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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 gennaio 2012

BESTIE A QUATTRO ZAMPE VERSUS BESTIE A DUE ZAMPE


 

Una femmina di leopardo uccide una femmina di babuino, per nutrirsi, ma nel momento stesso in cui termina di ucciderla e sta per cominciare a mangiarla, si accorge che attaccato al suo corpo c’è un piccolo appena partorito. E di colpo la belva a quattro zampe dimentica la preda, dimentica la fame, dimentica ogni cosa, perché una priorità assoluta si impone: un piccolo indifeso, da lei reso orfano, da accudire, da proteggere dai nemici, da scaldare nel freddo della notte.
Due maschi di umani entrano in una casa e uccidono, con efferata ferocia, due genitori, per il gusto di uccidere. Ne uccidono anche, con efferata ferocia, due cuccioli, per il gusto di uccidere. Terminata la mattanza stanno per andarsene, quando l’ultima nata, una bambina di tre mesi, comincia a piangere, e di colpo le belve a due zampe dimenticano il pericolo di essere sorpresi, dimenticano la necessità di allontanarsi il più in fretta possibile, dimenticano ogni cosa, perché una priorità assoluta si impone: una neonata, da loro resa orfana, da sgozzare.

E poi c’è qualcuno che festeggia il lieto evento dello sgozzamento, e qualcuno che chiama queste belve a due zampe eroi di cui essere fieri. E poi c’è qualcun altro che saggiamente e pacatamente ci spiega che con loro si deve fare la pace. E sicuramente ci sarà qualcun altro ancora che ci racconterà che questa, però, è un’altra storia.

barbara


25 aprile 2011

QUANDO LIBERTÀ È SINONIMO DI IMMORALITÀ

La libertà di pensiero e di parola, la possibilità di manifestare dissenso, la facoltà di operare le proprie scelte sono, indiscutibilmente, l'essenza della democrazia. E siamo dunque ben lieti che nel democratico e libero stato di Israele tutto ciò sia garantito. Accade tuttavia, a volte, di avere l'impressione che alcune scelte superino decisamente il segno, se non della legalità, quanto meno del senso morale. È accaduto quando un gruppo di rabbini ultraortodossi sono andati ad abbracciare Ahmadinejad in segno di solidarietà per il suo proposito di annientare Israele. Ed è successo di nuovo in questi giorni.
Dopo la strage della famiglia Fogel (ricordiamo, accanto ai genitori Udi e Ruti, i piccoli Yoav, Elad e Hadas di appena 3 mesi), molti sono andati a visitare i “coloni” di Itamar e, soprattutto, a portare un segno di solidarietà ai tre giovanissimi sopravvissuti Tamar, Roi e Yishai. Purtroppo, e lo scrivo con grande dolore, altri hanno fatto una scelta molto diversa: sono andati ad alleviare il dolore delle famiglie che vivono nel villaggio vicino a Itamar, ad Awarta. La ragione è molto semplice: la polizia israeliana, conoscendo il DNA degli assassini, ed intuendo che questi venissero proprio da Awarta, hanno prima esaminato il DNA di tutti i residenti, e, successivamente, hanno avuto l’arroganza di arrestare i colpevoli, Muhammad Awad, il figlio Amjad e il nipote Hakem. A questo punto alcuni membri delle associazioni ebraiche Nashim L’Shalom (Donne per la pace), Gush Shalom (Il blocco per la pace) e Adam Lelo Gvulot (Uomo senza confini), hanno preferito portare la loro solidarietà proprio alla famiglia Awad, facendosi fotografare con la inconsolabile madre (e zia) dei due assassini che, a suo parere, non avrebbero saputo uccidere neppure una gallina (è opportuno ricordare che, dopo la prima strage, accortisi di aver dimenticato Hadas, che si era messa a piangere, sono tornati sui loro passi per compiere meglio la loro opera, e, il giorno successivo, sono andati, come se niente fosse, a scuola).
Dopo questa visita ebbero la sfrontatezza di definire “pogrom” l’azione della polizia israeliana. Pogrom? Sì, proprio pogrom! È ben vero che, quando questi nostri correligionari andarono a Awarta, la polizia  israeliana non aveva ancora ufficializzato le ragioni degli arresti; ma non è forse quanto succede in ogni nazione civile, dove si rispettano le leggi del codice e non quelle del clan?
Credo che davvero noi tutti dobbiamo, indipendentemente dal nostro pensiero politico (di destra o di sinistra, filo o anti sionista che sia), riflettere attentamente: il mondo tutto quanto, e non solo Israele (al momento governato da Netanyahu) sta di fronte a una guerra che uomini senza scrupoli, ma con mezzi economici senza pari, ci hanno dichiarato. Chi non lo capisce non potrà, domani, avere un trattamento diverso da quello riservato agli amici dei nazisti e dei fascisti. Ma a costoro, fin da oggi, deve andare tutto il nostro disprezzo, sperando che riescano a comprendere ed a ravvedersi, prima che sia troppo  tardi.
Emanuel Segre Amar

