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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


27 febbraio 2009

HONEST REPORTING ITALIA: ULTIMO MESSAGGIO

Sì, l’ultimo: Honest Reporting Italia finisce qui. I finanziamenti sono improvvisamente e inspiegabilmente cessati e il server, senza finanziamenti, non invia comunicati. Un intero mese di frenetici scambi con Gerusalemme e con New York non ha portato alcun risultato: Honest Reporting internazionale sarebbe ben felice di continuare a garantirci l’uso del nome, ma non il finanziamento.
Questo messaggio vi arriva con mezzi di fortuna, reinviandolo una dozzina di volte per raggiungervi tutti, ora che finalmente il server ha acconsentito a fornire almeno la lista dei vostri indirizzi. E dunque, con infinita tristezza e amarezza, ci salutiamo qui: questa avventura, iniziata per volontà del compianto e rimpianto Shuny Noury e proseguita, come gli era stato promesso sul letto di morte, per altri due anni e mezzo dopo la sua scomparsa, oggi si chiude. Un sentito grazie a tutti coloro che hanno fedelmente seguito honest reporting Italia, un grazie speciale a coloro che hanno attivamente collaborato con le loro segnalazioni e le loro lettere ai giornali.
E ora, dunque, addio. O forse – chi può saperlo? – arrivederci. Magari l’anno prossimo a Gerusalemme …

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 27/2/2009 alle 0:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa


3 dicembre 2008

CARENZA DI INFORMAZIONI SUL CORRIERE DELLA SERA

Comunicato Honest Reporting Italia 3 dicembre 2008

Fa acqua da tutte le parti, sul piano della correttezza e della completezza dell'informazione, questo articolo di Francesco Battistini intitolato L'UE: « Riaprite l'Orient House dei palestinesi» No di Israele pubblicato a pag. 17 del Corriere della Sera di martedì 2 dicembre 2008. Qui di seguito il testo completo dell'articolo con, tra le righe, alcune nostre annotazioni.

GERUSALEMME — Tre cani. Due gatti. Gli arbusti secchi e le palme. La bandiera palestinese. Una catena che avvolge il cancello come un rampicante. E un vecchio che s'è stancato di combattere, non di chiacchierare: «Posso fargliela vedere, non fotografare », dice Abu Firaz Husseini, 62 anni, l'unico che ci abita ancora. L'Orient House è il castello incantato di Gerusalemme Est. Abu Firaz, il fantasma d'una storia infinita: queste pietre bianche fecero da soggiorno al Kaiser Guglielmo II e all'imperatore Hailé Selassié, ospitarono l'Onu e un albergo di lusso, finché non arrivarono la Guerra dei Sei giorni,
Vogliamo sprecare due parole per ricordare che la Guerra dei Sei giorni, qui considerata responsabile, a quanto pare, della decadenza di questo "castello incantato", è stata voluta dagli stati arabi allo scopo dichiarato di distruggere Israele?

la decadenza e negli anni '80 una parte venne affittata dall'Autorità palestinese, che le trasformò in una specie di ministero degli Esteri. Ci stesero in segreto gli accordi di Oslo, qui dentro.
E ne fecero un covo del terrorismo. Dettaglio ben mascherato da queste sapienti pennellate di colore.

S'organizzò l'intifada.
Termine fortemente improprio per una guerra terroristica accuratamente preparata per anni

Ci venivano ministri, cardinali, giornalisti. Ci stava l'ultimo leader autorevole d'una Palestina in costruzione, Faisal Husseini,
Qui qualche utile notizia sul personaggio in questione

e una volta c'era anche una meravigliosa biblioteca, 25mila volumi di storia araba. Oggi, c'è solo Abu Firaz. Che ascolta l'ultima novità — «vogliono riaprire l'Orient House» —, beve una Coca, si lascia andare sulla poltrona, proprio sotto la foto del celebre cugino Faisal: «La storia di questa casa è come la storia della mia famiglia. Troppo pesante. Sono sfinito...». Il nuovo capitolo sta in un documento riservato del governo francese, titolo «Strategie d'azione della Ue per la pace in Medio Oriente», pronto per la prossima riunione dei 27 ministri europei degli Esteri.
Già, il governo francese: quello che, oltre a dare generosa ospitalità ai terroristi italiani, ha fatto i salti mortali per impedire che Hamas venisse qualificata come organizzazione terroristica - giusto per amore della pace, beninteso.

È una Road Map con tappe prevedibili, lo stop agli insediamenti e la lotta al terrorismo, ma con un bivio che Israele già vuole sia modificato: «Una parte fondamentale nella costruzione d'uno Stato palestinese — scrivono a Parigi — deve risolvere la questione dello status di Gerusalemme come capitale di due Stati ».
A noi sembrerebbe che alla base di tutto dovrebbe esserci la certezza che un eventuale stato di Palestina non sia uno stato terrorista, ma "a Parigi", come abbiamo appena notato, il terrorismo - per lo meno quello degli altri - non sembra essere una priorità assoluta: decisamente delle ottime credenziali per ergersi a giudici di ciò che è meglio per risolvere una questione come quella del conflitto arabo-israeliano.

E poi: «L'Unione europea lavorerà attivamente perché vengano riaperte tutte le istituzioni palestinesi, compresa l'Orient House». Una casa considerata un covo: l'Autorità palestinese sfrattata all'inizio della prima intifada, riammessa dopo Oslo, sloggiata definitivamente nell'agosto 2001, quando un kamikaze di Hamas si fece saltare dentro la pizzeria Sbarro, 15 morti e 130 feriti nel cuore di Gerusalemme.
E sapendo questo, e sapendo che, come ha scritto più sopra, è qui che "s'organizzò l'intifada", il signor Battistini trova ragionevole affermare che la casa era considerata un covo? E a quale titolo, poi, l'Unione europea pretende di riaprire tutte quelle istituzioni che Israele ha fatto chiudere perché covi di terrorismo?

Bayt al-Sharq, come i vecchi arabi preferiscono chiamare l'Orient House, era l'ultimo, importante palazzo che faceva sventolare il tricolore palestinese
a voler essere proprio proprio pignoli, di colori la bandiera palestinese ne avrebbe quattro ...

nella città eterna: «Gente inferocita arrivò di notte a lanciarci le pietre — ricorda Abu Firaz —. Poi vennero i soldati israeliani. Ci misero in fila, mani in alto. Avevamo paura, ma nemmeno mia figlia che piangeva sempre diede loro la soddisfazione d'una lacrima. Perquisirono le stanze. Chiusero tutto. Da allora, qui siamo rimasti io, mia moglie e mio figlio maschio. Abbiamo le chiavi di questa porticina sul retro, al pianoterra. Possiamo restare solo in queste stanze. Nient'altro. E dobbiamo controllare che nessuno entri nel resto del palazzo».
La notte, qualche auto sgomma. Qualcuno ha graffitato sul muro www.orienthouse.org, ovvero: leggetevi la nostra storia. «Dal 1975, ho lasciato questa casa solo una volta»: Abu Firaz ha portato nel tinello le reliquie di famiglia. Un ritratto a olio d'un antenato, la firma italiana di Gennaro Iannelli, e una galleria di foto felici: «La mia festa di matrimonio fu al piano di sopra, nel salone grande». Ogni sei mesi, Abu Firaz si presenta al posto di polizia, firma un foglio: «È l'ordine di sequestro. La prossima scadenza è a febbraio. Lo so: in questa casa vuota, io ci morirò».
Un bel pezzo di colore, con toni accorati e patetici che, come troppo spesso accade quando si tratta di Israele-Palestina, tratta da vittime degli efferati e spietati terroristi e da carnefici coloro che dal terrorismo si difendono.

Considerazioni e commenti a lettere@corriere.it.


Per la vostra delizia vi aggiungo due messaggi arriva timi dal solito ineffabile nonché immarcescibile Antonio Caracciolo:

Ubbidisco ai comandi dell’Occhio di Sion e vi mando copia del testo debitamente inviato al Corriere della Sera.

Blog: Civium Libertas
Post: Un altro disonesto rapporto di “Honest Reporting Italia”
Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/12/un-altro-disonesto-rapporto-di-honest.html

Antonio Caracciolo ti ha inviato un link a un blog:
Vi prego di diffondere presso i vostri 155.000 iscritti per un’efficace lotta contro il razzismo ed il regime di apartheid praticato in Israele.

Blog: Civium Libertas
Post: Contro il razzismo: riceviamo e pubblichiamo
Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/12/contro-il-razzismo-riceviamo-e.html

Perché, ricordiamolo, per avere la pace nel mondo la soluzione esiste:

   

                 

barbara


30 giugno 2008

SERGIO ROMANO RECIDIVO SU SABRA E CHATILA

Comunicato Honest Reporting Italia 29 giugno 2008

Non c'è niente da fare: se appena appena gli si offre la possibilità di fare un po' di sana disinformazione su Sabra e Chatila, Sergio Romano proprio non può resistere alla tentazione. Anche questa volta il destro glielo offre, giovedì 26 giugno, la lettera di un lettore che protesta per la palese disinformazione seminata a piene mani circa un mese fa.

