.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


20 gennaio 2011

E MENO MALE CHE C’È LA PACE

La pace perquisita

All’ Ambasciata d'Italia
Al Ministero degli Affari Esteri
All’attenzione del Minsitro per gli Affari Esteri, dr. F. Frattini
All’Ambasciata di Giordania in Italia
To the Jordan Embassy

Oggetto: Perquisizione invasiva al Confine Israelo-Giordano Nahar Jarden – Sheik Hussein

Buongiorno,

Mi chiamo Paolo (Shaul) Pozzi, titolare di passaporto Italiano ed Israeliano, Direttore della filale di una ditta multinazionale in Israele.
Il giorno 19 Gennaio 2011 ho attraversato il confine Israelo-Giordano a Nahar Jarden – Sheik Hussein, munito di entrambi i passaporti (visti d’uscita allegati) e con lettera d’invito personale scritta dal mio collega Giordano risiedente in Amman,
Scopo della visita in Giordania era una riunione di lavoro ad Amman, organizzata dalla ditta stessa, della durata di tre giorni (dal 19 al 21 gennaio).
Ho regolarmente pagato il visto d’ingresso (20 JD) ed ho ottenuto il visto d’ingresso sul passaporto Israeliano. Successivamente al controllo passaporti sono stato accompagnato al controllo doganale. La perquisizione del poco bagaglio personale si è immediatamente concentrata su breviario di preghiere ebraico, scialle di preghiera e filatteri: il tutto è stato immediatamente sequestrato da un poliziotto, insieme al passaporto, mentre in Inglese mi è stato sbrigativamente detto che “è proibito portarli in Giordania”.
La rapidità e la sicurezza nell’identificazione degli oggetti non lasciano alcun dubbio in merito alle finalità stesse della perquisizione!
Sono stato riaccompagnato ad un ufficio di polizia adiacente al controllo passaporti, ed un altro poliziotto mi ha ribadito la proibizione a portare in Giordania libri ed oggetti di culto ebraico.
Alla mia osservazione che era per uso strettamente personale e ne avrei avuto bisogno, come Ebreo, per pregare durante la mia permanenza, mi è stato risposto: “lo so; è comunque proibito portarli in Giordania. È per la tua sicurezza”
Il tono non ammetteva repliche, né il poliziotto, su mia richiesta, ha acconsentito a parlare, perlomeno, con il mio collega Giordano.
La sbrigativa scelta era lasciare tutto lì alla stazione di polizia o di uscire dalla Giordania.
Ho scelto di uscire dalla Giordania; il visto è stato annullato, la tassa non rimborsata, e sono immediatamente ritornato al posto di confine Israeliano
Viaggio regolarmente all’estero per lavoro e non ho mai avuto alcun “problema di sicurezza” legato al mio essere Ebreo, oltre che cittadino Italiano (o Israeliano), ed alla mia privata pratica dell’Ebraismo.
Il mio collega Giordano visita regolarmente Israele, su mia specifica lettera d’invito, e durante le sue visite, se lo richiede, viene accompagnato a Gerusalemme ad Al Aksa a pregare. Nessuno in Israele si è mai minimamente permesso di avanzare problemi di “sicurezza” per la sua privata pratica religiosa, una volta ottenuto un regolare visto d’ingresso.

INOLTRO CON LA PRESENTE UNA FORMALE PROTESTA CONTRO IL TRATTAMENTO SUBITO DALLE AUTORITÀ DEL REGNO DI GIORDANIA, TRATTAMENTO CHE NON PUÒ DEFINIRSI ALTRO CHE INTOLLERANTE E APERTAMENTE ANTI SEMITA !

Ritengo il trattamento subito oltraggioso, vergognoso e, non da ultimo, disonorevole da parte del Regno di Giordania..
Mi rivolgo all’Ambasciata d’Italia in Israele, a tutela dei cittadini Italo-Israeliani di religione Ebraica, ed al Ministero degli Affari Esteri d’Italia, affinché siano ufficialmente a conoscenza della potenziale situazione di discriminazione cui sono soggetti i cittadini, anche Italiani, di religione Ebraica qualora visitino, per turismo o lavoro, il Regno di Giordania.

Distinti saluti

Dr. Paolo Pozzi

Non credo servano commenti.




