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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


3 giugno 2009

SAGGEZZA

Quando rientrai in casa, la stanza dalla quale ero uscito si presentava pressoché vuota. C'era solo un signore molto an­ziano - forse c'era stato anche prima, silenzioso e senza dare nell'occhio - probabilmente un nonno; sembrava uno di quei vecchi ebrei dipinti da Rembrandt, aveva una barbetta rada e appuntita, il volto pieno di rughe, era seduto in poltrona e fu­mava tranquillo la sua pipa, con aria visibilmente meditabon­da. Gli altri dovevano essersi trasferiti in un punto diverso del­la vasta casa. Stavo per chiedere di loro, ma il vecchio mi pre­cedette e mi rivolse la parola, fissandomi con i piccoli occhi chiari e profondi.
«Lei non è ebreo, vero?» domandò. E quando gli ebbi spie­gato che avevo solo accompagnato un amico ebreo, disse in to­no molto autorevole: «È bello che Lei stia dalla parte del Suo amico!». Mi sentii imbarazzato e balbettai qualcosa, ma provai un vero sconcerto quando lui proseguì: «Un atteggiamento saggio, il Suo. Lo capisce?».
Sembrava godere del mio imbarazzo, aspirò meticolosa­mente il fumo della pipa e con voce vecchia e rugginosa ma piena di forza proclamò: «Gli ebrei supereranno tutto questo. Lei non crede? Non abbia timore, lo supereranno. Già altri sono venuti, che avrebbero voluto sterminarli. Ma gli ebrei hanno superato tutto. Supereranno anche questo. E poi ricorderanno. Lei conosce Nabucodonosor?».
«Il Nabucodonosor della Bibbia?» chiesi incredulo.
«Proprio lui», disse il nonno guardandomi con i piccoli oc­chi chiari nei quali lampeggiava una scintilla di ironia. «Vole­va sterminare gli ebrei, ed era un uomo più grande del vostro Hitler, e il suo regno era un regno più grande del Reich te­desco. E allora gli ebrei erano più giovani, più giovani e più deboli, avevano poca storia alle loro spalle. E lui era un grand'uomo, il re Nabucodonosor, un uomo saggio e un uo­mo crudele.» Parlava lentamente, come se stesse predicando, si compiaceva del suo discorso, tra una parola e l'altra aspira­va il fumo della pipa a lungo e con insistenza. Io lo ascoltavo cortesemente.
«Eppure non c'è riuscito, il re Nabucodonosor», proseguì. «Con tutta la sua grandezza e tutta la sua saggezza e tutta la sua crudeltà non c'è riuscito. Ed è così dimenticato che se lo nomino Lei sorride. Solo gli ebrei si ricordano ancora di lui. E loro sono ancora qui e vivono; sono ancora vivi e vegeti. Adesso arriva il signor Hitler e di nuovo vuole sterminarli. Be', non ci riuscirà il signor Hitler, nemmeno lui. Non mi crede?».
«Spero che Lei abbia ragione», dissi sommessamente.
«Voglio rivelarLe qualcosa», disse. «Un piccolo stratagem­ma, uno stratagemma di Dio, se vuole. Tutti gli uomini che perseguitano gli ebrei hanno sfortuna. Perché mai è così? Io lo so? No, non lo so. È così.»
Mentre nella mia testa cercavo esempi e controprove tratti dalla storia, lui proseguì: «Guardi il re Nabucodonosor. Era un grande, nella sua epoca, un re dei re, un uomo veramente grande. Ma da vecchio impazzì, girava carponi sui prati come una mucca e brucava erba: con i denti, come una mucca». Si interruppe e buttò fuori il fumo, poi sul suo volto apparve un sottile sorriso, un sorriso di intimo piacere che gli accese ne­gli occhi molte luci, come se un'idea tanto divertente quanto gradevole lo riscaldasse dall'interno. «Forse», disse, «forse un giorno anche il signor Hitler girerà carponi per i prati e bru­cherà erba come una mucca. Lei è giovane, forse farà in tem­po a vederlo. Io no.» E d'improvviso cominciò a ridere dav­vero senza più trattenersi, una risata silenziosa lo scosse sem­pre più, finché inghiottì il fumo e prese a tossire.
Sebastian Haffner, Storia di un tedesco, Garzanti

Capito, amico Hussein Obama? Fare la riverenzina di fronte al tuo re non ti servirà.
Capito, amico Cremonesi? Leccare il posteriore ai terroristi non ti servirà.
Capito amici antiimperialisti e feccia varia mista? Vendervi alla lobby del petrolio non vi servirà.
Finirete tutti carponi sui prati a brucare erba come mucche. Non avete scampo: la storia è contro di voi.


barbara


9 gennaio 2009

RICORDA QUALCOSA?