I MASSACRI DI SHATILA LA DIFFICILE CONTA DEI MORTI

La sua risposta a un lettore sulla strage avvenuta a Beirut nel 1982, nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, colpisce per parzialità e disinformazione. Lei inizia con una ricostruzione molto lacunosa del contesto in cui maturò quel tragico episodio e ignora i presupposti dell'intervento dell'esercito israeliano (ripetuti attentati lungo la frontiera con Israele, creazione di un arsenale di armi pesanti da utilizzare tanto nella guerra civile libanese quanto contro Israele, massacri compiuti dai palestinesi nei confronti dei cristiani libanesi).
Volendo sorvolare sull'uso del termine «guerrigliero» per definire i terroristi palestinesi, oltre che sulla forma dubitativa circa le responsabilità siriane nell'attentato a Bashir Gemayel, colpisce la falsità dei dati sulle vittime palestinesi che secondo la Procura Generale libanese, Croce Rossa e la Commissione d'inchiesta israeliana (la stessa che attribuì la responsabilità indiretta della strage a Sharon) furono tra 470 e 800 e non 3.000. Non è il numero che colpisce (1, 10, 100 o 1.000 morti, restano la gravità dell'episodio e la sua efferatezza), quanto il fatto che lei prenda per buona la cifra fornita dai palestinesi, attribuendo, di fatto, attendibilità solo a quella fonte. Gradirei una risposta che mi aiuti a capire come un giornale notoriamente equilibrato e pertinente come il vostro possa cadere in questi grossolani errori.
Daniele Coppin

Caro Coppin,
Dopo avere indicato una possibile cifra (3.000)
3000 NON è una cifra possibile: è una cifra inventata di sana pianta: non è la stessa cosa

e osservato che il dato è difficilmente verificabile,
piuttosto difficile, effettivamente, verificare le cose inventate ...

avrei dovuto aggiungere che esistono effettivamente stime diverse: 460 secondo il calcolo più conservatore degli israeliani, 700 secondo il direttore dell'Intelligence militare di Israele, 2.000 secondo fonti ufficiose dei servizi dell'Onu e voci raccolte dai giornalisti stranieri a Beirut.
Falso: secondo la Procura Generale della Repubblica libanese - e non secondo "il calcolo più conservatore degli israeliani" - sarebbero state 470, mentre la Commissione di inchiesta israeliana - la più severa - in base a sopralluoghi, riprese aeree e testimonianze ha calcolato che le vittime siano state fra le 700 e le 800. La cifra più alta, all'epoca, è stata quella "sparata" dai palestinesi, ed era di circa 1500 morti. Cifre più alte sono state avanzate solo in tempi recenti, senza alcuna connessione né con i fatti, né con eventuali indagini o testimonianze.

Non esiste una stima della Commissione Kahan, costituita a Gerusalemme per accertare le responsabilità delle forze armate israeliane.
FALSO!

Se lei rileggerà la pagina 26 del rapporto, troverà un lungo paragrafo che comincia con le parole «E' impossibile determinare con precisione il numero delle persone massacrate».
E che termina con le parole «Taking into account the fact that Red Cross personnel counted no more that 328 bodies, it would appear that the number of victims of the massacre was not as high as a thousand, and certainly not thousands»: «considerando che il personale della Croce Rossa ha contato non più di 328 corpi, sembra che il numero delle vittime del massacro non arrivi a mille, e sicuramente non migliaia» (qui): ecco, questa sembrerebbe proprio essere "una stima della commissione Kahan". Ciò che sta facendo qui Sergio Romano è un volgare tentativo di falsificare i documenti, citando le parti che confermano le sue fantasiose invenzioni, ed eliminando quelle che le contraddicono.

Non sappiamo quanti palestinesi vivessero a Shatila fra il 16 e il 18 settembre 1982. Non sappiamo quanti cadaveri siano stati rapidamente sepolti nelle vicinanze del campo. Non sappiamo quanti siano stati trasportati altrove (su camion forniti dagli israeliani, secondo alcuni testimoni) e sepolti in fosse comuni. Robert Fisk, autore di uno dei migliori libri sulla guerra civile libanese («Pity the Nation. Lebanon at War») scrive di avere raccolto notizie secondo cui un migliaio di persone sarebbe stato sepolto sotto un «campo sportivo». Pensò allo stadio e fece un sopralluogo, ma gli fu detto più tardi che il «campo sportivo» era in realtà il grande Golf Club lungo la strada che corre da Shatila all'aeroporto. Andò a vedere e trovò larghe zone di terra smossa e tracce di mezzi cingolati. Ma il Golf era presidiato dalle forze armate libanesi che non autorizzarono le indagini della Croce Rossa.
Come ricorda la Commissione Kahan, il numero indicato in un rapporto della Croce Rossa (328) è soltanto quello dei cadaveri che gli ispettori riuscirono a contare quando poterono finalmente entrare nel campo. Come in tutti i massacri, gli autori, a cose fatte, cercano di occultare per quanto possibile i loro peccati.
Nella sua lettera, caro Coppin, lei ricorda le ragioni dell'intervento dell'esercito israeliano in Libano. Per completare il quadro, tuttavia, conviene ricordare che i massacri avvennero dopo l'esecuzione di un piano americano per la partenza dal Libano dei guerriglieri palestinesi e delle forze siriane. L'evacuazione ebbe luogo soprattutto per mare alla fine di agosto.
Evacuazione che non fu completata a causa delle inadempienze delle forze internazionali che avrebbero dovuto provvedere: perché non ricordarlo, visto che il signor Romano sta diligentemente riempiendo le lacune lasciate dal signor Coppin?

Vi erano ancora combattenti palestinesi a Shatila dopo la partenza di Arafat? E' probabile
Probabile? Semplicemente probabile?? E chi l'avrebbe fatta, secondo il competentissimo signor Romano, quella che è passata alla storia come "la guerra dei campi" che è durata anni e che tra bombardamenti, massacri e carestie provocate dagli assedi ha causato circa 10.000 morti fra i palestinesi delle varie fazioni? E visto che il signor Romano ama citare Robert Fisk, lo citeremo anche noi: «La distruzione di Sabra è così grande che fra chi non viveva nel sottosuolo, ben pochi sono sopravvissuti. Il modo in cui Amal e i palestinesi hanno combattuto nei corridoi dell’ospedale per anziani mentre i pazienti erano ancora lì indica che nessuna delle due parti si preoccupa troppo per i civili presi nel fuoco incrociato. Il modo in cui i palestinesi costruiscono le loro case sopra i bunker rende inevitabile la morte di civili. [...] Se chiedete quanti combattenti hanno, rispondono che tutti i palestinesi sono combattenti, uomini, donne e bambini. Ma poi strillano se una donna o un bambino viene ucciso». Solo che all'epoca non c'erano israeliani in circolazione, e dunque tutti questi massacri, tutte queste distruzioni, tutti questi morti palestinesi vengono opportunamente ignorati.

ed è certamente vero che nei giorni seguenti furono trovati numerosi depositi di armi dell'Olp.
Sì. Per la precisione 5630 tonnellate di munizioni, 1320 fra carri armati e altri veicoli pesanti, 623 pezzi di artiglieria e lanciamissili, 33.303 armi leggere, 1352 armi anticarro, 2387 attrezzature ottiche, 2024 apparecchi di telecomunicazione, 215 mortai, 62 lanciarazzi katiuscia (elenco non definitivo, fornito nel comunicato ufficiale israeliano del 18 novembre 1982).

Ma Shatila non era una roccaforte terrorista
Ma certo che no! Chi di noi non tiene in giardino, tra nanetti e begonie, qualche migliaio di carri armati così, giusto per bellezza? E mica ci vorranno trattare da terroristi solo per questo, no?

e la resistenza contro le milizie cristiane alleate di Israele fu soltanto sporadica.
A noi veramente risulta che sono state le milizie cristiane ad organizzare la resistenza contro l'invasione e l'aggressione delle bande terroristiche palestinesi che hanno prima destabilizzato e poi distrutto il Libano, cancellando numerosissime comunità cristiane, e che le milizie cristiane, incapaci di avere ragione da sole delle meglio organizzate e armate bande terroristiche palestinesi, hanno ad un certo punto cercato l'alleanza di Israele: e non c'è bisogno di crederci sulla parola: la cronologia dovrebbe essere più che sufficiente a fare piazza pulita di tutte le menzogne seminate dal signor Romano.

