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Diario


2 novembre 2007

HAMAS CONTRO FATAH: UNA LUNGA SCIA DI ABUSI A GAZA E IN CISGIORDANIA

I combattimenti tra fazioni di Hamas e Fatah a Gaza nel corso di quest'anno hanno causato 350 vittime palestinesi e hanno aperto la strada per una lunga scia di abusi, sia nella Striscia che in Cisgiordania. A sostenerlo è Amnesty International (AI) in un rapporto pubblicato oggi.
Nel documento dell'organizzazione per i diritti umani le responsabilità di quanto sta accadendo sono equamente divise tra le due fazioni palestinesi. Dopo la presa del potere – si legge nelle 57 pagine intitolate "Territori palestinesi occupati dilaniati dalle lotte intestine" - Hamas è ricorsa in maniera crescente alle detenzioni arbitrarie e alla tortura, e ha permesso alle sue forze di colpire dimostranti pacifici a essa ostili, così come giornalisti. Al tempo stesso, in Cisgiordania le forze di sicurezza legate al presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas hanno incarcerato in maniera arbitraria centinaia di sostenitori del movimento islamico, mentre hanno chiuso un occhio sugli abusi (sequestri, incendi dolosi e altri attacchi) commessi da quelli di Fatah.
"Sia i leader dell'Ap che quelli di Hamas devono assumere misure immediate per interrompere il circolo di impunità che continua ad alimentare abusi" ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del programma di AI per il Medio Oriente, secondo cui "la lotta intestina in corso tra Fatah e Hamas sta avendo effetti disastrosi sulle vite dei palestinesi, specialmente nella striscia di Gaza, limitando i diritti umani ed esacerbando la crisi umanitaria causata dai blocchi e dai raid dell'esercito israeliano".
Secondo il rapporto, i combattimenti nella Striscia hanno raggiunto livelli senza precedenti durante l'anno passato, e hanno raggiunto l'apice nel giugno scorso. In questa fase, sia le forze di sicurezza dell'Ap che quelle di Hamas "hanno mostrato un aperto disprezzo per la sicurezza della popolazione civile, lanciando attacchi indiscriminati e scontri a fuoco sconsiderati nei quartieri residenziali".
Nonostante alcuni iniziali miglioramenti dal punto di vista della sicurezza dopo la presa del potere da parte di Hamas – afferma AI – alla fine dei conti la situazione a Gaza non è migliorata: "La decisione del presidente Abbas di sospendere le operazioni delle forze di sicurezza dell'Ap e delle istituzioni giudiziarie della Striscia di Gaza in seguito alla presa del potere di fatto da parte di Hamas ha creato un vuoto legale e istituzionale. Ciò ha lasciato via libera ad Hamas per istituire un apparato di sicurezza e legale parallelo – che però manca di personale adeguatamente istruito, meccanismi di responsabilità e tutela". Il risultato è stata la diffusione delle detenzioni arbitrarie e della tortura sui prigionieri.
Situazione analoga in Cisgiordania, dove "gli abusi dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza dell'Ap sono comuni, anche se molto meno pubblicizzati" per volontà della comunità internazionale, decisa a sostenere gli esponenti di Fatah in vista della prossima conferenza sul futuro del Medio Oriente.
Qui, le principali vittime sono i sostenitori di Hamas o i presunti tali, colpiti con detenzioni arbitrarie, maltrattamenti e tortura. Tutti questi crimini sono rimasti impuniti – denuncia AI - cosi come gli incendi dolosi e i danneggiamenti perpetrati sulle abitazioni dei militanti islamici e le loro organizzazioni commerciali o umanitarie.
Guardando allo stato di cose attuale, il rapporto dell'ong sottolinea le responsabilità dell'Ap, ma anche quelle della comunità internazionale, che dovrebbe "ritenere tutte le formazioni palestinesi responsabili per gli stessi standard di diritti umani" e "garantire che la popolazione della Striscia di Gaza non venga punita per le posizioni e le azioni dell'amministrazione di fatto di Hamas". (
Carlo M. Miele, Osservatorio Iraq, 25 ottobre 2007)

Anche quando a tutta prima sembrerebbe che Amnesty International stia finalmente guardando dalla parte giusta, si finisce poi regolarmente per scoprire che in realtà non si smentisce mai: notiamo infatti che parla, riferendosi a Gaza e Cisgiordania, di “territori palestinesi occupati” essendo evidentemente sfuggito, a lorsignori, che da Gaza Israele si sarebbe un tantino ritirata, e non proprio dall’altro ieri – senza contare che anche per la Cisgiordania, trattandosi delle lotte intestine tra fazioni palestinesi, non è molto chiaro che cosa abbia a che fare con questo l’occupazione. E notiamo anche che, per questi gentiluomini, che da sempre levano alti lai per i due mesi di galera che devono fare i soldati israeliani renitenti e mai si sono scomposti per i palestinesi dissidenti macellati sulla pubblica piazza, “
la crisi umanitaria” di Gaza e Cisgiordania è “causata dai blocchi e dai raid dell'esercito israeliano”. Non dal terrorismo, non dall’anarchia che vige in quei territori, e non da ora bensì da quando vi si è installata l’autorità palestinese con gli accordi di Oslo, non dal fatto che le fazioni si stanno scannando, no: la colpa è sempre e solo di Israele.
Poi, già che ci siete, date anche un’occhiata qui e qui (e anche se non c’entra niente andate a vedere anche questo)


