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Diario


13 maggio 2009

GIANNI MINÀ SERVO DEL POTERE

Quello che segue è un articolo pubblicato sul Corriere di oggi che, se pure non ci rivela niente di nuovo, aggiunge tuttavia un ulteriore tassello all’infamia del personaggio.

Certo, non si poteva chiedere a
Gianni Minà di intercedere presso le (sue) amatissime autorità cuba­ne perché attenuassero la persecuzione della blogger cubana e dissidente Yoani Sánchez. Ma addirittura attaccarla, deni­grarla, screditarla: non è un inglorioso ec­cesso di zelo, quello di Minà? E come giu­dicare l'amico italiano del tiranno di Cu­ba, che a casa sua gode di ogni libertà e invece usa la penna per se­gnalare agli oppressori l'autri­ce di «Cuba libre» (tradotto da Rizzoli) che non potrà ne­anche venire a Torino per presentare il suo libro?
Lei, Yoani Sánchez, ha ri­sposto a Minà, universalmen
te noto come l'intervistatore ufficiale e compiacente del dittatore, con una semplicità ammirevole: «Ecco le domande che non hai fatto a Fidel Castro che ora vuol to­glierci anche Internet». Ma la blogger dis­sidente resterà delusa: quelle domande inevase l'intervistatore ufficiale non le fa­rà mai. Non ha mai parlato degli scrittori cubani in galera e in esilio. Non ha mai parlato dei rapporti di Amnesty Interna­tional che documentano l'assenza di ogni parvenza di libertà civile nell'isola della dinastia Castro. Non ha mai parlato del regime a partito unico, a giornale uni­co, a sindacato unico, a satrapia castrista unica. Ha descritto (come l'amico Michael Moore) le meraviglie della sanità cuba­na, con gli stessi toni con cui gli apologe­ti del fascismo lodavano i treni in orario e quelli dell’Urss l'efficienza del sistema scolastico sovietico. Si è visto dopo, co­me tutto fosse di cartapesta: pura, ingan­nevole propaganda di regime. Gianni Minà non parlerà per chiedere all'Avana la con­cessione del visto che consen­ta alla blogger di essere presente tra qualche giorno alla Fiera del libro di Torino e di raccontare (c'è scritto nel suo libro) come funzionano vera­mente le cose nella sanità cu­bana. Non lo farà, visto che ha già approfittato dell'occasione per basto­nare la debole e fare un piacere ai forti, per mettere in difficoltà la donna in liber­tà limitata e favorire i suoi aguzzini. Sap­pia almeno, Yoani Sánchez, che in Italia non tutti si comportano come Minà. Quando a Torino interverrà telefonica­mente potrà accorgersene: un applauso di solidarietà attenderà solo lei. (Pierluigi Battista)

E pensare che avevano fatto una rivoluzione, da quelle parti, per abbattere la dittatura …
Di Cuba avevo parlato anche qui. Quest’altra cosa che aggiungo a completamento e commento di questo articolo, è invece un documento di quattro anni fa, che avevo messo nell’altro blog.


Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani

Cuba: D’Elia, per certi difensori dei diritti umani è un’isola felice

Roma, 16 marzo 2005

Alla lettera-petizione in difesa del regime cubano sottoscritta da 200 intellettuali di fama mondiale Nessuno tocchi Caino risponde con una nota in cui sono riportati alcuni fatti che provano le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Castro.
I firmatari della lettera, tra cui figurano i premi nobel Josè Saramago, Rigoberta Menchù, Adolfo Perez Esquivel, Nadine Gordimer e gli italiani Claudio Abbado, Luciana Castellina e Gianni Minà, affermano tra l’altro che a Cuba “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria” e che la rivoluzione ha consentito il “raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente.”
Secondo il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, “la lettera non tiene conto minimamente della realtà cubana e dei misfatti compiuti dal dittatore di più lungo corso al mondo”. “Cuba ha due facce, una sotto i riflettori, l’altra nascosta. Per certi difensori dei diritti umani, esiste solo la prima: quella della base americana di Guantanamo dove sono detenuti i talebani.” “Ma Cuba non è solo Guantanamo ­ prosegue D’Elia -, è anche Combinado del Este, Canaleta, La Pendiente, Ceramica Roja, Kilo 8...” “La Perla dei Caraibi non è tutta sole, mare e sabbia. E’ anche galera e centri di “rieducazione”.
Quanto all’isola felice dove “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria,” Nessuno tocchi Caino invita i firmatari della petizione pro-Castro a riflettere su quanto accaduto nel 2003 e che tutti hanno potuto leggere sui giornali di tutto il mondo e a quanto denunciato da importanti organizzazioni umanitarie.