Non vi fu una battaglia tra forze contrapposte. Vi fu un massacro.
"Secondo il rapporto del Procuratore Generale libanese, nei due campi non ci sarebbe stato un massacro di inermi contro armati, ma una vera e propria battaglia che ha coinvolto l'intera popolazione. «... Furono i terroristi palestinesi - riferirà un maggiore dell'esercito danese, Joern Mehedon - a cominciare la sparatoria ... Sapevamo che i guerriglieri si facevano normalmente scudo di donne e bambini. ...»." (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti, p. 160). E, nella stessa pagina del rapporto della commissione Kahan più sopra citata dallo stesso Sergio Romano: «A further difficulty in determining the number of victims stems from the fact that it is difficult to distinguish between victims of combat operations and victims of acts of slaughter. We cannot rule out the possibility that various reports included also victims of combat operations from the period antedating the assassination of Bashir»: «Un'ulteriore difficoltà nel determinare il numero delle vittime deriva dal fatto che è difficile distinguere fra vittime di operazioni di combattimento e vittime di atti di massacro. Non possiamo escludere la possibilità che vari rapporti includano anche vittime di combattimenti del periodo precedente l'assassinio di Bashir». Forse è vero ciò che sostengono il Procuratore Generale libanese e il maggiore Joern Mehedon e la commissione Kahan, o forse è vero ciò che afferma il signor Romano, ma dare una sola versione quando ne esistono almeno due non è giornalismo.

Proviamo a rinfrescare un po' la memoria a Sergio Romano scrivendogli a:
lettere@corriere.it oppure sromano@rcs.it (lettere, firmate con nome, cognome e città).


Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

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Può essere interessante dare una scorsa a questo scambio intercorso nel mailbox di Honest Reporting Italia.

E se quello che voi ritenete scorretto è invece corretto per gli altri altri, i quali invece ritengono scorretta la vostra azione di lobbying? Non ditemi che non intendete fare lobbying. Ad essere danneggiati sono quei cittadini che attendono tranquillamente alle loro occupazioni e si trovano improvvisamente in guerra contro popoli pacifici perché delle ristrette lobby che curano i loro interessi hanno prodotto ciò.
Antonio Caracciolo


Inventarsi le cifre non è "quello che noi riteniamo scorretto"; citare documenti e riportarli castrati non è "quello che noi riteniamo scorretto"; dichiarare inesistente ciò che invece esiste non è "quello che noi riteniamo scorretto", capovolgere la cronologia ribaltando così i rapporti di causa-effetto non è "quello che noi riteniamo scorretto": tutto questo è scorretto. Peggio: tutto questo è fare consapevolmente disinformazione. Se Le dispiace tanto per i cittadini che si ritrovano in guerra dovrebbe rivolgere la sua attenzione a chi li condanna al terrorismo, non a chi denuncia il terrorismo e i sedicenti giornalisti che il terrorismo difendono. Quanto alle insinuazioni nei nostri confronti, le rimandiamo al mittente. Ci stia bene.
La redazione di Honest Reporting Italia

Si capisce un tubo! Ai due paesi di cui si parla è morto o no ammazzato qualcuno? Terrorismo che vuol dire? Terrorismo di stato è quello che israele ha sempre fatto o no? Nel 1948 vi è stata o no la Nakba, la pulizia etnica di cui non io parlo ma l'ebreo israeliano Ilàn Pappe?
Gli ebrei sionisti in Palestina sono arrivati dalla luna nel 5000 avanti cristo o ci sono sbarcati pensando di avere a che fare con gli indiani d'America?
E voi chi... siete? Cosa volete? Cosa fate?
Fra aggrediti e d aggressori non vi sono dubbi! Quanto a Shatila e Sabra mica è un romanzo? A me poco interessa il dettaglio. Interessa la sostanza. La sostanza dice che da 60 anni a questa parte vi è stata un'occupazione colniale ai danni di un popolo che vi risiedeva da prima. E non ditemi che gli israeliani sono ebrei che ritornano nella patria lasciata duemila anni fa ai tempi della distruzione del Tempio perché si tratta di una mera invenzione. Gli attuali israeliani che occupano la Palestina come avamposto militare degli USA sono russi, polacchi, italiani...Lo dice un altro ebrei isareliano di nome Shlomo Sand. Quindi, i palestinesi stavano a casa loro prima che qualcuno in modo criminale li cacciasse..
E non ditemi che sono antisemita perché mi incavolo... Intanti, veri semiti sono soltanto i palestinesi, non gli ebrei di israele...
Adesso ho da fare!

Chi siamo e che cosa vogliamo? È lei che è piombato in casa nostra sproloquiando e delirando, egregio signore. E anche noi abbiamo altro da fare che occuparci di un antisemitello da strapazzo. Prima di congedarci definitivamente ci permettiamo di darle un ultimo suggerimento: disdica l'iscrizione a questa newsletter che evidentemente deve avere fatto in un momento di distrazione, visto che la verità fa così male alla sua digestione.

La redazione di Honest Reporting Italia

Branco di idioti.
Se la vostra mailing list è attività PUBBLICA e non segreta e massonica, come in effetti ho potuto smascherare, io faccio attività lecita di monitoraggio di tutto ciò che è pubblico. Posso documentare (e me ne avete dato gli elementi probatori) che la vostra attività è du pura lobbying, cioè qualcosa di pericoloso per la democrazia.
Non mi sono iscritto alla vostra Lista per ottenere delizia. Ma per fare un lavoro di vigilanza democratica, I vostri attacchi a Sergio Romano sono vergognosi? La Verità? E cosa ne sapete voi? Siete esattamente il contrario? È in vostro potere cancellarmi. In me, se continuerete a mandare le vostre delazioni concertate aq danno di terzi, troverere il critico che vigila per la democrazia di questo paese che evidentemente non è il vostro. Razza di idioti!

(Per la serie: se non son matti non li vogliamo) (E anche per la serie: ma quando mai i poveri palestinesi avranno una speranza di pace, finché avranno simili sostenitori?) (E infine per la serie: ma ci vogliamo decidere a fare una colletta per regalare un po’ di preservativi a quella povera mamma degli imbecilli, che possa finalmente tirare il fiato anche lei, povera donna?)

barbara


28 maggio 2008

SERGIO ROMANO, OVVERO L’ARTE DELLA DISINFORMAZIONE

Comunicato Honest Reporting Italia 28 maggio 2008

Si è sempre nel dubbio, quando si leggono le ricostruzioni storiche di Sergio Romano, se sia più grande l'ignoranza o la malafede. Quello che è certo ed evidente è che massicce dosi di disinformazione non mancano mai. E non mancano neppure in questa sua risposta a un lettore che chiede chiarimenti sulla strage di Sabra e Chatila, pubblicata sul Corriere della Sera di martedì 27 maggio.

I CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I SUOI EFFETTI
Grazie a un recente film è tornato alla ribalta, dopo 26 anni, il massacro degli arabi palestinesi nei campi di Sabra e Shatila alla periferia di Beirut. Contrastanti sembrano essere le opinioni sulle effettive responsabilità dell’accaduto, ma comunque non convincenti: può aiutarmi a capire come andarono realmente le cose?
Michele Toriaco, Torremaggiore (Fg),

Caro Toriaco, L’esercito israeliano invase il Libano nel giugno 1982 mentre da sette anni infuriava in quel Paese la guerra civile.
Guerra civile scatenata dai palestinesi scampati al massacro messo in atto dall'esercito giordano nel Settembre Nero (oltre diecimila morti, secondo le stime più attendibili), che avevano qui trovato rifugio: perché non ricordarlo? Guerra civile che ha provocato circa 160.000 morti, la cancellazione di intere comunità cristiane e la distruzione di uno dei più ricchi, belli e civili Paesi del Medio Oriente: perché non ricordarlo?

Israele voleva impedire alle formazioni palestinesi di utilizzare il territorio libanese per operazioni di guerriglia,
Israele voleva impedire alle formazioni TERRORISTICHE palestinesi di CONTINUARE A UTILIZZARE il territorio libanese per incursioni armate e attacchi terroristici in territorio israeliano, come stavano facendo da anni

ma si proponeva altresì uno scopo meno confessabile: la tutela di un piccolo Stato vassallo, nel Libano meridionale, governato per procura dalle milizie cristiane del maggiore Saad Haddad.
più che altro la creazione di un cuscinetto che proteggesse Israele dai continui assalti terroristici. Cuscinetto corrispondente al 5% del territorio libanese, mentre il restante 95% era occupato dalla Siria, fatto che non sembra però turbare troppo il signor Romano.

Vi fu quindi, sin dall’inizio dell’operazione, una sorta di collusione tra forze israeliane e gruppi cristiani.
Che cosa significa esattamente "gruppi cristiani"? Non sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza, tanto perché si sappia di che cosa si sta parlando?

