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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


4 dicembre 2010

TORCERE IL MALE VERSO IL BENE

Mi sembra la cosa più giusta da mettere, dopo il ricordo di Jacques Stroumsa.

EVIN, CARCERE IRANIANO, non è famoso come Guantanamo. È molto peggio, però. Chi ci è passato racconta il puro orro­re. Come Marina Nemat: due anni, lì, dai 16 ai 18. Torture, stupri, e la minaccia costante della morte. Marina non è finita a Evin perché era una militante politica. Era solo una ragazzina cui piaceva studiare. Ma dopo la rivoluzio­ne khomeinista anche questo, che tu vo­lessi imparare il teorema di Euclide invece che sorbirti il catechismo delle Guardie della Rivoluzione, diventò un crimine. Due anni in cella, i piedi maciullati dalle vergate e tutto il resto. La sua storia, e quella di molti altri ragazzi come lei, Marina Nemat l'ha raccontata in Prigioniera di Teheran, bestseller tradotto in 25 lingue. Nel suo nuovo libro Dopo Tehe­ran (Cairo editore) Nemat, che oggi vive in Canada, parla della necessità di raccontare per guarire. Ci sono voluti anni per ricor­dare l'Inferno, passando attraverso il lim­bo della rimozione. «La sera in cui mi rilasciarono» racconta «i miei organizzarono una cena. C'erano due loro amici e Andre, il mio futuro ma­rito. Si è parlato solo del tempo e di altre stupidaggini. Nessuno mi ha chiesto nul­la. Nessuno ha voluto sapere che cosa mi fosse capitato. Più facile tacere e guardare altrove».
Perché? Per paura? Per vergogna? Per un malinteso senso dell'onore?
Molti anni dopo l'ho chiesto a mio padre. Io non ero pronta a dire, ma sarebbe sta­to importante sapere che qualcuno era pronto ad ascoltare. Lui mi ha risposto: sapevamo che avevi avuto esperienze ter­ribili, ma abbiamo taciuto perché parlar­ne ci avrebbe fatto solo male e non sareb­be servito.
Dopo Evin, la prigione del silenzio.
Quella non era più la mia casa. Era un posto sconosciuto dove le persone non si parlavano e fuggivano l'una dall'altra. Suc­cede sempre così: per le vittime dell'Olo­causto, del genocidio in Rwanda, per le donne stuprate del Congo. Nessuno vuole sapere. Si ha paura di doversi assumere delle responsabilità. Di doversi chiedere: dov'ero io quando stava capitando? Perché non ho fatto niente per prevenirlo?
Si poteva prevenire la rivoluzione di Khomeini?
Anche una rivoluzione ha bisogno di tem­po. Non capita tutto subito. Prima la chiu­sura di giornali e riviste. Poi Jane Austen fuori legge. La poesia. Gli abiti dai colori sgargianti. Il ballo. Il canto. Ogni forma d'arte, sublime ed estrema forma di liber­tà. Tutto quello che fa l'umanità, in poche parole, viene bandito. Se di volta in volta avessimo parlato, se ci fossimo opposti, non saremmo arrivati a quel punto. Quan­do ci siamo resi conto della gravità della situazione, ormai era troppo tardi. E ribel­larsi sarebbe stato uguale a morire.
Non soltanto la sua famiglia ha rimosso il
passato...
Tutto l'Iran si è comportato allo stesso modo. I giovani arrestati, torturati e uccisi sono stati migliaia. Evin sembrava un orri­do liceo, ed è ancora così. Ma il Paese ha voltato la faccia. E continua a non voler sa­pere. La memoria esiste, ma nessuno vuo­le accedervi. Oggi se vai in Iran ti sembra che le cose siano cambiate. Ci sono aiuole per le strade, la metropolitana funziona, il Paese è ricco ed efficiente. Anche la tor­tura è più efficiente. Ma è solo cosmesi. L'Iran è tale e quale. Che il presidente sia Ahmadinejad o Mousavi cambia poco. Il leader supremo resta l'ayatollah Khamenei. Questo è il problema.
Il ricordo è stato una dolorosissima con­
quista anche per lei.
Quando il nodo ha cominciato a sciogliersi ho sofferto di sintomi psicotici. Lancinan­ti flashback che mi facevano gridare. La terapia è stata la narrazione. E il perdono.
Chi ha dovuto perdonare?
La mia famiglia. E Ali, il mio primo mari­to: una guardia della Rivoluzione che ho sposato in carcere in cambio della vita... "Lo amavi o lo odiavi?" mi hanno chiesto in molti. Né una cosa né l'altra: lo capivo. Era un torturatore, il suo mestiere era uc­cidere. E mi ha stuprata legalmente a 17 anni. Ma a sua volta era stato torturato sotto il regime dello scià. Un ciclo infinito di odio in cui la vittima diventa carnefice. Perdonare Ali ha voluto dire interrompe­re la catena. Darmi il potere di tenermi fuori da questo destino di dolore. Quando vivi un terribile trauma, com'è capitato a me, non puoi cambiare quello che è stato. L'unica cosa che puoi fare è cercare di tra­sformare tutto questo male in qualcosa di buono. Torcere il male verso il bene.
(Marina Terragni, Io donna, 4.12.10)

Carcere, tortura, violenze di ogni sorta, infine condannata a morte, per un paio di articoletti scritti nel giornalino del liceo, salvata in extremis dal carceriere-innamorato-marito-stupratore, e ancora con la voglia e la forza di sorridere, di “trasformare tutto questo male in qualcosa di buono”. E davvero non si sa se stupirsi di più per l’abiezione di una parte della specie umana, o per l’incredibile coraggio, per la straordinaria forza, per l’incommensurabile grandezza di almeno una parte delle vittime. Come Jacques Stroumsa. O come Marina Nemat. Alla quale auguriamo di vivere a lungo almeno quanto Jacques, per potere, egoisticamente, godere di tutto il bene che una donna come lei sarà capace di tirare fuori da tutto il male subito.



barbara


1 novembre 2009

IRAN: RESISTENZA CONTINUA – E REPRESSIONE CONTINUA

Iran, critica Khamenei
Studente scomparso
I blog d'opposizione:
"E' stato arrestato"


Il ragazzo, 20 anni, vincitore alle Olimpiadi nazionali di matematica, ha preso la parola in un'occasione ufficiale e ha attaccato pubblicamente l’establishment

Roma, 31 ottobre 2009 - Scomparso dopo aver osato criticare pubblicamente la Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei. Secondo un blog di opposizione è questa la sorta che sarebbe toccata a Mahmud Vahidnia, 20 anni, studente dell'Università di Sharif e vincitore alle Olimpiadi nazionali di matematica.

Diversi siti web iraniani, incluso il sito ufficiale della guida iraniana Ali Khamenei, danno conto di un incontro insolito fra l’ayatollah e lo studente, il quale ha attaccato pubblicamente l’establishment. Secondo il sito web homylafayette.blogspot.com, il giovane è stato arrestato e, da giovedì sera, in custodia dei servizi segreti delle Guardie della Rivoluzione, notizia però non confermata.

I fatti, secondo il sito di Radio freeEurope e vari altri siti, risalgono al 28 ottobre in occasione della Terza conferenza nazionale delle Giovani Elite. Nel suo intervento ai microfoni, compiuto dopo che le autorità universitarie ma prima del discorso di Khamenei, Vahidnia ha parlato per 20 minuti malgrado le proteste di diverse persone nella platea. Ha criticato, si legge, ''le tv e radio di stato, il clima poliziesco che circonda la stampa, l'impossibilità di esprimere critiche alla Guida Suprema e la struttura di potere nel Paese incarnata dal Consiglio dei Guardiani e l'Assemblea degli Esperti'', che imbriglia la democrazia.

Rivoltosi a Khamenei, che presiedeva l'incontro, Vahidnia ha chiesto più tempo per poter finire il suo discorso e la Guida suprema, sempre secondo il blogger, avrebbe detto: ''Vorrei che proseguisse. Il tempo è già esaurito ma lei vada avanti''.

Secondo il sito ufficiale di Khamenei, il leader iraniano ha replicato che le critiche sono le benvenute, e che sa che sono numerose. (qui)



Qui un altro articolo, qui la stessa foto che vedete qui sopra con spiegazioni in farsi per le quali chi ha google chrome può con un clic ottenere un’approssimativa traduzione, qui e qui due video dell’avvenimento, e qui, per chi mastica l’inglese, altri dettagli (grazie a lui per la tempestiva segnalazione). Imbarazzante, nella sua cautela, l’articoletto (e sottolineo etto) del Corriere online, che in poche righe riesce a infilare ben cinque condizionali oltre a una incredibile infilata di “Secondo quanto riporta”, “stando a quanto riferito dal blog”, “secondo informazioni non confermate”, “si legge sul blog” “si legge”, “sempre secondo il blogger”, “Secondo il sito”, “informazione ancora da confermare”. Altrettanto cauta l’Ansa e quasi altrettanto il Riformista, mentre non sono riuscita a trovare traccia della notizia su Repubblica. E di fronte a tanta paura dei mass media di fare ombra ai macellai di Teheran, invito tutti gli amici blogger e tutti coloro che passano di qui a rimediare alle inadempienze di chi sarebbe pagato per fare informazione, provvedendo a diffondere questa notizia.


barbara

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