(Qui era ai bei tempi, quando la palestinese-senza-un-capello-fuori-posto non aveva ancora allungato i suoi artigli assassini sul regno di Giordania per consegnarlo su un piatto d’argento all’Iran e ai burattinai del terrore)

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Giordania Israele antisemitismo

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 20/1/2011 alle 18:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa


7 novembre 2010

E GLI ANNI PASSANO E I BIMBI CRESCONO

e le mamme imbiancano e imbiancano anche le figlie delle mamme e le mode cambiano e i modi si adeguano e così si evolvono anche gli stili dell’antisemitismo, vero che si evolvono? Nella Germania degli anni Trenta, per esempio, l’antisemitismo si manifestava così



mentre nella Giordania di oggi si manifesta così:



Vero che si vede che sono passati quasi ottant’anni?

barbara


29 ottobre 2010

VEDI ALLA VOCE AMORE

Siccome nell’oscuro medioevo i famigerati francescani battevano (verbo perfettamente adeguato, visto che si prostituivano al servizio del Male) parrocchia per parrocchia per scatenare massacri di ebrei, nell’illuminato nonché luminoso Illuminismo i buoni cristiani hanno pensato bene di correre ai ripari rinchiudendoli nei ghetti. Per il loro bene, naturalmente, per proteggerli dalle violenze dei malintenzionati. Oggi sono invece i buoni musulmani loro vicini che si preoccupano del loro bene, e alla frontiera della Giordania gli sequestrano la kippah, per non rischiare che qualuno, individuandoli come ebrei, sia colto da brutte tentazioni nei loro confronti. Resta da capire per quale misteriosa ragione questi strani esseri che sono gli ebrei, circondati da tanto amore, da tanta sollecitudine, da tanta preoccupazione per la loro salvezza, continuino a lamentarsi e recriminare.

Vado via, come sapete. Poi torno poi rivado poi ritorno, e se sopravvivo al micidiale tour de force che mi aspetta nei prossimi sei giorni, ci risentiamo. Nel frattempo vi invito a leggere uno due tre ottimi pezzi sull’ultimo libro di Umberto Eco, che naturalmente non leggerò, principalmente perché sono allergica alle mode in tutti i campi, compreso quello letterario, e poi anche per qualche altro motivo.

E poi l’ultima chicca del Signor Tizio della Sera, che non potete assolutamente perdere:


Lesso

Ecco i giorni in cui cessano le ragioni del contenzioso. Fra Israele e Palestina, la memorabile pace. Pace per trattative sui confini giunte a buon fine, pace per uno schianto militare di Teheran, pace perché Bin Laden sceglie la contemplazione in un monastero tibetano - ma poi, la pace. Per israeliani e palestinesi è festa. Mentre non è affatto festa per i gruppi dei delusi, sottoposti a implosione nel cuore d'Europa. Per loro è alle porte un futuro non amfetaminico, ma diciamo così, lesso. Niente cortei, niente offese sui forum, stop perfino agli sputi. Le bottiglie molotov tornano a essere bottiglie, con la benzina si va in macchina e ogni gita al mare, ai laghi, è vita che va in frantumi. Il tempo sereno, la campagna che luccica, e per cosa? Sai dove me la metto la campagna che luccica. Nella nuova vita, c'è per esempio questa domenica di pace, una gita ai colli. L'antisionista siede sul plaid, in riva al torrente. Mastica la frittata di pasta preparata dalla moglie. È buona la frittata di pasta coi pezzi di scamorza, ma a che pro? Ai suoi piedi, l'acqua scorre argentea e c'è il guizzo di una trota - anche questo, a che pro? Sai dove se lo mette il guizzo (in ogni caso noi l'abbiamo intuito). I figli piccoli Roberto Ismaele Abù e Antonietta Fatima Gina giocano a palla a mano e mandano gridolini di gioia - e con questo? In giro, non una formica assale il ciambellone - beh, che si vuole dimostrare? Non è neanche buonissimo, il ciambellone. Un momento, un breve sorriso si distende sulle sue labbra micragnose. Adesso lui sa che farà, appena torna a casa dopo l'ingorgo. Quando è buio, va allo stadio con la bomboletta e scrive il suo pensiero libero con tutto il rosso che ha nella bomboletta. Scriverà tutto quello che tiene chiuso nel cuore. La verità, bella gigante: "Inter ladri".
La controinformazione non deve morire.

Il Tizio della Sera

Di cose importanti e interessanti ce ne sarebbero ancora, ma il troppo stroppia, si sa, e a me stroppiare non piace. A presto, dunque, e fate i bravi, mi raccomando.

