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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


23 giugno 2010

MI RIVOLGO A TE, PACIFISTA

Roma, ottobre 2003
Mi rivolgo a te, ai pacifisti senza se e senza ma dell'ultima guerra in Iraq, a quelli che stanno con i palestinesi
, a quelli che ci amano solo nel ruolo di vittime, in altre parole le sinistre, che commemorano con noi i nostri morti solo per sentirsi poi moralmente liberi di infangare il nostro Stato, a quelli che ritengono Israele uno Stato abusivo, a quelli che piangono i nostri ebrei al cinema ma che non sopportano l'ebreo che gli vive o lavora vicino, a quelli pronti a mettere in dubbio tutte le informazioni dei media tranne le infamie su Israele.
La libera stampa amico mio è capace di mentire e diffamando sistematicamente uno Stato lo trasforma automaticamente in un obiettivo legittimo per i terroristi, ti ricordi il caso Dreyfus, per noi poco è cambiato nonostante tutto.
L'odio che sento da parte tua mi ha ferito, disilluso e rafforzato. Sono stanco di tacere, di non reagire, mi porto dietro più di chiunque altro un dolore storico, un dolore che purtroppo si rinnova costantemente, tanto che non possiamo dimenticare e ricostruirci.
Ho trasmesso ai miei figli le mie atroci esperienze, le mie ansie, il mio amore per l'ebraismo laico e la sua cultura, ne sono al tempo stesso lieto e triste, più di tutto sono contento che non ti somiglino, ma sono sicuro che abbiano lottato contro la mia ossessione per sopravvivere a me, un sopravvissuto.
I miei figli si son fatti largo nella mia ossessione, nell'angoscia e nella rabbia, i miei figli sono nati due volte, una volta dall'utero della loro madre e l'altra attraverso loro stessi.
Sai per loro cosa non mi aspettavo, che crescessero con più avversari di me, loro non si sono mai sentiti di sinistra, non si sono mai sentiti protetti dalle sinistre, per loro paradossalmente le sinistre sono state un nemico naturale dall'età della ragione.
Cerco da anni di capire ma sono giunto alla conclusione che non sono io a dovermi spiegare i motivi del tuo cieco antisemitismo, io devo solo combatterlo. Io, più di te, pacifista assoluto
, difensore dei deboli e degli oppressi, sono aperto all'altro, fa parte del mio patrimonio genetico, io, il cittadino più provvisorio della terra, sono naturalmente cosmopolita, ho sempre guardato oltre i confini dei paesi in cui ho vissuto e ciò è stato motivo di persecuzione nei miei confronti, oggi io chiudo i miei confini all'altro solo nel momento in cui lui minaccia la mia sopravvivenza.

Questo testo, pubblicato qualche giorno fa fra le lettere inviate a Informazione Corretta, è stato scritto sette anni fa da Ursula Franco a nome del suo alter ego Israel Goldmann, sopravvissuto della Shoà. Scritto sette anni fa e, purtroppo, non invecchiato di un giorno perché l’antisemitismo, come ricorda il grandissimo Herbert Pagani, ogni giorno “rinasce dalle sue ceneri – pardon, dalle NOSTRE ceneri”. (Poi, certo, ogni tanto capita anche che qualcuno si accorga che forse sono meglio gli ebrei vivi di quelli morti, ma purtroppo non sono casi troppo frequenti…)

barbara


5 giugno 2010

ECCO, LUI PER ESEMPIO

L’amico Max



Che non è israeliano, e non è nemmeno ebreo, ma ha scelto di dedicare un pezzetto dei suoi vent’anni al Paese più meraviglioso del mondo.
E poi loro, per esempio, semplicemente geniali.
E poi c’è Emanuele Ottolenghi che ha anche lui da dire la sua su Gad Lerner.
E poi c’è chi ha le idee mooooolto chiare su che cosa dovrebbero, anzi, tassativamente DEVONO fare gli ebrei.
E poi c’è la CGIL che dopo 28 anni ci riprova: forse il loro slogan, il loro grido di battaglia potrebbe essere dieci cento mille Stefano Tachè.
E anche Torino prova a fare la sua parte, anche se, stando alle ultime notizie, alla sinagoga pare che poi non siano arrivati.
Poi, visto che il nome del momento è Rachel (Corrie) può essere opportuno ricordare anche le altre.
E per concludere un capolavoro assoluto, già postato in questo blog, ma che vale la pena, ogni tanto, di riascoltare.

barbara


4 giugno 2010

E CHE NESSUNO SI AZZARDI PIÙ A DIRE

“Antisemita io? Ma quando mai!”

