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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


1 dicembre 2011

SENATORI E NO

Spumante nel trolley, ma passa lo stesso
Rusconi mostra la tessera: sono senatore
Il parlamentare del Pd glissa il blocco al check in di Fiumicino. Poi si giustifica: «Quella bottiglia aveva un valore affettivo»

ROMA - È successo al transito per Linate, quello più trafficato dall'aereoporto romano di Fiumicino, soprattutto nelle ore di punta, che per questa tratta sono la mattina presto, oppure la sera. Per via dei pendolari del business. Ma anche dei politici. Come Antonio Rusconi, senatore lombardo del Pd.
Era ieri sera quando, lasciato di gran carriera Palazzo Madama, il senatore Rusconi si è presentato al controllo del transito per Linate, al seguito una borsa da lavoro e un trolley che lui avrebbe voluto portare a bordo dell'aereo, e che alla fine è riuscito a portare, a dispetto di una bottiglia di spumante che chiunque di noi avrebbe dovuto lasciare al controllo. O, altrimenti, imbarcare insieme al bagaglio. Chiunque di noi. Non il senatore Rusconi. Che al nastro del controllo fa un sorrisetto e dichiara: «Ho una bottiglia nel bagaglio a mano», in mano, ben visibile, il suo tesserino del Senato. A chiunque, vista l'ora, avrebbero lasciato soltanto due alternative: perdere l'aereo e tornare all'imbarco. O perdere la bottiglia e lasciarla al controllo di sicurezza.
Al parlamentare invece no. Il senatore Rusconi entra nel salottino con i carabinieri del controllo, il tesserino di Palazzo Madama sempre ostentato, molte moine, una fretta dichiarata di perdere il volo e poi quella frase, buttata lì come una garanzia: «Beh, questa bottiglia di spumante è impacchettata come quelle del duty free shop, no?». Senza tesserini parlamentari, i comuni cittadini hanno dovuto rinunciare a ben di più: bottigliette di profumi che eccedevano il liquido concesso di cinquanta millilitri, ma anche creme troppo grandi, forbicette anche piccole, coltellini.
Il senatore Antonio Rusconi mette le mani avanti e cerca di spiegarsi: «Quella bottiglia non soltanto era sigillata, sopra c'era persino un bigliettino con il mio nome. Perché era una bottiglia particolare, un omaggio che la senatrice Donaggio, del nostro partito, aveva voluto farci perché guarita da una brutta malattia. Un valore affettivo. Io non le porto mai le bottiglie, quella però mi sembrava brutto non portarla dietro». Difficile far capire il concetto: il problema non è portare o non portare una bottiglia in aereo. Il punto è: come si trasporta una bottiglia in aereo. Il senatore Rusconi si ripete: «Non le ho mai portate le bottiglie in aereo. E non avrei avuto difficoltà a lasciare anche quella bottiglia, valeva due euro, il punto era il valore affettivo. Accidenti magari ho fatto una stupidaggine, una superficialità. Sì, diciamo pure che sono un superficiale, ma privilegiato no».

Alessandra Arachi 1 dicembre 2011 | 8:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA (qui)

Infatti io a Tel Aviv mi sono vista portare via una limetta per le unghie, a Verona (era un viaggio di due giorni, e avevo solo bagaglio a mano) una crema che avevo distrattamente messo in borsa senza badare che la confezione era da 125 ml, a Fiumicino un resto di acqua minerale... Anch’io con la limetta e con la crema sono stata distratta e superficiale e non privilegiata, e crema e limetta non sono passate. Poi da qualche parte del mondo invece capitano cose così:


   

barbara

AGGIORNAMENTO notevolmente OT ma decisamente opportuno: dato che fra i visitatori di questo blog abbondano i soliti minchiocefali convinti che siccome a barenboim fa schifo Israele mentre i terroristi lo mandano in sollucchero allora deve per forza essere un genio, invito tutti i passanti a leggere, oltre agli incensamenti prezzolati dei pennivendoli, anche l'opinione di un vero esperto. Buona lettura.


10 maggio 2011

KABUL? RIYAD? TEHERAN?



No: Londra, venerdì scorso. Sono quelli che per le anime belle dobbiamo sforzarci di integrare e se non si integrano siamo noi che abbiamo mancato in qualche cosa. Quelli che per le anime belle tutte le religioni sono uguali e tutte le culture hanno pari dignità e meritano rispetto. Quelli per cui le anime belle imbastiscono storielle su padri con tre figli un po’ diversi l’uno dall’altro ma tutti e tre belli e buoni e cari e sommamente amati. Quelli che sgozzano in nome di Dio quando i cristiani hanno smesso di farlo da almeno tre secoli e mezzo. Quelli che lapidano le adultere quando gli ebrei hanno smesso da un buon paio di millenni. Quelli. In casa nostra.

barbara

AGGIORNAMENTO: qui il video.


24 dicembre 2010

TRANQUILLI

Che a fare buona guardia in Libano ci pensano i caschi blu dell’Onu.



E poi, alquanto in tema, vai a leggere questo e questo.

barbara


21 dicembre 2010

QUELLO CHE I GIORNALI NON DICONO

Domenica scorsa, in una sola giornata, sono arrivate al mio PC ben due notizie di notevole importanza, al momento ignorate dai media e, di conseguenza, dal grande pubblico.
Palestinian Media Watch, un sito fondamentale che rende disponibili notizie provenienti dal mondo islamico traducendole in inglese, allo scopo di evidenziare il contrasto fra quanto viene detto in arabo per uso interno e quanto comunicato in inglese per imbonire l'opinione pubblica internazionale, era stato bloccato da Youtube, e chi cercava di vedere uno dei numerosi video che erano in rete, leggeva questo comunicato:
Questo video è stato rimosso per una violazione della norma di YouTube che vieta l'incitamento all'odio.
Chi incita all'odio, chiedo ai lettori? Chi invoca lo sterminio di ebrei e cristiani o chi dà notizia di tali propositi? È un fatto di assoluta gravità che i lettori di Moked devono conoscere. Nel frattempo, grazie alle informazioni fatte circolare da blog e mailing list private, e alle numerosissime proteste da questi fatte arrivare, Youtube ha nuovamente abilitato PMW, ma rimane la gravità dell'episodio e del silenzio dei media su di esso, fatti che rappresentano un ulteriore passo in avanti compiuto dalla progettata (dagli arabi) Eurabia. Sarebbe perciò opportuno che tutti noi cercassimo di prestare la massima attenzione a ciò che accade nel mondo dei media, e soprattutto non ci accontentassimo di ciò che ci propinano i canali ufficiali.
La seconda notizia ricevuta riguarda un articolo scritto da Khaled Abu Toameh, giornalista arabo israeliano, per il Jerusalem Post lo scorso 30 novembre, e del tutto ignorato in Italia. In questo articolo si legge che il Consiglio Rivoluzionario del Fatah, riunito a Ramallah, ha detto NO ad una lunga serie di proposte, che voglio qui riportare:
NO al riconoscimento di Israele come stato ebraico.
NO ad una soluzione che faccia nascere uno Stato Palestinese con frontiere provvisorie.
NO a scambi territoriali tra Israele e Palestinesi.
NO a una ripresa dei negoziati senza un blocco totale delle costruzioni in Giudea, Samaria e Gerusalemme est.
NO ad un accordo tra Israele e USA sul futuro del processo di pace.
NO a forniture di armi americane ad Israele.
NO al riconoscimento dell'importanza del significato del Muro del pianto per gli ebrei.
NO alla nuova legge israeliana che prevede un referendum prima di un eventuale ritiro da Gerusalemme o dal Golan.
Il comunicato si conclude con queste parole: la Rivoluzione fino alla vittoria, fino alla vittoria, fino alla vittoria.
Come sostiene PMW, è importante conoscere quello che dicono gli avversari, non solo quando parlano a beneficio della platea, ma anche quando discutono fra di loro. Perché è solo conoscendo quanto viene detto in arabo che possiamo capire che quello che chiede Hamas è la "Palestina dal fiume al mare", ossia la cancellazione di Israele, e quello che chiede Fatah - anche se le strategie possono, in qualche dettaglio, differire - è la "Palestina dal fiume al mare", ossia la cancellazione di Israele: abbiamo o no il diritto di saperlo?
Emanuel Segre Amar

Questo articolo è pubblicato anche su Moked.

barbara


ANNOTAZIONE POSTUMA: In realtà avreste dovuto trovarlo anche da un'altra parte fin da lunedì. O almeno martedì (garantito). O almeno oggi (assolutissimamente garantito). E invece non lo trovate, perché chi lo doveva pubblicare è un uomo d'onore.


13 dicembre 2010

E LA CHIAMANO XENOFOBIA

Alla luce di quanto appena accaduto in Svezia, credo che questo sia il momento migliore per rileggere questo articolo.

Difendere i valori dell’Occidente costituisce “INCITAMENTO ALL’ODIO”?

di Bat Yeor
tradotto e illustrato da Paolo Mantellini

L’Inghilterra ha appena assistito allo spettacolo di un Parlamentare di un altro paese dell’Unione Europea, regolarmente eletto, Geert Wilders, a cui è stato negato l’ingresso nel paese in quanto costituisce “un pericolo pubblico”. Wilders, dopo essere stato brevemente arrestato all’aeroporto di Heathrow, è stato espulso e rimandato in Olanda – dove dovrà affrontare ulteriori problemi legali. Tre settimane prima, infatti, un tribunale Olandese aveva ordinato alla pubblica accusa di iniziare un procedimento penale contro di lui per il reato di “incitamento all’odio e alla discriminazione” e di “vilipendio alla fede islamica” a causa delle sue affermazioni pubbliche e del suo film del 2008, Fitna. L’ordine di iniziare il procedimento penale fu emanato per le pressioni esercitate sugli stati Europei e sul Consiglio per i Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite dalla Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC). Lo scopo dell’OIC è di punire ed eliminare ogni espressione di così detta “islamofobia” nel mondo, ma specialmente in Europa, ed è stata la prima artefice delle condizioni che hanno reso possibile la messa al bando di Wilders dal Regno Unito.
L’OIC è una delle maggiori Organizzazioni intergovernative al mondo. Comprende 56 stati musulmani più l’Autorità Palestinese. Diffusa su quattro continenti, pretende di parlare a nome della Ummah (la comunità universale musulmana), che ammonta a circa un miliardo e trecento milioni di persone. La “missione” dell’OIC è di unire tutti i musulmani del mondo radicandoli nei princìpi del Corano e della Sunnah – il nocciolo della civiltà e dei valori dell’islam. Mira al rafforzamento della solidarietà e della cooperazione tra tutti i suoi membri, per proteggere gli interessi musulmani dappertutto e spronare la ummah ad unirsi in un unico corpo.
L’OIC è una organizzazione unica – un’organizzazione che non ha equivalenti al mondo. Unisce la potenza religiosa, economica, militare e politica di 56 stati. L’Unione Europea, invece, rappresenta un numero di stati pari a meno della metà ed è un blocco unicamente laico mentre il Vaticano, che parla a nome di circa un miliardo e cento milioni di Cattolici, è privo di ogni potere politico. Molti musulmani, in Occidente respingono la tutela dell’OIC e si oppongono ai suoi tentativi di sostituire la legge Occidentale con la shariah. Ma le risorse a disposizione dell’OIC sono enormi.
L’Organizzazione possiede numerose Istituzioni sussidiarie, specializzate e affiliate, oltre a molti comitati permanenti, che collaborano ai più alti livelli con altre Organizzazioni internazionali per realizzare in tutto il mondo i suoi obbiettivi politici. I suoi principali e più attivi Organismi sono l’Organizzazione Islamica per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (ISESCO), che si propone di imporre all’Occidente la visione della storia e della civiltà dal punto di vista islamico; l’Osservatorio sull’Islamofobia, che preme sui governi occidentali e gli organismi internazionali per promulgare leggi che puniscano l’islamofobia e la bestemmia; infine è stata recentemente istituita una Corte Internazionale Islamica di Giustizia. Come affermato nella sua Dichiarazione del Cairo sui Diritti dell’Uomo nell’Islam, nel 1990, l’OIC è strettamente legato ai princìpi del Corano, della Sunnah e della shariah. In una parola, l’OIC tenta di costituirsi come il Califfato rinato.
L’OIC rinnova regolarmente il suo impegno nel proteggere i diritti politici, storici, religiosi ed umani dei musulmani residenti negli stati che non fanno parte dell’OIC, con particolare attenzione ai musulmani che costituiscono maggioranze in particolari zone di stati non musulmani – come ad esempio nel Sud delle Filippine, nel Sud della Tailandia e in Grecia, nella Tracia occidentale – e come per i musulmani residenti in posti come i Balcani, il Caucaso, Myanmar (Birmania), India e Cina. L’OIC sostiene Hamas e i Palestinesi nella loro lotta per distruggere Israele, come pure la lotta islamica per la “legittima autodeterminazione” nel “Jammu-e-Kashmir occupato dall’India”. Ha condannato la “continua aggressione dell’Armenia contro l’Azerbaijan,” ed esprime la sua totale solidarietà per la “giusta causa del popolo musulmano Turco di Cipro” e per il Presidente Sudanese, Omar Hassan Al-Bashir, che molti ritengono responsabile di aver incoraggiato i massacri nel Darfur. La sede dell’OIC è a Jedda, ma l’Organizzazione la considera una sede provvisoria: il suo quartier generale sarà trasferito ad al-Quds (la Gerusalemme islamizzata) quando la città sarà stata “liberata” dal controllo israeliano.
Nel suo sforzo di difendere la “vera immagine” dell’islàm e di combattere la sua diffamazione, l’Organizzazione ha richiesto alle Nazioni Unite e ai paesi occidentali di punire l’Islamofobia” e la bestemmia. Tra le manifestazioni di Islamofobia, nella visione dell’OIC, sono incluse l’opposizione dell’Europa all’immigrazione illegale, le misure contro il terrorismo, la critica del multiculturalismo e ogni sforzo di difendere le identità culturali e nazionali dell’Occidente. L’OIC dispone di massicci finanziamenti derivati dal petrolio, che spende larghissimamente nei mezzi di comunicazione di massa occidentali, nelle Università e in innumerevoli “dialoghi”. Influenza le politiche, le leggi e addirittura i libri di testo occidentali mediante le pressioni esercitate dagli immigrati musulmani e dagli stessi partiti occidentali di sinistra. Ecco perché abbiamo assistito a manifestazioni di incitamento all’odio e all’omicidio, simili alla “notte dei cristalli”, contro Ebrei Europei e contro Israele, svoltesi impunemente nelle città Europee – dove si suppone che il rispetto dei diritti umani sia uno dei valori più alti.
Geert Wilders è l’ultima vittima di questo enorme marchingegno mondiale. Il suo crimine è di sostenere che la civiltà dell’Europa è radicata nei valori di Gerusalemme, Atene, Roma e nell’Illuminismo – e non alla Mecca, Bagdad, Andalusia e al-Quds. Combatte per l’indipendenza dell’Europa dal Califfato e per le sue libertà a rischio di estinzione. Ha ricevuto gravi minacce di morte addirittura prima che uscisse il suo film Fitna.
Anche molti musulmani in Occidente lo appoggiano, comunque, le principali armi di Geert Wilders sono il suo coraggio e la sua determinazione di opporsi perfino al suo stesso Governo che sta gradualmente sottomettendosi alle pressioni dell’OIC. I nemici di Wilders millantano che sia una persona insignificante che fa dichiarazioni “provocatorie” solo alla ricerca di notorietà. In realtà, se la sua motivazione fosse solo il proprio tornaconto, potrebbe avere molto più successo ricercando i favori dell’OIC – come molti Europei stanno facendo, consciamente o inconsciamente – piuttosto che rischiare la sua libertà e anche la sua vita.

Bat Ye’or è autrice di studi sulla condizione di Ebrei e Cristiani nell’ambito dell’ideologia del jihad e della legge islamica, la shariah. I suoi libri più recenti includono Il declino della cristianità sotto l’Islam” dalla jihad alla dhimmitudine (2009), Eurabia. Come l'Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita (2007) e Verso il califfato universale. Come l'Europa è diventata complice dell'espansionismo musulmano (2009), tutti pubblicati da Lindau. (qui)

Poi leggi sul Corriere un’intervista a uno scrittore svedese il quale dice che c’era da aspettarselo che prima o poi ci sarebbe stato un attentato, perché c’è un partito xenofobo al governo. Vale a dire che fa benissimo la mafia a far fuori giudici come Falcone e Borsellino e tutti gli altri che hanno l’assurda mania di mettere in galera i mafiosi, i quali mai e poi mai si sognerebbero di far fuori i giudici se quegli sconsiderati non cercassero di impedirgli di far fuori chi gli pare. E pensare che c’è ancora qualcuno che si illude che fatti eclatanti come questo abbiano il potere di aprire gli occhi a chi di aprirli non ha proprio nessunissima intenzione.


barbara


2 dicembre 2010

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE VERSUS BLASFEMIA

Quella che vedete qui



è una cosa orrendissima: provocazione, oltraggio, crimine, blasfemia, sacrilegio. Per una cosa così è lecito distruggere, incendiare, devastare, assassinare decine di persone, e naturalmente condannare a morte l’infame autore. Per una cosa così i nostri giornali si riempiono delle sagge riflessioni dei nostri migliori intellettuali che ci spiegano che la libertà di espressione ha il suo limite naturale nel rispetto dell’altrui sensibilità, che la libertà di espressione non può trasformarsi in oltraggio, che la libertà di espressione non può impunemente offendere una religione praticata da oltre un miliardo di persone.

ghghghghghghghgh

Quella che vedete qui



è un’opera d’arte. Si chiama Piss Christ, è un crocefisso immerso in un vaso pieno di urina. Urina d’artista, naturalmente. Quest’opera d’arte ha il pieno diritto di essere esposta al pubblico. Quest’opera d’arte è una legittima manifestazione della libertà di espressione. Quest’opera d’arte, al pari di questa Madonna con Bambino



anche lei immersa nel piscio, sempre dello stesso autore (oltre ad altre sublimi nonché immortali opere d’arte sempre del medesimo autore, quali una suora che si masturba ripresa al momento dell’orgasmo, una decrepitissima vecchia che si accinge a fare un pompino a un giovane virgulto - il quale giovane virgulto non appare esattamente squassato da una tempesta ormonale, il che annulla l’unico possibile, teorico, significato/messaggio dell’opera -, una donna nuda che fa una sega a un cavallo eccetera eccetera), merita tutto il nostro rispetto e la proposta, da parte di qualche abominevole intollerante, di censurarla, merita al contrario tutta la nostra riprovazione di persone civili e moderne.
(Per altre amenità più recenti vai a leggere qui)

barbara


15 novembre 2010

UNA INTERESSANTE CARTA GEOGRAFICA



Quelli segnati in verde sono gli stati che non riconoscono il passaporto israeliano. Quelli in verde scuro sono quelli che non accettano passaporti di qualunque nazionalità infangati da timbri d’ingresso in Israele. Mi risulta che ci siano anche stati – non stati a maggioranza cristiana – che oltre al passaporto e al visto esigono anche il certificato di battesimo, per assicurarsi che il loro sacro suolo non venga calpestato da qualche sporco giudeo.
Discretamente in tema anche la cartolina odierna.

barbara


14 novembre 2010

QUALCHE INFORMAZIONE SUL JIHAD

Ieri…

Scopo del jihad è sottomettere tutti i popoli della Terra alla leg­ge di Allah, rivelata dal suo profeta Maometto. L'umanità è divi­sa in due gruppi: musulmani e non musulmani. I primi costitui­scono la comunità islamica o umma, che possiede i territori del dar al-islam, retti dalla legge islamica, mentre i non musulmani sono gli harbi, ossia i «cittadini del dar al-harb» o «territorio della guer­ra», designato in tal modo perché è destinato a passare sotto la giurisdizione islamica o con la guerra (harb), o attraverso la con­versione dei suoi abitanti. Secondo il giureconsulto Ibn Taymiyya (XIV secolo), i possedimenti dei non musulmani spettano di di­ritto ai soli adepti della vera religione. Pertanto il jihad costituisce il mezzo grazie al quale si realizza la restituzione ai musulmani dei beni illegalmente usurpati dai non musulmani. Ecco perché all'interno del dar al-harb ogni atto di guerra è lecito ed esente da riprovazione.
In quanto guerra permanente, il jihad esclude la nozione di pa­ce ma prevede delle tregue temporanee legate alle contingenze politiche (muhadana). Queste tregue, che non devono mai durare più di dieci anni, possono essere revocate unilateralmente dall'imam, previa notifica all'avversario. Anche in tale contesto è il jihad a regolare le modalità dei trattati con il dar al-harb, contem­plando uno stadio intermedio di non guerra o di vassallaggio. La guerra santa, considerata dai dotti dell'islam uno dei pilastri del­la fede, è obbligatoria per tutti i musulmani, i quali devono con­tribuirvi, a seconda delle loro possibilità, con la propria persona, i propri beni o i propri scritti.
Il jihad può essere combattuto con mezzi militari, come av­venne all'epoca della grande espansione araba (VII-VIII secolo), continuata più tardi in Europa dai turchi islamizzati. La tattica di guerra prevede ripetuti assalti alle frontiere del dar al-harb da parte di truppe irregolari, incendi di villaggi, rapimenti di ostaggi, saccheggi e massacri, il tutto al fine di cacciare gli abi­tanti e facilitare l'avanzata dell'esercito tramite progressivi sconfinamenti territoriali. Le modalità di spartizione del bottino sono regolate da rivelazioni coraniche in base alle quali un quinto di esso spetta al detentore dell'autorità spirituale e poli­tica (l'imam o il califfo).
Il jihad può essere condotto anche con mezzi pacifici, quali il proselitismo, la propaganda e la corruzione: quest'ultima consi­ste nell'elargire gratifiche destinate a coloro di cui si desidera «conquistare il cuore» (ta'lif al-qulub). Il harbi, in quanto abitante del territorio della guerra, è un nemico che non può avventurar­si impunemente nelle terre dell'islam, in cui, secondo la legge religiosa, ogni musulmano è autorizzato a versare il suo sangue e a impadronirsi dei suoi beni. Tuttavia la sua sicurezza può essere garantita dall'aman, una protezione temporanea che può essergli accordata da qualunque «credente» di entrambi i sessi.
Quando una porzione del dar al-harb, in seguito alla vittoria, diventa dar al-islam, i suoi abitanti (harbi) sono considerati prigio­nieri di guerra. L'imam, in base alle circostanze in cui è avvenuta la conquista, può condannarli al massacro, alla schiavitù, all'esi­lio, oppure trattare con i loro rappresentanti e concedere loro un patto di protezione (dhimma), che conferisce loro lo status di tri­butari (dhimmi). Poiché la condizione di dhimmi è il diretto risul­tato del jihad, essa è legata al contratto che sospende l'originario diritto del vincitore sui vinti, in cambio dell'accettazione da par­te di questi ultimi del pagamento di un tributo e della loro sotto­missione all'islam, secondo l'esempio degli accordi stipulati dal Profeta con gli ebrei e i cristiani da lui sconfitti. (Bat Ye’or, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp.40-41)

E oggi…

"Ascolta Geert, non è uno scherzo"

Cari amici, volete leggere una bella poesia? Bella bella, poeticamente e politicamente significativa? Ve la regalo, eccola:

"Pim Fortuyn ha parlato dei musulmani, È stato abbattuto.
Theo van Gogh, ha parlato dei musulmani, È stato abbattuto.
Chi è il prossimo…? (…)
preparo un attacco contro Geert Wilders.
E questo con PAROLE. /Ti trovo orribile. Sarai strangolato.
Tutti quelli (…) che parlano dei musulmani si fanno uccidere. [...]
Geert preferisci saltare dal tetto, o preferisci ricevere delle pallottole nel corpo?
Non sono un terrorista, sono un rapper innocente.
Questo è un avvertimento!
Vuoi restare in vita?
Allora devi ritirare ciò che hai detto […]
Ascolta Geert, non è uno scherzo, la notte scorsa ho sognato che ti tagliavo la testa."

Come forse avete capito, il destinatario di questa alta composizione poetica è Geert Wilders, il leader del terzo partito olandese, il politico europeo più impegnato nella resistenza a Eurabia. L'autore invece si fa chiamare Mosheb, e ama farsi fotografare con una moschea alle spalle. Non è solo poeta ma anche cantante, insomma un rapper. Potete sentire la sua bellissima canzone qui: http://www.youtube.com/watch?v=177Yg34YKyA. Vedrete com'è soave; notate gli scoppi d'arma da fuoco e la lunga spranga maneggiata dal cantante: dettagli artistici di grande effetto, che aiutano il realismo del testo.
Come sapete, Wilders nei mesi scorsi è andato sotto processo per diffamazione dell'Islam. Purtroppo il suo processo è saltato, perché qualche maligno è riuscito a dimostrare che il presidente del tribunale ce l'aveva con lui per ragioni ideologiche. Del tutto ingiustamente anche il poetico Mosheb è stato processato. Eppure l'arte non si processa ... salvo che parli male di Maometto e dell'Islam, naturalmente. Chi avrebbe osato, in Italia, dopo l'omicidio Moro, condannare un cantante che avesse innocentemente incitato a uccidere dopo Moro anche Andreotti, o Berlinguer? Ricordate che in Olanda gli islamisti hanno ammazzato Pim Fortuyn e Theo Van Gogh, hanno costretto alla clandestinità e alla fuga negli Stati Uniti Ayaan Hirsi Ali, deputata somala di origini islamiche che si era ribellata alla sua oppressione. Dunque si poteva ben pensare che il tribunale se la prendesse con il povero Mosheb.
E infatti, dovete sapere che il tribunale l'anno scorso gli aveva inflitto una dura condanna: tre mesi di prigione e 80 ore di servizio sociale con la condizionale, insomma più o meno quel che nel rigoroso paese dei canali si prende per una sosta vietata. (http://islamizationwatch.blogspot.com/2009/12/dutch-islamic-rapper-convicted-of.html) Ma l'altro giorno è intervenuta la corte d'appello, che trionfalmente ha assolto il buon Mosheb, dicendo che il suo video è forse sì un tantino eccessivo, ma solo per quegli spari che vi si sentono, e però non si può sapere chi li abbia inseriti nell'audio, mentre la canzone rientra nella sfera della libertà di opinione, non si può proprio condannare. (http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=4805). Che sentenza salomonica! La prossima volta che avete voglia di fare una minaccia di morte a qualcuno, mi raccomando, andate a farla in Olanda, così sarete al sicuro! Come sarebbe bello vivere in quel civilissimo paese, dove se uno è contrario all'immigrazione selvaggia e ai costumi oppressivi islamici e qualcuno incita ad ammazzarlo, non c'è niente di male, ma se costui dice che l'Islam incita ad uccidere gli infedeli lo processano... Per molti sensi Eurabia è ancora lontana, ma stiamo tranquilli, c'è la legge che (non solo) in Olanda lotta insieme a lei.
Ugo Volli (Informazione Corretta)

Ecco, al tempo del Profeta - la pace sia su di Lui e magari un po’ anche sulle bambine stuprate da Lui e, in Suo nome e in Suo onore, dai Suoi seguaci – i rapper non c’erano, però la musica, in un millennio e mezzo, non è cambiata neanche un po’. Ieri, con quella musica, hanno arabizzato e islamizzato tutto il nord Africa e tutto il Medio Oriente, pezzi di Europa e varie frange qua e là; oggi, con quella stessa musica, stanno completando l’opera. E noi ci difendiamo mettendoci a 90°.

barbara


12 settembre 2010

E ADESSO MUSICA MAESTRO!

Eurabia, dici? No, ma quale Eurabia, Eurabia non esiste! È un’invenzione del perfido Occidente, sai, islamofobi assatanati, anzi, dirò di più, è un’invenzione dei sionisti, quelli, pur di gettare veleno, guarda, anzi, dirò di più, anche se non sta bene dirlo, ma io non ho mica paura di nessuno, sai: per me è un’invenzione dei perfidi giudei, ecco, l’ho detto.

Da molti anni “Settembre musica” riscuote un successo sempre maggiore tra gli appassionati di musica di Torino e Milano. Quale strada migliore per far penetrare anche tra questi appassionati musicofili il verbo dell'islam? In fondo il dittatore Gheddafi ha recentemente dichiarato che la Turchia sarà il cavallo di Troia [absit iniuria verbis, ndb] dell'islam in Europa.
Ecco che allora questi sono i frutti che possiamo cogliere in EURABIA, sotto casa nostra.

Dal programma di “Settembre musica” di Torino:

Tradizioni musicali di Turchia: l'Occidente dell'Oriente, l'Oriente dell'Occidente.
Retrospettiva Fatih Akin
La stagione delle turcherie
Presentazione del volume: Musiche di Turchia
Lo splendore della musica classica ottomana
La cerimonia dei dervisci rotanti
Mehter, le musiche marziali dei Giannizzeri
Idem, con grande parata della fanfara tradizionale
Istanbul 1710
Da Bisanzio a Istanbul; canti liturgici cristiano ortodossi e musulmani
Kirika
Orient expressions
Kilink Istanbul'da
Istanbul sessions



Grazie all’amico Emanuel Segre Amar per la segnalazione.

barbara


13 agosto 2010

VOI LO SAPETE QUALI SONO I PAESI ISLAMICI?

Scommetto di no, ma per vostra fortuna c’è l’incommensurabile Ugo Volli che ve lo spiega, e ci sono io che ve lo segnalo!

Come in un teorema. O in una cartolina. O in una lettera anonima



Cari amici, voi sapete come sono fatte queste cartoline: fatti rigorosamente reali e documentati, valutazioni esplicite, appoggio a Israele, solo un pizzico di paradosso per poter mostrare l'assurdità o la criminalità di certi fatti, molta preoccupazione per il futuro del nostro continente e della libertà in generale. Chiamatela satira, se volete. Accade qualche volta però che la realtà si satireggi da sola, o per così dire che si spedisca cartoline (o come vedrete lettere anonime) da sé. Questo è uno di tali casi.
I fatti sono semplici. A una rete televisiva belga è arrivata una lettera anonima di minacce contro la possibilità che il deputato Elio Di Rupo, che ha ricevuto dal re l'incarico di formare il nuovo governo, diventi primo ministro. Che uno sconosciuto criminale ponga veti al processo costituzionale di formazione del governo non è una cosa inedita – in fondo il rapimento di Aldo Moro in Italia è stato qualcosa del genere. Più originale, e se mi permettete cartolinesca è la motivazione del futuro attentatore. "In un paese islamico come il Belgio", dice la lettera, un omosessuale come Di Rupo non può diventare primo ministro." (http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=4068). Anzi: "il peccatore e omosessuale Di Rupo morrà per via di spada" (http://islamineurope.blogspot.com/2010/08/belgium-homosexual-cant-become-prime.html)
In un paese islamico come il Belgio, avete letto bene. Altro che Eurabia delle nostre previsioni. E naturalmente ha ragione lo sconosciuto: in un paese islamico, se è un paese islamico, la gente non è libera. Né di avere orientamenti sessuali che il Corano disapprovi, né di vivere la propria vita normale essendo donna, né di essere di un'altra religione o senza religione, né di dissentire politicamente. Non è una malignità o un paradosso, è un fatto. Dato che Islam significa sottomissione, e il verbo tipico della sottomissione è "non potere".
C'è un ulteriore lato cartolinesco. Sapete chi è Di Rupo? Il presidente del partito socialista belga (vallone) dal '99. Un tipo simpatico, sempre con un fiocchetto rosso con un blog ben fatto (http://www.leblogdelio.be/). E' uomo debitamente di sinistra, il suo partito ha espresso indignazione quando Berlusconi al parlamento europeo osò dire che l'Occidente gli piaceva più dell'Islam (http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/10/Elio_Rupo_contro_Niente_gemellaggio_co_0_0201104142.shtml), e ha fatto leggi molto generose sull'immigrazione (http://www.storialibera.it/attualita/unione_europea/articolo.php?id=970&titolo=Una%20Ue%20rosso-islamica?%20C%27%E8%20gi%E0%20il%20Belgio). Insomma, un vero politico eurarabo, uno che condivide tutti gli ideali e le politiche che rischiano di fare dell'Europa un continente islamico e hanno fatto del Belgio, almeno nella percezione dell'anonimo criminale "un paese islamico". Uno che se andrà al governo farà gli interessi di chi l'ha condannato a morte perché gay. Tant'è vero che da bravo politico non ha assolutamente voluto commentare la lettera di cui stiamo parlando. Meglio ignorare quel che ti smentisce.
Del resto, Di Rupo è tutt'altro che isolato nel mondo gay. All'ultimo gay pride di Madrid hanno escluso la delegazione israeliana per appoggio alla flottiglia (http://news.nationalpost.com/2010/06/09/madrid-gay-pride-parade-bans-israeli-group-over-gaza-ship-raid/); in Canada si è appena formato un gruppo di "queers against Israeli apartheid" (http://www.jpost.com/International/Article.aspx?id=184277). Che Israele sia l'unico posto del Medio Oriente (e più ancora, probabilmente in tutta l'area fra il marocco e il Pakistan) dove gli orientamenti sessuali siano ufficialmente liberi, a questa gente non importa niente: preferiscono i regimi che li ucciderebbero se provassero a manifestarsi a casa loro: potenza dell'ideologia o vertigine suicida? Fate voi.
Non è un'interessante ironia che proprio Di Rupo sia minacciato dagli islamisti? L'illusione tipica della sinistra di farsi trovare simpatici da gente che nutre un'ideologia sostanzialmente nazista e odia anche loro in quanto occidentali. L'idea che appoggiandoli come "moltitudine" rivoluzionaria (Negri) o come eredi del Terzo Mondo oppresso, o come poveri in lotta, entreranno nel campo del progresso (mentre sono i più regressisti di tutti) così nitidamente smentita dai fatti... Come in un teorema. O in una cartolina. O in una lettera anonima.

Ugo Volli (qui)

E questa come la commentiamo? La mamma degli imbecilli è sempre incinta? Si prega di eliminare i fatti per non disturbare l’ideologia? Altre proposte? Una cosa, comunque, è certa: il nostro futuro appare sempre più nero.


barbara


7 giugno 2010

QUELLI CHE LA SERA NON SI PUÒ GIRARE PIÙ

Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la TV.
L’ho sentita questa sera alla radio mentre preparavo la cena, e mi è venuto irresistibilmente da pensare alla cartolina di oggi: un parallelismo praticamente perfetto.


Il futuro dell'Occidente non è solo eurarabo, ma anche chiesarabo

Cari amici, mi hanno detto che quel Benedett'uomo del papa, parlando da Gerusalemme o da Betlemme, insomma proprio vicino alla famosa barriera di protezione, ha fatto un gran discorso di protesta per l'occupazione turca di Cipro, ha detto che il muro che divide Nicosia è un'infamia e così anche la cancellazione di tutte le tracce cristiane a Cipro, ma anche in tutta la Turchia e nei territori che costituiscono l'Armenia storica. Poi, stupendo tutti, ha affermato che quel vescovo ucciso dal suo autista ebreo non doveva assolutamente essere messo in conto all'ebraismo, anche se era il quarto o il quinto sacerdote a essere caduto sotto i colpi degli integralisti ebrei negli ultimi anni. "E' solo una vicenda personale" ha detto il generoso Benedetto. "non possiamo farne colpa agli ebrei". Qualcuno deve aver chiesto cosa c'entra con il contesto israeliano in cui parlava e lui: "I turchi si sono uniti a coloro che cercano di distruggere Israele, che minacciano un bagno di sangue. Il terrorismo è una malattia del mondo arabo, che dovrebbe guardarsi dentro e bloccare i suoi istinti sanguinari. Bisogna però anche che ci occupiamo dell'aggressività turca, del modo in cui reprimono i curdi, bombardano i loro villaggi, imprigionano i loro leader, ha aggiunto, dei bagni di sangue che fanno parte della loro identità storica. E soprattutto, non è accettabile che neghino il genocidio degli Armeni. Tutta quella che oggi spacciano per Turchia orientale è terra armena, terra rubata. Se i turchi vogliono la pace, devono ritirarsi dal lago di Van, dalle città di Kars e Trabzon. Soprattutto devono chiedere scusa e accettare che una commissione presieduta dal presidente armeno e dal presidente francese faccia piena luce sui loro delitti!"
Ecco, ho letto in fretta, ma questo ho capito del discorso del papa, così citato dai giornali. Che bello, no? Il leader spirituale che mancava all'Europa ha finalmente trovato il coraggio di dire la verità che tutti negano. Ma che cosa sento... Qualcuno mi dice che non è così? Non ha denunciato i pericoli dell'Islam parlando da Gerusalemme, ma di quelli di Israele parlando da Nicosia? Che strano... E ad ammazzare quel vescovo e quei sacerdoti non sono stati gli ebrei ma i turchi? Ma certo! Gli ebrei non ammazzano i cristiani, ma i musulmani sì, eccome, in particolare i turchi! Poi li assolvono sempre dicendo che sono matti, certo, ora mi ricordo. Ma Lui ha comunque detto che non hanno colpe, non gli ebrei che non c'entrano davvero, ma proprio i turchi che fanno il tiro al piccione sui preti appena possono, che la religione in questi omicidi non c'entra, gli islamici sono suoi fratelli eccetera eccetera? Ma che strano...
Eppure è proprio così, adesso ho riletto l'articolo ed è proprio vero (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201006articoli/55686girata.asp). Pensateci. Il Papa va a Nicosia, la sola città in Europa e nel Mediterraneo divisa da un muro, eretto dai turchi, in un paese occupato militarmente dall'esercito turco – e non protesta contro l'occupazione bensì parla contro Israele, gli ammazzano i vescovi e lui dice che non importa, che certamente l'Islam non c'entra perché è buono... fraterno... Che bello, è proprio il giusto leader spirituale per Eurabia. Se non ne ha ancora uno, gli potrei suggerire il giusto motto latino: "Flectar, non frangar", cioè, interpretato un po' liberamente, pur di non farmi legnare mi piegherò a ogni compromesso... Capisco ora come possa considerare Pio XII come un maestro spirituale; anche a Pacelli probabilmente i nazisti non andavano tanto a genio sul piano personale, ma aveva paura per i cattolici nel Reich. Immagino che anche al Papa gli islamofascisti non siano simpatici, ma forse per frenare i loro impulsi omicidi contro i cristiani è meglio piegarsi, non denunciare, prendersela con Israele assicurandosi anche l'approvazione dell'opinione pubblica progressista euraraba che lo detesta... Geniale... Far di necessità virtù... Il futuro dell'Occidente non è solo eurarabo, ma anche chiesarabo. Che il Cielo ce la mandi buona.

Ugo Volli

Che poi uno magari volendo potrebbe chiedersi come mai, se il vescovo è stato ucciso per via del fatto che il suo autista era un tantino squilibrato (e qui si potrebbe aprire una ulteriore parentesi per chiedersi come mai i religiosi cristiani da quelle parti abbiano l’insana abitudine di circondarsi tutti quanti da persone squilibrate, ma lasciamo perdere) come mai, dicevo, adesso improvvisamente diventi un martire della fede cristiana, ma lasciamo perdere anche questo, perché è sicuramente una domanda tanto tanto maligna, e non sta per niente bene fare domande maligne. E passiamo invece a leggere quell’autentico capolavoro che è la cartolina di ieri.

Voglio andarci anch'io

Cari amici,
voglio andarci anch'io. Sarà il caldo che incomincia a salire, sarà tutto questo parlare di flottiglie e di arrembaggi, sarà come dicono i giuristi il loro "combinato disposto" di questi fatti, ma voglio andarci anch'io. Per mare, voglio dire. Su una nave. Anzi su una flottiglia. Che cosa dico, su una flotta! L'invincibile armada dei pirati! Voglio issare sull'albero di trinchetto la bandiera di un paese che non c'è, rompere gli assedi, mettermi in testa una bandana colorata e magari coprirmi un occhio con una benda nera, impugnare un coltellaccio e sfidare tutti i blocchi del mondo, per esempio i limiti di velocità sotto costa, la dimensione stabilita delle reti da pesca, i regolamenti antinquinamento... Sarò un pirata e non rispetterò le leggi. Farò liberamente la mia pipì in mare e mangerò i bianchetti, alla faccia dell'Unione Europea.
Ho anche pensato che sarebbe bello darmi uno pseudonimo, o meglio un nome di guerra: se ce l'ha anche quell'ometto di Mahamud Abbas, detto Abu Mazen per le armi, perché non io? Potrei chiamarmi Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, così, per rendere omaggio ai grandi banditi del passato e alla bandiera rossa del comunismo e della Turchia. Non vi sembra un nome molto impressionante e pericoloso? Farò paura a tutti, salvo che alle masse popolari che non hanno nulla da pardere se non le loro catene. Sarò un eroe dei rotocalchi e mi inviteranno all'Isola dei famosi.
Però io sarò assolutamente pacifico, farò il bandito buono, come il capitan Merluzzo di quella vecchia pubblicità dei surgelati, chiamerò Croce Rossa la mia invincibile armada e crocerossini i miei banditi, così chiunque ci contrasti sarà uno che spara sulla Croce Rossa o impedisce alla croce Rossa di operare. Questo non mi impedirà di ammazzare, di rubare e di fare contrabbando, ma nessuno lo potrà dire senza perdere la faccia. Mi sembra un piano splendido, mi vedo già sul ponte a gridare "bordate i pappafichi!", "accostate a dritta!" e soprattutto "all'arrembaggio!". Credo che avrò una buona stampa, anche perché sarò un'Organizzazione Non Governativa, che intendo chiamare PeBeCoMa: sarà una brutta sigla ma vuol dire "per il bene e contro il male", chi oserà contrastarmi?
Anche gli obiettivi non sono difficili da stabilire. Vorrei partire dal golfo persico e risalire l'Eufrate fino al Kurdistan per portare soccorso al PKK, che i turchi considerano terroristi. Ma si sa che solo gli stati possono essere terroristi, gli altri sono combattenti per la libertà. E anche se adesso, da quando sono diventati islamisti, i turchi sono così simpatici alla sinistra, come dimenticare che il comandante Ocalan, presidente del PKK, fu aiutato dal governo D'Alema e in particolare da Rifondazione comunista? Poveracci, essendo molto meno furbi di Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, che poi sarei io, combinarono tali pasticci da fare arrestare il povero leader, che attualmente langue in una prigione del Mar di Marmara, ma non importa, dovranno comunque appoggiarmi.
Mi resta un solo problema: come faccio a comprarmi, o anche solo a noleggiarmi un'invincibile armada? E la benzina dove la compro? Mi faranno credito? Avete qualche idea? Che ne dite dell'importazione di materiali vegetali da fumo dal Marocco, polveri da naso dalla Bolivia, iniezioni intravenose dall'Afghanistan? Sono paesi amici e rivoluzionari, no? Posso sperare che cedano a Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, parte dei loro profitti? Io ci conto, e intanto lucido la mia sciabola da arrembaggio. Voglio assolutamente andarci anch'io. Hasta la victoria siempre.

Ugo Volli

Naturalmente mi sono già prenotata, e il Grande Ugo ha promesso che se farò la brava e canterò l’inno mi arruolerà. Che emozione, ragazzi!
In attesa dell’imbarco, comunque, occupiamoci ancora per un momento degli imbarchi altrui per segnalare che la Reuters, non paga di aver dovuto ritirare migliaia di foto taroccate durante la guerra in Libano, ci riprova, e si fa di nuovo beccare con le mani nel sacco.


barbara


19 maggio 2010

VIVA VIVA L’AMERICA DI OBAMA!

L'Iran è nella Commissione Diritti delle donne grazie all'assenteismo degli Usa

di Piera Prister

L’Iran ha ottenuto nella “Commission on Status of Women” dell’ONU un seggio da cui pontificare in fatto di diritti e pari opportunità delle donne e ciò è avvenuto senza l’opposizione degli Stati Uniti e con il loro silenzioso beneplacito, visto che Susan Rice, l’ambasciatrice USA all’ONU non era presente in aula mentre la maggioranza dei suoi membri, per acclamazione ha detto sì all’ingresso dell’Iran. Una maggioranza che vorrebbe vedere sempre più le donne dietro il burqa, soggiogate, sottomesse e ammazzate sull’altare della Shariah Law che avanza in Occidente con i suoi insidiosi tentacoli per l’insipienza e l’omertà delle democrazie.
L’Italia civile e progredita s’è dichiarata contro, grazie al suo governo in carica che rappresenta in alta percentuale gli Italiani nel cui immaginario culturale collettivo le donne, con tutte le loro battaglie storiche -anche in difesa delle donne afgane- da Emma Bonino ad Adelaide Aglietta e ad Adele Faccio sono degne di tutto rispetto.
E così Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU non era presente in aula e quindi non ha opposto il suo veto, come avrebbe dovuto fare per chiarezza morale. Così le donne sono state doppiamente gabbate per l’assenteismo USA e per l’ammissione dell’Iran nella Commissione sui Diritti delle Donne.
È notorio che con Obama non si scherza e che ogni giorno che passa si scopre qualche altra sgradita sorpresa sulla sua amministrazione. Susan Rice nominata da Obama US Ambassador to the UN- che per il suo ruolo e in nome della bipartisanship avrebbe dovuto difendere i diritti delle donne, non era in aula al momento del voto quando si doveva votare SÌ o NO all’Iran che senza fanfara è entrato scandalosamente a far parte della commissione in questione e in altre due commissioni. L’Iran è ”UN REGIME FEMMINICIDA” -il termine inglese “femicide” è usato dal 1801 ed è incluso nel “Wharton’s Law Lexicon”- è un regime di terrore che agita lo spauracchio di donne assassinate, o lapidate, o penzolanti dalla forca avvolte nel sinistro burqa o bersaglio dei cecchini come Neda in strada che muore in un mare di sangue.
Il canagliume che siede all’ONU ha ora, ancora più, i crismi della legalità per commettere impunemente ancora altre illegalità senza che nessuno gli sbarri il passo! Nemmeno gli Stati Uniti.
Già, dove era Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU? Dove era quando nella sede dell’ONU, “United Nations Commission On Women’s Status” i membri hanno acclamato l’ingresso dell’Iran nella commissione, l’Iran che fa quotidianamente scempio dei diritti umani e si accanisce contro le donne? L’ambasciatrice statunitese non era presente né in sala, né lo era nell’edificio, era latitante, come si dava per scontato, ormai. Un blogger ironicamente ha detto che forse stava incipriandosi il naso, ma non ci sono scuse che reggano. Come spiegare la sua defezione in un giorno così importante quando invece avrebbe dovuto votare contro e opporre il suo veto? Nessuna opposizione ai crimini del regime iraniano, neppure dagli Stati Uniti, dove le donne ne hanno fatta di strada per raggiungere lo status di cui godono e dove dovrebbero difendere quelle meno fortunate! Che altro ci si potrebbe aspettare da Obama che nomina come suo consigliere, una donna in tonaca e hijab, come Dalia Mogahed?
Infatti per l’amministrazione Obama, l’Iran non è più un paese canaglia e non è più quindi lo sponsor internazionale del terrore, un regime sanguinario, antisemita e misogino che reprime nel sangue la protesta, lapida impicca, tortura e viola le donne nelle carceri. E dove vige, per legge, la poligamia. È un paese invece non solo con cui dialogare ma anche al quale assicurare una membership nella Commissione sui diritti delle donne!? E così l’Iran ha ottenuto dall’ONU non solo l’impunità dei suoi crimini ma anche l’incoraggiamento a proseguire, con la Susan Rice che se la batte in ritirata e che per giunta è anche pagata con i nostri soldi. Forse se la spassava nei salotti televisivi di Oprah Winfrey, la regina dei talk-show televisivi, la donna più ricca ed influente d’America e sua grande amica, e soprattutto grande promotrice mediatica della candidatura di Obama.
L’anno scorso, abbiamo visto Susan Rice, fresca di carica, su C-Span -in diretta TV presente al summit di Davos del 2009, sui fatti di Gaza, con Israele sul banco degli imputati, insomma quando si discuteva di cose molte serie con il primo ministro turco Erdogan che attaccava duramente il presidente israeliano Shimon Peres. Lei invece tutta leggera ed incline al pettegolezzo, eludendo l’argomento generale, parlò della sua amicizia con Oprah Winfrey.

Quello che ci si chiede è: perché per trovare una parola su questi fatti SCANDALOSI bisogna andare sui siti specializzati come Informazione Corretta dove, oltre al pezzo di Piera Priester, troviamo anche quello di Ugo Volli? Perché i giornali non traboccano di indignazione e di anatemi come fanno regolarmente per fatti di ben più modesta portata? Perché? E, senza allontanarci troppo dal tema, perché ci sono personaggi di altissimo livello che addirittura si rifiutano di pronunciare le parole “islam radicale”? Davvero qualcuno è tanto sprovveduto da illudersi che nutrendo il coccodrillo se ne otterrà alla fine la benevolenza? Ma non si illuda, questo qualcuno, che offrendogli in pasto tutti noi su un piatto d’argento, come i fanciulli e le fanciulle al Minotauro, alla fine giungerà ad essere sazio: alla fine arriverà anche il vostro turno: quattordici secoli di storia dovrebbero avervelo insegnato.

  

  

                                               

barbara


25 aprile 2010

AUTODIFESA

Da un paio di giorni sto malissimo: tosse convulsa violentissima, miliardi di aghi in gola, mastodontico raffreddore, testa che scoppia, pressione impazzita … Forse è a causa di tutti questi malanni che stanotte ho fatto uno di quei brutti sogni in cui si passa da una situazione all’altra, una peggiore dell’altra, e più si tenta di uscirne e più ci si infogna fino a non riuscire più a intravvedere una via d’uscita. Poi, quando sono arrivata proprio al fondo del fondo, e la castrofe totale ormai si profilava come inevitabile, mi sono detta: meno male che tanto è un sogno e poi mi sveglio! E poi mi sono chiesta: e chi te lo dice che è solo un sogno? E mi sono risposta: semplice, basta verificarlo. E mi sono messa a fare tutte quelle cose che sogno spesso di fare e che in sogno mi riescono benissimo senza la minima difficoltà, e che nella vita reale invece mi sono impossibili, e ad ogni cosa provata e riuscita agevolmente mi ripetevo trionfalmente: visto? È un sogno! Poi ti svegli ed è tutto finito.
Beh, nonostante i malanni e gli acciacchi e i solori, è stata una nottata discretamente confortante. (Molto meno confortante è leggere questo, ma in fin dei conti certe cose è sempre meglio saperle che ignorarle)

barbara


23 febbraio 2010

DOMANDINA PICCINA PICCIÒ

Perché se degli induisti rappresentano un Gesù Cristo non del tutto rispettoso della sensibilità cristiana si protesta e se un musulmano invece lo butta dalla finestra non fiata nessuno? Perché un Gesù Cristo un po’ gaudente ad opera di induisti merita scontri, rivolte, distruzioni, mentre rappresentazioni pesantemente blasfeme ad opera di islamici non meritano neanche un fiato? Perché se degli induisti mancano di rispetto a un’immagine sacra, da noi si afferma trattarsi di una provocazione intollerabile mentre quando i musulmani massacrano i cristiani, se appena appena si può se ne dà la colpa agli ebrei?


(Che poi, se vogliamo, il vino fino a prova contraria lo beveva, per cui non mi riesce molto chiaro per quale motivo la birra sia così spaventosamente insopportabile. Quanto alla sigaretta, al suo tempo non c’erano, quindi non abbiamo modo di sapere se, nel caso ci fossero state, avrebbe fumato o no)

Nel frattempo, in attesa di trovare la risposta, andate a leggervi Ugo Volli 1, Ugo Volli 2, Ugo Volli 3, Ugo Volli 4, Ugo Volli 5 e Ugo Volli 6.

barbara


11 agosto 2009

L’EURABIA È DENTRO DI NOI

di Giulio Meotti

William Underhill di Newsweek avrebbe potuto leggersi le statistiche dei delitti d'onore in Germania e discuterne con Seyran Ates, l'avvocatessa di Berlino che ha chiuso lo studio legale dopo l'ultima aggressione subita a una fermata del metrò. Seyran era con una cliente musulmana che voleva divorziare dal marito. Lui le pesta entrambe, gridando "hure!", puttana. A pochi chilometri da lì avrebbe potuto visitare la Deutsche Oper, che ha cancellato dalla stagione lirica l'Idomeneo di Mozart per timore di rappresaglie islamiste. Sempre a Berlino avrebbe potuto parlare con il direttore del quotidiano tedesco Die Welt, Roger Köppel, che stava per essere pugnalato a morte da un giovane ingegnere di origine pakistana entrato nel suo ufficio armato di coltello. Avrebbe potuto studiarsi i numeri delle "ragazze scomparse" in Inghilterra, vittime dimenticate delle centinaia di matrimoni forzati che Benjamin Whitaker, in un rapporto per le Nazioni Unite, ha inserito tra le nuove schiavitù.
Avrebbe potuto andare a Stoccolma e prendere tra le mani una t-shirt di gran moda fra i giovani musulmani: "2030 - Poi prendiamo il controllo". Avrebbe potuto vedere come nella penisola scandinava, austera e lontana, dove durante la guerra si ebbero straordinari gesti di protezione degli ebrei, a Stoccolma, Göteborg e Malmö, prima città europea a maggioranza islamica, le comunità ebraiche sono costrette a spendere un quarto del budget in misure di sicurezza. Lì avrebbe scoperto anche il cadavere di Samira Munir, la politica norvegese di origine pakistana minacciata di morte dagli islamisti per la sua difesa dei diritti delle donne. Il suo corpo è stato trovato non lontano dal centro di Oslo.
A Copenaghen avrebbe potuto far visita a Kurt Westergaard, il vignettista che disegnò Maometto col turbante-bomba e che oggi deve vivere con un sistema di protezione che allerta la polizia in caso di pericolo. Avrebbe potuto recarsi a Bruxelles e apprendere che il primo nome dei nuovi nati non è più da molto tempo François, ma Mohammed.
Avrebbe potuto fare un salto in Italia, dove ci sono circa trentamila donne musulmane che hanno subìto la mutilazione genitale. Qui, in mezzo a noi, ora. Avrebbe potuto vedere con i propri occhi come la croce rossa di San Giorgio sia scomparsa da aeroporti, taxi e pompieri in Gran Bretagna su pressione islamica. La stessa Gran Bretagna che oggi vede triplicare il numero delle corti islamiche. Avrebbe potuto andare nella moschea El Mouchidine di Osdorp, in Olanda, dove l'imam ha gridato "cani infedeli" ad alcuni studenti appena arrivati in gita scolastica davanti alla locale moschea. Da lì avrebbe potuto passare per Rotterdam, con i suoi quartieri segregati come monoliti e con i minareti dai quali si incita all'uccisione degli omosessuali. Già che c'era avrebbe potuto intervistare quell'insegnante di scuola elementare a Mozaiek che ha raccontato come i suoi studenti musulmani, in visita al museo Anna Frank di Amsterdam, le abbiano detto che "i nazisti avrebbero dovuto uccidere più ebrei". Nella stessa città dove, oltre a Galileo, arrivarono gli ebrei spagnoli in fuga dall'Inquisizione e oggi invece regna la paura più glaciale. Avrebbe potuto sfogliare la fitta black list di scrittori, artisti, professori, giornalisti e politici minacciati di morte dal fondamentalismo. Pochi mesi fa, all'uscita da un supermercato, un islamista ha aggredito Robert Redeker, il filosofo francese costretto a nascondersi nel proprio paese per un articolo scritto tre anni fa: "Sei Redeker, hai insultato l'islam. Sei un mascalzone. Sei protetto, altrimenti finiresti male".
William Underhill di Newsweek non ha fatto nulla di tutto questo. Perché, in piena legittimità, ha preferito esercitare una potenza rassicurante e dissuasiva su milioni di lettori del grande settimanale americano. Il giornalista americano ha cercato di spiegare che "Eurabia" è un mito, uno spauracchio,"una speculazione basata sulla speculazione", una finzione costruita ad arte, la proiezione allarmista di una manciata di studiosi e politici della "far right". La destra nasty, cattivissima, sporca, intollerante e xenofoba in cui secondo il cronista di Newsweek tutto si equivale, dal filoisraeliano e atlantista Geert Wilders all'antisemita, negazionista dell'Olocausto e suprematista bianco Nick Griffin del British National Party.
Dell'Eurabia il Foglio è andato a parlarne con la grande studiosa che ha coniato quel termine, ripreso e reso incandescente da Oriana Fallaci qualche anno dopo. Si tratta di Bat Ye'or, resa famosa in tutto il mondo da "Eurabia" (Lindau), ormai un modo di dire per indicare il rischio che l'occidente corre. Nel dicembre del 2002 apparve su Internet un suo articolo, tradotto in diverse lingue, dal titolo "Le dialogue Euro-Arabe et la naissance d'Eurabia". Oriana Fallaci ne rimase folgorata e rese celebre questa storica durissima. In molti altri ripresero la tesi di Bat Ye'or, a cominciare da Niall Ferguson e Bernard Lewis. Nata in Egitto, cittadina britannica, residente in Svizzera, Bat Ye'or l'Eurabia la chiama anche "dhimmitude", da dhimmi, cioè sottomessi, come venivano definiti i cristiani e gli ebrei che dall'ottavo secolo sono stati obbligati alla tassa sulle minoranze.
La dottoressa Rachel Ehrenfeld, una delle autorità mondiali in materia di finanziamento occulto al terrorismo e direttrice dell'American Center for Democracy di New York, nel suo libro "Funding Evil" ha seguito le tracce lasciate dalle varie organizzazioni non governative che servono da facciata per l'incanalamento dei fondi occulti verso l'islamismo in Europa. Il suo libro venne pubblicato negli Stati Uniti dalla casa editrice Bonus Books. Dopodiché Ehrenfeld riceve una email spedita dagli avvocati inglesi di un milionario saudita da lei citato, in cui le intimano, fra l'altro, di togliere dalla circolazione e distruggere tutte le copie invendute del libro, scrivere un pubblica lettera di scuse e fare una donazione a un ente di carità indicato dai sauditi. Per intentare la causa di diffamazione contro Rachel Ehrenfeld, ai sauditi basta acquistare una ventina di copie del libro "Funding Evil" su Internet e farsele recapitare in territorio inglese. La battaglia legale, durata due anni, è terminata il 20 dicembre 2007 alla Corte d'Appello dello stato di New York. Ehrenfeld è stata condannata.
Il caso Ehrenfeld è pura Eurabia. "Se William Underhill cercava di contestare la crescente influenza islamica in Europa e la sua ostilità ai valori occidentali, ha fallito", dice al Foglio Rachel. "Sostiene che le proiezioni demografiche sui musulmani come maggioranza in Europa nel 2025 sono false. Ma quali studi porta a suo favore?". E comunque "il vero problema non è la demografia, ma l'imposizione di norme basate sulla sharia e che contraddicono la società libera, democratica e capitalista". Come nel suo caso. "Il reporter di Newsweek ignora l'influenza politica, finanziaria, sociale e culturale, la rapida espansione della sharia basata su istituzioni finanziarie in Europa. I leader islamici in Europa non propongono integrazione, ma cinque volte al giorno incitano alla distruzione degli ‘infedeli' che hanno aperto loro la porta. E distruzione non significa necessariamente violenza, ci sono molti modi per indebolire ed eliminare la cultura e i valori occidentali. Fondi sauditi o provenienti da Golfo, filantropia islamica e fondi finanziari di Hezbollah e Hamas, Hizb ut-Tahrir e Al Muhajiroun, per citare soltanto alcune organizzazioni terroristiche internazionali, stanno esportando la sharia nella vita di tutti i giorni in Europa. La politica stessa degli europei riflette l'influenza islamica. I discorsi dell'odio contro gli ebrei sono in crescita, così come ogni critica dell'islam e dei musulmani è proibita. Questa non è l'Europa liberale di dieci anni fa".
Ciò che non emerge dall'analisi di Newsweek è la sottomissione delle donne musulmane europee. Psicologa alla City University di New York, Phyllis Chesler è una madrina del movimento femminista (il suo "Le donne e la pazzia", è stato un libro di culto alla fine degli anni Settanta). "Bat Ye'or ha ragione quando descrive Eurabia", dice Chesler al Foglio. "Perché mentre molti immigrati musulmani amano l'occidente, ce ne sono altrettanti ostili alla modernità, alla democrazia, agli ‘infedeli'. Non vogliono assimilarsi o integrarsi. Hanno il compito di convertire i dhimmi e governare lo stato secondo la sharia. Vivono in Europa, ma è come se non avessero mai lasciato il Pakistan, la Turchia, l'Afghanistan, l'Algeria. Hanno creato un universo parallelo, pericoloso per l'Europa. In questo senso l'islam è il più grande esecutore al mondo di un apartheid di genere e religioso. Donne in burqa, niqab, hijab, sono ovunque nelle strade europee. I delitti d'onore infestano l'Europa e, come ho sempre cercato di dimostrare, sono omicidi ben diversi dalla violenza domestica dell'occidente. L'Europa ha accolto il flusso di immigrati ostili per dimostrare che non era ‘razzista', che non erano stati gli europei a uccidere sei milioni di ebrei. Oggi si ritrovano così a giustificare l'olocausto di Israele predicato dai musulmani".
Arriviamo a lei, la teorica di Eurabia, Bat Ye'or. "La copertina di Newsweek e l'articolo di William Underhill pretendono di spiegare che l'emergenza dell'Eurabia è una speculazione. Ma Eurabia esiste, viviamo nell'Eurabia, non è il domani, ma oggi, qui. Eurabia rappresenta un'ideologia che, per raggiungere i suoi obiettivi, fa leva su numerosi strumenti strategici, politici e culturali. È un nuovo ‘spazio della dhimmitudine' creato dai politici, dagli intellettuali e dai media europei, Eurabia è un'entità culturalmente ibrida, fondata sull'antioccidentalismo e sulla giudeofobia. Quando le sinagoghe e i cimiteri ebraici devono essere sorvegliati come nei paesi islamici dove i mausolei cristiani ed ebraici sono distrutti perché la libertà di espressione e di fede non è un diritto costituzionale, questa è Eurabia. Il dialogo euro-arabo ha importato in Europa la tradizione anticristiana e antiebraica dell'islam inscritta nell'ideologia jihadista da tredici secoli. Quando in Europa critici dell'islam, musulmani e non musulmani, devono nascondersi o vivere sotto la protezione delle guardie del corpo, come Geert Wilders e molti altri, questa è Eurabia. Le celebri caricature di Flemming Rose, riprese anche da altri giornali, a cui hanno fatto seguito le minacce di morte al filosofo francese Robert Redeker, autore di un articolo, ritenuto blasfemo, apparso su Le Figaro il 19 settembre 2006, hanno esasperato l'opinione pubblica. Quando l'insegnamento nelle università, nella cultura, nell'editoria viene controllato in gran parte dalla Anna Lindh Foundation o dalla Alleanza delle civilizzazioni (strumento dell'Organizzazione della conferenza islamica, ndr), questa è Eurabia. Quando i bambini ebrei non possono frequentare una scuola pubblica senza essere aggrediti e i ragazzi ebrei sono minacciati per strada, o rapiti e uccisi come il francese Ilan Halimi, questa è Eurabia. Quando dimostrazioni islamiche di massa nelle città europee invocano la distruzione di Israele, questa è Eurabia. I nostri multiculturalisti non ci danno le chiavi per conciliare i valori della sharia con quelli della laicità europea, i contenuti della Carta islamica dei diritti umani con quelli della Dichiarazione universale, l'espandersi dell'imperialismo islamico e i principi di libertà e uguaglianza tra i popoli e tra i sessi".
Nell'analisi di Bat Ye'or, Eurabia è un continente in balia della paura, del silenzio, della dissimulazione e della diffamazione, che non ha ormai più niente a che vedere con l'Europa che conoscevamo. "Eurabia è un coacervo di società lacerate tra la xenofobia, il desiderio di riscatto, l'autodifesa e la disperazione, nel graduale sfaldarsi dei loro leader politici, disperatamente aggrappati ai cliché che hanno costruito in trent'anni. Eurabia esiste laddove ci sono donne velate e le leggi della sharia sono applicate, quando l'ideologia islamica e antisionista fiorisce, dove le istituzioni democratiche non sono che il ricordo scarnificato del proprio passato".
Da alcuni anni la morsa dell'apartheid politico, economico, culturale, artistico e scientifico di Eurabia si è stretta intorno a Israele. Di questo Newsweek non parla affatto. "E' stata la questione palestinese lo strumento utilizzato dal jihad per disgregare l'Europa: essa ha costituito infatti il fondamento e l'impianto organico su cui è sorta Eurabia, il cuore dell'alleanza e della fusione euroarabe, germogliate sul terreno dell'antisionismo. Ora, i rapporti tra Europa e Israele, cristianesimo ed ebraismo, non investono soltanto l'ambito geostrategico, ma rappresentano il vincolo ontologico e la linfa vitale di tutta la spiritualità dell'Europa cristiana. Israele, infatti, si è costruito sulla liberazione dell'uomo, mentre la dhimmitudine lo imprigiona nella schiavitù. Eurabia è figlia del ‘palestinismo' e non mi meraviglierei se un giorno, sotto la bandiera dell'Eurabia palestinizzata, i soldati eurabici corressero a sterminare in Israele i discendenti della Shoah. Il secondo Olocausto sarà chiamato: ‘Pace, amore e giustizia per la Palestina' e ‘Liberazione dall'apartheid'".
Leggendo Newsweek e gli altri campioni del giornalismo liberal si capisce quanto l'America sia ben lontana per capire Eurabia, che è un'idea e un destino più che una geografia o un flusso migratorio. L'oceano separa le certezze ireniche di William Underhill dalla paura che striscia nelle nostre città. Sebbene proprio in Eurabia sia nato l'11 settembre 2001. In un quartiere di vecchie case d'anteguerra in mattoni rossi, in una larga e squallida strada che fronteggia una ringhiera di sbarre. È a Wilhelmsburg, il quartiere industriale di Amburgo, in tre locali al terzo piano, che abitava e pregava Mohammed Atta, il capo degli attentatori delle Twin Towers. Furono pianificate in Eurabia quel milione di tonnellate di detriti e tremila esseri umani trasformati in un mucchio di rovine fumanti.
© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO, 2009-08-01, http://www.icn-news.com/?do=news&id=7396

Chi non vuole vedere continuerà a non vedere, chi non vuole sentire continuerà a non sentire, chi non vuole capire continuerà a non capire, ma io non mi stancherò mai di far sentire la mia voce.

barbara


30 giugno 2009

VERSO IL CALIFFATO UNIVERSALE

     

Di Bat Ye’or vi ho già presentato a suo tempo lo sconvolgente e documentatissimo Eurabia, che mi auguro abbiate letto tutti, e chi non lo avesse ancora fatto è caldamente invitato a provvedere al più presto.
Ora arriva questo che ne è, per molti versi, la continuazione, lo sviluppo logico, e che ci spiega – sempre con inoppugnabile documentazione – varie cose che a uno sguardo superficiale o ignaro dei retroscena potrebbero apparire inspiegabili: perché l’intero mondo occidentale ha sposato la causa dei più efferati terroristi che mai la storia abbia conosciuto? Perché demonizza chi da tale terrorismo tenta di difendersi? Perché sostiene dittatori dalle mani grondanti di sangue e combatte con tutte le proprie forze contro le democrazie? Perché sessant’anni di storia sono stati letteralmente capovolti? Perché ciò che fino a pochissimi decenni fa sarebbe apparso delirante a chiunque fosse dotato di mezza briciola di raziocinio e di buonsenso oggi appare a quasi tutti perfettamente ragionevole? Perché è sempre più comunemente accettata l’idea che criticare e sbeffeggiare il papa fa parte del fondamentale diritto alla libertà di espressione mentre qualunque critica a tutto ciò che ha a che fare con l’islam è un intollerabile abuso della suddetta libertà? Perché L’Onu dedica tutta la propria attenzione a Israele trascurando vergognosamente, crimini veri, massacri veri, genocidi veri, pulizie etniche vere, discriminazioni vere, apartheid vera? Perché Durban 1 e Durban 2? Perché tutto questo è cominciato a partire da un momento ben preciso, sovvertendo tutte le posizioni, le opinioni, i comportamenti precedenti? Bat Ye’or ce lo spiega: non raccontando storie bensì presentando documenti. Quei documenti che faremmo bene a leggere e a conoscere approfonditamente, se vogliamo tentare di salvarci. Tenendo presente che il Consiglio dei Diritti dell’Uomo tende sempre più a considerare valida la Dichiarazione islamica, che all’articolo 22, per esempio, stabilisce che:

a) Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opi­nione in un modo che non contravvenga ai principi della sharia;
b) Ognuno ha il diritto di sostenere ciò che è giusto e propa­gandare ciò che è buono e mettere in guardia contro ciò che è sbagliato e malvagio in conformità con le norme della sharia islamica;
e) L'informazione è una necessità vitale per la società. Essa non può essere sfruttata o distorta in modo tale da violare la santità e la dignità dei Profeti, minare i valori morali ed etici o disintegrare, corrompere o inquinare la società o indebolirne la fede;
d) Non è consentito suscitare odio nazionalistico o ideologico o comunque incitare a qualsiasi forma di discriminazione razziale

dove, beninteso, per “odio nazionalistico o ideologico” si deve intendere unicamente quello rivolto all’islam, ivi comprendendo non solo l’odio gratuito ma anche le semplici critiche o l’esposizione di fatti accaduti.
È un libro che rischia di farci perdere il sonno, questo di Bat Ye’or; ma ben altro è ciò che rischiamo di perdere, a chiudere occhi e orecchie di fronte alla realtà che ci sovrasta.

Bat Ye’or, Verso il Califfato universale, Lindau



barbara


24 giugno 2009

UN EROE BORGHESE

                                       

L’eroe è Giorgio Ambrosoli, assassinato per avere messo le mani su affari troppo grossi e troppo sporchi. Assassinato per avere ascoltato la propria coscienza e il proprio senso del dovere anziché i solleciti buoni consigli che da ogni parte premurosamente gli si facevano arrivare. Assassinato con tale lampante prevedibilità di indurlo a scrivere, già tre anni prima, una lettera-testamento all’amatissima moglie. Ed è particolarmente interessante rileggere questo libro un po’ datato proprio in questo momento di crisi economica, di giochi sporchi, di affari loschi, di personaggi equivoci che si aggirano sulla scena: rileggere la vicenda umana e professionale di quest’uomo, le pesantissime pressioni per farlo deviare dal compito che sta perseguendo, l’ombra fosca della P2 che inquina ogni sfera della vita pubblica, e onnipresente, naturalmente, lui, il potentissimo senatore democristiano, l’uomo dai mille tentacoli e dai mille legami; rileggerlo alla luce di quanto sta accadendo oggi, dei personaggi che si aggirano sulla scena oggi, dei giochi e dei traffici in atto oggi, è davvero un utile esercizio. Che raccomando a tutti.

Corrado Stajano, Un eroe borghese, Einaudi



(E poi vai a leggerti questo. Che cosa c’entra? C’entra, c’entra, fidati)


barbara


23 giugno 2009

E ADESSO CHE È PASSATO

Adesso che è passato il giorno del referendum e ha vinto l’astensione, penso di poter riproporre, senza cambiare una virgola, il post che avevo fatto nell’altro blog quattro anni fa dopo l’altrettanto fallito referendum sulla cosiddetta procreazione assistita e affini.

E adesso che è passato non dirò che cosa ho fatto domenica, perché non interessa a nessuno, e perché comunque il mio voto o non voto, il mio sì o il mio no, non è roba da spostare l’inclinazione dell’asse terrestre. Dirò invece quello che penso dell’intera baracca:

  • Fintantoché esiste il quorum, usare l’astensione come strumento di lotta è perfettamente legittimo. Chi non lo gradisce la smetta di frignare sull’immoralità dell’astensione, alzi il culo e si dia da fare per abolire il quorum
  • Personalmente ritengo il quorum nel referendum un’autentica puttanata: lo si abolisca e si conducano le battaglie referendarie alzando il culo e battendosi per il sì o per il no. Chi non va a votare accetta con ciò stesso il responso di chi lo fa, e non si azzardi poi a fiatare
  • Troverei invece un’ottima idea introdurre il quorum nelle elezioni, sia politiche che amministrative: se non vota il 50% più uno degli aventi diritto, tutti a casa, senza stipendio. Sei mesi di tempo per organizzarsi con nuovi nomi e nuovi programmi e poi si riparte: e credo che finalmente cominceremmo ad avere una classe politica efficiente
  • I radicali stanno pesantemente pagando il vergognoso abuso dello strumento del referendum fatto negli anni passati. Ricordo ancora quando Pannella, constatato che non si era raggiunto il quorum in un referendum con dieci (DIECI) quesiti, ha immediatamente sparato: “E noi ne proporremo venti”. Personalmente, da quel momento in poi, ho boicottato quasi tutti i referendum successivi: per principio, per partito preso, senza neppure leggere i giornali e preoccuparmi di informarmi di che cosa si trattasse, semplicemente perché avevano abusato della mia pazienza e rotto le palle oltre ogni limite tollerabile
  • Sono dell’idea che non si possa e non si debba sottoporre a referendum qualunque cosa passi a qualcuno per la testa. Come quando si è votato per l’abolizione dell’albo dei giornalisti: quanti, fra i votanti (impiegati commesse architetti meccanici insegnanti muratori avvocati falegnami, veterinari, lattai ...), sanno che cosa realmente sia l’albo dei giornalisti, a che cosa serva, che cosa comporti la sua esistenza o non esistenza? Si pongono quesiti così e poi la gente non vota. O vota alla pene di segugio, come diceva quel tale che non amava il turpiloquio. Il che non va bene neanche un po’.

barbara

AGGIORNAMENTO: anche se non c'entra niente, vai a leggerti questo (e comunque chi l'ha detto, poi, che non c'entra?)


20 giugno 2009

DUE PUNTI DI VISTA



Naturalmente nessuno di noi ha modo di sapere come finirà la guerra attuale, ma la storia finora ha dimostrato vincente la seconda opinione (anche se lui non sembra tanto ottimista, e non sono molto sicura che gli si possa dar torto …)

barbara


19 giugno 2009

RICORDIAMO IL PREZIOSO CONTRIBUTO DELL’ISLAM ALLA NOSTRA CIVILTÀ

632 d. C. ..... Morte di Maometto (8 giugno).
632-34 …...... Conquista araba della Mesopotamia e della Palestina.
635 ............. Conquista araba di Damasco.
638 ............. Conquista araba di Gerusalemme.
642 ............. Conquista araba di Alessandria d'Egitto.
647 ............. Conquista araba della Tripolitania.
649 ............. Inizio delle guerre sul mare e conquista di Cipro.
652 ............. Prima spedizione contro la Sicilia.
667 ............. Occupazione araba di Calcedonia (Anatolia).
669 ............. Attacco a Siracusa.
670 ............. Attacco ai berberi e conquista del Maghreb.
674-680 ....... Primo assedio arabo di Costantinopoli.
698 ............. Gli arabi prendono Cartagine ai bizantini.
700 ............. Assalto arabo a Pantelleria.
704 ............. L'emiro Musa proclama la guerra santa nel Mediterraneo occidentale; infesta il Tirreno e assale la Sicilia.
710 ............. Attacco arabo a Cagliari.
711 ............. Sbarco arabo nella Spagna meridionale. Inizia la conquista della penisola iberica.
715-717 ....... Secondo assedio arabo di Costantinopoli.
720 ............. Attacco alle coste della Sicilia.
727-731........ Aggressioni alle coste della Sicilia.
738 ............. Liutprando sconfigge gli arabi ad Arles.
740 ............. Primo sbarco in Sicilia di un esercito saraceno.
753 ............. Ulteriore sbarco in Sicilia.
778 ............. Il giorno 8 settembre, Franchi e Longobardi sconfiggono gli arabi a Sabart, sui Pirenei.
806 ............. I mussulmani occupano Tyana, in Anatolia, e avanzano fino ad Ankara.
Ademaro, conte franco di Genova, combatte i saraceni in Corsica.
812-813 ....... I saraceni attaccano Lampedusa, la Sicilia, Ischia, Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica e Nizza.
819 ............. Nuovo attacco alla Sicilia.
827 ............. Il 14 giugno, sbarco in Sicilia di un esercito, per la conquista dell'isola.
829 ............. I saraceni sbarcano a Civitavecchia.
830 ............. I saraceni invadono la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro.
831 ............. A settembre, Palermo si arrende agli arabi.
838 ............. Attacco saraceno a Marsiglia.
839 ............. Incursioni saracene in Calabria. Sbarco e conquista di Taranto.
840 ............. Scontro navale, davanti a Taranto, tra saraceni e veneziani, che non riescono a fermare l'attacco. Saccheggio di Cherso, del Delta del Po e di Ancona.
841 ............. Gli arabi si spingono nel Quarnaro e distruggono la flotta veneziana all'isola di Sansego.
842 ............. Il 10 agosto Bari viene conquistata. Vengono saccheggiate le coste della Puglia e della Campania.
843 ............. L'emiro di Palermo scaccia i bizantini da Messina.
844 ............... I normanni sbarcano in Spagna e occupano Siviglia.
846 ............. Spedizioni saracene a Ponza e a Capo Miseno.
Il 23 agosto, gli arabi sbarcano alla foce del Tevere, assediano Ostia, saccheggiano nuovamente le basiliche di San Pietro e di San Paolo e l'entroterra fino a Subiaco, assediando poi Roma. Ritiratisi, depredano Terracina, Fondi, e assediano Gaeta.
849 ............. I saraceni saccheggiano Luni e Capo Teulada, in Sardegna.
850 ............. Attacco arabo contro Arles.
852-853 ....... Assalto alle coste calabresi e campane.
856 ............. Incursioni arabe a Isernia, Canosa, Capua e Teano.
859 ............. Gli arabi prendono Enna.
867 ............. Gli arabi saccheggiano il monastero di San Michele sul Gargano.
I saraceni occupano alcune città dalmate e assediano Ragusa. La flotta veneziana, guidata dal doge Orso, li insegue e li sbaraglia davanti a Taranto.
868 ............. Re Ludovico libera Matera, Venosa e parte della Calabria.
869 ............. Bande di saraceni invadono la Camargue.
870 ............. Gli arabi occupano Malta e saccheggiano Ravenna.
879 ............. Gli arabi prendono Taormina.
879 ............. I saraceni saccheggiano Teano, Caserta e la campagna romana.
881 ............. Il Papa scomunica il Vescovo di Napoli per la sua alleanza con i saraceni.
885 ............. I saraceni saccheggiano Montecassino e la Terra di Lavoro.
890 ............. I mori di Spagna attaccano la costa provenzale e stabiliscono una base a Frassineto (La Garde-Freinet).
898 ............. Saccheggio saraceno della Badia di Farfa.
912 ............. Incursione saracena all'Abbazia di Novalesa.
913 ............. Attacco alla Calabria.
914 ............. Gli arabi stabiliscono basi a Trevi e a Sutri.
916 ............. Incursione saracena nella Moriana (Savoia).
922 ............. Incursione e saccheggio di Taranto.
924 ............. Presa di Sant'Agata di Calabria.
925 ............. Incursioni saracene in tutta la Calabria, fino in terra d'Otranto; assedio e massacro di Oria.
929 ............. Saccheggio delle coste calabresi.
930 ............. Paestum viene saccheggiata.
934 ............. Assalto alla costa ligure.
935 ............. Saccheggio di Genova.
936 ............. Fallito attacco saraceno ad Acqui, difesa dal conte Aleramo.
940 ............. Incursione saracena al passo del San Bernardo.
950 ............. L'emiro di Palermo assale Reggio e Gerace e assedia Cassano Jonio.
952 ............. Gli arabi, alleati con Napoli, colonizzano la Calabria.
960 ............. San Bernardo da Mentone vince e insegue i saraceni in Val d'Aosta, fino a Vercelli.
965 ............. Gli arabi prendono Rametta, ultima roccaforte siciliana e in seguito sbarcano in Calabria.
969 ............. Saccheggi saraceni nell'Albesano.
977 ............. I saraceni prendono Reggio, Taranto, Otranto e Oria.
978 ............. I saraceni saccheggiano la Calabria.
981 ............. Ancora saccheggi in Calabria.
986 ............. I saraceni saccheggiano Gerace.
987 ............. I saraceni saccheggiano Cassano Jonio.
988 ............. Gli arabi prendono Cosenza e la terra di Bari.
991 ............. Presa di Taranto.
994 ............. Assedio e presa di Matera.
1002 ............ Incursioni a Benevento e nelle campagne napoletane, assedio di Capua.
1003 ............ Incursioni nell'entroterra di Taranto. Attacco a Lérins, in Provenza.
1009 ............ Il califfo Al-Hakim tenta di distruggere il Santo Sepolcro.
1029 ............ Saccheggio delle coste pugliesi.
1031 ............ Saccheggio di Cassano Jonio.
1047 ............ Incursione saracena a Lérins.
1071 ............ Gli arabi vincono la battaglia di Manazkert e iniziano la conquista dell'Anatolia.
1074 ............ Sbarco di saraceni tunisini a Nicotera, in Calabria.
1080 ............ I saraceni, al servizio dei normanni, saccheggiano Roma.
1086 ............ Gerusalemme cade in mano ai turchi.

1096 ........ Inizio della Prima crociata.
1122 ........ Scorreria saracena a Patti e a Siracusa.
1127 ........ Attacco a Catania e nuovo saccheggio di Siracusa.
1144 ........ L'atabeg di Mossul Zengi, con un colpo di mano, s'impadronisce di Edessa assumendo nel mondo islamico ruolo e fama di "difensore della fede".
1145 ........ Papa Eugenio III bandisce la seconda crociata. A causa dei contrasti interni si rivelerà inutile.
1187 .........Salah-ad-Din riconquista Gerusalemme.
1190 ........ Papa Clemente III organizza la terza crociata. Riccardo Cuor di Leone sconfigge per due volte Salah-ad-Din ma, sempre a causa dei dissensi interni alla coalizione, non poté liberare Gerusalemme. Concluse però una tregua di tre anni, che prevedeva garanzie per i pellegrini (1192).
1195-1204 ... Si susseguono diversi tentativi pressoché inutili di organizzare una quarta crociata. Anche in questo caso mancherà la necessaria coesione e le lotte interne la renderanno pressoché inutile.
1213 ........ Papa Innocenzo III tenta di bandire un'altra crociata che però non avrà luogo.
1217-1221 ... Quinta crociata.

Nel 1219 le cronache riportano la visita di Francesco d'Assisi al campo crociato. Francesco predirà la sconfitta a causa delle faziosità e delle divisioni interne. La Chiesa non riconoscerà la quinta crociata.
1221 ........ Fallisce la conquista de Il Cairo e anche la quinta crociata si risolve con un nulla di fatto.
1229 ........ Federico II accordatosi con il sultano d'Egitto al-Kamil (Trattato di Giaffa) ottiene Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e alcune località costiere fra San Giovanni d'Acri e Giaffa e tra Giaffa e Gerusalemme; e conclude anche una tregua decennale.
1244 ........ I mussulmani riconquistano Gerusalemme.
1245 ........ Papa Innocenzo IV bandisce la settima crociata. Luigi IX, re di Francia, la organizza con le sue sole forze ma non riesce a conquistare Gerusalemme. Ulteriori tentativi si concluderanno nel 1270 con pochi esiti.
Dalla seconda metà del sec. XIV, la progressiva avanzata dei turchi ottomani verso il cuore dell'Europa ridiede una certa attualità alla crociata, intesa però in senso non di guerra santa per la riaffermazione del cristianesimo in Oriente, ma di guerra per la difesa dell'Occidente stesso dall'islamismo sulla via di sempre più ampie conquiste. Le crociate fallirono quanto al loro scopo originario, cioè la liberazione dei Luoghi Santi dai mussulmani.
Restano tuttavia un fenomeno storico di grande rilevanza non solo religiosa, ma politica, economico-sociale, culturale. Politicamente, impegnarono i mussulmani contenendone e ritardandone l'avanzata in Europa, e ciò permise lo sviluppo degli Stati centro-occidentali.

1308 ........ I turchi prendono Efeso e l’isola di Chio.
1326 ........ I turchi conquistano Brussa.
1329 ........ I turchi prendono Nicea (Urchan).
1330 ........ I turchi sconfiggono i bulgari, a Velbuzhd.
1337 ........ I turchi conquistano Nicomedia e si installano sul Mar di Marmara.
1356 ........ I turchi prendono Gallipoli, sul Mar di Marmara.
1371 ........ I turchi sconfiggono i serbi sulla Martz.
1382 ........ I turchi occupano Sofia.
1386 ........ I turchi occupano Nis, in Macedonia.
1423 ........ I turchi prendono il Peloponneso e la Morea.
1425 ........ Abbandono dell’isola di Montecristo a causa delle continue incursioni saracene.
1430 ........ I turchi prendono Tessalonica, la Macedonia, l’Epiro e la città di Giannina.

1453 ........ Maometto II prende Costantinopoli.
1455 ........ I turchi prendono Focea, Tasso e Imbro, nell’Egeo.
1458 ........ Maometto II conquista tutte le terre cristiane in Grecia, tranne le colonie veneziane. Dopo due anni di assedio, cade l’Acropoli di Atene.
1459 ........ La Serbia diventa provincia ottomana.
1460 ........ I turchi occupano tutto il Peloponneso.
1461 ........ Cade anche Trebisonda, ultimo Stato bizantino. I turchi occupano la colonia genovese di Salmastro.
1462 ........ Maometto II occupa la Valacchia. Prende Mitilene ai genovesi.
1465 ........ Costantinopoli diventa la capitale dell'impero ottomano. La cattedrale di Santa Sofia viene trasformata in moschea.
1470 ........ I turchi occupano la veneziana Negroponte.
1471 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, in Istria, nel Monfalconese e nel Triestino.
1472 ........ Scorrerie ottomane in Croazia.
1473 ........ Scorrerie ottomane in Carniola e Carinzia.
1474 ........ Scorrerie ottomane in Croazia e Slavonia.
1475 ........ Incursioni turche in Stiria inferiore e Carniola. I turchi prendono Kaffa e tutta la Crimea ai Genovesi.
1476 ........ Incursioni turche in Carniola, Stiria, e in Istria, fino a Gorizia e Trieste.
1477 ........ Incursione in Friuli.
1478 ........ Scorreria in Carniola, Istria e Dalmazia.
1480-1481 ........ I turchi conquistano Otranto e ne massacrano la popolazione compiendo un'orribile strage.
1482 ........ Incursione ottomana in Istria e Carniola.
1483 ........ Incursione in Carniola. Annessione turca dell’Erzegovina.
1484 ........ Conquista turca dei porti sulla Moldava.
1493 ........ Scorrerie in Istria, Carniola e Carinzia.
1498-1499 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, Istria e Carinzia.
1499 ........ Grande scorreria turca in Friuli, fino ai confini della Marca Trevigiana.
1511 ........ I turchi conquistano la Moldavia.
1516 ........ Saccheggio di Lavinio, sul litorale romano.
1521 ........ Suleiman II prende Belgrado.
1522 ........ I turchi prendono Rodi ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che si trasferiscono a Malta, assumendo il nome di "Cavalieri di Malta".
1526 ........ Suleiman II sconfigge gli ungheresi a Mohàcs.
1528 ........ I turchi assoggettano il Montenegro.
1529 ........ Suleiman II intraprende il primo assedio di Vienna. Occupa la Georgia e l’Armenia.
1531 ........ Khaireddin saccheggia le coste dell’Andalusia.

1543 ........ Suleiman II conquista gran parte dell’Ungheria.
1551 ........ Dragut saccheggia Augusta, in Sicilia.
1554 ........ Dragut saccheggia Vieste.
1555 ........ Dragut assale Paola, in Calabria.
1556 ........ Ivan IV conquista Astrachan.
1558 ........ Dragut saccheggia Sorrento e Massa Lubrense.
1566 ........ Una flotta turca entra in Adriatico e bombarda Ortona e Vasto. I turchi prendono Chio ai genovesi.
1571 ........ Il 6 agosto, i turchi prendono Famagosta, ultimo caposaldo veneziano di Cipro. Il 7 ottobre, la flotta turca, guidata da Selim II, è sconfitta, a Lepanto, da quella cristiana.
1575-1600 ........ I pirati moreschi attaccano sistematicamente le coste della Catalogna, dell’Andalusia, della Linguadoca, della Provenza, della Sicilia e della Sardegna.
1582 ........ Saccheggio di Villanova-Monteleone in Sardegna.
1587 ........ Gli arabi attaccano Porto Vecchio, in Corsica.
1588 ........ Hassan Aghà saccheggia il litorale laziale e Pratica di Mare.
1591 ........ Il Pascià di Bosnia invade la Croazia austriaca.
1618-1672 ........ Gli arabi attaccano sistematicamente le coste siciliane.
1623 ........ Gli arabi saccheggiano Sperlonga.
1636 ........ Gli arabi occupano Solanto.
1647 ........ Gli arabi saccheggiano parte della Costa Azzurra.
1672 ........ I turchi attaccano la Polonia e conquistano la fortezza di Kamenez. Con il Trattato di Bucracz ottengono la Podolia.
1680 ........ I turchi saccheggiano Trani e Lecce.
1683 ........ I turchi assediano Vienna dal 14 luglio. L’imperatore Leopoldo I si allea con Giovanni Sobieski, re di Polonia. Vienna è liberata dall’esercito austro-polacco del duca Carlo Leopoldo V di Lorena, con la battaglia di Kalhenberg, del 12 settembre.
1703 ........ Ahmed III fa guerra a Pietro I e lo sconfigge sul Prut.
1708 ........ Algeri riprende Orano agli spagnoli.
1714 ........ I turchi saccheggiano la zona di Lecce.
1727 ........ I mussulmani saccheggiano San Felice al Circeo.
1741 ........ I Bey di Tunisi cacciano i genovesi dall’isola di Tabarca.
1754 ........ Saccheggio arabo di Montalto di Castro.
1780 ........ I mussulmani saccheggiano Castro, in Puglia.
1799 ........ Dopo la partenza di Napoleone, i turchi riprendono l’Egitto.
1915-1916 ........ Genocidio degli armeni da parte dei turchi.
1920-1922 ........ I turchi respingono il Trattato di Sèvres e cacciano i greci dall’Anatolia.
1923 ........ Con la Pace di Losanna, la Turchia si riprende la costa dell’Anatolia. È una vera pulizia etnica con la deportazione di intere popolazioni.
1928 ........ Hassan al-Banna fonda l’Associazione dei "Fratelli mussulmani".
1944 ........ Fondazione della "Lega degli Stati arabi" (Lega Araba dal 1945).
1948 ........ Proclamazione dello Stato di Israele.
1965 ........ Inizio di forti migrazioni maghrebine e turche nell’Europa occidentale.
1968 ........ Inizio del terrorismo di Al Fatah.
1974 ........ I turchi occupano la parte settentrionale di Cipro. Massacri effettuati dai Palestinesi in Alta Galilea.
1975 ........ Inizio dello sterminio dei cristiani maroniti del Libano.
1979 ........ Rivoluzione islamica dell’Ayatollah Khomeini, in Iran. Per anni rimase esiliato e al sicuro in Francia.
1980 ........ Aumento degli attentati islamici nel mondo. Primi disordini nei quartieri islamici in Europa.
1981 ........ Un terrorista turco attenta alla vita di papa Giovanni Paolo II (13 maggio).
1990 ........ Occupazione siriana del Libano. Il generale Michel Aoun si oppone tenacemente all’inglobamento del Libano nella "grande Siria". La debole politica occidentale lo porterà a cedere.
1991 ........ Inizio delle guerre nel Caucaso. Rivolte in Cecenia.
1991 ........ Inizio degli sbarchi clandestini di massa in Italia.
1992 ........ Formazione di uno stato islamico in Bosnia.
1993 ........ Primo attentato al "World Trade Center" di New York.
1996 ........ Numerosi attentati di Hamas, in Israele. Attentati anti-americani, in Arabia Saudita. I talebani prendono il potere in Afghanistan grazie all'appoggio politico-militare americano.
1998 ........ Rivolta anti-serba nel Kosovo. La Serbia, intervenuta in Kosovo, verrà successivamente attaccata da una coalizione occidentale, soprattutto dietro pressione degli USA. Si delinea più che mai l'assenza di una vera politica europea.
2001 ........ L’undici settembre il "World Trade Center" di New York viene completamente distrutto da una serie di attentati che appaiono sempre più controversi.
2003 ........ Operazione "Enduring Freedom". Guerre in Afghanistan e in Iraq. La dittatura di Saddam Hussein viene abbattuta. Strage contro gli italiani a Nassiriya, in Iraq (12 novembre).
2004 ........ Numerosi attentati in Iraq. Stragi a Madrid (11 marzo) con 190 morti, e a Beslan (3 settembre): oltre 300 le vittime, per lo più bambini, vilmente assassinati in Ossezia del Nord. Strage di Taba, in Egitto (8 ottobre). Numerosi altri attentati in tutto il mondo.

2005 ........ Numerosi Attentati in Iraq. Strage nella metropolitana e negli autobus londinesi (7 luglio): oltre cinquanta morti e centinaia di feriti. L'attentato avviene in contemporanea con l'assemblea del G8 in Scozia.
Il 23 luglio seguono gli attentati di Sharm El-Sheik con oltre 60 morti e decine di feriti. Attentato a Bali (Indonesia) il 1° ottobre (23 morti e 150 feriti). Dal 27 ottobre al 16 novembre: violenze e rivolte delle comunità immigrate nelle periferie di Parigi e di altre città. L'8 novembre il governo impone misure d'emergenza, tra cui il coprifuoco. Due le vittime, circa 4.500 arrestati, oltre 10.000 le auto incendiate, distrutti 200 edifici pubblici.

Il 9 novembre ad Amman (Giordania) tre attentati suicidi in tre alberghi frequentati da turisti provocano 60 morti e oltre 90 feriti. Il 10 novembre Al Qaeda rivendica la paternità degli attentati.

Sperare e credere che questo lungo elenco si fermi è semplicemente da folli, semmai può solo che peggiorare, visto che stanno insistentemente cercando di ottenere il controllo di armi di distruzione di massa da usare nascostamente da noi.
Invece di parlare di razzismo, xenofobia, discriminazione, gli occidentali farebbero bene a pensare alla loro pelle e a quella dei loro familiari e concittadini.

Ma né la storia, né la cronaca, a quanto pare, riescono a insegnare alcunché.

barbara


31 gennaio 2009

E SFATIAMO ANCHE UN ALTRO MITO

Il mito della tollerante Andalus

Anche questo articolo, come il precedente, è dichiaratamente di parte. Il che non significa che i fatti che denuncia non siano autentici. E oltre che autentici sono anche stati ripetutamente resi noti, ma siccome il mondo è popolato da miriadi di terzetti di scimmiette, noi continuiamo a riproporre questi fatti, chissà mai che ogni tanto a qualcuna delle scimmiette non capiti di distrarsi un attimo e abbassare per un momento le mani …

Radici Cristiane, n. 39, novembre 2008
di Guglielmo Piombini

Sfatiamo un altro dei più divulgati miti storiografici e religiosi in voga oggi: quello della tolleranza dei musulmani in Andalusia nei confronti dei cristiani e degli ebrei

Nel suo fondamentale studio Eurabia (clicca), Bat Ye’or ha rivelato al pubblico l’esistenza di un progetto di graduale trasformazione del vecchio continente in un’appendice del mondo arabo-musulmano, perseguito attraverso le strutture del cosiddetto Dialogo Euro-Arabo, un ombrello di organizzazioni controllato dalle élite politiche dell’Unione Europea e del mondo arabo.

Eurabia

L’Eurabia è essenzialmente un progetto politico che mira alla simbiosi tra Europa e mondo musulmano per ricreare, come ai tempi dell’impero romano, un nuova entità politica che abbracci tutto il Mediterraneo. Gli strumenti che le élite politiche stanno mettendo in atto per realizzare questo obiettivo sono: la promozione dell’immigrazione di massa di musulmani in Europa, la presentazione benevola della storia e della religione musulmana nelle università e nei mezzi d’informazione, la lotta al Cristianesimo e alle identità nazionali, la promozione del multiculturalismo, l’introduzione di reati d’opinione come l’islamofobia per colpire giudiziariamente le critiche all’islamismo.

Il mito andaluso

Un progetto del genere, che sarà verosimilmente osteggiato dalla popolazione europea autoctona, necessita di miti ideologici per essere portato avanti. Il più diffuso è senza dubbio il “mito andaluso”, secondo cui la Spagna medievale prima della Reconquista cristiana rappresentava un bellissimo esempio di tolleranza e pacifica convivenza tra musulmani, cristiani ed ebrei.
Quel modello dimostrerebbe che un islam illuminato esiste ed è esistito, e che una società multiculturale a prevalenza islamica, cioè il futuro che le élite eurabiche stanno preparando per il vecchio continente, non deve far paura a nessuno.
Peccato che le ricerche storiche più approfondite abbiano dimostrato che quello della tolleranza andalusa, a dispetto della sua continua diffusione nei media politicamente corretti, non sia altro che un vero e proprio capovolgimento della realtà.
La conquista e l’occupazione islamica della Spagna furono caratterizzate infatti da un continuo uso della violenza. La Spagna venne invasa nel 710-716 d.C. da tribù arabe originarie della penisola arabica, che compirono immense razzie, schiavizzazioni, deportazioni e uccisioni delle popolazioni conquistate. La maggior parte delle chiese vennero convertite in moschee. Dopo la conquista seguì la colonizzazione della penisola iberica attraverso una massiccia immigrazione berbera e araba.
Nelle regioni iberiche che si vennero a trovare sotto uno stabile controllo islamico i cristiani e gli ebrei vennero relegati, come in tutto il resto del mondo islamico, nella condizione di dhimmi, vera e propria forma di apartheid su base religiosa che si manifesta attraverso il pagamento di una tassa, la jizya, e molte altre forme umilianti di sottomissione dei popoli “infedeli” ai padroni musulmani.
La società andalusa venne infatti divisa per caste, con al vertice i conquistatori arabi, seguiti dai colonizzatori berberi, dagli iberici convertiti all’islam (chiamati Muwalladun) e infine dai dhimmi cristiani (detti mozarabi) ed ebrei. In quanto cittadini di infima classe, i dhimmi non potevano costruire nuove chiese o sinagoghe né restaurare quelle vecchie; erano segregati in speciali quartieri, dovevano portare abiti che li rendessero riconoscibili ed erano soggetti ad una pesante tassazione speciale; nelle campagne i contadini cristiani diventarono una classe servile al servizio dei padroni islamici; feroci rappresaglie mediante mutilazioni e crocifissioni punivano implacabilmente i mozarabi che chiedevano aiuto ai re cristiani.

Esempi di convivenza islamica...

L’umiliante status imposto ai cristiani e la confisca delle loro terre provocarono continue rivolte, punite con massacri, a Toledo (761, 784-86), Saragozza (dal 781 al 881), Cordoba (805), Merida (805-813, 828) e di nuovo a Toledo (811-819).
Talvolta gli insorgenti vennero crocifissi, come prescrive il Corano alla sura 5, 33 («La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba dai lati opposti o che siano esiliati sulla terra»). La rivolta di Cordoba dell’818 venne repressa con tre giorni di massacri e saccheggi, al termine dei quali trecento notabili cristiani vennero crocifissi e ventimila famiglie espulse.
Al-Andalus rappresentava la terra del jihad per eccellenza. Ogni anno, talvolta anche due volte all’anno, dalle regioni meridionali della penisola iberica partivano i raid dei musulmani per la conquista di bottino e schiavi nei regni cristiani del nord della Spagna, nelle regioni basche, nella Francia e nella valle del Rodano. I corsari andalusi attaccavano e invadevano le coste dell’Italia, della Sicilia e delle isole egee, saccheggiando e bruciando tutto quello che incontravano. Migliaia di persone vennero deportate come schiavi in Andalusia, dove il califfo manteneva una milizia composta da decine di migliaia di schiavi cristiani catturati in ogni parte d’Europa, e un harem di donne cristiane catturate.
Uno dei più importanti giuristi arabo-andalusi dell’epoca, Ibn Hazm di Cordoba (morto nel 1064) scriveva che Allah aveva stabilito la proprietà degli infedeli al solo scopo di fornire bottino ai musulmani. Anche la dinastia berbera degli almohadi, che regnò in Spagna e Nord Africa dal 1130 al 1232, arrecò enormi distruzioni alla popolazione cristiana ed ebrea.
Questa devastazione, realizzata mediante massacri, prigionie e conversioni forzate, è stata raccontata da alcuni scrittori ebrei, come il cronista Abraham Ibn Daud e il poeta Abraham Ibn Ezra. Quando non erano convinti della sincerità delle conversioni degli ebrei all’islam, gli inquisitori musulmani (che precedettero di tre secoli quelli cristiani!) sequestravano i bambini di quelle famiglie per affidarli ad educatori musulmani. Nel suo libro Moorisch Spain lo storico Richard Fletcher conclude quindi che «la Spagna dei Mori non fu una società tollerante e illuminata nemmeno nella sua epoca più raffinata».

Un piano di scristianizzazione

Questa terribile eredità della dominazione musulmana nella penisola iberica è rimasta impressa fino ad oggi nella memoria degli spagnoli. Ogni anno, in una tradizione che risale al sedicesimo secolo, i villaggi spagnoli festeggiano la liberazione dai Mori durante i festival “Moros y Cristianos”, nei quali viene distrutta e bruciata l’effigie di Maometto (chiamata “la Mahoma”).
Solo dopo l’attentato dell’11 marzo 2004 alla stazione di Madrid, che ha fatto 192 vittime, alcuni villaggi, come quello di Boicarent vicino a Valencia, hanno deciso di interrompere la plurisecolare tradizione per paura di ritorsioni.
Da parte sua il governo socialista di Zapatero, salito al potere solo grazie all’effetto dell’attentato, ha approvato un piano che limita l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e che prevede finanziamenti per l’insegnamento della religione islamica e per la costruzione di moschee a favore del milione di musulmani che già vivono nel paese iberico. Il cardinale Antonio Maria Rouco Varela ha denunciato la politica filo-islamica dei socialisti come un tentativo di cancellare secoli di storia spagnola per riportare il paese alla situazione precedente alla Reconquista.
È prevedibile che questo progetto di sradicamento forzato dell’identità cristiana della Spagna, se mai andrà in porto, non riporterà in auge una nuova Andalusia “tollerante e multiculturale”, che non è mai esistita se non nelle menzogne di chi falsifica la storia per professione, ma riporterà in vita i secoli più tragici della storia spagnola.

Un altro mito di questi ultimo tempi è quello del laicismo di Zapatero, ed è una balla colossale: Zapatero ha semplicemente scelto una politica anticristiana per leccare il culo ai musulmani (vedi keffiya orgogliosamente ostentata, vedi partecipazione alla cena di fine ramadan …), che è cosa molto ma molto ma molto lontana dal laicismo. Ma le solite tre scimmiette preferiscono fingere di non accorgersene. Magari qualcuno potrebbe ricordare al signor Zapatero che nutrire il coccodrillo può servire, forse, a farsi mangiare per ultimi. Non a farsi risparmiare.

barbara

AGGIORNAMENTO: qui.


17 settembre 2007

CANCELLARE OGNI TRACCIA EBRAICA DAL MONTE DEL TEMPIO: LA POLITICA DEL WAQF

Questo sui giornali non lo trovate, e quindi beccatevelo qui. Tanto perché non vi venga la tentazione di dire che non lo sapevate.

Il sito "One Jerusalem" diretto da Nathan Sharansky denuncia una nuova gravissima iniziativa dell'istituzione islamica Waqf preposta alla gestione del Monte del Tempio di Gerusalemme, volta a perseguire la sistematica distruzione di quanto resta di ebraico dal punto di vista archeologico in un complesso che rappresenta quanto di più sacro esiste per il mondo ebraico.
Gideon Charlap, architetto ed esperto del complesso, ha constatato che gli arabi stanno scavando un fossato della profondità di un metro da nord a sud il quale taglia almeno tre muri di separazione dei locali del Tempio. I materiali di scavo – come già in altre occasioni – vengono gettati via, con un danno archeologico inestimabile. Un poliziotto druso che ha tentato di bloccare il trattore che stava realizzando questo scavo abusivo è stato aggredito dagli operai arabi e il capo dell'ufficio di polizia israeliano del Monte del Tempio è intervenuto per… calmare il poliziotto.
Non insistiamo sulle numerose altre testimonianze e valutazioni di archeologi sul carattere drammatico e irreversibile di queste distruzioni, che mirano a islamizzare tutta l'area, e per le quali rinviamo al sito web citato.
Ci limitiamo qui a due commenti.
È perfettamente comprensibile che il governo israeliano sia impegnato in una situazione politica difficilissima e che tenti in ogni modo di non accendere alcun conflitto che potrebbe essergli addebitato come causa di nuove drammatiche rotture. È troppo chiedere che qualcuno si renda conto della straordinaria pazienza e dello spirito di sopportazione "cristiano" con cui Israele affronta una simile prova e mette sul piatto della bilancia della pacificazione persino la distruzione dei simboli più sacri della storia del popolo ebraico?
E inoltre: siamo di fronte a gesti che ricordano la distruzione delle statue di Budda da parte dei talebani e mettono in luce il lato più bestiale e fanatico dell'integralismo islamico, e cioè la distruzione della storia e della cultura degli "altri" per costruire l'egemonia della Umma su un terreno completamente nudo. Non vi sarà nessuno che leverà la voce per denunciare – al posto di Israele che tace e sopporta per non essere accusata di sabotare la pace – il comportamento del Waqf di Gerusalemme, in linea con le storiche simpatie per il nazismo? Sono domande retoriche. Nessuno dirà una parola. (Giorgio Israel, Informazione Corretta, 8 settembre 2007)


In realtà è da anni – da molti anni - che questa storia va avanti, e per molti anni ancora continuerà. Per le statue di Budda si è mobilitato il mondo intero, dei luoghi santi ebraici non glene frega un cazzo a nessuno, non sia mai che i nostri carissimi amici palestinesi dovessero un tantino inquietarsi se alzassimo un po’ troppo la voce.
Nel frattempo chi ha un po’ di tempo a disposizione e non troppa ostilità nei confronti dell’inglese è invitato a dare un’occhiata a 1, 2, 3, 4, 5, 6 (grazie all'amico Max).


barbara


1 luglio 2007

EURABIA

                                              

(Nota: post lungo. Ma tanto adesso vado in vacanza, quindi potete anche leggerlo a rate)

Gli accordi economici tra la CEE e il mondo arabo, di fatto, andavano ben oltre i trattati commerciali: conducevano l'Europa a una progressiva soggezione agli obiettivi politici arabi, spesso accolti con interesse ed entusiasmo. I membri del DEA (dialogo euro-arabo, ndb) - in particolare la Francia - richiedevano la presenza di una diplomazia congiunta euroaraba nei forum internazionali in cui la CEE si allineava alle posizioni antisioniste della Lega araba. Nel 1968 l’OLP aveva riunito vari gruppi terroristici sotto la leadership del movimento al-Fatah di Yasser Arafat, il quale nel febbraio 1969, fu eletto presidente del suo comitato esecutivo e comandante in capo dell'OLP. Il Dialogo divenne il principale veicolo della sua legittimazione e preparò la strada al suo riconoscimento ufficiale e diplomatico. Per la prima volta l’OLP ottenne il rispetto e la stima internazionale che occultarono la sua reputazione di gruppo terroristico, conquistata fin dal ‘65 con azioni di sabotaggio, omicidi, rapimenti di ostaggi e gesti terroristici.
Gli sforzi del DEA per legittimare l’OLP produssero effetti immediati ed elevarono Arafat al rango di statista. Il vertice arabo di Rabat (1974), che riconosceva l’OLP come unico rappresentante legittimo dei palestinesi, gli spianò la strada del successo: il 14 ottobre 1974 Arafat parlò all'assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. In Europa, intanto, i gruppi neonazisti e fascisti gli garantivano il loro appoggio, mentre i paesi comunisti dell’area sovietica offrivano campi di addestramento alle sue milizie.
Sul piano diplomatico la Francia, che sosteneva la causa palestinese, espresse per bocca del suo rappresentante permanente al Consiglio di Sicurezza Louis de Guiringaud, gli argomenti che avrebbero costituito l’ossatura ideologica del DEA. Nel suo discorso, Guiringaud citò il presidente francese Giscard d’Estaing, che ormai attribuiva le cause del conflitto non al rifiuto arabo di riconoscere Israele, ma alla questione palestinese:
«Il nocciolo del problema è riconoscere che non può esservi una pace durevole in Medio Oriente fino a che non si troverà una soluzione equa alla questione palestinese. Ora, dal momento che la comunità internazionale ha riconosciuto l’esistenza di un popolo palestinese, qual è la naturale aspirazione di un popolo? Quella di avere una patria».
L’espressione soluzione equa, che per molti implicava la scomparsa di Israele o il suo relegamento all’interno di confini indifendibili, unita a «diritti legittimi dei palestinesi», costituiva ormai la piattaforma politica della CEE. Nella sua dichiarazione, Guiringaud riprendeva formule abituali nei testi arabi, quali la necessità per i palestinesi, che ormai avevano fatto capire al mondo di essere un popolo, di esprimersi senza intermediari. Egli teorizzava il ruolo chiave della realtà palestinese, questo «elemento nuovo» che, da solo, avrebbe deciso della pace, e celebrava le qualità di statista di Yasser Arafat. Chiedeva, infine, una soluzione complessiva anziché una pace separata e, con uno straordinario cortocircuito storico, collocava Israele e i palestinesi in una fantomatica simmetria: «Ciò che colpisce nella storia di questi due popoli è la comunanza nella sventura. Entrambi hanno conosciuto la sofferenza e l’esilio. Nati in una delle culle della civiltà occidentale, hanno sperimentato entrambi le peggiori vicissitudini. Nulla è stato loro risparmiato».
In questo discorso non c’era niente di vero. Gli arabi di Palestina, discendenti di diverse tribù di immigrati coloniali musulmani, imposero agli ebrei nativi della Terra Santa uno dei peggiori sistemi di oppressione ed espropriazione, la dhimmitudine, che li obbligò a sopravvivere per 13 secoli in esilio. Inoltre, la patria dell’islam e degli arabi è l'Arabia, che non è affatto una delle culle della civiltà occidentale. Nonostante l’incredibile falsità di questo discorso, nei tre decenni successivi la politica europea in Medio Oriente si sarebbe sviluppata alla luce del quadro politico e ideologico da esso delineato.
L'influsso degli arabi sulle ambizioni economiche europee si fece ben presto sentire, imponendo al Consiglio Europeo dei ministri le loro direttive riguardo a Israele. L'incontro del DEA sulla cooperazione euroaraba, tenutosi ad Amsterdam nel 1975, vide riunito un gran numero di ambasciatori, diplomatici, universitari ed esponenti del mondo dei media europei e arabi. Nel corso del dibattito Ibrahim ’Al-’Ubaid, direttore generale del ministero delle risorse petrolifere e Minerarie dell'Arabia Saudita, espresse perfettamente lo spirito del Dialogo: «Insieme e su un piano di parità, europei e arabi possono, mediante “una strategia di interdipendenza”, pianificare in primo luogo l’eliminazione della spina nel loro fianco - il problema israeliano – e dedicarsi all’erculea fatica che li attende». (pp. 88-90)

Capita, a volte, che anche persone che come me hanno letto decine di libri e migliaia di documenti su un determinato argomento e pensano perciò di sapere più o meno tutto, scoprano improvvisamente che in realtà le proprie lacune in materia sono a dir poco abissali. A me è capitato con Eurabia: nessun teorema, nessuna interpretazione, ma unicamente dati e fatti, nudi e rigorosamente documentati. E la scoperta, tanto per cominciare, che il termine Eurabia non è stato inventato né da Bat Ye’or, né da Oriana Fallaci, bensì – sorpresa sorpresa! – dagli arabi che ne hanno fabbricato il concetto e imposto l’attuazione, molto prima che queste due donne cominciassero a denunciarlo, come possiamo vedere qui:

A poco a poco, però, la CEE/UE ha uniformato e rafforzato i suoi legami con i paesi arabi grazie all'aumento della popolazione musulmana immigrata in Europa, alle sinergie culturali e alle reti istituzionali che diffondevano la propaganda europalestinese. La CEE si è allineata alle direttive della Conferenza dell'XI vertice arabo (Amman, 25-27 novembre 1980), che aveva conferito legittimità e rispettabilità ad Arafat, padrino del terrorismo internazionale ed eroe del jihad arabo contro gli infedeli.
La CEE ha fatto propria la patologica ossessione araba, che attribuisce a Israele una centralità malefica, in grado di eclissare tutti gli eventi del pianeta, e l'ha trasformata in una chiave di interpretazione e di politica internazionale, facendo del conflitto arabo-israeliano la sua priorità assoluta, senza accorgersi dei pericoli che minacciavano la sua sicurezza e il suo avvenire. Grazie al suo implicito coinvolgimento nel jihad arabo-musulmano contro Israele, sotto lo slogan «pace e giustizia per i palestinesi», ha rinnegato tutti i suoi valori e i fondamenti stessi della sua, civiltà. È così che ha abbandonato i cristiani del Libano ai massacri palestinesi (1975-1983), quelli sudanesi al genocidio del jihad e alla schiavitù, e i cristiani del mondo islamico alle persecuzioni della dhimmitudine.
L’APCEA costituisce il veicolo che trasmette le richieste del blocco arabo all'UE. Questo gruppo di parlamentari rappresenta tutti i principali partiti europei, è sostenuto dalla Commissione Europea e mantiene i contatti con la Presidenza dell'UE. Tutti i vertici parlamentari euroarabi si svolgono secondo un identico schema. I parlamentari europei hanno il compito, sul piano internazionale, di promuovere in Europa la politica araba all'insegna dello slogan «pace e giustizia», e sul piano interno, di rafforzare l'influenza islamica nell’UE, attuando le politiche sull'immigrazione previste dal Partenariato.
Nel 1996 (29 novembre-1 dicembre) si è svolta, all'Assemblea nazionale di Amman, la conferenza annuale del Dialogo Parlamentare Euroarabo, organizzata congiuntamente dall'UIPA e dall'APCEA. Essa ha visto riuniti membri di 12 Parlamenti nazionali arabi, di 14 Parlamenti nazionali europei e del Parlamento europeo, più il rappresentante della Lega Araba e quello dell'UNRWA in veste di osservatori. L'Unione Inter-Parlamentare Araba (UIPA) è un'organizzazione ufficiale in cui siedono parlamentari arabi designati dalle rispettive Assemblee. Istituita nel 1974, all’indomani della guerra dell'ottobre 1973 e qualche mese dopo la fondazione dell’Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Araba, essa permette ai rappresentanti dei vari Parlamenti membri di riunirsi e coordinare le loro attività. Si tratta di un organismo ufficiale, a differenza dell' APCEA, che comprende parlamentari scelti su base volontaria e individuale. La presidenza dell’UIPA è esercitata a turno dai vari paesi, e include 21 sezioni nazionali: Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Comore, Gibuti, Egitto, Giordania, Iraq, Kuwait, Libano, Libia, Qatar, Mauritania, Marocco, Palestina, Somalia, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen. Il segretariato generale ha sede a Damasco. (pp. 152-153)

E qual è lo scopo di tutto questo? Bat Ye’or lo spiega e poi, nelle pagine successive lo dimostra e lo documenta:

Si potrebbe pensare che questo jihad non miri solo alla distruzione di Israele. E invece è stata proprio la questione palestinese lo strumento utilizzato dal jihad per disgregare l'Europa: essa ha costituito infatti il fondamento e l’impianto organico su cui è sorta Eurabia, il cuore dell'alleanza e della fusione euroarabe, germogliate sul terreno dell'antisionismo. Ora, i rapporti tra Europa e Israele, cristianesimo ed ebraismo, non investono soltanto l'ambito geostrategico, ma rappresentano il vincolo ontologico e la linfa vitale di tutta la spiritualità dell'Europa cristiana. Sono questo collante, questa spiritualità che oggi si disfano e si disintegrano in Eurabia, dove il culto della fine di Israele, alimentato dalla «palestinità», assicura il trionfo dell'ideologia dell'odio propria del jihad. Il palestinismo, nuovo culto europeo che ha preso il posto della Bibbia, sta dando forma, all'interno di Eurabia, ai miti fondanti del jihad: la supremazia morale e politica dell'islam.
Il binomio Israele-Palestina rappresenta quindi il nucleo fondante della genesi e della costruzione di Eurabia: un progetto - come vedremo in queste pagine – imposto dalle pressioni terroristiche del blocco arabo a un’Europa i cui leader politici non chiedevano altro che farsi convincere. Perciò il mio lavoro, sebbene concepito in origine come uno studio sull'avanzata della «dhimmitudine» in Europa, non può prescindere da Israele, elemento chiave dell’identità e della spiritualità eurocristiana, come la Palestina lo è di Eurabia. Israele infatti si è costruito sulla liberazione dell'uomo, mentre la dhimmitudine lo imprigiona nella schiavitù. Il processo di rovesciamento e stravolgimento dei valori insito in Eurabia dà luogo a opzioni ideologiche e scelte di vita conseguenti. (p. 8)

Fin dagli anni '70, una sorta di tabù aveva circondato l'argomento in Europa, anzi, lo aveva addirittura estromesso dalla storia. È stato necessario attendere l’attacco jihadista agli USA
dell'11 settembre 2001 perché il muro di silenzio si rompesse. Infatti la guerra dichiarata dal presidente Bush al terrorismo islamico ha sconvolto i leader politici europei, mentre al tempo stesso le inchieste giudiziarie rivelavano che la maggior parte degli attentati terroristici contro gli Stati Uniti e gli altri paesi era stata istigata da cellule islamiche sparse per l'Europa.
Così, le onde d'urto dell'11 settembre hanno raggiunto l'Europa: nelle sue periferie, tra gli immigrati, si sono rivelate chiaramente la popolarità di Bin Laden e la fierezza per gli attacchi terroristici sferrati all'America, simbolo di un Occidente odiato. Stupefatti e costretti a uscire dal loro torpore, gli europei hanno iniziato allora a scoprire il nuovo volto di Eurabia: un continente in balia della paura, del silenzio, della dissimulazione e della diffamazione, che non aveva ormai più niente a che vedere con l'Europa. Fin dal VII secolo e per oltre un millennio, l'Europa aveva resistito alle armate jihadiste che, dai territori islamici, muovevano all'assalto delle sue isole e delle sue coste. Ma a partire dal 1968, sotto la pressione del terrorismo palestinese, dell'attrattiva esercitata dall'oro nero e di uno strisciante antisemitismo, la CEE ha inaugurato una linea del tutto diversa, optando deliberatamente per una politica di integrazione con il mondo arabo, secondo una dottrina che prevedeva l'unificazione delle due sponde del Mediterraneo. L'Europa doveva riconciliarsi con un mondo che avrebbe poi incorporato, e che l'avrebbe portata a espandersi in Africa e in Asia. I tre sintomi più evidenti di questa politica? L’antiamericanismo, l'antisemitismo/antisionismo e il culto per la causa palestinese, tre orientamenti imposti e diffusi dai vertici dell’Unione Europea in ogni stato membro, dagli strati più alti a quelli più bassi della scala sociale, tramite un potente apparato e una fitta rete organizzativa.
Nella confusione generata dall’improvvisa comparsa del terrorismo islamico sul suolo americano, dalla guerra contro i talebani in Afghanistan e dalla politica del caos e delle bombe umane inaugurata da Arafat in Israele, i governi europei, legati a doppio filo ai paesi arabi, hanno adottato la politica dello struzzo, facendo a gara a dichiarare che il terrorismo islamico non esisteva. Quello che impropriamente veniva definito «terrorismo», altro non era che l'esito della follia, la stupidità, e l'arroganza della la politica americana, della sua «ingiustizia» nei confronti dei palestinesi, della sua strategia dei «due pesi e due misure». La vera fonte del terrorismo, la causa principale della guerra era Israele, genericamente designato come «l'ingiustizia» e responsabile, con la sua sola esistenza, della frustrazione e umiliazione dell’intero mondo islamico, della miseria, della disperazione e di tutti gli altri innumerevoli mali che affliggono 22 paesi arabi, nonché delle guerre che insanguinano il pianeta. Bastava eliminare «l’ingiustizia» per portare a compimento l'armoniosa intesa euroaraba, la purificazione del mondo e la pace. (pp. 16-17)

Vi sembra esagerato? Vi capisco: anche a me è sembrato esagerato. E continuerei a trovarlo esagerato se non fosse che ogni parola è puntualmente documentata.

Durante tutto il periodo del mandato inglese, e fino all’inizio degli anni '70, gli arabi di Palestina non si erano mai considerati un’entità separata e differenziata dagli altri arabi. Il termine «palestinese» allora designava gli ebrei. Prima del 1967, quando, l'Egitto occupava Gaza e la Transgiordania controllava tutta la riva occidentale del Giordano, nessun popolo palestinese ne aveva mai rivendicato l’indipendenza. Anche all’inizio degli anni 70, l'idea di un popolo palestinese distinto dalla «nazione araba», era inconcepibile. Infatti l'articolo 1 della Carta Nazionale Palestinese, nella versione emendata del 1968, afferma: «La Palestina è la patria del popolo arabo palestinese; è una parte indivisibile della patria araba, e il popolo palestinese è parte integrante della nazione araba». Analogamente la dichiarazione della Conferenza di Algeri del 1973 – come peraltro le dichiarazioni seguenti - parla di una «nazione araba» determinata a recuperare le sue terre. Il territorio israeliano era ritenuto appartenere non a un'entità arabo-palestinese a se stante, ma a una nazione araba globale, i cui membri sostenevano i loro fratelli in Palestina. Questa concezione corrisponde peraltro alla visione islamica del mondo.
Era quindi consuetudine riferirsi non – come fece per la prima volta la Dichiarazione di Bruxelles – a un «popolo palestinese», ma semplicemente agli arabi di Palestina. Essi non erano affatto diversi dai loro fratelli giordani che vivevano sul 78% del territorio palestinese, smembrato dai colonizzatori britannici nel 1922 per costituire, nella stessa Palestina, l’emirato ashemita di Transgiordania, divenuto Regno di Giordania nel 1949. Il sorgere ex nihilo di un popolo palestinese, dopo l’embargo arabo sul petrolio del 1973, si accompagnò a una politica europea tesa a consolidare la legittimità e la superiorità dei diritti palestinesi rispetto a quelli israeliani. Questa politica non era altro che una ripresa della teologia cristiana della sostituzione, la quale giustificava, tramite una propaganda basata su calunnie, la distruzione di Israele. Essa coinvolgeva la CEE in una collusione attiva con il mondo arabo volta a smantellare lo stato ebraico, secondo il programma inserito nella XII sessione del Consiglio Nazionale Palestinese, svoltasi a Il Cairo il 9 giugno 1974. (pp. 58-59)

Queste cose qui invece le sapete benissimo perché le avete lette nel mio blog alcuni miliardi di volte, SEMPRE accompagnate da inoppugnabile documentazione.

Dopo aver passato in rassegna le diverse sfere del mondo islamico - pensiero, cultura, economia, finanze, investimenti, centri e università islamiche a livello mondiale, il settore della predicazione e l’agenzia islamica di informazione internazionale – ‘Al-Tuhami fece una sintesi del suo intervento, di cui proponiamo qui i seguenti punti:

1. Creazione e attivazione di un’agenzia internazionale di informazione islamica.
5. Convocazione urgente di esperti per diffondere l’islam a livello mondiale, e creazione di un fondo per il jihad come tappa preliminare per definire i compiti da affidare a tale fondo in conformità alle precedenti risoluzioni, e metterli in atto ovunque sia possibile. L’adesione a questo fondo è aperta a tutti, senza alcuna restrizione, e va coordinata con i progressi del piano d'azione del jihad in tutti i settori, secondo quanto già menzionato.
7. Incoraggiare le attività dei centri culturali e delle organizzazioni in Europa, e creare due centri culturali nel continente […] Inoltre, occorre sostenere i centri già esistenti e promuovere le loro iniziative anche in America e in Africa.

Mi permetto di attirare l’attenzione sul fatto che le frasi sopra riportate non sono deliri di Bat Ye’or, bensì dichiarazioni del signor Muhammad Hasan ’al-Tuhami, segretario generale della Conferenza Islamica, nel corso della II Conferenza Islamica a Lahore.

Come
vedremo nei prossimi capitoli, nei decenni successivi il DEA sarebbe diventato lo strumento decisivo del successo di questo progetto. Infatti i programmi, educativi e culturali dei centri islamici europei, introdotti dal DEA nelle scuole del continente, rispecchiano le idee dei sottoscrittori del fondo per il jihad enunciate da ’Al-Tuhami. Questi programmi sono stati entusiasticamente accolti, applicati e recepiti da leader, intellettuali e attivisti europei.
A partire da quegli anni, in tutta Europa, con la benedizione dei suoi governi, si sono sviluppati centri culturali islamici. Sotto l’egida spirituale dei Fratelli Musulmani, tali centri hanno creato reti e organizzazioni che educano e addestrano militanti contrari all’integrazione degli immigrati nella società degli infedeli, preparando l’avvento del futuro islam europeo, radicalmente ostile alla civiltà in cui vive. Il DEA ha permesso ai Fratelli Musulmani, sostenuti da cospicui finanziamenti, di tessere le loro ramificazioni in tutta l'Europa occidentale. Da Ginevra, Sa’id Ramadan (1926-1995), genero di Hasan ’al-Bannah, fondatore dei Fratelli Musulmani, creò centri islamici in Svizzera, a Monaco, in Gran Bretagna e Austria. I Fratelli istituirono banche islamiche in Lussemburgo (1977), Danimarca (Copenhagen), a Londra e negli USA, per finanziare le attività della
da’wah.
A livello internazionale, la diplomazia congiunta auspicata da DEA impegnava la CEE a difendere le cause musulmane, in particolare quella palestinese, in ogni circostanza. Le cospicue somme di denaro elargite ai paesi arabi, soprattutto ai palestinesi, garantivano alla CEE la precaria sicurezza del dar al-suhl, la terra del trattato, che dura finché nessun ostacolo si frappone alla da'wah. L’Europa ha tentato di sventare la minaccia del jihad che incombe su dar al-harb optando per una politica di conciliazione/collusione con il terrorismo internazionale e incolpando Israele e gli Stati Uniti delle tensioni jihadiste. Questa situazione le ha permesso di conservare il suo statuto di dar al-suhl, vale a dire terra della collaborazione sottomessa, se non della resa agli islamici radicali. (pp. 74-75)

Dunque la mancata integrazione degli immigrati islamici non è una disgrazia che ci è capitata sulle spalle, bensì il frutto di una scelta politica ben precisa, che stiamo pesantemente pagando – attentati di Madrid e di Londra, più gli altri sventati, stato di insicurezza per tutti noi – e che molto più ancora pagheremo in futuro. Forse come singoli non possiamo fare molto per allontanare il temporale che sempre più si sta addensando sulle nostre teste, ma possiamo, se non altro, non farci cogliere impreparati. Per esempio leggendo quell’autentica miniera di notizie che è “Eurabia”.

Bat Ye’or, Eurabia, Lindau



barbara

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