraniano, che ha chiesto al presentatore lumi sul sistema carcerario americano e sul numero di prigionieri che muoiono ogni giorno nelle carcere statunitensi, come se King fosse Ministro della Giustizia e potesse rispondere a quelle domande. Ma è su Shoah ed Israele che lo scontro tra i due si è fatto ancora più acceso. Ahmadinejad non ha negato esplicitamente lo sterminio degli ebrei, dando risposte molto vaghe, del genere “sono uno storico, e come alcuni studiosi, ho opinioni differenti in proposito” o “perché non parliamo del genocidio del popolo palestinese?”. King ha mostrato apertamente il suo disappunto per le risposte ottenute, alzando più volte (e vanamente) la voce, scontrandosi contro il muro del silenzio eretto dal despota iraniano. Capitolo Israele: “Crede che sia possibile che l’esercito israeliano bombardi i vostri impianti nucleari?”, questa volta la domanda del settantaseienne giornalista di Brooklyn ottiene una risposta chiara da Ahmadinejad che, assunte le veci di insegnante di geografia, accenna alla differenza di estensione territoriale tra i due paesi, ritenendo Israele troppo piccola per impensierire il “gigante” iraniano. “Potrebbe, signor presidente, potrebbe”, mormora (con malcelata soddisfazione) King. Verrebbe quasi da ridere, se la sua battuta non prefigurasse scenari catastrofici, per il Medio Oriente e il mondo intero.
Adam Smulevich

Naturalmente vogliamo tutti deprecare la mefistofelica cattiveria di Larry King, cattiveria che peraltro non ci stupisce, trattandosi di un perfido giudeo. E ancora di più risalta, a fronte di tanta malvagità, la bontà di Sergio Romano: lui sì che ha capito tutto dell’ineffabile Ahmadinejad. Poi già che ci siete andate a vedere come quegli altri amici del buon Ahmy, i bravi ragazzi di Hamas, hanno genialmente trovato un modo semplice ed efficace per insegnare ai loro bambini come prendere per il culo quel pirla di Gilad Shalit che frigna mamma mamma. Quindi per proseguire bene la giornata andate a leggere la buona notizia sulle meravigliose invenzioni islamiche che vi dà lui, e infine
MEMENTO: +31.

barbara


30 giugno 2008

SERGIO ROMANO RECIDIVO SU SABRA E CHATILA

Comunicato Honest Reporting Italia 29 giugno 2008

Non c'è niente da fare: se appena appena gli si offre la possibilità di fare un po' di sana disinformazione su Sabra e Chatila, Sergio Romano proprio non può resistere alla tentazione. Anche questa volta il destro glielo offre, giovedì 26 giugno, la lettera di un lettore che protesta per la palese disinformazione seminata a piene mani circa un mese fa.

I MASSACRI DI SHATILA LA DIFFICILE CONTA DEI MORTI

La sua risposta a un lettore sulla strage avvenuta a Beirut nel 1982, nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, colpisce per parzialità e disinformazione. Lei inizia con una ricostruzione molto lacunosa del contesto in cui maturò quel tragico episodio e ignora i presupposti dell'intervento dell'esercito israeliano (ripetuti attentati lungo la frontiera con Israele, creazione di un arsenale di armi pesanti da utilizzare tanto nella guerra civile libanese quanto contro Israele, massacri compiuti dai palestinesi nei confronti dei cristiani libanesi).
Volendo sorvolare sull'uso del termine «guerrigliero» per definire i terroristi palestinesi, oltre che sulla forma dubitativa circa le responsabilità siriane nell'attentato a Bashir Gemayel, colpisce la falsità dei dati sulle vittime palestinesi che secondo la Procura Generale libanese, Croce Rossa e la Commissione d'inchiesta israeliana (la stessa che attribuì la responsabilità indiretta della strage a Sharon) furono tra 470 e 800 e non 3.000. Non è il numero che colpisce (1, 10, 100 o 1.000 morti, restano la gravità dell'episodio e la sua efferatezza), quanto il fatto che lei prenda per buona la cifra fornita dai palestinesi, attribuendo, di fatto, attendibilità solo a quella fonte. Gradirei una risposta che mi aiuti a capire come un giornale notoriamente equilibrato e pertinente come il vostro possa cadere in questi grossolani errori.
Daniele Coppin

Caro Coppin,
Dopo avere indicato una possibile cifra (3.000)
3000 NON è una cifra possibile: è una cifra inventata di sana pianta: non è la stessa cosa

e osservato che il dato è difficilmente verificabile,
piuttosto difficile, effettivamente, verificare le cose inventate ...

avrei dovuto aggiungere che esistono effettivamente stime diverse: 460 secondo il calcolo più conservatore degli israeliani, 700 secondo il direttore dell'Intelligence militare di Israele, 2.000 secondo fonti ufficiose dei servizi dell'Onu e voci raccolte dai giornalisti stranieri a Beirut.
Falso: secondo la Procura Generale della Repubblica libanese - e non secondo "il calcolo più conservatore degli israeliani" - sarebbero state 470, mentre la Commissione di inchiesta israeliana - la più severa - in base a sopralluoghi, riprese aeree e testimonianze ha calcolato che le vittime siano state fra le 700 e le 800. La cifra più alta, all'epoca, è stata quella "sparata" dai palestinesi, ed era di circa 1500 morti. Cifre più alte sono state avanzate solo in tempi recenti, senza alcuna connessione né con i fatti, né con eventuali indagini o testimonianze.

Non esiste una stima della Commissione Kahan, costituita a Gerusalemme per accertare le responsabilità delle forze armate israeliane.
FALSO!

Se lei rileggerà la pagina 26 del rapporto, troverà un lungo paragrafo che comincia con le parole «E' impossibile determinare con precisione il numero delle persone massacrate».
E che termina con le parole «Taking into account the fact that Red Cross personnel counted no more that 328 bodies, it would appear that the number of victims of the massacre was not as high as a thousand, and certainly not thousands»: «considerando che il personale della Croce Rossa ha contato non più di 328 corpi, sembra che il numero delle vittime del massacro non arrivi a mille, e sicuramente non migliaia» (qui): ecco, questa sembrerebbe proprio essere "una stima della commissione Kahan". Ciò che sta facendo qui Sergio Romano è un volgare tentativo di falsificare i documenti, citando le parti che confermano le sue fantasiose invenzioni, ed eliminando quelle che le contraddicono.

Non sappiamo quanti palestinesi vivessero a Shatila fra il 16 e il 18 settembre 1982. Non sappiamo quanti cadaveri siano stati rapidamente sepolti nelle vicinanze del campo. Non sappiamo quanti siano stati trasportati altrove (su camion forniti dagli israeliani, secondo alcuni testimoni) e sepolti in fosse comuni. Robert Fisk, autore di uno dei migliori libri sulla guerra civile libanese («Pity the Nation. Lebanon at War») scrive di avere raccolto notizie secondo cui un migliaio di persone sarebbe stato sepolto sotto un «campo sportivo». Pensò allo stadio e fece un sopralluogo, ma gli fu detto più tardi che il «campo sportivo» era in realtà il grande Golf Club lungo la strada che corre da Shatila all'aeroporto. Andò a vedere e trovò larghe zone di terra smossa e tracce di mezzi cingolati. Ma il Golf era presidiato dalle forze armate libanesi che non autorizzarono le indagini della Croce Rossa.
Come ricorda la Commissione Kahan, il numero indicato in un rapporto della Croce Rossa (328) è soltanto quello dei cadaveri che gli ispettori riuscirono a contare quando poterono finalmente entrare nel campo. Come in tutti i massacri, gli autori, a cose fatte, cercano di occultare per quanto possibile i loro peccati.
Nella sua lettera, caro Coppin, lei ricorda le ragioni dell'intervento dell'esercito israeliano in Libano. Per completare il quadro, tuttavia, conviene ricordare che i massacri avvennero dopo l'esecuzione di un piano americano per la partenza dal Libano dei guerriglieri palestinesi e delle forze siriane. L'evacuazione ebbe luogo soprattutto per mare alla fine di agosto.
Evacuazione che non fu completata a causa delle inadempienze delle forze internazionali che avrebbero dovuto provvedere: perché non ricordarlo, visto che il signor Romano sta diligentemente riempiendo le lacune lasciate dal signor Coppin?

Vi erano ancora combattenti palestinesi a Shatila dopo la partenza di Arafat? E' probabile
Probabile? Semplicemente probabile?? E chi l'avrebbe fatta, secondo il competentissimo signor Romano, quella che è passata alla storia come "la guerra dei campi" che è durata anni e che tra bombardamenti, massacri e carestie provocate dagli assedi ha causato circa 10.000 morti fra i palestinesi delle varie fazioni? E visto che il signor Romano ama citare Robert Fisk, lo citeremo anche noi: «La distruzione di Sabra è così grande che fra chi non viveva nel sottosuolo, ben pochi sono sopravvissuti. Il modo in cui Amal e i palestinesi hanno combattuto nei corridoi dell’ospedale per anziani mentre i pazienti erano ancora lì indica che nessuna delle due parti si preoccupa troppo per i civili presi nel fuoco incrociato. Il modo in cui i palestinesi costruiscono le loro case sopra i bunker rende inevitabile la morte di civili. [...] Se chiedete quanti combattenti hanno, rispondono che tutti i palestinesi sono combattenti, uomini, donne e bambini. Ma poi strillano se una donna o un bambino viene ucciso». Solo che all'epoca non c'erano israeliani in circolazione, e dunque tutti questi massacri, tutte queste distruzioni, tutti questi morti palestinesi vengono opportunamente ignorati.