barbara


30 settembre 2010

GERUSALEMME EST: ISRAELE NON «PROVOCA», SI DIFENDE

Domenica delle Palme: code tranquille di pellegrini cristiani si accalcano attorno alle porte della Gerusalemme antica, ripercorrendo le stesse strade calcate da Gesù Cristo. La scena è idilliaca, la folla dei fedeli è multicolore e multirazziale, come a San Pietro durante l'Angelus. Tutto questo avviene sotto lo sguardo vigile della polizia israeliana. Proviamo a pensare la stessa scena se, al posto dei poliziotti con la divisa blu e la camicia azzurra di Israele, ci fossero i miliziani con la divisa nera e i pantaloni mimetici del partito Hamas... I cristiani avrebbero la stessa libertà e tranquillità?
Sì, risponderebbero le autorità del partito islamico, per attirare il consenso dell'opinione pubblica. No, risponderebbero i cristiani di Gaza, che il potere di Hamas lo subiscono ormai da quattro anni e sono costretti a subire intimidazioni, a veder bruciare i propri luoghi di culto e le proprie sedi dell'Ymca, a non doversi sposare in pubblico e con la musica per timore dei nuovi guardiani religiosi dell'ordine, come in un qualsiasi regime integralista islamico. Si dirà che Gerusalemme non è contesa fra Israele e Hamas, ma fra Israele e l'Autorità Palestinese, cioè la Palestina moderata, quella di Abu Mazen e del premier liberale Fayyad, che già da anni permette regolari pellegrinaggi nei luoghi di culto cristiani di Betlemme.
Ma al di fuori di Natale e Pasqua, festività di interesse internazionale, l'Autorità Palestinese garantisce libertà di culto negli altri 363 giorni all'anno? No, a giudicare dalla drastica riduzione dei cristiani nei territori che controlla. A Betlemme erano la maggioranza della popolazione. Adesso sono una sparuta minoranza (15% della popolazione). Il sindaco della città, un musulmano di Hamas, nel 2005 impose addirittura la tassa sugli infedeli, la tradizionale jizya, come ai tempi dell'Impero Arabo e dell'Impero Ottomano: vuoi vivere? Fai atto di sottomissione e paga la tassa ai musulmani. Il giornalista investigativo Khaled Abu Toameh, nel 2007, aveva scritto una lunga inchiesta sulle minacce subite dai cristiani in Cisgiordania (la Palestina "moderata", dunque, non quella di Gaza controllata da Hamas): imprenditori costretti a chiudere, terre rubate, occupate o sottratte con la frode, donne molestate, minacce di morte per chi non si converte. "Dalla fondazione dell'Autorità Palestinese" - scrive Toameh - "Neanche un singolo cristiano ha ottenuto un posto di rilievo nell'amministrazione pubblica".
Se i cristiani subiscono una persecuzione strisciante, non dichiarata e dissimulata da tolleranza (e la Chiesa, soprattutto quella locale, continua a parteggiare per la causa palestinese), la presenza degli ebrei in Palestina è a dir poco inconcepibile. I luoghi di pellegrinaggio ebraici, come la Tomba dei Patriarchi a Hebron, sono costantemente a rischio. Gli ebrei che vi si recano, devono farlo con la scorta della polizia, in autobus con i vetri blindati, spesso oggetto di sassaiole. Nella striscia di Gaza, quando gli ebrei dovettero lasciare le loro case e le loro serre al momento del disimpegno militare (estate del 2005), le sinagoghe rimaste furono tutte bruciate dai nuovi padroni del territorio.
Perché è bene ricordare questa intolleranza palestinese musulmana, latente e manifesta, quando è Israele che sta "ostacolando" il processo di pace con la costruzione dei nuovi insediamenti? Perché il problema è lo stesso: i palestinesi non accettano la presenza di ebrei nel loro futuro territorio. La loro presenza, la loro stessa esistenza è l'"ostacolo" che tanto fa indignare l'opinione pubblica internazionale, l'Onu, l'Ue e Obama. I palestinesi non accettano la presenza di ebrei nei territori che sono già amministrati dall'Autorità Palestinese. Non li accettano nei territori che prevedono di amministrare nei prossimi due anni, compresa Gerusalemme Est che, pur essendo territorio israeliano al 100%, è già stata proclamata dal governo palestinese come capitale del futuro Stato indipendente.
Il premier Fayyad aveva dichiarato, solo nel 2008, che non ci sarebbero stati problemi a dare la cittadinanza e tutti i diritti ai cittadini ebrei della futura Palestina indipendente. Ma adesso ha gettato la maschera, indignandosi per la costruzione di 1600 appartamenti a Ramat Shlomo, in un quartiere di Gerusalemme Est. Al di là della confusione mediatico-diplomatica che si è creata attorno al caso, la sostanza del problema è che: non accetta la presenza di 1600 famiglie ebraiche nel suo territorio. Non vuole neppure sentir parlare di 20 (venti) nuovi appartamenti nella struttura di Sheikh Jarrah, in un'area che apparteneva agli ebrei prima della Guerra di Indipendenza (1948), poi fatta sgomberare con la forza dai soldati giordani occupanti.
Per i palestinesi più militanti, più vicini a Hamas, non solo è un problema la presenza di nuove case ebraiche nell'Anp o nella futura Anp, ma anche quello che gli ebrei fanno nei quartieri ebraici. L'inaugurazione della sinagoga Hurva, ad esempio, è un fatto interamente interno al quartiere ebraico di Gerusalemme. Eppure ha scatenato una rivolta alimentata da Hamas ("giornata della rabbia") e appoggiata dal movimento islamico israeliano, formato da cittadini israeliani di religione musulmana. La sinagoga Hurva, storicamente importante per Israele (fu visitata da Herzl all'alba del sionismo e fu teatro del primo reclutamento della Legione Ebraica, il primo progenitore dell'esercito israeliano nella I Guerra Mondiale), fu fatta saltare in aria nel 1948 dalle truppe occupanti giordane. Dopo aver compiuto questo bel gesto di intolleranza religiosa, il comandante della Legione Araba ebbe anche modo di dichiarare con orgoglio: "Per la prima volta in mille anni non resta un solo ebreo nel quartiere ebraico di Gerusalemme". E questo a soli tre anni dalla fine dell'Olocausto. La "giornata della rabbia" non può che essere letta, dunque, una protesta contro gli ebrei che "osano" ritornare nei loro quartieri.
Ed eccolo che riaffiora, il passato recente: quando Gerusalemme Est fu occupata dalla Giordania, dal 1948 al 1967, gli ebrei furono oggetto di un'espulsione di massa. Non solo la sinagoga Hurva, ma anche tutte le altre sinagoghe, i negozi, le case, le biblioteche, furono date alle fiamme. Una comunità antica di 1000 anni, sopravvissuta sotto le autorità prima arabe e poi ottomane, subì un tentativo di cancellazione fisica. Gli ebrei lo ricordano. E venderanno cara la pelle prima di cedere di nuovo, a un'Autorità Palestinese tutt'altro che tollerante, tutta la metà orientale della loro capitale. È questo ciò che le cancellerie occidentali (compreso Berlusconi) vedono come un "ostacolo" al processo di pace. È questa tenacia a non veder replicare il passato che fa indignare Barack Obama e lo induce a far entrare Netanyahu dalla porta di servizio della Casa Bianca, abbandonandolo da solo, nella sala Roosevelt, mentre lui andava a mangiare, nel bel mezzo della trattativa. (libertiamo, 29 marzo 2010, qui)

