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Diario


1 febbraio 2012

E NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA È TOCCATO VEDERE ANCHE QUESTO

Egregi Signori,
con la presente desidero mettervi a conoscenza di quanto accaduto nel pomeriggio di domenica 29 Gennaio a Nova Milanese.

L'Anpi cittadina, con la collaborazione di diversi esponenti della sezione di Paderno Dugnano, ha organizzato una conferenza dal titolo "Per non dimenticare".
http://www.peacelink.it/pace/a/35413.html   
La conferenza è iniziata con la presentazione di un libro della Professoressa Laura Tussi, esponente Anpi di Paderno, che ha preso gran parte del tempo disponibile, proseguendo poi con un documentario molto ben fatto da Daniele Marzotta sul lager di Natzweiler-Struthof.
Ha poi parlato il coautore del libro presentato all'inizio, seguito dal figlio di un deportato politico.
È stata quindi la volta di Mario Petazzini, esponente di spicco dell'Anpi di Paderno Dugnano, nonché di Rifondazione Comunista.
Il suo discorso è stato quantomeno fuori dal contesto, visto che si è lanciato in elucubrazioni sull'attualità con non avevano attinenza con la conferenza. Probabilmente il signor Petazzini pensava di essere a un comizio politico pre elettorale.
Ma questo non è importante.
Ciò che conta è che al termine dell'intervento egli ha elencato le stragi efferate che ancora oggi si compiono, a suo dire simili a quelle naziste, enumerando nell'ordine la ex Jugoslavia, il Ruanda, la Cambogia, e... naturalmente la Palestina.
A questo paragone improprio e indegno tra Auschwitz e Gaza in sala si sono levate delle proteste con la richiesta di ritrattare la dichiarazione e alcune persone hanno lasciato la sala.
Petazzini ha però rincarato la dose, dicendo testualmente che "Gaza è un grande lager".
Alla richiesta di scuse ha aggiunto, "Io non mi scuso di niente, tutti noi (dell'Anpi) la pensiamo così."

Alla conferenza è stata invitata anche mia madre, Anika Schiffer, che ha parlato per ultima, dopo di lui.
Mia madre e i suoi fratelli hanno trascorso dopo l'emanazione delle leggi razziali, anni di miseria, terrore ed emarginazione, per poi fuggire in montagna con la banda partigiana di Giorgio Bocca, la 2a divisione, inseguiti e ricercati dai nazifascisti in quanto ebrei.
Il loro destino era Auschwitz.
Il padre di mia madre, mio nonno, non riuscì a fuggire e fu portato prima al centro di raccolta di Borgo San Dalmazzo, poi a Fossoli e infine ad Auschwitz.
Era nella stessa baracca di Primo Levi, da cui mia madre negli anni del dopoguerra ebbe le informazioni sulla sua fine.
Mori il 10 Gennaio 1945 ed uscì per il camino 17 giorni prima che l'Armata Rossa entrasse nel campo.

