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Diario


29 giugno 2009

OBAMA DICE AGLI EBREI DOVE POSSONO VIVERE

Domenica, 28 giugno, 2009

di Joseph Farah

Barack Obama sta portando avanti ciò che la sua amministrazione chiama “un approccio più equilibrato alla politica mediorientale”.
Lascatemi spiegare che cosa questo, alla lettera, significhi in termini reali.
Significa che il governo USA sta usando il suo peso con Israele per insistere che agli ebrei, non agli israeliani, badate bene, ma agli ebrei sia negato il permesso di vivere a Gerusalemme est e nelle terre storicamente ebraiche di Giudea e Samaria, usualmente chiamate West Bank.
Provate a immaginare l’indignazione, l’orrore, le proteste, il clamore, lo stridore di denti che esploderebbero se agli arabi o ai musulmani venisse detto che non possono più vivere in certe parti di Israele – per non parlare del loro proprio paese.
Questo, naturalmente, non accadrebbe mai con “un approccio più equilibrato al Medio Oriente”.
Siamo tornati agli anni Trenta. Questa volta sono le illuminate voci liberali di Hillary Clinton e di Barack Obama a dire agli ebrei dove possono vivere, come possono vivere e quanto si devono piegare se vogliono, semplicemente, continuare a vivere.
So che non l’avete mai sentita mettere in questi termini prima d’ora. E io veramente non so perché. Semplicemente non c’è un altro modo preciso per spiegare le macchinazioni che stanno dietro le ultime richieste dell’Occidente e del resto del mondo a Israele.
Si sta riducendo Israele ai “confini di Auschwitz”. Agli ebrei è già stato detto che non possono più vivere nella striscia di Gaza. Ora gli si dice che non possono più scegliere di vivere in nessuna delle zone che le elite internazionali hanno selezionato per un futuro stato di Palestina.
Di nuovo, domando: “Perché gli internazionalisti cercano di creare uno stato che sarà, per definizione, razzista, antiebraico, che non tollera neppure la mera presenza di ebrei?
Qualcuno mi sa rispondere?
Obama e Clinton – e dunque, per definizione, voi e io, contribuenti degli Stati Uniti – hanno deciso di cedere alla razzista, fanatica, antisemita pretesa dell’Autorità Palestinese che a nessun ebreo sia consentito di vivere nel loro nuovo stato.
Credo che in qualunque altra parte del mondo un simile tentativo di pulizia etnica di una regione sarebbe fermamente condannato da tutta la gente civile. E tuttavia, poiché la maggior parte della gente semplicemente non capisce il chiaro e ufficiale piano dei leader arabi di espellere tutti gli ebrei dal nuovo stato di Palestina, le politiche di capitolazione conservano un certo grado di simpatia, addirittura di sostegno politico, da buona parte del mondo.
Fate attenzione a ciò che sto dicendo: la politica ufficiale dell’Autorità Palestinese è che tutti gli ebrei siano espulsi dalla regione! Perché gli Stati Uniti sostengono la creazione di un nuovo stato razzista, antisemita, contrassegnato dall’odio? Perché il mondo civile considera ciò come una ricetta per la pace nella regione?
Perché questa è considerata un’idea accettabile?
Esiste un’altra parte del mondo in cui questo tipo di politica ufficiale di razzismo e pulizia etnica sia tollerato – o addirittura scusato?
Perché in Medio Oriente le regole sono diverse? Perché per gli arabi le regole sono diverse? Perché per i musulmani le regole sono diverse?
Perché i dollari delle tasse americane mantengono la razzista, antisemita entità conosciuta come Autorità Palestinese?
È questo che facciamo quando vietiamo “costruzione di insediamenti”, riparazioni, crescita naturale, aggiunte alle comunità esistenti.
È “equilibrio” questo? C’è qualche proposta di imporre agli arabi e ai musulmani che non possano più trasferirsi in Israele? No. C’è qualche proposta di imporre agli arabi e ai musulmani che non possano comperare case in Israele? No. C’è qualche proposta di imporre agli arabi e ai musulmani che non possano riparare le case che già hanno in Israele? No. C’è qualche proposta di imporre agli arabi e ai musulmani che non possano costruire insediamenti dovunque vogliano? No.
Ora, tenete presente, ci sono già un bel po’ di stati arabi e musulmani in Medio Oriente. Molti di questi già vietano agli ebrei di vivere in essi. Alcuni lo vietano anche ai cristiani. Ma ora, all’unico stato ebraico al mondo, e i cui diritti su quella terra risalgono ai tempi di Abramo Isacco e Giacobbe, viene detto che gli ebrei devono restare fuori da territori che sono attualmente sotto il loro controllo ma che sono destinati ad essere trasferiti a gente che li odia, che li disprezza, che vuole vederli morti e non è neppure disposta ad accettare di vivere in pace con loro come vicini.
Nel frattempo Israele continua a tendere la sua ingenua mano di amicizia agli arabi e ai musulmani – accogliendoli nella propria minuscola nazione circondata da vicini pieni di odio. Ad arabi e musulmani sono offerti pieni diritti civili – e prestano anche servizio in cariche elettive. Pubblicano giornali e trasmettono liberamente alla radio e alla televisione.
Gli ebrei, per contro, sono a un passo dall’essere sfrattati da case che a volte hanno occupato per generazioni. Ciò che è accaduto a Gaza, sta per ripetersi ovunque.
Spero che i miei amici ebrei si ricordino di questo. Molti di loro hanno votato per Barack Obama. Molti di loro hanno votato per Hillary Clinton. Questi non sono vostri amici. Questi sono della stessa specie di coloro che hanno respinto le navi di ebrei in fuga dalla Germania negli anni Quaranta. Questi sono della stessa specie di coloro che si sono accordati con Adolf Hitler a Monaco. Questi sono della stessa specie di coloro che hanno reso così difficile la rinascita del moderno stato di Israele.
Io dico: “Basta con la pulizia etnica. Basta con l’antisemitismo ufficiale. Basta colpire gli ebrei. Si smetta di dire agli ebrei dove possono vivere, come possono vivere – e se possono vivere”.
(traduzione mia, qui l’originale)