Vergognoso l'assedio al Ghetto di Roma


Il vergognoso assedio al Ghetto di Roma da parte di gentaglia che al grido di "assassini" e "fascisti" ne ha terrorizzato gli abitanti, ha almeno un aspetto positivo: non si potrà più dire che una cosa è essere antisemiti, altra è essere contro Israele. Infatti a nessuno può sfuggire che il venditore di casalinghi o il negoziante di alimentari o il ristoratore del ghetto nulla hanno a che vedere con Israele e con i fatti del 31 maggio al largo di Gaza. Se non il fatto di appartenere alla stessa razza dei soldati che hanno compiuto l'assalto alle navi dei sedicenti pacifisti. Dunque di odio razziale si tratta. Di nient'altro.
Qui non si vuole discutere quei fatti - anche se chi scrive la pensa in questo stesso identico modo -, qui si vuole solo dimostrare che l'antisionismo che si dichiara fermamente antirazzista è in realtà un antisemitismo (che forse prima si poteva chiamare "strisciante", ma dopo quest'assalto al Ghetto non più).
E' un antisemitismo fatto di facili ironie e accondiscendenza nei confronti di espressioni di odio per gli ebrei, ma anche di vere e proprie forme di istigazione come le manifestazioni di piazza dove si bruciano bandiere israeliane o si espongono simboli e uniformi naziste. O dove si dà dell'assassino a innocenti romani che hanno il solo torto di andare a pregare in una sinagoga invece che in una chiesa cattolica. (The Front Page, 3 giugno 2010)

Già: quelli del ghetto sono ebrei, e ben poco conta tutto il resto. Ben poco conta che, come detto dall’estensore dell’articolo, coloro a cui i democratici dimostranti urlavano “Assassini, li avete ammazzati voi”, fossero a qualche migliaio di chilometri di distanza da dove si erano svolti gli eventi. Ben poco conta che chi si è trovato nella drammatica necessità di uccidere non avesse scelta. Ben poco conta che gli uccisi fossero partiti con la precisa intenzione non solo di uccidere ma anche di essere uccisi e diventare martiri – circostanza alla quale quell’incorreggibile ragazzaccio di Scialocco ha dedicato alcuni memorabili versi. Ben poco conta che gli intrepidi attivisti volessero portare aiuti qui. Ben poco conta che dietro a questi amabili pacifisti ci fosse questa gente qui: tutto questo vale zero. L’unica cosa che vale è: sei ebreo? E allora è colpa tua. Colpa mia che cosa? Tutto. Anche quello che deve ancora succedere. Così impari a nascere ebreo (ma non è detto...).


barbara


2 gennaio 2010

L’INEGUAGLIABILE CREATIVITÀ DELL’ANTISEMITISMO

Dove si dimostra che gli anni passano e i bimbi crescono le mamme imbiancano ma non sfiorisce, no, non sfiorisce mai l’odio antiebraico, che anzi fiorisce e rifiorisce e cresce e prospera e se per un momento sembra acquietarsi state pur certi che molto presto tornerà a rinascere dalle sue ceneri – pardon, da quelle degli ebrei.

Lettera aperta

di Michael Sfaradi

Cari amici,
A distanza di pochi giorni dall'attentato alla sinagoga di Roma dell'ottobre 1982, il compianto Herbert Pagani pubblicò uno scritto che si intitolava "Arringa per la mia terra."
Fra l'altro diceva:

«È vero, noi ebrei siamo dei rompiscatole. Sono secoli che rompiamo le balle all'universo. Che volete? fa parte della nostra natura... Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi Mosè con le tavole della legge, poi Gesù con l'altra guancia sempre pronta per la seconda sberla, poi Freud, Marx, Einstein, tutti esseri imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell'ordine. Perché? Perché l'ordine, quale fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi. Rimettere in discussione, cambiare il mondo per cambiare il proprio destino, tale è stato il destino dei miei antenati; per questo sono sempre stati odiati da tutti i paladini dell'ordine prestabilito. L'antisemita di destra rimprovera agli ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C'erano molti ebrei nel 1917. L'antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di Manhattan, i gestori del capitalismo... È vero. Ci sono molti capitalisti ebrei. La ragione è semplice: la cultura, la religione, l'idea rivoluzionaria da una parte, i portafogli e le banche dall'altra sono stati gli unici valori mobili, le solo patrie possibili per quelli che non avevano una patria. Ora che di patria ne esiste una, l'antisemitismo rinasce dalle sue ceneri o meglio, scusate, dalle Nostre, e si chiama antisionismo. Prima si applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è un ghetto. Gerusalemme è Varsavia, chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezza luna si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del mondo intero. Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare tutti gli uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di quella minoranza. Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio problema, e il mio problema è che dopo le deportazioni in massa dai romani nel primo secolo d.C. noi siamo stati ovunque odiati, banditi, schiacciati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza....»