Dopo avere sconfitto rapidamente le forze siriane e palestinesi schierate alla frontiera, i 75.000 uomini del corpo di spedizione israeliano puntarono sui campi profughi, vivaio delle reclute che Yasser Arafat arruolava tra le famiglie di coloro che avevano abbandonato la Palestina nel 1948 e nel 1967.
Forse, più che "vivaio di reclute" sarebbe più corretto chiamarli "covi di terroristi", considerando che al momento dell'evacuazione dei campi furono trovati 5630 tonnellate di munizioni, 1320 fra carri armati e altri veicoli pesanti, 623 pezzi di artiglieria e lanciamissili, 33.303 armi leggere, 1352 armi anticarro, 2387 attrezzature ottiche, 2024 apparecchi di telecomunicazione, 215 mortai, 62 lanciarazzi katiuscia (elenco non definitivo, fornito nel comunicato ufficiale israeliano del 18 novembre 1982).

Gli invasori speravano che l’operazione avrebbe permesso l’annientamento dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina)
organizzazione nata nel 1964, quando NON c'erano i "territori occupati", ma il signor Romano si guarda bene dal precisarlo, poiché tale precisazione rende lampante il fatto che questa organizzazione non è nata allo scopo di creare uno stato di Palestina, ma unicamente per quello di distruggere Israele essendo, all'epoca, lo stato di Israele l'unico territorio occupato da Israele.

e la cattura, «vivo o morto», di Arafat. Ma dovettero accontentarsi di un accordo, negoziato grazie alla mediazione degli Stati Uniti, che avrebbe permesso a una parte delle milizie palestinesi (circa 15.000 uomini) di lasciare il Paese verso la fine di agosto.
Detto in altri termini, ancora una volta il mondo intero - Stati Uniti compresi - si è mobilitato per salvare i terroristi, per impedire a Israele di averne ragione e di chiudere finalmente una volta per tutte la partita, e per perpetuare quindi questa guerra che sembra ormai non poter avere fine.

In quegli stessi giorni il Libano ebbe finalmente un nuovo presidente nella persona di Bashar Gemayel,
Bashir Gemayel

leader delle Falangi cristiane. Ma la sua presidenza durò soltanto sino al 14 settembre quando il capo dello Stato morì con venticinque uomini in un attentato organizzato forse dai siriani.
Forse? Come mai quando si tratta della Siria sono sempre d'obbligo le formule dubitative?

Fu quello il momento in cui il governo Begin e il suo ministro della Difesa Ariel Sharon decisero di occupare nuovamente Beirut per espellere i palestinesi rimasti nella città.
Per espellere i terroristi palestinesi rimasti nella città.

L’operazione sarebbe stata condotta dalle milizie cristiane, ma gli israeliani, installati a 200 metri da Shatila, crearono una cinta intorno ai campi e fornirono i mezzi necessari all’operazione.
Il massacro durò due giorni e provocò, secondo stime difficilmente verificabili, circa 3.000 vittime.
"Secondo il rapporto del Procuratore Generale libanese, nei due campi non ci sarebbe stato un massacro di inermi contro armati, ma una vera e propria battaglia che ha coinvolto l'intera popolazione. «... Furono i terroristi palestinesi - riferirà un maggiore dell'esercito danese, Joern Mehedon - a cominciare la sparatoria ... Sapevamo che i guerriglieri si facevano normalmente scudo di donne e bambini. ...»." (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti, p. 160). Naturalmente non abbiamo modo di sapere se questa testimonianza sia attendibile e se questa ricostruzione dei fatti sia corretta, ma in presenza di versioni contrastanti ci si aspetterebbe che un giornalista degno di questo nome le fornisse entrambe. Quanto alle vittime, secondo la Procura Generale della Repubblica libanese sarebbero state 470, per la Croce Rossa 663, mentre la Commissione di inchiesta israeliana - la più severa - in base a sopralluoghi, riprese aeree e testimonianze ha calcolato che le vittime siano state fra le 700 e le 800. La cifra di 3000 vittime non risulta da alcuna "stima": è solo la cifra spacciata dalla propaganda palestinese, ma per qualcuno, evidentemente, è di gran lunga preferibile alle stime vere.

In Israele vi fu una grande manifestazione di protesta, a cui parteciparono quattrocentomila persone,
ossia il 10% dell'intera popolazione israeliana, mentre non si ha notizia di proteste, in altri Paesi, contro gli autori della strage

e venne costituita una commissione d’inchiesta che attribuì a Sharon la responsabilità del massacro e lo costrinse a dimettersi.
che attribuì a Sharon la responsabilità INDIRETTA del massacro, ossia per non averlo saputo prevedere e impedire, scagionandolo invece da quella diretta, appannaggio di Eli Hobeika che aveva guidato le milizie che lo avevano perpetrato. Operazione per la quale fu ricompensato dai suoi padroni siriani - padroni anche dell'intero Libano - con un ministero.

L’operazione non impedì ai palestinesi di riorganizzarsi ed espose Israele alle critiche della società internazionale.
Difficile che Israele non sia esposta alle critiche, finché l'informazione è in mano a personaggi come il signor Romano!

Ma la maggiore e più grave ricaduta politica del massacro fu l’apparizione di un nuovo nemico: un movimento politico e religioso che si chiamò Hezbollah, «partito di Dio», e riunì i gruppi di militanti sciiti che avevano sino ad allora partecipato in ordine sparso alla guerra civile.
Il movimento Hezbollah nasce nel giugno 1982: un po' difficile attribuirne la nascita alla strage di Sabra e Chatila avvenuta fra il 16 e il 17 settembre dello stesso anno.

Fu quello il momento in cui la lotta contro Israele smise di essere prevalentemente laica per divenire anche e soprattutto religiosa.
Le dice qualcosa, signor Romano, il nome Damour? È una cittadina a venti chilometri da Beirut. Quasi seicento cristiani massacrati, donne stuprate, cadaveri smembrati, uomini trovati evirati e coi genitali in bocca, il cimitero devastato, le tombe scoperchiate e le ossa sparse per tutto il campo. L'assalto, ad opera degli uomini di Arafat, era avvenuto al grido di "Allahu akhbar". Era il gennaio 1976 (giusto per fare un esempio. Se ne potrebbero fare molti altri, volendo, magari partendo dal Gran Mufti Haji Amin al Husseini che nel 1948 incitava al jihad contro il neonato stato di Israele).

E fu quello infine il momento in cui l’Iran, dove gli Ayatollah avevano conquistato il potere poco più di tre anni prima, poterono contare su un amico libanese di cui si sarebbero serviti, da allora, per influire sugli avvenimenti della regione.
Cioè, l'Iran ha aspettato Sabra e Chatila per decidere di influire sugli avvenimenti della regione? Ma per piacere, signor Romano!

Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
lettere@corriere.it oppure sromano@rcs.it



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Per chi desiderasse saperne di più, suggerisco la lettura dei miei post su Damour, sulla strage di Tell al Zatar e sull’altra Sabra e Chatila (sì, ce n’è stata anche un’altra: lo sapevate?) utili anche, per chi è più giovane e non ha vissuto quegli avvenimenti in diretta, per capire un po’ meglio le dinamiche di ciò che è accaduto e sta tuttora accadendo in Libano.

barbara


18 marzo 2008

VAURO CONTRO NIRENSTEIN: LA DISUMANIZZAZIONE DELL’AVVERSARIO

Comunicato Honest Reporting Italia 17 marzo 2008

Honest Reporting Italia non fa campagna elettorale. Honest Reporting Italia non sostiene candidati, né parti politiche. Honest Reporting Italia non si permette di criticare la satira, chiunque ne sia il bersaglio. Ma quando la satira diventa demonizzazione, quando la satira disumanizza, quando la satira usa i più beceri stereotipi in circolazione, allora, riteniamo, non ha più il diritto di chiamarsi satira. È quanto è accaduto su "il manifesto" di giovedì 13 marzo con questa vignetta di Vauro, intitolata "Mostri elettorali" e con la didascalia "Fiamma Frankenstein", rappresentante Fiamma Nirenstein in versione, appunto, Frankenstein, con sul corpo una stella di David e un fascio littorio: ciò che fa Vauro, dunque, non è una critica - sempre legittima - alle scelte politiche di una persona, bensì la trasformazione di questa persona in una entità non-umana. A questa si aggiunge l'accostamento di un simbolo ebraico e israeliano a un simbolo fascista, che ricalca l'accostamento svastica/stella di David, tanto caro ai demonizzatori di Israele. Honest Reporting Italia ritiene che questo non sia un modo legittimo di attaccare un avversario politico. Honest Reporting Italia ritiene che la disumanizzazione dell'avversario non sia un modo legittimo di fare satira politica. Honest Reporting Italia ritiene che Vauro, e il manifesto, siano andati al di là di ciò che è consentito fare in campagna elettorale: se si ritengono inaccettabili le scelte politiche di un candidato, si provveda a criticare le sue scelte politiche, e non a fabbricare mostri. Invitiamo i nostri lettori a leggere questa presa di posizione di Fiamma Nirenstein e quindi a scrivere non solo al manifesto (redazione@ilmanifesto.it) ma anche a tutti i propri giornali di riferimento per segnalare questo ignobile attacco nei confronti di una giornalista che, non dimentichiamolo, deve già fare i conti con le minacce del terrorismo islamico.