Alla fine di marzo i nazisti si sentirono abbastanza forti per dare l'avvio al primo atto della loro vera rivoluzione, quella che non è diretta contro una determinata carta costituziona­le, ma contro i fondamenti della convivenza umana sulla ter­ra, e che, se non viene contrastata, è ancora ben lontana dall'aver raggiunto il proprio acme. Il suo primo, timido atto fu il boicottaggio degli ebrei del 1° aprile 1933.
Venne deciso la domenica precedente da Hitler e Goebbels sull'Obersalzberg, tra tè e biscotti. Lunedì i giornali titolarono, con curiosa ironia, «Annunciata azione di massa». A partire da sabato 1° aprile, si leggeva, tutti i negozi ebrei dovevano essere boicottati. Sentinelle delle SA si sarebbero schierate davanti agli esercizi impedendo che qualcuno vi entrasse. Nello stesso modo si dovevano boicottare i medici e gli avvocati ebrei. Pat­tuglie di SA avrebbero controllato che in studi e ambulatori si effettuasse il boicottaggio.
Dalle motivazioni di questo provvedimento si può misurare il progresso che i nazisti avevano compiuto in un mese. La leg­genda del progettato putsch comunista, raccontata per abro­gare la costituzione e le libertà civili, era stata una storiella co­munque ben costruita, che teneva d'occhio la credibilità; anzi, si era ritenuto necessario mettere assieme una specie di prova visibile dando fuoco al Reichstag. La motivazione del boicot­taggio degli ebrei, al contrario, era un'offesa impudente e una presa in giro di coloro dai quali si pretendeva che si comportassero come se ci credessero davvero. Infatti il boicottaggio degli ebrei doveva essere organizzato come misura di difesa e di ritorsione contro le false notizie di atrocità che avvenivano nella nuova Germania, prive di ogni fondamento, capziosa­mente diffuse all'estero dagli ebrei tedeschi. Ecco, questo era il motivo.
Nei giorni seguenti vennero disposti altri provvedimenti in­tegrativi (alcuni di essi furono poi attenuati, per il momento): tutti i negozi «ariani» dovevano licenziare i loro impiegati ebrei. E dovevano farlo pure tutti i negozi ebrei, che erano ob­bligati a pagare salari e stipendi ai loro impiegati «ariani» an­che durante la chiusura dovuta al boicottaggio. I proprietari di negozi ebrei dovevano ritirarsi dall'attività e trovare gesto­ri «ariani». Eccetera.
Contemporaneamente iniziò una grande «campagna di informazione» contro gli ebrei. Con volantini, manifesti e adu­nate di massa i tedeschi furono illuminati sul fatto che se fino ad allora avevano considerato gli ebrei esseri umani erano in­corsi in un errore. In realtà gli ebrei erano una «sottospecie» umana, quasi degli animali, ma con le caratteristiche di demo­ni. Quali conseguenze se ne potevano trarre, per il momento non veniva detto. Comunque, come grido di battaglia e parola d'ordine fu consigliato «Crepa giudeo!». A capo del boicottaggio venne designato un uomo di cui la maggior parie dei tede­schi lesse allora il nome per la prima volta: Julius Streicher.
Tutto questo suscitò qualcosa che dai tedeschi, dopo le ul­time quattro settimane, non ci si sarebbe più aspettati: sgo­mento generalizzato. Un borbottio di disapprovazione, soffo­cato ma udibile, corse attraverso il paese. I nazisti intuirono di aver fatto un passo troppo lungo, per il momento, e dopo il 1° aprile annullarono una parte dei provvedimenti. Ma non sen­za prima lasciare che lo sgomento totale producesse i suoi ef­fetti. Nel frattempo, sappiamo a quante delle loro reali inten­zioni abbiano rinunciato.
La cosa strana e deprimente fu senza dubbio che, al di là dell'immediata sensazione di sgomento, questo primo gran­dioso annuncio di una nuova idea criminosa scatenò in tutta la Germania un'ondata di dibattili e discussioni... ma non sulla questione dell'antisemitismo, bensì sulla «questione ebraica». Un giochetto che da allora ai nazisti è riuscito per molte altre «questioni», anche su scala internazionale: mentre minacciava­no qualcuno di morte pubblicamente - un paese, un popolo, un gruppo umano - riuscivano a far sì che di colpo venisse messo in discussione da tutti non il loro diritto all'esistenza, ma quello di quel qualcuno.
Improvvisamente ognuno si sentì obbligato e autorizzato a formarsi un'opinione sugli ebrei e ad esporla. Si operarono sottili distinzioni tra gli ebrei «rispettabili» e gli altri; se alcuni, per così dire a giustificazione degli ebrei - giustificazione per cosa? contro cosa? - portavano gli esempi delle loro prestazio­ni in campo scientifico, artistico, medico, altri rinfacciavano loro proprio questo: avrebbero «inforestierito» la scienza, l'ar­te, la medicina. Soprattutto divenne rapidamente consuetudine generale e popolare quella di mettere in conto agli ebrei l'esercizio di professioni rispettabili e intellettualmente rilevanti come se fosse un crimine o quanto meno una mancanza di tatto. A chi difendeva gli ebrei si rimproverava, aggrottando la fronte, che insomma gli ebrei, in modo decisamente riprove­vole, erano presenti in proporzione notevole tra i medici, gli avvocati, i giornalisti ecc. Ci si dilettava particolarmente nel risolvere la «questione ebraica» con calcoli percentuali. Si inda­gava se la quota di ebrei nel numero di membri del partito co­munista non fosse troppo alta, e quella nel numero dei caduti della guerra mondiale forse troppo bassa. (Davvero, ho assi­stito anche a questo, da parte di un uomo che si annoverava tra i «ceti colti» e aveva un titolo di dottore. Mi dimostrò con la massima serietà che, considerando il numero complessivo degli ebrei tedeschi, i 12.000 caduti nella guerra mondiale era­no proporzionalmente inferiori rispetto alla corrispondente cifra dei caduti ariani, e da qui deduceva «una certa giustifi­cazione» dell'antisemitismo nazista.) (Sebastian Haffner, Storia di un tedesco, Garzanti, pp. 113-116; libro scritto nel 1939).