(Poiché il direttore e unico responsabile di una pubblicazione che preferisco non nominare ma che in parecchi capiranno lo stesso si è rifiutato di pubblicare questo articolo, lo potete leggere solo qui e in alcuni altri blog)

barbara


20 marzo 2011

IL VILLAGGIO DI ITAMAR



Questo è il villaggio di Itamar, teatro dell’ultima mattanza di ebrei: esseri che non qualifico, perché nessuna lingua possiede aggettivi atti a qualificarli, dediti ai sacrifici umani in onore di un dio di morte e di un “profeta” assassino e pedofilo, hanno sterminato la famiglia Fogel, sgozzando o pugnalando al cuore padre, madre, un bambino di undici anni, uno di quattro e una neonata di tre mesi. Scarsissima l’attenzione dedicata dai mass media a questo orrendo massacro, e quella poca, spesso, vergognosamente distorta. Quest’altra notizia invece è stata proprio ignorata del tutto, e per questo ve la faccio leggere io.

Forze di Difesa israeliane e paramedici del posto hanno contribuito a salvare la vita di una donna palestinese e della sua neonata, mercoledì, nell’insediamento dove si trovavano anche dei parenti della famiglia Fogel in lutto per i cinque membri della famiglia ferocemente assassinati la scorsa settimana.
Proprio nelle ore in cui il capo di stato maggiore israeliano Benny Gantz arrivava a Neve Tzuf per porgere le sue condoglianze, un taxista palestinese sopraggiungeva di corsa all’ingresso della comunità. All’interno, soldati e paramedici trovavano una palestinese poco più che ventenne in avanzato travaglio: il cordone ombelicale era avvolto attorno al collo della piccola nascitura mettendo a rischio la vita sia della madre che della figlia. Il rapido intervento dei paramedici dell’insediamento e dei militari in servizio nella zona hanno salvato la vita di entrambe, suscitando grande emozione in un luogo dove la gente è ancora prostrata per il massacro a sangue freddo della famiglia Fogel.
Il caporale Haim Levin, di 19 anni, paramedico in servizio nelle Forze di Difesa israeliane, è stato il primo membro della squadra medica ad arrivare sul posto, e racconta la scena: “Quando sono arrivato ho visto una donna coperta da una coperta, dentro a un minivan giallo palestinese. Mi sono avvicinato e ho visto la testa e la parte alta del corpo della bambina. Il cordone ombelicale era attorno al collo della piccola, che era grigia e non si muoveva. Ho rimosso il cordone dal collo e allo stesso tempo ho chiesto ai paramedici di preparare il kit di rianimazione per neonati. Ho pizzicato la piccola per vedere se reagiva e lei ha iniziato a strillare”. La squadra di paramedici si è presa cura anche della madre che a quel punto, dice Levin, era in buone condizioni generali.
Nel frattempo accorreva la conducente d’ambulanza Orly Shlomo. “Abbiamo affiancato il paramedico militare – racconta – e lo abbiamo aiutato a recidere il cordone ombelicale. Senza il trattamento medico, il feto e la madre avrebbero corso un serio pericolo. È stato toccante, ma non ho potuto fare a meno di pensare che a pochi metri da lì c’erano persone in lutto per un altro bambino, che è stato assassinato. Ero commossa nel vedere il viso della neonata, ma pensavo anche al viso del bambini uccisi”.
Gadi Amitun, che guida la squadra del Magen David Adom (Stella Rossa di Davide) di Neve Tzuf, spiega che non è la prima volta che gli abitanti dell’insediamento aiutano palestinesi in difficoltà. “Sanno che abbiamo un team medico ben preparato – dice – e quando capita un incidente o un infortunio arrivano, e noi li aiutiamo”.
Il paramedico ricorda che il giorno del massacro della famiglia Fogel gli abitanti dell’insediamento hanno visto festeggiamenti e fuochi d’artificio nei vicini villaggi palestinesi, ma aggiunge che, indipendentemente da tutto, la squadra medica locale è impegnata ad aiutare chiunque abbia bisogno. “Due anni fa – racconta – ci siamo dati da fare per curare un terrorista che aveva cercato di piazzare un ordigno ed era stato ferito dai soldati”.
Palestinesi del vicino villaggio di Nabi Salah, insieme alla neo nonna, si sono riuniti attorno alla squadra paramedica e non potevano nascondere la loro gioia. “Ci hanno ringraziato e ci hanno detto che hanno chiamato la bambina Jude – dice il caporale Levin – Sono volontario del Magen David Adom da quando avevo 15 anni e questa è la prima volta che assisto un parto. È stata una sensazione incredibile tenere fra le braccia quella bambina appena nata, e sapere che in questo posto così complicato abbiamo fatto qualcosa di buono”.
(Da: YnetNews, 17.3.11)