NOTA (che se non ricordo male dovrebbe essere mia):

A) L’11 aprile 2003, Fidel Castro ha fatto giustiziare tre componenti un gruppo di cubani che una settimana prima si era impadronito di un traghetto con l’intento di raggiungere la Florida. Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac sono stati fucilati all’alba. Quattro loro compagni sono stati condannati all’ergastolo, uno a 30 anni di prigione e altri tre a pene detentive comprese fra 2 e 5 anni. L’imbarcazione, rimasta a secco a 45 chilometri dalle coste cubane, era andata alla deriva per 24 ore e i sequestratori si erano arresi alle autorità cubane, senza che ai 50 ostaggi fosse stato torto un capello. I dirottatori erano stati processati per direttissima e condannati per atti di terrorismo l’8 aprile. Nel giro di tre giorni, gli appelli sono stati respinti sia dalla Corte Suprema che dal Consiglio di Stato, il più alto organo esecutivo di Cuba presieduto da Fidel Castro, quindi giustiziati. La Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) ha condannato il carattere sommario del processo celebrato in spregio delle regole minime di giustizia internazionalmente riconosciute e ha stabilito essere il fatto “una privazione arbitraria della vita.”

B) Quanto alla rivoluzione cubana che ha permesso il “raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente,” basta leggere i rapporti sui diritti umani, sulle condizioni nelle prigioni cubane e il trattamento dei detenuti politici.
Sia la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) che l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno denunciato nel 2004 la presenza nelle carceri di casi diffusi di scabbia, tubercolosi, epatite, infezioni varie e malnutrizione. Una ventina di detenuti sarebbero morti nel corso dell’anno a causa di mancata assistenza medica. Detenuti per ragioni politiche o di coscienza sono stati rinchiusi in celle di isolamento umidissime, infestate dai topi, con un buco come gabinetto e un letto di cemento, senza acqua e senza il conforto della Bibbia che gli era stata sequestrata. Quelli non in isolamento sono stati costretti a indossare le uniformi del carcere, a mettersi sull’attenti all’entrata delle guardie nelle celle, messi insieme a detenuti comuni, violenti, intimiditi pesantemente e picchiati dalle guardie e sessualmente aggrediti da altri detenuti.

Nel 2004, il regime ha messo agli arresti domiciliari 14 dei 75 dissidenti arrestati nella primavera del 2003, per lo più anziani e ammalati. Il numero è stato ampiamente compensato da altri trenta dissidenti incarcerati nel corso dell’anno, ha denunciato la Fondazione Cubana dei Diritti Umani.

C) D’altro canto va anche detto che chi fornisce informazioni sulla situazione di diritti umani a Cuba rischia pene severissime. Marcelo Lopez, membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino e già portavoce e segretario della Commissione diritti umani e riconciliazione nazionale, è stato condannato nel 2003 a una pena di 15 anni di carcere per aver trasmesso informazioni ad organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch su casi di condannati a morte nel suo paese. Marcelo è stato condannato anche per essersi fatto inviare copia della risoluzione di condanna emessa dalla Commissione diritti umani dell’ONU di Ginevra.

(Nei prossimi giorni ripescherò anche altri post dello stesso periodo, ché una rinfrescatina alla memoria non fa mai male)

                        

barbara


10 maggio 2008

AH, ECCO PERCHÉ!

