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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


14 novembre 2011

ITALIA SUDTIROLO: DUE POPOLI DUE STATI

di Giorgio Israel

L’Austria è ormai da tempo in totale sfacelo politico e preda di fazioni armate in conflitto tra di loro, ma unite da un solo obbiettivo: rivendicare il Sudtirolo, abusivamente occupato 
dall’Italia. Per conseguire questo obbiettivo esse chiedono la distruzione totale dell’entità statale razzista italiota. Nel corso di un anno, dopo che l’Italia ha ceduto alcune zone di confine, sono piovuti più di mille missili tra Rovereto e Trento (alcuni hanno raggiunto Verona) e alcuni militari italiani sono stati uccisi o rapiti. Nel frattempo, il braccio militare di un partito al potere in Croazia, in solidarietà con le fazioni austriache ha rapito anch’esso alcuni militari e ha scatenato un lancio di razzi katiusha su Trieste.
Il governo italiano ha perso la pazienza e ha posto in atto una dura risposta militare. Con l’eccezione dei soliti imperialisti americani, tale risposta è stata generalmente deprecata. Il ministro degli esteri francese, noto per il suo costante sforzo di essere amico di tutti, ha deplorato il rapimento dei soldati, glissando sui lanci missilistici, e ha condannato la risposta italiana come “sproporzionata” e capace soltanto di suscitare altro odio anti-italiano. Negli ambienti italiani, o nei pochi ambienti vicini all’Italia, si manifesta sorpresa, in quanto il ministro aveva dichiarato di essere un fervente un amico dell’Italia e, a proposito di alcune sue precedenti dichiarazioni che erano apparse duramente critiche (aveva parlato dell’Italia come di uno stato terrorista), aveva commentato con humour di essere tutt’al più un “amico che 
sbaglia”. A proposito di tale dichiarazione, alcuni commentatori hanno riportato all’attenzione una domanda rimasta in sospeso, e cioè se il ministro andasse considerato come un pentito o un irriducibile. Qualche scalmanato ha chiesto perché non ci si chiedesse quanto odio provocasse nella popolazione italiana il lancio di missili sulla popolazione civile, i rapimenti e gli attentati; ma è stato prontamente zittito. Altri commentatori hanno saggiamente rilevato che era meglio accontentarsi della condanna del ministro, perché alcuni partiti della coalizione di governo francese avevano espresso una condanna nei confronti dell’entità italiota ben 
altrimenti dura. Si è notato che alcuni gruppi (per ora disarmati) di militanti di questi partiti, o di simpatizzanti, hanno accusato lo stato razzista italiota di comportarsi come i nazisti hitleriani e hanno osservato che il mondo non può subire il fatto che la “razza italiota mieta morte” soltanto perché è protetta dai criminali di Washington e che è giunto il momento di boicottare e stroncare i razzisti di Viterbo. Si noti, al riguardo, che Roma non è riconosciuta come capitale dell’Italia, ed è rivendicata dai discendenti di coloro che la occuparono dopo il crollo dell’Impero Romano.
Il governo di Viterbo ha pertanto deciso di affidarsi alle cure del ministro degli esteri francese, ed ha promesso che nel futuro non sparerà più di una cannonata per ogni trecento missili e non muoverà un dito se la quota di rapimenti si manterrà entro i dieci l’anno. Tale proporzione è stata comunque ritenuta sproporzionata e il detto ministro ha promesso di operare affinché il G8 indichi una soglia di reazione equa al disotto della quale lo stato terrorista italiota non correrà il rischio di essere condannato dal Consiglio di Sicurezza. S’intende che una siffatta garanzia non pregiudica tutte le legittime rivendicazioni a risarcimento dell’operato criminale 
dello stato italiota che discende dalla sua natura razzista e dall’errore strutturale consistente nel fatto stesso di essere nato.
Nel frattempo, il governo di Viterbo, per dar prova di buona volontà, ha deciso di accedere alla richiesta della madre di un noto calciatore di origini austro-croate di ricevere su un piatto 
d’argento i testicoli del calciatore italiota Cuscini.

Non è recente, questo articolo, come si può chiaramente capire dalle ultime frasi. Non è recente ma, purtroppo, sempre drammaticamente attuale.


 

barbara


5 novembre 2009

UNO SPIRAGLIO DI LUCE IN PROVINCIA

Schönberg in Israele: «Siamo sotto i razzi»
L’assessore sta visitando la città di Sderot. Riunioni di giunta nel bunker



BOLZANO—L'assessore bolzanino
alla cultura Primo Schönsberg si trova in questi giorni in Israele, per un viag­gio privato, volto ad approfondire la conoscenza di quel Paese. Si tratta di un viaggio organizzato dall'Associa­zione Amici di Israele, che ha in pro­gramma anche diversi incontri con le autorità locali. Ieri Schönsberg si tro­vava a Sderot, una città nel distretto sud di Israele, distante appena un chi­lometro dalla Striscia di Gaza.
La città è stata, nel recente passato, un continuo bersaglio di attacchi di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza. Nel marzo 2008, la popolazione era scesa del 10% e molte famiglie avevano abbandonato la zona per dispera­zione. Basti pensare che dalla metà di giugno 2007 a metà febbraio 2008, contro Sderot e il Negev occidentale sono stati sparati razzi con una media di tre o quattro al giorno. «Abbiamo terminato ora un incontro con la giun­ta muncipale - fa sapere Schönsberg - di questa cittadina di 13 mila abi­tanti più 10 mila ex coloni sfollati da Sharon dalla striscia di Gaza. Per ragio­ni di sicurezza l'incontro si è svolto in un bunker a due piani ricavato sotto il municipio perché, nonostante la stam­pa internazionale non ne parli quasi più dopo l'operazione "Piombo fuso” i razzi Qassam continuano a cadere su case e luoghi di lavoro israeliani. Tra quello che si vede in tv e la realtà - commenta Primo Schönsberg - c'è purtroppo una bella differenza».
Un altro politico bolzanino da sem­pre sensibile alla questione mediorien­tale è il radicale Achille Chilomento. Nel novembre di due anni fa Chiomento, assieme ad altri due altoatesini, fu costretto a rifugiarsi in un bunker per un attacco missilistico proprio sul confine di Gaza. I tre altoatesini face­vano parte di una vasta delegazione italiana dell'associazione filo-israelia­na Keren Hayesod. (Corriere del Trentino Alto Adige)

Qualcuno, nel frattempo, continua a chiedersi cosa diavolo ci stiano a fare i sionisti nel mare davanti a Gaza, e siccome siamo di una bontà smisurata gli vogliamo fornire un’adeguata risposta. Qui, invece potrete ammirare l’ineffabile giudice Goldstone in una delle sue migliori interpretazioni mentre qui trovate il solito incommensurabile Ugo Volli.


barbara


31 ottobre 2009

GENERAZIONE SDEROT

Il sud d’Israele viene bombardato ogni giorno dai qassam. Ma all’Onu c’è un rapporto che equipara vittime e terroristi

L’incubo di Sderot iniziò sugli schermi della rete televisiva americana Cbs. Il 24 gennaio 2002 la celebre rubrica “60 Minutes” trasmise l’intervista a un leader di Hamas, Moussa Abu Marzook, che minacciava di usare missili Qassam per colpire le città israeliane. Il nome, Qassam, deriva da un imam fondamentalista che negli anni Venti incitò ai pogrom contro gli ebrei. Nel giugno 2004 un razzo colpì una scuola materna e uccise un uomo e un bambino. Le prime di una lunga serie di vittime israeliane a Sderot. Dodicimila razzi palestinesi sono caduti sulle città di Sderot e Ashkelon. Ogni giorno, per nove anni. Dalla fine dell’operazione israeliana a Gaza sono caduti quasi trecento missili. Uno al giorno. A Sderot in auto si deve tenere sempre il finestrino abbassato, la cintura slacciata e la radio spenta. Altrimenti non si sente la sirena. “C’è un solo esempio nella storia in cui migliaia di razzi vennero sparati su una popolazione civile”, ha detto il premier israeliano Netanyahu alle Nazioni Unite.