Le persone che hanno lasciato la sala sono rientrate per ascoltare mia madre.
Ha raccontato la sua storia, come fa quando la invitano a parlare in circostanze simili, a un uditorio particolarmente attento e interessato.
Verso il termine dell'intervento ha tentato di dire qualche parola su Israele, che da Petazzini era stato provocatoriamente descritto come "l'impero del male". È riuscita a dire solo qualche frase smozzicata, interrotta in continuazione da Petazzini e altri due esponenti dell'Anpi di Paderno, che non gradivano quello che stava tentando di dire.
All'ennesimo tentativo di ricominciare la frase su Israele, Mario Petazzini HA SPENTO IL MICROFONO ad Anika Schiffer, dichiarando frettolosamente chiusa la conferenza. Le ha proprio schiacciato il pulsante di funzionamento del microfono, togliendoglielo da davanti.
A quel punto il pubblico ha protestato vivacemente per il gesto antidemocratico e vergognoso di vietare la parola a una signora ottantenne, scampata ad Auschwitz, che cercava di spiegare che Israele non era quello che sosteneva Petazzini.
Lui, molto innervosito dal fatto che qualcuno potesse contestarlo, ha addotto puerili e ridicole scuse relative al tempo che sarebbe terminato.
Bugie. Sia perché la sala era prenotata fino alle 19.00 ed erano le 18e40, sia perché in quel caso sarebbe bastato sussurrare all'orecchio di mia madre una cosa del tipo: "Vada a chiudere".
È stata un'operazione di vergognosa censura, degna degli "antisemiti progressisti" e di come li descrive assai bene Fiamma Nirenstein nel suo omonimo libro.
Tutta la sala si eè accorta chiaramente della volontà del Petazzini di non fare dire cose che non gli piacevano, supportato dagli altri esponenti dell'Anpi di Paderno Dugnano. Il suo gesto è stato inqualificabile e chiarissimo.
Sono riuscito a raccogliere i nominativi e i recapiti di 11 dei presenti, che scandalizzati dal suo comportamento sono pronti a testimoniare quello a cui hanno assistito. Nel caso voleste ascoltarli non avete che da chiedermi la lista.
Inoltre sono in possesso del filmato della conferenza, dal quale potreste ben comprendere cosa è successo. Se lo volete non avete che da chiedermelo.
Ma anche gli organizzatori hanno filmato TUTTA la conferenza, senza interruzioni, perché mi hanno detto che desideravano inserirla su You Tube.
Chiedete a loro il filmato integrale. Sono certo che la loro telecamera, posizionata su un cavalletto fisso, ha funzionato ininterrottamente fino alla fine.
Se vi dicessero che qualcosa non è stato registrato, sappiate che mentirebbero.
Nel post conferenza sono continuate le discussioni, mentre mia madre, distrutta e profondamente amareggiata per l'ignobile trattamento ricevuto veniva portata via da mia sorella.
Tra altre perle degli esponenti dell'Anpi vi segnalo solo questa: "Ha ragione Ahmadinejad a volere la bomba atomica, d'altra parte Israele ce l'ha gia'"
Il resto preferisco risparmiarvelo, ma si trattava dei soliti luoghi comuni antisemiti a cui, purtroppo siamo abituati.
Solo che non ce li aspettavamo da voi.
Non voglio credere che anche per voi gli unici ebrei buoni siano quelli morti, su cui riversate la vostra pietà, destinando invece il vostro odio a quelli vivi e che magari (ma tu guarda che pretese!) non si vorrebbero fare ammazzare.
Nel comunicarvi che riceverete la mia tessera strappata a uno dei vostri indirizzi, vi chiedo:
La posizione ufficiale dell'Anpi è che è vietato parlare di Israele nelle conferenze da voi organizzate?
Anche a quelle in teoria organizzate per ricordare la Shoah?
Pensate che Gaza e Auschwitz siano la stessa cosa, come i peggiori negazionisti e gli esponenti dell'estrema destra neonazista?
Ritenete che Ahmadinejad faccia bene a procurasi armi nucleari?
La posizione del vostro esponente Mario Petazzini è anche la vostra?
Se cosi fosse ne prenderemmo atto, tirando le debite conclusioni.
Se invece così non fosse, intendete intervenire nei confronti dei responsabili di questi atteggiamenti?
Vi sarò grato per una vostra risposta che, sono certo, non potrà mancare, fosse anche solo per una questione di educazione.
Provvederò personalmente a girarla a tutte le persone e le Associazioni che ci leggono in copia.
Saluto distintamente,
Roberto Cavallo Schiffer (da Informazione Corretta)

Come sono solita dire in questi casi, in realtà è vero che Gaza è esattamente come Auschwitz:
Auschwitz era un'istituzione guidata da una cricca di criminali che aveva come unico scopo ammazzare il maggior numero possibile di ebrei, e Gaza è un'istituzione guidata da una cricca di criminali che ha come unico scopo ammazzare il maggior numero possibile di ebrei. Davvero, con tutta la buona volontà è difficile trovare differenze sostanziali.
Comunque per avere una qualche idea su questa tragica prigione a cielo aperto in cui le vittime diventate carnefici stanno lasciando agonizzare un milione e mezzo di persone, suggerisco di dare un’occhiata a uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto nove.


barbara


23 giugno 2010

RISPOSTA A UN AMICO

Avevo momentaneamente messo da parte questa lettera, scritta come si vede cinque mesi fa, nella ricorrenza della giornata della memoria. L’avevo messa da parte come si mette da parte il capo di vestiario buono in attesa dell’occasione adatta. Adesso l’occasione è arrivata, e la pubblico.

