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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


17 settembre 2011

VERSO NORD

Gli ultimi giorni li ho trascorsi a Nahariya, all’estremo nord di Israele, verso il confine con il Libano, grazie alla generosa ospitalità di Sandra, che oltre a ospitarmi ha anche provveduto a scarrozzarmi in quella parte di Israele che ancora non conoscevo, in particolare la costa mediterranea, da Ein Zara, alla periferia sud di Naharia, da cui, lungo la spiaggia







parte un percorso di chilometri di strutture sportive e ricreative











che arriva fino a Kiryat Yam e Kiryat Haim a sud, verso Haifa






Haifa da Kiryat Yam, con piccolo disturbo visivo


dove, nonostante il divieto di balneazione (perché non c’è sorveglianza e quindi non è garantita la sicurezza in mare)



non ho rinunciato a mettere le zampe in acqua.

barbara


19 febbraio 2011

E QUATTRO (20)

Ritagli rimasugli frattaglie 3

E poi abbiamo visto il museo d’Israele da poco riaperto, col miracolo dei rotoli del mar Morto miracolosamente riemersi grazie a una capra beduina che si era data alla fuga e al pastore intenzionato a recuperarla a qualunque costo, e le sinagoghe di varie comunità della diaspora ricostruite nello stile originario e arredate con gli arredi originali donati dalle comunità stesse (assolutamente strepitosa quella dei Caraibi, tutta di un bianco abbagliante e col pavimento ricoperto di sabbia candida e sottile come farina per purificarsi quando si entrava).
E la vecchia stazione di Tel Aviv ricostruita come luogo di intrattenimento, con locali e negozi e alberi giganteschi e i capannoni in cui avevano alloggiato gli inglesi al tempo del mandato britannico.
E la danza improvvisata in Ben Yehuda a Gerusalemme da un gruppo di ragazzi fra cui una deliziosa soldatina dal viso pieno di lentiggini.
E il locale di Max Brenner, da cui si esce letteralmente strafatti di cioccolata – e magari, approfittando di quella magica invenzione che è la carta di credito, con una borsa stracolma di dolci e cosmetici al cioccolato, oltre che delle più strepitose scatole mai viste da occhio umano.
E gli stambecchi dell’oasi naturale di Ein Gedi, vicino al mar Morto.



E le alture del Golan, da cui i cecchini siriani facevano il tiro al piccione sui contadini e sugli abitanti dei villaggi sottostanti









e di cui le anime belle, incuranti di questi precedenti, incuranti del fatto che dalla Siria continuino ad arrivare segnali non solo tutt’altro che rassicuranti, ma anche sempre più minacciosi su ciò che accadrebbe se riavessero in mano quelle alture, e incuranti dell’infinità di reperti archeologici di insediamenti ebraici antichissimi – ossia risalenti a molto prima dell’invasione araba, con relativa pulizia etnica delle popolazioni autoctone - trovati in tutta l’area, continuano a chiedere a gran voce la restituzione – guardandosi bene, naturalmente, dal chiedere alcunché alla controparte.
E poi l’incanto del golfo di Haifa – sì, lo so, ve l’ho già mostrato, ma non così – immerso nelle brume del crepuscolo.



E poi Giaffa e le sue case antiche e i suoi vicoli lastricati e le sue scale e le sue piazzette e le sue palme e il Mediterraneo verso Tel Aviv









e infine lui



che non si sa se stia arrivando o partendo o passando, a me comunque è piaciuto e l’ho fotografato e adesso lo regalo anche a voi. E arrivederci al prossimo viaggio.

barbara


23 gennaio 2011

E QUATTRO (13)

Piove, governo ladro! 

No cioè voglio dire, che piova in un Paese in gran parte desertico, in cui la penuria d’acqua è problema forse più grave ancora del terrorismo, non può che fare piacere, ci mancherebbe. Però insomma potrebbe anche scegliere momenti migliori, no? Per esempio mentre imperversava quello spaventoso incendio che ha distrutto decine di vite umane, milioni di alberi, un secolo di lavoro, non poteva piovere lì? O almeno, se proprio doveva piovere mentre eravamo lì noi, piovere di notte? O mentre stavamo al ristorante, in un museo, in una sinagoga? No? No. E vabbè.
Eravamo andati a Haifa per visitare il tempio Bahai, che sarebbe, per chi non lo avesse mai visto, questa cosa qui:








(immagini prese da un power point)

Pioveva. Che uno dice vabbè, piove, e allora? Abbiamo le giacche a vento, abbiamo i cappucci, abbiamo gli ombrelli, e che sarà mai? Certo, con la pioggia non si può vedere tutta questa meraviglia, ma insomma non si può mica avere tutto dalla vita, no? E dunque arriviamo, e siccome siamo in giro da diverse ore per prima cosa chiediamo di andare un momento in bagno. Finito di sbrigare l’incombenza si vorrebbe uscire per raggiungere la guida che ci dovrebbe portare in giro e mostrare e spiegare eccetera eccetera, e ci troviamo di fronte questa cosa qui:



E per andare dove dobbiamo andare ci sarebbe da salire quella scala che si vede in fondo, la cui condizione peggiora di istante in istante, così:








(grazie ad Antonio, Giorgio e Umberto per le foto)

È stato allora che abbiamo dovuto lanciare l’SOS perché ci venissero a salvare, e alla fine sono venuti ad aprirci un altro passaggio, attraverso il quale siamo arrivati al punto di incontro con la nostra guida fradici fino al midollo, nonostante giacche a vento e cappucci e ombrelli, ma insomma più o meno vivi. La guida era una signora americana, perché tutti i Bahai del mondo hanno l’obbligo di prestare servizio per almeno nove giorni nel corso della loro vita presso il tempio di Haifa, è un dovere religioso, e la signora stava per l’appunto prestando tale servizio. Quello di Haifa è il centro principale di questa religione, e lì è sepolto il suo fondatore, approdato a Haifa in fuga dalla natia Persia, dove la religione era perseguitata – come lo sono tuttora in tutto il Medio Oriente, con l’unica eccezione di Israele, tutte le minoranze. La religione, se ho capito bene, consiste nel credere all’esistenza di un solo Dio e nella convinzione che la rivelazione divina non è stata consegnata in un pacchetto unico ma continua nel tempo. Il seguace della religione bahai ha l’obbligo di comportarsi bene, di astenersi da alcol e droghe, di rispettare le leggi del Paese in cui vive, e di considerare gli esseri umani tutti uguali (in teoria dovrebbero essere uguali anche uomo e donna, ma pare che nella pratica le cose stiano in maniera un tantino diversa). Ho detto “se ho capito bene” perché tutte le spiegazioni, nonostante l’esistenza di una sala di accoglienza, ci sono state date all’aperto, sotto il portico colonnato che circonda, tipo tempio greco, il mausoleo, con un vento gelido che soffiava da tutte le parti e noi ancora fradici per tutta l’acqua presa per arrivare fin lì e insomma non eravamo proprio nelle condizioni ottimali per fornire il massimo della concentrazione alla nostra pur piacevole e simpatica guida.
I giardini, comunque, sono talmente belli che anche in quelle condizioni era possibile rendersi conto della loro straordinaria bellezza: è infatti convinzione dei bahai che la bellezza induca all’elevazione dello spirito (san Paolo e Bin Laden difficilmente ne potrebbero essere entusiasti), e per questo costruiscono i loro centri con la massima cura per l’estetica. Per nostra fortuna, direi.

barbara

AGGIORNAMENTO: aggiungo altre due foto inviatemi oggi da altre due compagne di viaggio: la scala con ancora più acqua, e un fotogramma tratto da un video, che inquadra la scena da un'altra angolazione.




grazie a Ghila e Lionella

ALTRO AGGIORNAMENTO:


grazie a Bruno


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 23/1/2011 alle 22:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


3 dicembre 2010

CENTO ANNI DI LAVORO DISTRUTTI IN MEZZA GIORNATA















Qui un video. Qui altre foto. Qui informazioni. Qui aggiornamenti costanti.
Un pensiero solidale allo stato di Israele.

barbara

NOTA: il Corriere della Sera ha dedicato a questa tragedia un trafiletto di 63 parole, un dodicesimo di pagina fra titolo, sottotitolo, articolo e foto.

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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