A distanza di tanti anni quello che lui scrisse allora è di una attualità disarmante.
Quando davanti alle varie ondate di antisionismo il presidente Peres, allora ministro degli esteri, disse di lasciarli fare tanto avrebbero sempre trovato il modo di parlare male di noi, fece un errore madornale.
Questo e' stato il più grande errore strategico mai fatto dalla politica israeliana; perché se è vero che ne uccide più la penna che la spada, o che sono più pericolosi 4 giornali ostili che mille baionette, l'aver lasciato allora campo libero ai nostri denigratori ha fatto danni inestimabili.
Infatti la mezza luna non si maschera più solamente da falce e martello, con il tempo si è fatta furba e sa mascherarsi da tutto ciò che gli conviene, come gli conviene e, soprattutto, quando gli conviene.
Non si accontenta più di fregare solo la sinistra, perché oggi ha la forza di fregare, intimorire o convincere chiunque ad appoggiarla e raggiunge i suoi scopi andando a toccare quei tasti e quelle corde di un antisemitismo che non riguarda più solamente un popolo ma anche, e soprattutto, la sua nazione: Israele.
Con questo intento si è costruita alleanze di tutti i tipi.
Sa essere comunista, socialista, fascista e anche nazista; anzi quello lo ha sempre saputo fare visto che lo zio di Yasser Arafat, Amin al-Husseini, gran Muftì di Gerusalemme, durante la seconda guerra mondiale viveva a Berlino alla corte del Führer Adolf Hitler.
Oggi, davanti agli occhi annoiati e rivolti altrove del mondo intero, e con la complicità di parte di esso che con il passare del tempo diventa sempre più grande, forte e arrogante, assistiamo alla crescita di sentimenti di ostilità che da troppo tempo hanno superato i limiti di guardia e che, se non fermati, presto strariperanno.
Acredine che va oltre la normale dialettica politica e che è alimentata dall'interesse economico, dall'odio mai completamente sopito e da mille altre ragioni, che nascono dalla parte più nera dell'animo umano.
Siamo testimoni di fatti inaccettabili che vengono vergognosamente sdoganati come si trattasse della normalità più assoluta.
Tribunali europei: inglesi, spagnoli, danesi olandesi ecc. ecc. che mettono mandati di cattura contro esponenti politici o di governo dello Stato di Israele accusandoli, senza prove e solo su denuncia di parte, dei crimini più efferati di cui un essere umano può macchiarsi, e rapporti di tutti i tipi, "Goldstone" è solo il più tristemente famoso, che redatti partendo da preconcetti e già pronti prima ancora che venissero fatte le indagini in loco, servono solo ad accusare Israele.
Io, in quei giorni di "Piombo Fuso", ho visto personalmente entrare dai valichi che dividono la striscia di Gaza dal territorio israeliano, decine di enormi autotreni carichi di ogni genere di prima necessità.
Io personalmente sono stato testimone del fatto che, proprio durante le ore di tregua per il corridoio umanitario che Israele concedeva per permettere il passaggio degli aiuti umanitari verso la striscia e del passaggio dei civili feriti verso gli ospedali israeliani, i palestinesi sfruttavano il fermo delle operazioni per colpire indisturbati, con i loro missili forniti dall'Iran, le città israeliane di Sderot, Asquelon ed il porto di Asdhdod.
Città piene di civili, ma di questo il dott. Goldstone nel suo rapporto ne fa menzione solo su poche pagine, ma che non sono mai venute alla luce e dalle quali non è scaturita nessuna accusa nei confronti dei dirigenti palestinesi.
Accusare Israele di crimini contro l'umanità è di moda, fa molto "IN", ma è come accusare ognuno di noi e anche se agli occhi di chi ci conosce sembra una barzelletta, sono in molti ormai, soprattutto quelli che si costruiscono le opinioni leggendo i giornali o ascoltando la televisione, e che di conseguenza si basano su falsi ripetuti la storia degli ultimi anni ne è piena, che ci credono capaci di ogni cosa... anche di questo.
L'accusarci di pulizia etnica, di massacri continuativi, espropri eseguiti e altro ancora, il catalogo è pieno e la fantasia non manca.
Dimenticando di menzionare un milione di ebrei perseguitati, cacciati e depredati di ogni loro bene dalla Libia, Algeria, Marocco, Tunisia, Siria, Iran e Yemen e della distruzione delle sinagoghe o nella loro conversione in Moschee nella quasi totalità delle nazioni arabe, accusare Israele è diventato per alcuni governi, per le loro magistrature, per molti giornali, che hanno scambiato la libertà di stampa in libertà di menzogna, e per la quasi totalità delle O.N.G., un lavoro a tempo pieno per il quale sono ben pagati.
Sbattendo le accuse contro Israele in prima pagina, e ripeterle all'infinito come un disco rotto, è un modo malvagio di condannare, perché anche se alle accuse non c'è quasi mai un seguito, il solo averle pubblicate è un successo, perché con l'andare del tempo la gente che segue solo superficialmente ciò che accade nel mondo, si forma l'idea che dietro tante accuse qualche colpa ci deve pur essere ... e così siamo condannati; senza processo, senza difesa, senza che ci possa essere stato modo di spiegare le nostre ragioni e, soprattutto, ci viene negata la possibilità di coprire di ridicolo le false accuse.
Quando poi ci riusciamo, il caso Al Dura è il classico esempio, le rettifiche da parte di coloro che avevano strombazzato al mondo intero l'assassinio di un bambino fra le braccia del padre non arrivano, e quando arrivano sono due righe in ultima pagina dopo gli annunci mortuari.
L'accanimento nei confronti della democrazia ebraica fa da contraltare al silenzio che gli stessi tribunali e gli stessi giudici applicano nei confronti dei governi dittatoriali di quei paesi, e la maggioranza di essi sono proprio nazioni arabe, per cui amici degli amici e agli amici tutto, o quasi tutto, è permesso.
Nazioni dove la libertà in ogni sua forma non è mai stata conosciuta, che non ne ha mai fatto parte, e mai lo farà.
Nazioni dove i tribunali sono teatri, i processi delle farse e il boia non è mai disoccupato.
Ma questo, ai solerti giudici inglesi, spagnoli e danesi e così via non interessa, perché è Israele il mostro da colpire.
Questo, di per sé già grave, è solo una delle facce di questo assurdo che caratterizza la nostra epoca, l'altra, più subdola per questo, forse, ancora più pericolosa, è la delegittimazione della magistratura e dei tribunali israeliani.
Gli inglesi, spagnoli, danesi e i loro soci con i loro mandati di cattura internazionali dicono al mondo intero, per mezzo di una stampa compiacente che sembra non aspettare altro per riempire le prime pagine dei giornali o mandare in onda i servizi di apertura, che non siamo in grado di giudicare noi stessi, che la nostra magistratura non è in grado di perseguire e di punire chi si macchia di crimini.
Falso ... mentono, e lo fanno sapendo di mentire, sfregiano e infangano una nazione che, al contrario, dovrebbe essere portata come esempio e faro di libertà.
Il messaggio che questa gente manda, senza contraddittorio è sicura che mai sarà chiamata a rispondere del loro operato, è che il nostro comportamento nei confronti dei nemici è simile, se non uguale, a quello che i nazisti usarono contro di noi.
Anche gli ebrei (o gli israeliani alla fine il senso non cambia) lo fanno... anche loro lo hanno fatto, per cui, quello che hanno subito allora potrebbe diventare oggi, come dire, prassi comune.
Quindi non vi potete lamentare di averlo subito visto che lo fate anche voi ai palestinesi e non potrete lamentarvi quando ve lo rifaremo, perché è a questo che si stanno preparando.
Calunnie, falsi storici, falsi morali.
Vediamo il loro continuo ripetersi, Goebbels è stato il loro maestro, ma dobbiamo smetterla di rimanere inermi.
Dobbiamo gridare al mondo intero che da oggi in poi non resteremo impassibili alle loro menzogne e che le combatteremo una ad una ed in tutti i campi.
Perché le menzogne e le offese, in ogni epoca, precedettero pogrom e massacri.