Davvero preziosa, la lezione dei nazisti. Talmente preziosa che è stata ripresa al cento per cento, e ciò che era allora accaduto per il popolo ebraico, avviene ora per lo stato ebraico: non la legittimità di chi ne persegue la distruzione, viene messa in discussione, bensì quella della sua esistenza. Historia magistra vitae? Sì, certo, peccato solo che i maestri più gettonati siano regolarmente quelli dalle mani più lorde di sangue. E fra le colpe che maggiormente si imputano agli ebrei, continua ad esserci quella di morire troppo poco – magari da quelli stessi che il 27 gennaio si commuovano e gli scappa anche la lacrimuccia: gente che ama talmente tanto commemorare l’olocausto da prodigarsi con tutte le proprie forze per poterne, un giorno, commemorare due.


barbara

AGGIORNAMENTO: corri a leggere questo.


15 dicembre 2008

STORIA DI UN TEDESCO

La storia che qui si vuole raccontare ha per argomento una specie di duello.
Si tratta di un duello impari tra due avversari molto diversi: tra uno stato oltremodo potente, forte e brutale, e un piccolo privato cittadino, anonimo e sconosciuto. Il duello non si svol­ge su quello che viene comunemente considerato il campo del­la politica; il privato cittadino non è in alcun modo un politico, né tanto meno un congiurato, un «nemico dello stato». Viene a trovarsi continuamente ed esclusivamente sulla difensiva. Non desidera altro se non proteggere ciò che, a torto o a ragione, considera la propria personalità, la propria vita e la propria pri­vata onorabilità. Tutto questo viene costantemente aggredito dallo stato in cui vive e col quale ha a che fare, con mezzi estremamente brutali, anche se abbastanza grossolani.
Tra terribili minacce, questo stato pretende che il suddetto privato cittadino abbandoni i suoi amici, lasci le sue ragazze, rinunci alle proprie idee, accetti idee imposte, saluti in modo diverso da come è abituato, mangi e beva cose diverse da quel­le che gli piacciono, impieghi il tempo libero in occupazioni che detesta, metta la propria persona a disposizione di avven­ture che rifiuta, rinneghi il proprio passato e il proprio Io, e, cosa fondamentale, mostri costantemente nei riguardi di tut­to questo il massimo entusiasmo e la massima riconoscenza.
Il privato cittadino non vuole. È poco preparato all'aggres­sione di cui è vittima, non è un eroe nato, e tanto meno un martire. È semplicemente un uomo qualunque, con le sue molte debolezze, e in più è il prodotto di un'epoca insidiosa: però non vuole. E allora si impegna nel duello... senza entu­siasmo, quasi facendo spallucce; ma con la tacita determina­zione di non cedere. Ovviamente è molto più debole del suo avversario, ma senza dubbio più flessibile. Si vedrà come ese­gue manovre diversive, si scansa, poi esegue un affondo im­provviso, come si tiene in equilibrio ed evita per un pelo le stoccate pericolose. Si dovrà convenire che nel complesso, per un uomo qualunque senza particolari tendenze all'eroismo o al martirio, resiste davvero valorosamente. Ma poi si vedrà co­me alla fine sia costretto a interrompere il combattimento o, se si vuole, a trasferirlo su un piano diverso.
Lo stato è il Reich tedesco, il privato cittadino sono io. La competizione tra di noi, come ogni competizione, può essere interessante da osservare. (Spero che sarà interessante!)

