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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


14 marzo 2011

DEDICATO AGLI ULTIMI MARTIRI EBREI



Shabat shalom Yoav. Shabat shalom Elad.
Shabat shalom Hadas. Buonanotte miei piccoli bimbi. Tra poche ore ci ritroveremo in un posto migliore. Dove gli uomini non verranno a coglierci nel cuore della notte con un pugnale in mano. Spinti dalla sete di sangue ebraico. Fatevi dare l’ultimo bacio della buonanotte Tamar, Roy e Shai. Mamma Ruth e e papà Udi continueranno a guardarvi da lassù. E a cercare di proteggervi. Dalla crudeltà umana che si accanisce contro un neonato. Dall’ipocrisia di un mondo che non ci rispetta nemmeno da morti. Chiamandoci coloni. E non israeliani. Coloni. E non esseri umani. Perché viviamo in territori conquistati col sangue dei nostri fratelli. Durante guerre di difesa dai propri nemici. Territori messi in discussione da stati che non rispettano i diritti umani. Ma si permettono di dichiarare che le nostre guerre non valgono come quelle del mondo. Stati che impiccano, lapidano, frustano. Ma che vengono ascoltati e ossequiati quando vogliono decidere del futuro dello Stato di Israele. Spero che capiate la nostra scelta. Che ci ha portato a vivere lontano dai comfort e in costante pericolo. Che ci ha tolto l’onore di passare alla cronaca come “vittime” e ha dato il privilegio al nostro assassino di non venire chiamato come tale. E’ stata una scelta di guerra. Combattuta con armi che si chiamano case, giardini, scuole e bambini. E’ stata una scelta ideologica. Una scelta valoriale. Una scelta di vita. E di morte. Dettata dal fatto che riteniamo che questa terra appartenga al popolo ebraico. E a nessun altro. Fondata sulla consapevolezza che quando D-o dà miracolosamente al popolo di Israele un pezzo della sua storia, non vuole che questa venga regalata ai nemici. Buonanotte bimbi miei. Addio miei adorati. Continuate a portare alto l’onore del vostro popolo. Non gridate vendetta. Non maledite i nostri assassini. Costruite altre case, piantate nuovi alberi, riempite le scuole con i vostri bambini. Questo è il modo di combattere di un vero ebreo. O chiamatelo pure colono. Quassù, sotto al Trono Celeste, sono semplicemente un’anima ebraica. E nessun giornalista, nessun politico, nessun fanatico, nessun assassino, mi potrà privare di questo eterno onore.

Gheula Canarutto Nemni

I macellai di carne umana ci sono sempre stati, certo, nessuna novità su questo fronte, e tuttavia qualche cosa di nuovo, in questa orrida vicenda, lo possiamo trovare. Nuovo, e sconvolgente, è l’accordo di tutti i mass media nel rifiutarsi di scrivere che sono state assassinate delle persone: gli agnelli macellati sono tutti “coloni”, compresa la neonata. Dimostrando oltretutto una abissale ignoranza sul significato dei termini “colonia” e “colono”. E fornendo, se non proprio una giustificazione, almeno cospicue attenuanti ai macellai di carne umana. E un’altra cosa va detta: i tedeschi erano ben contenti di sbarazzarsi degli ebrei, ma non scendevano in piazza a festeggiare ad ogni massacro di neonati.





 (qui)

E non si possono non condividere le parole di Mordekhay Horowitz: «Gli arabi amano i loro massacri caldi e ben conditi...e se un giorno riusciranno a "realizzarsi", noi ebrei rimpiangeremo le buone camere a gas pulite e sterili dei tedeschi....».
Le immagini del massacro, dopo lunga riflessione, ho deciso di non postarle: sono convinta di non avere il diritto di sbattere tanto orrore in faccia a chi entra qui, senza tenere in alcun conto la sensibilità di ognuno. Chi ancora non le avesse viste e desiderasse avere le idee un po’ più precise sulla bestialità – e chiedo scusa alle bestie – di questi esseri, le può trovare qui. Vi invito invece a guardare le immagini dei funerali, in cui il disumano dolore dei partecipanti non fa venire meno la consueta compostezza. E a ricordare, visto che “loro” non perdono occasione per ricordarlo, che dopo il sabato viene la domenica. Sempre.


barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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