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* Vi consigliamo di scrivere sempre con le proprie parole; inoltre potete finire la vostra lettera con: "Gradirei una risposta che mi aiuti a capire come un giornale notoriamente equilibrato e pertinente come il Vostro possa cadere in questi grossolani errori".

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barbara


9 marzo 2008

AMNESTY INTERNATIONAL RECIDIVA

Comunicato Honest Reporting Italia 9 marzo 2008

Oggi ci occupiamo di Amnesty International. Per la precisione, dell'ennesimo attacco antiisraeliano di AI: http://www.amnesty.it/pressroom/comunicati/CS31-2008.html

CS31-2008: 03/03/2008

Israele/Territori occupati palestinesi: Amnesty International chiede che cessino le uccisioni di civili
Naturalmente starà chiedendo che cessino le uccisioni di TUTTI i civili, vero?

Amnesty International ha dichiarato che gli attacchi dell'aviazione e dell'artiglieria israeliana contro la Striscia di Gaza stanno avvenendo con incurante disprezzo per le vite civili.
Ah, no, ci eravamo sbagliati: sta chiedendo solo che cessino le uccisioni dei civili palestinesi. Quelli israeliani, invece, crepino pure, con la nostra santa benedizione.

"Gli attacchi israeliani degli ultimi giorni contro Gaza hanno ucciso oltre 75 palestinesi, compresi almeno 10 bambini e altri civili estranei agli scontri" - ha affermato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.
Gli attacchi dei terroristi palestinesi invece - sponsorizzati e finanziati dall'autorità - uccidono SOLO civili israeliani che sono TUTTI estranei agli scontri (anzi, a voler essere precisi, dalla parte di qua non ci sono affatto scontri, ma solo attacchi), ma questo ad AI non sembra interessare.

"Israele ha l'obbligo legale di proteggere la popolazione civile di Gaza.
E perché mai dovrebbe avere l'obbligo di proteggere la popolazione di una zona che NON occupa? Perché mai dovrebbe avere l'obbligo di proteggere una popolazione che ospita e nasconde terroristi? Da dove sbuca fuori questa "legalità" che AI pretenderebbe di propinarci?

Queste azioni militari sono sproporzionate e vanno oltre le misure che le forze israeliane possono legittimamente adottare in reazione ai lanci di razzi dei gruppi armati palestinesi".
I signori di AI sono esperti militari, da essere in grado di stabilire che cosa sia proporzionato e che cosa no? E oltre a proporci il solito mantra delle reazioni sproporzionate, non saprebbero dirci esattamente quali misure sarebbero disposti a considerare legittime e proporzionate?

Amnesty International ha nuovamente chiesto ai gruppi armati palestinesi di cessare immediatamente il lancio di razzi contro le città e i villaggi del sud di Israele.
"Chiede", ma si guarda bene dal pretendere, si guarda bene dal condannare, si guarda bene dal parlare di illegalità, si guarda bene dal parlare di obblighi. E, soprattutto, PRIMA si parla della reazione israeliana e solo DOPO degli attacchi palestinesi.

"È veramente giunto il momento che i dirigenti di Hamas e dell'Autorità palestinese prendano misure efficaci per impedire e punire gli attacchi contro la popolazione civile israeliana. Ma l'assenza di questi provvedimenti non dà al governo israeliano la legittimità di lanciare sconsiderati attacchi aerei e di artiglieria che portano morte e distruzione tra la popolazione civile palestinese".
Leggi: Israele deve fermarsi in ogni caso, per i palestinesi invece facciamo appello al loro buon cuore, ma se non si fermano pazienza.

Solo negli ultimi due mesi, le forze israeliane hanno ucciso quasi 200 palestinesi a Gaza, un terzo dei quali erano civili disarmati ed estranei agli scontri,
TUTTI i terroristi vengono spacciati per civili, visto che non indossano uniformi. E non siamo molto sicuri che nel momento in cui vengono colpiti i signori di AI siano lì a verificare se hanno o no un'arma addosso.

una quindicina i bambini. Altre centinaia di persone sono rimaste ferite, molte delle quali in modo permanente.
Nello stesso periodo, un civile israeliano è rimasto ucciso e diversi altri sono stati feriti dai razzi lanciati dai gruppi armati palestinesi di Gaza, che hanno colpito Sderot e altre zone nel sud di Israele.
Ora abbiamo capito qual è esattamente la colpa degli israeliani: ne muoiono troppo pochi.

"Amnesty International condanna tutti gli attacchi contro i civili.
Si sono accorti che si erano sbagliati?

Gli attacchi illegali di una parte non possono costituire una giustificazione per le violazioni commesse dalla parte avversa.
Ah no, come non detto. La morale della favola dunque è che i palestinesi non dovrebbero ammazzare gli israeliani, ma se li ammazzano lo stesso, gli israeliani non devono reagire, non devono rispondere, non devono difendersi: devono crepare e basta - è così che si comportano i bravi ebrei, possibile che non l'abbiano ancora imparato?

Le operazioni militari israeliane dell'ultima settimana mostrano un livello di sproporzione e sconsideratezza che ha spesso caratterizzato gli attacchi di Israele nei Territori palestinesi occupati negli ultimi anni" - ha commentato Smart.
1. Come già detto, la "sproporzione" dovrebbe essere documentata in base a parametri chiari e certi, con criteri codificati e internazionalmente riconosciuti, non raccontata. 2. "Sconsideratezza" è sostantivo del tutto privo di significato in questo contesto - è, diciamo, usato in maniera parecchio sconsiderata. 3. Israele non ha mai attaccato, né negli ultimi anni, né in quelli precedenti, ma sempre e solo risposto. 3. Gaza NON è territorio occupato, ormai da oltre due anni e mezzo. Quindi, oltre ad essere sconsideratamente faziosa e parziale, AI è anche dispensatrice di clamorose falsità.

"Allo stesso tempo, i gruppi armati palestinesi che lanciano frequenti attacchi con razzi da Gaza contro le città israeliane, non solo mostrano una sprezzante insensibilità per la vita dei civili israeliani, ma espongono anche la popolazione palestinese della Striscia di Gaza al pericolo degli attacchi di Israele".
E ancora una volta: PRIMA si condanna senza appello Israele, POI si dà una bacchettatina sulle dita anche alla controparte. E come argomento che cosa si propone? Non l'immoralità - per non dire altro - del fatto in sé di uccidere civili innocenti, bensì il fatto che poi gli israeliani si arrabbiano e rispondono - chiamando, ancora una volta "attacchi" ciò che è sempre e solo risposta agli attacchi subiti.

L'ultimo ciclo di uccisioni e distruzione
altro mantra amatissimo dai nemici di Israele: il ciclo di violenze, il ciclo di uccisioni, il ciclo di distruzioni. Quando in realtà c'è sempre stata unicamente una parte che attacca e una parte che alcune volte - non tutte - risponde

giunge mentre il milione e mezzo di abitanti di Gaza sta affrontando una crisi umanitaria a seguito dei sempre più rigidi blocchi imposti da Israele.
È stato ampiamente documentato da molte parti che la "crisi umanitaria" esiste solo nella propaganda palestinese, ma per AI la propaganda vale molto più dei fatti documentati.

Gli ospedali e le strutture sanitarie, già alle prese con la mancanza di elettricità, carburante, attrezzature e parti di ricambio
Gli ospedali e le strutture sanitarie, come è stato documentato, non sono mai stati alle prese con la mancanza di elettricità, carburante, attrezzature e parti di ricambio

stanno lottando per fare fronte alla nuova ondata di feriti causata dagli attacchi israeliani degli ultimi giorni.
Bastava che non martellassero coi loro razzi le città israeliane, e non ci sarebbe stato nessun ferito provocato dagli "attacchi" israeliani.

Coi confini di Gaza sigillati,
a causa del terrorismo

molti pazienti che hanno bisogno disperato di cure mediche non disponibili in loco, non possono essere trasferiti in ospedali all'estero e rischiano di perdere la vita.
Ma con tutte le decine di miliardi di dollari che gli abbiamo regalato, comprare qualche tonnellata di armi ed esplosivo in meno e qualche struttura sanitaria in più, no?