Impressionante – è l’unico aggettivo che viene in mente – la lucidità dell’analisi che troviamo in questo libro, scritto nel 1939, delle vicende che hanno travolto la Germania nel primo dopoguerra fino all’avvento del nazismo. Impressionante la chiarezza di idee di questo ragazzo che è riuscito a non farsene travolgere, nonostante “incidenti di percorso” come questo:

Intanto
un'uniforme bruna si avvicinò fermandosi davanti a me. «Lei è ariano?». Prima di poter riflettere, avevo già risposto «Sì». Un'occhiata indagatrice al mio naso, e quello si ritirò. Ma io avvampai. Con qualche secondo di ritardo avvertii la mortificazione, la sconfitta. Avevo detto «sì»! Certo, io ero «ariano», se il problema era questo. Non avevo mentito. Avevo permesso che accadesse qualcosa di molto peggio. Quale umiliazione chiarire puntualmente su richiesta di estranei che io ero ariano, cosa alla quale tra l'altro non attribuivo alcuna importanza. Che vergogna ottenere di essere lasciato in pace dietro le mie pratiche in questo modo! Colto alla sprovvista, anche adesso! Fallito alla prima prova! Mi sarei preso a schiaffi.

Lettura importante anche per capire come mai una nazione in cui alle elezioni del 1933, nonostante le intimidazioni, nonostante gli assassini, nonostante le violenze di ogni sorta perpetrate dai gruppuscoli nazisti, nonostante tutto questo la maggioranza della popolazione NON aveva votato per Hitler e il suo partito, pochi mesi dopo fosse praticamente tutta entusiasticamente nazista. Noi ce lo siamo sempre chiesti: Haffner, ora, ce lo spiega nel modo più chiaro.

Sebastian Haffner, Storia di un tedesco, Garzanti



barbara


23 agosto 2008

AL DI LÀ DEL PONTE

Al di là del ponte c’è il mondo. Quello in cui i carabinieri, anziché a ladri e assassini, danno la caccia a donne e bambini ebrei. Quello in cui si organizzano trasporti per mandare gli ebrei a morire lontano. Quello in cui la barbarie regna sovrana. Al di qua del ponte invece c’è una famiglia di povera gente che ogni giorno, ogni ora, ogni istante, per diciotto mesi, rischia la vita per tenere nascosti quegli stessi ebrei a cui i carabinieri, al di là del ponte, danno la caccia per monti e per valli. Dividendo con loro lo scarsissimo pane e ogni altro bene.
Regina è solo una bambina, ma la sua capacità di osservazione è grande, e con l’aiuto degli appunti presi all’epoca riesce a restituirci vivo il ricordo di quei giorni, la paura, la fame, le fughe, i bombardamenti, la lotta partigiana, gli eroismi e le infamie, oltre a regalarci un vivido quadro di quel capolavoro di umanità che è stato – non certo nelle intenzioni di chi lo ha creato, ma sicuramente nelle azioni di chi lo ha diretto – il campo di concentramento di Ferramonti.

Regina Zimet-Levy, Al di là del ponte, Garzanti



barbara


13 giugno 2008

LA FIGLIA DEL PODESTÀ

Tutto il guaio sta nel fatto che la figlia del podestà è precisa sputata a suo nonno, come carattere, per cui non è davvero il caso di prenderla di petto, quando si mette in testa qualcosa, neanche se oltre a suo padre e a sua madre ci si mettono di mezzo il parroco e la signorina Mercede, quarantenne tutt’ossa, nubile, vergine e vegetariana, di professione merciaia – e meno male che in compenso c’è la Rosina, che di anni ne ha il doppio e che di piaceri della carne se ne è fatti mancare ben pochi. Poi mettete in conto che oltre a quel guaio lì si aggiungono l’autorità del podestà e la rivalità con gli altri podestà dei paesi rivieraschi e l’idrovolante e certi affari sporchi e la centralinista che si chiama Dulù e sembra un’attrice e vecchie storie mai dimenticate e il cinema e il maestro arrapato e la giovane amante del rampollo viziato che però ha un marito troppo importante e piccoli imbrogli e grandi fallimenti e lezioni esemplari e un avvocato che non è un avvocato e un guardiano ubriacone che vede doppio e l’ambizione di un imbecille che si crede un genio e un bottone con le iniziali … e immaginate un po’ che razza di macello viene fuori in questo delizioso romanzo che sembra figlio di Windows, con una miriade di finestre che, con un clic, si aprono una dopo l’altra. E pensare che tutto questo sfracello era nato da un paio di mutande! (Trecentocinquanta pagine da leggere in un giorno solo, quindi regolatevi).

Andrea Vitali, La figlia del Podestà, Garzanti



barbara

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Un proposito:
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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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