Ciò che dice Joseph Farah dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, e il riuscire a vederlo e a capirlo dovrebbe essere una questione di puro e semplice buonsenso. E invece, chissà perché, sono così pochi ad accorgersene, e il dirlo appare ai più come pura follia.


Prossimamente su questo schermo

barbara

AGGIORNAMENTO: e poi, come al solito, vai a leggere qui, che sui giornali hai voglia di trovarle, queste cose qua!


6 giugno 2009

CHE COS’È UN PALESTINESE?

di Joseph Farah

Da quando, lo scorso ottobre, ho scritto un articolo intitolato “Miti del Medio Oriente”, lettori da tutto il mondo mi hanno chiesto che cosa si intende con il termine “palestinese”.
La semplice risposta è che significa tutto ciò che Yasser Arafat vuole che significhi.
Lo stesso Arafat è nato in Egitto. Più tardi si è trasferito a Gerusalemme. In effetti la maggior parte degli arabi che vivono all’interno dei confini di Israele oggi sono venuti da qualche altro Paese arabo in un qualche momento della loro vita.
Per esempio, proprio dall’inizio degli accordi di Oslo più di 400.000 arabi sono entrati in Cisgiordania o a Gaza. Sono venuti dalla Giordania, dall’Egitto e, indirettamente, da qualunque altro Paese arabo possiate nominare.
Dal 1967 gli arabi hanno costruito 261 insediamenti in Cisgiordania. Non sentiamo molto su questi insediamenti. Sentiamo invece parlare del numero di insediamenti ebraici creati lì. Sentiamo quanto sono destabilizzanti – quanto provocatori. Ora, per fare un confronto, dal 1967 sono stati costruiti solo 144 insediamenti ebraici, fra dintorni di Gerusalemme, Gaza e Cisgiordania.
Il numero dei coloni arabi è calcolato su statistiche raccolte al ponte Allenby e altri punti di raccolta tra Israele e la Giordania. È basato sul numero di lavoratori giornalieri arabi che entrano in Israele e non ne escono. I numeri sono stati pubblicati dall’Ufficio centrale di statistiche di Israele durante l’amministrazione di Binyamin Netanyahu e successivamente negati come “errori di registrazione” dall’amministrazione di Ehud Barak.
Naturalmente l’amministrazione Barak aveva buone ragioni per negare l’alto tasso di immigrazione illegale, data la sua forte dipendenza dai votanti arabi.
Si tratta di un fenomeno nuovo? Assolutamente no. È sempre stato così. Sono sempre arrivati arabi in Israele fin da quando è stato creato e anche prima, in coincidenza con l’ondata di immigrazione ebraica in Palestina prima del 1948.
Winston Churchill disse nel 1939: “Lungi dall’essere perseguitati, gli arabi si sono affollati nel Paese e si sono moltiplicati tanto che la loro popolazione ha raggiunto livelli che neppure l’intero ebraismo mondiale potrebbe raggiungere.”
E questo solleva una domanda che non ho mai sentito porre da nessuno: se le politiche di Israele rendono la vita così intollerabile agli arabi, perché questi continuano ad entrare così massicciamente nello stato ebraico?
È una domanda importante, visto lo spostamento, a cui stiamo assistendo, della discussione sulla questione del “diritto al ritorno”.
Stando alle rivendicazioni più liberali da parte delle fonti arabe, fra i 600.000 e i 700.000 arabi lasciarono Israele intorno al 1948, quando lo stato ebraico fu creato. La maggior parte non furono espulsi dagli ebrei, ma piuttosto spinti dai leaders arabi che avevano dichiarato guerra a Israele.
Ora, ci sono molti più arabi che vivono in questi territori oggi di quanti ve ne siano mai stati in precedenza. E molti di coloro che se ne andarono nel 1948 e negli anni successivi avevano in realtà radici in altre nazioni arabe.
È per questo che è così difficile definire il termine “palestinese”.
Lo è sempre stato. Che cosa significa? Chi è un palestinese? È qualcuno che è venuto a lavorare in Palestina a causa di un’economia vivace e opportunità di lavoro? È qualcuno che è vissuto nella regione per due anni? Cinque anni? Dieci anni? È qualcuno che ha visitato una volta l’area? È qualunque arabo voglia vivere nell’area?
Il numero degli arabi nel Medio Oriente sopravanza quello degli ebrei di 100 a uno. Ma quanti, di queste centinaia di milioni di arabi, sono effettivamente palestinesi? Non proprio tanti.
La popolazione araba della Palestina è sempre stata estremamente bassa, prima del rinnovato interesse ebraico per l’area agli inizi del Novecento.
Una guida turistica per la Palestina e la Siria pubblicata da Karl Baedecker nel 1906, per esempio, illustra il fatto che anche quando la regione era governata dall’impero islamico ottomano, la popolazione musulmana di Gerusalemme era minima.
Il libro stima la popolazione totale della città in 60.000 abitanti, di cui 7000 erano musulmani, 13.000 cristiani e 40.000 ebrei.
“Il numero degli ebrei è fortemente aumentato negli ultimi decenni, nonostante sia loro proibito immigrare o possedere proprietà fondiarie”, constata il libro.
Nonostante fossero perseguitati, gli ebrei andavano a Gerusalemme e rappresentavano la stragrande maggioranza della popolazione già nel 1906.
Perché la popolazione musulmana era così scarsa? Dopotutto ci viene raccontato che Gerusalemme è la terza città santa dell’islam. Sicuramente, se questa fosse stata una credenza diffusa nel 1906, un numero maggiore di fedeli si sarebbero stabiliti lì.
La verità è che la presenza ebraica a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa è stata costante in tutta la sua sanguinosa storia, come è documentato nel libro di Joan Peter “From Time Immemorial”, pietra miliare del conflitto arabo-ebraico nella regione.
È altresì vero che la popolazione araba è aumentata in seguito all’immigrazione ebraica nella regione. E, ci crediate o no, ci sono venuti perché in Israele c’erano più libertà e più opportunità che nelle loro nazioni.
Che cos’è un palestinese? Se ci sono arabi legittimati a rivendicare proprietà in Israele, devono essere coloro che sono stati illegalmente privati della loro terra e delle loro case dopo il 1948. Arafat non lo è. E ben pochi di coloro che sparano, bombardano e terrorizzano Israele lo sono. Se non addirittura nessuno.
25 aprile 2001, qui, traduzione mia.

Joseph Farah è un giornalista, editore e scrittore arabo-americano. Le sue lucidissime analisi andrebbero imparate a memoria. O almeno lette con molta molta attenzione.



barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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