Davvero di scottante attualità questo articolo di sei mesi fa. Da leggere, da meditare, da stampare e incorniciare, da imparare a memoria.


barbara


15 marzo 2010

DHIMMI: SE NON PAGANO UCCIDETELI!

«Ecco perché uccidevo i fedeli»; video-choc. Un terrorista iracheno confessa: «Se non mi pagavano la tassa prevista, finivano decapitati»

« Sono stato reclutato da un imam pachistano a Londra, che mi ha pagato per unirmi ad al-Qaeda in Iraq e mi ha detto che era lecito uccidere i cristiani». È con queste parole che l’ex mufti di al-Qaeda a Mosul, il terrorista Muhammad Ramzi Shihab, racconta in una sua confessione come e perché uccideva i cristiani iracheni della provincia di Ninive. La Tv satellitare al­Arabiya ha trasmesso parte della sua confessione, mostrata ai giornalisti durante una conferenza stampa tenuta dal portavoce del ministero della Difesa iracheno, Muhammad al-Askari, a Baghdad. «Ero solito decapitare i cristiani che non volevano pagarmi la “jizia” (la tassa per i cristiani prevista dalla sharia) – afferma il terrorista nel video – l’imam pachistano mi ha nominato mufti e ho emanato una fatwa ordinando di decapitare un insegnate cristiano. Poi ho ordinato un’altra fatwa contro un commerciante cristiano che non voleva pagare la “jizia”». Shihab aveva emanato anche una fatwa che rendeva lecita l’uccisione di tre donne accusate di aver dato informazioni alla polizia, così come ha ammesso di aver «pianificato un attentato avvenuto nel villaggio di al­Khazana». Il terrorista aveva preso di mira anche una minoranza sciita presente nel nord del Paese. Il portavoce del ministero della Difesa ha poi mostrato le confessioni di altri otto terroristi, chiedendo alle famiglie delle loro vittime di sporgere denuncia contro di loro alla magistratura.
Tra le persone arrestate c’è anche un siriano, Azmi Dari Muhammad, di Homs, arrestato mentre si camuffava con abiti femminili. «Era addetto ad arruolare donne – ha spiegato il portavoce – che avrebbero lavorato come domestiche per le persone importanti della zona, in modo da raccogliere informazioni utili per il gruppo. Trasportava anche armi, evitando i controlli della polizia in quando scambiato per una donna». Intanto, la violenza continua a dilagare nel Paese. Ieri a Baghdad quattro persone sono morte in un attacco contro una Ong nel quartiere sciita di Adhamiyah. Alle 14 locali un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione negli uffici di “Mawteny”, ha ucciso quattro dipendenti, tra cui una donna, e ne ha feriti due. (A.E.) 20.01.2010

Sì, certo lo so, loro sono buoni, loro seguono la religione di pace, loro hanno una cultura che vale quanto la nostra; siamo noi che siamo islamofobi eurocentrici imperialisti colonialisti, in una parola: cattivi. E molto kattivissimo, inutile dirlo, è anche il solito, inescusabile Ugo Volli, uno e due.

barbara


1 giugno 2009

INSH’ALLAH

di S. Adamo

Una vecchia e bellissima canzone, riemersa dai meandri della memoria e ripescata nelle maglie della rete. Godetevela tutta! (clic)


Ho visto l'oriente nel suo scrigno
con la luna per bandiera
ed intendevo in qualche verso
cantare al mondo il suo splendore