Tutti gli attacchi illegali devono cessare. Le forze israeliane devono porre immediatamente fine agli attacchi sproporzionati e alle punizioni collettive nei confronti di Gaza e i gruppi armati palestinesi devono immediatamente fermare il fuoco di fila di razzi contro il sud di Israele.
Forse sarebbe il caso di informare i signori di AI che, siccome prima ci sono gli attacchi palestinesi e poi le risposte israeliane, e siccome non ci sono MAI stati attacchi israeliani che non siano stati preceduti da attacchi palestinesi, è sufficiente far fermare gli attacchi palestinesi, dopodiché quelli israeliani cesseranno automaticamente. E invece non solo viene chiesto di fermarsi ad entrambe le parti, ma viene chiesto PRIMA a chi si difende e POI a chi attacca. Poi, a proposito di palestinesi civili innocenti, quando, alla notizia che sono stati ammazzati un bel po' di ragazzini che studiavano in una scuola ebraica, tocca assistere a scene come questa, siamo davvero sicuri di trovarci di fronte a persone innocenti? (E, a proposito: non erano senza benzina a causa dell'embargo imposto da Israele?)

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 3 marzo 2008

Giusto per inserire questa critica ad Amnesty International nel giusto contesto, vorremmo ricordare quanto accaduto all'epoca delle operazioni di "Scudo di difesa", nel 2002. A quel tempo uscivano a getto continuo comunicati di AI che esprimevano preoccupazione e condanna per la sorte dei soldati israeliani che si rifiutavano di prestare servizio nei territori, i quali subivano una condanna a BEN due mesi di prigione. Non ricordiamo invece alcuna presa di posizione nei confronti della sorte riservata a quei palestinesi che si permettevano di dissentire dalle scelte dei propri dirigenti. Ci fermiamo qui, ma chiunque si sia occupato approfonditamente di queste tematiche sa che le prese di posizione antiisraeliane, non di rado accompagnate da autentiche menzogne, di questa istituzione, sono tante che se ne potrebbe fare un libro intero (qui qualche documentazione). Per contattare Amnesty International Italia (che ha emesso il comunicato):

Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it


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barbara


6 marzo 2008

LA GARA DELLE MENZOGNE E DELL’ODIO

Comunicato Honest Reporting Italia 5 marzo 2008

Oggi vogliamo offrirvi alcune segnalazioni brevi.

La prima riguarda Repubblica, e precisamente le Lettere al direttore. Scrive il signor Otello Busellato: "L'ambasciatore israeliano a Roma continua a chiedere come reagirebbe l'Italia se Trieste fosse bombardata. Perché nessuno gli risponde che l'Italia non costringe 6 milioni di persone a vivere in modo inumano sotto occupazione militare?" E Vittorio Zucconi risponde: "Come diceva Henry Kissinger, un diplomatico è una persona pagata per mentire per conto del suo governo". Forse un giornalista, ci permettiamo di aggiungere noi, è invece una persona pagata per mentire per conto dei terroristi.
vzucconi@aol.com rubrica.lettere@repubblica.it

Nel frattempo Liberazione (4 marzo) a pagina 7 invita a una fiaccolata per la Palestina invocando la fine del massacro - e ci si chiede perché non abbiano organizzato fiaccolate e chiesto la fine del massacro quando a massacrare i palestinesi erano altri palestinesi, quando ciò che stava avvenendo era realmente degno del nome di massacro, quando accadeva che dei bambini venissero uccisi a sangue freddo da mezzo metro di distanza nell'auto del padre per l'unica ragione di essere figli di
quel padre. Sempre su Liberazione, a pagina 13, Fabio Amato parla di "tutti i territori occupati", ignorando la dolorosissima evacuazione da Gaza, avvenuta oltre due anni e mezzo fa, e ignorando che anche ampie zone della Cisgiordania sono, già da molti anni, amministrate dall'ANP.
lettere@liberazione.it

L'appello per la fiaccolata viene poi ripreso anche dall'Unità, che titola: "Roma, fiaccolata per la pace in Palestina", e viene spontaneo chiedersi come mai persone così amanti della pace non abbiano mai pensato ad organizzare qualcosa per la pace in Israele. O forse le migliaia di Qassam con i quali viene sistematicamente martellata da anni la città di Sderot non turbano la pace - e la coscienza dei pacifisti? Autobus che saltano in aria, mercati ristoranti discoteche fatti esplodere, neonati assassinati intenzionalmente in braccio ai genitori o nelle loro culle, persone linciate e squartate a mani nude non sono in contrasto con l'idea di pace di queste anime belle?
lettere@unita.it

Su Il resto del Carlino poi abbiamo la testimonianza di un sant'uomo, don Ferruccio, che, non avendo avuto grossi disagi nel pellegrinaggio che sta conducendo in questo momento, non manca di ricordare che nel 2002 aveva detto "Penso di poter dire che l'inferno non è niente in confronto a quello che sta succedendo a Gaza" e se lo dice un prete cattolico, che sull'inferno la sa sicuramente lunga, dovremo per forza credergli (ma non era in Cisgiordania che si era scatenato il finimondo nel 2002? L'idea di costruire la barriera di separazione non è venuta proprio dalla constatazione che a Gaza, chiusa e ben controllata, la situazione era sostanzialmente tranquilla?)
online@quotidiano.net

Normalmente non abbiamo l'abitudine di mettere insieme più testate in uno stesso comunicato, ma in questi giorni è difficile riuscire a stare dietro a tutta la diligente e meticolosa campagna di odio messa in atto da quasi tutti i mass media. E ancora una volta siamo costretti a constatare ciò che già tante altre volte avevamo dovuto constatare: più i terroristi si scatenano a colpire Israele, e più i mass media, l'opinione pubblica e la diplomazia internazionale si scatenano in una gara di solidarietà ai massacratori e di odio contro le vittime dei massacratori. Solo quando c'è di mezzo Israele, beninteso.

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Poi, volendo, di cose così ce ne sarebbe qualche altra dozzina …

barbara


23 settembre 2007

TUTTA COLPA DI ISRAELE, PER IL MATTINO

Comunicato Honest Reporting Italia 23 settembre 2007

Succede spesso, sfogliando "Il Mattino" di trovare storia e cronaca reinventate ad uso e consumo di un'ideologia che vuole Israele sempre e comunque colpevole. L'articolo che segue, "Il cappio della strategia della tensione" di Vittorio dell’Uva pubblicato giovedì 20 settembre alle pagine 1 e 3, è un eccellente esempio di questo modo di fare "informazione".

È il Medio Oriente del sangue che destabilizza e delle sanzioni che da atto politico si trasformano in punizione collettiva. La morte violenta di un deputato antisiriano a pochi giorni delle elezioni presidenziali in Libano rilancia sospetti su Damasco, offuscandone ruolo e immagine.
Prima annotazione: a un assassinio politico di straordinaria gravità (e si noti il declassamento a "morte violenta"), una riga. All'episodio seguente, 25 volte tanto.


Una mossa di Israele che ha definito, a freddo, la Striscia di Gaza «entità ostile», apre scenari da attacco preventivo anche se può fare più danni ad Hamas dei raid o delle esecuzioni mirate.
Seconda annotazione: questo incredibile, oseremmo dire delirante, "a freddo". Perché il signor dell'Uva, a quanto pare, nei giorni scorsi, nelle settimane scorse, nei mesi scorsi, negli anni scorsi, mai e poi mai ha notato qualcosa che potesse far pensare a una qualche ostilità da parte di Gaza nei confronti di Israele. Mai e poi mai ha visto qualcosa che potesse far prevedere una simile "mossa" da parte di Israele. Mai e poi mai ha immaginato che il lancio di migliaia e migliaia di razzi su strade e case e scuole e asili di Israele seminando morte e distruzione fosse da considerare come una manifestazione di ostilità.

Le bombe che uccidono indiscriminatamente miliziani e civili generano controversi effetti collaterali, ma sostanzialmente cementano nazionalismo e volontà di resistenza.
E una cosa sia ben chiara: se parliamo di bombe, se parliamo di uccidere - soprattutto di uccidere indiscriminatamente - è di Israele che si sta parlando: e di chi altro mai? A parte questo, a noi - e a chiunque si occupi di fatti e non di favole - risulta che dopo l'eliminazione di Yassin e di Rantisi gli atti di terrorismo sono drasticamente diminuiti. Se al signor dell'Uva risultano dati diversi, sarebbe cortesemente pregato di metterli a nostra disposizione.

L’aggravarsi delle difficoltà della vita quotidiana, derivanti dal drastico taglio delle forniture elettriche e petrolifere e da altre forme di embargo che si annunciano, è destinato a promuovere forme di forte dissenso se non di ribellione della popolazione civile nei confronti della propria classe dirigente.
Chiunque abbia una sia pur pallida conoscenza della situazione sa perfettamente che "l'aggravarsi delle difficoltà della vita quotidiana" deriva unicamente dal terrorismo (se, per dirne una, si distruggono delle serre e al loro posto si scavano tunnel per contrabbandare armi ed esplosivi, difficilmente la produzione di frutta e verdura riuscirà ad aumentare).