Haim Levin con la neonata

Con la speranza che la mamma della neonata salvata non se ne esca, come la palestinese cui gli israeliani avevano salvato da morte sicura il figlio neonato qualche mese fa, a dire che spera tanto che da grande diventi un martire e vada in paradiso facendo fuori una bella carrettata di ebrei. (Già, perché solo in Israele...)


barbara


17 marzo 2011

PER FORTUNA HA PREVALSO IL BUON SENSO

Fanatismo

In questi giorni ha tenuto banco la notizia della pornostar israeliana, morsa al seno da un boa constrictor durante una serie di scatti fotografici effettuati al silicone della ragazza - i serpenti non usano silicone. Tra gli animalisti di tutto il mondo c'è grande preoccupazione per la sorte del boa che è sparito. La notizia ha rischiato di essere oscurata con la scusa che a Itamar erano stati sgozzati nel sonno un padre, una madre, due bambini e un neonato colono. Per fortuna ha prevalso il buonsenso e la stampa mondiale si è occupata solo del serpente.  

Il Tizio della Sera

E poi vai a leggere qui, qui e qui.

barbara


15 marzo 2011

FUORI POSTO

Cari amici,

un lettore (che non nomino, perché questa è una pagina perbene) mi ha scritto un paio di lettere che al centro avevano questo "ragionamento" cinico e aberrante: le "colonie" sono casa d'altri, dunque un posto ovviamente pericoloso, tanto più che i "coloni" "non hanno pagato l'affitto"; i bambini non si portano nei posti pericolosi. Dunque la colpa è di chi li ha portati "in prima linea", vale a dire i genitori, che anche loro peraltro han pagato con la vita la loro scarsa propensione a pagare l'affitto ai "padroni di casa".  Sarebbe meglio sciacquarsi la bocca dopo aver citato parole come queste, ma bisogna invece discuterle perché sono in parecchi, fra i nemici di Israele, a dire più o meno sottovoce cose del genere, e l'atteggiamento della stampa in parte ne deriva.

Cominciamo col dire che tutta Israele è "prima linea", almeno lo era prima della costruzione del "muro della vergogna" che impedisce ai padroni di casa di sgozzare troppo facilmente i loro "affittuari": i supermercati, gli autobus, i ristoranti, la yeshivah di Gerusalemme che fu teatro due anni fa della penultima grande strage, le strade, le campagne dove una donna è stata uccisa il mese scorso. La colpa è sempre loro: sono gli ebrei che si espongono. Ma non basta: quel ragazzo ebreo francese che è stato rapito da una banda di musulmani e torturato a morte perché ebreo... di chi è la colpa? Ma sua, naturalmente, che ci faceva nella banlieu parigina, non sapeva che era prima linea anche lì? E Stefano Gaj Taché di due anni, assassinato da terroristi palestinesi il 9 ottobre 1982 davanti alla Sinagoga maggiore di Roma? Non si sapeva che anche le sinagoghe sono prima linea? Non avevano avvertito i sindacati comunisti qualche giorno prima, sfilando con una bara preventiva da quelle parti? E i morti di Auschwitz, di tutti i campi di sterminio? Che ci facevano in luoghi così insalubri? Perché avevano accettato un passaggio in treno dalla SS, per di più senza pagare il biglietto?

Non vado avanti a fare dei discorsi così strazianti che, senza l'ignobile lettera del lettore che non nomino, non avrei avuto proprio il dolore di farmi venire in mente. Dico solo che da millenni l'esperienza ebraica conosce da vicino a ogni generazione dolori e lutti paragonabili a quelli che hanno colpito la famiglia Fogel (che, sapete, stava lì dopo aver obbedito a un ordine di sgombero da Gaza cinque anni fa...). C'è della gente per cui gli ebrei sono sempre fuori posto, almeno da vivi (ma anche da morti, visto che durante l'occupazione giordana di Gerusalemme, quella che Obama, D'Alema e Prodi vorrebbero restaurare con le brigate Al Aqsa al posto della Legione Araba, le pietre delle tombe dei cimiteri ebraici furono usate per lastricare le strade). Sempre fuori posto, sempre puniti con la morte per questo, sempre incolpati per le sofferenze che gli altri ci infliggono.