Ma quando ho visto Gerusalemme
piccolo fiore sulla roccia
ho sentito come un requiem
quando a parlargli mi inchinai

E mentre tu bianca chiesetta
sussurri pace sulla terra
si strappa il cielo come un velo
scoprendo un popolo che piange

La strada porta alla fontana
vorresti riempire il tuo secchio
meglio fermarti Maria Maddalena
oggi il tuo corpo non vale l'acqua
Inch'Allah Inch'Allah
se Dio vuole Inch'Allah

L'ulivo piange la sua ombra
sua dolce sposa dolce amica
che riposa sulle rovine
prigioniera in terra nemica

Sul filo spinato con amore
la farfalla ammira la rosa
la gente è così scervellata
che la ripudia se mai posa

Dio del inferno Dio del cielo
tu che governi tutto il mondo
su questa terra d'Israele
ci sono bimbi che tremano
Inch'Allah Inch'Allah
se Dio vuole Inch'Allah

Le donne cadono sotto il tuono
domani il sangue sarà lavato
la strada è fatta di coraggio
una donna per una pietra

Ma sì ho visto Gerusalemme
piccolo fiore sulla roccia
e sento sempre come un requiem
quando a parlagli mi ritrovo

Requiem per sei milioni d'anime
che non hanno mausoleo di marmo
e che malgrado la sabbia infame
han fatto crescere sei milioni d'alberi
Inch'Allah Inch'Allah
se Dio vuole Inch'Allah


Come si può comprendere da alcune immagini (il filo spinato, l’ulivo separato dalla propria ombra che si trova in terra nemica), la canzone è stata scritta al tempo in cui Gerusalemme era divisa in due, a causa dell’occupazione illegale da parte della Giordania (occupazione e illegalità per le quali mai abbiamo sentito proteste o boicottaggi o risoluzioni di condanna). Anche qui, come in ogni luogo su cui musulmani hanno messo le mani, sinagoghe e cimiteri ebraici sono stati immediatamente devastati, le pietre tombali sono state usate per costruire latrine, a nessun ebreo al mondo è più stato consentito, per tutta la durata dell’occupazione, l’accesso ai luoghi santi ebraici fra cui il kotel – il cosiddetto muro del pianto – liberato insieme a tutto il resto della parte est nel giugno del 1967. L’intera Gerusalemme est è stata ridotta, durante l’occupazione, a un borgo di campagna, senza neppure la ricchezza di un ufficio postale. Sì, lo so, queste cose le ho dette un miliardo di volte, ma meglio una in più che una in meno, visto che così difficile è il ricordo e così facile l’oblio, soprattutto quando è sostenuto da robuste dosi di malafede.



barbara


30 gennaio 2009

UOMINI ARMATI CONFISCANO GLI AIUTI GIORDANI NELLA STRISCIA DI GAZA

Agenzia di stampa giordana “Petra”

(Petra - 20 gennaio 2009)