Senza sparare, almeno al momento, un solo proiettile Israele piazza un nuovo cuneo nel cuore della già disgraziatissima Gaza provando a promuovere una nuova frammentazione e quindi una ulteriore implosione in ambito palestinese.
Un "nuovo" cuneo? Il precedente, o i precedenti, quali sarebbero? E "disgraziatissima" per colpa di chi?

Altre sbarre alla porta del grande campus della disperazione, quale è appunto la Striscia, più che desideri di vendetta sono destinate a stimolare la voglia di evasione. Hamas, di cui viene volutamente riconosciuta soltanto la componente estremista con tendenze al terrorismo,
che cos'altro si dovrebbe riconoscere, secondo il giornalista, in una organizzazione terroristica fondata unicamente con l'obiettivo di distruggere Israele? (E, inoltre, chi ha trasformato la striscia di Gaza in un "grande campus della disperazione"?)

deve essere sottoposto ad un processo interno di erosione preambolo ad una più vasta operazione di rigetto. Si ripete, in forma riveduta e corretta, un vecchio copione. La nascita del movimento islamico, come ricorda Antonio Ferrari nel libro «Islam si, Islam no», citando in esclusiva una «confessione» di Rabin a Mubarak, fu favorita da Israele per abbattere il monopolio di Al Fatah.
Anche Al Fatah aveva e ha tuttora come unico obiettivo la distruzione di Israele: è davvero così strano e incomprensibile che Israele abbia tentato di "abbatterne il monopolio"?

Oggi a quell’errore di un tempo, che ha generato due Palestine,
cioè, il signor dell'Uva ritiene che Hamas da solo non sarebbe riuscito a conquistare credito e visibilità, pur in presenza dell'immensa corruzione dell'Olp? Che senza questo intervento - di cui entità e modalità sono ancora tutte da dimostrare - di Israele, Hamas e Olp andrebbero d'amore e d'accordo? Il signor dell'Uva ancora non è riuscito a capire, dopo anni di scontri sanguinosi, qual è il motivo del contendere tra Hamas e l'Olp?

si prova a porre riparo restituendo smalto, potere e risorse, ad Abu Mazen erede del movimento palestinese con cui si era persino sfiorata la pace.
Con cui Israele e il mondo intero si erano illusi che si stesse sfiorando la pace. Peccato che il signor Arafat, come gran messe di documenti sta a dimostrare, fosse di tutt'altro avviso.

Ma quali che siano le strategie di medio e lungo periodo ancora una volta viene colpita una parte non irrilevante di un popolo. Almeno un milione e mezzo di persone dovrà accontentarsi, tra i contagocce degli aiuti umanitari, della benzina appena sufficiente al funzionamento dei generatori degli ospedali.
Che gli aiuti siano più che sufficienti a sfamare la popolazione, è anche questa cosa ampiamente dimostrata e documentata, ma che il solerte articolista preferisce ignorare.

La decisione di Israele, che formalmente rappresenta la risposta al lancio periodico di razzi Qassam da Gaza,
"formalmente"? E sostanzialmente, invece? Che cosa sta tentando di insinuare il signor dell'Uva?

coincide con il lavorio preliminare della conferenza di pace alla quale lavora Condoleezza Rice da ieri in missione nella regione.
Non che sia invece il terrorismo palestinese a coincidere con tutto ciò che potrebbe aprire uno spiraglio alla pace, vero? Non sia mai che un simile infame sospetto vada a colpire quelle brave persone!

Molti leader arabi, e non solo, vorrebbero che a quell’appuntamento si arrivasse coinvolgendo quante più componenti possibili del mondo palestinese e rappresentati di Paesi che con Israele non sono in sintonia. Il caso e le scelte di natura politico-militare vogliono che si determini una scrematura di fatto.
Tipo lasciar fuori i terroristi? Ma che infamia!

La definizione di Gaza, come «entità ostile», frantuma ogni residua possibilità di negoziato per la parte moderata di Hamas
"parte moderata di Hamas"? Il signor dell'Uva potrebbe cortesemente dirci quale sarebbe? Potrebbe gentilmente far sapere anche a noi chi, all'interno di Hamas, non vive all'unico scopo di distruggere Israele e sterminare tutti gli ebrei? O forse ritiene che cancellazione di uno stato e sterminio di un popolo non siano incompatibili con la moderazione, se questo stato si chiama Israele e questo popolo ebrei?

associata alla componente estremista vista a Gerusalemme e negli Stati Uniti come battistrata della penetrazione iraniana.
Sarebbe a dire che invece non è vero che Hamas è sostenuto dall'Iran, finanziato dall'Iran, addestrato dall'Iran?

I drammatici eventi che nelle stesse ore hanno insanguinato Beirut, con l’ennesimo assassinio di un deputato antisiriano riaprono il processo alle presunte sanguinose interferenze sul Libano del regime di Damasco.
Presunte??? Ma il signor dell'Uva è sicuro di vivere sul pianeta Terra?

Bashar Assad, da sospetto destabilizzatore in proprio e conto terzi della regione, ha sempre meno titolo soprattutto agli occhi di Washington, per sedere con qualche pretesa, al futuro ed ipotetico tavolo della pace.
Anche agli occhi di qualunque persona che abbia mezza briciola di conoscenza delle vicende mediorientali, caro signore, Bashar Assad ha decisamente pochi titoli per avere qualcosa da dire a un tavolo della pace.

Se ritenete di avere qualcosa da obiettare al signor Vittorio dell’Uva, scrivete a posta@ilmattino.it.


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In effetti fra i giornali specializzati nella demonizzazione di Israele, Il Mattino è decisamente uno dei più attivi.

barbara


24 giugno 2007

FAMIGLIA CRISTIANA NON SI SMENTISCE MAI

Comunicato Honest Reporting Italia 24 giugno 2007

Famiglia Cristiana ha una lunga tradizione di atteggiamenti antiisraeliani, ed esattamente nella scia di questa tradizione si inserisce l'articolo che commentiamo oggi, «Palestinesi alla resa dei conti» di Carlo Remeny, pubblicato nel N° 25 attualmente in edicola e reperibile anche in rete in cui, con una incredibile serie di arzigogoli e giravolte, si riesce a dare a Israele la responsabilità di tutto ciò che sta accadendo nella striscia di Gaza, il tutto condito con una discreta dose di imprecisioni storiche ed errori di vario genere.

Hamas parla di "seconda liberazione della striscia di Gaza", dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche illegali nel 2005.
La definizione "colonie ebraiche illegali", ovviamente, non ha alcun riscontro nella legislazione internazionale, ma il darla come cosa certa è sempre di sicuro effetto sul lettore.


Israele annuncia la nascita di una nuova entità che battezza Hamastan.
E sembra voler suggerire, detta così, che a metterla al mondo sia stato Israele stesso.

Una cosa è sicura: l’Autorità nazionale palestinese degli ultimi 10 anni non esiste più nei territori occupati da Israele nel 1967.
E mai che capiti, magari per sbaglio, di accennare al perché un bel giorno del 1967 gli israeliani si siano svegliati con l'idea di andare a "occupare" dei territori.

Se vedremo l’emergere di due Autorità, oppure prevarrà l’idea dell’unità palestinese, lo sapremo solo nei prossimi mesi. Per adesso, esiste una Cisgiordania occupata, governata per modo di dire dalla volontà di un presidente (Abu Mazen) il cui potere è sempre stato opaco e adesso si è ulteriormente sbiadito; e dall’altra parte un’area limitata, con 1,3 milioni di abitanti, gestita da Hamas, ma assediata dalla fame
e non lo sarebbe di certo se le decine di miliardi di dollari elargiti dalla comunità internazionale fossero stati spesi per acquistare cibo e per costruire fabbriche e officine e ospedali e scuole invece che per armi ed esplosivi, e se le preziosisisme serre lasciate intatte dagli israeliani evacuati fossero state conservate e sfruttate, invece che istantaneamente distrutte, ma tutto questo non si deve ricordare

e dalla comunità internazionale.
e questa, invece, proprio non si è capita

Una settimana di feroci scontri a livello interno palestinese,
una settimana? Noi ricordiamo scontri ben più antichi di una settimana: come mai il signor Remeny si dà da fare per minimizzare?

con più di cento vittime, spesso uccise con una brutalità mai riscontrata prima,
ah no? Non era brutalità quella con cui si è presa di mira la testa di una neonata in braccio al padre? Non era brutalità quella con cui due riservisti sono stati fatti letteralmente a brandelli? Non era brutalità quella con cui sono stati massacrati due ragazzini di tredici anni, che quando li hanno trovati non si sapeva più quali pezzi fossero dell'uno e quali dell'altro? O quelli - e tutti gli infiniti altri che potremmo citare - non contano perché erano israeliani?

non solo hanno ridisegnato l’aspetto della striscia di Gaza, ma hanno dimostrato che la strada seguita in questi anni dalla diplomazia, per cercare una soluzione alla questione palestinese ha portato a un vicolo cieco. Il parroco di Gaza città, padre Manuel Musallam, ci dice che quanto è successo ha inflitto «ferite profonde» alla società palestinese. Ma non è più tempo di illudersi che l’unico interlocutore palestinese della comunità internazionale sia Abu Mazen, perché altrimenti si ignora la realtà della striscia di Gaza e questo condurrà a una catastrofe umanitaria direttamente sulla sponda sud del Mediterraneo.
A parte il fatto che la striscia di Gaza si trova sulla sponda est del Mediterraneo, e già qui abbiamo un assaggio dell'accuratezza delle nozioni del signor Remeny, abbiamo anche qualche problema a capire la logica di questo contorto discorso. Poi, volendo, visto che il signir Remeny scrive per un giornale cattolico, e visto che il suo interlocutore è un parroco, potrebbe essere di qualche interesse parlare della progressiva sparizione delle comunità cristiane a Gaza e in Cisgiordania da quando queste sono passate dall'amministrazione israeliana a quella Palestinese, ma forse questi argomenti sono troppo poco politically correct - o troppo poco prudenti, chi lo sa.