ed è certamente vero che nei giorni seguenti furono trovati numerosi depositi di armi dell'Olp.
Sì. Per la precisione 5630 tonnellate di munizioni, 1320 fra carri armati e altri veicoli pesanti, 623 pezzi di artiglieria e lanciamissili, 33.303 armi leggere, 1352 armi anticarro, 2387 attrezzature ottiche, 2024 apparecchi di telecomunicazione, 215 mortai, 62 lanciarazzi katiuscia (elenco non definitivo, fornito nel comunicato ufficiale israeliano del 18 novembre 1982).

Ma Shatila non era una roccaforte terrorista
Ma certo che no! Chi di noi non tiene in giardino, tra nanetti e begonie, qualche migliaio di carri armati così, giusto per bellezza? E mica ci vorranno trattare da terroristi solo per questo, no?

e la resistenza contro le milizie cristiane alleate di Israele fu soltanto sporadica.
A noi veramente risulta che sono state le milizie cristiane ad organizzare la resistenza contro l'invasione e l'aggressione delle bande terroristiche palestinesi che hanno prima destabilizzato e poi distrutto il Libano, cancellando numerosissime comunità cristiane, e che le milizie cristiane, incapaci di avere ragione da sole delle meglio organizzate e armate bande terroristiche palestinesi, hanno ad un certo punto cercato l'alleanza di Israele: e non c'è bisogno di crederci sulla parola: la cronologia dovrebbe essere più che sufficiente a fare piazza pulita di tutte le menzogne seminate dal signor Romano.

Non vi fu una battaglia tra forze contrapposte. Vi fu un massacro.
"Secondo il rapporto del Procuratore Generale libanese, nei due campi non ci sarebbe stato un massacro di inermi contro armati, ma una vera e propria battaglia che ha coinvolto l'intera popolazione. «... Furono i terroristi palestinesi - riferirà un maggiore dell'esercito danese, Joern Mehedon - a cominciare la sparatoria ... Sapevamo che i guerriglieri si facevano normalmente scudo di donne e bambini. ...»." (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti, p. 160). E, nella stessa pagina del rapporto della commissione Kahan più sopra citata dallo stesso Sergio Romano: «A further difficulty in determining the number of victims stems from the fact that it is difficult to distinguish between victims of combat operations and victims of acts of slaughter. We cannot rule out the possibility that various reports included also victims of combat operations from the period antedating the assassination of Bashir»: «Un'ulteriore difficoltà nel determinare il numero delle vittime deriva dal fatto che è difficile distinguere fra vittime di operazioni di combattimento e vittime di atti di massacro. Non possiamo escludere la possibilità che vari rapporti includano anche vittime di combattimenti del periodo precedente l'assassinio di Bashir». Forse è vero ciò che sostengono il Procuratore Generale libanese e il maggiore Joern Mehedon e la commissione Kahan, o forse è vero ciò che afferma il signor Romano, ma dare una sola versione quando ne esistono almeno due non è giornalismo.

Proviamo a rinfrescare un po' la memoria a Sergio Romano scrivendogli a:
lettere@corriere.it oppure sromano@rcs.it (lettere, firmate con nome, cognome e città).


Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

Il nostro sito/libreria Israele - Dossier è dedicato alle informazioni dettagliate, dati storici e geografici sul conflitto medio orientale.

Honestreporting è stato fondato da un gruppo di persone che non appartengono né alla destra, né alla sinistra e non è affiliato ad alcuna organizzazione politica. Il nostro unico interesse è quello di assicurare che le notizie riguardanti Israele siano presentate in modo corretto nei media. Noi esaminiamo i media; quando troviamo esempi di evidente parzialità informiamo i nostri iscritti sugli articoli scorretti, chiedendo di protestare direttamente presso le testate interessate.

HonestReporting ha oltre 155.000 membri nel mondo, ed è in continua crescita.
(C) 2006 Honestreporting - Tutti i diritti riservati
E-mail: HR-Italia@honestreporting.com

Per iscriversi a HonestReportingItalia inviare una e- mail vuota a:
join-HonestReportingItalian@host.netatlantic.com


Può essere interessante dare una scorsa a questo scambio intercorso nel mailbox di Honest Reporting Italia.