“Petra ha ricevuto notizia che martedì, uomini di Hamas hanno confiscato un convoglio di aiuti giordano dopo che questo era entrato nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Abu Salem. Il convoglio di aiuti, inviato dall’Organizzazione hashemita giordana di carità (JHCO), è stato scaricato su camion non giordani e condotto da autisti non giordani dopo aver attraversato il King Hussein Bridge”.Le Nazioni Unite erano in attesa di un convoglio e di scaricare nei loro magazzini le merci che sarebbero poi state distribuite ai civili che risiedono nella Striscia. Gli uomini armati di Hamas hanno aperto il fuoco sui conducenti dopo che questi avevano attraversato il valico di Abu Salem e li hanno costretti a dirigersi verso i loro magazzini. L’Onu ha chiesto alla compagnia di trasporti di non inviare gli altri convogli previsti per martedì e mercoledì fin quando la questione del convoglio sequestrato non sarà risolta”.
Miliziani di Hamas hanno radunato centinaia di attivisti di Fatah sospettati di “collaborazione” con Israele durante l’Operazione Piombo Fuso - hanno detto membri di Fatah della Striscia di Gaza al Jerusalem Post lunedì. Essi hanno raccontato che la repressione di Hamas nei confronti di Fatah si è intensificata dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, domenica mattina.I membri di Fatah e testimoni oculari hanno detto che i detenuti sono stati portati nelle scuole e negli ospedali che Hamas ha trasformato in spazi attrezzati per gli interrogatori.Subito dopo l’inizio dell’operazione militare, Hamas ha anche rinnovato le ordinanze di arresto emesse contro migliaia di dirigenti e attivisti di Fatah della Striscia di Gaza.
Un dirigente di Fatah di Ramallah ha detto al Jerusalem Post che almeno 100 dei suoi uomini sono stati uccisi o feriti in seguito alle azioni punitive di Hamas. Alcuni sono stati torturati brutalmente – ha aggiunto. Il dirigente ha detto che gli autori di queste azioni appartengono al braccio armato di Hamas, Iz ad-din al-Qassam, e al movimento delle forze per la sicurezza interna.Nei giorni appena trascorsi, alcuni leader e portavoce di Hamas hanno dichiarato che i membri di Fatah nella Striscia di Gaza sono stati spiati nei loro movimenti e trasferimento di informazioni a Israele. Due dirigenti di Hamas, Salah Bardaweel e Fawzi Barhoun, hanno accusato il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas e le sue “spie” nella Striscia di Gaza, di aver fatto delle soffiate agli israeliani a proposito dei movimenti del Ministro dell’interno Said Siam, ucciso da un attacco dell’IDF alla casa del fratello, a Gaza City, la scorsa settimana.
Il dirigente di Fatah a Ramallah ha detto che, oltre ad essere senza fondamento, le accuse erano anzitutto mirate a preparare uno spietato attacco di Hamas contro gli attivisti di Fatah nella Striscia di Gaza. “Essi temevano di affrontare l’esercito israeliano e molti uomini armati di Hamas sono addirittura scappati durante i combattimenti”, ha detto. “Hamas adesso sta sfogando la sua rabbia e la sua frustrazione contro i membri di Fatah nella Striscia”.
Testimoni oculari hanno raccontato che i miliziani di Hamas hanno trasformato un certo numero di scuole e ospedali in centri di detenzione temporanei nei quali sono state trasferite decine di membri e sostenitori di Fatah sospettati di aver aiutato Israele durante la guerra. I testimoni hanno detto che un ospedale pediatrico e un centro di cura mentale a Gaza City, insieme ad alcune scuole a Khan Yunis e Rafah, erano tra i luoghi che Hamas ha usato come “centri di tortura”.
Un attivista di Fatah nella Striscia di Gaza ha dichiarato che almeno 80 membri della sua fazione sono stati gambizzati con colpi d’arma da fuoco o sono state loro spezzate le braccia, per il presunto sospetto che essi avessero violato l’ordinanza di arresti domiciliari. “Quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza è un nuovo massacro commesso da Hamas contro Fatah”, ha detto. “Dove erano, questi codardi di Hamas, quando l’esercito israeliano era qui?”.L’attivista ha anche aggiunto che le forze di sicurezza (di Hamas) hanno anche confiscato i telefoni cellulari ed i computer delle migliaia di membri o sostenitori locali di Fatah.
Parenti di Abed al-Gharaibi, un ex ufficiale della sicurezza di Fatah e detenuto nelle carceri israeliane per 12 anni, ha dichiarato di essere stato sequestrato da un gruppo di miliziani di Hamas che gli hanno sparato ad entrambe le gambe dopo averlo brutalmente torturato.È stato riferito che Ziad Abu Hayeh, uno dei comandanti del braccio armato di Fatah, le brigate dei martiri di al-Aqsa, ha perso la vista dopo che uomini armati di Hamas gli hanno cavato gli occhi. In altri casi, attivisti sono stati trattenuti e sono stati colpiti alle gambe dopo essere stati visti ridere in pubblico – atto che Hamas ha interpretato come un’espressione di gioia per l’offensiva militare israeliana.
Sabato notte, tre fratelli della famiglia Subuh sono stati rapiti da miliziani di Hamas e portai nella moschea di Abdel Aziz Rantisi a Khan Yunis. Qui sono stati feriti alle gambe - ha riportato un giornalista del Jerusalem post. In un incidente più recente, uomini armati di Hamas hanno sparato, uccidendolo, a Hisham Tawfik Najjar dopo aver devastato la sua casa e picchiato i suoi quattro figli, tutti attivisti di Fatah. Fahmi Za’areer, un portavoce di Fatah in Cisgiordania, ha rivelato che almeno 16 attivisti di Fatah sono stati ammazzati da Hamas negli ultimi giorni. Egli ha condannato fortemente il giro di vite imposto da Hamas e ha lanciato un monito contro un nuovo bagno di sangue a Gaza.

Sì, lo so che lo avete letto su tutti i giornali, sentito su tutte le radio, visto su tutte le televisioni, approfondito su un miliardo di siti internet, ma siccome sono un tantino fissata e ossessionata, ho deciso di riproporvelo una volta di più, OK?

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Gaza hamas criminali aiuti Giordania

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 30/1/2009 alle 1:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