“Fu quando i nazisti lanciarono razzi sulle città inglesi durante la Seconda Guerra mondiale. In quella guerra gli Alleati rasero al suolo le città tedesche, facendo centinaia di migliaia di morti. Israele decise di comportarsi diversamente”.
Oggi un nuovo rapporto delle Nazioni Unite redatto dal giudice Richard Goldstone accusa Israele e Hamas di “crimini di guerra”. L’azione dell’esercito israeliano a Gaza fu lanciata proprio per fermare i razzi su Sderot. Il rapporto arriverà all’Assemblea Generale il 4 novembre. “Il rapporto Goldstone ha il mio sostegno”, ha detto ieri il segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon. Per la prima volta una grande democrazia potrebbe essere accusata formalmente di “crimini di guerra”, alla stregua dei Genocidaires Hutu in Ruanda e delle milizie serbo-bosniache di Karadzic.
Già a due settimane dalla fine delle operazioni israeliane a Gaza, Hamas aveva ripreso a sparare su Sderot. In città si hanno venti secondi per mettersi al riparo non appena suona l’allarme: “Tzeva Adom”, colore rosso. Sderot è una città malata. Inchieste mediche indipendenti rilevano che un abitante su due soffre di danni psichici. Tra il 74 e il 95 per cento dei bambini ha disabilità psichica. Sderot è decisiva per capire il rapporto Goldstone. Abbiamo intervistato gli israeliani che sono andati a Ginevra per testimoniare di fronte alla commissione dell’Onu. Abbiamo parlato con i medici che curano i feriti nel “triangolo della paura” Ashkelon-Sderot-Netivot.

Ogni giorno a decine bussano alla porta del Trauma Center di Sderot, dove si offre sostegno psicologico a chi soffre del trauma dei bombardamenti. La direttrice è la dottoressa Adriana Katz, impegnata a lenire le sofferenze psichiche di Sderot. “Questo è un paese di morti viventi”, ci dice Adriana mentre si fa la conta degli ultimi attacchi missilistici di Hamas. La gente a Sderot non è afflitta dalla sindrome “Ptsd”: disordine da stress post traumatico. I sintomi sono gli stessi (insonnia, ansia, apatia, dolori psicosomatici), solo che a Sderot il post non arriva mai. Per questo si parla di “generazione Sderot”. Una cittadina nata nei primi anni Sessanta come centro di transito per i nuovi immigrati provenienti da Marocco, Kurdistan e Iran.
Gli abitanti di Sderot hanno presentato al segretario generale dell’Onu una lettera di denuncia dei crimini di Hamas. La lettera è stata firmata da 90mila persone di cinquanta diversi paesi, su iniziativa dell’organizzazione Take A Pen. “Il 79 per cento della popolazione di Sderot è psicologicamente invalida”, ci dice Batya Katar, leader dell’Associazione dei genitori di Sderot e promotrice della lettera all’Onu. “Ogni giorno, per nove anni, abbiamo ricevuto attacchi da Hamas. Il giudice Goldstone avrebbe dovuto vivere qui per una settimana con i suoi figli. Ogni minuto e ogni secondo, giusto per una settimana. Un qassam è caduto vicinissimo alla mia abitazione. Mio figlio dorme con me da cinque anni per la paura di attacchi missilistici. Abbiamo venti secondi per metterci al riparo. Possiamo morire in ogni istante, è con questo pensiero che vive la gente di Sderot. Qui bambini e genitori dormono assieme, quando si va al bagno ci si sveglia tutti perché i bambini hanno paura di andare da soli”.

“Sderot è l’unica città al mondo dove il terrorismo colpisce la popolazione civile nel XXI secolo giorno dopo giorno, senza tregua”, ci dice Noam Bedein, direttore dello Sderot Media Center e fra i testimoni della commissione Goldstone. “E’ inaccettabile per qualsiasi paese. Il novanta per cento dei qassam è stato lanciato da zone palestinesi civili, perché Hamas sapeva che Israele avrebbe avuto le mani legate. Quale altro paese avrebbe accettato una simile condizione? Ci sono stati venti attacchi con i qassam in due mesi, da settembre a ottobre. Duecentosessanta missili sono stati lanciati da Gaza sul Negev da quando è finita l’operazione dello scorso gennaio da parte d’Israele. Dopo il rapporto Goldstone, ci aspettiamo un’escalation terroristica. Secondo quel rapporto, Israele non ha il diritto di difendere i propri cittadini. Un milione di israeliani saranno a breve sotto la minaccia del lancio dei missili palestinesi. L’equipaggiamento arriva tutto dall’Iran”.

Noam è andato a Ginevra per parlare alla commissione dell’Onu. “Fu penoso venire a sapere che fra i giudici sedeva l’inglese Christine Chinkin, la stessa che in un articolo pubblicato sul Sunday Times aveva già sostenuto la tesi secondo cui ‘il bombardamento israeliano di Gaza non è autodifesa, è un crimine di guerra’. In mezz’ora ho dovuto esporre otto anni di missili e attacchi terroristici. Durante la mia presentazione, Goldstone si addormentava spesso o si distraeva. Non bastano le dita delle mani per contare quante volte i razzi sono esplosi a pochi metri da un asilo d’infanzia. Quale altra democrazia tollererebbe anche un solo razzo sparato contro i civili del suo territorio? Dobbiamo aspettare che venga colpito un asilo affinché Israele ottenga l’appoggio internazionale per fare quello che è necessario per proteggere la propria gente?”.

“Quello che odio di più è l’impossibilità di trasmettere l’invalidità dell’anima e della mente, perché questo lo si conosce ma non si può fotografare, né trasmettere in televisione”, ci dice la dottoressa Adriana Katz, 59 anni, direttrice della clinica per la salute mentale di Sderot e il Trauma Center per il trattamento immediato delle vittime da shock. Di origini romene, Adriana è giunta in Israele con il marito dopo aver trascorso sedici anni in Italia.
Nel caso di attacco, Adriana si mette in moto, anche di notte. E’ sempre reperibile. “E’ il mio guaio non poter trasmettere quel che accade qui”, dice Katz fra una sigaretta e l’altra. Si dice che Sderot sia il posto peggiore al mondo per chi vuole smettere di fumare. “Durante la guerra a Gaza, il ministero degli Affari esteri d’Israele ha voluto mandarmi al Parlamento europeo per parlare di Sderot. Ho rifiutato, perché non avevo possibilità di trasmettere la gravità e la tragedia della popolazione di Sderot. Chi non lo vive non lo può capire. Io abito ad Ashkelon, da nove anni sto curando seimila persone, vittime del lancio dei missili. Sono direttrice di clinica psichiatrica e del centro di emergenza. Non siamo riusciti a guarire tutte queste anime martoriate, che continuano in gran parte a non funzionare come prima. Famiglie distrutte, bambini con tutti gli effetti del post trauma, perché quasi ogni giorno c’è ancora l’allarme dei missili. Questi missili sembrano giocattoli, rispetto ai Katyusha. Ma quando abbiamo capito che questo ‘giocattolo’ uccide, quando un giorno è stato ucciso un bambino, poi un nonno, poi una donna è rimasta senza gambe, allora abbiamo incominciato a capire. Non hanno smesso un solo giorno di sparare Qassam, nonostante il cessate il fuoco. Voi europei dovreste vivere qui una settimana. Abbiamo avuto morti, invalidi, case distrutte, è una roulette russa, non si sa mai a chi tocca. La vita normale è finita. La vita è stata spezzata. Esci di casa e non sai mai se arrivi, in qualsiasi momento suona l’allarme, devi stenderti per strada, è umiliante. E’ un trauma tremendo, la gente guarda la televisione o sta mangiando quando di colpo arriva il ‘colore rosso’. Da psichiatra so che la paura non ha gusto né colore né odore, ma qui a Sderot la paura è di ‘colore rosso’”.