E se quello che voi ritenete scorretto è invece corretto per gli altri altri, i quali invece ritengono scorretta la vostra azione di lobbying? Non ditemi che non intendete fare lobbying. Ad essere danneggiati sono quei cittadini che attendono tranquillamente alle loro occupazioni e si trovano improvvisamente in guerra contro popoli pacifici perché delle ristrette lobby che curano i loro interessi hanno prodotto ciò.
Antonio Caracciolo


Inventarsi le cifre non è "quello che noi riteniamo scorretto"; citare documenti e riportarli castrati non è "quello che noi riteniamo scorretto"; dichiarare inesistente ciò che invece esiste non è "quello che noi riteniamo scorretto", capovolgere la cronologia ribaltando così i rapporti di causa-effetto non è "quello che noi riteniamo scorretto": tutto questo è scorretto. Peggio: tutto questo è fare consapevolmente disinformazione. Se Le dispiace tanto per i cittadini che si ritrovano in guerra dovrebbe rivolgere la sua attenzione a chi li condanna al terrorismo, non a chi denuncia il terrorismo e i sedicenti giornalisti che il terrorismo difendono. Quanto alle insinuazioni nei nostri confronti, le rimandiamo al mittente. Ci stia bene.
La redazione di Honest Reporting Italia

Si capisce un tubo! Ai due paesi di cui si parla è morto o no ammazzato qualcuno? Terrorismo che vuol dire? Terrorismo di stato è quello che israele ha sempre fatto o no? Nel 1948 vi è stata o no la Nakba, la pulizia etnica di cui non io parlo ma l'ebreo israeliano Ilàn Pappe?
Gli ebrei sionisti in Palestina sono arrivati dalla luna nel 5000 avanti cristo o ci sono sbarcati pensando di avere a che fare con gli indiani d'America?
E voi chi... siete? Cosa volete? Cosa fate?
Fra aggrediti e d aggressori non vi sono dubbi! Quanto a Shatila e Sabra mica è un romanzo? A me poco interessa il dettaglio. Interessa la sostanza. La sostanza dice che da 60 anni a questa parte vi è stata un'occupazione colniale ai danni di un popolo che vi risiedeva da prima. E non ditemi che gli israeliani sono ebrei che ritornano nella patria lasciata duemila anni fa ai tempi della distruzione del Tempio perché si tratta di una mera invenzione. Gli attuali israeliani che occupano la Palestina come avamposto militare degli USA sono russi, polacchi, italiani...Lo dice un altro ebrei isareliano di nome Shlomo Sand. Quindi, i palestinesi stavano a casa loro prima che qualcuno in modo criminale li cacciasse..
E non ditemi che sono antisemita perché mi incavolo... Intanti, veri semiti sono soltanto i palestinesi, non gli ebrei di israele...
Adesso ho da fare!

Chi siamo e che cosa vogliamo? È lei che è piombato in casa nostra sproloquiando e delirando, egregio signore. E anche noi abbiamo altro da fare che occuparci di un antisemitello da strapazzo. Prima di congedarci definitivamente ci permettiamo di darle un ultimo suggerimento: disdica l'iscrizione a questa newsletter che evidentemente deve avere fatto in un momento di distrazione, visto che la verità fa così male alla sua digestione.

La redazione di Honest Reporting Italia

Branco di idioti.
Se la vostra mailing list è attività PUBBLICA e non segreta e massonica, come in effetti ho potuto smascherare, io faccio attività lecita di monitoraggio di tutto ciò che è pubblico. Posso documentare (e me ne avete dato gli elementi probatori) che la vostra attività è du pura lobbying, cioè qualcosa di pericoloso per la democrazia.
Non mi sono iscritto alla vostra Lista per ottenere delizia. Ma per fare un lavoro di vigilanza democratica, I vostri attacchi a Sergio Romano sono vergognosi? La Verità? E cosa ne sapete voi? Siete esattamente il contrario? È in vostro potere cancellarmi. In me, se continuerete a mandare le vostre delazioni concertate aq danno di terzi, troverere il critico che vigila per la democrazia di questo paese che evidentemente non è il vostro. Razza di idioti!

(Per la serie: se non son matti non li vogliamo) (E anche per la serie: ma quando mai i poveri palestinesi avranno una speranza di pace, finché avranno simili sostenitori?) (E infine per la serie: ma ci vogliamo decidere a fare una colletta per regalare un po’ di preservativi a quella povera mamma degli imbecilli, che possa finalmente tirare il fiato anche lei, povera donna?)

barbara


28 maggio 2008

SERGIO ROMANO, OVVERO L’ARTE DELLA DISINFORMAZIONE

Comunicato Honest Reporting Italia 28 maggio 2008

Si è sempre nel dubbio, quando si leggono le ricostruzioni storiche di Sergio Romano, se sia più grande l'ignoranza o la malafede. Quello che è certo ed evidente è che massicce dosi di disinformazione non mancano mai. E non mancano neppure in questa sua risposta a un lettore che chiede chiarimenti sulla strage di Sabra e Chatila, pubblicata sul Corriere della Sera di martedì 27 maggio.

I CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I SUOI EFFETTI
Grazie a un recente film è tornato alla ribalta, dopo 26 anni, il massacro degli arabi palestinesi nei campi di Sabra e Shatila alla periferia di Beirut. Contrastanti sembrano essere le opinioni sulle effettive responsabilità dell’accaduto, ma comunque non convincenti: può aiutarmi a capire come andarono realmente le cose?
Michele Toriaco, Torremaggiore (Fg),

Caro Toriaco, L’esercito israeliano invase il Libano nel giugno 1982 mentre da sette anni infuriava in quel Paese la guerra civile.
Guerra civile scatenata dai palestinesi scampati al massacro messo in atto dall'esercito giordano nel Settembre Nero (oltre diecimila morti, secondo le stime più attendibili), che avevano qui trovato rifugio: perché non ricordarlo? Guerra civile che ha provocato circa 160.000 morti, la cancellazione di intere comunità cristiane e la distruzione di uno dei più ricchi, belli e civili Paesi del Medio Oriente: perché non ricordarlo?

Israele voleva impedire alle formazioni palestinesi di utilizzare il territorio libanese per operazioni di guerriglia,
Israele voleva impedire alle formazioni TERRORISTICHE palestinesi di CONTINUARE A UTILIZZARE il territorio libanese per incursioni armate e attacchi terroristici in territorio israeliano, come stavano facendo da anni

ma si proponeva altresì uno scopo meno confessabile: la tutela di un piccolo Stato vassallo, nel Libano meridionale, governato per procura dalle milizie cristiane del maggiore Saad Haddad.
più che altro la creazione di un cuscinetto che proteggesse Israele dai continui assalti terroristici. Cuscinetto corrispondente al 5% del territorio libanese, mentre il restante 95% era occupato dalla Siria, fatto che non sembra però turbare troppo il signor Romano.

Vi fu quindi, sin dall’inizio dell’operazione, una sorta di collusione tra forze israeliane e gruppi cristiani.
Che cosa significa esattamente "gruppi cristiani"? Non sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza, tanto perché si sappia di che cosa si sta parlando?

Dopo avere sconfitto rapidamente le forze siriane e palestinesi schierate alla frontiera, i 75.000 uomini del corpo di spedizione israeliano puntarono sui campi profughi, vivaio delle reclute che Yasser Arafat arruolava tra le famiglie di coloro che avevano abbandonato la Palestina nel 1948 e nel 1967.
Forse, più che "vivaio di reclute" sarebbe più corretto chiamarli "covi di terroristi", considerando che al momento dell'evacuazione dei campi furono trovati 5630 tonnellate di munizioni, 1320 fra carri armati e altri veicoli pesanti, 623 pezzi di artiglieria e lanciamissili, 33.303 armi leggere, 1352 armi anticarro, 2387 attrezzature ottiche, 2024 apparecchi di telecomunicazione, 215 mortai, 62 lanciarazzi katiuscia (elenco non definitivo, fornito nel comunicato ufficiale israeliano del 18 novembre 1982).

Gli invasori speravano che l’operazione avrebbe permesso l’annientamento dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina)
organizzazione nata nel 1964, quando NON c'erano i "territori occupati", ma il signor Romano si guarda bene dal precisarlo, poiché tale precisazione rende lampante il fatto che questa organizzazione non è nata allo scopo di creare uno stato di Palestina, ma unicamente per quello di distruggere Israele essendo, all'epoca, lo stato di Israele l'unico territorio occupato da Israele.

e la cattura, «vivo o morto», di Arafat. Ma dovettero accontentarsi di un accordo, negoziato grazie alla mediazione degli Stati Uniti, che avrebbe permesso a una parte delle milizie palestinesi (circa 15.000 uomini) di lasciare il Paese verso la fine di agosto.
Detto in altri termini, ancora una volta il mondo intero - Stati Uniti compresi - si è mobilitato per salvare i terroristi, per impedire a Israele di averne ragione e di chiudere finalmente una volta per tutte la partita, e per perpetuare quindi questa guerra che sembra ormai non poter avere fine.

In quegli stessi giorni il Libano ebbe finalmente un nuovo presidente nella persona di Bashar Gemayel,
Bashir Gemayel

leader delle Falangi cristiane. Ma la sua presidenza durò soltanto sino al 14 settembre quando il capo dello Stato morì con venticinque uomini in un attentato organizzato forse dai siriani.
Forse? Come mai quando si tratta della Siria sono sempre d'obbligo le formule dubitative?

Fu quello il momento in cui il governo Begin e il suo ministro della Difesa Ariel Sharon decisero di occupare nuovamente Beirut per espellere i palestinesi rimasti nella città.
Per espellere i terroristi palestinesi rimasti nella città.

L’operazione sarebbe stata condotta dalle milizie cristiane, ma gli israeliani, installati a 200 metri da Shatila, crearono una cinta intorno ai campi e fornirono i mezzi necessari all’operazione.
Il massacro durò due giorni e provocò, secondo stime difficilmente verificabili, circa 3.000 vittime.
"Secondo il rapporto del Procuratore Generale libanese, nei due campi non ci sarebbe stato un massacro di inermi contro armati, ma una vera e propria battaglia che ha coinvolto l'intera popolazione. «... Furono i terroristi palestinesi - riferirà un maggiore dell'esercito danese, Joern Mehedon - a cominciare la sparatoria ... Sapevamo che i guerriglieri si facevano normalmente scudo di donne e bambini. ...»." (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti, p. 160). Naturalmente non abbiamo modo di sapere se questa testimonianza sia attendibile e se questa ricostruzione dei fatti sia corretta, ma in presenza di versioni contrastanti ci si aspetterebbe che un giornalista degno di questo nome le fornisse entrambe. Quanto alle vittime, secondo la Procura Generale della Repubblica libanese sarebbero state 470, per la Croce Rossa 663, mentre la Commissione di inchiesta israeliana - la più severa - in base a sopralluoghi, riprese aeree e testimonianze ha calcolato che le vittime siano state fra le 700 e le 800. La cifra di 3000 vittime non risulta da alcuna "stima": è solo la cifra spacciata dalla propaganda palestinese, ma per qualcuno, evidentemente, è di gran lunga preferibile alle stime vere.

In Israele vi fu una grande manifestazione di protesta, a cui parteciparono quattrocentomila persone,
ossia il 10% dell'intera popolazione israeliana, mentre non si ha notizia di proteste, in altri Paesi, contro gli autori della strage

e venne costituita una commissione d’inchiesta che attribuì a Sharon la responsabilità del massacro e lo costrinse a dimettersi.
che attribuì a Sharon la responsabilità INDIRETTA del massacro, ossia per non averlo saputo prevedere e impedire, scagionandolo invece da quella diretta, appannaggio di Eli Hobeika che aveva guidato le milizie che lo avevano perpetrato. Operazione per la quale fu ricompensato dai suoi padroni siriani - padroni anche dell'intero Libano - con un ministero.

L’operazione non impedì ai palestinesi di riorganizzarsi ed espose Israele alle critiche della società internazionale.
Difficile che Israele non sia esposta alle critiche, finché l'informazione è in mano a personaggi come il signor Romano!

Ma la maggiore e più grave ricaduta politica del massacro fu l’apparizione di un nuovo nemico: un movimento politico e religioso che si chiamò Hezbollah, «partito di Dio», e riunì i gruppi di militanti sciiti che avevano sino ad allora partecipato in ordine sparso alla guerra civile.
Il movimento Hezbollah nasce nel giugno 1982: un po' difficile attribuirne la nascita alla strage di Sabra e Chatila avvenuta fra il 16 e il 17 settembre dello stesso anno.

Fu quello il momento in cui la lotta contro Israele smise di essere prevalentemente laica per divenire anche e soprattutto religiosa.
Le dice qualcosa, signor Romano, il nome Damour? È una cittadina a venti chilometri da Beirut. Quasi seicento cristiani massacrati, donne stuprate, cadaveri smembrati, uomini trovati evirati e coi genitali in bocca, il cimitero devastato, le tombe scoperchiate e le ossa sparse per tutto il campo. L'assalto, ad opera degli uomini di Arafat, era avvenuto al grido di "Allahu akhbar". Era il gennaio 1976 (giusto per fare un esempio. Se ne potrebbero fare molti altri, volendo, magari partendo dal Gran Mufti Haji Amin al Husseini che nel 1948 incitava al jihad contro il neonato stato di Israele).

E fu quello infine il momento in cui l’Iran, dove gli Ayatollah avevano conquistato il potere poco più di tre anni prima, poterono contare su un amico libanese di cui si sarebbero serviti, da allora, per influire sugli avvenimenti della regione.
Cioè, l'Iran ha aspettato Sabra e Chatila per decidere di influire sugli avvenimenti della regione? Ma per piacere, signor Romano!

Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
lettere@corriere.it oppure sromano@rcs.it



Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia
vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

Il nostro sito/libreria Israele - Dossier è dedicato alle informazioni dettagliate, dati storici e geografici sul conflitto medio orientale.

