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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


3 settembre 2011

EILAT

È stata lei alla fine a trovare l’albergo. Io ad un certo punto ero allo stremo perché avevo viaggiato di notte, ero arrivata la mattina e ci eravamo messe subito in viaggio, per cui ero in piedi da oltre 30 ore, e in più avevo le zampe ancora parecchio malconce (anche adesso sono parecchio malconce, piene di bitorzoli di legamenti non so se ancora rotti o male aggiustati, edemi sparsi ecc.). All’aeroporto poi pensavo di prendere uno sherut (taxi collettivo, molto pratico ed economico), e ho scoperto che in Israele ci sono sherut praticamente da e per tutte le destinazioni, tranne che dall’aeroporto a Tel Aviv, e quindi ho dovuto prendere un taxi, il che non è un gran problema perché i taxi in Israele costano pochissimo, però prima di scoprirlo sono andata un bel po’ avanti e indietro alla ricerca di questo sherut che non esisteva. Vabbè. Alla fermata dei taxi comunque ho avuto la gradevolissima sorpresa (non so se sia una novità o se sono io a non averlo notato le altre volte) di vedere un grande tabellone luminoso con tutte le tariffe fisse per le varie destinazioni, in modo che i turisti non rischino di farsi fregare, e poi mentre ero in fila una poliziotta è passata consegnando a ognuno un foglietto in ebraico e in inglese in cui era scritto: il tassista è tenuto per legge a fare questo questo e quest’altro: pretendilo, è un tuo diritto! Mi è piaciuto un casino. Vabbè. Poi sono andata a casa dell’amica Ester a farmi fare un buon caffè, poi alla stazione degli autobus dove mi sono incontrata con la mia compagna di viaggio e siamo partite, attraversando il paesaggio incantato del deserto del Negev, una delle tante meraviglie di questo meraviglioso Paese che qualcuno in una lettera a informazione corretta, rivolgendosi a “quell’essere di nome Ugo Volli” ha definito “un foruncolo nel culo” ma a me, se devo essere sincera, non dispiace neanche un po’ che certa gente abbia i foruncoli nel culo.
Avevamo ingenuamente pensato che non dovesse essere poi così difficile trovare un posto da dormire, e in effetti magari i posti si potevano anche trovare, ma solo dai 100 euro in su, cifra lontanissima da quella che ci potevamo permettere, e così abbiamo continuato a battere per ore mezza Eilat, strada per strada, sotto il sole implacabile. Alla fine sono crollata su un muretto, e ha continuato la ricerca lei da sola. Poi, quando ormai mi vedevo condannata a dormire sotto un ponte, l’ho vista ricomparire con un sorriso da un orecchio all’altro: aveva scovato una meraviglia che per quaranta euro a testa, colazione (ricchissima) compresa, ci offriva una stanza doppia con questa strepitosissima vista:







e oltretutto, come si può vedere nelle prime due foto, con una sola strada da attraversare per raggiungere la stazione degli autobus, dettaglio di non secondaria importanza.
Lì abbiamo fatto ricchi bagni (lei di più: mi sa che potrebbe attraversare l’Atlantico a nuoto e poi dire ah, già arrivata? E adesso dove si va di bello?) durante i quali mi sono ustionata le spalle, e abbiamo visitato lo straordinario acquario – una di quelle cose che davvero non si possono fare in un viaggio organizzato, perché per vedere tutto siamo rimaste dentro cinque ore e mezzo. E così, oltre a vedere le vasche esterne coi pesci rossi e dorati, con le tartarughe ecc., siamo state nell’edificio con i grandi oblò sott’acqua











e quello con le decine di acquari con i pesci rari,



e abbiamo fatto un giro di una mezz’ora sulla barca con la sala sott’acqua per vedere la natura marina anche un po’ più al largo, e abbiamo visto perfino la vasca dove il Mossad addestra gli squali da mandare in missione oltre le linee nemiche.



E infine, l’ultima sera, dopo un ricchissimo bagno e con il vento caldo che ci accarezzava la pelle, abbiamo visto il più mozzafiato dei tramonti su Eilat



e su Aqaba.









barbara


10 febbraio 2011

GUARDATI ALLE SPALLE!



Che c'è sempre un agente del Mossad in agguato.

barbara


8 febbraio 2011

LA VIRTÙ DELLA PAZIENZA

Tuvia Friedman (1922-2011)

Tutti i suoi giorni li ha dedicati a una missione, o, come sosteneva sua moglie Anna Gutman, a un'ossessione: prendere i nazisti, fargliela pagare.
Tuvia Friedman era nato nel 1922 a Radom, in Polonia. Dopo l'invasione del suo paese fu catturato dai tedeschi e rinchiuso in un campo di concentramento nei pressi di Radom, dal quale riuscì a fuggire nel 1944. Tutta la sua famiglia, eccezion fatta per la sorella, Bella Friedman, fu sterminata.
Prima e dopo la fine del Secondo conflitto mondiale non si stancò di dare la caccia ai nazisti. Il suo nome di battaglia, nelle milizie semiufficiali della Polonia liberata, era Lo spietato. Col pensiero fisso di vendicare la morte dei suoi familiari, girò per tutta la Polonia, cacciando e talvolta liquidando i nazisti.
Nel 1945, dopo la liberazione della Polonia, fu protagonista di un episodio che ben esemplifica la profonda dedizione alla sua missione: al fine di acciuffare personalmente la SS Konrad Buchmayer, catturato e detenuto in un campo di prigionia, si finse a sua volta un ufficiale nazista per essere portato anch'egli nello stesso campo. Non voleva rischiare che il gerarca la passasse liscia.
Non passò molto tempo dalla fine della guerra perché Friedman si associasse con l'altro grande cacciatore di nazisti, Simon Wiesenthal. Dalla loro base viennese i due impostarono insieme un'attività che nel corso degli anni contribuì alla cattura di oltre duecentocinquanta nazisti responsabili di crimini di guerra. È stato proprio il Centro Simon Wiesenthal a dare la notizia della sua morte.
La loro azione era così strutturata: da una parte raccoglievano indizi e facevano le ricerche per rintracciare gli ex gerarchi ai quattro angoli del pianeta, dall'altra si impegnavano a tenere alta l'attenzione dei governi e dell'opinione pubblica sul perseguimento dei criminali di guerra. “Si assicurò che il nome di Eichmann comparisse spesso sulle prima pagine dei giornali”, scrive lo storico Tom Segev nel suo recente libro Simon Wiesenthal, the life and legends.
Dopo il 1950 Tuviah Friedman si trasferì in Israele, dove, mentre collaborava all'istituto Yad Vashem, continuò autonomamente a Haifa la sua missione e fondò l'Istituto per la documentazione dei crimini di guerra nazisti.
La sua attività non fu sempre ben vista in Israele: fu perlopiù ignorato dalle autorità e dalla gente, la quale condivideva grosso modo l'opinione della moglie di Friedman. Suo marito, sosteneva Anna Gutman, era ormai vittima di una psicosi. Cercò spesso di farlo desistere, di fargli abbandonare la sua “ossessione”. Gli diceva che ormai la gente cercava di dimenticare i nazisti, ma lui non voleva sentir ragioni. Solo un nome, ormai, gli ronzava per la testa: Adolf Eichmann, lo stratega della soluzione finale.
Un giorno ricevette una telefonata dall'Argentina: un uomo, interessato alla ricompensa di diecimila dollari promessa da Friedman e dal suo Istituto, si dichiarava in grado di fornire informazioni sul luogo in cui si trovava Eichmann.
Friedman rese pubblica la notizia ma non godendo di molto credito presso le autorità israeliane, fu quasi del tutto ignorato. Almeno pubblicamente. Era il 1960. Sappiamo come è andata a finire. L'uomo che si era messo in contatto con Friedman si chiamava Lothar Hermann, un ebreo sopravvissuto allo sterminio e trasferitosi a Buenos Aires. Sua figlia aveva una relazione sentimentale col giovane figlio di Eichmann, il quale le si era rivelato con il suo vero cognome. Il signor Hermann fu colui che passò le informazioni sulla base delle quali il Mossad organizzò il famoso rapimento. Ai servizi segreti, dunque, non era sfuggito l'allarme lanciato da Friedman, ma ufficialmente non gli venne riconosciuto nessun ruolo nella vicenda.
“Per tutti questi anni sono stato ignorato e offeso”, dichiarò una volta, amareggiato, alla stampa israeliana, “ma ho la dote della pazienza”. Come ogni buon predatore.