Adriana Katz è fiera di appartenere al campo del compromesso con i palestinesi. “Sono contro le guerre, vengo dall’Europa, ma quando vivi qui capisci le cose in maniera diversa. Ci sono bambini invalidi a Sderot, senza gambe, anche adulti, ma più di tutto è una intera popolazione esposta alla paura, sradicata dalla propria vita normale, tanta gente che ha smesso di andare a lavorare, che non esce di casa, bambini che fanno pipì a letto ad età avanzate. Niente somiglia più a quello che era. Attacchi di panico per un rumore più forte diventa fonte di terrore. E’ una società invalida. Mi domando se è meno grave delle bombe su Gaza. Il trauma non diminuisce, non è passeggero, è una malattia cronica, secondo me è una specie di silenzio, un falso silenzio, tutti qui si aspettano di nuovo al lancio di missili, tutto è cambiato. Non programmiamo nulla, è una vita scialba, senza entusiasmi. Anche se si fanno figli, li si fa con paura. Non è più una popolazione sana. Ci fa tornare in mente quello che i sopravvissuti all’Olocausto hanno vissuto. I bambini appartengono già a una ‘generazione del qassam’, i bambini di Sderot sono come gli anziani sopravvissuti alla Shoah, non giocano fuori, hanno paura, i parchi giochi sono rifugi, è una sensazione orribile. I bambini sono nati e vissuti con il terrore, hanno paura di uscire alla luce del sole, hanno paura di dormire soli in casa, alcuni sono in totale regressione, non riescono a separarsi dai genitori. C’è nell’aria la sensazione che tutto stia per scoppiare, ogni giorno arriva un missile su Sderot. Non ho alcuna speranza. La grande tristezza è che il mondo non capisce quel che sta accadendo qui”.

La dottoressa Katz ha scritto una lettera al giudice Goldstone contestando i risultati delle indagini. “Amo il mio lavoro, ho studiato medicina per diventare psichiatra, però negli ultimi anni è diventato sempre più difficile. Che cosa sa il giudice Goldstone delle migliaia di israeliani vittime da trauma e le cui vite sono diventate un inferno in terra? Chi aiuterà i quattromila bambini a tornare alla vita quotidiana? Anni e anni di riabilitazione attendono la popolazione che vive qui. Non è più un lavoro da psichiatra, quanta forza d’animo bisogna avere per poter continare a curare le persone senza pensare a casa tua, non sapere se è ancora in piedi?”.

Dalia Yosef ha diretto lo Sderot Resilience Center, specializzato nella cura dei bambini. “I bambini di ogni età, da uno a diciotto anni, a Sderot presentano traumi gravissimi”, ci spiega la dottoressa. “E’ una invalidità invisibile. In ogni comportamento mostrano regressioni. Gran parte di loro ha incubi, non mangia bene, non va fuori da sola, non vuole che le madri vadano al lavoro, non gioca, a scuola ha numerosi problemi. Moltissimi di questi bambini sono nati sotto i qassam. Non hanno conosciuto altra condizione. Non è come perdere un familiare in un incidente stradale, a Sderot c’è un trauma collettivo. Due settimane dopo la fine delle operazioni a Gaza, hanno iniziato a sparare di nuovo. A Sderot i bambini reagiscono a ogni rumore forte come a un allarme qassam. Il settanta per cento di bambini nel Negev mostra sintomi da trauma e queste statistiche sono frutto di ricerche indipendenti. Migliaia di bambini hanno anche disabilità fisiche a seguito delle bombe palestinesi. Ho visto a lungo gli effetti del terrorismo sui bambini di Sderot e il rapporto Goldstone elimina il diritto dei nostri bambini di crescere in un ambiente non traumatizzato. Ci sono bambini che vogliono restare dentro ai bunker o nelle stanze-sicure nelle proprie case. Ci sono bambini che non sono più scesi dal proprio letto. Non sappiamo cosa sarà di questa generazione nata e cresciuta sotto i qassam”.

Mirela Siderer è il simbolo di quanto è successo alle città israeliane sotto bombardamento di Hamas. “Ho sentito come una palla di fuoco turbinare dentro di me, tutti i miei denti sono volati via. Ancora oggi ho un pezzo di scheggia di quattro centimetri impiantata sul lato sinistro della schiena, troppo vicina al midollo spinale per potere essere rimossa”. Siderer è stata ferita da un razzo palestinese che ha centrato il suo ambulatorio ad Ashkelon, dove le fermate dei bus sono scudi di cemento e i parchi giochi hanno la campana d’emergenza. E’ volata a Ginevra per parlare davanti alla commissione dell’Onu. Con lei c’era Noam Shalit, il padre del soldato rapito tre anni fa da Hamas a Gaza. “Tutta la mia pacifica vita è stata stravolta in un secondo, quando, senza alcun preavviso, un razzo si è abbattuto sul mio ambulatorio”, dice Siderer. “In una frazione di secondo il posto è stato completamente distrutto. Mi sono ritrovata sotto le macerie, ma ho continuato a parlare alla mia paziente, anch’ella gravemente ferita: il suo addome era squarciato, con i visceri all’esterno. Qual era la mia colpa? Che sono un’ebrea che vive ad Ashkelon? Ho studiato medicina per aiutare la gente in tutto il mondo, e ho aiutato anche tante donne di Gaza. Sono un semplice civile che non ha mai avuto a che fare con alcun atto di guerra. E mi rincresce per tutte le vittime, anche per le vittime innocenti dell’altra parte. Basta sangue e sofferenze, è ora di finirla”.
“Per capire meglio la guerra d’Israele contro il terrorismo,vorrei prima spiegare la nozione di terrorismo”, dice sempre al Foglio Mirela Siderer. “Il terrorismo è il regime di violenza da parte di un gruppo organizzato di appartenenza varia, che ha vari scopi, politici, religiosi, e che rivolge la violenza alla popolazione civile che non ha alcuna possibilità di difendersi. C’è una grande differenza tra le guerre che si svolgono fra due paesi e gli attacchi terroristici. Sono stata ferita durante un attacco simile, mentre svolgevo il mio lavoro di medico. Nel 2005 Israele si è ritirato dalla striscia di Gaza, quindi non si parla di territori occupati, ma questo conflitto è diventato oltre che geopolitico anche religioso. Con grande dispiacere mi rendo conto che si tratta di fondamentalisti islamici che non fanno altro che istigare contro lo stato d’Israele e il popolo ebraico”.

Infine una parola sul rapporto delle Nazioni Unite. “Come medico e cittadino non posso accettare questo terrorismo e tanto meno la unilateralità del rapporto Goldstone. Ho testimoniato di fronte alla commissione Goldstone, ma le mie parole non sono state prese in considerazione. Nel sud d’Israele siamo nel terrore da nove anni. Immaginate di vivere in una qualsiasi città italiana bombardata ogni giorno. Voi potreste andare avanti così?”. Eppure Sderot non è una “città fantasma”, come viene spesso descritta. Il numero di abitanti non è mai sceso. C’è chi dorme ancora con i vestiti addosso, si vive con le finestre socchiuse e si parla sottovoce, nel timore che il segnale di emergenza sfugga all’attenzione. Ma gli israeliani non sono mai fuggiti. (Giulio Meotti)



E contemporaneamente a questo splendido articolo compare, sul Corriere, un immondo servizio di Francesco Battistini – quello che in risposta a un lettore che lo rimproverava per avere parlato del “massacro di Gaza”, ha spiegato che lui fa da una vita il corrispondente di guerra e che quando vede un massacro è in grado di riconoscerlo e “quello che ho visto a Gaza è stato un massacro” – in cui qualifica ugualmente – e sarcasticamente - come “danni collaterali” una bambina palestinese disgraziatamente colpita da un missile israeliano nella guerra di difesa contro il terrorismo e un bambino israeliano colpito da uno delle migliaia di missili palestinesi diretti selettivamente contro la popolazione civile all’unico scopo di fare strage di civili, come da ottant’anni, ininterrottamente, stanno facendo.
Poi, per apprezzare ulteriormente l’ottimo Meotti andate a guardare anche questo, e naturalmente, anche per tirarvi su il morale con un po’ di sane risate, andate anche da lui.


barbara


19 febbraio 2008

DIRITTO AL TERRORISMO?

Il tempo passa, ma all’Onu non lascia tracce.

Le Nazioni Unite e il "territorio nemico" di Gaza

Mercoledì scorso il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si è detto "molto preoccupato" per la decisione israeliana di definire la striscia di Gaza "territorio nemico" riservandosi, di conseguenza, il diritto di sospendere alcune forniture come elettricità o carburante. "Vi sono 1,4 milioni di persone a Gaza – ha detto Ban Ki-moon – e non devono essere puniti per colpa delle gesta inaccettabili di militanti ed estremisti. Chiedo a Israele di riconsiderare la sua decisione".
Poi, come per un ripensamento peraltro ignorato dalla quasi totalità dei mass-media, la dichiarazione di Ban Ki-moon si concludeva dicendo: "Il continuo e indiscriminato lancio di missili da Gaza su Israele è inaccettabile e lo biasimo. Chiedo che cessi immediatamente, e capisco le preoccupazioni israeliane per la sicurezza in questa materia".
Beh, forse no. Se l'Onu "capisse" davvero le preoccupazioni israeliane, avrebbe condannato quello che Ban Ki-moon definisce giustamente "l'indiscriminato lancio di missili" immediatamente, ufficialmente e coerentemente, e non solo come una sorta di aggiunta a piè pagina di una dichiarazione di condanna di Israele.
Sotto molti aspetti, da tempo l'Onu ha perso il diritto di disquisire sulla legalità delle misure di difesa israeliane. Nessuna nazione o organismo che ignora il deliberato fuoco sui civili israeliani ha il diritto di criticare le reazioni di Israele. Condannare la risposta israeliana mentre si resta sostanzialmente zitti sugli attacchi spudoratamente illegali e terroristici che quella risposta hanno provocato, costituisce un chiaro fallimento della giustizia, della legalità e del buon senso. Che tale schema sia da tempo diventato uno standard normale non lo rende meno indecente.
Il diritto internazionale diventa peggio che senza senso se viene interpretato come una forma di patto suicida. Contestare la legalità delle misure che Israele sta prendendo in considerazione e che, oltre a colpire il regime di Hamas, danneggerebbero anche palestinesi innocenti, è del tutto legittimo. Ma tali critiche devono anche saper rispondere a una semplice domanda: cosa dovrebbe fare Israele per reagire in modo legale al lancio indiscriminato di missili sui suoi cittadini?
Quando Israele prende in considerazione sanzioni sulle forniture di elettricità a Gaza, si parla di "punizione collettiva". Quando ricorre alle uccisioni mirate di singoli terroristi e mandanti lo si condanna per "omicidi extragiudiziali". D'altra parte, dubitiamo assai che chi emette queste condanne perorerebbe l'alternativa di una rioccupazione delle aree della striscia di Gaza da cui viene lanciata la maggior parte dei Qassam. E naturalmente si opporrebbe con forza anche a un vasto impiego di incursioni militari, che inevitabilmente causerebbero la morte, oltre che di molti terroristi, anche di alcuni civili presi nel fuoco incrociato, per non dire di quella dei soldati israeliani.
Esasperati, i critici potrebbero sbottare: "Ma insomma, perché non ve ne andate semplicemente da Gaza?". Che è esattamente quello che abbiamo già fatto, nella convinzione appunto che i palestinesi non avrebbero continuato ad attaccarci da un territorio che abbiamo abbandonato, mettendo a repentaglio, anziché incoraggiare, ulteriori futuri ritiri. E nella convinzione che, se i palestinesi, contro ogni logica, ci avessero attaccato ancora da Gaza, il mondo sarebbe stato lealmente al nostro fianco nella risposta a una tale infamia.
Non sostenere Israele in questo momento, dunque, serve a dissuadere gli israeliani dall'assumersi proprio quei "rischi per la pace" a cui veniamo continuamente sollecitati. Perché Israele dovrebbe dare ascolto a queste sollecitazioni quando farlo gli si ritorce contro e si traduce in ancor meno sostegno da parte di presunti amici?
Ma la mancanza di credibilità dell'Onu sul conflitto arabo-israeliano va anche oltre. In questo momento, ed esempio, fervono i preparativi per la conferenza detta "Durban Due", sotto l'egida ufficiale di Europa e Nazioni Unite. Come la precedente del 2001, anche questa, organizzata con l'amorevole sostegno di campioni di diritti umani quali la Libia e l'Iran, potrebbe segnare il ritorno in auge della vecchia risoluzione Onu (poi abrogata) nota come "sionismo uguale razzismo".
Nel complesso, il nuovo segretario generale dell'Onu sembra avere una consapevolezza molto maggiore della situazione in cui si trova Israele, ma è difficile vedere questa maggiore comprensione riflettersi nei comportamenti delle Nazioni Unite. Ban Ki-moon non ha il potere né la volontà di staccare la spina a una conferenza che mira a fomentare odio e razzismo e che danneggia le prospettive di pace, per cui la conclusione ineluttabile è che l'Onu, su questo tema, gioca un ruolo che appare incorreggibilmente dannoso.
L'Onu dovrebbe cancellare "Durban Due". Poi, se è davvero animato da sincere preoccupazioni umanitarie per i palestinesi, per non dire degli israeliani, dovrebbe accentuare drasticamente la sua condanna del terrorismo palestinese contro Israele. Se il Consiglio di Sicurezza non solo condannasse con forza gli attentati terroristici (anche quelli sventati), ma imponesse concrete sanzioni diplomatiche contro il regime delinquenziale di Hamas, ciò potrebbe contribuire a dissuadere i burattinai del terrore, e a diminuire la necessità di reazioni israeliane, militari o d'altra natura.
In mancanza di tutto questo, è l'Onu e non Israele che deve essere criticata per il suo contributo alle pene umanitarie e per il danno alla causa della pace. (Jerusalem Post, 21 settembre 2007 - da israele.net)

21 settembre, come potete vedere. Passano cinque mesi, ed ecco qua un’altra cosa, attualissima.


Rappresentante Onu: stop a razzi contro Israele
Holmes: Israele contenga la risposta militare agli attacchi

SDEROT - Il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari sociali, John Holmes, ha condannato il lancio di razzi da parte dei palestinesi contro il sud di Israele e intima ad Hamas di fermare gli attacchi.
"Condanniamo nel modo più assoluto il lancio di questi razzi. Non c'è alcuna giustificazione. Sono indiscriminati, non c'è alcun bersaglio militare", ha detto Holmes intervistato a Sderot, una delle città israeliane più colpite dai razzi palestinesi.
Il rappresentante Onu ha anche invitato Israele a contenere la risposta militare a questi attacchi perché l'unico modo per fermarli è un accordo di pace. (Alice News, 17 febbraio 2008)

COMMENTO - L’Onu invita Israele “a contenere la risposta militare a questi attacchi perché l'unico modo per fermarli è un accordo di pace”. Come dire:
Se sei preso da coliche intestinali
non devi usare troppi farmaci
perché l’unico modo per farle passare
è guarire.

Se poi si pensa a quale tipo di pace cerca Hamas con Israele, si potrebbe dire meglio così:
Se sei preso da coliche intestinali
non devi usare troppi farmaci
perché l’unico modo per farle passare
è morire.

Morale Onu per Israele: Se finisci tu, finiscono anche gli attacchi di Hamas. Semplice e geniale. (da ilvangelo.org).

E se ammazziamo tutti gli ebrei, scompare l’antisemitismo. E se ammazziamo tutte le donne scompaiono le violenze e i soprusi contro di loro. E se ammazziamo tutti i bambini scompare la pedofilia. Eccetera eccetera.









barbara


24 gennaio 2008

MA NON VI VERGOGNATE?

"Haniyé, ci ha convocati nel suo ufficio, siamo entrati e abbiamo trovato lui e i suoi ministri, al buio, seduti intorno al tavolo e davanti a ognuno c'era una candela accesa. Strano, abbiamo pensato, perché era giorno e sulle scale c'era la luce elettrica! Avevano chiuso tutte le tende per rendere la stanza completamente buia. Ci ha ordinato di fotografare e di ritornare la sera stessa. Siamo ritornati e abbiamo trovato il quartiere al buio, nelle zone da cui venivamo invece c'era la luce, e decine di donne e bambini per la strada con le candele accese in mano".

Questi sono i racconti dei giornalisti palestinesi arrivati ieri a Gerusalemme. Li abbiamo visti e sentiti in diretta alla TV israeliana e stiamo ancora ridendo.
Sembra impossibile che i palestinesi siano tanto sicuri di poter prendere in giro il mondo intero da arrivare a fare le sceneggiate "aiuto non abbiamo la luce, Israele ci sta togliendo tutto!" persino durante il giorno. Sono davvero arcisicuri che Eurabia creda ad ogni loro parola.
Sembra impossibile ma hanno ragione, il mondo gli crede, qualsiasi cosa dicano il mondo pende dalle loro labbra e all'ONU ti schiaffano una bella risoluzione contro Israele, senza nemmeno accennare ai bombardamenti su Sderot.
Il mondo urla "Israele affama i palestinesi" e li guarda, belli grassi, hanno persino la pancia, i bambini hanno belle guanciotte rotonde però continuano a gridare i soliti idioti "Israele affama i palestinesi, non possiamo accettare una punizione collettiva".
A Sderot invece sì? Sderot può essere punita collettivamente? I bambini di Sderot possono impazzire di paura? Sparano 50 missili al giorno, in poco più di 2 anni sono caduti nel sud del Neghev più di 9000 kassam.
Esiste paese al mondo che permetterebbe questo inferno sulla propria popolazione civile? Ditelo, ipocriti, esiste?
Vi prendono in giro e voi piangete per loro e il signor Dalema rilascia dichiarazioni indecenti.
Incomprensibile reazione di Israele a Gaza, signor Dalema?
Che schifo e che vergogna.
Che miserabili parole, signor Dalema.
Qualcuno ha forse sentito un commento dalemiano sulle parole del becchino suo amico, Nasrallah, che ha detto, con dovizia di particolari, quali parti di corpi di soldati israeliani sono in suo possesso?
Qualcuno ha sentito forse qualche commento indignato da parte di qualche ministro eurabico per le oscene dichiarazioni del becchino libanese?
E Condoleeza ha fatto qualche commento?
Silenzio.
Silenzio anche per la sceneggiata di hamas, eppure anche in Italia qualcuno ne ha parlato, se togliamo i media filopalestinesi, gli altri hanno detto chiaramente che Israele non ha tagliato l'energia elettrica, l'ha solo diminuita dopo aver chiesto per anni di piantarla con i bombardamenti su Sderot.
Filippo Landi, che fa la cronaca da Gaza, sta gongolando, parla di palestinesi che "invadono pacificamente" l'Egitto sotto "lo sguardo affettuoso dei soldati egiziani" mentre "Israele dice di mantenere il blocco e i capi dell'esercito sono molto arrabbiati per l'atteggiamento egiziano".
Landi dovrebbe fare il pittore perché con le parole e gli aggettivi al posto giusto ha fatto un quadro perfetto della pacifica reazione palestinese alla fame (!) e della bontà egiziana contrapposta alla cattiveria e alla rabbia di sti ebreacci di israeliani del cavolo.
Ehhh sì, sono bravi, lo dico sempre, sono furbi, lo dico sempre, hanno la propaganda nel sangue, lo dico sempre, ormai sono 60 anni che prendono tutti in giro e incassano soldi a palate, prima con Arafat e adesso con i suoi discendenti furbi e imbroglioni quanto lui.
I viveri che Israele fino a ieri, nonostante i bombardamenti, ha mandato nella striscia sono là, nei magazzini di hamas, non li danno alla popolazione per creare il panico e quelli che sono nei negozi sono incomprabili a causa dei prezzi alle stelle.
Loro stessi affamano la loro popolazione per incolpare Israele ma nessuno lo dice.
Centinaia di gaziani sono curati negli ospedali di Israele ma nessuno lo dice.
E la propaganda continua e oggi all'ONU ci sarà un'altra riunione presieduta dalla Libia, paese notoriamente democratico, per condannare Israele.
E in Europa l'odio contro gli ebrei cresce a dismisura "poveri palestinesi, maledetti ebrei".
Non si sa se ridere o piangere, c'è ben poco da ridere ma come non farlo, amaramente, nel rendersi conto che persone civili e intelligenti, in Europa e in tutto l'occidente, credono a questi pagliacci malefici.
Leggo su internet solo maledizioni contro Israele, se cerchi di dirgli come stanno le cose, ti accusano di essere senza cuore perché per "causa vostra, maledetti, i bambini palestinesi (sempre quelli colle guanciotte belle grassocce) fanno la FAME".
Se gli fai notare quanto soffrono i bambini di Sderot che non potranno fare una vita normale a causa dei postumi del terrore cui sono sottoposti, si mettono a ridere.
All'ONU in questo preciso momento Israele è sotto accusa.
In questo momento gli ambasciatori dei paesi presenti all'ONU stanno dicendo che niente, nemmeno i missili su Sderot, può giustificare Israele.
Credono fermamente a hamas, credono perché odiano Israele, odiano la civiltà e la democrazia, odiano gli ebrei.
Io riesco a pensare solo alla nostra gente a Sderot, al loro terrore, ai bambini che non si riprenderanno più, molti di questi bambini dal giorno della loro nascita hanno sentito ogni giorno e ogni notte i bum dei razzi , l'allarme suonare, i genitori afferrarli tra le braccia e scappare da qualche parte per salvarsi.
I bambini di Sderot, sorridono, dicono "sì abbiamo paura", chiedono "perché?"come chiedevano perché i bambini ebrei che i nazisti portavano nei campi della morte.
I nuovi nazisti palestinesi tentano di portarci alla follia ma fino a questo momento, a parte l'amore del mondo per la loro barbarie travestita da miseria e tanti soldi, sono riusciti soltanto a distruggere la loro gioventù.
I nostri bambini, i nostri giovani hanno l'educazione e l'amore che li salvano.
La loro gioventù ha solo odio, violenza e ferocia.
In questa tragedia, in questa solitudine totale in cui si trova Israele, c'è stata una luce, una voce fuori dal coro, quella di Franco Frattini, ex ministro degli Esteri italiano prima della disgrazia equivicina Dalema, portavoce dell'UE che al summit di Herzelia ha detto "L'Europa non può lasciare solo Israele".
Grazie Ministro, spero di rivederla presto al governo in Italia.
Deborah Fait
www.informazionecorretta.com

Ma siccome l’odio è molto più forte dell’amore, la menzogna è molto più forte della verità, l’ideologia è molto più forte dei fatti, di tutto questo non importerà nulla a nessuno.

barbara


9 settembre 2007

DISINFORMAZIONE ON-LINE PER GLI STUDENTI

Comunicato Honest Reporting Italia 9 settembre 2007

Che cosa fa uno studente interessato a saperne di più? Semplice: fa ricerche in internet. E accade che, cercando notizie sul conflitto israelo-palestinese, si imbatta in questo sito: http://web.tiscalinet.it/appuntiericerche/home.html: appunti e ricerche: cosa potrebbe esserci di meglio per uno studente? E, all'interno del sito, nella sezione "Geografia", il nostro studente trova questo capitolo: http://web.tiscalinet.it/appuntiericerche/Geografia/LAPALESTINA.htm. Sì, avete letto bene: Palestina. Nella sezione di geografia. Se per caso siete curiosi di sapere se c'è anche Israele, tanto per essere almeno un po' "equivicini" risparmiatevi pure la fatica di cercare: l'abbiamo già fatto noi. E non c'è. C'è invece, per l'appunto, la Palestina: 21 schermate di puro delirio, a definire il quale non si trovano aggettivi bastanti; 21 schermate delle più folli invenzioni accuratamente accatastate che vi invitiamo a leggere - se ne avete sufficiente stomaco - per poi intervenire per tentare di far cessare questo sconcio. Vi proponiamo solo qualche breve esempio dei contenuti di questo capitolo.

Protagonista di queste pagine e' il popolo palestinese, i cui diritti fondamentali, e per primo il diritto alla vita, sono stati prima messi in forse poi calpestati con violenza dal sionismo e dai suoi alleati.
In che modo risulti calpestato il diritto alla vita di un popolo il cui numero continua ad aumentare a vista d'occhio, riesce un tantino difficile da capire, ma i fatti, evidentemente, non fanno parte dei protagonisti di queste pagine.

Per capire perche' le prospettive di un regolamento pacifico sembrano cosí remote, perche' certi piani di pace non sono realistici, bisogna capire cosa e' successo in "ISRAELE" dopo il 1948 e cosa avviene oggi nei territori occupati.
Si notino le virgolette per nominare Israele.

Oltre cinque milioni sono oggi i palestinesi. La loro storia si identifica con quella terra che per novemila anni li ha accolti: una distesa grande quanto la Sardegna, tra il Giordano, il golfo di Aqaba e il Mediterraneo. Qui vivevano i primi palestinesi (discendenti degli abitanti originari della antica Palestina -Amriti, Cananei. Aramiti ed Arabi- ) molti secoli prima che gli ebrei provenienti da est, occupasserro il centro ed il nord di questa terra (1500 a.C.).
Difficile riuscire a contare le menzogne e le mistificazioni contenute in queste poche righe, che anticipano l'espansione araba di migliaia di anni, che inventano discendenze, che spostano l'Egitto da ovest a est e che, soprattutto, in questo lavoro che si vanta di voler "contribuire a una migliore comprensione della situazione ricordando la realta' di alcuni fatti determinanti, mettendo in rilievo dichiarazioni e posizioni politiche in modo che si possa cogliere meglio il concatenamento degli eventi" ignorano proprio le più importanti dichiarazioni di storici, dirigenti e politici palestinesi, come queste: Alla commissione Peel, 1937, il leader arabo locale afferma: "Non esiste nessun paese che si chiami Palestina. 'Palestina' è un termine che si sono inventati i sionisti (...) Il nostro paese per secoli è stato parte della Siria. 'Palestina' ci è aliena. Sono stati i sionisti che l'hanno introdotta." Nove anni più tardi, nel 1946, il Professor Philip Hitti, storico arabo, dichiara alla commissione di indagini Anglo-Americana: "Non esiste nessuna Palestina nella storia, assolutamente no". Nel 1956 Ahmed Shukairy, futuro fondatore dell'OLP, di fronte al Consiglio per la Sicurezza delle Nazioni Unite, spiega: "È comunemente noto che la Palestina non sia altro che il Sud della Siria." 31 marzo 1977: il giornale olandese Trouw pubblica un'intervista con un membro del comitato direttivo dell'OLP, Zahir Muhsein. Ecco le sue dichiarazioni: "Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato Palestinese è solo un mezzo per continuare la nostra lotta contro lo Stato d'Israele per l'unità araba. In realtà non c'è differenza fra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Solo per ragioni politiche e strategiche oggi parliamo dell'esistenza di un popolo palestinese, visto che gli interessi arabi richiedono che venga creato un distinto "popolo palestinese" che si opponga al sionismo. Per motivi strategici, la Giordania, che è uno Stato sovrano con confini definiti, non può avanzare pretese su Haifa e Jaffa mentre, come palestinese, posso indubbiamente rivendicare Haifa, Jaffa, Beer- Sheva e Gerusalemme. Comunque, appena riconquisteremo tutta la Palestina, non aspetteremo neppure un minuto ad unire Palestina e Giordania".

Dopo avere tranquillamente saltato lo sterminio degli ebrei di Hebron del 1929 e alcuni altri "dettagli" di questo genere, si passa a
Nel maggio del '39, il governo britannico pubblica un libro bianco. Essendo mutata la situazione internazionale e accresciuta l'importanza del petrolio, Londra e' costretta a fare agli arabi delle concessioni: una delle piu' importanti e' la limitazione dell'immigrazione ebraica. La risposta delle milizie ebraiche non si fa attendere: intensificano l'immigrazione clandestina in vista della creazione del futuro stato.
Che nel '39 inoltrato gli ebrei d'Europa potessero avere anche qualche altro motivo per volere immigrare, oltre a quello della creazione del futuro stato, è un'ipotesi che non sembra sfiorare i nostri solerti autori.

Oltre alla fine del mandato britannico per il maggio 1948, l'0NU propose di risolvere la "controversia" tra palestinesi e sionisti spartendo la Palestina in uno stato ebraico (56% della superficie) ed uno stato arabo (43%), me Gerusalemme doveva essere dichiarata "Zona Internazionale" sotto controllo dell'ONU stessa. Tale piano privava automaticamente gli arabi abitanti nella zona assegnata al nuovo <<Stato di Israele>> di ogni possibilita' di decidere della propria sorte. Per assicurarsi l'esecuzione del piano di spartizione, le pressioni sioniste aumentarono costantemente durante tutto il 1947 e il 1948. Al pubblico europeo e americano veniva spiegato che le rivendicazioni sioniste erano fondate sulla Bibbia e sulle sofferenze patite dagli ebrei sotto il nazismo e il fascismo. Tutti gli Stati, membri o no dell'ONU, che si erano opposti alla spartizione furono minacciati o ricattati dall'America.
Anche qui assistiamo a un'autentica orgia di invenzioni fantastiche, fra le quali ci limitiamo a far notare la vera e propria barzelletta di un'America che ricatta gli stati che si oppongono alla spartizione, quando è noto lo scarsissimo entusiasmo americano per tale progetto, sostenuto invece dall'Unione Sovietica; e da notare, nuovamente, le virgolette per lo stato di Israele.

Dopo la strage di Deir Yassin comincio' l'esodo dei palestinesi, costretti ad abbandonare ogni loro avere e ad incamminarsi verso gli sterminati "campi profughi" che l'ONU generosamente preparava nella valle del Giordano. A nulla valse la reazione militare degli stati arabi che, all'atto della scadenza del mandato britannico (15 maggio 1948), tentarono di respingere gli ebrei sionisti nelle zone di partenza.
Nuovo doppio salto mortale con triplo avvitamento: i campi profughi sono un generoso regalo ai palestinesi, sono gli "ebrei sionisti" che al momento della nascita di Israele cercano di espandersi e la guerra scatenata dagli stati arabi non è altro che un tentativo di arginarli.

In quel periodo di tempo, quasi un milione di palestinesi fu costretto ad abbandonare la patria e solamente 170mila poterono restare nelle terre occupate dai sionisti, che per proprio conto, avevano proclamato lo "Stato d'Israele".
Ancora una volta lo stato di Israele tra virgolette, la cancellazione della risoluzione Onu che ne sancisce la nascita, trasformandola in una proclamazione "per proprio conto", il raddoppio del già ultra-gonfiato numero di profughi palestinesi. Non si fa il minimo accenno all'occupazione illegale di Gerusalemme est e di Giudea e Samaria da parte della Giordania e di Gaza da parte dell'Egitto e si attribuisce esplicitamente a Israele la mancata nascita dello stato di Palestina, impedita invece dalle occupazioni operate da Egitto e Giordania.

Israele non si fermo' qui scateno' infatti altre guerre contro gli arabi e i palestinesi nel 1956 e nel 1967

"notizia" che non vale neppure la pena di commentare

I palestinesi si resero conto che la difesa dei loro diritti e la riconquista della loro terra sono possibili fidandosi sulle loro forze, si organizzavano quindi a livello di massa ed organizzavano la loro lotta, espressione di volonta' di un popolo di liberera la propria patria, si creavano così le basi del movimento di liberazione nazionale che si configura oggi nell'OLP; Che cosa e' l'OLP e' l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina che il popolo palestinese (sotto l'occupazione e in diaspora) ha scelto per rappresentare la sua lotta
Falso: l'OLP è nata nel 1964, quando NON c'erano territori occupati. L'OLP NON è nata allo scopo di liberare quei territori che ancora non erano stati occupati, bensì unicamente per distruggere Israele. Il popolo palestinese NON ha scelto di farsi rappresentare dall'OLP: è stato Arafat che, con un colpo di mano, ha imposto tale rappresentanza.

