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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


28 gennaio 2012

UN SOGNO TRAMANDATO DAL FARAONE AL 1938

Mi chiamo Anna. Ho dodici anni. Ho occhi e capelli castani. La mia adolescenza è appena iniziata. Ma la mia vita sta per finire. Mi chiamo Rebecca. Ho cinque anni. Ho occhi azzurri e capelli biondi. Non festeggerò mai il mio compleanno di sei anni. Mi chiamo Isaac. Non so esattamente quanti anni ho. Forse uno. Forse due. L’unica cosa certa è che mi hanno separato dalla mia mamma. E che non la rivedrò mai più. Mi chiamo Ruben. Sarei dovuto nascere tra due mesi. La mia anima non giungerà mai in questo mondo. Qualcuno ha deciso che non meritiamo di vivere. Che siamo colpevoli di una diversità insopportabile. La lingua parlata dai nostri genitori è troppo differente da quella del posto. Il nostro modo di vestire non segue sempre le mode dettate dagli stilisti. I nostri nomi, durante l’appello, risuonano come suoni stranieri tra le mura di scuola. La nostra identità è troppo sentita per passare inosservata. Il nostro orgoglio come nazione troppo potente per rimanere silente. Coloro che ci hanno negato il futuro avevano un unico progetto in testa. Un sogno tramandato dal faraone fino al 1938. Cancellare per sempre l’esistenza del popolo a cui apparteniamo. Annientare il nostro presente per evitare un nostro domani. Un disegno, grazie a D-o, mai trasformato in realtà. Voi, che vi trovate lì oggi, a leggere comodi in una sinagoga o tra le accoglienti pareti di casa, potete scegliere. Se piangere per noi, commiserandoci e ricordandoci. O riportarci in vita. Quando una bambina di nome Anna compirà dodici anni e prenderà su di sé tutte le mizvot. Quando una bambina di nome Rebecca accenderà una candela al venerdì sera. Quando un bambino di nome Isaac pronuncerà ‘torà’ tra le sue prime parole. Quando un bambino di nome Ruben vedrà la luce e farà il brit milà all’ottavo giorno. Il sogno dei nostri nemici andrà in frantumi. E voi ci avrete ridato la nostra vita rubata.

Gheula Canarutto Nemni 

In realtà l’amica Gheula si dimostra, nel titolo, straordinariamente ottimista: quel sogno dura tuttora, purtroppo. Lo vediamo quotidianamente, in certi commenti immondi nei nostri blog, nei siti, nei forum, negli articoli di giornale, in certe sentenze di tribunale. Ma noi siamo qui, incrollabilmente determinati a mandare in frantumi quel sogno. E magari anche i sognatori.

 

barbara


12 aprile 2011

Giuramento di Ippocrate per i Giornalisti

Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:

  • di esercitare la professione giornalistica avendo sempre a mente sentimenti antiisraeliani e pregiudizi razziali contro gli ebrei;
  • di perseguire come scopi esclusivi della mia attività giornalistica la ricerca della fama, la distorsione dell’informazione, l’inganno dei lettori;
  • di cercare di celare più notizie possibili, in modo da evitare il rischio che il lettore sia portato a giudicare positivamente gli ebrei e il loro paese;
  • di astenermi nella mia attività dai principi etici della solidarietà umana e della umanità, qualora si trattasse di informazioni provenienti dal medio oriente;
  • di accantonare diligenza, obiettività e coscienza quando scriverò sul mondo ebraico;
  • di affidare la mia reputazione alla capacità di occultare la verità e di distorcere la realtà;
  • di evitare di chiamare terroristi coloro che uccidono gli ebrei, o di chiamare vittime i morti israeliani;
  • di sostituire espressioni come “atto terroristico” e “omicidio” con “esplosione” e “incidente” in modo che nessuno possa giudicare obiettivamente l’accaduto in medio oriente;
  • di non dare voce a pensieri in difesa di Israele e degli ebrei;
  • di rimanere fedele all' "accanimento" mediatico e all’occultamento della vera informazione;
  • di non pubblicare fotografie che possano commuovere il lettore portandolo a posizioni favorevoli su Israele;
  • di continuare a celare il mio essere antisemita dietro a giustificazioni di natura politica e territoriale;
  • di usare due pesi e due misure quando Israele subisce attacchi e quando mette in atto una legittima difesa; 
  • di osservare il segreto su tutto ciò che vedo o che ho veduto in Israele e contro gli ebrei, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione giornalistica sul mondo mediatico e l’ancestrale antisemitismo che vi scorre o in ragione del mio stato inteso come colui che crea il giudizio del mondo sull’universo ebraico e la sua terra;
  • Lo giuro.
Gheula Canarutto Nemni

E direi che ci sta molto bene una rispolveratina del nostro video elaborato sugli articoli di Ugo Volli.

barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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