HonestReporting ha oltre 155.000 membri nel mondo, ed è in continua crescita.
(C) 2006 Honestreporting - Tutti i diritti riservati
E-mail: HR-Italia@honestreporting.com

Per iscriversi a HonestReportingItalia inviare una e- mail vuota a:
join-HonestReportingItalian@host.netatlantic.com

Per chi desiderasse saperne di più, suggerisco la lettura dei miei post su Damour, sulla strage di Tell al Zatar e sull’altra Sabra e Chatila (sì, ce n’è stata anche un’altra: lo sapevate?) utili anche, per chi è più giovane e non ha vissuto quegli avvenimenti in diretta, per capire un po’ meglio le dinamiche di ciò che è accaduto e sta tuttora accadendo in Libano.

barbara


22 maggio 2008

A PROPOSITO DEL SIGNOR AMBASCIATORE SERGIO ROMANO

[…] l’occhiuta dittatura della precettistica ebraica, […] il catechismo fossile («duecentoquarantotto precetti affermativi e trecentosessantacinque precetti negativi» ricorda il rabbino Toaff) di una delle più antiche introverse e retrograde confessioni religiose mai praticate in Occidente. […] È apparso, per reazione all’Illuminismo, un ebraismo arcigno, arcaico, psicologicamente impermeabile a qualsiasi forma di tolleranza e convivenza.

È possibile immaginare l’esplosione dell’odio in Polonia, nel Baltico, in Bielorussia, in Ucraina, dove una invisibile linea di frontiera ha lungamente diviso il cristiano dall’ebreo dello shtetl, dove ebrei e cristiani erano separati dagli abiti, dall’apparenza fisica, dalle liturgie, dalle regole dietetiche, dalla lingua.

La prima di esse è la posizione privilegiata di cui lo Stato d’Israele, grazie al sostegno delle comunità ebraiche, gode nella società internazionale. […]
La seconda causa del nuovo antisemitismo è paradossalmente lo spazio che il genocidio è andato progressivamente occupando nella storia del secolo.

Da Spinoza in poi l’ebreo più intelligente, originale e seducente è sempre, per certi aspetti «marrano» (ebreo convertito al cristianesimo, ndb).

L’ebreo è orgoglioso, radicale, spesso miope e intollerante.

Per quasi cento anni la principale ambizione della maggior parte degli ebrei della penisola fu quella di buttare alle ortiche il ghetto, il cibo kasher, le pratiche religiose, i tic mentali e tribali della loro tradizione culturale e religiosa (allo scopo, secondo Romano, di poter diventare veri italiani, essendo evidentemente impossibile essere contemporaneamente veri ebrei e veri italiani, ndb).

Queste citazioni sono tratte da “Lettera a un amico ebreo” di Sergio Romano. Risparmio di ricordare tutte le prove, in questo libro, di crassa ignoranza della storia, della religione, della cultura ebraica. Mi accontento di proporvi queste per dimostrare che sì, ha perfettamente ragione chi afferma che dobbiamo proprio essere paranoici per poter anche solo sospettare che Sergio Romano possa nutrire sentimenti antisemiti.



barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Sergio Romano antisemitismo

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 22/5/2008 alle 16:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (163) | Versione per la stampa


21 maggio 2008

COLPA NOSTRA? NO: DEGLI EBREI!

Comunicato Honest Reporting Italia 21 maggio 2008

Per una volta Honest Reporting Italia non si occuperà di Israele, bensì di ebraismo. Vogliamo segnalare ai nostri lettori questa lettera apparsa sul Corriere della Sera di martedì 20 maggio, nella rubrica delle lettere curata da Sergio Romano. Non inseriremo, contrariamente al solito, commenti all'interno del testo, in quanto questo, riteniamo, si commenta sufficientemente da solo: la signora Burkhardt tiene a precisare che i tedeschi non hanno le "colpe" loro attribuite in quanto i responsabili sono ebrei, ai quali non basta "la presenza fisica in un Paese" per poter essere considerati suoi cittadini; Sergio Romano, nella sua risposta, fa cortesemente notare che alcuni dei "colpevoli" in realtà non sono ebrei e che comunque nella storia ci sono stati, in Germania, anche degli "ebrei buoni", che hanno acquisito qualche merito. E non una parola, in questa risposta apparentemente pacata, per stigmatizzare il manifesto antisemitismo che permea tutta la lettera. Leggiamo lettera e risposta:

Sono tedesca di nascita e italiana di matrimonio. Avendo letto la sua risposta sui rapporti tra la Russia e la Germania, vorrei però precisare che Marx, Engels e la Luxemburg non erano tedeschi ma ebrei, quindi i tedeschi non hanno nessuna responsabilità rispetto alla rivoluzione russa del 1917, come non sono responsabili della rivoluzione studentesca della Scuola di Francoforte(Adorno,Marcuse e Horkheimer). O basta forse la presenza fisica in un Paese per essere russi, tedeschi, italiani, ecc...?
Helga Burckhardt-Agnoli
tiziano.agnoli@gmx.it

