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Diario


14 novembre 2011

ITALIA SUDTIROLO: DUE POPOLI DUE STATI

di Giorgio Israel

L’Austria è ormai da tempo in totale sfacelo politico e preda di fazioni armate in conflitto tra di loro, ma unite da un solo obbiettivo: rivendicare il Sudtirolo, abusivamente occupato 
dall’Italia. Per conseguire questo obbiettivo esse chiedono la distruzione totale dell’entità statale razzista italiota. Nel corso di un anno, dopo che l’Italia ha ceduto alcune zone di confine, sono piovuti più di mille missili tra Rovereto e Trento (alcuni hanno raggiunto Verona) e alcuni militari italiani sono stati uccisi o rapiti. Nel frattempo, il braccio militare di un partito al potere in Croazia, in solidarietà con le fazioni austriache ha rapito anch’esso alcuni militari e ha scatenato un lancio di razzi katiusha su Trieste.
Il governo italiano ha perso la pazienza e ha posto in atto una dura risposta militare. Con l’eccezione dei soliti imperialisti americani, tale risposta è stata generalmente deprecata. Il ministro degli esteri francese, noto per il suo costante sforzo di essere amico di tutti, ha deplorato il rapimento dei soldati, glissando sui lanci missilistici, e ha condannato la risposta italiana come “sproporzionata” e capace soltanto di suscitare altro odio anti-italiano. Negli ambienti italiani, o nei pochi ambienti vicini all’Italia, si manifesta sorpresa, in quanto il ministro aveva dichiarato di essere un fervente un amico dell’Italia e, a proposito di alcune sue precedenti dichiarazioni che erano apparse duramente critiche (aveva parlato dell’Italia come di uno stato terrorista), aveva commentato con humour di essere tutt’al più un “amico che 
sbaglia”. A proposito di tale dichiarazione, alcuni commentatori hanno riportato all’attenzione una domanda rimasta in sospeso, e cioè se il ministro andasse considerato come un pentito o un irriducibile. Qualche scalmanato ha chiesto perché non ci si chiedesse quanto odio provocasse nella popolazione italiana il lancio di missili sulla popolazione civile, i rapimenti e gli attentati; ma è stato prontamente zittito. Altri commentatori hanno saggiamente rilevato che era meglio accontentarsi della condanna del ministro, perché alcuni partiti della coalizione di governo francese avevano espresso una condanna nei confronti dell’entità italiota ben 
altrimenti dura. Si è notato che alcuni gruppi (per ora disarmati) di militanti di questi partiti, o di simpatizzanti, hanno accusato lo stato razzista italiota di comportarsi come i nazisti hitleriani e hanno osservato che il mondo non può subire il fatto che la “razza italiota mieta morte” soltanto perché è protetta dai criminali di Washington e che è giunto il momento di boicottare e stroncare i razzisti di Viterbo. Si noti, al riguardo, che Roma non è riconosciuta come capitale dell’Italia, ed è rivendicata dai discendenti di coloro che la occuparono dopo il crollo dell’Impero Romano.
Il governo di Viterbo ha pertanto deciso di affidarsi alle cure del ministro degli esteri francese, ed ha promesso che nel futuro non sparerà più di una cannonata per ogni trecento missili e non muoverà un dito se la quota di rapimenti si manterrà entro i dieci l’anno. Tale proporzione è stata comunque ritenuta sproporzionata e il detto ministro ha promesso di operare affinché il G8 indichi una soglia di reazione equa al disotto della quale lo stato terrorista italiota non correrà il rischio di essere condannato dal Consiglio di Sicurezza. S’intende che una siffatta garanzia non pregiudica tutte le legittime rivendicazioni a risarcimento dell’operato criminale 
dello stato italiota che discende dalla sua natura razzista e dall’errore strutturale consistente nel fatto stesso di essere nato.
Nel frattempo, il governo di Viterbo, per dar prova di buona volontà, ha deciso di accedere alla richiesta della madre di un noto calciatore di origini austro-croate di ricevere su un piatto 
d’argento i testicoli del calciatore italiota Cuscini.

Non è recente, questo articolo, come si può chiaramente capire dalle ultime frasi. Non è recente ma, purtroppo, sempre drammaticamente attuale.


 

barbara


19 febbraio 2008

DIRITTO AL TERRORISMO?

Il tempo passa, ma all’Onu non lascia tracce.

Le Nazioni Unite e il "territorio nemico" di Gaza

Mercoledì scorso il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si è detto "molto preoccupato" per la decisione israeliana di definire la striscia di Gaza "territorio nemico" riservandosi, di conseguenza, il diritto di sospendere alcune forniture come elettricità o carburante. "Vi sono 1,4 milioni di persone a Gaza – ha detto Ban Ki-moon – e non devono essere puniti per colpa delle gesta inaccettabili di militanti ed estremisti. Chiedo a Israele di riconsiderare la sua decisione".
Poi, come per un ripensamento peraltro ignorato dalla quasi totalità dei mass-media, la dichiarazione di Ban Ki-moon si concludeva dicendo: "Il continuo e indiscriminato lancio di missili da Gaza su Israele è inaccettabile e lo biasimo. Chiedo che cessi immediatamente, e capisco le preoccupazioni israeliane per la sicurezza in questa materia".
Beh, forse no. Se l'Onu "capisse" davvero le preoccupazioni israeliane, avrebbe condannato quello che Ban Ki-moon definisce giustamente "l'indiscriminato lancio di missili" immediatamente, ufficialmente e coerentemente, e non solo come una sorta di aggiunta a piè pagina di una dichiarazione di condanna di Israele.
Sotto molti aspetti, da tempo l'Onu ha perso il diritto di disquisire sulla legalità delle misure di difesa israeliane. Nessuna nazione o organismo che ignora il deliberato fuoco sui civili israeliani ha il diritto di criticare le reazioni di Israele. Condannare la risposta israeliana mentre si resta sostanzialmente zitti sugli attacchi spudoratamente illegali e terroristici che quella risposta hanno provocato, costituisce un chiaro fallimento della giustizia, della legalità e del buon senso. Che tale schema sia da tempo diventato uno standard normale non lo rende meno indecente.
Il diritto internazionale diventa peggio che senza senso se viene interpretato come una forma di patto suicida. Contestare la legalità delle misure che Israele sta prendendo in considerazione e che, oltre a colpire il regime di Hamas, danneggerebbero anche palestinesi innocenti, è del tutto legittimo. Ma tali critiche devono anche saper rispondere a una semplice domanda: cosa dovrebbe fare Israele per reagire in modo legale al lancio indiscriminato di missili sui suoi cittadini?
Quando Israele prende in considerazione sanzioni sulle forniture di elettricità a Gaza, si parla di "punizione collettiva". Quando ricorre alle uccisioni mirate di singoli terroristi e mandanti lo si condanna per "omicidi extragiudiziali". D'altra parte, dubitiamo assai che chi emette queste condanne perorerebbe l'alternativa di una rioccupazione delle aree della striscia di Gaza da cui viene lanciata la maggior parte dei Qassam. E naturalmente si opporrebbe con forza anche a un vasto impiego di incursioni militari, che inevitabilmente causerebbero la morte, oltre che di molti terroristi, anche di alcuni civili presi nel fuoco incrociato, per non dire di quella dei soldati israeliani.
Esasperati, i critici potrebbero sbottare: "Ma insomma, perché non ve ne andate semplicemente da Gaza?". Che è esattamente quello che abbiamo già fatto, nella convinzione appunto che i palestinesi non avrebbero continuato ad attaccarci da un territorio che abbiamo abbandonato, mettendo a repentaglio, anziché incoraggiare, ulteriori futuri ritiri. E nella convinzione che, se i palestinesi, contro ogni logica, ci avessero attaccato ancora da Gaza, il mondo sarebbe stato lealmente al nostro fianco nella risposta a una tale infamia.
Non sostenere Israele in questo momento, dunque, serve a dissuadere gli israeliani dall'assumersi proprio quei "rischi per la pace" a cui veniamo continuamente sollecitati. Perché Israele dovrebbe dare ascolto a queste sollecitazioni quando farlo gli si ritorce contro e si traduce in ancor meno sostegno da parte di presunti amici?
Ma la mancanza di credibilità dell'Onu sul conflitto arabo-israeliano va anche oltre. In questo momento, ed esempio, fervono i preparativi per la conferenza detta "Durban Due", sotto l'egida ufficiale di Europa e Nazioni Unite. Come la precedente del 2001, anche questa, organizzata con l'amorevole sostegno di campioni di diritti umani quali la Libia e l'Iran, potrebbe segnare il ritorno in auge della vecchia risoluzione Onu (poi abrogata) nota come "sionismo uguale razzismo".
Nel complesso, il nuovo segretario generale dell'Onu sembra avere una consapevolezza molto maggiore della situazione in cui si trova Israele, ma è difficile vedere questa maggiore comprensione riflettersi nei comportamenti delle Nazioni Unite. Ban Ki-moon non ha il potere né la volontà di staccare la spina a una conferenza che mira a fomentare odio e razzismo e che danneggia le prospettive di pace, per cui la conclusione ineluttabile è che l'Onu, su questo tema, gioca un ruolo che appare incorreggibilmente dannoso.
L'Onu dovrebbe cancellare "Durban Due". Poi, se è davvero animato da sincere preoccupazioni umanitarie per i palestinesi, per non dire degli israeliani, dovrebbe accentuare drasticamente la sua condanna del terrorismo palestinese contro Israele. Se il Consiglio di Sicurezza non solo condannasse con forza gli attentati terroristici (anche quelli sventati), ma imponesse concrete sanzioni diplomatiche contro il regime delinquenziale di Hamas, ciò potrebbe contribuire a dissuadere i burattinai del terrore, e a diminuire la necessità di reazioni israeliane, militari o d'altra natura.
In mancanza di tutto questo, è l'Onu e non Israele che deve essere criticata per il suo contributo alle pene umanitarie e per il danno alla causa della pace. (Jerusalem Post, 21 settembre 2007 - da israele.net)

21 settembre, come potete vedere. Passano cinque mesi, ed ecco qua un’altra cosa, attualissima.


Rappresentante Onu: stop a razzi contro Israele
Holmes: Israele contenga la risposta militare agli attacchi

SDEROT - Il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari sociali, John Holmes, ha condannato il lancio di razzi da parte dei palestinesi contro il sud di Israele e intima ad Hamas di fermare gli attacchi.
"Condanniamo nel modo più assoluto il lancio di questi razzi. Non c'è alcuna giustificazione. Sono indiscriminati, non c'è alcun bersaglio militare", ha detto Holmes intervistato a Sderot, una delle città israeliane più colpite dai razzi palestinesi.
Il rappresentante Onu ha anche invitato Israele a contenere la risposta militare a questi attacchi perché l'unico modo per fermarli è un accordo di pace. (Alice News, 17 febbraio 2008)

COMMENTO - L’Onu invita Israele “a contenere la risposta militare a questi attacchi perché l'unico modo per fermarli è un accordo di pace”. Come dire:
Se sei preso da coliche intestinali
non devi usare troppi farmaci
perché l’unico modo per farle passare
è guarire.

Se poi si pensa a quale tipo di pace cerca Hamas con Israele, si potrebbe dire meglio così:
Se sei preso da coliche intestinali
non devi usare troppi farmaci
perché l’unico modo per farle passare
è morire.

Morale Onu per Israele: Se finisci tu, finiscono anche gli attacchi di Hamas. Semplice e geniale. (da ilvangelo.org).

E se ammazziamo tutti gli ebrei, scompare l’antisemitismo. E se ammazziamo tutte le donne scompaiono le violenze e i soprusi contro di loro. E se ammazziamo tutti i bambini scompare la pedofilia. Eccetera eccetera.









barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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