Cari amici, cari fratelli,
siamo attaccati su molti fronti, "Durban", "Durban 2", missili Qassam al sud, missili iraniani al nord e molto altro ancora.
Il mondo vuole legarci le mani, non abbiamo più il diritto di difenderci, e quando lo facciamo diventiamo criminali di guerra.
Nuova teoria mondiale, chi si difende e non chi attacca è criminale di guerra, ma questo, naturalmente vale solo per Israele.
Ultimamente è successo due volte: Libano 2006, Gaza 2009.
Israele è stata attaccata e difendendosi è diventata criminale di guerra.
Mentre bande di contestatori si organizzano promovendo boicottaggi contro tutto ciò che è prodotto in Israele, non importa cosa e dove, basta boicottare e mantenere alta la tensione e piene le pagine dei giornali, "Storici" di ultima generazione e "Sacerdoti" Lefevriani mettono in dubbio la Shoah o la sua portata in termine di numeri, in modo da cancellarla definitivamente o, in alternativa, diminuirne l'importanza.
Delegittimazione dello stato, minimizzazione dell'olocausto e accuse di crimini di guerra.
Queste sono le nuove armi, oltre naturalmente i bombardamenti del sud Israele che continuano ma che non vengono mai menzionati.
Il ministero dell'istruzione inglese, la stessa nazione dei solerti giudici indagatori, ha di fatto cancellato, nei corsi di storia che riguardano il secolo scorso, la parte riguardante lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.
"Questo per non urtare i sentimenti degli studenti di fede islamica" è stato ciò che ha dichiarato il ministero; giudicate voi se è più grave l'atto o la spiegazione che viene data.
E mentre tutto questo gira e prende forza come un tornado non si aspetta nemmeno la scomparsa degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz per smontare, pezzo dopo pezzo, i simboli del loro dolore.
Con il furto del cartello metallico con la scritta "il lavoro rende liberi " sul cancello d'entrata del più grande campo di sterminio che la follia umana è stata capace di creare, una nuova follia cerca oggi di cancellarne il ricordo e i suoi simboli.
Ma non c'è da stupirsi questo è solo l'ultimo atto di una campagna di antisemitismo che non ha più neanche il pudore di mascherarsi da antisionismo o da criticità nei confronti del governo di Israele.
Cordiali saluti

Michael Sfaradi

(Shalom_Israele, 20 dicembre 2009)

Di commento aggiungo solo quattro parole: NOI NON CI ARRENDEREMO.

barbara


17 agosto 2009

RICORDIAMO HERBERT PAGANI

a ventun anni dalla sua tragica scomparsa, a soli 44 anni. Ricordiamolo con la sua meravigliosa Arringa per la mia terra che potete anche ascoltare, letta da lui stesso, qui. E ricordiamolo con la toccante Lettera ai fratelli, con la straordinaria Lettera aperta al colonnello Gheddafi, con questa preziosa intervista e con il suo capolavoro La stella d’oro. E già che ci sei vai ad ascoltarti questa cosa da brividi e la sua specialissima versione di Un capretto – cercando di ricordare che è compito di tutti noi fare l’impossibile perché non accada MAI PIÙ.



barbara


25 marzo 2009

BUON COMPLEANNO, GRANDE HERBERT



Oggi avresti compiuto 65 anni. E invece sono già più di vent’anni che te ne sei andato, portato via da una leucemia fulminante. Ti ricordiamo con questo capolavoro, reso disponibile grazie al lavoro di lui e di lei, e poi con questo, e questo, e ancora questo.

barbara


19 gennaio 2009

UN CAPRETTO

Versione, modificata rispetto all’originale tradizionale, di Herbert Pagani

Un capretto su un carretto
va al macello del giovedì,
non si è ancora rassegnato
a finire proprio così.

Chiede ad una rondine
“salvami, se puoi”.
Lei lo guarda un attimo
fa un bel giro in cielo e poi
risponde
“Siete tutti nati apposta,
io non c’entro, credi a me.
C’è chi paga in ogni festa,
questa volta tocca a te….”

Un bambino, su un vagone,
va al macello del giovedì,
non si è ancora rassegnato
a morire proprio così.
Chiede ad un soldato
“salvami, se puoi”
e lui con la mano
lo rimette in fila e poi
risponde
“Siete in tanti sulla Terra,
io non c’entro, credi a me.
C’è chi paga in ogni guerra,
questa volta tocca a te…”

Ora dormi caro figlio
sta' tranquillo che resto qui,
non è detto che la storia
debba sempre finir così.
Il mio bel capretto
è nato in libertà,
finché sono in vita
mai nessuno lo toccherà.

La storia te l'ho raccontata apposta
perché un giorno pure tu
dovrai fare l'impossibile
perché non succeda più.
Siamo padri e siamo figli
tutti nati in libertà
ma saremo irresponsabili
se uno solo pagherà.

Ora dormi. (e buona notte a tutti noi)

barbara


6 settembre 2008

QUALCUNO ME LA SPIEGA?

No, perché io davvero non ci arrivo mica. Dunque succede che uno, in modo illegale, si fa una barca di soldi. Poi succede che, continuando ad essere culo e camicia con la mafia, con tutti quei soldi si compra giudici e parlamento e raccatta i migliori avvocati. E così succede che mentre il parlamento gli fa una legge che accorcia i tempi della prescrizione e i giudici chiudono occhi e orecchie, gli avvocati attaccandosi a tutti i cavilli possibili e immaginabili riescono a tirarla in lungo quanto basta perché quando finalmente si arriva al processo il soggetto non possa essere condannato in quanto i reati COMPROVATAMENTE COMMESSI hanno finito per cadere in prescrizione. Ed è a questo punto che succede la cosa che io non arrivo a capire, e cioè che mezza Italia si mette a strepitare Ecco, visto? È stato assolto! Ora, io capisco che uno possa anche fare il tifo per lui – cioè, non che lo capisco nel senso che lo capisco, insomma avete capito quello che intendo – in fin dei conti ognuno ha i suoi interessi, e dunque c’è chi scrive sui muri Forza Etna per via che quel bravo ragazzo ogni tanto fa fuori un po’ di terroni che come ben sappiamo sono brutti sporchi e cattivi tutti dal primo all’ultimo e senza eccezioni – compresi quelli che si chiamano Francesco Nardi e confondono la bibbia col vangelo ma questa è un’altra storia che oltretutto neanche vi riguarda e quindi non vedo perché ve la dovrei raccontare. Oppure ci sono quelli che fanno il tifo per la mafia perché dà da vivere a un sacco di gente – poi, vabbè, a un sacco di altra gente dà da morire, ma in fin dei conti non si può mica pretendere tutto dalla vita, no? – e se qualcuno ti ha fatto un torto loro ti aggiustano subito le cose in quattro e quattr’otto mica come lo stato che dopo dieci anni sei ancora lì che aspetti e poi magari alla fine viene anche fuori che hai aspettato per niente. E dunque occhei, c’è chi fa il tifo per l’Etna, chi per la mafia, e c’è anche chi fa il tifo per lui. Però quando l’Etna sputa fuori lava non ti vengono mica a dire, tifo o non tifo, che ha sputato fuori candeggina, eccheccazzo! E allora perché ti vengono a raccontare che un prescritto è stato invece assolto, che di sicuro saranno gli stessi che chiamano esule un ladro latitante corrotto e corruttore? Perché, cazzo, ditemelo voi: perché?

barbara

NOTA che non c’entra niente ma mi va bene di metterla qui e quindi qui ve la beccate. Siete tutti caldamente invitati – e spero che sia chiaro che “invitati” è un puro e semplice eufemismo – a fare un salto nel blog di Deborah a leggere alcune bellissime cose di Herbert Pagani che ha postato in questi ultimi giorni. I miei lettori più antichi le conoscono già, perché le hanno lette qui qualche anno fa in occasione dell’anniversario della morte, ma siccome non ho voglia di andarle a ripescare fuori, andate a leggervele di là, che una rinfrescatina alla memoria non fa mai male.

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





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