“E non dimentichiamo che Israele, unico Paese al mondo, ha violato tutte le risoluzioni Onu”.
Ecco, è per questo che loro manifestano oggi.



barbara


4 febbraio 2008

LETTERA APERTA A VALENTINO PARLATO

È di qualche giorno fa, ma tanto, purtroppo, non rischia di essere superata.

Valentino Parlato,

Devo darle atto di essersi civilmente schierato contro il boicottaggio di Israele alla Fiera del libro di Torino, boicottaggio proposto da elementi di sinistra duri e puri nel loro odio antisionista, antiisraeliano, antisemita.
Non sono rimasta sconvolta dalle lettere di protesta di suoi lettori pubblicate sul Manifesto perché sono la dimostrazione di quello che io vado scrivendo da molti anni: comunisti e fascisti sono uniti nell'odio contro il Popolo Ebraico e contro Israele.
Sono una cosa sola, due pezzi di una mela avvelenata che si uniscono all'occasione.
Non sono rimasta sconvolta nemmeno dall'espressione "razza ebraica" tornato tristemente in auge tra il popolo della sinistra italiana.
Non mi stupisce neppure la rozza scelta del boicottaggio culturale che non dovrebbe mai esistere ma ormai la barbarie impera nella nostra povera Europa.
Quello che mi ha lasciata letteralmente senza fiato, signor Parlato, sono state le sue argomentazioni, le sue spiegazioni, la sua, mi perdoni, ignoranza sull'argomento Israele-palestinesi.
I suoi paragoni!!! Valentino Parlato, i suoi paragoni!
Lei paragona i palestinesi agli ebrei, intelligenti e perseguitati allo stesso modo.
Ma si rende conto del razzismo che contengono queste sue parole? Innanzitutto non si può affermare che un popolo sia intelligente e un altro cretino, vi sono popoli più o meno colti, più o meno attivi, più o meno progrediti ma non intelligenti o cretini.
Però mi metto al suo livello e vorrei ricordarle che gli ebrei, perseguitati da 2000 anni, uccisi, decimati, privi di diritti civili, hanno regalato all'Europa scienza, musica, medicina.
Cultura, Parlato, Cultura!
Gli ebrei, questo popolo che ha subito l'Inquisizione, i pogrom, la shoà, ha letteralmente nutrito l'Europa con il suo sapere.
Gli ebrei perseguitati non hanno mai avuto un'arma e non hanno mai alzato un dito contro i loro persecutori.
E allora come fa a paragonare i palestinesi agli ebrei Signor Parlato?
I palestinesi, e diciamocelo, Parlato, in quarant'anni di esistenza hanno prodotto solo terrorismo e miseria nonostante i miliardi loro elargiti.
Israele gli ha dato scuole e università che loro hanno usato come covi per il terrorismo.
Israele gli ha dato la tecnologia e loro l'hanno bruciata.
Intelligenti, Parlato? Strana forma di intelligenza davvero, ogni popolo cerca di progredire non di imbarbarirsi, ogni popolo cerca di educare i propri figli non di farne dei terroristi martiri assassini.