28/01/2010
Caro Alessandro,
leggo con piacere le tue parole, da cui traspare un sincero amore per il popolo ebraico.
In questo tuo augurio colgo un invito a una discussione sul Giorno della Memoria sull’attualità del conflitto arabo-israeliano.
In particolare parli di “rassegnazione da parte israeliana sia di destra sia di sinistra a gestire da soli la situazione”; questa percezione del conflitto “solo a breve termine” ti sembra “poco saggia, soprattutto in relazione all’Iran e al suo programma nucleare; infine affermi che la diffidenza israeliana verso Obama non ti pare saggia, in quanto è secondo te l’unica figura credibile intorno alla quale possa aggregarsi un consenso.
Vorrei cercare di risponderti e, per farlo proficuamente, devo essere sincero, per cui ti prego di voler considerare (non necessariamente condividere) i miei ragionamenti e miei sentimenti anche se potranno non piacerti.
1. Giorno della Memoria. Purtroppo da quasi 10 anni non mi interessa più. Mi limito solo a una veloce recensione dei fatti di cronaca che ritengo più significativi. Da Durban I, 2001, spaventosa macroscopica dimostrazione di antisemitismo neanche troppo cammuffato da antisionismo, nella praticamente totale indifferenza planetaria, poco dopo subissata dalla retorica della memoria della Shoàh, NON MI INTERESSA PIU'! Da allora ho la pretesa che, prima di commemorare, parlare, ricordare, ecc. la Shoàh, se si è in buona fede, il mio interlocutore mi dimostri che è d'accordo su alcuni principi basilari universali, quali l'eguaglianza degli esseri umani, la parità di diritti/doveri, il riconoscimento alla libertà, autonomia, indipendenza di tutti i popoli, e simili. Nella fattispecie: il diritto del Popolo di Israele al suo Stato libero, democratico e nazionale NELLA TERRA D'ISRAELE (sui cui confini si può discutere).
Rilevo che in piena commemorazione pressocché mondiale delle vittime dell'Olocausto il mondo ha accolto senza praticamente commentare (cioè, per me, in colpevole silenzio) le allucinanti dichiarazioni di Khamenei, a rincaro della dose quotidiana delle minacce di distruzione nucleare di Israele da parte di quel farneticante Ahmadinejad, presidente di uno stato riconosciuto, che siede indisturbato alle Nazioni (dis)Unite, anzi ha presieduto e siede (assieme a altri regimi sanguinari) nella (cosiddetta) Commissione ONU dei diritti umani (clic e clic).



