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Diario


12 giugno 2009

PARLIAMO DI EBREI E DI PALESTINESI

                             

e di Shoah e di attualità. Oggi Anna Frank avrebbe compiuto 80 anni. Mia madre ne ha cinque di più, ed è ancora qui. Anna no, perché lei era ebrea. E tante brave persone ne piangono il triste destino, la deportazione, le privazioni, le sofferenze, la fame, la malattia e infine la morte, a sedici anni ancora da compiere. Le stesse persone, almeno in parte, che stanno poi dalla parte di coloro di cui parla la tristissima cartolina di Ugo Volli di oggi. Leggiamola.


Cari amici, questa è una cartolina triste e (realmente) filopalestinese. Voglio chiedervi di portare con me il lutto di un ragazzino palestinese di tredici anni, ucciso l'altro giorno a Kalkilya, sulle colline del West Bank di fronte a Tel Aviv. Il nome del ragazzino è Raed Wael Sawalha. E' stato ucciso e prima ferocemente torturato perché accusato di essere "collaboratore" di Israele. I palestinesi ammazzati per questa ragione sono stati centinaia negli scorsi anni; è dal 1936, ben prima della naqbah che gli islamisti hanno autorizzato chiunque ad ammazzare chi venda terra agli ebrei (e questa è ancora una legge dell'Autorità Palestinese) e questo è già un segno sufficiente della volontà palestinese di fare la pace con Israele. Ma Raed Wael Sawalha aveva tredici anni. Tredici anni. Che collaborazione, che tradimento può commettere un tredicenne che abita in un paesone qualunque? Raccontare ai "criminali sionisti occupanti" di come giocano a pallone i suoi amici? O magari flirtare con una "puttana ebrea"? C'è di peggio. Sapete chi ha ucciso e torturato Raed Wael Sawalha? E' stata la sua famiglia, incluso il padre e lo zio. Capite: il padre di un ragazzo tredicenne, con la complicità di tutta la famiglia, tortura a morte proprio figlio per aver "collaborato" con Israele! E' della volontà di pace di questa gente che Israele deve fidarsi, secondo le anime belle da Obama fino agli scout della parrocchia all'angolo....

Ugo Volli

PS: Su quanti giornali avete letto la storia di Raed Wael Sawalha? Ne hanno parlato i grandi amici della Palestina, Michele Giorgio, Umberto de Giovannangeli, Ugo Tramballi, e anche gli umanitari come Moni Ovadia? Ci ha indagato una commissione diritti umani dell'Onu? Andrà ai funerali la (per fortuna ex) vice-presidente del Parlamento Europeo, Luisa Morgantini? O credono anche loro che la vita di un ragazzo ucciso come "collaborazionista" è meno importante di quella di un "martire" che si fa esplodere in mezzo alla gente di una pizzeria?

PPS: C'è un altro ragazzo che non ha tredici anni, ma poco più di venti, prigioniero da tre anni dei palestinesi, si chiama Gilad Shalit. Catturato in territorio israeliano e tenuto prigioniero DA TRE ANNI senza il minimo diritto, senza aver mai ricevuto una visita della Croce Rossa, senza il trattamento garantito ai prigionieri di guerra, in condizioni terribili. Chiediamo tutti la liberazione di Shalit.

Ricordarsi di Gilad non è molto di moda, non è “in”, non fa acquisire benemerenze, né politiche, né sociali. Per fortuna ci ha pensato almeno un gruppetto di bambini, che gli ha dedicato questo lavoro (e grazie al preziosissimo amico che me lo ha fatto conoscere).

barbara


8 ottobre 2007

MICHELE GIORGIO NON PERDE NÉ PELO, NÉ VIZIO

Comunicato Honest Reporting Italia 8 ottobre 2007

Buona norma vorrebbe che, quando si parla di cose poco note, si dessero precisi riferimenti, in modo che il lettore si possa orientare e se ne possa dunque fare un'opinione motivata e ragionata. Non, però, quando lo scopo di chi scrive non è quello di informare bensì di indottrinare per mezzo della disinformazione. Ed è ciò che accade in questo articolo di Michele Giorgio, pubblicato a pagina 11 del manifesto di sabato 6 ottobre dal titolo "Nel mirino il tabù delle vittime civili": la questione di cui l'articolo tratta non è nota, e il lettore non ha modo di verificare se le affermazioni di Michele Giorgio siano rispondenti a verità - cosa di cui, conoscendolo da lunga data, è lecito dubitare. Scrive dunque il nostro:

Fronte comune Ricercatori israeliani e statunitensi studiano assieme possibili modifiche alla Convenzione di Ginevra. La «guerra al terrorismo» la pagheranno sempre di più i non combattenti
Una domanda: il signor Giorgio che tanto si preoccupa - giustamente, beninteso - delle possibili vittime civili della guerra al terrorismo, come mai non si è mai preoccupato delle vittime civili della guerra del terrorismo? Come mai in tanti anni di attività non lo abbiamo mai sentito spendere una sola parola per le vittime civili israeliane del terrorismo palestinese? Forse non si è mai accorto che in Israele l'hanno sempre pagata i non combattenti?

Modificare le convenzioni internazionali, a cominciare da quella di Ginevra, e «ridefinire» il concetto di «combattente per la libertà» per avvicinarlo il più possibile a quello di «terrorista».
No, signor Giorgio, sono i terroristi che si spacciano per combattenti per la libertà, togliendola invece innanzitutto alla propria popolazione, non gli altri che vogliono mistificare il significato delle parole.


Con questi obiettivi, mascherati dalla conferenza «Nuovi campi di battaglia, vecchie leggi», i ricercatori dell'International Institute for Counterterrorism (Ict) e della Maxwell School of Citizenship and Public Affairs (Syracuse University), lo scorso luglio si sono riuniti all'Interdisciplinary College di Herzliya, vicino Tel Aviv.
NOTA 1: il signor Giorgio vorrebbe cortesemente dirci su quali basi può affermare che dietro la conferenza, e da essa mascherati, si nascondono questi obiettivi? NOTA 2: se la conferenza si è svolta tre mesi fa, perché ce ne parla oggi? NOTA 3: il signor Giorgio non si è accorto che gli scenari di guerra sono realmente cambiati mentre le leggi sono rimaste immutate?

L'incontro era stato fissato un anno prima a Chicago da Boaz Ganor, direttore dell'Ict, e da Mitchel Wallerstein, preside della Maxwell School, mentre Israele era impegnato nella sua offensiva nel sud del Libano.
E non sia mai che ci scappi, così per sbaglio, di ricordare che questa "offensiva" era stata provocata da una serie di atti di guerra portati dal sud del Libano in territorio israeliano.

Erano giorni in cui i civili libanesi morivano a decine negli attacchi israeliani lanciati ufficialmente contro Hezbollah
Erano i giorni in cui gli israeliani morivano o restavano feriti sotto il lancio dei missili di Hezbollah. Erano i giorni in cui innumerevoli edifici civili israeliani venivano distrutti dai missili Hezbollah. Erano i giorni in cui centinaia di migliaia di israeliani erano accampati da qualche parte, in fuga dal lancio di missili Hezbollah. Erano i giorni in cui oltre un milione di alberi israeliani - quegli alberi con cui i pionieri ebrei, in decenni di durissimo lavoro, avevano trasformato il deserto in un giardino - venivano distrutti dagli incendi causati dai missili Hezbollah, e un numero infinito di animali morivano carbonizzati e un intero ecosistema veniva annientato. Erano i giorni in cui i terroristi Hezbollah, dopo avere provocato la guerra, si facevano spudoratamente scudo di civili, spesso bambini, per provocare la morte del maggior numero possibile di loro affinché un Michele Giorgio potesse poi, altrettanto spudoratamente, raccontarci che solo "ufficialmente" Israele lanciava l'attacco contro i terroristi e che solo per colpa di Israele i civili innocenti morivano.

e il governo di Ehud Olmert era criticato dagli organismi umanitari.
Quali "organismi umanitari"? Conosciamo organismi umanitari composti da persone che sacrificano denaro e ferie per andare ad alleviare le sofferenze dell'umanità e ne conosciamo altri che si rifiutano di denunciare il terrorismo, e altri ancora che si sono fatti complici degli autori del genocidio in Ruanda. Non basta riempirsi la bocca con le parole "organismi umanitari" per darsi una patente di credibilità: le parole a vuoto servono solo a creare cortine fumogene, e buttare lì accenni generici non è fare informazione. Tentare di impressionare i lettori raccontando loro che Olmert è stato criticato da non meglio identificati "organismi umanitari" è ancora peggio che disonestà: è cialtroneria.

Ganor, a capo di quello che è considerato un luogo di culto dell'establishment politico-militare israeliano, e Wallerstein riflettevano sulla necessità di reinventare le leggi che stabiliscono una netta distinzione tra militari e civili, sancendo per questi ultimi il diritto alla protezione durante i conflitti.
NOTA 1: il signor Giorgio potrebbe cortesemente dirci in che modo è venuto a sapere su che cosa riflettevano? NOTA 2: il signor Giorgio non è al corrente del fatto che i terroristi non portano uniformi e che pertanto sono indistinguibili dai civili non combattenti? Se ne è al corrente, non ritiene che sia necessario rivedere le norme che regolano i conflitti tradizionali considerando combattenti solo coloro che indossano un'uniforme e civili tutti gli altri? Se non ne è al corrente, non ritiene che sia il caso di informarsi, visto che è pagato per informare a sua volta il pubblico?

Si interrogavano
Vedi nota 1 del punto precedente

su come si può condurre una «guerra moderna» contro (presunti) «terroristi» in centri abitati,
perché è perfettamente chiaro che chi lancia missili su abitazioni civili scuole e asili, chi si imbottisce di esplosivo, chi fa esplodere autobus, magari quelli che portano i bambini a scuola, non è terrorista accertato, ma unicamente presunto

senza preoccuparsi dei «danni collaterali», ovvero di civili uccisi. Israele da tempo invoca nuovi accordi per abbattere i vincoli posti dalle convenzioni internazionali, in modo da avere le mani più libere nei Territori occupati palestinesi.
IL territorio occupato: uno è stato evacuato da più di due anni, e di occupato ne è rimasto solo uno: non lo sapeva?

La recente decisione del governo Olmert di dichiarare Gaza «entità nemica» è stato il segnale evidente di questo desiderio di operare senza doversi preoccupare più di tanto se nelle aree di intervento ci siano civili assieme a miliziani armati.
Forse il signor Giorgio avrebbe bisogno di qualche aggiornamento sulla situazione dell'area: forse bisognerebbe informarlo che dalla striscia di Gaza arrivano quotidianamente attacchi armati, sotto forma di razzi Qassam, sul territorio israeliano. Forse bisognerebbe informarlo che è Gaza che ha deciso di comportarsi da entità nemica anche dopo la fine dell'occupazione, e non Israele che ha deciso di dichiararla tale: tutto ciò che ha fatto Israele è stato di prendere atto - con oltre due anni di ritardo! - della realtà. A parte questo, parlare di un "desiderio di operare senza doversi preoccupare più di tanto se nelle aree di intervento ci siano civili assieme a miliziani armati" da parte di uno stato e di un esercito che hanno ripetutamente messo a repentaglio la vita dei propri uomini per stanare i terroristi casa per casa invece di bombardarli, all'unico scopo di risparmiare il più possibile la vita dei civili della controparte, è pura e semplice malafede, frutto di quell'odio antiisraeliano che Michele Giorgio non ha mai neppure tentato di nascondere.

In ciò ha il pieno appoggio degli Usa che si sentono limitati nella esecuzione delle operazioni «anti-terroristiche» in Iraq.
Perché anti-terroristiche fra virgolette? Il signor Giorgio ha fondati motivi per ritenere che si tratti in realtà di qualcos'altro? E se li ha, perché non ce ne informa?

«Durante meeting e seminari avuti nei mesi successivi all'incontro di Chicago - ha riferito Ganor -, abbiamo discusso della modifica delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli dell'Aja che e non sono più adatti al campo di battaglia asimmetrico che abbiamo oggi di fronte a noi». Guerra asimmetrica è la definizione usata dai sostenitori della modifica radicale delle convenzioni internazionali vigenti, per descrivere i conflitti tra Stati nazionali e i cosiddetti non-Stati, ovvero i «terroristi» (movimenti di liberazione, organizzazioni guerrigliere e altro).
"Guerra asimmetrica" è la guerra scatenata dai terroristi, non la definizione data da chi tale guerra subisce. Quanto al mescolare nello stesso calderone movimenti di liberazione (come sono, per dire, i monaci birmani o, a suo tempo, i seguaci di Gandhi) e terroristi, questo è solo Michele Giorgio a farlo, non certo chi dal terrorismo si deve difendere.

«Le Convenzioni di Ginevra non sono una vacca sacra e abbiamo il diritto morale di riesaminarle alla luce dei pericoli e delle minacce che affrontano i nostri paesi (Israele e Usa)», ha spiegato il direttore dell'Ict andando al nocciolo del problema: in nome della guerra al terrorismo si può agire indisturbati, anche contro infrastrutture civili (acqua, energia elettrica) a Gaza e in Cisgiordania, così come a Baghdad e nel resto dell'Iraq, senza scatenare condanne internazionali ogni volta che vengono colpiti innocenti. «Soprattutto - ha precisato Ganor - è importante stabilire la differenza tra chi compie attacchi (in un'area popolata, ndr) contro forze armate nemiche e chi colpisce deliberatamente i civili».
Ganor in sostanza vuole legittimare le operazioni militari che, dirette contro uomini armati, fanno strage anche di civili.
Il signor Giorgio deve avere qualche confusione, nei propri ricordi: all'esercito israeliano è accaduto, accade, e sicuramente ancora accadrà - fino a quando non cesserà il terrorismo, fino a quando i terroristi non cesseranno di farsi scudo di civili - di uccidere dei civili disarmati e innocenti. NON, almeno finora, di fare stragi: quelle sono prerogativa esclusiva della controparte: quella che gode dell'incondizionato e cieco amore di Michele Giorgio, tanto per intenderci.

Un tentativo contestato dall'avvocato dei diritti umani Michael Sfard, consulente di Amnesty International. «In guerra - ha detto - ci sono due categorie di esseri umani: civili e militari, crearne altre porterebbe solo a massacri di persone innocenti».
Questo però dovrebbe dirlo ai terroristi che, combattendo senza insegne visibili e riconoscibili - esplicitamente richieste dalle convenzioni di Ginevra - mescolandosi alla popolazione civile, colpendo selettivamente obiettivi civili, hanno creato una terza categoria, non prevista, perché all'epoca pressoché inesistente, dalle Convenzioni di Ginevra. Non a chi con questa terza categoria è costretto a fare i conti, pagando ogni giorno un pesantissimo tributo di sangue. Ma forse di quel sangue all'avvocato Sfard, al signor Giorgio e a tutti gli altri adepti della banda degli odiatori di Israele e amici dei terroristi, non importa poi così tanto.

A tutto questo, è il caso di ricordare, va aggiunto il fatto che israeliani e americani possono PROPORRE modifiche alle convenzioni di Ginevra, NON metterle in atto, magari con un qualche subdolo colpo di mano, come sembrerebbe voler suggerire Michele Giorgio: trattandosi di trattati internazionali, eventuali modifiche potranno essere introdotte unicamente con l'accordo dell'intera comunità internazionale. Ma forse tutto questo Michele Giorgio non lo sa: provvediamo dunque a informarlo, scrivendo a
redazione@ilmanifesto.it. (Nota: chi non avesse sufficiente conoscenza dell'autore, può trovare altri suoi articoli qui)

Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso
HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia
vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

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Di cialtroni nel giornalismo ce ne sono tanti, ma come Michele Giorgio mi sa che ce ne devono essere davvero pochi.



barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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