Cara Signora,
Engels non era ebreo. Nacque in una famiglia protestante da un padre rigorosamente pietista e fece le sue prime apparizioni nella vita pubblica ribellandosi all'integralismo evangelico dell'ambiente familiare. Karl Marx era nipote di rabbini, ma figlio di genitori convertiti al cristianesimo e considerava gli ebrei come la perfetta incarnazionale del capitalismo; quindi, secondo la filosofia del suo "Manifesto", "nemici di classe". Certo la "presenza fisica" in un Paese non è sinonimo di nazionalità.Ma quella dei tedeschi in Germania fu molto più di una semplice presenza fisica. Fu qui, nel clima culturale tedesco del Settecento, che Moses Mendelssohn dette il via al grande rinascimento ebraico. La sua lettura di Locke, il filosofo inglese della tolleranza, la sua familiarità con Leibniz e con Kant, e i suoi dialoghi con Gotthold Lessing inserirono l'ebraismo nella cultura europea. La sua traduzione tedesca del Pentateuco ebbe per le comunità ebraiche della Germania una importanza comparabile alla traduzione che Lutero fece della Bibbia fra il 1522 e il 1534. Mentre Moses si affermava come filosofo, il nipote Felix Mendelssohn-Bartholdy creava con Schubert e Schumann la grande musica romantica. E un altro ebreo convertito, suo contemporaneo, Heinrich Heine fu per alcuni decenni il più popolare, amato e imitato poeta tedesco.
Nella Germania del Settecento esisteva ancora "l'ebreo di corte", apprezzato per la sua abilità finanziaria, spesso chiamato a rimpinguare con i suoi prestiti la cassa del principe, ma trattato come un estraneo o, nella migliore delle ipotesi, come un ospite. Con la grande ascesa della casa dei Rothschild durante l'epoca napoleonica, il banchiere ebreo s'inserisce nella società della nuova Germania, collabora allo straordinario sviluppo industriale e sociale del Paese. Dopo la pubblicazione di un libro di Fritz Stern apparso nel 1977 sappiamo quale importanza abbia avuto la lunga amicizia fra Bismarck e il banchiere Gerson Bleichroder nella costruzione della Grande Germania. Non vi è altro Paese europeo in cui una popolosa comunità ebraica abbia avuto altrettante occasioni di affermare la propria presenza e salire rapidamente i gradi della scala sociale. Alla vigilia della Grande guerra, nonostante le prime avvisaglie di antisemitismo alla fine dell'Ottocento, gli ebrei del Secondo Reich si sentivano tedeschi, erano fieri della loro patria, partecipavano con eguale convinzione a tutte le sue manifestazioni culturali e politiche dal nazionalismo al socialismo, dai movimenti conservatori ai movimenti rivoluzionari. Un grande industriale e uomo politico ebreo-tedesco, Walter Rathenau, disse un giorno che gli ebrei della Germania erano semplicemente "un'altra tribù tedesca".
La Grande guerra, la rivoluzione d'ottobre e l'avvento di Hitler al potere hanno cambiato la storia della Germania e dell'ebraismo tedesco oscurando ciò che era accaduto nel secolo precedente. Ma non credo che gli storici possano tagliare il cordone ombelicale che ha lungamente legato alla Germania l'ebraismo illuminista di Moses Mendelssohn. Non lo hanno tagliato i 130000 ebrei che hanno fissato la loro residenza nella Repubblica federale dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
lettere@corriere.it oppure sromano@rcs.it



Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

Il nostro sito/libreria Israele - Dossier è dedicato alle informazioni dettagliate, dati storici e geografici sul conflitto medio orientale.

Honestreporting è stato fondato da un gruppo di persone che non appartengono né alla destra, né alla sinistra e non è affiliato ad alcuna organizzazione politica. Il nostro unico interesse è quello di assicurare che le notizie riguardanti Israele siano presentate in modo corretto nei media. Noi esaminiamo i media; quando troviamo esempi di evidente parzialità informiamo i nostri iscritti sugli articoli scorretti, chiedendo di protestare direttamente presso le testate interessate.

HonestReporting ha oltre 155.000 membri nel mondo, ed è in continua crescita.
(C) 2006 Honestreporting - Tutti i diritti riservati
E-mail: HR-Italia@honestreporting.com

Per iscriversi a HonestReportingItalia inviare una e- mail vuota a:
join-HonestReportingItalian@host.netatlantic.com

barbara

sfoglia     ottobre        dicembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA