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Diario


25 novembre 2010

LUSSI A 5 STELLE NEL CUORE DELLA WEST BANK

L’articoletto che segue appare nell’ultimo numero di Sette, supplemento del giovedì del Corriere della Sera. Lo riproduco qui, inserendo qualche commento – giusto per riprendere le vecchie, sane abitudini.



Fino a poco tempo fa in quel punto di
Ramallah piovevano razzi.
Piovevano razzi? Da dove? Tirati da chi? Per quale ragione? Dato che Israele potrà magari anche avere qualche brutta abitudine, ma non certo quella di far “piovere razzi”, chi è che li tirava? E perché proprio in quel punto? E questa pretenderebbe di chiamarsi informazione?
Qualche anno dopo, in
quello stesso posto, è stato inaugurato un hotel. Non uno qualsiasi, ma la prima struttura a 5 stelle della Cisgiordania. Si chiama Mövenpick Hotel e appartiene alla nota ca­tena svizzera. «Il passato è passato. Crediamo nel futuro del Paese e di questo albergo», ha detto il direttore generale Daniel Roche. Anche se, a pochi chilometri di distanza, ci sono un insediamento ebraico
e si raccomanda di precisare ebraico: non “israeliano”, che sarebbe una questione politica, ma proprio ebraico, che è notoriamente una questione di razza. Salvo poi frignare e levare alti lai quando “noi” confondiamo antiisraeliani con antisemiti. Salvo fare i martiri perseguitati quando “noi” chiamiamo antisemitismo “ogni minima legittima critica alla politica del governo israeliano”. E magari ricordarci che hanno un sacco di amici ebrei e il loro nonno ne ha salvati dallo sterminio almeno tre o quattro miliardi.
e un campo pro­
fughi palestinese.
Un campo profughi palestinese? E cosa diavolo ci fa un campo profughi palestinese in un territorio palestinese amministrato dall’autorità palestinese? Perché l’autorità palestinese mantiene un campo profughi palestinese in territorio palestinese? E il signor “L.B.” non ci trova niente da ridire? Niente da commentare? Lo butta lì come se fosse una cosa normale? Ve lo immaginate un campo profughi italiano in Italia, o un campo profughi olandese in Olanda? E invece un campo profughi palestinese in territorio palestinese è normale, si butta lì sensa fa gnanca un plissè: c’è un campo profughi palestinese in Palestina, fa parte delle leggi di natura, come la pioggia e il sole, e neanche se ne vergognano. A proposito, lo sa il signor L.B. che in Israele sono stati smantellati 58 (CINQUANTOTTO) anni fa?
L'hotel
è costato 40 milioni di dollari, ha 171 stanze, una piscina esterna, un centro fitness e sette sale per le conferenze. Il ristorante principale, poi, è gestito da uno chef italiano che ogni giorno dovrà portare nel cuore della West Bank la pizza, le lasagne e gli spaghetti. L.B.
“Portare” in che senso? Nel senso che ogni giorno corre in Italia a prenderli e poi ricorre a Ramallah a portarli? Boh. Ah, dimenticavo: Ramallah non è “nel cuore della West Bank”: è a sud. Molto a sud. Praticamente quasi sul confine.



barbara


5 dicembre 2008

RICCARDO CRISTIANO

L’appello di Riccardo Cristiano apparso sul quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" del 16 ottobre 2000

Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana.
Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini.
Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato.
Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere.
Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri.
Riccardo Cristiano
Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina

Per non dimenticare. Per ricordare a coloro che amano raccontare e raccontarsi che la “favola” dei corrispondenti esteri obbligati a impegnarsi a non diffondere mai notizie che possano mettere in cattiva luce l’autorità palestinese se vogliono operare nei territori sottoposti alla sua giurisdizione sarebbe una nostra invenzione, che questa realtà è ampiamente documentata. Per ricordare che da allora niente è cambiato, e i fatti sono qui a dimostrarlo.
Colgo l’occasione per alcune annotazioni sul testo dell’ineffabile Riccardo Cristiano: nella sua prima comunicazione dopo il linciaggio di Ramallah, esordisce congratulandosi con gli amici di Palestina: per che cosa si sta congratulando? Il bestiale linciaggio viene graziosamente chiamato “gli eventi”, così come il feroce terrorismo algerino degli anni Sessanta e l’altrettanto feroce repressione francese venivano graziosamente chiamati, sui giornali francesi dell’epoca, “les événements d'Algerie”. E infine, dopo avere ripetuto che mai e poi mai la RAI si permetterebbe di commettere una simile scorrettezza come quella di documentare un bestiale linciaggio messo in atto dagli amici di Palestina, si congeda porgendo i migliori auguri: di che cosa? Di buon proseguimento?



barbara

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