barbara


20 agosto 2007

ULTIME DA GAZA

Su queste cose i nostri giornali sono piuttosto parchi di notizie. Per fortuna qualcun altro provvede meritoriamente a riempire le numerose lacune che la propaganda ufficiale lascia in giro.

Dove Israele si ritira arriva l'Islam
Due anni dopo il ritiro unilaterale da Gaza e un anno dopo la fallita guerra del Libano, oggi nella striscia di Gaza è al potere un fanatico regime islamico. In un'azione fulminea durata cinque giorni il radicale Hamas ha cacciato la milizia Fatah dalla provincia meridionale palestinese e ha messo sotto il suo controllo la striscia di Gaza. E' incredibile, ma 10.000 miliziani di Hamas hanno sopraffatto le forze di sicurezza di Fatah che disponevano di 60.000 uomini. I sanguinosi scontri hanno provocato più di 300 morti, principalmente tra i membri di Fatah. Entrambe le parti si sono combattute senza pietà, come se si trovassero davanti al "nemico sionista". Non è esagerato dire che si è trattato di una guerra civile palestinese. Terroristi fuggivano davanti ad altri terroristi. Centinaia di seguaci di Fatah, che soltanto poche settimane fa lanciavano razzi Qassam insieme ai loro camerati di Hamas, adesso cercano protezione in Israele. Alla radio palestinese della striscia di Gaza, che adesso è sotto il controllo di Hamas, i palestinesi di Fatah sono descritti come "assassini e criminali", "portatori di fucili sionisti", "piccoli diavoli", "cani di sangue freddo", "code americane", "sporchi peccatori" e così via.
«Viviamo in un mondo in cui governano l'Islam estremista e i razzi», ha dichiarato a israel heute il capo del Likud Benjamin Netanjahu. «I territori che sgomberiamo unilateralmente sono occupati da forze estremiste islamiche. Dallo sgombero del sud del Libano nel 2000, in quella zona governano gli Hezbollah, e dal 2006 Hamas nella striscia di Gaza. Io ho continuato sempre ad avvertire, ma nessuno ha voluto ascoltarmi.» Come Netanjahu, anche l'esperto di Medio Oriente Ronen Bergmann vede l'Iran dietro la conquista di Hamas della striscia di Gaza. «Israele deve assolutamente spezzare l'asse Iran-Hamas», pensa Bergmann.

Armi invece di aiuti
Giornalisti palestinesi riferiscono a israel heute con quale spietatezza i diversi gruppi palestinesi hanno sparato gli uni contro gli altri. «I soldati israeliani nelle loro incursioni nella striscia di Gaza hanno mostrato di avere più riguardi per la popolazione palestinese che non i palestinesi fra di loro», ha detto Mahmud di Rafah. «Gaza è strapiena di armi, ma la gente non ha abbastanza da mangiare!» Il portavoce di Hamas, Shahawan, ha annunciato con fierezza: «Da ora in poi a Gaza regnerà la giustizia e la sharia (legge islamica)». Jakob Amidror, ex membro dello Stato Maggiore nel servizio informazioni militare, commenta: «Nella striscia di Gaza regna l'anarchia, e chi ne soffre di più è la popolazione palestinese, che nel gennaio 2006 ha votato a grande maggioranza per Hamas. I palestinesi si sono inguaiati da soli.»
«Abbiamo votato per Hamas perché il governo Fatah sotto Mahmud Abbas ci aveva derubato e non ci aveva dato nessuna speranza», ci ha detto la palestinese Samach, del campo profughi Tschabaliya. «Ma adesso governerà un rigido Islam e di questo molti palestinesi hanno paura.» Come molti palestinesi, anche Samach dà la colpa a Hamas e a Fatah per i sanguinosi scontri. «Tutti e due ci hanno promesso una vita migliore e tutti e due ci hanno ingannato!» Il padre di sette bambini, Antuwan (33 anni) da Khan Yunis nella striscia di Gaza, impreca contro il governo di Hamas: «Invece di provvedere alle persone, da quando ha preso il potere Hamas si preoccupa soltanto del suo armamento. Dal momento che Hamas ha vinto su Fatah, il popolo palestinese ha perso! La nostra vita non diventerà più facile.»