Particolarmente interessante il paragrafo dedicato alla spiegazione di che cosa sia il sionismo e di come e perché sia nato:
Nacque in Europa orientale negli ultimi anni dell'800 teorizzando la fondazione di uno "Stato ebraico" per tutti gli aderenti alla fede ebraica in quanto gli ebrei costituiscono una minoranza che non riesce a trovare un proprio inserimento nella vita economica sociale-culturale dei vari paesi in cui essi vivono, ma questa teoria altro non era che l'espressione del disagio in cui veniva a trovarsi la borghesia commerciale ebraica nei paesi dell'Est europa, nel momento in cui si sviluppava il capitalismo con la sua borghesia i cui interessi si scontravano con quelli della borghesia ebraica.
E anche questa volta rinunciamo a commentare questo autentico delirio. Anche perché di deliri questo testo è particolarmente ricco. Giusto per dare un'idea, scegliendo fior da fiore:

Nel 1984 fu versata una sostanza chimica nei serbatoi d'acqua delle scuole femminili della Cisgiordania. 1950 ragazze furono colpite da questa sostanza che causa la sterilita'. Queste sono ulteriori dimostrazioni di come agisce Israele nei territori occupati. [...]
Israele non permette agli abitanti di questi territori di intraprendere ogni tipo di attivita' industriali autonome. [...]
col rischio che di notte venga la polizia israeliana a portarli via, senza che nessuno dei suoi familiari lo possa vedere per parecchio tempo; a volte li riportano cadaveri e vietano alla famiglia di fare il funerale (al massimo cinque persone della famiglia possono partecipare di notte al rito funebre).

Invitiamo i nostri lettori a scrivere particolarmente numerosi per tentare di far modificare questo scempio, destinato a far crescere i nostri studenti non solo nell'ignoranza ma anche nell'odio, non solo verso Israele ma verso gli ebrei tutti colpevoli, con le loro sconfinate ricchezze, di mantenere saldamente in sella questo stato dal «carattere discriminatorio razziale», che «ignora i diritti civili e religiosi dei palestinesi abitanti (da sempre) in Palestina», in cui «Tutte le cariche piu' importanti sono assegnate ad ebrei praticanti, e la presenza del clero rabbinico e d'obbligo in tutte le decisioni piu' importanti nella vita del paese. Il clero ha soprattutto funzione di stimolare il "patriottismo" degli ebrei, ricordando che il loro dovere e quello di portare la nazione alla dimensioni volute dalla Bibbia "dal Nilo all'Eufrate"» e «un israeliano su cinque produce armi» - e qui ci fermiamo per non compromettere oltre la digestione dei nostri lettori. Scrivete qui: cheneso@tiscalinet.it e dateci notizia delle vostre lettere e delle eventuali risposte che vi accadesse di ricevere.



Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso
HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia
vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com


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e geografici sul conflitto medio orientale.

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barbara


17 giugno 2007

30 MAGGIO 2007 – UN GIORNO A SDEROT

Per non dimenticare il martirio di una città, il martirio di una popolazione, di fronte al quale il mondo intero chiude occhi e orecchie.

La testimonianza di Yankele Snir, direttore del KH per l’Europa

08:00
: Parto per una visita alla città di Sderot e al consiglio regionale dello Shaar Hanegev. In macchina alla mia destra siede Anna Marie, norvegese e già leader dell’organizzazione Cristiani per Israele. “Quando cadono i razzi kassam il mio posto è con voi”, dice. “Quando sono con voi il mio cuore si gonfia, la mia anima si libra; sono venuta per sostenervi e scopro di essere io a venire incoraggiata”.

Nel sedile posteriore siede Maarten, alto e giovane, appartiene a una delle famiglie che trenta anni fa hanno fondato i Christenen voor Israel. Maarten ha lavorato per mesi come volontario in diversi uffici del Keren Hayesod. Oggi è il giornalista che ci accompagna in questo viaggio, con il suo computer portatile, la sua macchina fotografica e due occhi attenti alla realtà che lo circonda.
Nella macchina dietro alla nostra ci sono due giornalisti della televisione norvegese, che ci accompagnano per filmare la giornata. Mostreranno al pubblico europeo ciò che i media da troppo tempo dimenticano di mostrare…



09:25
: Entriamo a Sderot. C’è molta calma. È un bene? Forse. Negli ultimi anni questa città di 24.000 abitanti ha visto cadere sulle sue case 500 razzi kassam; altri 3.000 sono caduti nelle vicinanze. Avi Sulimani ci sta aspettando vicino al centro sportivo costruito dalla campagna italiana del KH. Avi è la Florence Nightingale del Dipartimento per la Gioventù e la Cultura di Sderot, cui fa capo l’intera gamma dei servizi educativi di carattere informale. Ma nella complicata realtà di oggi Avi deve occuparsi di molto più di questo. I genitori di Avi sono arrivati in Israele dal Marocco nel 1951; la loro prima casa è stata una tenda. Qualche tempo dopo si sono trasferiti in una capanna e alla fine hanno costruito una casa a Sderot. Non hanno alcuna intenzione di lasciare la città.
Avi sale in macchina e comincia a dare ordini: “Aprite i finestrini, così potete sentire l’allarme. Quando lo sentite avete 15 secondi per trovare rifugio!”. Penso che la scorsa settimana 15 secondi non sono bastati a Oshri Oz. Oshri Z”l, tecnico di computer e padre di un bambino di tre anni, era venuto a Sderot da Tel Aviv per una chiamata di servizio; il razzo è caduto vicino alla sua macchina, uccidendolo all’istante.
Avi ci mostra la città. Molti degli edifici sono sfregiati, le ambulanze sono pronte, i soldati sono appostati in vari punti, pronti ad aiutare se necessario. I volti delle persone sono seri, quasi disperati, in particolare quelli dei piccoli commercianti, che sono sull’orlo della bancarotta. La metà della popolazione di Sderot è composta da immigrati.



09:45
: Ci fermiamo di fronte alla nuova sede del club giovanile Bnei Akiva, cui è stato dato il nome di Ella Abekasis. Nel gennaio del 2005 Ella, una dolce giovane donna di diciasette anni, stava tornando a casa insieme al fratello Tamir di nove anni dopo aver partecipato a un programma presso il locale club Bnei Akiva (Bnei Akiva è il movimento giovanile affiliato con il movimento sionista religioso). Improvvisamente è partito l’allarme: “Rosso! Rosso!” Ella ha afferrato il fratello e lo ha buttato a terra, coprendolo con il proprio corpo, per proteggerlo dalle schegge del razzo kassam caduto a pochi passi da loro. In ospedale Ella ha lottato per giorni contro la morte, invano. Tamir, colpito dalle schegge in tutto il corpo, è sopravvissuto. Yonatan, il padre di Ella, ci aspetta all’entrata del club. Ci guida con orgoglio fino alla stanza dedicata alla memoria di Ella. Con le lacrime agli occhi racconta: “Sapevamo che la fine era vicina, anche quando eravamo seduti accanto al suo letto in ospedale. Il telefono ha suonato; era il primo ministro Ariel Sharon. Arik ci ha chiesto come stavamo e ha cercato di sollevarci il morale; poi ha chiesto che cosa poteva fare? Gli ho risposto: gli assassini hanno fatto a pezzi il suo corpo, ma nessuno può sconfiggere il suo spirito. Ella ci ha lasciato un modello autendico di vera devozione, di generosità, di amicizia sincera nel suo circolo Bnei Akiva. Ciò che vorrei che Lei facesse, signor primo ministro, è aiutare a costruire una sede adeguata per i programmi del movimento; in questo modo lo spirito e la memoria della mia dolcissima Ella vivranno per sempre”.
Due anni dopo sono qui a guardare con le lacrime agli occhi la gigantografia di Ella che è stata appesa nell’ingresso di questo bellissimo club.
10:15: Entriamo nella stazione di polizia di Sderot. Nel cortile c’è un’enorme pila di parti di razzi kassam che sono caduti sulla città. Una pila di metallo con un unico obiettivo: uccidere, distruggere. Non c’è fine al dialogo di metallo con ‘Hamas’. Per un attimo mi immagino una realtà diversa e mi perdo in una fantasia: dal momento che Sderot è la città natale di un certo numero di musicisti e cantanti di successo, vedo un concerto notturno sulla spiaggia di Gaza con 100.000 abitanti della città palestinese che felici applaudono Kobi Oz e la sua band.



10:30
: Raggiungiamo il centro giovanile di Sderot. Nel novembre del 2006 abbiamo inaugurato questo edificio con una delegazione del KH olandese. Il KH olandese ha fatto una generosa donazione per completare il centro giovanile. Gli uffici di Avi sono qui, qui dove si svolgono le attività sociali e culturali. Al momento è in via di completamento un auditorium per trecento persone. Il centro giovanile è particolarmente pulito, eccezion fatta per una stanza. Una settimana fa il tetto del centro è stato colpito in pieno; il razzo è caduto proprio in mezzo allo studio di danza. Per fortuna erano le 6:30 del mattino. Lo studio è completamente distrutto; nelle prossime settimane dozzine di giovani studenti di danza classica dovranno trovare un’altra sede per fare lezione. I ballerini di salsa si trasferiranno in una sede temporanea, quelli di danze popolari hanno già trovato un’alternativa. Il messaggio è chiaro: Sderot non smetterà di ballare, alla faccia dei razzi kassam.



11:30 :
Raggiungiamo gli uffici del consiglio regionale dello Shaar Hanegev. Da molti anni le campagne del KH contribuiscono allo sviluppo dell’area Sderot – Shaar Hanegev. Incontriamo il presidente del consiglio regionale, Alon Schuster. Benché io abbia visitato questa regione in molte occasioni, questa visita è diversa. Alon è più serio del solito, più riservato: deve gestire i problemi sempre nuovi e sempre più gravi che affliggono le popolazioni più vicine alla striscia di Gaza, problemi seri, legati alla sicurezza delle istituzioni pubbliche e delle case dei privati cittadini minacciate dai razzi kassam e a una realtà economica che difficilmente riesce ad attrarre investimenti e in cui lo sviluppo diventa quasi impossibile. La domanda è: fino a quando? Quando finirà tutto questo?
La tradizione sionista ha sempre dato la medesima risposta: reazione. Nonostante i 3.500 razzi kassam che sono caduti in questa regione, il numero degli abitanti è cresciuto dal 2002. Nuovi quartieri sono sorti in quasi tutti gli insediamenti e tutti i lotti sono stati comprati!
Un gruppo di giovani è arrivato insieme al moshav Yachini, vicino a Sderot, per partecipare al progetto “Ayalim” (”Cervi”, in italiano) sponsorizzato dal KH e dall’Agenzia Ebraica.
Questi ragazzi stanno colonizzando la regione come la prima generazione di pionieri aveva fatto 70 anni fa. Costruiscono le loro case, studiano presso il locale collegio universitario e dedicano molte ore a servizi di volontariato nella zona. Se questa notizia potesse attraversare il marmo della tomba di David Ben Gurion, che non si trova molto lontano da qui, lo vedremmo sorridere e fare ciao con la mano ai ragazzi..!
Alon è il rettore del collegio universitario Sapir, vicino a Sderot. Sapir è il prodotto di una visione della leadership locale che, pur andando contro ogni logica, è diventata realtà, trasformandosi in un’istituzione accademica frequentata ogni giorno da migliaia di studenti. Le gru lavorano senza sosta per costruire un altro edificio, un altro piano; i trattori spianano i terreni e i giardinieri miracolosamente piantano erba e palme nel mezzo del deserto. Tuttavia, la paura dei razzi kassam incombe su tutto questo – chi tornerà in classe il prossimo settembre???



11:45
: La porta dell’ufficio di Alon Schuster si apre improvvisamente. La segretaria è in uno stato di: “Non avete sentito la sirena?” No, non abbiamo sentito. Solo un momento prima un razzo kassam ha colpito una casa nel quartiere settentrionale di Sderot. La vita di Edward Mirzayev è cambiata in un attimo quando il razzo è caduto sulla sua casa. Torneremo a parlare di Edward tra breve.
12:15
: Siamo arrivati al campus Sapir presso il consiglio regionale dello Shaar Hanegev. Questo meraviglioso sistema educativo sta vivendo la sfida più dura che abbia mai dovuto affrontare. Dal momento che non tutte le classi sono a prova di missile, le lezioni sono state trasferite altrove. Visitiamo una classe che è stata colpita da un kassam solo due settimane fa, solo alcuni secondi dopo che gli studenti erano corsi fuori. L’insegnante che ha chiuso la porta è stata raggiunta da schegge in tutto il corpo.
Nello Shaar Hanegev educano alla pace, nello Shaar Hanegev insegnano la co-esistenza, nello Shaar Hanegev organizzano programmi per bambini ebrei, arabi e beduini perché possano incontrarsi e conoscersi. Nello Shaar Hanegev la sicurezza di questi piccolo scolari è nelle mani dei terroristi di Gaza...
Ohad, uno studente della classe undicesima, ci racconta: “Abito in un moshav che si trova fuori dal raggio dei kassam e vengo a scuola ogni giorno con l’autobus. Per me salire sull’autobus ogni giorno è come giocare alla roulette russa. L’unico problema è che in questo gioco non ci sono vincitori …!” Sua madre lo chiama ogni due ore per sapere come sta.
12:30
: Isolato 520, il quartiere Neve Eshkol di Sderot. Ci stiamo dirigendo verso la casa che è stata colpita da un razzo kassam meno di un’ora fa. Edward Mirzayev è seduto nel suo appartamento al quarto piano, e piange e ride allo stesso tempo. Piange per la sua casa, che è stata distrutta e ride per la sua buona sorte: sua moglie e i suoi tre figli sono a Ramla per far visita alla nonna. Nessuno è stato ferito, ma due appartamenti sono stati distrutti. Frammenti di vetro sono sparsi su tutto il pavimento, i mobili della cucina sono volati in tutte le stanze. I giornalisti della televisione norvegese lo intervistano: Odia ‘Hamas’ a Gaza? Lui dice di no. Il governo norvegese deve continuare a mandare fondi all’Autorità Palestinese? No, risponde Edward: dovrebbero mandare cibo e medicine, dal momento che il denaro non arriva a chi ne ha bisogno… Persino in questo momento difficile in cui la sua casa è stata distrutta Edward, secondo me, si mantiene lucido e pensa logicamente. Siamo scesi due piani sotto, dove nell’appartamento n. 6 troviamo due bambini di 10 mesi. Lo spostamento d’aria causato dalla bomba ha rotto i vetri ma i bambini sono incolumi.
All’entrata dell’edificio troviamo una folla di persone; la loro ira è palese. Quando la smetteranno di essere colpiti dai razzi kassam?
13:30
: Ritorniamo a Gerusalemme. Siamo tutti molto silenziosi sulla via del ritorno. Avi Sulimani chiama con una lista urgente di cose di cui hanno bisogno. Oggi, nella zona di Sderot, sono caduti cinque razzi kassam, fortunatamente senza causare vittime. Mi torna alla mente la foto di Ella Abekasis. Possiamo giustificare il suo sacrificio con le soluzioni che adottiamo per proteggere la città di Sderot e i suoi abitanti? Sarà il tempo a dircelo. (Keren Hayesod, 06.06.07)

barbara


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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



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        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

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