Ugo Volli



Quando ho detto al mio medico di Ilan Halimi e del libro su di lui, ha commentato: "Eh, finché non si risolve questa cosa fra Israele e palestinesi..." Ho risposto: "Non c'erano territori occupati al tempo di Auschwitz", e lui è schizzato sulla sedia: "Ecco! Non si può fare la minima critica a Israele che subito parte l'accusa di essere antisemiti! È ora di finirla con questa storia!" Talmente sprofondato nella melma del suo antisemitismo da non accorgersi neppure che i collegamenti - privi di qualunque fondamento e qualunque logica - li aveva fatti tutti lui da solo.
Né a questo, né al sofferto pezzo di Ugo Volli serve aggiungere commenti. L’unica cosa da aggiungere è un kaddish per tutti i martiri innocenti.



barbara


14 marzo 2011

DEDICATO AGLI ULTIMI MARTIRI EBREI



Shabat shalom Yoav. Shabat shalom Elad.
Shabat shalom Hadas. Buonanotte miei piccoli bimbi. Tra poche ore ci ritroveremo in un posto migliore. Dove gli uomini non verranno a coglierci nel cuore della notte con un pugnale in mano. Spinti dalla sete di sangue ebraico. Fatevi dare l’ultimo bacio della buonanotte Tamar, Roy e Shai. Mamma Ruth e e papà Udi continueranno a guardarvi da lassù. E a cercare di proteggervi. Dalla crudeltà umana che si accanisce contro un neonato. Dall’ipocrisia di un mondo che non ci rispetta nemmeno da morti. Chiamandoci coloni. E non israeliani. Coloni. E non esseri umani. Perché viviamo in territori conquistati col sangue dei nostri fratelli. Durante guerre di difesa dai propri nemici. Territori messi in discussione da stati che non rispettano i diritti umani. Ma si permettono di dichiarare che le nostre guerre non valgono come quelle del mondo. Stati che impiccano, lapidano, frustano. Ma che vengono ascoltati e ossequiati quando vogliono decidere del futuro dello Stato di Israele. Spero che capiate la nostra scelta. Che ci ha portato a vivere lontano dai comfort e in costante pericolo. Che ci ha tolto l’onore di passare alla cronaca come “vittime” e ha dato il privilegio al nostro assassino di non venire chiamato come tale. E’ stata una scelta di guerra. Combattuta con armi che si chiamano case, giardini, scuole e bambini. E’ stata una scelta ideologica. Una scelta valoriale. Una scelta di vita. E di morte. Dettata dal fatto che riteniamo che questa terra appartenga al popolo ebraico. E a nessun altro. Fondata sulla consapevolezza che quando D-o dà miracolosamente al popolo di Israele un pezzo della sua storia, non vuole che questa venga regalata ai nemici. Buonanotte bimbi miei. Addio miei adorati. Continuate a portare alto l’onore del vostro popolo. Non gridate vendetta. Non maledite i nostri assassini. Costruite altre case, piantate nuovi alberi, riempite le scuole con i vostri bambini. Questo è il modo di combattere di un vero ebreo. O chiamatelo pure colono. Quassù, sotto al Trono Celeste, sono semplicemente un’anima ebraica. E nessun giornalista, nessun politico, nessun fanatico, nessun assassino, mi potrà privare di questo eterno onore.

Gheula Canarutto Nemni

I macellai di carne umana ci sono sempre stati, certo, nessuna novità su questo fronte, e tuttavia qualche cosa di nuovo, in questa orrida vicenda, lo possiamo trovare. Nuovo, e sconvolgente, è l’accordo di tutti i mass media nel rifiutarsi di scrivere che sono state assassinate delle persone: gli agnelli macellati sono tutti “coloni”, compresa la neonata. Dimostrando oltretutto una abissale ignoranza sul significato dei termini “colonia” e “colono”. E fornendo, se non proprio una giustificazione, almeno cospicue attenuanti ai macellai di carne umana. E un’altra cosa va detta: i tedeschi erano ben contenti di sbarazzarsi degli ebrei, ma non scendevano in piazza a festeggiare ad ogni massacro di neonati.





 (qui)

E non si possono non condividere le parole di Mordekhay Horowitz: «Gli arabi amano i loro massacri caldi e ben conditi...e se un giorno riusciranno a "realizzarsi", noi ebrei rimpiangeremo le buone camere a gas pulite e sterili dei tedeschi....».
Le immagini del massacro, dopo lunga riflessione, ho deciso di non postarle: sono convinta di non avere il diritto di sbattere tanto orrore in faccia a chi entra qui, senza tenere in alcun conto la sensibilità di ognuno. Chi ancora non le avesse viste e desiderasse avere le idee un po’ più precise sulla bestialità – e chiedo scusa alle bestie – di questi esseri, le può trovare qui. Vi invito invece a guardare le immagini dei funerali, in cui il disumano dolore dei partecipanti non fa venire meno la consueta compostezza. E a ricordare, visto che “loro” non perdono occasione per ricordarlo, che dopo il sabato viene la domenica. Sempre.


barbara

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Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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