Sì, sono stati rinchiusi in campi dai loro fratelli arabi e si sono lasciati usare per odio, felici di essere considerati il simbolo dell'oppressione israeliana. Si sono fatti sfruttare per inettitudine e per ottenere in cambio la distruzione di Israele.
Hanno usato tutta la violenza di cui sono capaci, hanno ammazzato, sgozzato, linciato e lei li definisce perseguitati? Ma lo sa cosa significa persecuzione? Forse dovrebbe informarsi e magari andare a vedere quello che succede in Africa ai popoli che voi avete rimosso dalle vostre menti perché l'unico chiodo fisso sono loro, i palestinesi, attraverso i quali odiare gli ebrei, i sionisti, sti capitalisti del cavolo, vero Parlato, che lavorano come matti per il Paese che hanno e per renderlo sempre migliore.
Che i popoli dell'Africa si fottano, là non ci sono ebrei da demonizzare.
Ma lasciamo perdere i palestinesi e la loro fede nazista ereditata da Haj Amin Al Husseini, il mufti zio di Arafat, amico e collaboratore di Hitler e veniamo alle sue perle signor Parlato.
Nell'intervista all'Unità lei afferma "Un vero Stato degli ebrei non è mai esistito. Gli ebrei sono per definizione la diaspora, che è stata una grande risorsa intellettuale».
Roba che vado in svenimento, Parlato!
Si rende conto? Ma lei a scuola c'è stato? Non ha imparato che gli ebrei hanno avuto uno stato per 1000 anni con capitale Hebron prima e poi Gerusalemme?
Come si permette di delegittimare gli ebrei e di negarne la storia? come si permette di dire che sono la diaspora per definizione e che questo vi ha fatto tanto comodo per la risorsa intellettuale che sono stati.
Ormai non dovrei meravigliarmi più di niente, dopo 40 anni di antisemitismo comunista intrecciato con l'antisionismo. Ne avete dette di tutti i colori, avete falsato la storia, avete mitizzato e giustificato i terroristi ma che il fondatore di un giornale faccia affermazioni simili è scioccante mi creda.
E ci dica Parlato, quando mai i palestinesi hanno avuto uno stato?
Mai, pensi, MAI e lei per compensarli di questo e per premiarli della loro barbarie vorrebbe uno stato per due popoli. Ma bravo, ma bene, bis, e perché?
Gli ebrei non possono, secondo lei, avere il loro paese come tutti i popoli di questo mondo dove vivere tranquilli dopo tanto patire?
I palestinesi hanno la Giordania perché è quella la Palestina storica, tutto il resto lo hanno rifiutato perché le loro carte geografiche, probabilmente anche le vostre, danno a Israele il nome di Palestina e non si fermeranno fino a quando, come diceva il vostro guru Arafat, non ci avranno gettati in mare.
No no no, Parlato, Israele è degli israeliani non degli arabi ed è uno stato ebraico, non islamico ed è una democrazia, non una dittatura.
Si metta l'animo in pace e studi la Storia, quella vera, non quella taroccata, e glielo dica ai vostri amici palestinesi, Israele è degli ebrei e non si torna indietro nella Storia, non possono pretendere oggi quello che hanno ripetutamente rifiutato per 60 anni sperando in un altro genocidio di ebrei come promesso dai loro fratelli arabi.
Glielo aveva promesso anche Nasser, che lei definisce , spero scherzando, "un egiziano democratico".
Mannaggia, signor Parlato, se lei che è un direttore di giornale ha simili lacune, convinzioni e disinformazioni storiche cosa si può sperare dai suoi giornalisti!
E cosa possiamo aspettarci dalla base che vi legge: boicottaggio di Israele, bandiere di Israele bruciate, negazionismo, isteria razzista che va a braccetto con quella araba.
L'intelligentia araba è antiisraeliana, antisionista e antisemita.
L'Intelligentia ebraica e israeliana di sinistra, è antiisraeliana, antisionista e, in alcuni casi purtroppo è anche antisemita.
Siamo rimasti solo noi ebrei cattivi a difendere Israele ma lo faremo fino all'ultima goccia di sangue alla faccia dei boccottaggi, dell'odio, della disinformazione.
In questo quadro desolante di odi, delegittimazioni, demonizzazioni, boicottaggi, finalmente una buona notizia, il Rabbino di Napoli Pierpaolo Pinhas Punturello ha rifiutato l'invito della Jervolino in occasione delle cerimonie per la Giornata della Memoria perché la Sindaca durante un incontro con una delegazione di palestinesi aveva paragonato la situazione mediorientale all'occupazione nazista.
Ehhh si, è un viziaccio dei più sporchi, per fortuna la Jervolino ha trovato un rabbino con una buona dose di orgoglio cui esprimo tutta la mia ammirazione e solidarietà.
Se facessero tutti così forse incomincereste a pensare che qualcosa in voi, popolo della sinistra, non funziona.
Viva gli ebrei cattivi, Valentino Parlato, perché sono quelli che amano Israele e la libertà!
Quelli buoni, alla Moni Ovadia, li lasciamo a voi.

Deborah Fait

www.informazionecorretta.com

Io sono d’accordo.

barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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