9 ottobre 2008

DELITTI SENZA ONORE

Lei, la chiameremo Selma, non ne poteva più. Sposata a sedici anni, si era ritrovata fra le mani di un marito che la "offriva" ai suoi amici, obbligandola a prestazioni sessuali inusuali. Dopo due mesi era scappata. Ma in Giordania, senza un padre o un marito alle spalle, si va poco lontano, e Selma, dopo una settimana, si era arresa all'idea di tornare a Wadi Amoun, dalla famiglia. Il padre l'ha accolta con una scarica di bastonate, poi ha chiamato il fratello di 15 anni che l'ha legata con un filo elettrico immerso nel lavello della cucina. Hanno inserito la spina, sono usciti per quindici minuti, e poi con molta calma sono tornati a controllare che fosse morta. Poi il padre è andato dalla polizia, ha consegnato il filo elettrico e ha dichiarato di aver lavato l'onore della famiglia. Durante il processo, i soliti argomenti: Selma aveva abbandonato il tetto coniugale, Selma voleva farsi la sua vita, Selma aveva certamente un amante ed era tornata dal padre per provocarlo. E il povero genitore, nel sentirsi urlare di farsi i fatti suoi, non ci aveva visto più. Sentenza: la condanna per omicidio premeditato viene ridotta a un solo anno di detenzione in base all'articolo 98 del Codice penale giordano, per il quale l'imputato gode di attenuanti se ha agito in base a un accesso d'ira provocato dalla vittima. L'anno viene poi ridotto a sei mesi perché la famiglia, nella persona della madre, rifiuta di accusare l'imputato. Risultato: quando, il 17 agosto, la Corte di cassazione ha confermato la sentenza, il padre di Selma era già un uomo libero. Diversa è la storia di Noura, altro nome di fantasia. Si era consegnata alla polizia chiedendo di essere incarcerata per proteggersi dalla famiglia, dalla quale era fuggita per 35 giorni. In Giordania una donna non potrebbe neanche affittare una stanza d'albergo senza l'autorizzazione dei familiari, figuriamoci fuggire. Il padre, dopo aver garantito alla polizia di non farle del male e dopo una cauzione di 5mila euro, se l'era riportata a casa. Dove il fratello, il 3 luglio, l'ha accoltellata. Per le autorità, stessa storia: Noura aveva provocato il fratello, Noura era sparita chissà dove per 35 giorni, Noura aveva un amante e disonorava la famiglia. Ed ecco invocato l'articolo 98 del Codice penale. Per la polizia, che ha l'obbligo di confermare la verginità delle ragazze quando si costituiscono, Noura non aveva avuto nessun rapporto. Per l'amica che l'aveva ospitata per 35 giorni, era scappata dopo che la famiglia le aveva scoperto un cellulare comprato di nascosto. Poco importa: tra qualche mese suo fratello sarà un cittadino libero.
Il delitto d'onore è un problema sociale in un contesto fortemente tribale come quello giordano, dove la facciata della famiglia dipende dalla purezza delle donne che ne fanno parte. L'onore degli uomini (sharaf) si misura sul pudore ('irdh) delle sorelle e delle figlie. Basta un sospetto per rovinare per sempre la reputazione di una donna, e trascinarne nel fango anche sorelle e fratelli. Quando le famiglie di Selma e Noura, sono uscite dalla stazione di polizia, i vicini potevano essere certi di una cosa: il loro onore era "lavato", la famiglia frequentabile, le sue donne maritabili. Di storie come queste ce ne sono una ventina all'anno, in Giordania. Rana Hussein, reporter giudiziaria del Jordan Times, che sui delitti d'onore ha costruito una pluripremiata carriera, non ama stigmatizzare il fenomeno, e se avvicinata da un occidentale sull'argomento può addirittura farsi difensiva: "Succede in Italia, succede ovunque. Nel mondo ci sono almeno 5mila casi all'anno". Perché sottolineare in particolare il caso della Giordania? In questo paese però il problema è anche giuridico oltre che sociale. E imbarazza l'occidentalissima coppia regale, che della Giordania vorrebbe fare un modello di democrazia, anche attraverso le associazioni in difesa dei diritti delle donne patrocinate dai monarchi hashemiti e gli appelli della regina Rania. Ma le donne restano cittadine di serie b, che non possono muoversi da casa e che per scappare possono soltanto andare a vivere in carcere, perché, in caso di morte, ci sarà sempre un giudice pronto ad applicare l'attenuante generica dell'accesso d'ira, previsto dall'articolo 98 del Codice penale. E i parenti responsabili saranno sempre sicuri di potersela cavare con qualche mese di carcere e uscirne da eroi, perché l'onore, per la tribù, è un affare di famiglia. Mentre il resto degli omicidi in Giordania è punito con la morte.
Il problema è anche politico. Il ministro della Giustizia, recentemente, ha visto ancora una volta fallire in Parlamento la propria richiesta di estendere a un minimo di 5 anni la detenzione in caso di omicidio di familiare, che attualmente è pari a sei mesi. Il motivo risiede nella composizione stessa del Parlamento giordano: tribale. Da un lato, infatti, la Camera bassa (il ramo elettivo) paga il prezzo di quasi trent'anni di legislazioni d'emergenza, che hanno proibito l'affiliazione partitica fino agli anni Ottanta; la conseguenza è che tutt'ora, in Giordania, si vota non per un'idea ma per l'amico di famiglia, o meglio per il candidato scelto dalla tribù di appartenenza. Dall'altro lato, l'isola filoamericana del Medio Oriente non può permettere un'ascesa dei partiti islamisti, fortissimi in una società impoverita e iperconservatrice come quella giordana, né dei partiti progressisti legati alla componente palestinese, in un Paese in cui i palestinesi costituiscono i due terzi della popolazione ma è l'identità beduina a sancire il carattere e la legittimità della casa regnante. E quindi i seggi giordani sono designati in modo da garantire la maggioranza ai leader tribali che, naturalmente, si preoccupano anzitutto di impedire che i diritti civili delle donne facciano crollare il loro millenario ordine sociale. Certo, la regina Rania Hussein ha ragione quando sottolinea che la Giordania è solo uno dei tanti Paesi in cui si uccide ancora per onore. Ben lontano dalle centinaia, fra omicidi e suicidi forzati, di morti registrate in Turchia ogni anno, dalle morti anonime della Palestina, dove la guerra ha la precedenza e le ragazze muoiono per l'onore silenziosamente. Ben lontano dalle percentuali di violenza domestica israeliane e da quelle di regimi fondamentalisti come l'Arabia Saudita, in cui le donne stuprate le giustizia direttamente lo Stato. Ma il delitto d'onore resta in Giordania un caso sociale, politico e giuridico, in un Paese in cui la società tribale si regola e si autoconserva sanzionando il comportamento delle proprie donne.
Welcome to Jordan, si legge ovunque in Giordania. E poi sempre le stesse due immagini: da un lato, deserto e tramonto e la sagoma di un anziano sheikh che fa ritorno verso la propria tenda. Dall'altro, il sorriso tutto british del re Abdullah II, mezzo inglese, buttato sul divano insieme ai tre pargoli e alla smagliante, emancipata moglie: un quadretto da sitcom americana. Per le contraddizioni, tranquilli. Quelle le pagano una ventina di Selma e Nouria ogni anno. (Annalena Di Giovanni, Left-Avvenimenti)