«La colpa è di Israele»
«Il caos nella striscia di Gaza è il risultato della politica fallimentare di Israele negli ultimi 15 anni», ha detto il premio Nobel per l'economia israeliano prof. Israel Aumann, che considera la politica come la causa di una possibile fine dello Stato d'Israele. «Chi vuole la pace deve prepararsi alla guerra. E' una cosa che sapevano già gli antichi romani. Israele deve innanzitutto essere capace di difendersi.» Aumann si è occupato intensamente della relazione tra conflitto e cooperazione. «Dobbiamo essere psicologicamente capaci non soltanto di sopportare perdite, ma se necessario anche di provocare perdite. Non serve continuare a gridare alla pace.»

«Sotto Israele era meglio!»
Sempre più spesso si trovano palestinesi che oggi ammettono che la vita sotto l'amministrazione israeliana era non solo migliore, ma anche molto più comoda che sotto la cosiddetta libertà palestinese. «Se soltanto avessimo immaginato che dopo l'occupazione israeliana saremmo stati esposti a simili conseguenze, non avremmo dato il nostro consenso all'Autonomia palestinese», ci ha detto il trentacinquenne Anwuar della striscia di Gaza. Durante la prima intifada (1987-93) anche lui, come giovane, aveva lanciato pietre contro gli israeliani. «Per 15 anni ci hanno lavato il cervello per farci odiare Israele, ma oggi odio i miei dirigenti più di Israele.» In un'intervista telefonica con israel heute, il politico di Fatah, dr. Sufian Abu Zaida (47 anni), fuggito dalla striscia di Gaza, ha detto di aver perso ogni speranza. «Mi è del tutto passata la voglia di trattare per la pace. Hamas ha distrutto il sogno palestinese», ha detto sospirando il ministro palestinese di Fatah, Abu Zaida, che parla correntemente ebraico.
Hamas considera la conquista come una seconda liberazione di Gaza dopo lo sgombero degli israeliani. «Nello stesso modo libereremo le altre città palestinesi e introdurremo la legge islamica, compresa Gerusalemme!», ha dichiarato il politico di Hamas Sami Abu Zuhri. «Fino a quel momento non deporremo le armi.» Di fatto a Gaza non esiste più un'Autonomia palestinese. L'incubo di un regime islamico radicale alla frontiera meridionale di Israele è diventato realtà.

Look islamico
Per i cristiani arabi, in tutto duemila, la vita è diventata ancora più pericolosa. In modo particolare per i duecento cristiani nati di nuovo di Gaza città. Durante la rivoluzione islamica una chiesa e una scuola cristiana sono state incendiate da fanatici musulmani. I credenti cristiani non osano parlare al telefono con israeliani, perché Hamas controlla le loro telefonate. Gli uomini si lasciano crescere la barba per non dare nell'occhio in strada. Un aspetto islamico protegge la vita. Fanno così anche ex membri di Fatah che adesso si inseriscono nelle file di Hamas. Un cristiano palestinese di Ramallah ha comunicato a israel heute che la famiglia di suo zio a Gaza non esce più di casa. «Uno dei suoi figli è stato pestato da giovani musulmani, e poiché loro sono cristiani, non ha osato portare suo figlio ferito all'ospedale», ha detto il cristiano di Ramallah, il quale chiede di pregare per i suoi parenti e per la comunità cristiana nella striscia di Gaza.

Israele deve mettersi in ginocchio
«Siamo sull'orlo di una nuova guerra e purtroppo abbiamo ancora il governo più debole che Israele abbia mai avuto», ha detto il responsabile della comunità messianica Shimon Nachum. «Da come si presentano le cose, a Israele non resta che mettersi in ginocchio e supplicare l'aiuto di Dio. E la sua salvezza arriverà, ma come già accaduto spesso nella storia biblica, soltanto all'ultimo momento. Con la sua saggezza Dio metterà ordine nel disordine politico. Come, non sappiamo. Ma chi crede nei miracoli confida nell'intervento di Dio.»

Due palestine
La vittoria di Hamas nella striscia di Gaza mette in nuova luce la soluzione-due-stati. Invece di esserci Palestina qui e Israele lì, adesso praticamente esistono due Palestine - una nella striscia di Gaza sotto il governo di Hamas e l'altra nel territorio biblico Giudea-Samaria sotto il governo di Fatah. Il fatto che Fatah sia ancora al governo in Giudea-Samaria è dovuto all'esercito israeliano che controlla il territorio centrale biblico e non lo ha ancora sgomberato.
(israel heute, agosto 2007 - trad. www. ilvangelo.org)

Per la serie “il problema è l’occupazione, il terrorismo è figlio dell’occupazione, l’odio è figlio dell’occupazione. Voi ritiratevi e come per incanto scoppierà la pace. Voi ritiratevi e tutti i problemi saranno risolti. Voi ritiratevi e accanto allo stato di Israele finalmente fiorirà, prospero e in pace, lo stato di Palestina”.


barbara


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