Manuel Disegni

Possa ora riposare in pace, che davvero lo ha meritato.



barbara


10 dicembre 2010

AVVISO A TUTTI I VISITATORI

Pare che dalle parti di Sharm el Sheik si aggiri un agente del Mossad sotto copertura. Chiunque lo avvistasse è cortesemente pregato di darne immediatamente notizia. Del suddetto agente è stata fornita una rara immagine, colta con una telecamera nascosta. Si ringrazia vivamente chiunque vorrà collaborare.


Immagine rubata qui.

barbara


26 giugno 2010

PER LA SERIE I PERFIDI GIUDEI NON SI SMENTISCONO MAI

Esteri

Israele sta schierando una flotta di sottomarini nucleari al largo dell'Iran. La notizia è apparsa sul Manifesto in esclusiva mondiale. Dice, che un loro inviato al bar di fronte alla redazione avrebbe sentito con estrema chiarezza una prima ammissione da parte di Amilcare l'Avaro, l'ebreo calvo e senza orecchi che sta alla macchina del caffè e prende solo ordinazioni scritte. Dice, che lui dei sottomarini l'ha sentito tipo due giorni fa da Elan, il cliente tunisino sefardita che prende sempre il cappuccino col cacao, lo zenzero e i capperi e poi corre in bagno. Dice che Elan, che può darsi che sia la donna barbuta dell'Eur, l'abbia saputo da un conduttore della metro che si chiama Vanni e il lunedì sera va a pescare con lui sotto ponte Milvio. Dice, che mentre Vanni tirava su una yiddish-tinca gli ha confidato che quando lui passa col vagone sotto piazza Risorgimento approfitta dell'antenna di Radio Vaticana per sentire sino a via Cicerone le telefonate di un certo Isacco Abramoni che fa il pasticcere e di secondo lavoro il pantalonaio cosher. Dice, che mentre questo zaccheo sionista gran figlio di Davide finge di rammendare, collabora a tutto shofar con lo spionaggio israeliano e fa i giri delle ambasciate arabe dalla mattina alla sera per portare le bombe con la scusa che sono alla crema. Dice.

Il Tizio della Sera

Sì, ribadisco: i perfidi giudei. Perché io l’ho capito chi è lei, sa, caro signor Tizio della Sera, eccome se l’ho capito! Lei è un volgare mistificatore, lei è un losco figuro, lei è uno sciagurato agente del Mossad mascherato da brillante creatore di battute fulminanti. In una parola, lei è un DEPISTATORE, che con tutte queste storielline di tinche yiddish e bombe alla crema, di cappuccini ai capperi e pantaloni kasher, cerca di sviare l’attenzione e farci credere che la flotta di sottomarini nucleari dei perfidi giudei sarebbe un’invenzione del Manifesto. Ma noi non ci caschiamo. Nessuno di noi ci casca, sàppialo. Perché voi perfidi giudei sarete anche furbi, ma noi antisem… noi sostenitori della sacrosanta causa palestinese lo siamo di più. Se ne faccia una ragione.



E a proposito dei perfidi giudei, andate a guardare questo.

barbara


19 agosto 2009

NO CIOÈ IO MI DOMANDO



Il preservativo in testa ok, su quella testa è sicuramente al posto giusto, ma il serbatoio, dico io, il serbatoio come se da quella testa potesse venire un qualsiasi contenuto, ecco, quello cosa diavolo ci sta a fare? (No, non sono io che ho rubato l’idea a lui; al contrario, è lui che con i potentissimi mezzi messigli a disposizione dal Mossad si è intrufolato nel mio computer e vi ha installato sofisticatissimi agenti segreti informatici. Ed è così che si è impadronito del mio post, scritto parecchie ore prima del suo. Ma me la pagherai, Ugo Volli, vedrai, vedrai se prima o poi non ti raggiungerà la mia spietata vendetta!)

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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