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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


19 dicembre 2010

CONSIGLI PER IL NATALE IN ARRIVO

"Kauf nicht bei Juden", non comprare dagli ebrei. Goebbels ? No, palestinesi cristiani

Nel periodo delle feste si diffondono spesso messaggi che invitano a fare doni altruistici, un po' per mimetizzare qualche opera buona nell'orgia consumistica del regalo universale, un po' per sfruttare l'idea che questo è il periodo in cui tutti sarebbero chiamati ad essere buoni.
Queste comunicazioni sono naturalmente molto diffuse e rimbalzano fra i vari mezzi di comunicazione, tanto che ne arrivano spesso anche a chi con le feste cristiane non c'entra. A me personalmente ne sono arrivati un paio molto interessanti, che voglio riferirvi qui.
Queste comunicazioni invitano i "Christmas shoppers" cioè i consumatori natalizi (mirabili creature generate dal matrimonio del marketing con la religione, peccato essere doppiamente fuori target), a realizzare un grande desiderio del buon cristiano; scrive: "All I Want for Christmas is an End to Apartheid". (Tutto quel che voglio per Natale è la fine dell'Apartheid"). Cioè – rendendo trasparente la fraseologia propagandistica – la distruzione di Israele come soggetto autonomo e diverso dalla "Palestina".
È il messaggio diffuso dalla "Voice of the Palestinian Christians", in un due formati diversi: uno più secco con l'elenco di dieci marche israeliane (da Ahava a Sabra) e non (dall'Oreal, a Motorola a Intel) da boicottare (qui
). E uno più religiosamente untuoso con abbondanti citazioni di Isaia, che predica contro un governo israeliano che "divora la terra palestinese" (qui) e "non cammina sulla strada della pace – la quale secondo il messaggio richiede sacrifici dalla due parti, ma i palestinesi li hanno già fatti e dunque ora bisogna "premere" su Israele. A queste voci si è unita quella del sindaco di Betlemme, cristiano-palestinese anche lui, che chiede come regalo di Natale "sanzioni commerciali, sanzioni sportive, sanzioni educative, sanzioni culturali" contro Israele, perché "le sanzioni sono la sola strada, negoziare è una perdita di tempo". (qui).
Naturalmente tutte queste sanzioni non riguardano tanto gli israeliani intesi come cittadini di uno stato, quanto gli ebrei, come componente maligna di quello stato o suoi sostenitori.
Per dirne una, Wikileaks ha appena rivelato che ci fu addirittura una decisione della Lega araba per boicottare i film di Spielberg. Come il mondo "progressista" e antimperialista si trovi a imitare gli slogan nazisti ("Kauf nicht bei Juden", non comprare dagli ebrei, ripetevano i propagandisti di Goebbels), meriterebbe una certa attenzione.
Ma dato che siamo sotto Natale, concentriamoci invece sull'aspetto religioso. Che un atto di guerra a Israele (guerra "con altri mezzi", non direttamente violenti, ma sempre guerra) possa essere un regalo di Natale, che fra l'altro è la festa di compleanno di un ebreo patriottico com'era evidentemente Gesù, come si concili con la religione dell'amore, è una questione interessante, che lascio alla riflessione di chi crede in Lui.
Resta il fatto che le cose stanno proprio così, che quella contro Israele (anzi contro gli ebrei) è una guerra di religione non solo da parte islamica, dove questo è del tutto evidente; ma anche da parte di settori minoritari ma consistenti del mondo cristiano. È quel che è emerso dal recente sinodo dei vescovi cattolici in Medio Oriente, quel che risulta evidentissimo dalle pubblicazioni di un'entità ufficiale della Chiesa cattolica come Pax Christi, ma anche dalle recenti decisioni di boicottaggio dei presbiteriani americani, una denominazione cristiana piccola ma influente eccetera. Anche qui, lascio alla loro coscienza la riflessione su perché si impegnino proprio contro Israele e non su Cipro (dove i Turchi hanno invaso e opprimono dei Cristiani), la Cecenia, il Sahara occidentale, il Sudan e altri mille posti: non sarà per un "odio antico" e tutto teologico contro gli ebrei?
C'è un altro punto che voglio sottolineare: le guerre politiche finiscono facilmente prima o poi con un compromesso, dato che si tratta di dissidi mondani e secolari, che ammettono mediazioni. Ma una guerra religiosa, per esempio quella contro un "peccato contro Dio", come la dichiarazione "Kairos-Palestina" letta al Sinodo definisce Israele, può finire solo con la distruzione totale del nemico: cioè in questo caso con una nuova Auschwitz.
Questo è quello che cercano, al di là delle dichiarazioni fintamente ecumeniche, gli amici dei cristiani palestinesi, i pacifisti di Pax Christi, i compilatori di Kairos Palestina. Lo stesso che cercava Hitler con l'accordo del Muftì di Gerusalemme. Io posso augurar loro solo, nella ricorrenza del loro Natale: che Dio li perdoni. Io non ne sono capace.

Ugo Volli (informazione corretta)

Nel frattempo apprendiamo da
http://www.nuitdorient.com/ N° 25 che d’ora in poi in Turchia non sarà più consentito a israeliani e graci di acquistare terre nel Paese. Gli altri stranieri possono acquistare fino a dieci ettari, tranne Iran, Siria, Arabia e stati del Golfo, per i quali non vi sono limiti di superficie acquistabile. (P.S.: non solo tu, Ugo)

barbara


25 dicembre 2009

NATALE

Da qualche anno, finalmente, sto vivendo il Natale che per tutta la vita avevo sognato.
Un Natale in casa da sola.
Un Natale senza vedere una sola faccia.
Un Natale senza udire una sola voce.
Un Natale senza urla.
Un Natale senza bestemmie.
Un Natale senza botte.
Un Natale senza facce stravolte e deformate dall’odio.
Un Natale senza furie omicide da cui cercare scampo.
Un Natale senza insulti studiati per colpire proprio là dove si sa con certezza che penetreranno più a fondo e le ferite non si richiuderanno mai più.

Poi, fra qualche giorno, scenderò a valle per gli ineludibili doveri filiali ma il Natale no, questo Natale di pace sognato e vagheggiato per più di mezzo secolo, questo Natale di pace per più di mezzo secolo creduto utopia, questo Natale di pace no, non me lo lascio scippare da nessuno.
Poi, certo, ai ricordi non si sfugge, le ferite sanguinano ogni volta che cambia il tempo e anche quando non cambia, stanotte non sono andata a letto … Ma di coltellate nuove, per lo meno, non ne arrivano più.

Auguro a tutti coloro che amo un Natale sereno quanto il mio.
Auguro a tutti gli altri di vivere per un giorno tutto ciò che io ho vissuto per oltre mezzo secolo: sarà sicuramente la giusta punizione per tutte le loro nefandezze.

barbara


24 dicembre 2009

LETTERINA DI NATALE

«Io non sono sicura se le favole mi piacciono: a casa mia madre me le negava perché ero grande e dovevo aiutarla in casa, e a scuola non c'era tempo perché si dovevano imparare cose più importanti. Avendo questi dubbi, pre­ferisco raccontarvi una storia vera. Voi dovete sapere che in famiglia siamo quattordici: mia madre, mio padre, la nonna, il nonno e dieci figli. Io sono la seconda, ho dodi­ci anni. L'ultima è nata il primo gennaio e grazie a lei quello è stato il primo Natale che abbiamo trascorso in santa pace, senza che mio padre picchiasse mia madre e noi piangessimo e andassimo a nasconderci sotto i letti. Io, veramente, poche volte vado a nascondermi, cerco di stare vicino alla mamma per farle prendere meno calci. Ma ho tanta paura. Adesso sono più abituata, ma la pau­ra l'ho sempre perché mio padre quando si arrabbia fa volare i piatti, i bicchieri e anche le sedie. La mamma mi ha spiegato che è esaurito perché non ha mai avuto un posto fisso. Adesso però ha un lavoro fisso, ma è nervoso lo stesso. Quando la mamma aveva il pancione, invece, non era nervoso: era più buono anche con noi. La mam­ma perciò è contenta di avere figli. Mio padre gli porta la frutta fuori stagione, compra i dolci, la porta al cinema.
A Natale mi ricordo le portò pure i fiori. La mamma li
mise nel vaso in mezzo alla tavola e rideva. È importante allora avere dei figli! A Gesù Bambino chiederò di aver­ne tanti, così non litigherò mai con mio marito.»
(da Prima le donne e i bambini di Elena Gianini Belotti, BUR, pp. 62-63)

barbara


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21 dicembre 2007

RICORDO DI NATALE

Dev’essere stato quando avevo quattordici anni. Mi hanno detto quest’anno niente regali, non ci sono soldi. E va bene, se non ci sono non ci sono, sono sempre stata una bimba ragionevole, io, e le cose le capivo. E quindi, per non rischiare delusioni, ho cominciato da subito a prepararmi. Forse, ho pensato, troverò solo un sacchettino di caramelle. O forse no, un sacchettino è troppo, forse sarà un pacchetto di Charme’s da cinquanta lire. O forse mi prenderanno qualcosa che mi serve e che mi dovrebbero comprare comunque, per esempio un paio di calzettoni, che quelli che ho sono tutti rattoppati. O qualcosa per la scuola, che tanto prima o poi dovranno comprarmelo lo stesso. Un quaderno, per esempio. O una penna. O una matita, che costa anche meno. L’ultima notte l’ho passata a ripetermi non aspettarti regali non aspettarti sorprese non aspettarti regali non aspettarti sorprese … per non rischiare una dolorosa delusione la mattina. Quando dalle persiane ha cominciato a filtrare la prima luce, incapace di resistere ancora, mi sono alzata e piano piano sono andata a vedere sotto l’albero. Non c’era niente. Non un sacchettino di caramelle, non un pacchetto di Charme’s da cinquanta lire, non un paio di calzettoni da portare al posto di quelli rattoppati, non un quaderno, non una penna, non una matita. Niente. Ho pianto per una settimana intera. Quando poi, a distanza di anni, si riflette e ci si ricorda che i soldi per il vino invece c’erano sempre … Comunque no, non è per questo che odio il natale: fosse tutto qui ci andrei a nozze, col natale.

Con questo vi saluto, ci rivediamo l’anno prossimo.

barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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