Sembra di essere precipitati al 1949, quando la Commissione di armistizio dell’Onu assegnò la Cisgiordania ad Amman e la striscia di Gaza al Cairo.
A voler essere precisi, se le erano già prese nel 1948, non è che abbiano aspettato di farsele assegnare.

Yasser Arafat potrebbe rivoltarsi nella tomba. Ha speso una vita per ricucire lo strappo
chi conosca mezza briciola di storia, a dire la verità, sa che Arafat ha speso una vita per assicurarsi un potere assoluto e incontrastato, oltre che per derubare i palestinesi e per ingannare chiunque avesse a che fare con lui

e adesso l’unità del territorio palestinese, pure se notevolmente ridimensionato rispetto alla Palestina storica, sembra solo un miraggio.
Vogliamo fare qualche precisazione e qualche calcolo? Dalla cosiddetta Palestina storica, che con la dichiarazione Balfour era stata assegnata agli ebrei, la Gran Bretagna ha staccato il 78% per farne il Regno (palestinese) di Transgiordania per regalarlo all'emiro Abdallah, detronizzato dall'Arabia. Il restante 22% è stato ulteriormente diviso: un 60% circa (60% del 22% = 13%) allo stato ebraico di Israele e un 40% (40% del 22% = 9%) allo stato palestinese di Palestina. Quindi della Palestina storica i Palestinesi hanno 78+9=87%, Israele ha il 13%: chi e che cosa, dunque, è stato "notevolmente ridimensionato"?

Israele potrebbe anche gioire non fosse che, dichiarando irrilevante Arafat prima, e facendo di tutto per non rafforzare Abu Mazen poi con gesti concreti, quali la liberazione dei detenuti e lo scongelamento delle tasse palestinesi, di fatto sequestrate da anni, si ritrova senza interlocutori rappresentativi, se non tra i nemici.
Israele non si trova "senza interlocutori rappresentativi" a causa delle proprie scelte, ma unicamente perché non ci sono mai stati: non Arafat che fino all'ultimo giorno della sua vita ha predicato la distruzione di Israele, e non Abu Mazen che, in giacca e cravatta anziché in keffiah, ha sempre fatto la stessa cosa, tanto da non avere mai cancellato dalla Costituzione di al-Fatah gli articoli che prevedono la distruzione di Israele come obiettivo primario e irrinunciabile. Quanto alla liberazione dei detenuti, se il signor Remeny, così come non vede da che parte del Mediterraneo si trova Gaza, non è riuscito a vedere neanche le CENTINAIA di detenuti liberati da Israele OGNI VOLTA che si è profilato uno spiraglio per un accordo, crediamo che il suo problema sia ancora più grave di quanto era apparso all'inizio.

Come osserva l’assistente segretario generale della Lega araba Mohamed Sobeih, palestinese, «Israele ha grandi responsabilità per quanto è accaduto, perché non ha mai voluto avere un partner palestinese forte».
Ah, beh, se lo dice lui allora dovrà essere vero per forza ...

Nella striscia di Gaza forze paramilitari legate ad Hamas hanno spazzato via tutti i vari Servizi di sicurezza creati da Arafat e gestiti da allora da al-Fatah, il partito dello stesso Arafat e di Abu Mazen. Erano mesi che si parlava di inevitabile resa dei conti, ma nessuno ha pensato che potesse avvenire in modo così fulmineo.
Veramente ci eravamo TUTTI accorti che il momento era giunto, signor Remeny.

All’epoca di Arafat, gli Stati Uniti, Israele e la comunità internazionale invocarono che i numerosi rami della Sicurezza nazionale palestinese venissero sottratti al controllo di Arafat e posti nelle mani del Governo, come nelle democrazie compiute.
E di chi la colpa, se ciò non è stato fatto?

Dopo la vittoria elettorale di Hamas, nel gennaio 2006, gli stessi attori sollecitarono che i settori della Sicurezza palestinese fossero saldamente riuniti nuovamente nelle mani del presidente Abu Mazen. Il ministero degli Interni, di cui Hamas ha acquisito il controllo, è stato completamente svuotato di potere. Ma quello che è peggio è che nella striscia di Gaza forze di sicurezza in competizione tra loro si son fatte la guerra sulla pelle della popolazione.
Questo è vero, ma non è molto chiaro il nesso fra le varie parti di questo discorso.

Atti di banditismo, rapine, sequestri di persona sono stati commessi con l’unico obiettivo di screditare un esecutivo che si voleva prima indebolire e poi mandare a casa.
Atti di banditismo, rapine, sequestri di persona, estorsioni, assassini da parte delle cosiddette forze di sicurezza sono ampiamente documentati a Gaza e in Cisgiordania dal giorno in cui vi si è insediata l'Autorità Nazionale Palestinese: solo il signor Remeny non se n'era mai accorto?

L’amministrazione di Hamas ha deciso di passare all’azione. Lo psichiatra Ijjad Sarraj, che dirige il Centro di salute mentale a Gaza, rileva: «Qui era diventato un inferno. Non si poteva più andare in giro senza essere fermati da uomini in divisa o in abiti civili che ti sequestravano l’auto, che entravano a casa tua con le armi in pugno e potevano portare via qualsiasi cosa senza che nessuno potesse dire di no. Ora, questa stagione di mancanza di legalità sembra essere finita». Secondo qualcuno Hamas potrebbe creare un regime rigidamente ispirato alla religione, una specie di regno dei talebani bagnato dalle acque del Mediterraneo, pur sapendo che impiccare i televisori agli alberi e vietare alle donne di frequentare le scuole e le docce pubbliche fa parte della tradizione della Penisola arabica, del Pakistan, dell’Afghanistan, non certo di quella palestinese.
Non faceva parte neanche di quella dell'Afghanistan, fino a quando non sono arrivati i talebani a imporlo.

«Israele non si farà impressionare dallo stile di vita che verrà imposto nell’area, ma osserverà con attenzione se la minaccia militare da Gaza verso il suo territorio diminuirà o meno», spiega Hafez Barghuti, direttore del quotidiano palestinese Al Hayat al Jadida. «E su questo Hamas sembra aver già fatto chiarezza, quando ha dichiarato la zona nord della striscia di Gaza (da cui partiva la maggioranza dei razzi lanciati su Israele) area militare chiusa, quasi a voler indicare che da lì non c’è più nulla da temere.
Ah, ecco, se lo dice quella brava gente di Hamas allora possiamo sicuramente dormire sonni tranquilli!

Penso che Hamas sia pronta per una lunga tregua».
E molti mostrano di trovare la cosa rassicurante, fingendo di non sapere che cosa significa "tregua" in ambito arabo-islamico. Fingendo, soprattutto, di ignorare ciò che Hamas e affini hanno sempre apertamente dichiarato in proposito (nessuna possibilità di pace, solo tregue per riarmarsi per sferrare il colpo finale).

Molti commentatori dicono che Abu Mazen abbia mostrato titubanza nel prendere decisioni e sciogliere il Governo di unità nazionale sia stato un passo insidioso: «Del resto, le carte che aveva in mano erano veramente poche», commenta Mohamed Sobeih. Adesso, però, se in Cisgiordania cominceranno ad affluire gli aiuti internazionali, perché ci sono Abu Mazen e il suo gabinetto, mentre Gaza verrà abbandonata alla sua sorte, perché amministrata da "golpisti" che hanno stravinto le elezioni, sarà la conferma davanti agli occhi dell’opinione pubblica palestinese che la giustizia o la si fa da soli o non arriva.
E adesso è definitivamente chiaro il pensiero di Carlo Remeny: il terrorismo è giustizia. Facciamogli dunque le nostre più vive congratulazioni scrivendo a famigliacristiana@stpauls.it

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