Roba che dovrebbe far voltare lo stomaco al genere umano. Ma così non è. Questo film l'abbiamo già visto nel 38. E s'è visto come è andata a finire, no?
Penso capirai che per me, come per una grandissima parte di ebrei, non c’è bisogno di Giornata di Memoria: noi ricordiamo tutti i giorni i fratelli caduti, massacrati, torturati, annientati, dai tempi del Faraone e in particolare vediamo un collegamento tra la rivolta del ghetto di Varsavia e i caduti in difesa dello Stato di Israele.
2. Conflitto. Il cosiddetto conflitto arabo-israeliano, come tu sai bene, non comincia nel '67, secondo la vulgata oggi detta palestinese, largamente diffusa acriticamente dai buonisti di gran parte del mondo, soprattutto occidentale. Solo persone ignoranti (nel senso "buono", che non sanno) o in malafede possono continuare a credere che questo sia un conflitto territoriale. Se fosse un conflitto territoriale, non credi che dopo quasi un secolo e infinite guerre (peraltro tutte di invasione e/o minaccia di distruzione totale da parte araba, di difesa da parte ebraica prima, israeliana poi; senza parlare di pogrom e terrorismi vari) a quest'ora avrebbe potuto trovare infinite soluzioni, come si è verificato in mezzo secolo per decine di altri casi analoghi al mondo con decine di milioni di profughi, trasferimenti di popolazioni e ridefinizioni di confini?
A proposito di profughi: perché noi contribuenti dobbiamo pagare DUE AGENZIE PROFUGHI dell’ONU, una (assai più modesta), che si occupa di tutti i profughi del mondo; l’altra (assai meglio dotata) ESCLUSIVAMENTE dei palestinesi? E non per qualche anno, ma da 62 anni sine die in saecula saeculorum. Forse che il loro sangue è più rosso di quello degli altri? Non sarà un modo per protrarre all’infinito questa specie di bomba umana, che così pende come minaccia perenne su tutti i tentativi del cosiddetto dialogo? N.B. Nel frattempo i palestinesi sono aumentati da circa 650.000 profughi a circa 4 milioni e mezzo (fonte loro); di vivi, non di morti... Mica male, per chi parla di genocidio palestinese!
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, soprattutto dopo IL PRIMO attentato alle Torri Gemelle, Al Qaeda, l'11 settembre e ancor più alla luce del fondamentalismo islamico crescente, soprattutto in Europa, ha radici che risalgono ormai a quasi un secolo fa e è un conflitto IDEOLOGICO. Quindi non disposto a compromessi. Col quale dunque non esiste possibilità di trattare. Peggio che trattare con Hitler, come fecero non solo a Monaco, ma anche Stalin-Molotov ecc. ecc. ecc. Personalmente sono arrivato alla conclusione lockiana per cui si deve essere tolleranti con tutti, tranne che con gli intolleranti. Le democrazie che oggi pensano di potersela cavare a buon mercato (ivi inclusa buona parte della Chiesa Cattolica) "trattando" con i fondamentalisti (vedi UCOII) neanche tanto mascherati da moderati verranno travolte e fagocitate, come già fece storicamente l'Islam durante quasi tutta la sua storia. Non è necessaro leggere e studiare (sebbene sia importantissimo) la storia, le religioni ecc., per capire ciò: basta sentire i loro discorsi; loro lo dicono chiaro e tondo.
3. Obama. Secondo il mio modesto, ininfluente parere, Obama: 1. da come parla e da come agisce, dimostra di non sapere (o, peggio fa finta di non sapere, vedi sopra) niente della storia del conflitto; 2. è chiaramente mal consigliato da uno staff di liberal buonisti political correct (a cominciare da Rahm Immanuel, israeliano o ex israeliano di sinistra), i quali (poveretti!) sono rimasti alle categorie precedenti la trasformazione del conflitto (che ormai non è più da tempo locale, ma mondiale) da politico a ideologico, nella fattispecie di una ideologia di cui dimostrano di conoscere nulla; infatti mostrano di credere che basti cambiare approccio, linguaggio (la mano tesa), per indurre il fanatico al dialogo. Ma così non è. Dopo un anno di bei discorsi al mondo, in particolare arabo-islamico, non ha ottenuto altro che sberleffi (politici-diplomatici), come è sotto gli occhi di tutti. Tralascio la buffonata del premio (ig)Nobel per la Pace (sic!) a uno che non ha ancora cominciato a fare niente, tranne appunto solenni dichiarazioni senza effetto; anzi, vorrei ricordare, a uno che continua a mandare truppe dove aveva promesso di ritirarle; anzi, dirò di più, a uno che in quella sede pronuncia il principio che ci sono guerre giuste (a mio parere, una delle poche dichiarazioni giuste che ho sentito). Tralascio che la sua popolarità a un anno dal suo incarico ha raggiunto i livelli minimi della storia americana (vabbe’, c’è la crisi; ma forse anche la politica estera non è stata un granché).
No, caro Alessandro, Obama ha perso la sua credibilità nel momento in cui:
1. in tutti i suoi grandi discorsi all’umanità si è dimenticato di parlare degli ebrei (loro non hanno contribuito alla civiltà?);
2. ha preteso e cercato perfino di imporre le concessioni preliminari solo a una parte, gli israeliani, perdendo quindi la dimensione di arbitro super partes; non solo, così facendo ha indotto l’altra parte a rendere più cara la sua posizione; infatti, come si vede, ha allontanato ancor più il ritorno alla trattativa; a me sembra un fallimento; a te no? Potrei aggiungere la grave gaffe di quel poveraccio di Mitchell (in quanto, poveretto! crede che si possa trattare questo conflitto come quello anglo-irlandese), che è arrivato a ventilare l’ipotesi di sospendere i cosiddetti aiuti americani a Israele: bel modo di presentarsi come negoziatore, non c’è che dire!
Non mi sembra accettabile, almeno in linea di principio, il tuo invito a cogliere l’occasione Obama da parte degli israeliani; gli israeliani sono profondamente delusi, sentono l’allontanamento di questa Amminstrazione e io penso che non siano imbecilli. Obama è stato eletto dal suo popolo, non dagli israeliani; quindi, se gli americani sono contenti, lo rieleggeranno. Gli israeliani eleggono i loro governi e questo governo Netaniahu, che mostra coraggio e impegno, sa (quasi) tener testa a Obama, affronta la crisi con successo ecc., gode di ampio consenso. Questi sono i fatti.
Ma, al limite: se domani Obama o chi per lui vorrà ribaltare l’alleanza con Israele, ebbene, cosa dovrebbero fare gli israeliani? Prostituirsi? Anche questo film (più in piccolo) l’abbiamo già visto, basti pensare a De Gaulle. Gli israeliani hanno sostanzialmente coscienza che alla fine della fiera devono essere sempre attrezzati a cavarsela da soli. Hai presente quando Israele era sotto il boicottaggio da parte del mondo arabo e fin dai primi anni ’50 nessuna multinazionale vendeva agli israeliani, niente farmaceutici, niente cocacola e blablabla. Oggi Israele ha una della più grandi multinazionali al mondo nei farmaci e altri fior d’aziende, tutte nate e sviluppate con iniziativa privata. Voglio dire: questo popolo ha deciso da tempo: non ci fidiamo di voi, perché in tutte le epoche ci avete mandato al macello. Macello per macello, abbiamo deciso di morire da uomini liberi per la nostra indipendenza. Non vediamo molte alternative.
Quando Begin fece bombardare O’Chiraq (!) in Iraq, rendendo un grande servizio non solo alla sua sicurezza, ma al mondo (giusto l’altro ieri gli iracheni hanno impiccato Alì il chimico), il mondo ebbe l’impudenza di coprire Israele di ogni genere di condanna: peggio, è di questi giorni la notizia che il governo (!?) iracheno sta intentando causa per danni a Israele, in quanto qualcuno, quasi 30 anni dopo, si è ricordato che nella condanna delle NU è menzionato il dovere di risarcimento da parte di Israele. Mi fa ricordare il lupo e l’agnello; siamo nelle mani di una giustizia da Alice nel Paese delle Meraviglie.
Avrei molte altre cose da dire, ma già mi sembra di avere forse un po’ esagerato.
Sento tuttavia di non poter finire senza aver chiarito (altro invito che colgo implicito nelle tue parole) che non dialogo con chi denigra, calunnia, demonizza: mi riferisco ai toni e ai falsi argomenti che inondano la polemica sul conflitto e oscurano l'essenza e i veri problemi da affrontare, tipo: "gli israeliani fanno ai palestinesi quello che fecero i nazisti agli ebrei"; "il Davide palestinese che tira le pietre contro il Golia israeliano"; "il genocidio dei palestinesi a Gaza", ecc. Siamo arrivati al punto che l'ONU affida a quel povero mentecatto o peggio in malafede di Goldstone (un giudice sulla cui serenità di giudizio ci sarebbe da avere paura per chi avesse la disavventura di essere giudicato da uno che valuta dichiaratamente in maniera parziale i documenti e le testimonianze, un giudice che accetta di presiedere una commissione in cui siede un'altra "giudice" spontaneamente dichiaratasi di parte) un'indagine sui presunti crimini di guerra commessi da Israele durante l'operazione "Piombo fuso", quasi sottacendo gli accertati crimini di guerra di Hamas e altri (che si nascondono in abiti civili, si fanno scudo di civili e hanno sparato circa 8.000 razzi in Israele per circa 8 anni, senza parlare del traffico di armi, droga e altro). Per non parlare del solito mantra dell'uso non proporzionale ecc. ecc. ecc. Invece noi italiani, europei, NATO, americani ecc. in Kossovo siamo stati bravi e buoni, no? o non abbiamo bombardato indiscrinatamente, causando stragi di civili? E anche adesso in Afganistan e dintorni, coi droni e mica droni, noi siamo civili e proporzionati, vero? noi abbiamo cura di non ammazzare mai i civili, vero? Epperò, se càpita (e capita di regola), pazienza, è il prezzo che si paga nella guerra asimmetrica contro il terrorismo. Quindi per tutti gli altri niente commissioni, niente criminalizzazioni. Solo per gli israeliani. Tutti i leaders, i politici e i militari dei Paesi summenzionati possono naturalmente girare liberamente per il mondo. Solo i leadrs, i politici, i vertici militari e persino i subordinati non sono liberi di girare per il mondo (inteso come mondo "illuminato", democratico, "civile"), perché, come è già successo in Spagna, oggi in Inghilterra e altri paesi, lì sì che c'è giustizia e quindi giustamente basta che qualunque cittadino o organizzazione di (sedicenti) diritti umani (meglio se ONG, che risponde solo a se stessa) faccia denuncia per crimini contro l'umanità, che subito giudici solerti spiccano ordini di cattura. Infatti, come tutti sanno, in Israele, che è uno sporco regime razzista, non c'è giustizia, né tribunali indipendenti, né libere elezioni, né separazione dei poteri. VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!
Per essere ancora più chiaro: ritengo antisemita e/o antigiudeo chi nega il diritto all'esistenza non solo degli ebrei, ma anche del loro stato. L'antisionismo non è che un'altra forma di antisemitismo, soprattutto oggi, che dichiararsi antisemiti non sembra più tanto decente, in quanto l’antisionista nega agli ebrei il diritto alla loro libertà, autonomia, indipendenza nello Stato democratico d'Israele in Terra d'Israele.
Spero che tu non me ne voglia, se il mio tono è stato un po' appassionato, ma ho cercato di essere sincero.
Un cordiale saluto
Matteo di Giovanni

Cinque mesi sono passati dalla stesura di questa lettera, e sono serviti a dimostrare quanto fosse esatto tutto ciò che vi è scritto, in particolare quanto sia giusta e fondata la diffidenza nei confronti di Obama, quanto devastante la sua politica, quanto palese la sua scarsa simpatia, per usare un eufemismo, nei confronti di Israele. A noi, uomini e donne di buona volontà, non resta che rimbocarci le maniche e raddoppiare il nostro impegno.

barbara


27 gennaio 2009

C’ERA UNA VOLTA LA GIORNATA DELLA MEMORIA

C’era una volta la memoria. La memoria di un evento indicibile. La memoria di un evento talmente inimmaginabile che persino chi riusciva a sfuggire e a darne testimonianza, mentre stava accadendo, non veniva creduto. E per non lasciare che la memoria di ciò che la specie umana era riuscita a perpetrare rischiasse di andare perduta, qualcuno ha pensato di istituire una “Giornata della memoria”. Una volta.
Poi … poi è accaduto ciò che spesso accade, quando si ha a che fare con questa tematica. Con l’ebraismo, intendo dire. Con gli ebrei, per la precisione. È successo che qualcuno, da subito, si è sentito disturbato dall’idea che ci si occupasse degli ebrei. Che ci se ne occupasse non per farli fuori, non per accusarli di ogni sorta di nefandezze, non per demonizzarli, bensì per ricordare che dopo millenni di persecuzioni diffuse e generalizzate e punteggiate da un discreto numero di stermini di massa e da un immenso numero di stermini “minori”, si era infine arrivati a programmarne lo sterminio totale, e ad avviare con buoni risultati l’esecuzione del programma. Il primo passo fatto per boicottare la neo-istituita giornata della memoria è stato il tentativo di allargare la commemorazione ad altre vittime. Il secondo, e tuttora in corso, è stato molto più infame, più subdolo, più vigliacco, più ipocrita, più osceno: è stato un totale ribaltamento – di quei ribaltamenti a cui gli antisemiti da lunga data ci hanno abituati – dell’intero panorama. Hanno inventato, gli antisemiti, la storia delle “vittime che si sono fatte carnefici”. Hanno inventato “i nuovi nazisti”. Hanno inventato “l’olocausto del popolo palestinese” – un popolo che in sessant’anni di ininterrotto olocausto, sterminio, genocidio, si è quasi decuplicato, ma chi sta a badare a questi dettagli? E hanno scippato la giornata della memoria: vanno lì, ora, alle manifestazioni commemorative, a spremere la loro brava lacrimuccia. Ci vanno nell’illusione che ciò basti a ingannarci. Ci vanno nell’illusione di ricostruirsi, con ciò, una verginità. Ci vanno per sentirsi poi tranquilli con la propria coscienza quando, dopo avere pianto per gli ebrei morti, latrano come cani rabbiosi quando gli ebrei vivi tentano disperatamente di restare vivi resistendo al rinnovato progetto di sterminio, strepitano come vergini violate quando gli ebrei vivi mostrano di voler davvero tenere fede al “mai più come pecore al macello”. Si ha veramente l’impressione che a costoro piaccia talmente tanto commemorare l’olocausto, da prodigare ogni aiuto e ogni sostegno, materiale e morale, a coloro che stanno progettando e tentando di metterli in condizione di poterne presto commemorare due. Per questo mi auguro di poter dire al più presto possibile “C’era una volta la giornata della memoria”, per non dover più fornire, coi nostri morti e col nostro dolore, un alibi ai peggiori sentimenti che l’animo umano possa albergare: anche in questo campo è davvero arrivato il momento di giurare, solennemente, MAI PIÙ.

barbara

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Un proposito:
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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





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