Lasciano un po’ perplessi quelle “percentuali di violenza domestica israeliane” evidentemente superiori, per la giornalista, a quelle dell’India dove è abbastanza normale bruciare viva la moglie se suo padre non riesce a pagare la dote pattuita – ma sarebbe più corretto dire pretesa ed estorta – e assassinare le neonate. Rimane tuttavia notevole il fatto che una testata dichiaratamente e decisamente di sinistra dedichi un servizio ai delitti d’onore che quotidianamente si consumano nel mondo arabo-islamico. (E grazie a Davide per la segnalazione)
(Certo che a soffermarsi anche un solo momento a pensare a quanta sofferenza c’è nel mondo – e inflitta soprattutto alle donne – c’è davvero da restare annichiliti)



barbara


17 aprile 2008

HO VISTO COSE (3)

E ho visto il terribile vento del deserto, quello che sposta le dune e cancella le piste e confonde le rotte e condanna inesorabilmente gli incauti che lo sfidano senza rispetto; quello che piega le palme e ti stordisce e ti acceca e non ti lascia avanzare; quello che solleva nuvole di sabbia sufficienti a coprire il mare e spegnere le rassicuranti e ammiccanti luci di Giordania.



E ho visto un mucchietto di passeri – i passeri più piccoli mai visti in vita mia – contendere un pezzo di pitta a una banda di arroganti colombi e venirne respinti a spintonate e tornare all’attacco, infilarsi nei pertugi tra un colombo e l’altro, saltare sulla pitta, riuscire a strapparne un bel pezzetto prima di venire nuovamente buttati fuori e ancora una volta ripartire all’attacco, instancabilmente, senza mai lasciarsi scoraggiare dal fatto di dover fronteggiare un avversario tanto più grande di loro.
E ho camminato in un viale di palme di notte, accompagnata dal frinire delle cicale – quanto era che non le sentivo, in queste nostre lande inquinate e inospitali! – e le narici sfiorate dal sentore aromatico e lieve del fango del mar Morto e la pelle sfiorata dall’aria calda e leggera, qualche auto, qualche passante, silenzio e pace.
E ho fatto l’esperienza – ne avevo letto, ma quale differenza tra il leggere e il vivere! – di montagne e valli senza eco: luogo unico al mondo, la depressione del mar Morto, si grida, e risponde solo il silenzio più assoluto. Nessuna eco, nessun ritorno, solo la pace assoluta.
E mi sono dondolata nell’acqua, senza peso, con la pelle resa seta da quell’acqua magica, me ne sono fatta accarezzare e coccolare e baciare e viziare, in una bolla senza spazio e senza tempo. Senza, per un momento, umane miserie.
E ho visto l’accoglienza riservatami dal mar Morto, la notte del mio arrivo: sì, questo hanno fatto, pensate un po’; e non venitemi a dire che è stata una pura e semplice coincidenza: non ci credo neanche morta (e abbiate pazienza per la qualità: sono cinque secondi di esposizione a mano libera, e anche i cinque secondi li ho decisi a naso, ché fare foto non è il mio mestiere, e meno che mai in notturna):







Devo dirlo? Sì, mi sono (quasi quasi) commossa.

barbara

sfoglia     dicembre        febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA